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IL LINCOLN NERO – LE PROMESSE DI BARACK OBAMA

DI ANTONELLA RANDAZZO
La nuova energia

Dire “me lo aspettavo” non basta. Bisogna capire le motivazioni della vittoria di Barack Obama.
In una situazione di grave recessione, in cui aumentano sempre più le persone costrette alla povertà, le parole magiche e vincenti sono “Welfare” e “redistribuzione”.
Per un popolo piegato dall’oppressione di un ristretto gruppo, diventato sempre più guerrafondaio e agguerrito nel sottrarre libertà e ricchezza, un nuovo personaggio, più spontaneo, intelligente e con un sorriso che non sa di ipocrisia, è diventato portatore di grande speranza.

Obama, durante tutta la sua campagna elettorale ha continuato a ripetere frasi come “Potrete voltare pagina, cambiare la politica dell’avidità e dell’irresponsabilità”, alludendo alla sua completa estraneità alle politiche dell’attuale amministrazione.
L’accento era sempre al cambiamento, inteso come capacità di uscire dalla depressione e di migliorare la situazione economica delle persone comuni.
I suoi discorsi sono sempre stati intelligenti e convincenti. Egli sapeva scegliere bene gli slogan e le parole. Una delle frasi più accattivanti era: “potete scegliere tra la paura e la speranza”, sapendo bene quanto la paura fosse stata alimentata durante le amministrazioni Bush, per giustificare le restrizioni alla libertà e le imprese belliche.

Obama ha usato spesso le parole “cambiamento necessario” e “avidità” (dei repubblicani), e ha raccolto parecchi applausi dicendo: “cambiare, con il vostro aiuto, l’economia dal basso” e “l’America potrà finalmente voltare pagina e, in un momento decisivo nella sua storia, portare il cambiamento di cui c’é bisogno”.

Obama ha promesso di eliminare le tasse per gli anziani con pensioni inferiori ai 50.000 dollari l’anno e di aiutare i genitori che lavorano. Ha detto: “Pagheremo tutto ciò chiedendo alla gente che guadagna più di 250.000 dollari l’anno di tornare al tasso di prelievo fiscale che pagavano negli anni ’90”.(1)

La campagna dei repubblicani è apparsa spesso obsoleta e non molto equilibrata, considerando, ad esempio, l’invocazione del “pericolo socialista”, oppure l’infelice canzoncina cantata da McCain sull’Iran: “Bomb Bomb Bomb Bomb Iran!”

I repubblicani, più che a creare affezione verso di essi, hanno puntato a screditare l’avversario, cercando di far emergere qualcosa di poco lusinghiero, o di far credere che Obama avesse l’intenzione di inserire nuove tasse e di applicare un “piano economico di tipo marxista”.
Non hanno saputo proporre qualcosa che desse speranza e fiducia agli elettori, come invece ha fatto Obama.
Senza contare le molte frasi razziste come “Non ci faremo comandare da un negro” dette da personaggi di ambienti di estrema destra detti “suprematisti”. Questi ultimi invocano la “sicurezza”, da difendere perseguitando gli immigrati, i neri e gli ispanici. Hanno cercato in tal modo di risvegliare il più bieco razzismo, che però, evidentemente, non ha fatto presa sui cittadini.
In campagna elettorale, hanno apostrofato Obama come “marxista”, l’hanno bollato come “musulmano”, e poi hanno cercato di associare la sua figura a personaggi di estrema sinistra o vicini ai “terroristi”.
La campagna elettorale dei repubblicani è stata così squallida e mediocre che quasi sembra volessero perdere.

Ad ogni modo, avrebbe vinto, come avviene di solito, chi ha suscitato fiducia, meglio gestito il rapporto con i media e più speso in spot elettorali.
Obama avrebbe mandato in onda una media di 7.700 spot televisivi ogni giorno, il doppio e più lunghi rispetto a McCain. Avrebbe anche acquistato spazi pubblicitari durante i programmi televisivi più seguiti (fiction, partite di football, ecc.). Egli avrebbe speso 180 milioni di dollari per inserzioni su circuiti televisivi locali, reti nazionali e via cavo. Il suo rivale ne avrebbe spesi soltanto 13 milioni.(2)

Obama ha stravinto persino in Ohio, Pennsylvania e Florida, dove risultati simili non si vedevano da molto tempo. Per questo si parla di “vittoria storica”.

Con la vittoria di Obama, molti credono che stia iniziando una nuova era per gli Usa, e di conseguenza anche per gran parte del mondo. Ma è davvero così? Davvero egli taglierà le tasse ai più deboli, arginerà il potere delle grandi corporation e modificherà l’economia a vantaggio di tutti?

La premessa è che un uomo che avesse voluto effettivamente limitare o eliminare il potere dell’èlite dominante non sarebbe potuto diventare un candidato alle primarie, e dunque si deve partire dal presupposto che Obama, in una certa misura, accoglie il sistema e ne è parte.
Nonostante le promesse di “cambiamento”, Obama puntava a convincere quella parte di popolazione ancora stretta nella “gabbia di massa”, e per questo spesso utilizzava termini e concetti che confermavano il sistema anziché auspicarne il cambiamento alla radice. Egli ha rimarcato la propaganda tipica della “guerra al terrorismo”, sostenendo di dover aumentare le truppe in Afghanistan. In tal modo ha reso manifesto il suo legame con l’impero, che si arroga il diritto di occupare militarmente terre straniere, invocando la “lotta al terrorismo”. Inoltre, Obama si è guardato bene dal denunciare la truffa del debito e della tassa sul reddito. Egli, forse sinceramente, vorrebbe migliorare le condizioni delle famiglie vessate dai banchieri, ma non potrà farlo realmente, poiché non ha mai messo in dubbio l’assetto finanziario ed economico. Dunque, molti di coloro che adesso sono trascinati dall’entusiasmo, presto saranno delusi e ripiomberanno nella vecchia sfiducia.

Occorre tener conto della particolarità del periodo storico che stiamo vivendo: molte persone, grazie ad Internet, sono più disincantate verso l’attuale sistema di potere, sanno capire cos’è il sistema rappresentativo partitico, e sanno che le guerre non sono fatte per “portare democrazia” ma per ben altri motivi.
Eppure, la campagna elettorale di Obama ha visto un coinvolgimento emotivo che da tempo non si vedeva, e alle urne si sono presentate così tante persone come non si vedeva dal lontano 1920.
Cosa significa questo? Di sicuro che la gente ha bisogno di sperare in qualcosa o in qualcuno, e, nonostante oramai sia chiaro che le autorità non sono a servizio dei cittadini ma del sistema, molti hanno puntato su Obama per cambiare una situazione economica e finanziaria ormai diventata così grave da seminare paura e insicurezza. Questo significa che la maggior parte delle persone non vedono altra strada che quella di continuare a fidarsi di qualche autorità, magari di qualcuno che si presenta con un sorriso e una faccia “pulita” come quella di Obama.

Che il nuovo presidente sia bianco, nero, donna o uomo, non era così importante quanto il fatto che egli potesse ridare fiducia e speranza al popolo americano. E Obama, senza alcun dubbio, è riuscito a riscuotere un’immensa fiducia, a tal punto che migliaia di persone hanno contribuito a finanziare la sua campagna elettorale. Egli è stato fra i candidati che hanno ricevuto più sostegno finanziario da parte di singoli privati.

Adesso cosa accadrà? Possono accadere le seguenti cose:

Se Obama si limiterà a cambiare aspetti che non fanno crollare l’impalcatura del potere, allora egli sarà lasciato in pace. Ma se vorrà davvero limitare il potere dei banchieri e delle grandi corporation, allora l’idolo del popolo potrebbe trasformarsi in un cadavere, com’è accaduto a diversi presidenti, come Lincoln e Kennedy.

L’assassinio politico, come anche lo scandalo politico, sono “armi” molto utilizzate dal gruppo di potere, per arginare, bloccare o eliminare il potere di un presidente. Non bisogna trascurare che in alcuni casi, il delitto ha anche lo scopo di produrre pessimismo, sfiducia e arrendevolezza. Basti pensare al brillante e rampante presidente Kennedy, così tanto amato dal popolo, e immortalato tragicamente dalla telecamera nel momento dell’attentato e della morte. Come una moviola, la cinepresa riprendeva istante per istante l’evento tragico, per renderlo ancora più agghiacciante di quanto fosse. Si sapeva che ciò avrebbe indotto milioni e milioni di persone in lacrime e disperazione. La disperazione si sarebbe sommata alla rabbia di quegli anni, per l’uccisione di coloro che avrebbero potuto cambiare la Storia, oltre a Kennedy, anche altri personaggi importanti, come Martin Luther King.

Non voglio certo dire che anche Obama farà la stessa fine, poiché egli potrebbe non mettersi contro il gruppo egemone, e poi, oggi ci sono anche altre tecniche molto efficaci per restringere il potere di un presidente, come la calunnia, lo scandalo e la persecuzione giudiziaria.
Ad ogni modo, poco tempo prima del voto, ricordiamo che l’Fbi e la Fox news focalizzarono l’attenzione degli elettori, non tanto sul programma elettorale di Obama, quanto su presunti “complotti” che alcuni naziskin avrebbero organizzato per colpirlo.
A pochi giorni dal voto, la Fox svelava con enfasi: «Due neonazisti di 18 e 20 anni volevano sparargli o decapitarlo»
E’ risaputo che la Fox non amasse Obama, e dunque non era della sua incolumità che si stava preoccupando, quanto di segnalare e sottolineare il fatto che si trattava di un “nero”, e dunque soggetto ai rischi del caso, ovvero esposto ai pericoli del razzismo.

Che l’entusiasmo del nuovo non ci faccia dimenticare che ci troviamo di fronte ad un paese gravemente involuto a causa del gruppo di potere, che ha interesse a manipolare i media e a fare propaganda di una “guerra al terrorismo” raccontata in modo assai mistificato, facendo apparire il controllo militare come una “missione di pace”.
Non dimentichiamo che stiamo considerando un paese in cui la povertà è aumentata a dismisura negli ultimi decenni, a causa della disoccupazione e del precariato lavorativo, e in cui c’è molto degrado a causa dei continui tagli all’istruzione, del sistema sanitario controllato dalle corporation, e dell’assenza di sindacati autonomi capaci di difendere i minimi diritti dei lavoratori. Le cifre parlano: 750 mila disoccupati in più soltanto nel 2008, almeno 3,7 milioni di persone hanno fatto domanda per avere il sussidio di disoccupazione; sarebbero almeno 43,6 milioni i cittadini statunitensi privi di assistenza sanitaria, di cui circa 8,5 milioni sono bambini e adolescenti. Nei mesi più freddi, molti bambini muoiono per malattie dovute alle basse temperature, come avviene in un qualsiasi paese del Terzo mondo. Eppure ci parlano degli Usa come di “una grande e ricca democrazia”.

Per migliorare tale situazione si dovrebbe cambiare il sistema sanitario, imporre leggi e regole ai grandi gruppi economici e finanziari, limitando lo strapotere che hanno acquisito negli ultimi decenni, e fare in modo che vi possa essere un pluralismo mediatico, completamente scomparso negli ultimi tempi. Per “cambiare le cose”, come ha promesso, Obama dovrebbe contrastare gli interessi di alcune persone dotate di enormi poteri, e in grado di avviare campagne mediatiche colossali contro di lui.
Dunque, se egli davvero si muovesse sulla base delle sue promesse elettorali, nel giro di poco tempo avrebbe i mass media contro, e gli agenti dei servizi segreti pronti a seguire ogni sua mossa per infamarlo o far esplodere qualche “scandalo”.

C’è chi prevede un finale tragico: Il senatore Joe Biden, candidato alla vice-presidenza a fianco di Obama, il 19 ottobre a Seattle ha detto parole inquietanti: «Segnatevi le mie parole… non passeranno sei mesi prima che il mondo metta alla prova Barack Obama come hanno fatto con John Kennedy… Ricordatevi che ve l’ho detto, qui davanti a voi… Guardate, avremo una crisi internazionale, una crisi generata per metter alla prova la stoffa di quest’uomo… da studioso di storia e avendo collaborato con sette presidenti, io vi garantisco che sta per succedere… Posso darvi almeno quattro o cinque scenari da cui questo può cominciare… e lui avrà bisogno di aiuto. E il tipo di aiuto che gli servirà, è il vostro – non che lo aiutiate finanziariamente, avrà bisogno della vostra influenza”. (3)

Con queste parole, Biden ha cercato di spiegare che se Obama volesse fare qualcosa di indipendente rispetto ai dettami del gruppo di potere, gli si aprirebbe davanti una serie di scenari atti ad intralciarlo. Questi scenari potrebbero prevedere persino “crisi” con paesi esteri. Si vedano, ad esempio, i difficili rapporti con l’Iran, la Russia e il Venezuela, i cui contrasti sono creati dalle esigenze di potere e di controllo delle risorse del gruppo egemone statunitense.

E se Obama cercasse di contrastare l’aumento del debito pubblico, oppure il “pizzo” dei banchieri detto “tassa sul reddito” cosa succederebbe? Sarebbe forse accusato di essere terrorista? Oppure di essere contro la “patria”?
Quanti crederebbero alle menzogne dei media? Attualmente l’80% dei cittadini lo fa, molti dei quali oggi hanno votato Obama.
Dunque, è più credibile che Obama, salito al potere, ridimensioni le sue vedute di “cambiamento” riducendole magari a qualche miglioramento nel Welfare o a qualche ritocco alla spesa pubblica. Ma il potere dei banchieri non sarà scalfito, fino a quando i popoli si accorgeranno dell’inganno che sta alla radice del sistema: nella stessa organizzazione e gestione del potere, e nel ritenere che le imprese debbano avere quale obiettivo principale il profitto, relegando in secondo piano i diritti umani.
Riporre speranza in un uomo che sarà, comunque, controllato dall’attuale gruppo dominante non appare particolarmente saggio, anche se è consolatorio e illusorio.
Per avere un futuro diverso non possiamo esimerci dal distruggere alla radice un sistema inumano e ingannevole.
Non è consigliabile credere a chi dice “cambierò il mondo”, poiché sarebbe meglio cercare di capire le vere intenzioni di chi lo dice.
Non è possibile cambiare la realtà senza sottrarre il potere a chi lo detiene attualmente e lo gestisce in modo criminale. Non si può cambiare il mondo “a metà”, e non lo può fare chi sta in alto ed è parte del sistema stesso, può farlo soltanto chi sta in basso e chi non ha nulla da spartire col sistema attuale.
Una rivoluzione forse è già in atto, ma non sarà Barack Obama a farla.

Antonella Randazzo
Fonte: http://lanuovaenergia.blogspot.com/
Link: http://lanuovaenergia.blogspot.com/2008/11/il-lincoln-nero-le-promesse-di-barack.html
6.11.08

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NOTE

1) http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/elezioniusanews/visualizza_new.html_792967476.html
2) http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=202&ID_articolo=698&ID_sezione=425&sezione=
3) www.antimafiaduemila.com/content/view/10220/48/ – 58k –

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Pubblicato da Davide

  • geopardy

    L’analisi è ineccepibile, aggiungerei un fatto non contemplato; a fronte di una crisi di queste proporzioni, potrebbe essere lo stesso gruppo di potere ad avere bisogno di una parte sostanziosa delle promesse di Obama, nel senso che servirebbero a far star buone le masse usurpate, almeno per un po’ di tempo.
    Quando si prendono somme colossali dallo stato, come quelle che hanno preso i grandi banchieri per sopravvivere, qualcosa si deve pur cedere, se, poi, come molti pronosticano, sarà lo stato nel medio periodo a farla decisamente di più da padrone, beh, qualche rospo potrebbero essere costretti ad ingoiarlo veramente.
    Bisognerà vedere l’assetto internazionale come si evolve, ogni cosa che cambierà nello scenario, secondo me, non potrà lasciar minimamente inalterato il sistema finanziario nordamenricano.
    Un paese che dipende dagli altri per il proprio debito, con le esigenze di questi prima o poi dovrà pur vedesela.
    La situazione, se realmente grave o addirittura ancor più di quella prospettatasi, non può limitare, secondo me, gli interventi per il popolo a qualche concessione nel welfare, forse c’è veramente bisogno di ristrutturare il sistema.
    Aldilà di tutte le ipotesi di colpi di stato militari o di militarizzazione in corso all’interno dgli Usa, di tutto hanno bisogno là, fuorchè di una rivolta generalizzata.
    Non dimentichiamo che quello statunitense è un popolo fortemente armato e in un contesto territoriale di dimensioni glattiche e morfologicamente assai variegato, sarebbe un gran problema fronteggiare un numero a 7 o 8 zeri di gente così.
    Hai ragione nel dire che la tv può influenzare assai, ma fintanto che a subirla sono gli iracheni, afgani e così via, tutto rientra in una logica predefinita.
    Ai tempi di Kennedy, negli anni sessanta, si era in pieno boom economico, ora si è nella fase quasi opposta (almeno per ora solo quasi) e, sinceramente, un eventuale omicidio di Obama, veramente fungerebbe da molto probabile detonatore di rivolte (chissà, forse anche di rivoluzione), se ne guarderebbero bene, almeno che non sia in programma veramente la fine della democrazia ed un colpo di stato autoritario sia pronto, allora a quel punto, l’uccisione di un presidente fungerebbe da detonatore, per poi prendre il controllo centarlizzato.

  • The_Riddler

    Articolo banale, non c’è nemmeno un accenno sul ruolo che internet ha avuto in queste elezioni.

  • sacrabolt

    Il ruolo di internet è quello di relegarci nelle nostre casette e, quando va bene, a scrivere al nostro microgruppo di tastieristi. Quando va male ad “informarci” sul portale di libero (quello dei culi e tette, non quello del “prestigioso” quotidiano).
    La presunta funzione strategica di internet per Obama, non è altro che un cambio di mezzo, non di modalità che resta, sempre, a senso unico. Affermare che internet rende le scelte politiche più consapevoli, significa adagiarsi a deduzioni tipo che i pedofili sono colpa di internet.

  • The_Riddler

    Quindi internet adesso non è un mezzo consapevolizzante… e va bene, pensala come vuoi. A questo punto, se la struttura del potere non cambia, tanto vale rimanere al binomio monarchia assoluta + monoteismo, non trovi?

  • idea3online

    E’ tutto vero, ma dimentichiamo che a volte imprevisti come uragani terremoti possono a pari di qualsiasi altro problema invertire e fare perdere al gruppo più saggio, mi spiego…..qualsiasi uomo potente se pensiamo essere in un deserto senza alcun aiuto, è solo..cosa farà? Fose pregherà Dio..se Dio non lo ascolta il povero potente muore….se si trova in una potente barca ma la barca affonda lui è solo..forse prega, se Dio non lo ascolta muore…..dico questo che ogni gruppo di uomini potenti sono limitati, sono carne e ossa….finchè delle variabili fuori dal loro controllo non intervengono tutto andrà a loro favore, ma se c’è un incidente di percorso allora il disastro è dietro l’angolo.

    Sono convinto che questa volta il potere capirà essere carne e ossa, questa volta la storia deve scrivere o approvare storia scritta in anticipo. o la storia dell’armonia tra uomo e natura.

  • SempreIo

    Su “persone disincantate” e “internet consapevolizzante”.

    Alcuni dati da Alexa*
    Contatti (arrotondati circa, per eccesso) ultimi 30 giorni:

    comedonchisciotte.org 0,0015% (rank 99.552)
    libero-news.it 0,0025 (rank 49.347)
    mediaset.it 0.12 % (rank 695)
    repubblica.it 0,2% (rank 339)
    casadellalegalita.org N.D. (rank 1.226.088)
    decrescitafelice.it N.D. (rank 660.333)
    carmillaonline.com 0,001% (rank 151.751)
    ilconsapevole.it N.D.(rank 717.791)
    luogocomune.net 0,001% (rank 82.209)
    iansa.org N.D. (rank 848,996)
    sbilanciamoci.org N.D. (rank 2.010.604)
    paolobarnard.info N.D. (rank 3,838,359)
    acquabenecomune.org N.D. (rank 1.691.438)
    unfuturosenzatomiche.org N.D. (9.291.024)

    * Alexa non sarà proprio Il Verbo, ma aiuta a comprendere la situazione.

    La rete permette di disincantarsi e consapevolizzarsi, sì, per chi ne ha voglia. Cioè, sempre arrotondato per eccesso circa, uno su mille. Può essere?

    Ciao,
    Alessio

    —————————-
    Richiesta per l’autrice.
    Per favore permetta – sempre – i commenti liberi su Comedonchisciotte ed eventuali altri siti che pubblicano i suoi articoli.
    Penso siano interessanti e utili alla conoscenza anche quelli negativi. Possono non farle piacere – e lo capisco – ma aiutano a capire meglio con chi si ha a che fare.
    Grazie se vorrà accettare.
    —————————-

  • The_Riddler

    Sono dati che riguardano l’Italia, non mi stupiscono per nulla. In effetti, l’ Italia è l’unico paese dove le persone non vogliono conoscere la realtà delle cose.

    In ogni caso, una minoranza è sempre meglio di 0. Centocinquanta anni fa i nostri avi erano analfabeti, adesso tutti hanno a disposizione gli strumenti per capire il potere e capire come mai la realtà è sempre più turpe di quanto la si immagini.
    Il problema è: perchè gli uomini preferiscono essere comandati da un oligarchia piuttosto che aiutare l’oligarchia a comandare meglio?

  • SempreIo

    Senza volontà di far polemica, rispondo alla tua domanda sugli uomini: sono distratti dalle tette.

    Da Youtube

    Ricerca con “isola famosi“:
    Risultati 1.410, video più visto “aida yespica strizza le sue tette” 676.475 utenti

    Ricerca con “monete complementari“:
    Risultati 54, video più visto “La Grande Truffa -1di3- Documentario sul Signoraggio ” 41.692 utenti.

    Dati empirici, certo, ma ti potranno aiutare ad essere un po’ più ottimista. In questo caso si arriva a superare lo sbarramento con un 6%.

    Ma un altro problema potrebbe essere: perchè le donne non ci sono?
    Dove sono le donne?
    Le avremo – noi uomini – completamente annullate, tanto da essere interessate solo alla mastoplastica e ai miracoli del botulino?

    Ciao,
    Alessio

  • Stalker

    L’importante è che siamo d’accordo che la colpa sia nostra

  • idea3online

    “E’ inaccettabile” che l’Iran sviluppi armi nucleari, ha detto a Chicago il presidente eletto americano barack Obama nella sua prima conferenza stampa, aggiungendo che “bisogna condurre uno sforzo internazionale per impedire che cio’ avvenga”. Obama ha aggiunto che il sostegno iraniano alle organizzazioni terroristiche “deve cessare”.

    Commento:

    Purtroppo Obama è un uomo del sistema. Non fate paragoni con altri del passato, la sua dichirazione conferma tutto, domani forse cambierà…mi dispiace aver letto questa dichiarazione, ecco perchè Bush era tanto sereno!!!!!!

  • myone

    Eh si. E internet ha avuto poco conto? I piu’ delle persone o buona parte, vivono le relazioni empiriche personali in rete, e quanto mai la rete, si presta a fare mente locale e a creare con piu’ speditezza e liberta’, assensi e consensi, e a creare enfatismi ed entusiasmi.

    E cosa volete che dicano alle masse, quando i problemi sovrastano le logighe? Nessuno ha le soluzioni istantanee. E nessuno, avendo le soluzioni, si espone, creando dolo e sovvertendo, sistemi e persone, che sebbene sono in minoranza, hanno lo status di diritto e di propieta’.

    Gli slogan e gli entusiasmi, come le promesse e le illusioni di un mondo nuovo, sono le cose che alla fine fanno presa, in questa societa’, che pena nel vivere, ma non muore mai nel plagio degli imput della felicita’, sotto tutte le sue minime o effimere forme. Ma ci volgiono pure quelle, visto che il resto non le da.

    La sua popolarita’ o la sua perseveranza, non fara’ altro, che toccare nel concreto, situazioni e cambiamenti e decisioni, al meglio del logico, del possibile, e delle possibilita’. Di meglio si puo’, basta volerlo, e sopratutto, partendo dal basso, che e’ l esempio primario imposto internamente, anziche’ imposto e impostato per altrui e sopratutto a danno altrui. Ma se si guarda alle leggi del commercio, del mercato e della finanza, nessuno ha le mani pulite, e nessuno osa mettere in atto, situazioni leali e genrose, senza tornaconti, di denaro e di potere.
    La paura fa sempre 90, e la forza, in ogni modo che si possa esercitare, fa sempre presa e da diritto e ragione, su ogni scelta, bella o brutta che sia.

    Ricordo, che nei sistemi, si puo’ aggiungere, e mai togliere, altrimenti, lo sfascio e’ minato alla radice e al fondamento, e mi sembra, che a queste radici e fondamenti, ci sia poco di buono e di chiaro, visto che, nessuno vive per l altruismo, ma per una cinica e fredda razionalita’ di conti e di sistemi, a cui tutti sono miserabilmente legati… nel vero senso della parola, a tal punto, che i cappi stringono sempre di piu’, fra uomini nazioni e sistemi. Alla fine, gira che ti rigira, cambia che ti ricambia, i conti non tornano mai, ma con questi tipi di calcoli, i deficit creascono, e a volte, a dismisura.

    Ci siamo resi tossici, dai fenomeni creativi speculativi, che partono da ogni governo e ogni costituzione, elusa, calpestata, e lacerata.
    E pensare che ce ne sarebbe per tutti, senza logorarci e rovinarci la vita, e sopratutto, rispsrmiando tutto questo, ad altri, altri che sono stati vittime, e altri che lo saranno, sempre piu’ pesantemente.

    Bisognerebbe esserci, dove i danni si fanno e si subiscono. Vorrei vedere e vivere il momento, in cui, questi danni, anche lievi che siano, ma quanto basta per destabilizzare, che danni faranno a paesi cosi strutturati e ben sistemati come i nostri, dove la routin, l’ ingabbiamento, e la subdola visione ormai programmata e senza via di scampo, ci tiene in piedi. Non abbiamo piu’ calli ne modi di arie diverse.
    Questa aria ci ha rarefatto, a tal punto, di non saperci piu’ ne muovere ne cambiare, se non nel tossico peggiore e saturo del continuare.

    America o Italia, o qualsiasi altro paese, non cambia propio nulla. Uno diceva, che quando cambia il mio mondo, tutto e’ cambiato. Questa forse e’ la vera realta’ che puo’ uscire da tutto questo contrasto, e creare esseri presenti e futuri, senza soluzioni, perche’ senza problemi.

  • cinthia

    ma perché ti risulta che Antonella non accetti commenti negativi? a me no. Se i commenti sono argomentati, anche se non in linea, sono sempre ben accetti e sul suo blog lei risponde sempre a tutti personalmente. Certo che poi quando si insulta e non si porta nessun elemento di discussione, io personalmente non vedo proprio a cosa può servire lasciare spazio. Se si vuole postare una forma incontinente di rabbia narcisistica ci si apre un proprio blog e si fa ciò che si vuole… questa è una bella libertà… da coglioni, ma comunque realizzabile. Se invece si apre un blog per fare informazione e stimolare discussioni intelligenti e produttive allora si può lecitamente anche scegliere di escludere certa gente che non c’ha un cazz da fare oltre che aver voglia di sputare egocentriche sentenze o peggio di provocare faziosamente per buttare tutto su un livello da commenti nei cessi pubblici.