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IL FUTURO E' MADE IN CHINA

DI ERIC MARGOLIS
Common Dreams

Mentre gli elettori americani affibbiavano a George Bush ed al suo partito Repubblicano Sudista una meritata e da tempo attesa bastonata, io mi trovavo in Cina ad osservare una nazione che, nonostante sia rigidamente assolutista, è perlomeno governata da gente capace ed intelligente piuttosto che da goffi politici ed ideologi folli come quelli che hanno portato l’ America ad incagliarsi.

Qua in visita a Beijing per l’ennesima volta dal 1975 ho visto il futuro ed è ancora marchiato “Made in China”.

Questa gigantesca metropoli di 25 milioni di abitanti, sembra destinata a diventare la nuova capitale mondiale – a patto che l’ economia cinese, che sta ancora crescendo di oltre il 10% all’ anno, rimanga forte e che continui la stabilità politica. Gli immensi grattacieli, gli enormi palazzi del governo, le strade larghe ed intasate dal traffico e la puzza di smog e polvere donano a Beijing l’aspetto di una capitale imperiale da film di fantascienza.La settimana scorsa Beijing ha ospitato un vertice grandioso per 48 capi di stato africani che hanno ricevuto 10 miliardi di dollari in aiuti dal nuovo presidente della Cina, Hu Jintao.

La Cina è affamata di energia e attualmente importa 30% del petrolio che consuma dall’ Africa. L’ Angola ha appena superato l’ Arabia Saudita diventando il pricipale fornitore di petrolio della Cina.
La Cina è fermamente intenzionata ad assicurarsi la quota principale delle riserve di petrolio africane e di altre risorse strategiche. Il commercio tra la Cina e l’Africa è cresciuto del 30% raggiungendo i 50 miliardi di dollari nel 2003.

La politica cinese di neutralità significa che il commercio e gli aiuti giungono senza obbligo alcuno, un vantaggio considerevole per i regimi dittatoriali africani. Almeno la Cina non è ipocrita. Mentre Washington boicotta il Sudan e lo Zimbabwe per questioni di diritti umani intrattiene ottimi rapporti con altre nazioni con una storia di gravi infrazioni come l’Egitto, il Marocco, l’ Algeria e la Tunisia.

Il vertice si è svolto in pompa magna, con convogli di pezzi grossi in limousine che sfrecciavano per le strade, ballerine, musicisti, acrobati, piccoli eserciti di guardie del corpo e reggimenti della temuta polizia paramilitare cinese, i Wujing, che guardavano tutti con fare intimidatorio.

La Cina ha annunciato per il terzo trimestre un surplus di 102 miliardi di dollari americani. Le riserve monetarie di Beijing hanno infine superato i 1000 miliardi di dollari americani, sorpassando il precedente re dei contanti, il Giappone.

Beijing continua a finanziare le sfrenate spese dell’ America prestandole miliardi.

Il mastodontico saldo attivo della Cina e la crescente marea di investimenti stranieri hanno inondato le banche cinesi di denaro contante.

Questo a sua volta ha portato investimenti e speculazioni indiscriminate, specialmente nel campo immobiliare, ed una frenesia da febbre dell’ oro che spesso ostacola un solido sviluppo economico della Cina.

Questo profluvio di soldi costituisce un grave pericolo. Investimenti indiscriminati portano ad una produzione eccessiva che poi può causare una crisi deflazionaria che potrebbe portare al collasso economico. Il Giappone ha fatto un’ esperienza simile negli anni 90.

Il governo cinese ha tentato senza troppo successo di contenere questa esplosione di investimenti. Tuttavia Beijing si rifiuta di far fluttuare la propria valuta, lo yuan, controllata e gravemente deprezzata, contro i desideri dei propri partner commerciali.

Lo svalutato yuan ha donato alla Cina il suo gigantesco surplus, è il motore di crescita che ha tirato la nazione al di fuori della povertà. La Cina deve ancora occuparsi di centinaia di milioni di agricoltori, impiegati statali e disoccupati in difficoltà. Quindi si rifiuta di lasciare che lo yuan cresca oltre il 5%.

A detta dei banchieri cinesi se si lasciasse fluttuare lo yuan la gente si affretterebbe a convertire in dollari, causando una crisi finanziaria gravissima.

Troppi contanti

E comunque, sostengono i funzionari cinesi, perchè dovrebbe pagare la Cina per la dissolutezza dell’ America, per il suo rifiuto di risparmiare e l’ accumulo di enormi deficit, rivalutando lo yuan?
L’ Erario americano sta stampando troppi soldi per mantenere in crescita l’ economia americana, gravata dai debiti.

Dato che il 60% dei dollari americani finisce all’ estero, le spese avventate dell’ amministrazione Bush e le sue politiche finanziarie troppo stimolanti hanno causato una pericolosa inondazione di contanti nel mondo e gravi squilibri all’ economia globale.

I Repubblicani statunitensi farebbero bene a prendere lezioni di capitalismo dai comunisti cinesi, che hanno sconfitto i diavoli occidentali al loro stesso gioco.

Eric Margolis
Fonte: http://www.commondreams.org
Link: http://www.commondreams.org/views06/1112-28.htm
12.11.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIEL MONTI

Pubblicato da Davide