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IL GOVERNO E LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO

DI RON PAUL
ronpaul.com

Mentre l’attuale flessione economica non mostra alcun segnale di ripresa, si sente molta retorica provenire dagli attuali e dai futuri potenziali funzionari pubblici su quello che il governo può fare e farà per creare maggiori posti di lavoro. Questo è abbastanza sconcertante per coloro che credono che la cosa migliore che il governo possa fare per la creazione di nuovi posti di lavoro sia tenersene fuori.

I posti di lavoro sono creati nella maniera giusta dalle aziende. I posti di lavoro creati dal governo sono sia alimentati dalla moneta a corso forzoso e da condizioni di mercato manipolato che dalle imposte pagate direttamente dalle aziende e dai cittadini che hanno quindi meno risorse a disposizione per assumere personale per una vera creazione della ricchezza. I posti di lavoro creati dal governo distruggono la ricchezza e tolgono potenzialità all’economia. I vari disegni di legge di incentivi approvati dal Congresso hanno fatto molto per allargare il ruolo del governo ma non così tanto per trattenere i soldi nelle tasche dei veri creatori di lavoro – gli imprenditori.

Gli economisti keynesiani non vedono le cose in questo modo. Essi considerano la spesa del governo come una misura temporanea che ci aiuta a tirare avanti in questo momento difficile attraverso delle grossolane pezze economiche. Ma le cose stanno davvero così?

Tutt’altro. La realtà è che invece di sostenerci finché l’economia si sarà ripresa, la spesa del governo porta avanti i problemi che i burocrati e i politici avevano creato. Il mantenimento di un alto tasso di occupazione è uno dei principali obiettivi della Federal Reserve, il che è solamente uno dei motivi per cui è stato concepito male fin dal principio: esso legittima l’intervento economico che è sempre distruttivo. Quando la disoccupazione aumenta dopo lo scoppio di una bolla creata dalla Fed, potete star certi che il Congresso tenterà di salvare l’economia con diverse politiche che prolungheranno sempre l’agonia ed accresceranno la flessione.

Alla fine degli anni Novanta si pensava che l’incoraggiamento alla proprietà della casa avrebbe avuto un effetto di stimolo che si sarebbe diffuso al resto dell’economia e avrebbe creato posti di lavoro. Il governo approvò diverse politiche per rendere vantaggiosa la proprietà della casa e la Fed mantenne i tassi di interesse bassi in modo artificiale in modo che chiunque potesse essere in grado di comprare una casa, indipendentemente che se la potesse permettere o meno. Per un po’ di tempo, questo funzionò. Il boom immobiliare fece aumentare la domanda di agenti immobiliari, prestatori di mutui e lavoratori nell’edilizia. Tuttavia, quando ci si è resi conto della vera realtà, non solo ci siamo ritrovati al punto in cui era iniziata la bolla ma la nostra situazione è effettivamente peggiorata. Ad esempio, non solo abbiamo perso l’intero milione di posti di lavoro nell’edilizia che la bolla aveva creato, ma oltre a quello ne abbiamo perso un altro milione! Quindi, non solo la bolla artificiale si è volatilizzata ma è stata anche distrutta la vera ricchezza.

Posti di lavoro ancor più tetri vengono creati dalla guerra. Le ultime notizie evidenziano l’aumento della dipendenza dagli appaltatori per sostenere i nostri sforzi bellici in Afghanistan. La corruzione enorme è endemica a questi impieghi altamente redditizi. Quasi la metà delle società di appaltatori che utilizziamo sono di proprietà afghana e queste annoverano dei modelli di business come l’assunzione delle stesse forze di polizia afghane che noi stiamo addestrando a spese del contribuente americano. Nel frattempo, abbiamo promesso di non lasciare il paese finché le forze di polizia raggiungeranno un certo livello. Inoltre, versiamo tangenti a numerosi afghani semplicemente per non attaccarci. In Afghanistan ci ritroviamo nel classico pasticcio. I nostri leader devono solo smetterla di raschiare il fondo.

Né un grande programma di spesa keynesiano né il complesso industrial-militare possono creare un’occupazione di lungo respiro o il benessere economico per il nostro paese. L’unico modo per ristabilire sia la pace che la prosperità è quello di terminare i nostri impegni all’estero insieme alle spese interne incostituzionali e ritornare alla visione dei padri fondatori di una repubblica limitata che non si estende per tutto il globo e non si dedica alla microgestione dell’economia nazionale.

Ron Paul
Fonte: www.ronpaul.com
Link: http://www.ronpaul.com/2010-10-27/to-create-jobs-government-should-get-out-of-the-way/
26.10.2010

Scelto e tradotto da JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • amaryllide

    “I posti di lavoro sono creati nella maniera giusta dalle aziende.”
    infatti le aziende americane i posti di lavoro li creano in Cina. Bravo Ron Paul, tu sì che ci capisci di economia….LOL

  • mazingazeta

    Contraddizioni su contraddizioni. L’economìa americana che tanto si affida alla mano invisibile del mercato vive grazie pure al pugno nascosto, che blandisce quando serve ; la storia lo sta dimostrando da anni. Il denaro e la sua circolazione svincolata da paletti normativi e statali ha bisogno di ossigeno quando i mercati sono saturi. L’ideologia contemporanea è sempre quella ultraliberale, a prescindere dalle sfaccettature politiche attraverso le quali essa si manifesta.

  • Allarmerosso

    E tu scusa .. ma non capisci quello che leggi !

  • Andy86

    ma questo tizio in cosa crede, nell’efficacia di un libero mercato? si è forse dimenticato che il mercato, senza l’intervento dello stato, sarebbe già fallito e ben più di una volta? le “too big to fail” e i vari incentivi a parecchi settori dell’industria (auto in primis) sono già così lontani da esser stati dimenticati?

    prima si lamenta dell’intervento pubblico per salvare l’occupazione, poi si lamenta che non ci sono posti di lavoro… posso capire che l’intervento dello stato sia fonte di distorsioni, ma la mentalità del profitto e della delocalizzazione è la prima fonte di queste, se si impoverisce la propria popolazione (e dunque la propria economia reale) è normale che lo stato sia costretto a intervenire

  • amensa

    economicamente una nazione è in grande ciò che una famiglia è in piccolo.
    all’interno della famiglia i vari componenti, possono farsi tra loro tutti i tipi di lavori che si vuole, possono anche pagarseli, ma alla fine importa quanti soldi entrano dai lavori che si fanno fuori, e quanto si spende fuori dalla famiglia stessa.
    se si spende più di quanto si guadagna, la famiglia si indebiterà.
    avrà un periodo in cui crederà di esser più ricca, ma poi, quando smetteranno di fargli credito ed esigeranno il pagamento dei prestiti, si scoprirà improvvisamente molto più povera.
    se la famiglia compera beni pagandoli con assegni, e gli assegni non vengono riscossi, l’illusione di ricchezza aumenta, perchè si troveranno con i beni acquistati, e il conto in banca ancora ben gonfio.
    quest’ultimo è la metafora degli USA, quello prima di tutti gli altri.
    all’interno poi le cose vanno nel seguente modo.
    il denaro non riscosso dai proprietari degli assegni, riempiono le banche di liquidità che , per farla rendere cercano di imprestarla (è il mestiere della banca).
    chi ottiene prestiti cerca di acquistare una casa, ma i soldi sono tanti e le case poche. pertanto i loro valori cominciano a salire.
    chi una casa l’ha già, o anche chi inizia ad acquistarla, si accorge che essa aumenta di valore ogni anno, e sulla base di tale aumento può ottenere dalle banche ulteriori prestiti.
    tutti ne approfittano, tutti si sentono molto più ricchi, mentre i valori delle case continuano ad aumentare, e le banche, sulla base ditali valori, continuano a concedere prestiti.
    tanto denaro, si compra di tutto, l’economia nel suo insieme cresce, chi dall’estero porta beni, si accontenta di quegli assegni che pare si rivalutino pure loro.
    peccato che aumentino anche i debiti, ma fino a che si può avere prestiti per ripagare i vecchi debiti, e avanzarne ancora, il gioco prosegue.
    poi, le case raggiungono valori, che fanno dubitare seriamente che abbiano ancora un riferimento con la realtà.
    il gioco rallenta e, come nella favola, c’è qualcuno che dice che il re è nudo, quelle case non valgono quei valori astronomici, per cui si fermano i prestiti, le vendite, i prezzi calano e le garanzie non coprono più i prestiti.
    si smette di comprare ogni tipo di bene, per cui si fermano i commerci, le produzioni, e quindi si licenzia.
    tanti, troppi si trovano senza lavoro e carichi di debiti.
    ma intanto è successa anche un’altra cosa.
    l’ubriacatura da denaro facile ha anche coperto un altro problema.
    i ricchi si sono appropriati di sempre maggiori risorse, mentre i poveri supplivano a guadagni sempre più poveri ricorrendo ai prestiti facili, o al giochino legato ai mutui -casa.
    ora che il giochino si ferma, la povertà emerge, le entrate non bastano più nemmeno per mangiare, 40 e passa milioni di americani ricorrono ai food stamp, l’elemosina di stato per non far morir di fame la gente. 1 americano su otto, mangia grazie a questa carità.
    figuriamoci se compera altro, quando non ha neppure da mangiare, non ha più una casa e vive con la famiglia in macchina.
    pertanto i consumi, fatti con il contagocce, arrivano solo più da quell’80% che un reddito da lavoro o da capitale, ancora ce l’ha.
    la manifattura, è stata portata all’estero, pertanto lavoro produttivo ce n’è sempre meno, e quindi redditi sempre più scarsi e poveri.
    cosa occorre in questa situazione ?
    è vero che non serve a nulla che lo stato faccia scavare buche a una metà dei disoccupati e riemirle dall’altra metà solo per dare una paga, ma in compenso se non si creano posti di lavoro, a questo punto non si vende nemmeno più ciò che si produce, e quando gli impianti esistenti lavorano al 70% della loro capacità produttiva, chi investe per produrre di più??
    l’unica entità ch epotrebbe creare posti di lavoro “veri” resta però lo stato, ma non scavando e riempiendo buche, ma investendo in quelle infrastrutture troppo spesso dimenticate. strade, ponti, ferrovie, ecc… che forse non daranno un ritorno diretto, ma ch ecostituiscono comunque un investimento, perchè una nazione non può vivere se quelli esistenti non vengono tenuti in efficienza.
    e contemporaneamente iniziare una forte redistribuzione della ricchezza, ovvero prelevare ai ricchi che tanto hanno di che soddisfarsi ampiamente lo stesso, e dare ai poveri, ch ecosì potranno ricominciare ad acquistare, alimenti, in primis.
    questa è la strada, riportare produzioni all’interno, e, visto il livello di mano d’opera disoccupata, produrre per esportare, e ridurre così la dipendenza dal finanziamento estero.
    ma tanto, tutto ciò ch erisponde al solo buon senso, non avverrà, perchè chi dovrebbe imporlo sono proprio quei ricchi ch edovrebbero diventarlo un po’ meno.
    qualcuno crede che lo faranno ? io no!

  • alvise

    Caro Amensa, anche se si creassero nuovi posti di lavoro, rimarrebbe comunque un problema, di cui gli “economisti” che vengono quì a postare, non hanno mai messo in evidenza.I dati Istat riferiti al 2009 parlano chiaro: l’Italia e’ il secondo paese più anziano d’Europa, dopo la Germania, con un forte squilibrio generazionale. Confermato, quindi, il quadro di forte invecchiamento della popolazione residente: le persone di 65 anni e più rappresentano -al 2009- il 20,2% della popolazione, 143 anziani ogni 100 giovani.Questo che significa?

    Lo hai capito? Significa che, un vecchio ed un anziano non consuma, se non i pannoloni, che da soli non bastano a rilanciare l’economia.I giovani consumano: auto, matrimoni, case, feste, balli, teatro, cinema, viaggi, calcio, benzina, vacanze, moto, abiti, scarpe, e così via, ma se i giovani non “consumano” tutto questo? che si fa? E perchè oggi non consumano? Ai lettori la risposta, che mi pare OVVIA e PALESE. Non parliamo della filiera sanitaria, ed il costo per questi inutili anziani e vecchi (la provocazione ci sta). Se si rilanciasse l’occupazione, siamo sicuri che l’economia si bilancerebbe col problema che diamo noi vecchi rimbambiti? (lo dico per me stesso)

  • irtimood

    ma sto ron paul non era quello che ci si stracciava le vesti perchè non era riuscito a vincere le primarie? A me pare il peggiore degli ultrliberisti… inviterebbe a trovarsi un lavoro anche un tizio in come irreversibile…

  • Earth

    Con 700 euro di pensione cosa cazzo possono consumare

  • alvise

    Ma anche se ne prendessero 1200 di pensione, i vecchi consumerebbero comunque di meno dei giovani.Anzi, più alto sarebbe il reddito, più i medicinali dovrebbero pagarseli interi.Per non parlare di prestazioni sanitarie particolari, come le Tac, i raggi, ed analisi varie.Proprio per il numero di anziani demograficamente molto alto, oggi, la sanità ha molte più spese, un giovane non “consuma” niente in fatto di sanità.Tutti questi parametri messi insieme, rendono l’economia precaria, aggiunta a tutti gli altri problemi ovviamente.Magari fantasticherò, ma per alcuni politici questo potrebbe essere un motivo per fomentare guerre, dovete morire, potrebbero pensare, se si vuole rilanciare l’economia.

  • wiki

    il ragionamento che fai tu non esclude per nulla quello fatto da Amensa…anche se tu sembri metterlo in contrapposizione… (?)

  • wiki

    ma com’è allora che in Germania che ha più anziani di noi e che hanno pressappoco le stesse prospettive di durata dell vita dei nostri anziani l’economnia è più florida ??

    A mi avviso non si tratta di sbilanciamento dei redditi tra giovani ed anziani…ma di sbilanciamento della ricchezza tra il reddito da capitale e quello da lavoro…

  • alvise

    Non direi in contrapposizione, ma piuttosto una sottolineatura da non trascurare nel tavolo delle analisi economiste-finaziarie.Il mio intervento era rivolto solo a questo. Per quanto riguarda la germania, è un assioma che rende vergognosi molti paesi europei e-o mondiali, per cui, secondo me non serve citarlo.