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IL FINE DEL GOVERNO MONTI. COME REAGIRE (E COME NON REAGIRE)

DI PAOLO FRANCESCHETTI
paolofranceschetti.blogspot.it/

1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti. 2. Come non reagire. 3. Come reagire.

1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti

Pochi giorni fa sono scesi in piazza i poliziotti in varie parti d’Italia; nello stesso giorno protestavano a Montecitorio gli avvocati e pochi giorni prima avevano manifestato gli insegnanti. Sono categorie, queste, poco inclini alle manifestazioni di piazza, ma se lo hanno fatto è per un solo e semplice motivo: la misura è colma e il paese sta per scoppiare, nel senso che stanno per scoppiare disordini di massa, scontri, caos e malessere sociale.

Parto dall’analisi di due vicende che hanno coinvolto le due categorie degli avvocati e degli insegnanti.

Per quanto riguarda gli avvocati, le novità di questi ultimi tempi sono le riduzione dei tempi della pratica legale, l’abolizione delle tariffe minime, e la tragicommedia della mediazione civile risolta – come era facile prevedere – in un bluff.

Mi soffermo in particolare su questa vicenda della mediazione, spiegandola ai non addetti ai lavori (quindi i giuristi mi perdoneranno se non uso il giuridichese e semplifico alcuni concetti).

Nel 2010 è entrata in vigore la mediazione obbligatoria per i procedimenti civili; in sostanza il legislatore ha detto: “Da adesso in poi, prima di fare una causa civile, si va prima da un mediatore che cerca di pacificare le parti, così si evita il processo e si fa tutto in tempi rapidi”.

Messa così, al cittadino ignorante poteva sembrare una buona cosa.

I problemi erano però i seguenti:

– i costi erano elevati;

– venivano affidate cause molto complesse, che richiedevano una preparazione lunga e specialistica, a soggetti del tutto privi di competenze giuridiche (geometri, ragionieri, architetti, ecc.) che diventavano mediatori (e quindi sostanzialmente assolvevano a funzioni identiche a quelle di un magistrato) con pochi giorni di un corso, al termine del quale si veniva abilitati a diventare mediatori;

– il mediatore lo sceglieva la parte; in altre parole se io decidevo di fare causa a Tizio, andavo dal mediatore che sceglievo io, ovviamente scegliendo un mediatore amico/parente/corrotto.

Fin dai primi tempi, infatti, il risultato di questo schifo di legge – che si traduceva, in sintesi, in una sorta di privatizzazione della giustizia, che veniva esercitata da persone spesso incompetenti e corrotte – era che la maggior parte delle mediazioni sono andate deserte.

All’indomani dall’uscita della legge, si sono precipitate migliaia di persone a fare corsi di mediazione, creare società di mediazione, ecc., nella maggior parte dei casi giovani avvocati senza lavoro che vedevano nella mediazione una prospettiva di lavoro in più; nessuno si è fatto venire il dubbio che tutta questa “facilità” nell’accesso a una nuova professione nascondesse qualcosa di diverso e che i conti non tornavano.

Era inevitabile l’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale, così come è stata inevitabile la bocciatura da parte della Corte. La Corte Costituzionale, con un colpo di penna, ha cancellato in un istante speranze di lavoro, reso inutili gli sforzi di chi aveva creato le società, buttato a mare i milioni di euro spesi per realizzare questo istituto.
Ora, aggiungo, è facile prevedere che la mediazione verrà riproposta in forme diverse, con la scusa che è un istituto che ha ricevuto l’avallo anche dell’UE; ed è facile prevedere che la Corte Costituzionale boccerà nuovamente anche la mediazione riformata che gli organismi appositi, d’intesa col governo, predisporranno.
Il motivo è presto detto.

La mediazione è stata creata fin dall’inizio per sfasciare in modo definitivo la giustizia civile (che comunque era già vicina al collasso) e per creare malesseri e disordini nella categoria degli avvocati. La bocciatura della Corte Costituzionale, infatti, lungi dall’essere un’operazione di giustizia, era semplicemente parte del progetto complessivo, che ancora non è terminato.

Situazione analoga per gli insegnanti.

Il governo dapprima ha varato un concorso demenziale per reclutare nuovi insegnanti, dicendo che in questo modo creava nuovi posti di lavoro; ma contemporaneamente ha elevato il numero di ore di lavoro agli insegnanti di ruolo, togliendo così diversi posti di lavoro ai precari.

Mi spiego meglio.

Per decenni, da che ho memoria io, l’orario di lavoro degli insegnanti è stato sempre di 18 ore settimanali. Un numero di ore che può sembrare basso, ma a cui poi andavano aggiunte le ore per i consigli di classe, per il ricevimento, per la correzione dei compiti, per l’aggiornamento, ecc.

Improvvisamente, dopo decenni, il governo decide di elevare il numero di ore degli insegnanti a 24 ore settimanali. Il 33% di ore in più, che si traduce nella perdita secca del 33% dei posti di lavoro per gli insegnanti precari.

In sostanza il governo da una parte ha detto “ragazzi ecco che creo posti di lavoro” varando un concorso demenziale destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale; dall’altro ha tolto lavoro ai precari dimostrando in tal modo che non gliene frega nulla della creazione di nuovi posti di lavoro.

Scopo di tutta la manovra?

Far incazzare i precari, far incazzare gli insegnanti di ruolo, insomma far incazzare tutti e mettere ogni categoria l’una contro l’altra, oltre a far perdere loro una marea di tempo e soldi in ricorsi al TAR, proteste, manifestazioni ecc.

Si osserverà che aumentando le ore ai docenti di ruolo in questo modo si fanno “tagli” e si risparmiano soldi; è semplice invece rispondere che per risparmiare era sufficiente evitare il maxi concorso demenziale che farà spendere soldi inutili senza creare alcun posto di lavoro in più, e magari si poteva tagliare qualche finanziamento ai pescatori di granchi in Kiribati, o anche – perché no? – operare un drastico ridimensionamento dei fondi dati agli apicoltori della Slovenia e ai ristoranti vegetariani in Groenlandia.

A questi provvedimenti dobbiamo aggiungere la chiusura dei piccoli tribunali di provincia (gli unici che funzionavano davvero, perlomeno per quanto riguarda i tempi e i costi); l’IMU che sottrae liquidità agli imprenditori già in crisi accellerando il fallimento in atto della maggior parte delle imprese italiane; il taglio dei fondi agli ospedali e la chiusura di molti centri di pronto soccorso; gli sgravi fiscali per chi assume lavoratori extracomunitari (con il risultato che alcune imprese licenziano i lavoratori italiani per assumere extracomunitari); i tagli alla polizia; la liberalizzazione delle licenze di commercio, colpo mortale a chi aveva speso centinaia di migliaia di euro per acquistare una licenza di pizzeria o di altre attività commerciali; ecc.

Ormai anche le persone più ignoranti e poco inclini al “complottismo” si sono accorte che gli ultimi provvedimenti del governo Monti vanno in una sola direzione: lo sfascio del paese.
La domanda è: perché? E ad essa abbiamo risposto più volte (creazione di malcontento, al fine di instaurare una dittatura e accentrare i poteri dell’UE).

Lo ha detto chiaramente Monti in un’intervista: “La crisi è una cosa positiva, l’Europa ha bisogno di crisi”. E Napolitano di recente ha detto che per reagire alla crisi è necessario “cedere ulteriori quote di sovranità all’UE”, ovvero rafforzare l’UE (una stronzata colossale, simile a quella dei medici del ’400 che curavano prevalentemente col salasso e, a fronte di malattie gravi cui non sapevano come reagire, per prudenza praticavano un “salasso”).
Quello che adesso voglio cercare di spiegare è cosa non bisogna fare, e cosa invece si potrebbe fare per reagire.

2. Come non reagire.

La prima cosa da non fare è quella di scendere in piazza e manifestare.
Alle prime manifestazioni, fino ad oggi pacifiche, seguiranno infatti scontri di piazza, ove ovviamente lo scontro partirà da agenti dei corpi speciali infiltrati, travestiti da Black Block o da manifestanti normali, per scatenare il caos, come è avvenuto a Genova durante il G8 o l’anno scorso a Roma.
Il governo vuole che manifestiamo….e, proprio per questo, noi non dobbiamo manifestare.

L’altra cosa da non fare è spendere tempo e soldi in ricorsi inutili all’UE, alla Corte di Giustizia e ad altri organismi, per rivendicare il proprio diritto di sovranità, la proprietà del denaro, ecc. In realtà si tratta di rivendicazioni sacrosante, ma che verrebbero fatte a organi che sono strumenti docili e corrotti di quello stesso potere che si vuole combattere. Questi ricorsi (tra i quali rientra anche quello effettuato per abrogare – legittimamente – la mediazione, o quello che verrà fatto per annullare – sempre legittimamente – il concorso nella scuola) sono ampiamente programmati e previsti.

In linea di massima, tutto il sistema legale e dei tribunali è un’immensa macchina per far perdere tempo, soldi e dignità ai cittadini, facendoli sperare in una giustizia che cali comunque sempre dall’alto, ovvero una giustizia che provenga da quelle stesse fonti che hanno creato il disagio e il malessere contro cui si pretende di combattere. Rivolgersi a un tribunale per avere giustizia, cioè, è come rivolgersi a Totò Riina per avere giustizia perché la mafia ti ha ammazzato un parente.

3. Come reagire

Gli esempi di cose da fare sono molti, e mi sono venuti in mente in questi anni viaggiando per l’Italia o all’estero e vedendo questi fenomeni. Negli USA ho visto locali che servivano pasti gratis all’ora di chiusura, con il cibo avanzato e non venduto. In Spagna i medici hanno deciso che, nonostante i tagli, cureranno lo stesso i malati, gratis. Un imprenditore agricolo italiano, invece di licenziare i dipendenti, li ha organizzati in una specie di comunità, in cui ciascuno mette a disposizione ciò che ha e le proprie competenze (chi fa il meccanico ripara gratis tutto ciò che si rompe alle famiglie dei dipendenti, chi fa il sarto cuce i vestiti se servono, i prodotti agricoli vengono portati a casa dai dipendenti e una parte dell’azienda è stata adibita a orto e ad altri prodotti di consumo giornaliero, ecc.). In un altro caso mi è capitato un’imprenditore che ha dovuto licenziare i dipendenti, ma ha provveduto, tramite amicizie e conoscenze, affinché le famiglie continuino ad avere vitto e alloggio, mettendo a disposizione un casale per coloro che non potevano permettersi l’affitto e assicurandosi che tutte le famiglie dei disoccupati, tramite gli abitanti del paese, abbiano da mangiare tutti i giorni.

Vediamo quindi quali potrebbero essere le mosse da effettuare per affrontare la crisi:

– Creazione di monete locali da parte degli amministratori dei piccoli comuni (in teoria sarebbe possibile farlo anche nei grandi comuni), sull’esempio del SIMEC di Giacinto Auriti. Mi si obbietterà che il SIMEC è un progetto che fallì perché la guardia di finanza né impedi il proseguimento arrivando addirittura a perseguire legalmente il professor Auriti; replico che in realtà la moneta di Auriti non era illegittima, che oggi i tempi sono maturi per un’operazione del genere su larga scala ad iniziativa di sindaci e amministratori locali, e che peraltro si potrebbero operare piccoli correttivi legali per evitare l’intervento della guardia di finanza e delle autorità monetarie. Ad esempio, invece di moneta, si potrebbe chiamare buono. 

– Organizzarsi a livello locale tra cittadini. Specie nei piccoli paesi, è assolutamente possibile creare piccole forme di vita comunitaria, in cui ciascuno metta a disposizione le sue competenze e le sue capacità gratuitamente, per ricevere in cambio altri beni e servizi a titolo gratuito.

– Organizzazione di piccole comunità autosufficienti, di natura prevalentemente agricola, in cui si torni a vivere e a lavorare come nelle campagne di 50 anni fa.
A titolo di esempio:

–  imprenditori che abbiano a disposizione capannoni sfitti, potrebbero cederli in uso gratuito a gruppi di persone senza casa e senza lavoro;

–  i ristoratori potrebbero dare il cibo gratis a fine giornata (so bene che qualcuno obietterà che le norme igieniche della USL non lo permettono; ma le norme sull’igiene alimentare servono in gran parte ad evitare proprio che il cibo in abbondanza venga dato gratuitamente a chi non lo ha e venga buttato nella spazzatura, quando in realtà ci sono diverse forme di cessione gratuita assolutamente legali, che possono essere concordate e organizzate); la stessa cosa possono fare i negozi di alimentari con i cibi prossimi alla scadenza ma ancora buoni;

–  i medici potrebbero curare gratis, gli avvocati dare consulenze gratuite, fabbri falegnami idraulici ecc. potrebbero prestare una parte della loro opera a titolo gratuito;

– il governo Monti ha adito la Corte Costituzionale per far dichiarare incostituzionale una legge della Regione Calabria sui prodotti agricoli a Km 0, ovvero della regione, perché viola le regole imposte dall’UE sulla libera concorrenza? Bene, nulla però impedisce che, pur senza una legge, supermercati e commercianti possano acquistare solo prodotti regionali o che i cittadini acquistino solo prodotti a Km 0 per aiutare l’economia della loro terra. Molto più efficace, economico e rapido che impelagarsi in ricorsi e inutili manifestazioni;

– i Comuni possono impiegare per i lavori sul territorio lavoratori disoccupati (muratori, falegnami, elettricisti, informatici, ecc…) a cui, come compenso per il lavoro prestato possono non far pagare le tasse locali (IMU, rifiuti, ecc…);

– Rendersi conto che il sistema in cui viviamo ci ha abituato a far dipendere la nostra felicità dal numero e dalla qualità di beni che possediamo; capire la trappola in cui il sistema ci ha fatto cadere e abituarsi a un nuovo regime di vita, che potrebbe anche essere migliore del precedente.

Nessuna manifestazione dunque che, come sappiamo, attraverso agenti provocatori può facilmente essere trasformata in violenza, ma una forma di resistenza civile, pacifica e quotidiana. Senza la fattiva collaborazione dei cittadini nessuna manovra operata dal governo può trovare attuazione. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che è assolutamente inutile protestare e scendere in piazza. A Roma ogni giorno c’è una manifestazione senza che la popolazione ne abbia nemmeno notizia, salvo quando questa si trasforma in guerriglia, così da poter essere strumentalizzata (il  motivo della manifestazione passa in secondo piano, e quello che viene messo in evidenza serve a ingenerare insicurezza e paura nella popolazione, così che possa essere più docile). Inutile continuare su una strada che, è chiaro, non ha portato alcun risultato. Nessuna rivoluzione di massa, ma solo tante piccole rivoluzioni personali, e tante piccole rivoluzioni nelle piccole comunità in cui ciascuno vive.

Una frase che in questi anni mi è rimasta in mente è questa: per chi vive in montagna o in campagna, dei prodotti quotidiani della propria terra, che al governo centrale ci sia una dittatura o una democrazia non cambia assolutamente nulla. La dittatura non può cambiare l’anima delle persone, i propri pensieri e le proprie emozioni; la dittatura può preoccupare unicamente coloro che misurano la loro felicità dalla quantità di beni che hanno.

In conclusione: 

Il governo vuole che noi manifestiamo. E noi non dobbiamo manifestare.
Il governo vuole che noi ci riduciamo alla disperazione. E noi ci rimbocchiamo le maniche e scopriamo il gusto della solidarietà,
Il governo vuole affamarci. E noi mangeremo lo stesso, in modo diverso, con abitudini diverse, ma mangeremo.

Paolo Franceschetti
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2012/11/il-fine-del-governo-monti-come-reagire.html
11.11.2012

Pubblicato da Davide

  • Eshin

    Bravo! Non basterà ma è buona direzione…

  • rebel69

    Questa sarebbe l’unica possibilità che abbiamo per uscire dall’impasse,e aggiungerei anche chiudere il conto in banca.Ci vuole consapevolezza e solidarietà e alla fine,mi viene in mente una frase letta non ricordo dove,ovvero che le oligarchie tengono fermo un treno con un dito,noi saremmo il treno.

  • mediterraneo

    Parole che condivido.
    La proposta dei buoni “comunali” o “regionali” mi sempre la piu’ fattibile e semplice, perche ‘ se si vuole veramente cambiare la “moneta” sono convinto che bisognera’ lottare duramente contro quei bastardi

  • Ercole

    Per la serie ..quando la storia si riduce a barzelletta..per arginare le nefandezze del capitalismo , sotto la gestione del governo monti, dovremmo tornare al medioevo…ma fatemi il piacere…che intuizioni luminari…mi ricordano quel marito che per fare un dispetto alla moglie decise di tagliarsi l,uccello…con queste idiozie il capitalismo regnera in eterno…

  • pantos

    articolo da incorniciare.
    me lo son sempre detto che nei paesini agricoli la crisi non si sente ancora.
    come del resto qualunque altra cosa.
    ma la vedo dura, perchè con le difficoltà gli uomini inaspriscono sempre il loro lato xenofobo e antisolidale, della serie “via lo straniero”, intendendosi per tale colui che proviene da un altro paesino distante 15 km!

  • RicBo

    la misura è colma e il paese sta per scoppiare, nel senso che stanno per scoppiare disordini di massa, scontri, caos e malessere sociale.

    Illuso: in Italia chi scende in piazza lo fa solo per rivendicare un po’ di briciole, e quando il potere gli concede la metà, o quando trovano un leader che gli ubriaca, tornano tutti a cuccia.
    Per il resto quello di Franceschetti è un programma lodevolissimo, ma si dimentica che siamo tutti “fatti” di consumismo, malattia dalla prognosi lunga e dolorosa. Ciò che immagina sarà forse possibile in zone limitate fra 20 anni, quando i risparmi se ne saranno andati in fumo, oppure in seguito ad un crollo verticale e rapido, stile Argentina, ma non credo che sarà il nostro caso, hanno inventato l’Euro apposta per rendere l’agonia interminabile.

  • Tanita

    Tutto ció finché non ti taglino la luce, il gas, l’acqua… Il ché sará tutto in mani private come il resto del paese, d’altra parte, in pochissimo tempo. Di riprendersi l’Italia non ne parliamo?

  • zingaro

    Se questo lo chiami ritornare al Medio Evo i casi sono due; o non hai capito niente, o sei in malafede. Nel primo caso sei da compatire, nel secondo… no.

  • zingaro

    Sono contento di non esserci arrivato solo io 🙂 Mi sentivo una pecora nera.

  • consulfin

    cioè? in che senso quello che è proposto nell’articolo può essere paragonato all’autocastrazione? Rendersi conto che la merce è diventata un feticcio mi sembra un buon punto di partenza per arginare le nefandezze del capitalismo. Come farebbe la Apple a sopravvivere all’indifferenza del pubblico verso i suoi prodotti? Come farebbe Microsoft se tutti i pc del mondo funzionassero con Linux? I grandi ipermercati, come chiuderebbero i conti la sera se quelli che abitualmente sono i loro clienti facessero massiccio ricorso all’acquisto diretto dal produttore o, al limite, al mercato (i mercati, nelle grandi città, luoghi in cui può essere obiettivamente difficile risalire al produttore, sono presenti in ogni quartiere). ti sembra strano evitare di comprare i mobili all’Ikea, che non fa che azioni contro gli interessi dei lavoratori al solo scopo di vendere al minimo (a spese dei lavoratori suddetti). Dov’è l’idiozia nell’atto di quel medico, ad esempio, che invece di pagare in soldi la baby sitter dei suoi bimbi, la cura gratis? O forse il meccanico che ripara il motorino in cambio di ripetizioni date al figlio un po’ capoccione ti sembra un idiota? Il mio commercialista ha abbuonato tutte le parcelle arretrate ad un suo cliente imbianchino, il quale, in cambio, gli ha ripulito lo studio: ti sembra pazzo?
    Perchè parli di medioevo? (e comunque nel medioevo si sono poste le basi per l’era moderna, quindi non doveva essere poi quest’epoca così buia. Comunque io non c’ero e non posso testimoniare) Se non cominciamo dalle cose che possiamo fare da soli, senza cercare a tutti i costi il consenso degli altri, da cosa vuoi che cominciamo? Saliamo sulle montagne? Per me potrebbe anche andare, ma chi comincia? Ce l’hai le armi? Hai un piano? Assaltiamo prima il quirinale o prima palazzo chigi? sei pratico di guerriglia? sai come comportarti se resti ferito? hai collegamenti con ambienti medici che potrebbero supportare un’eventuale azione armata? Hai un potenziale esercito cui attingere?
    L’epoca dei Comuni non ti piace? Non ti piacerebbe salire in municipio e prendere di petto il sindaco per risolvere i tuoi problemi? preferisci andare a Francoforte, a Bruxelles? A strasburgo è inutile andare.
    Non ti sembra che queste “idiozie” potrebbero colpire al cuore quel capitalismo che vuoi abbattere? Israele, come mai vede come fumo negli occhi il movimento BDS? Forse perchè è un movimento di idiozie? Se fosse così lo ignorerebbe.

  • antsr

    Ma Fini, in questo articolo, non fa che copiare pari pari il programma e la politica che porta avanti l’associazione arcipelago scec, anzi essa è ancora più avanti con iniziative già in campo su telecomunicazioni, Km 0, compensazione non monetaria fra aziende, fare meno strada, energia. Tutte legate allo scec (solidarietà che cammina) il buono sconto con il concetto di solidarietà. Solo nel pensare che insieme ci si salva da questa crisi, partendo dal basso con nuove forme d’economia.

  • Ercole

    quando capirai le dinamiche che regolano i rapporti di produzione capitalistici ,ne riparliamo. studiate prima di parlare.

  • Affus

    bahh …

  • sandman972

    Concordo…e quando ti mandano l’esercito per pagare le tasse che comunque vogliono (con soldi che non hai perchè vivi con i buoni e l’autosufficienza) e ti pignorano la casa come faceva il cattivo sceriffo di Nottingham, che fai?

  • sandman972

    Concordo con Tanita. Queste sono belle idee, che dovrebbero fare parte della vita civile di ogni giorno.
    Ma le tasse questi ladri le vogliono comunque, e se cala il PIL loro in proporzione le aumentano sulle cose base, quindi la casa, la luce, l’acqua, il riscaldamento, l’IVA su ogni tipo di prodotto.

    E quando finisci i soldi per le tasse come funziona? In uno stato dittatoriale ti vengono a pignorare tutto quel che hai, e quando ti fottono la casa ed il campo e la gallina che fa le uova, ecco che finisce anche il sogno di Franceschetti.

  • Eshin

    Finché non sapete sognare altro, rafforzate quello che c’è….nuova realtà nasce prima nella immaginazione..leggo molta rassegnazione..Le proposte di Paolo aituano a far germogliare altro, sono semi. Finora si immaginava le svolte dettate dall’ altro/alto, le masse in piazza che urlavano/applaudivano.. ora c’è altro..parte dal basso, dal mettere in pratica ognuno dove sta, non aspettando che tutto si risolva…. E ora di crescere e rispondere, di persona.

  • simonlester

    Per una volta che qualcuno offre LA ricetta contro:
    capitalismo/globalizzazione/consumismo/sfruttamento
    tu gli dai contro?
    Prendi i tuoi 2 o tre proletari e vai a farti manganellare a roma

  • oriundo2006

    E’ l’IMMAGINE DI SE’ che ha l’Italia che deve cambiare. Questa imago è preda dei ‘poteri forti’ ( che sono sempre gli stessi: ed il conflitto è assai bene esemplificato dalle leggende e dai miti dell’antichità ), è una ‘egregora’ che viene abilmente manipolata per distorcere la realtà, su cui si basa la possibilità di un effettivo cambiamento. Questa immagine cambia in genere dopo una guerra o altro fatto traumatico: la mia speranza è che possa modificarsi senza lacrime e sangue. Ed il fatto stesso che ci serviamo di Internet proprio per intervenire su di essa, nel nostro ‘piccolo’, lungi dall’essere ininfluente, dimostra proprio questa necessità…L’articolo di P.F. rappresenta il tentativo di ‘venire alla realtà’ opponendosi ‘a specchio’, con tutti i limiti del caso: ma non possiamo vivere in funzione ( inversa ) del ‘potere’. Dunque erra se non vuole ‘manifestazioni’, perchè per tanti ( giovani ) è la maniera per affermarsi come attori e non come passivi spettatori, per dar luogo alla voglia di fare le cose diversamente e avere fiducia nelle proprie energie positive ( la cui castrazione è l’obiettivo di chi comanda oggi…).

  • RicBo

    In sostanza la proposta di Franceschetti ricorda molto quella di Bifo: costruiamo una società parallela per svuotare quella capitalistica. Interessante, ma credo che sia un’utopia più irrealizzabile di quella di riprendersi il paese in cui vive.

  • zingaro

    Forse è proprio perché le ho capite che ne promuovo l’uscita.
    A proposito di studiare, studiati l’educazione; hai cominciato insultando tutti quelli che la pensano diversamente da te con arroganza e prepotenza.
    Ti sei atteggiato a custode del sapere senza dare una spiegazione alternativa o una giustificazione supportata da un filo di ragionamento.
    Adesso sono sicuro che non è che non hai capito.

  • nigel

    Percorrendo in questi giorni novembrini un’allegro viottolo cimiteriale, mi sono imbattuto in una lapide, lugubremente realizzata in marmo nero, recante l’iscrizione: VOI SIETE QUELLO CHE NOI FUMMO, VOI SARETE QUELLO CHE NOI SIAMO. Dopo scaramantiche manovre, una salutare riflessione all’ombra dei cipressi ha fatto sì che mi ponessi una domanda quanto mai opportuna: potrebbe essere simile a quella sopra citata, la lapide della Grecia? Certamente sì, lo sappiamo bene. E “….. quali potrebbero essere le mosse da effettuare per affrontare la crisi…” ?
    Non credo quelle, pur condivisibili, proposte dall’articolista, significherebbe porre dei pannicelli caldi su un bubbone esplosivo, ma ben altre, e cioè: Ricontrattare il Debito pubblico – In caso di rifiuto, Default controllato – Ritorno alla valuta nazionale e statalizzazione delle Banche.
    Il rimedio sembra draconiano, mi rendo conto che le sue implicazioni fanno paura, ma se è vera (com’è vera) la metà delle cose che si scrivono su questo blog, non vedo altra soluzione.

  • zingaro

    E’ un’utopia sino a quando non ti impegni per realizzarla. Basta decidere di realizzarla e lavorare in quella direzione. In fondo si tratta di scelte.

  • Gariznator

    Io mi permetto di dissentire, non mi sento pessimista quanto voi… Tutto ciò di cui parlate si troverà sempre sul territorio di qualche comune: centrali elettriche, gasdotti etc; e le persone in grado di farle funzionare abiteranno da qualche parte, avranno una rete sociale etc. Un’azione capillare di questo tipo, senza capi, spontanea e soprattutto efficace contro la crisi e il disagio esistenziale che colpisce gli uomini di questi tempi non può che funzionare.
    Il potenziale umano si sottovaluta o si ignora nei suoi aspetti positivi mentre se ne esaltano gli aspetti negativi, la macchina che ci schiaccia è stata creata da uomini e da questi è fatta funzionare; i suoi meccanismi sono fatti funzionare alla base da uomini ignari, spesso alienati alla loro parte umana mentre svolgono un lavoro che non amano se non in virtù del salario.
    Come per tutte le cose, al fine di innescare un cambiamento, è necessario vincere delle resistenze; in questo caso gran parte delle resistenze si trovano in ognuno di noi, per questo è necessario un lavoro interiore di ciascuno: scoprire i meccanismi che ci portano a determinati pensieri o azioni, capire che tipo di persone siamo, quali sono i nostri scopi, cosa vorremmo avere dalla vita e cosa vorremmo dare alla vita etc.
    È ora di volgere lo sguardo all’interno in maniera seria: è la prima battaglia da affrontare, non possiamo liberare il mondo se ciascuno di noi non libera prima sé stesso.

  • sandman972

    Io sono d’accordo con te, e nel mio piccolo cerco di fare qualcosa per andare in quella direzione; ma la realtà è che l’esercito è controllato da chi comanda, se non arrivano più soldi delle tasse presto arrivano anche i fucili, e non credo che ci siano tante comunità con delle fabbriche di proiettili a disposizione.

    Storia già vista e rivista in tutte le civiltà che cercavano di mantenersi autonome, purtroppo.

  • Iacopo67

    Quella frase..
    L’originale è in un affresco di Masaccio, “la trinità”, di quasi 600 anni fà, nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.
    In basso c’è dipinto uno scheletro con la scritta:

    IO FU GIA’ QUEL CHE VOI SETE
    E QUEL CHI SON VOI ANCOR SARETE

    http://it.wikipedia.org/wiki/File:Masaccio,_trinit%C3%A0,_dettaglio_7.jpg

    Ricordi del liceo artistico.. 🙂

  • Delusidalbamboo

    Finalmente qualcuno che ha capito che, per far traballare l’impero, bisogna ribaltare il tavolo ed aggredirlo nel suo punto debole: l’assenza di senso.

    La ringrazio di aver condiviso questa intelligente analisi.

    Guido Mastrobuono – http://www.delusidalbamboo.org [www.delusidalbamboo.org]

  • zingaro
  • peronospora

    La ricetta mi sembra valida, il problema è che come minimo la metà dell’ingrediente principale è avariato…………

  • castigo

    se bene organizzata, una piccola comunità può essere autonoma per tutte queste cose, ci sono impianti per la microgenerazione di energia sia idroelettrica sia fotovoltaica che eolica, e se si è in campagna c’è la possibilità di avere anche acqua potabile e legna per tutti gli usi, oltre a produrre da sé il proprio cibo.
    riprendermi l’italia??
    sbattermi come si sono sbattuti in passato per poi vedere tutto sprecato da quattro politicanti ignoranti, supponenti ed arroganti, con il loro seguito di clientes e mantenuti assortiti??
    ma che se la tengano pure……

  • sandman972

    Piace anche a me l’idea…ma purtroppo, ribadisco, se non paghi le tasse prima o poi arrivano a pignorarti tutto; se vuoi isolarti devi anche pensare di doverti difendere…e l’esercito e le armi ce le hanno “loro”.

    Nel corso della storia quante comunità hai visto riuscire a rimanere autonome ed autogestite? O si facevano assorbire, o si facevano distruggere con le armi. Non è rassegnazione, è la realtà.

    Secondo me va bene pensare di rendersi indipendenti il più possibile, ed è quello che cerco di fare anche io; ma non si deve perdere di vista la possibilità di cercare di cambiare anche qualcosa al di fuori, altrimenti prima o poi ti castrano.

  • castigo

    se sei l’unica comunità a farlo potrebbe anche succedere, benché dubiti che possa avvenire in modo indolore.
    se invece le comunità di questo tipo cominciano a diventare molte, ed in una situazione di crisi come quella che ci avviamo a vivere è molto probabile, allora quella cosa che chiamate “stato” dovrà venire a patti con la realtà….. e cioè che non serve più a un cazzo per come è strutturato.

  • nigel

    Detta così suona meno lugubre, ma non cambia purtroppo la sostanza. Grazie per il commento, dolcemente malinconico, che ci ricorda storia e bellezza di un Paese che abbiamo il dovere di difendere 😉

  • sandman972

    Si, qui però ti scontri con la praticità della cosa…come si fa a far si che le comunità siano molte? Devi coordinarti, devi fare le cose di nascosto e poi iniziare tutto in una volta e tutti insieme, altrimenti se si parte una comunità alla volta ti invadono poco alla volta.

    Ed anche se ti sei coordinato, se per caso l’esercito (faccio l’esempio estremo) decide di invadere una delle comunità devi organizzare un soccorso comunitario tra tutte le comunità, altrimenti una alla volta viene schiacciata…quindi devi avere un esercito, armi, un apparato di difesa comune tra le comunità…in altre parole, uno stato alternativo.

    Mi dispiace, ma questa è un’altra utopia, e credo che la storia lo abbia dimostrato: chi ha cercato di cambiare le cose senza cambiare il potere è stato schiacciato.

    Le cose che Franceschetti suggerisce, lo ripeto, sono in parte sacrosante anche per me. Ma da qui a pensare che possano essere “LA” soluzione ce ne corre.