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IL FATTORE RIVOLUZIONARIO DI GOOGLE

DI TONY CARTALUCCI
landdestroyer.blogspot.com/


L’alleanza dei movimenti giovanili: la rivoluzione colorata 2.0

Nel 2008, l’alleanza dei movimenti giovanili ha tenuto il suo vertice inaugurale a New York. A partecipare a questo vertice è stata una combinazione di personale del Dipartimento di Stato, membri del Council on Foreign Relations, ex personale della National Security, consulenti dell’Homeland Security, e una miriade di rappresentanti di aziende americane e di organizzazioni di mass media tra cui AT & T, Google, Facebook, NBC, ABC , CBS, CNN, MSNBC, e MTV.

Vedi: Alliance of youth movements summit

Si potrebbe sospettare che una tale riunione di rappresentanti coinvolti nella politica economica degli Stati Uniti, nazionale ed estera, insieme con gli opinionisti dei mass media fosse stata convocata per parlare del futuro dell’America e il modo per agevolarlo. L’unione di tutti questi politici ha costituito un esercito di attivisti “spontanei” che dovrebbero “assistere” questa facilitazione.

A seguito, “E’ DI TWITTER E FACEBOOK LA SOLLEVAZIONE EGIZIANA ?” (GIULIETTO CHIESA, megachip.info);

Tra di loro c’era un gruppo allora poco conosciuto proveniente dall’Egitto chiamato “6 aprile” . Questi “arguti” egiziani di Facebook avrebbe poi incontrato Mohamed El Baradei dell’ International Crisis Group trustee
statunitense presso l’ aeroporto del Cairo nel febbraio 2010 trascorrendo successivamente l’anno facendo una campagna e protestando per suo conto nel suo tentativo di rovesciare il governo del Presidente egiziano Hosni Mubarak.

La dichiarazione sulla missione dell’alleanza dei movimenti giovanili afferma che è una organizzazione non-profit dedicata ad aiutare gli attivisti di base per costruire le loro capacità e dare un maggiore impatto sul mondo. Anche se questo suona abbastanza innocuo in un primo momento, forse anche positivo, esaminando coloro che sono coinvolti in “Movements.org”, viene fuori un ordine del giorno oscuro di un tale nefasto intento cui è quasi difficile da credere.

Visualizzazione di una pagina di sostenitori di Movements.org

Movement.org è ufficialmente una partnership tra il Dipartimento di Stato americano e la Columbia Law School. I suoi sponsor includono Google, Pepsi e il Gruppo Omnicon, tutti elencati come membri del globocratico
Council on Foreign Relations (CFR). la CBS News è uno sponsor ed è quotata nella lista dei membri aziendale della globocratica Chatham House Altri sponsor comprendono Facebook, YouTube, Meetup, Howcast, National Geographic, MSNBC, GenNext, e l’azienda di relazioni pubbliche Edelman .

La “squadra” di Movement.org comprende il co-fondatore Jared Cohen
, Un membro del CFR, direttore di Google Ideas, e ex membro dello staff di planning del Dipartimento Stato, sia sotto Condoleezza Rice che Hillary Clinton.

Fondatore con Cohen di Movements.org è Jason Liebman di Howcast Media, che opera con mega-conglomerati aziendali come Procter & Gamble, Kodak, Staples, Ford, e agenzie governative come il Dipartimento di Stato americano e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per creare “entertainment personalizzato”, social media innovativi, e campagne mirate per media della fascia alta. È stato anche con Google per 4 anni dove ha lavorato collaborando con Time Warner (CFR), News Corporation (FOXNews, CFR), Viacom, Warner Music, Sony Pictures, Reuters, il New York Times e il Washington Post Company.

Anche Roman Sunder è accreditato come co-fondatore Movements.org. Ha fondato Access 360 Media, una società di pubblicità di massa, e ha anche organizzato il PTTOW! Summit che ha riunito 35 alti dirigenti di aziende come AT & T (CFR), Quicksilver, Activison, Facebook, HP, YouTube, Pepsi (CFR), e il governo degli Stati Uniti per discutere del futuro dell ‘”industria della gioventù”. Lui è anche consigliere della Next Gen, un’altra organizzazione non-profit focalizzata sul “cambiamenti emotivi per la prossima generazione”.

È difficile, considerando i legami di questi uomini, credere che il cambiamento che vogliono vedere è qualcosa di meno di una generazione che beve più Pepsi, acquista più spazzatura consumistica, e crede ai governanti degli Stati Uniti ogni volta che ci offrono la loro bugie attraverso i loro media aziendali di proprietà.

Mentre gli attivisti presenti al summit di Movements.org aderiscono alla filosofia del liberalismo “di sinistra”, proprio gli uomini dietro il summit, che lo finanziano, e spronano l’agenda di questi attivisti sono d’accordo con le mega-aziende americane. Queste sono le più grandi imprese che hanno violato i diritti umani in tutto il mondo, hanno distrutto l’ambiente, venduto beni scadenti prodotti all’estero da parte di lavoratori che vivono in condizioni di schiavitù, e perseguono un programma di avidità e di espansione perpetua ad ogni costo. L’ipocrisia è sbalorditiva a meno che naturalmente non si capisce che la loro nefasta agenda self-service poteva essere realizzata solo con il pretesto di un’autentica preoccupazione per l’umanità, sepolta sotto montagne di retorica del benessere, e aiutata da un esercito di giovani ingenui e sfruttati.

Quello che possiamo vedere non è una fondazione in cui tutti gli attivisti possono lavorare, ma una fondazione che ha un gruppo molto selezionato di attivisti impegnati su un “problema preciso” il Dipartimento di Stato vorrebbe vedere “cambiare” i governi del Sudan, dell’Iran, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, dell’Europa orientale, del Venezuela, e perfino della Thailandia – dove mai manifestanti e movimenti stanno lavorando per indebolire i governi non-favorevoli all’ agenda corporativa degli Stai uniti, anche qui troverete Movements.org a sostenere i loro sforzi.

Il movimento del “6 aprile” è uno di questi e il suo ruolo nel successo apparente della cacciata da parte Usa di Hosni Mubarak, che possono vedere il loro uomo Mohamed ElBaradei eletto, è un perfetto esempio di come questo nuovo esercito di giovani spronato verrà distribuito. E’ la ‘rivoluzione colorata 2.0, gestita direttamente dal Dipartimento di Stato americano, con il sostegno delle imprese americane.

Consiglierei ai lettori di andare da voi stessi su Movements.org a visitare il sito, in particolare i tre summit che hanno tenuto e quelli che erano presenti. Tutti, dalla RAND Corporation al Council on Foreign Relations.
Movements.org è davvero un nuovo tentacolo per manipolare e minare la sovranità delle nazioni straniere.

2008 Summit New York City .pdf
2009 Summit Mexico City .pdf
2010 Summit London

Tony Carlucci
Fonte: http://landdestroyer.blogspot.com
Link: http://landdestroyer.blogspot.com/2011/02/googles-revolution-factory.html
11.02.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

Pubblicato da Davide

  • Tao

    E’ DI TWITTER E FACEBOOK LA SOLLEVAZIONE EGIZIANA ?

    DI GIULIETTO CHIESA
    megachip.info

    Vien da sorridere a leggere i commenti dei nostri autorevoli inviati, ivi inclusi i più rispettabili, come Bernardo Valli su «Repubblica», che sabato apriva il suo pezzo dal Cairo, appiccicando sulla rivolta egiziana l’etichetta di “rivoluzione del web”. Questo è stato del resto, ormai da tempo, il cliché mediatico che viene imposto dal mainstream su tutti i fenomeni sociali degli ultimi anni. Era già capitato in Ucraina, con la “rivoluzione arancione”, poi a Teheran con quella – non finita bene per l’Occidente – “verde iraniano”.

    Adesso tocca all’Egitto. Il primo trucco – e vedremo che si tratta proprio di un trucco – consiste nell’introdurre di soppiatto, nella mente di chi segue questi eventi, una serie di concetti destinati a diventare normali, ovvii, scontati: è cioè che la politica, la rivolta, il cambiamento, sono determinati dalle nuove tecnologie “americane”. E’ un inno all’America, perché è grazie all’America e alle sue tecnologie, ai suoi social network, che i popoli si possono “liberare”.
    Il secondo luogo comune da introdurre surrettiziamente, insieme al precedente, è che Mubarak non sarebbe caduto se l’America non avesse aiutato i dimostranti, la piazza, la rivolta “democratica”.

    Ora, che Mubarak fosse ormai bollito e che Washington (e Israele) stessero ormai esaminando le varianti possibili per liquidarlo, non ci sono dubbi. Ma, se questi piani c’erano, sullo sfondo, è tutt’altro che certo che Obama e i suoi li avessero già messi a punto. Lo provano le incertezze della prima ora, apparse a Washington, la brusca sostituzione dell’ambasciatrice Usa al Cairo, rea evidentemente di non avere tenuto tutto sotto controllo. E molti altri dettagli. Adesso fa gioco mettersi dalla parte del popolo, almeno sui titoli di giornale e telegiornale, riesumando la favola della esportazione della democrazia senza guerra, cioè l’imperialismo alla Premio Nobel per la pace Barack Obama.

    Col che si dimentica bellamente, in un attimo, che Mubarak si trovava al potere da 30 anni solo ed esclusivamente perché aveva l’aiuto economico, militare, politico, e di intelligence di USA e Israele.

    E torniamo ora alla sciocchezza subliminale degli esegeti dei social media americani , Bernardo Valli incluso.

    Definire ciò che sta accadendo in Egitto come “la rivoluzione del web” è una sciocchezza, appunto, paragonabile alle favole che ci raccontarono al momento dell’attacco contro l’Afghanistan: che si andava là, in missione di pace, per aiutare le donne afghane a liberarsi del burqa, e gli uomini afghani a liberarsi della barba e a andare finalmente in strada sbarbati come ci vanno gli uomini della City e di Wall Street.

    Questo si chiama proiettare i nostri desideri sugli altri. E poi pensare che i nostri desideri (le nostre idee in generale) siano le loro idee. O lo diventeranno molto presto, quando noi li avremo rieducati.

    Ci vorrebbero far credere che gli egiziani, che hanno assai poco da mangiare, che sono in miseria, che hanno disoccupazione assai peggiore della nostra, non si sono ribellati per queste molto concrete ragioni, ma perché hanno finalmente potuto twittare via web. Come dire che, se non ci fossero stati Twitter e Facebook, non sarebbe successo niente.

    E noi dovremmo credere che 80 milioni di egiziani non solo conoscono l’inglese perfettamente, ma addirittura sono diventati capaci di usare le abbreviazioni, gli acronimi, i meccanismi verbali di Twitter in inglese. I miei amici egiziani mi confermano che si può twittare anche in arabo (e in farsi), ma che questo richiede qualche artificio tecnico non da tutti superabile al volo. E questi tutti sono comunque ancora assai pochi. Assai meno delle masse che abbiamo visto in movimento e in combattimento.

    Se vai infatti su wikipedia leggi che Twitter c’è in una serie di lingue, (inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo, coreano, giapponese etc.). Ma non c’è in cinese e in arabo.

    Per cui, certo, si potrà dire che gli egiziani hanno usato Facebook in arabo (s’intende studenti, ceti medi impiegatizi e pochi altri), ma che quelli che hanno twittato non possono essere molti. Non tanti da avere caratterizzato l’evento sotto le Piramidi.

    Su un punto si può essere d’accordo con il leader dell’opposizione iraniana, Mir-Hossein Mousavi, che ha paragonato la sollevazione in Egitto con le esplosioni di protesta che seguirono le ultime elezioni iraniane: entrambe hanno avuto aiuto dall’esterno. Giusto: le comunicazioni Twitter vennero “monitorate” in Israele. Vi prese parte un ufficio a Teheran della PBS. La CNN organizzò un ufficio speciale per dare la massima copertura a una rivoluzione nascente che non si sviluppò.

    Sfortunatamente gli apprendisti stregoni non sempre funzionano bene. Non funzionarono bene in Iran nemmeno quando, tolto di mezzo, dal popolo insorto, Rezha Pahlevi , si proposero di sostituirlo con un uomo fedele all’Occidente. E ne venne fuori Khomeini. Allora Facebook non c’era. Sarà forse questo il motivo principale per cui l’Occidente perdette la battaglia?

    Adesso hanno cercato di cavalcare l’onda della protesta. Può andargli bene, oppure male, ma corrergli dietro come servi, ripetendo le loro ridicole diagnosi, è proprio un segno di irredimibile subalternità.

    Giulietto Chiesa
    Fonte: http://www.megachip.info
    Link: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5628-e-di-twitter-e-facebook-la-sollevazione-egiziana.html
    14.02.2011

  • glab

    a parer mio noi da qui, anche se abbiamo ampio accesso a google ecc, dellEgitto e di ciò che vi sta avvenendo conosciamo quel che ci raccontano e solo come ce lo raccontano.

    premesso ciò si può ipotizzare che:
    1) Mubarak è stato defenestrato da un nuovo attore geopolitico la cui azione ha preso di sorpresa usraele, il quale ora sta arrancando per tenere la situazione.
    2) Mubarak è stato defenestrato da usraele poichè il suo nuovo piano di gestione dello scacchiere geopolitico mediorientale non prevede più l’uso di attori come Mubarak.
    3) gli egiziani che attingono da google e dal web non possono essere tutti quelli che hanno frequentato diligentemente e talora in fila indiana la famosa piazza egiziana, chi gli faceva il servizio d’ordine? …

    inoltre tutti questi people hanno quotidianamente le loro brave necessità; dormire possono sì dormire nel sacco a pelo sotto la tenduccia ma… devono pure c….e! ed a questo ed altro ci deve essere stato un bel pò di organizzazione che vi ha provveduto a meno che siano veramente dei fenomeni.

    concludendo mi pare che la “rivoluzione egiziana” non sia egiziana ma o di un nuovo attore agente oppure del solito vecchio attore agente che sta facendo un reshuffling gestionale,
    e che tutto il can can mediatico googlico twitterico e facebocchico commissionato ai mestieranti dell’informazione è direzionato principalmente a noi per imprintarci le interpretazioni corrette del reshuffling gestionale in arrivo qui.

  • nettuno

    Bravo Chiesa! hai colto nel segno .—-Ci vorrebbero far credere che gli egiziani, che hanno assai poco da mangiare, che sono in miseria, che hanno disoccupazione assai peggiore della nostra, non si sono ribellati per queste molto concrete ragioni, ma perché hanno finalmente potuto twittare via web. Come dire che, se non ci fossero stati Twitter e Facebook, non sarebbe successo niente..—-

  • dana74

    nota curiosa:

    il gruppo di bloggers “ammaestrati” si chiama 6 aprile….

    la data per il processo a B è …il 6 aprile
    sarà un caso o un messaggio?

  • Kiddo

    ..è solo il Franceschetti che c’è in te!!! ;-)))

  • geopardy

    Anche il compleanno di un mio amico è il 6 aprile, farà parte del complotto?

    Non più analisi socio – economiche della situazione del mondo per carità!

    Anche Chiesa si associa, ora, al teorema dei tentativi, tutti praticamente falliti, delle rivoluzioni cosiddette colorate (si chiama Chiesa, quali numeri, combinazione di lettere ed “iniziatici” oscuri fini celerà questo nome?).

    Se gli Usa hanno soldi e risorse da buttare nei “neo-realisti” film hollivuddiani sulla realtà del mondo facciano pure, si accorgeranno (ancora non bastasse) che il mondo non è un film americano.

    Le centinaia di milioni di contadini delusi dell’India (tanto per citare un paese molto consistente in numeri), ad esempio, staranno sicuramente aspettando facebook, twitter, vadoo e compagnia, che gli portino hamburger, pepsi e coca cola, nel frattempo li intrattiene la Monsanto con una dieta estremamente povera in nutrimento.

    Se non ci svegliamo un po’, il mondo tra 10 anni potrebbe essere un luogo veramente ostile in cui vivere.