IL GOLPE

IL GOLPE

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Ok, è il golpe, sono le 15,20 di mercoledì 9 novembre 2011. L’economista americano Warren Mosler riceve e pubblica sul suo sito questa mail.

On Wednesday, November 09, 2011 5:37 AM, Dave wrote:

For BTPS & SPGBs all inter dealer screens have gone blank and there is no liquidity left.
There are really no quotes for even 10y BTPs …

Traduco: Per i BTP (italiani) e gli SPGB (spagnoli) tutti gli schermi dei venditori si sono azzerati, non c’è più liquidità. Non ci sono quotazioni neppure per i BTP a 10 anni…

L’elettroencefalogramma del nostro Stato è piatto.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=262

9.11.2011

Commenti (74)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. mikaela 11 novembre 2011

      Io giudico il copia e incolla che hai fatto tu che hai eliminato completamente la prima parte dell'articolo, che comunque resta un articolo che tende ad evidenziare situazioni economiche che vanno a danneggiare solo chi ha speculato.

      Metto i dubbio che tu stia dalla parte del popolo affamato quindi sei qui solo per confondere ancora di piu' le idee alla gente che si e' avvicinata a questo Forum per capirci qualche cosa.

      Tu stai solo facendo un favore alle Elite del mondo.

      Guarda cosa si diceva delle Generali nel mondo finanziario anglofono, ma in italia nessuno avvisava anzi scrivevano articoli fuorvianti che ricordo benissimo ,ma il tuo nome fra i commenti non c'era invece c'era due righe che mi hanno riportata all'intero articolo dove dicevano che solo degli imbecilli possono credere ancora alle Generali . leggi sotto.

      After all, what idiot would run a company with almost €300 billion in Euro-facing bond exposure and not factor for deterioration in risk after the events of May... Well the ASSGEN CEO may be just such an idiot. The company's balance sheet as of 9/30 discloses that the firm had a mere €10 billion in tangible capital (excluding €10.7 billion in intangible assets). So let's recap: €262 billion in Euro bonds on.... €10 billion in tangible equity! A 26x leverage on what is promptly becoming the most impaired asset class in the world." In a nutshell, Assecurazioni Generali, one of Italy's largest insurers, is a highly levered windsock for Italian and other PIIGS stress, and better yet, can be played in either equity or CDS. Now that the European bond vigilantes are once again looking beyond Greece and focusing particularly on Italy (especially based on recent Sigma X trading), none other than JP Morgan (which just cut its estimates

      Tutti sapevano ma continuavano ad ingannare tutti per poter speculare, tanto alla fine c'e' sempre qualcuono che affama il popolo e gli para il sedere, per salvarli dalle loro perdite.

    1. morris 11 novembre 2011

      Cara Mikaela,

      mi spiace deluderti, ma

      1) non ho studiato alla Bocconi, quindi hai perso un’occasione per stare zitta

      2) io giudico un articolo dal suo contenuto, prima che dalla testata su cui appare. Tra parentesi, ti ricordo che anche Barnard ha scritto su Repubblica, Corriere della Sera e sui principali quotidiani italiani.

      3) quello che l’articolo di Repubblica ipotizza nel caso di default italiano è proprio quello che è successo quando è avvenuto il default argentino. Se lo neghi sei un’ipocrita. Nella tua dorata versione della realtà, si passa dall’uscita dall’euro alle vacche grasse argentine. Ti scordi che più del 50% della popolazione argentina dopo il default finì sotto la soglia della povertà. Ti scordi di tutti i piccoli risparmiatori (non le grandi banche) che avevano titoli argentini e che persero tutto, loro non contano per te? Ti scordi, o forse non sai, che il debito argentino, quando il paese dichiarò il default, era di 120 miliardi di dollari, mentre il nostro è di 1.900 miliardi di euro, cioè più di 10 volte tanto, quindi moltiplica per dieci la crisi post-default. Forse un giorno l’Italia uscirà dall’euro, e forse in un futuro ancora più lontano questa si rivelerà una scelta giusta, ma bisogna raccontarla tutta la storia, e la storia che tu non racconti (perché ti torna comodo per le tue tesi) è proprio quella dell’articolo di Repubblica. Se non lo vuoi leggere perché è di Repubblica, leggiti questo, e soprattutto, prima di parlare a vanvera, informati:

      L’Italia sulle orme dell’Argentina
      La Grecia non è il primo paese che rischia il fallimento (default). Prendiamo il caso dell’Argentina. A fine anni ’80, l’Argentina aveva conosciuto una fase di iper-inflazione. Nel 1989 ad esempio i prezzi crescevano del 200 per cento su base mensile e del 5.000 per cento su base annua (tanto per avere un’idea, nell’area dell’Euro oggi l’inflazione è di circa il 2,5-3 per cento su base annua). Si racconta che a Buenos Aires i prezzi nei ristoranti e nei negozi fossero scritti su lavagnette con il gesso bianco per poter essere aumentati durante la giornata.

      Per combattere questo problema, il paese sudamericano decise di adottare un sistema di currency board: per legge venne dichiarato (1992) un cambio fisso con il dollaro Usa e si stabilì che ogni cittadino argentino potesse chiedere la conversione in dollari di qualsiasi ammontare di pesos (convertibilità piena). Per poter mantenere il cambio fisso e la convertibilità piena, la Banca centrale argentina doveva detenere un ammontare di riserve in dollari (e in titoli a breve denominati in dollari) almeno pari all’intera quantità di pesos circolante nel Paese.

      Il regime di cambio fisso eliminava di fatto ogni autonomia della politica monetaria argentina. In pratica era come se l’Argentina avesse realizzato un’unione monetaria con gli Stati Uniti adottando in sostanza il dollaro come valuta nazionale. Il currency board consentì all’Argentina di eliminare l’inflazione ma si tradusse rapidamente in una grave perdita di competitività per il sistema produttivo argentino: il pesos era sopravvalutato e quindi la carne e i prodotti argentini faticavano ad essere venduti all’estero mentre il paese era invaso da prodotti importati.

      L’Argentina accumulò in questo modo un ingente debito estero, necessario per finanziare le importazioni e per mantenere il cambio fisso con il dollaro. Il governo, d’altro lato, seguiva politiche restrittive per ridurre la dinamica delle importazioni. Perdita di competitività e politiche restrittive causarono una fase di recessione e di elevata disoccupazione (viene in mente la Grecia, vero?).

      Nel 1999 il Pil ebbe una contrazione del 4 per cento. Nel 2001 la crisi di fiducia raggiunse livelli altissimi e milioni di argentini iniziarono a ritirare i loro risparmi dalle banche, convertirono i pesos in dollari Usa e portarono all’estero questi dollari. Il governo per evitare il tracollo delle banche congelò per 12 mesi tutti i depositi bancari consentendo prelievi molto ridotti. Si ebbero manifestazioni in tutte le città, cortei che via via divennero violenti, con assalti alle banche (come in Grecia).

      A gennaio 2002 il governo Argentino dichiarò che non avrebbe pagato le cedole e restituito il capitale sui titoli del debito statale, dichiarò default. Si trattava del più grande fallimento della storia. Il debito argentino era stimato pari a 93 miliardi di dollari nel 2002. Contemporaneamente il governo abbandonò il tasso di cambio fisso con il dollaro e svalutò il pesos, in prima battuta di circa il 40 per cento. In questo modo si restituì ossigeno all’industria e al sistema produttivo argentino (ciò che la Grecia non riesce a fare). E’ come se l’Argentina fosse uscita dall’unione monetaria con gli Stati Uniti.

      A quale costo? Si calcola che il Pil dell’Argentina sia diminuito di circa il 40 per cento a seguito della crisi di default. Nel solo 2002 il Pil crollò dell’11 per cento rispetto all’anno prima. Si ebbe nella fase acuta della crisi un ritorno al baratto: i pesos erano ritenuti carta straccia. La Banca mondiale ha stimato che a ottobre 2002 (quindi nel pieno della crisi) circa il 58 per cento della popolazione argentina era caduta sotto la soglia della povertà e il 27,5 per cento era in uno stato di povertà assoluta, non era in condizione cioè di mangiare a sufficienza.

      Questi dati servano da monito a chi dice che l’Italia dovrebbe ripudiare il suo debito. Il debito pubblico argentino era nella quasi totalità in mano a soggetti stranieri. Il governo argentino, dopo una lunga trattativa con vari governi esteri (tra i quali l’Italia) e il Fmi stabilì, nel 2005, che il 76 per cento dei titoli di Stato venisse scambiato con nuovi titoli il cui valore nominale era molto più basso: tra il 25 e il 35 per cento del precedente valore nominale. Un grande esproprio ai danni di milioni di risparmiatori stranieri (tra i quali migliaia di famiglie italiane) che avevano investito in titoli pubblici argentini attratti da tassi di remunerazione molto elevati.

      Il pesos continuò a svalutarsi e si passò da un tasso di 1 peso per 1 dollaro vigente sotto il currency board a 3 pesos per 1 dollaro nel 2005. La svalutazione restituì competitività e l’industria argentina riprese ad esportare. Per circa cinque anni l’Argentina è stata tagliata fuori però dai mercati finanziari, considerata un pariah internazionale, anche negli organismi internazionali (Onu, Banca mondiale, Fmi etc.). Alcuni paesi per anni hanno deciso, per rappresaglia, di non acquistare più la carne e altri prodotti argentini.

      Si pensi ad un dato: il debito argentino era al suo picco pari a 120 miliardi di dollari. Il debito pubblico italiano è oggi pari a 1.875 miliardi di euro. Che succederebbe se….

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/25/litalia-sulle-orme-dellargentina/159984/

    1. morris 11 novembre 2011

      Cara Mikaela,

      mi spiace deluderti, ma

      1)non ho studiato alla Bocconi, quindi hai perso un’occasione per stare zitta

      2)io giudico un articolo dal suo contenuto, prima che dalla testata su cui appare. Tra parentesi, ti ricordo che anche Barnard ha scritto su Repubblica, Corriere della Sera e sui principali quotidiani italiani.

      3)quello che l’articolo di Repubblica ipotizza nel caso di default italiano è proprio quello che è successo quando è avvenuto il default argentino. Se lo neghi sei un’ipocrita. Nella tua dorata versione della realtà, si passa dall’uscita dall’euro alle vacche grasse argentine. Ti scordi che più del 50% della popolazione argentina dopo il default finì sotto la soglia della povertà. Ti scordi di tutti i piccoli risparmiatori (non le grandi banche) che avevano titoli argentini e che persero tutto, loro non contano per te? Ti scordi, o forse non sai, che il debito argentino, quando il paese dichiarò il default, era di 120 miliardi di dollari, mentre il nostro è di 1.900 miliardi di euro, cioè più di 10 volte tanto, quindi moltiplica per dieci la crisi post-default. Forse un giorno l’Italia uscirà dall’euro, e forse in un futuro ancora più lontano questa si rivelerà una scelta giusta, ma bisogna raccontarla tutta la storia, e la storia che tu non racconti (perché ti torna comodo per le tue tesi) è proprio quella dell’articolo di Repubblica. Se non lo vuoi leggere perché è di Repubblica, leggiti questo, e soprattutto, prima di parlare a vanvera, informati:

      L’Italia sulle orme dell’Argentina
      La Grecia non è il primo paese che rischia il fallimento (default). Prendiamo il caso dell’Argentina. A fine anni ’80, l’Argentina aveva conosciuto una fase di iper-inflazione. Nel 1989 ad esempio i prezzi crescevano del 200 per cento su base mensile e del 5.000 per cento su base annua (tanto per avere un’idea, nell’area dell’Euro oggi l’inflazione è di circa il 2,5-3 per cento su base annua). Si racconta che a Buenos Aires i prezzi nei ristoranti e nei negozi fossero scritti su lavagnette con il gesso bianco per poter essere aumentati durante la giornata.

      Per combattere questo problema, il paese sudamericano decise di adottare un sistema di currency board: per legge venne dichiarato (1992) un cambio fisso con il dollaro Usa e si stabilì che ogni cittadino argentino potesse chiedere la conversione in dollari di qualsiasi ammontare di pesos (convertibilità piena). Per poter mantenere il cambio fisso e la convertibilità piena, la Banca centrale argentina doveva detenere un ammontare di riserve in dollari (e in titoli a breve denominati in dollari) almeno pari all’intera quantità di pesos circolante nel Paese.

      Il regime di cambio fisso eliminava di fatto ogni autonomia della politica monetaria argentina. In pratica era come se l’Argentina avesse realizzato un’unione monetaria con gli Stati Uniti adottando in sostanza il dollaro come valuta nazionale. Il currency board consentì all’Argentina di eliminare l’inflazione ma si tradusse rapidamente in una grave perdita di competitività per il sistema produttivo argentino: il pesos era sopravvalutato e quindi la carne e i prodotti argentini faticavano ad essere venduti all’estero mentre il paese era invaso da prodotti importati.

      L’Argentina accumulò in questo modo un ingente debito estero, necessario per finanziare le importazioni e per mantenere il cambio fisso con il dollaro. Il governo, d’altro lato, seguiva politiche restrittive per ridurre la dinamica delle importazioni. Perdita di competitività e politiche restrittive causarono una fase di recessione e di elevata disoccupazione (viene in mente la Grecia, vero?).

      Nel 1999 il Pil ebbe una contrazione del 4 per cento. Nel 2001 la crisi di fiducia raggiunse livelli altissimi e milioni di argentini iniziarono a ritirare i loro risparmi dalle banche, convertirono i pesos in dollari Usa e portarono all’estero questi dollari. Il governo per evitare il tracollo delle banche congelò per 12 mesi tutti i depositi bancari consentendo prelievi molto ridotti. Si ebbero manifestazioni in tutte le città, cortei che via via divennero violenti, con assalti alle banche (come in Grecia).

      A gennaio 2002 il governo Argentino dichiarò che non avrebbe pagato le cedole e restituito il capitale sui titoli del debito statale, dichiarò default. Si trattava del più grande fallimento della storia. Il debito argentino era stimato pari a 93 miliardi di dollari nel 2002. Contemporaneamente il governo abbandonò il tasso di cambio fisso con il dollaro e svalutò il pesos, in prima battuta di circa il 40 per cento. In questo modo si restituì ossigeno all’industria e al sistema produttivo argentino (ciò che la Grecia non riesce a fare). E’ come se l’Argentina fosse uscita dall’unione monetaria con gli Stati Uniti.

      A quale costo? Si calcola che il Pil dell’Argentina sia diminuito di circa il 40 per cento a seguito della crisi di default. Nel solo 2002 il Pil crollò dell’11 per cento rispetto all’anno prima. Si ebbe nella fase acuta della crisi un ritorno al baratto: i pesos erano ritenuti carta straccia. La Banca mondiale ha stimato che a ottobre 2002 (quindi nel pieno della crisi) circa il 58 per cento della popolazione argentina era caduta sotto la soglia della povertà e il 27,5 per cento era in uno stato di povertà assoluta, non era in condizione cioè di mangiare a sufficienza.

      Questi dati servano da monito a chi dice che l’Italia dovrebbe ripudiare il suo debito. Il debito pubblico argentino era nella quasi totalità in mano a soggetti stranieri. Il governo argentino, dopo una lunga trattativa con vari governi esteri (tra i quali l’Italia) e il Fmi stabilì, nel 2005, che il 76 per cento dei titoli di Stato venisse scambiato con nuovi titoli il cui valore nominale era molto più basso: tra il 25 e il 35 per cento del precedente valore nominale. Un grande esproprio ai danni di milioni di risparmiatori stranieri (tra i quali migliaia di famiglie italiane) che avevano investito in titoli pubblici argentini attratti da tassi di remunerazione molto elevati.

      Il pesos continuò a svalutarsi e si passò da un tasso di 1 peso per 1 dollaro vigente sotto il currency board a 3 pesos per 1 dollaro nel 2005. La svalutazione restituì competitività e l’industria argentina riprese ad esportare. Per circa cinque anni l’Argentina è stata tagliata fuori però dai mercati finanziari, considerata un pariah internazionale, anche negli organismi internazionali (Onu, Banca mondiale, Fmi etc.). Alcuni paesi per anni hanno deciso, per rappresaglia, di non acquistare più la carne e altri prodotti argentini.

      Si pensi ad un dato: il debito argentino era al suo picco pari a 120 miliardi di dollari. Il debito pubblico italiano è oggi pari a 1.875 miliardi di euro. Che succederebbe se….

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/25/litalia-sulle-orme-dellargentina/159984/

    1. mikaela 10 novembre 2011

      Io "chiuderei" la Bocconi, perche'
      e' un covo di delinquenti che sforna nemici del popolo,
      professori che stanno
      rovinando l'italia.
      Tutti servi del potere

      Tutti in galera per associazione a delinquere, il popolo italiano e' tutto obnubilato, manipolato, incapace d'intendere e volere, poi arrivano loro con le loro tesi liberiste.

      Ma chi sono sti bocconiani supportati dal grande potere. Non Capiscono niente ne' d'economia ne' di storia, possibile che nessuno se ne' accorto di quanto stiano manipolando tutti

      Azzittiteli cosi' non faranno piu' danni ci stanno affamando con il loro beneplacido, professori ignoranti che non hanno capito cosa sia la differenza fra il DEBITO che avevamo prima con la nostra moneta sovrana e quello accumulato dopo l'entrata nell'euro e se qualcuno l'ha capito tace perche' e' un servo del potere.

    1. mikaela 10 novembre 2011

      Perfetto,mi associo alla tua disamine.A mio avviso era quello che Berlusconi ha tentato di fare e l'hanno fatto fuori per la sua poca disponibilita.

      Ricordiamoci il caso degli Oleodotti con partecipazione ENI con la Russia e altre nazioni europee - la South Stream - La guerra mediatica che ci hanno fatto(nasturalmente appoggiati dalla sinistra italiana) quelli della British Petroleum per difendere il loro progetto Nabucco (suona piu' italiano e allora bisogna difenderlo ) l'altro e' in compartecipazione di Berlusca e porta pure un nome inglese quindi ancora piu' facile da aggredire per distruggerlo.

      I poveri ignoranti di sinistra hanno fatto finta di non capire che quella e`la nostra salvezza pur di leccare il grande potere.

    1. robybaggio80 10 novembre 2011

      "Il vero pericolo per l'Italia si chiama Giorgio Napolitano". Se non ricordo male, trovai questa frase di Fabrizio De André in una biografia firmata da Luigi Viva.

    1. mikaela 10 novembre 2011

      Blocco di conti dei RICCHI per paura che portino i soldi in svizzera vorrai dire ? quello l'hanno sempre fatto quindi anche se li bloccheranno ora avranno sempre tempo in futuro, questi sono gli unici conti /c che bloccheranno.

      Sicuramente ci sara' un tetto minimo per i normali cittadini che potranno usare liberamente i loro conti ed e' normale che chi ha ora 10.000 Euro in futuro si svaluteranno, pero' si svalutera' anche il costo della vita quindi il valore d'acquisto di prodotti interni piu' o meno e' sempre lo stesso.

    1. mikaela 10 novembre 2011

      @ morris .Ti sei appena iscritto per fare il copia e incolla di un giornale al sevizio del grande potere che ci ilumina sole delle cose negative che all 99% della gente non porta nessun beneficio e non glie ne puo' frega' di meno se vanno in bancarotta.

      Anche l'Argentina ha avuto una fuga immane di Capitale e tutti gli altri problemi qui descritti pero' si sono ripresi benissimo.

      Il problema e che a forza di laurearvi alla Bocconi conoscete solo i vostri libri di Testo scritti dagli stessi padroni che mandano avanti la Bocconi (universita' privata) dove vanno solo i figli dei ricchi perche' costa fior di milioni ( Nel 1990 credo 20.000 l'anno)supportate dalle aziende per cui speculate.

      Per salvare una economia ci vogliono gli economisti che studiano la macroeconomia dello stato e microeconomia delle aziende fare ricerche e applicate ai vari paesi e in questo caso l'Argentina che ultimamente e' il caso d'eccelenza.

      Quello che ha fatto la bocconi e i suoi laureati sino ad oggi l'abbiamo visto, e' ora di smetterla con questi aricoletti propaganda al sevizio del potere, smettetela di confondere le idee alla gente solo per paravi il sedere voi.

      Con i vostri studi l'Argentina sarebbe piu' in ginocchio di priva

      Le aziende che secondote' dovrebbero chiudere,se sono multinazionali se ne vanno, oppure saranno salvate dalla nuova lira emessa a debito dallo Stato italiano che potra' stampare la sua monete a iosa visto che c'e' ne' tanta poca in giro .

      Dall'altra parte rinasceranno tante piccole aziende nuove che faranno competizione a quelle estere e non dovremmo comprare dai cinesi.

      Voglio ricordare quelle donne che lavoravano a 4 Euro l'ora schiacciate sotto le macerie, ebbene piu' cinesi di cosi' si muore E loro poverine sono morte davvero per 4 Euro l'ora (che siano maleddetti ) mi dispiace ma sembra che nessuno se lo ricorda piu'

      Ci saranno meno tasse per le piccole imprese -Con la svalutazione del cambio euro lira si avra anche un abbassamento dei prezi ma difficolta' d'acquisto fuori pero' se bobbiamo stare nella Comunita' per acquistare le mele o la frutta esotica dal Cile ne faremo a meno tanto quello che ci compra il Cile sempre da noi lo comprera' perche' comunque svalutando la nostra lira saremo piu' competitivi della Germania e della Francia in qualsiasi settore.

      Avevamo tanto di quel latte che abbiamo riempito le fogne,tanta di quella Frutta che l'abbiamo Macerata per importarla da fuori europa ricominceremo a raccoglierla per i nostri mercati.

      Abbiamo tutto,e non abbiamo bisogno della Comunita' Europeo.Imparermo a girare piu' a piedi e cambiare la macchina solo quando sara' necessario cosi' ci sara' lavoro per i meccanici - e imparare a riciclare e studiare fonti per l'energia alternative.

      Basta con questa propaganda da Gatekeeper che para il sedere solo alle grande Aziende.

    1. Giancarlo54 10 novembre 2011

      Non mi addentro nella tua analisi, solamente faccio un appunto sulla questione "debiti esteri" che resterebbero in euro. E se non li pagassimo?

      Riguardo all'aumento delle materie prime certamente ci sarebbero, ma mi sembra che tu imposti tutto il discorso sul fatto che l'Italia resterebbe ancora nel circuito UE pur essendo fuori dall' euro. Secondo me è qui che si sbaglia. Cominciamo a ragionare sul fatto che se uscima dall'euro dobbiamo uscire anche dal circuito UE, ma le materie prime mica che le ha la UE, diciamo che il petrolio ce l'ha il Venezuela o l'Iran o la Russia. Mica ce lo ordinerebe il dottore di acquistare il petrolio dalle "Sette Sorelle". Ti ricordi un certo Enrico Mattei? Il boom economico italiano è figlio di Mattei e dell'ENI.
      E poi bisognerebbe ripensare al nucleare, partendo a tutto spiano con le centrali nucleari.
      Certo, ripeto, bisognerebbe reimpostare TUTTA la politica italiana, se non si parte da questo assunto, rischieremmo di finire nel tuo discorso. Insomma o le cose si fanno per intero o non si fanno per niente, inutile uscire dall'euro per poi restare nel campo UE.

    1. morris 10 novembre 2011

      COSA SUCCEDEREBBE SE L'ITALIA FALLENDO USCISSE DALL'EURO?

      La bancarotta con il botto. E' quasi impossibile che un default selvaggio non comporti anche un'uscita dell'Italia dall'euro. Tecnicamente, è un incubo: bisognerebbe rivedere i trattati europei e rivotarli, stampare la nuova moneta, riprogrammare computer e bancomat con la nuova valuta. Ma, economicamente, è molto peggio: all'impatto del default selvaggio bisogna aggiungere nuovi elementi. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all'estero, prima della conversione.

      Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l'assalto. Verrebbero varati stringenti controlli sui movimenti di capitali e, probabilmente, ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all'estero. Questo rilancerebbe le esportazioni (escludendo ritorsioni commerciali da parte degli ex partner europei), ma l'Italia, uscendo dall'euro, uscirebbe anche dall'Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico.

      La svalutazione, d'altra parte, rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende assai più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire, di gran carriera, l'inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall'entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all'Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%.

      Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell'Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d'Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%. All'Ubs sono, probabilmente, troppo pessimisti, ma il punto è che l'introduzione della nuova lira sarebbe assai diversa dalle svalutazioni della vecchia, perché rimarrebbero valide le precedenti obbligazioni dell'euro.

      I debiti fra italiani potrebbero essere ridenominati in un rapporto uno a uno (una nuova lira per un euro): chi ha un mutuo di 100 mila euro, si troverebbe con un mutuo di 100 mila nuove lire. Ma quelli esteri resterebbero in euro, da pagare con una moneta svalutata del 50-60 per cento.

      Per una economia, come quella italiana, profondamente integrata in Europa, sarebbe un massacro: molte aziende, con incassi in lire e debiti in euro, finirebbero schiacciate e, a catena, dovrebbero chiudere.

      http://www.repubblica.it/economia/2011/11/10/news/fuga_di_capitali_e_blocco_dei_conti_cosa_succede_se_l_italia_fallisce-24758407/?ref=HREA-1

    1. fricci 10 novembre 2011

      Scusate se ripropongo una domanda già fatta, a cui però non ho ricevuto risposta: perchè Barnard definisce l'Islanda come un paese in cui il governo di centrosinistrafascista ha fatto sfaceli e ha cambiato la costituzione?
      Molti sono gli economisti diciamo "no-global" che supportano il caso Islanda, a cominciare da Stiglitz e Krugman.
      Mi piacerebbe avere delle delucidazioni in merito.
      Grazie mille in anticipo.

    1. pippo74 10 novembre 2011

      Secondo me c'entrano per inquadrare il personaggio; uno che nega l'evidenza sul false flag dell'11/9 bisogna prenderlo con le pinze. per le scie chimiche meglio sorvolare, forse mi sono spinto oltre la comprensione di Barnard. ad ogni modo io ho segnalato 5 punti, sugli altri 3 non hai nulla da osservare?

    1. Georgejefferson 10 novembre 2011

      qui di seguito una provocazione interessante di un'anomino...vorrei sapere cosa ne pensate:Perché non parliamo della crescita economica infinita? E' possibile?
      Cosa succede ai cittadini con crescita bassa (sotto il 3%) o addirittura negativa?Cosa viene prima, la crescita economica o la produttività?
      La tecnologia, che impatto provoca (a condizioni invariate) sull'occupazione, sulla crescita, sul potere d'acquisto, sul benessere in generale?Il mercato può essere davvero libero? La mano invisibile esiste o è una bufala?La confluenza tra liberismo e democrazia è efficiente dal punto di vista dell'ottimo paretiano? Cosa provocano queste inefficienze: sull'occupazione, sul potere d'acquisto delle famiglie, sull'ambiente e sul benessere in generale?cosa scegliere; la dittatura del capitale (liberismo) o la democrazia?Possibili rimedi alternativi alle inefficienze?
      Possibili rimedi alle esternalizzazioni e alle assimetrie informative, conciliarle con la democrazia?PIENA OCCUPAZIONE: flessibilità oraria del lavoro o spese anticicliche, o azzerare i diritti (forse porterebbe alla piena occupazione)?Diminuire la spesa pubblica: incominciamo dai tagli ai stipendi, ai ritorni sul capitale (appalti) o ai tagli di diritti e salari?
      SONO POSSIBILI PROFITTI POSITIVI IN PERIODI DI STAGNAZIONE ECONOMICA E CON PIENA OCCUPAZIONE SENZA CREARE DEFICIT DI BILANCIO NEI PERIODI SUSSEGUENTI E CALO DEI CONSUMI?
      La moneta, è di per se una risorsa scarsa?Qual'è l'unità di misura del capitale?Quali sono le tre variabili fondamentali dell'economia?
      E' POSSIBILE ACCUMULARE CAPITALE SENZA UNO STATO CHE LO PROTEGGE (CREA E REGOLAMENTA IL MERCATO)?
      Cosa ne pensate dell'autogestione delle imprese? Unificandolo magari col principio del non profit? Funzionerebbe?
      Come finanzieresti tu la decrescita per salvaguardare e bonificare l'ambiente?Avere sempre più disoccupati è conseguenza della concorrenza?

    1. walterkurtz 10 novembre 2011

      Forse hai fatto un salto avanti nel tempo. Per ora (ancora almeno) la maggior parte di quelli che hanno acquistato gli iphone e le altre "meraviglie" tecnologiche lo hanno fatto solo ed esclusivamente per soddisfare il proprio ego consumatore. Se poi qualcuno ha pensato ai ricavi come dici tu, beh questo tipo di logica c'è sempre stata anche in tempi meno disperati di questi

    1. MATITA 10 novembre 2011

      conn una moneta libera.sovrana e senza controlli da centri finanziari vari o con una moneta comunquellegata al dollaro o all'euro?
      Ci passa una bella differenza

    1. modernateoriamonetaria 10 novembre 2011

      Che cavolo c'entrano le sciee chimiche? 11/9 Paolo ha detto che andrebbe condotta un inchiesta...bisogna esaminare tutte le carte ufficiali, solo così si può stabilire quello che è realmente accaduto

    1. Santos-Dumont 9 novembre 2011

      É raccomandabile masticare bene l'iPhone: lo sanno tutti che la prima digestione avviene in bocca! :D :D :D

    1. mikaela 9 novembre 2011

      Volevo solo precisare che questo mio amico non sapeva neanche che Berlusconi si era dimesso, glio ho chiesto un parere tecnico sul messaggio in inglese perche' volevo delle spiegazioni piu' approfondite sulle conseguenze dell'encefalogramma morto e non gli ho mandato neanche quello che ha scritto Barnard,pero' come vedi ha detto la stessa cosa -esattamente ha detto "quei Fi--- di------- hanno vinto"

    1. istwine 9 novembre 2011

      ma allora c'è ancora qualcuno che usa la logica! grazie nuvolealcielo, non avrei saputo dirlo meglio.

    1. ricmart 9 novembre 2011

      Si effettivamente hai ragione, il difficile è "restare vivi" se vuoi lottare contro il sistema, io l' ho visto in Libia, come hanno fatto saltare una miriade di imprese italo-libiche diciamo, nel momento in cui Gheddafi era diventato scomodo...
      Ma per me il fatto è che nessuno di questi nostri politici ci prova, nessuno cerca di metterci una pulce nell'orecchio, farci capire...la tristezza è che sono loro stessi corrotti, sono amici del... Vero Potere come dice Barnard...Penso che nessuno di tutti questi politici (europa,italia) sappia cosa sia il trattato di Lisbona ci scommetto, ma intanto l'hanno firmato...

      A me disturba l'esasperazione e gli atteggiamenti da so tutto io....o per citare Alberto Sordi.."io sono io e voi non siete un cazzo" ...sarà anche vero che siamo un paese di coglioni, ma tu devi informare le persone e cercare di far capire, non mandare a quel paese chi ha una formazione più accademica e meno pratica.
      Io comunque mi informo sempre su due sponde: destra sinistra, economista pessimista ed economista ottimista, moneta sovrana si moneta sovrana no,ecc... poi cercherò di ponderare e valutare bene chi le spara meno grosse....

      Come il fatto della moneta sovrana, il cavallo di Battaglia di B. ancora devo capirla bene sta cosa...perchè non capisco allora come gli americani rincorrano sempre i loro debiti, come rischiavano il default... e l'argentina che mi dice che va benissimo ora?mmm titubante su sta cosa molto titubante , io la conosco l'argentina, la cosa va meglio rispetto 10 anni fa, ma non bene come dice...

      chiudo dicendo che secondo me sono le banche, le banche più grosse a tenerci per le ball...

      Un saluto!

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