IL GIORNO DOPO TSIPRAS...E IN ITALIA ?

IL GIORNO DOPO TSIPRAS...E IN ITALIA ?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Non sappiamo ancora – nel momento in cui scriviamo – se Tsipras avrà guadagnato la maggioranza assoluta del Parlamento di Atene: molto dipenderà da questo aspetto, giacché – in caso contrario – i partiti che dovranno fornire la “ciccia” per la realizzazione del programma di Tsipras avranno più armi per mercanteggiare o, peggio ancora, per vendersi ai desiderata di Berlino. Staremo a vedere. Questo, perché il piano di Tsipras è ambizioso e, soprattutto, con un pizzico d’arroganza in politica estera:

Si parte dal capitolo per “affrontare la crisi umanitaria” dove con una spesa pubblica di 1.882 miliardi si contempla, tra le altre cose, di concedere l’elettricità gratis e sussidi per il pasto a 300mila famiglie povere, fornire 30mila appartamenti con un contributo per gli affitti, assistenza medica e farmaceutica gratis per disoccupati non assicurati oltre alla tessera speciale di trasporto pubblico. Il secondo pilastro intende “riavviare l’economia e promuovere la giustizia sociale” con l’estinzione di obbligazioni finanziarie ai fondi statali e di sicurezza sociale in 84 rate, l’innalzamento da 5mila a 12mila euro della soglia di esenzione fiscale, l’abolizione della tassa unificata di proprietà (Enifia) sostituita da una patrimoniale sulle grandi proprietà, lo stop ai pignoramenti sulle prime case e la nascita di un ente pubblico di intermediazione per la gestione del debito privato, fino al ripristino del salario minimo di 751 euro. Terzo pilastro è il “Piano nazionale per riconquistare l’occupazione” con un aumento di 300mila posti di lavoro in due anni e norme più stringenti in difesa dei lavoratori. Infine il quarto obiettivo: “Trasformare il sistema politico per rafforzare la democrazia”, puntando sulle forme di democrazia diretta e sul taglio ai costi della politica e alle immunità dei parlamentari.”Fonte: Formiche.net (http://www.formiche.net/2014/12/30/ecco-il-programma-tsipras-che-prova-piano-greco-nei-mercati/)

Di quale arroganza stiamo parlando? Di quella che renderebbe possibile il piano: Tsipras non ha chiesto la restituzione dei danni del debito di guerra tedesco della 2° GM – ben sapendo che tutto era stato alienato con la conferenza del 1953 – e nemmeno domanda l’uscita dall’euro, perché – intelligentemente – ha compreso che non è questo il nodo del problema. Hanno problemi anche gli Stati europei dove non c’è l’euro. Il vero problema è ribaltare il diktat imposto dai vari Schäuble (ministro tedesco delle finanze), confortato dal “nuovo corso” imposto negli ultimi tempi della reggenza Trichet, e poi magnificato da Mr. Draghi, ossia la preminenza – in affari economici (ossia, nel liberismo imperante: tutto) – dell’istituto di Francoforte sul parlamento europeo. Uno scippo di sovranità politica devastante per l’impianto dell’Europa e per la continuazione di questo esperimento che aveva, nei suoi prodromi, molti vantaggi – poi azzerati dalle lobby neoliberiste e filo-bancarie.

Tsipras ha compreso questa defaillance e la sostanziale debolezza intrinseca nello scippo istituzionale commesso da Trichet; per questa ragione affonda il coltello nella piaga e chiede: se nel 1953 ci fu una conferenza internazionale per salvare la Germania dal suo apocalittico debito di guerra (che l’avrebbe riportata nella situazione del 1919, con in aggiunta l’Orso Sovietico in agguato), perché oggi non fare lo stesso con la Grecia e con gli altri Paesi in difficoltà?
E’ chiaro che in politica estera non contano le richieste, ma il realismo (nel 1953, era scontata la scelta messa in atto nei confronti della Germania): una nuova forma di realismo politico, però, ci porta verso Madrid – l’altra sponda per Tsipras – dove Podemos ha tutta l’aria d’essere una formazione in crescita e di voler mettere in difficoltà l’establishment (internazionale) con richieste sensate e, soprattutto, inconfutabili sotto l’aspetto della legalità e della democrazia. E di poterle appoggiare, in futuro, con ampi consensi popolari.

E l’Italia? Cari amici: purtroppo, il gioco internazionale ha vinto in Italia, e siamo sotto scacco. C’era il rischio che l’Italia divenisse il centro di questo asse dell’Europa del Sud – che ha molte frecce al suo arco, ad iniziare dai porti ai quali la Cina ambisce (la vicenda Pireo: ricordate?) – e invece...invece gli USA hanno approvato il “piano Grillo” – cosa ti ha detto Spogli, Beppe? Raccontacelo, invece di sparare cazzate ed espulsioni – e anche il metodo, se ci pensate bene, è stato frutto di un’imbeccata.

Grillo poteva essere il depositario di un movimento anti-europeo (nei fondamenti, non nelle sovrastrutture)? Mai. Perché?
Poiché Grillo non ha scelto l’analisi politica e storica per gettare le basi del suo movimento, bensì ha cercato di creare surrettiziamente una base che tutto conteneva, un partito interclassista basato sullo schema della vecchia DC. Un posto dove c’era tutto ed il contrario di tutto, la beneficenza pietosa, l’idiosincrasia per l’immigrazione, l’odio verso l’euro – ritenuto cagione di tutti i mali lui stesso, non le regole che lo hanno creato e che gli stanno intorno – ma ha dimenticato che l’interclassismo regge solo sulla base di superiori ideologie, ad esempio – per la DC – il cattolicesimo. Così, si è trovato come compagni di strada Farage e Salvini: contento lui...ma quel partito interclassista è una ciofeca poiché non ha base ideologica. Né a destra e né a sinistra, e finirà con l’eterno 20% (finché durerà...), altro che il 51%! Intendiamoci bene: qui non si parla delle attuali destre e sinistre – né Le Pen e nemmeno Vendola & compagnia cantante – ma di quel progredire delle idee che – solo – era in grado di mostrare una via d’uscita. Il quale, paradossalmente, giunge dalla più antica nazione europea, dove tutto è nato: proprio dalla Grecia.

Come italiani, siamo oramai abituati ai politici-barzelletta, agli statisti-barzelletta, ai pensatori-barzelletta e non riusciamo più nemmeno ad immaginare che ancora possa esistere chi crea cultura, chi crea le basi per un futuro pensiero, per un’ideologia che ci privi delle prigioni delle passate ideologie. Un Latouche od un de Benoist, ad esempio. Per questa ragione l’Italia brilla per la sua assenza: da noi, non esiste nulla di paragonabile a Syriza od a Podemos!

I nostri politici, quando avranno terminato di recitare la loro parte sul proscenio del Bagaglino/Politica attiva, andranno tutti all’Isola dei Famosi. Probabilmente anche Grillo è già prenotato: triste fine per un Paese che credeva d’essere l’ago della bilancia del Sud Europa, ed è finito invece per essere solo l’ago nelle vene di un povero demente anziano colpito da Alzheimer. L’Alzheimer della politica e della Storia.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2015/01/il-giorno-dopo-tsiprase-in-italia.html

25.01.2015

Commenti (26)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Hamelin 27 gennaio 2015

      Spero di no .
      Ma le premesse che ha dato in campagna elettorale sul compromesso sull' UE che a mio parere non ci puo' essere non fanno pensare nulla di buono .

      Quindi penso che si lascierà comprare ...

    1. SanPap 27 gennaio 2015

      L'euro è una moneta è un' unità di misura.....un equivalente

      Non credo proprio, il metro è un'unità di misura: se voglio la uso e non devo pagare il pizzo a nessuno; se non mi va uso i palmi, cubiti, piedi e pollici, sempre senza pagare il pizzo.

      Il problema dell'euro è che non è nostro, e per usarlo dobbiamo chiederlo in prestito, e quindi rendere conto a tutti gli altri di quello che ci facciamo (ricordi: mamma mi dai 1000 lire ? che ci devi fare ? e non potevi rispondere: sono fatti miei perché altrimenti le 1000 lire non le vedevi) e pagare il pizzo (ricordi: le 1000 lire te le do, ma tu mi devi telefonare appena arrivi, hai capito appena arrivi !) (tratto da una lettera giovanile di K. Marx a V.Lenin)

    1. oriundo2006 26 gennaio 2015

      Ma può davvero uscire dall'Euro unilateralmente ? Qui da ultimo una disanima ragionata dei costi per l'intero edificio europeo, Italia in testa: www.facebook.com/udo.gumpel/posts/10205946536811694

      In questo mondo tutti poi hanno degli 'sponsor'. La Grecia fatica a trovarlo ma potrebbe essere l'America ad essere interessata ad infilare un altro cuneo nell'Europa e nell'Euro, come da anni prova a fare: con un discreto successo, dire, soprattutto perchè a differenza della Germania ( sempre odiata ) gli Usa sono sempre amati dalla gran massa della gente qualsiasi cosa facciano e dicano. Stacco dall'Euro e 'appoggio' sul dollaro, in cambio di ulteriori basi e ulteriori servitù fisiche e mentali sulla popolazione. E' un tradimento: ma in Italia tanto per far degli esempi siamo dei maestri. Potremmo insegnar loro come si fa, al limite a servire a due padroni. Seconda ipotesi, una 'sponda' filorussa in virtù della fede ortodossa. Lo vedo poco, anche perchè Tzipras non è interessato alla religione, e lo ha dimostrato anche adesso nel suo giuramento senza riferimenti religiosi. Ma potrebbe essere una àncora di salvezza per un paese che NON può difarsi di un debito in mano a creditori internazionali sperando di cavarsela a buon mercato, così unilateralmente: senza accordi e patti taciti e segreti l'ellade naufragherebbe immediatamente. Guardate la Russia come sta 'soffrendo' per mano dei soliti e vedo poco interessante per i russi impelagarsi con gli infidi 'cugini' levantini. Hanno già rifiutato di farlo con Cipro ( ed hanno sbagliato, a mio avviso ) e adesso proprio non possono anche lo volessero. Conclusione ( provvisoria ): se la Grecia stampa la sua nuova moneta SENZA l'appoggio americano con la nuova dracma ci possono giocare a cippa-lippa. E quello che hanno sofferto finora si presenterebbe come un antipasto. Un gustoso tzadziki in attesa del piatto 'forte'. Sponsorizzato dalla Nato.
    1. sotis 26 gennaio 2015

      lo speri?

    1. Tetris1917 26 gennaio 2015

      :-)) hai ragione!

    1. Tetris1917 26 gennaio 2015

      Fai tenerezza.

    1. epicblack 26 gennaio 2015

      un articolo inutile e banale, basato sui soliti "luoghi comunisti"

    1. AlbertoConti 26 gennaio 2015

      "Hanno problemi anche gli Stati europei dove non c’è l’euro. Il vero problema è
      ribaltare il diktat imposto dai vari Schäuble (ministro tedesco delle finanze),
      confortato dal “nuovo corso” imposto negli ultimi tempi della reggenza Trichet,
      e poi magnificato da Mr. Draghi, ossia la preminenza – in affari economici
      (ossia, nel liberismo imperante: tutto) – dell’istituto di Francoforte sul
      parlamento europeo. Uno scippo di sovranità politica devastante per l’impianto
      dell’Europa e per la continuazione di questo esperimento che aveva, nei suoi
      prodromi, molti vantaggi – poi azzerati dalle lobby neoliberiste e
      filo-bancarie."

      Ecco l'errore interpretativo di Bertani e dei "classici"
      come lui: non aver ben chiaro in testa cos'è la moneta moderna. Infatti
      distingue l'indistinguibile (moneta e sua gestione pratica) e confonde le
      differenze (l’istituto di Francoforte cui si riferisce pensa sia la BuBa, mentre
      invece è la Deutsche Bank, semmai, che ne è la controllante di fatto alla faccia
      del diritto).

      Riferirsi ad una Danimarca che "non ha l'euro" (ad
      es.) per dimostrare che non è l'euro il problema è semplicemente ingenuo,
      oltre ogni limite di tolleranza conoscitiva.

      Questo euro è prima di tutto
      un sistema di governo fraudolento e tirannico, e non è la Grecia che potrà
      spezzarne il maleficio, ma semmai l'Italia.
      Anche questo non è ancora ben
      chiaro a molti che proiettano le loro speranze sul "maggior successo dell'euro",
      come l'idiot de la famille sentenziò improvvidamente. Se non saremo in grado di
      supportare la Grecia con tutto il nostro peso saranno dolori per tutti.

    1. Franco-Traduttore 26 gennaio 2015

      Guarda, fenomenalissimo Tetris, che la produzione riprenderà, uscendo dall’euro, perché finalmente l’economia italiana potrà contare su una moneta che la rappresenta.

      La moneta che in questo momento utilizziamo (l’euro) è sopravvalutata di circa il 25 – 30% rispetto ai fondamentali dell’economia, ed allora da un lato è difficile esportare (il 60 – 70 % delle esportazioni sono intra-E.U., e la perdita di competitività, a causa dell’euro, è palese. Sull’argomento leggi il commento che ho postato poco sopra, se te ne va), e dall’altro il mercato interno è alluvionato da prodotti tedeschi (perché, per i tedeschi, l’euro è una moneta sottovalutata. Un litro di latte tedesco, costa 40 cents meno di quello italiano, ed allora se compri il latte al supermercato, compri quello tedesco o quello italiano?).

      Capito? Ma sei un troll? Sull’argomento sono stati postati decine di articoli! La moneta non è un’unità contabile, è la misura del valore di un prodotto. La speculazione c’è finché c’è uno squilibrio da colmare.

      Una volta che lo squilibrio è colmato (svalutando nella misura sufficiente a colmare il gap di competitività), la speculazione si ferma. Quanti anni hai? Non ricordi il 1992? Bel marxista che sei (visto che hai detto poco sopra di aver letto Marx). Non si può svalutare la moneta, ed allora sei felicissimo di svalutare i salari.

      Tempo fa feci pubblicare un commento sul forum di CdC, ovvero la traduzione in italiano di uno studio della Bank Of America/Merril Lynch, nell’ambito della serie Cause and Effect, intitolato “Game Theory and Euro Break Up Risk Premium”. Se lo cerchi dovresti trovarlo (io non ho più il link). Sai qual è il paese che, secondo lo studio, ha più interesse ad uscire dall’euro? Ebbene sì, proprio l’Italia (a pari merito con l’Irlanda). Buona lettura!

    1. Franco-Traduttore 26 gennaio 2015

      Fenomenalissimo Tetris, guarda che Marx l'ho già letto, non so francamente tu. Guarda che, tanto per chiudere, "Anschluss" è per qualche verso il prequel dei due testi di Bagnai. Quello che sta descrivendo Bagnai, è quello che è già successo e descritto da Giacché in occasione dell'annessione (di questo si tratta) della Germania dell'Est.

    1. Robius 26 gennaio 2015

      Mi hai tolto le lettere dalla tastiera

    1. Tetris1917 26 gennaio 2015

      grazie qualcosa ho già letto. Ma detto questo ti controconsiglio l'introduzione de Il Capitale di K Marx.......nella fattispecie dove si parla di valore, di equivalenti, di moneta e di denaro......iniziamo dai fondamentali per piacere le lezioni....se è il caso!!
      P.S risparmiami il professore di Pescara però. Giacchè mi potrebbe pure stare bene come studio, ma Bagnai lo salto mi spiace!!

    1. Tetris1917 26 gennaio 2015

      sembra la teoria del tutto. Sinceramente l'euro che debba per forze di cose morire, è come quando negli stati uniti d'america gli stati confederali dichiaravano morti gli stati uniti....finì in guerra e dopo gli USA andarono spediti verso quello che oggi sappiamo...
      L'euro è una moneta è un' unità di misura.....un equivalente.....sono i rapporti di potere/produzione/classe che fanno la moneta e non viceversa.....

      Dite piuttosto come pensate voi euroNO riprendere la produzione industriale una volta usciti dall'euro? Come farete a non far deprezzare la ricchezza privata ancora in mano agli italiani, come difenderete l'oro nazionale quando per forze di cose i rigori della speculazione colpiranno lo stivale?

    1. Franco-Traduttore 26 gennaio 2015

      Caro Tetris 1917, fai così: prima leggi "Anschluss" di Vladimiro Giacché, poi "Il Tramonto dell'Euro" ed infine "L'Italia Può Farcela", gli ultimi due di Alberto Bagnai. Quando li avrai letti fammi sapere, ti consiglierò qualche altra lettura. Credo che tu ne abbia fortemente bisogno.

    1. Rosanna 26 gennaio 2015

      Vorrei aggiungere che la fine dell'euro ormai è segnata, è solo questione di tempo. Mentre Tsipras, dopo la vittoria, ha subito
      chiarito la sua lealtà all'euro e all'Europa, da riformare ma non da
      abbattere:

      "Troveremo con l'Europa una nuova soluzione per far uscire la
      Grecia dal circolo vizioso dell'austerità e per far tornare a crescere
      l'Europa. La Grecia presenterà ora nuove proposte, un nuovo piano
      radicale per i prossimi 4 anni».

      Tsipras vuole un'Europa ancora più
      forte eliminando l'aspetto più impopolare, ovvero l'austerità: "I greci
      hanno mostrato la strada del cambiamento all'Europa", definendo la
      troika «una cosa del passato. Il voto contro l’austerità è stato forte e
      chiaro".

      Tsipras che ha indicato in Matteo Renzi il suo idolo da
      emulare, ha
      confermato di essere per l'euro, per l'Unione Europea, per il
      consolidamento dell'Unione Europea unificando le finanze e il debito al
      fine di eliminare l'austerità.

      Ecco perché gli hanno permesso di vincere con queste percentuali così alte, perché nulla cambierà, anche se tutto sembra cambiare. E forse è lo stesso motivo per cui il M5S in Italia è più osteggiato dai mezzi d'informazione, cartacea e mediatica, mentre i suoi esponenti sono esclusi continuamente dal dibattito, perché considerati "incompetenti e incapaci". Forse sono veramenre solo "scomodi al sistema".

    1. Cornelia 26 gennaio 2015

      Caro Bertani,

      appena scritto il tuo articolo è già inutile.

      Tsipras si è appena alleato con l'estrema destra.

      Ora cosa hai da dire ancora di Grillo e Farage?
    1. Franco-Traduttore 26 gennaio 2015

      ….. e nemmeno domanda l’uscita dall’euro, perché – intelligentemente – ha compreso che non è questo il nodo del problema. Hanno problemi anche gli Stati europei dove non c’è l’euro.

      Ma perché, visto che in vita sua non ha mai aperto un libro di macro-economia, il buon Bert(s)ani parla di economia? Cosa direbbe, egli stesso, se qualcuno si mettesse a sproloquiare, senza avere alcuna competenza, su argomenti che egli, invece, conosce benissimo?

      La ripresa in Grecia avrebbe come conseguenza la creazione di un deficit nella bilancia commerciale di quel paese, lo stesso deficit che ha causato la crisi all’interno dell’Eurozona (altro che debito pubblico!), e che in Italia ha causato l’arrivo di Monti.

      Semplificando al massimo, la ragione del deficit è nella migliore competitività di alcune economie rispetto ad altre, generata fraudolamente dai paesi del “Nord” (fraudolamente perché non concordata, contrariamente a quanto Maastricht pur prescriverebbe), con riforme tipo la famigerata Hartz IV (mini jobs).

      La crescita greca (come quella dei paesi del “Sud”), in assenza di flessibilità monetaria, sarebbe possibile solo se, contemporaneamente, le economie del “Nord” inflazionassero un po’ di più le loro economie rispetto a quelle del “Sud”.

      Voglio dire: se i paesi del “Sud” generassero una domanda tale da creare – che so? – il 2% di inflazione, e nel frattempo le economie del “Nord” ne generassero una tale da creare il 4% di inflazione, da un lato migliorerebbero le economie del “Sud”, dall’altro si darebbe inizio ad un processo che in 10-15 anni porterebbe a riallineare la competitività all’interno dell’Eurozona (per “generare” inflazione, ovvero “domanda”, la storia ci insegna che si deve agire sulle dinamiche delle retribuzioni e non tanto, ad esempio, sui QE).

      Risulta, al Signor Bert(s)ani, che in Germania abbiano questa intenzione? Ma in che mondo vive? C’è solo da ridere. Dal dopoguerra la Germania non cerca altro che di incastrare gli altri paesi europei all’interno di vincoli monetari (i vari “serpenti monetari”, ad esempio) e, ora che c’è riuscita, rinuncia al vantaggio competitivo? Per favore!

      A bocce ferme, una ripresa greca finirebbe con l’avvantaggiare le economie del “Nord” (vista la loro migliore competitività), fino a quando l’esplosione del deficit commerciale dei paesi del “Sud” farebbe tornare a situazioni già viste in passato (2008 e anni seguenti).

      Niente è possibile fino a quando i deficits non potranno essere combattuti con la flessibilità valutaria (o, in presenza di uno Stato, cosa che l’Eurozona non è, con i trasferimenti fiscali).

      Tsipras temo che sia solo una foglia di fico. Sarei comunque lietissimo di essermi sbagliato e chiedere scusa. Ma temo, purtroppo, che non accadrà.

      CONCLUSIONE? E’ PROPRIO COLPA DELL’EURO, SIGNOR BERT(S)ANI (CHE PENA!), SI RASSEGNI E, PRIMA DI SCRIVERE, STUDI UN PO’ DI MACROECONOMIA, NON FOSSE ALTRO CHE PER EVITARE BRUTTE FIGURE CHE LEI SENZ’ALTRO NON MERITA.

      P.S. Paradossale l’affermazione “Hanno problemi anche gli Stati europei dove non c’è l’euro”. Giustifica l’affermazione iniziale, che mai l’autore ha aperto un libro di macro-economia in tutta la sua vita! NON E’ VERO. Gli Stati europei fuori dall’euro stanno meglio, ma proprio molto meglio, di quelli che fanno parte dell’eurozona. Perché non va a leggere qualche dato (crescita, disoccupazione etc.), per favore?

    1. Tetris1917 26 gennaio 2015

      come è messo il mondo, una lira non avrebbe senso se non far fallire definitivamente quel poco che rimane in piedi.

    1. Earth 26 gennaio 2015

      Ho pensato alla stessa cosa.

    1. adriano_53 26 gennaio 2015

      ma bertani non era quello che aveva comunicato, urbi et orbi, la sua decisione di ritirarsi dalla tastiera per annegare il resto della sua disillusa esistenza nei tramonti sul mare?
      Era una decisione saggia.

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