Il Festival delle volgarità

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Di Roberto Giacomelli, centrostudiprimoarticolo.it

Purtroppo la festa della volgarità dura tutto l’anno non soltanto nei giorni canonici del Festival di Sanremo, apice della festività del brutto, con le sue punte sublimi di ipocrisia e banalità.
Di questa stucchevole kermesse si è parlato anche troppo, dando ad un brutto spettacolo un’immeritata importanza, quando sarebbe meglio ignorare la celebrazione della volgarità lasciandola cadere
nel meritato nell’oblio. La RAI a reti unificate ha martellato per settimane il lancio del Festival, senza mai menzionare il costo esorbitante a carico dei contribuenti, a cui nessuno a mai chiesto se volessero finanziare in
un momento di grave crisi economica una simile schifezza.

Il patetico carrozzone sanremese ha fruttato introiti milionari di cui nemmeno un centesimo è stato restituito ai finanziatori coatti, al popolo italiano. Quei soldi potevano migliorare la situazione economica di giovani
disoccupati o poveri pensionati, invece di finire nelle casse voraci e sempre in deficit dell’Ente parassitario per eccellenza: la RAI. Feudo delle forze progressiste nemiche dei popoli, mangiatoia per diciassettemila dipendenti e per strapagati consulenti esterni sempre organici al Partito Democratico.
I grandi ricavi sono frutto della pubblicità pagata da aziende che conoscono la visibilità per milioni di telespettatori incollati davanti allo schermo ad assistere a penose esibizioni di finti pacifisti, false femministe fuori tempo massimo, omosessuali esibizionisti veri o presunti.

I responsabili della scandalosa rapina ai danni del popolo sono i politici progressisti che hanno permesso l’immenso furto, ma anche i telespettatori con la loro partecipazione passiva. Se i dati di ascolto crollassero improvvisamente, come auspicabile, la vergognosa speculazione cesserebbe immediatamente facendo fallire la RAI e tutti i parassiti radical chic. In realtà non solo il carrozzone di Stato attenta costantemente alla salute mentale dei cittadini con i peggiori messaggi di sottocultura, ma tutta l’informazione televisiva allineata a dettami del mondialismo.
Il Sistema celebra costantemente i suoi riti officiati dai sedicenti intellettuali nelle cerimonie di massa diffuse dalla televisione, potente arma di rimbecillimento generale.
Il festival della canzone italiana divenuto la vetrina del più bieco conformismo politico è solo uno dei tanti programmi demenziali propinati dalle emittenti televisive. Decenni di spazzatura mediatica ispirata ai programmi di
intrattenimento americani hanno provocato uno stato di ipnosi collettiva che imprigiona moltitudini di ignari cittadini.

Grande Fratello, Isola dei Famosi e altri tristi programmi della stessa natura del succitato festival delle canzonette sono seguiti da milioni di persone. Il gradimento di simili spettacoli parla della condizione intellettuale del popolo che più di ogni altro ha fatto la Storia dell’Arte e dato i più grandi capolavori all’umanità.
Una propaganda sottile e martellante ha distratto molti italiani dal piacere del bello per instaurare la dittatura della volgarità, aspetto eminente della società della bruttezza.
Il capitalismo terminale ha bisogno di offuscare le menti con le droghe, i farmaci, l’isolamento affettivo e i messaggi distruttivi veicolati dai mass media per esercitare l’asfissiante controllo delle coscienze.
La sottocultura liberista si nutre delle energie e dell’acquiescenza di vittime ignare di un potente veleno che le porta ad accettare la democrazia autoritaria con le sue regole liberticide e mode triviali.
Il dato sconvolgente è l’incredibile gradimento di cui gode l’attuale programmazione televisiva, milioni di spettatori apprezzano trasmissioni nelle quali si fanno insultare da buffoni di regime che li catechizzano con le ideologie più stupide e menzognere. La crisi della Scuola, distrutta volutamente da riforme livellatrici e demagogiche frutto di una perversa visione materialista, ha generato la regressione mentale di un popolo lasciandolo in potere delle lobby mondialiste. Tutti più incolti quindi più deboli, condizione essenziale per trasformare i liberi cittadini in servi proni al potere dispotico ed invasivo del capitalismo della sorveglianza.

Rapper ignoranti come capre ed influenzatrici di ragazzine isteriche pontificano mandando messaggi più vuoti delle loro menti, icone viventi del tempo del narcisismo di massa. Ospiti strapagati che deridono ed insultano chi li paga per difendere i diritti mai violati di minoranze improbabili e dominanti. Un circo surreale di giullari in servizio permanente effettivo diffonde impunemente la narrazione ufficiale organica al Sistema.
Personaggi squallidi emblema del tempo della dissoluzione, portatori di un’infezione culturale e spirituale infestano le trasmissioni televisive infettando con il virus della confusione mentale.
Questo disturbo di massa si combatte con la cultura classica, la riscoperta della spiritualità, la passione per la lettura e gli spettacoli edificanti. L’intrattenimento deve essere divertente, irriverente, sovvertitore
delle regole ipocrite, non un’arma rivolta contro il popolo che alimenta i suoi persecutori.
La civiltà del brutto che si esprime con la volgarità imperante è uno degli aspetti degenerati della crisi delle mondo moderno. Per smantellare l’egemonia progressista si deve creare controinformazione e vera cultura, per ogni festival della volgarità una celebrazione del bello.
L’archetipo della bellezza, dalle statue della civiltà antica alle canzoni dei gruppi musicali identitari, vive nell’inconscio collettivo degli italiani. Non i mandolinisti dello stereotipo razzista, ma i portatori di civiltà
come il Fato ha voluto. La vera rivoluzione è spegnere la tv e accendere il cervello, il festival del brutto è finalmente finito, ma non l’assalto alle menti.
Lasciamo lo stile pacchiano per quello spartano.

Di Roberto Giacomelli, centrostudiprimoarticolo.it

Fonte: https://centrostudiprimoarticolo.it/il-festival-delle-volgarita/

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