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IL FATTORE G

FONTE: BAMBOCCIONI ALLA RISCOSSA.ORG

I tempi cambiano, e i tormentoni pure. Una volta si diceva: speriamo di non fare la fine dell’Argentina. Oggi gli italiani fanno corno e bicorno, e ripetono: speriamo di non finire rovinati come la Grecia. Grecia che, in effetti, si ritrova in un mare di guai: ad Atene, il debito pubblico sta letteralmente esplodendo; e con i debiti stanno esplodendo anche le proteste di piazza. Una situazione caotica. Tanto caotica, che questa settimana i giornali di mezzo mondo – dal blasonato “New York Times” al nostrano “Corriere della Sera” – si chiedevano in coro se e quando sarebbe arrivato il momento del “sipario”, cioè del fallimento. Dubbio, per carità, atroce e legittimo. Ma che sarebbe stato bene accompagnare con una domanda davvero indispensabile.

Ovvero: chi – e soprattutto come – sta “scomettendo” sul fallimento della Grecia? Una domanda fondamentale. Perché – per dirla con una metafora – se non si conoscono i giocatori, è impossibile capire a che gioco si stia giocando.

Spieghiamoci ancora meglio. Il premier greco, George Papandreou, con toni da tragedia greca, giorni fa ha gridato al complotto. Dicendo urbi et orbi che chi colpiva il suo Paese, mirava più in alto: voleva – in realtà – distruggere l’euro. Addirittura? Addirittura. E chi è che aveva in mente ’sto po’ po’ di piano? “Interessi politici e finanziari”. Parola di Papandreou. Nomi e cognomi? Ovviamente, nessuno. Ma il riferimento era ad ambienti della Finanza anglosassone (Londra e agli Stati Uniti), notoriamente euroscettici (pro domo eorum). Finanza anglosassone che starebbero appunto complottando contro la moneta unica.

Ah, i complotti. Sempre dannatamente intriganti. Sempre affascinanti.

E allora – visto che sono così intriganti e affascinanti – perchè non proviamo a disegnarne più d’uno? Partiamo sempre da alcuni fatti accaduti nelle ultime settimane. Settimane in cui l’interesse sui titoli di stato greci sono saliti (rendendo più difficile alla Grecia finanziare il proprio debito); le voci sul fallimento di Atene si sono moltiplicate; e l’euro è crollato (rispetto al dollaro).

Bene. Cui prodest?

Per esempio potrebbe essere stata – così, tanto per dire – non la Finanza anglosassone, ma la Germania ad architettare tutto. Perché? Perché Berlino vive di esportazioni (fino al 2009 era il primo Paese esportatore al mondo); e con un euro debole, può esportare meglio. Non solo. Ma Berlino – che è la prima economia europea – è anche in pole position per pagare i debiti accumulati da Atene. E allora che fa? Spaventa a morte i greci con la spada di Damocle del default e li convince, con le cattive, ad accettare tagli alla spesa pubblica draconiani. Risultato: due piccioni con una fava: ci si guadagna di più (con le esportazioni) e non si pagano i debiti altrui. E vissero tutti (i tedeschi, s’intende) felici e contenti. Un piano perfetto.

Sta (più o meno) in piedi, no? Ma si può fare anche di meglio. Perché il complotto potrebbe essere stato ordito – udite udite – anche da Atene, dove il povero Papandreou si trova ad avere a che fare con un’opinione pubblica furibonda che non ne vuol sapere di tagli e sacrifici. E allora? E allora Papandreou – che tra l’altro è nato negli Stati Uniti e ha studiato ad Harvard e Londra – è una vecchia volpe. E così pensa bene di farsi dare una mano da “amici” dell’Alta finanza anglosassone che mettono in giro voci di un imminente default della Grecia, e cominciano a produrre numeri su numeri per dimostrare che un crac di Atene potrebbe minare la salute dell’intera economia europea. Tutti i giornali ripetono questa storiella (cosa che di fatto è accaduta). E i tedeschi si spaventano talmente tanto che alla fine mettono subito mano al portafoglio. E pagano senza fiatare i conti più urgenti della Grecia. I banchieri ci guadagnano il loro. E la Grecia può evitare di tagliare tutto il tagliabile. Per la gioia di Papandreou.

E si potrebbe andare avanti, formulando ipotesi e scenari ancora più fantasiosi. Per la semplice ragione che non sappiamo esattamente chi ha fatto cosa. Cioè non sappiamo esattamente chi ha “scommesso” contro la Grecia.

E a ben vedere, il problema sta tutto lì. Ossia nell’opacità dei mercati. Opacità che di fatto non permette di conoscere il nome e cognome degli operatori finanziari che stanno facendo tremare Atene (il quotidiano “La Stampa”, per esempio, ha riferito boatos su “molti hedge fund ma anche grandi banche americane ed europee”; ma non è riuscita ad andare oltre). Opacità che – a volte – maschera pesanti conflitti di interessi. Opacità che ha a lungo tenuto nascosto, in questa tragedia greca, anche “il fattore G”. Come Goldman Sachs.

Fonte: http://bamboccioni-alla-riscossa.org/
Link: http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5330
13.02.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao

    SI SALVI CHI PUO’, ANCHE L’ITALIA E’ AVVERTITA L’EURO  A RISCHIO CRAC

    DI MORENO PASQUINELLI
    sollevazione.blogspot.com

    A quale prezzo la Banca centrale europea potrà salvare la Grecia

    Giovedì 11 febbraio si è svolto a Bruxelles un “anomalo” Summit dell’Unione Europea con all’ordine del giorno la questione della gravissima crisi greca. Anomalo, visto che, a parte il primo ministro ellenico Papandreu, mancavano quasi tutti i capi di governo. Presenti invece i soci di maggioranza di Eurolandia Spa, quelli che contano davvero, i carolingi Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ovviamente accompagnati dali loro cani da guardia, il capo della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet  e il presidente della Commissione Barroso.

    I convenuti al capezzale di Atene, con grande disappunto di Papandreu, hanno deciso che L’Unione Europea, malgrado la situazione di pre-default della Grecia, non tirerà fuori un soldo per salvare questo paese. Decisione apparentemente sorprendente, visto che l’eventuale default di Atene non solo è  imminente, ma rischia di travolgere l’Euro. Al contrario è tutto molto chiaro: i padroni dell’Europa aiuteranno il moribondo capitalismo ellenico solo a condizione che il governo, entro l’anno in corso, riduca il disavanzo (rapporto deficit-Pil) di 4 punti rispetto all’attuale 12,7%. Cioè a condizione che venga applicata una impressionante cura da cavallo di cui a farne le spese saranno ovviamente le masse popolari. Non bastano affatto, a tedeschi e francesi, le misure di tagli alla spesa prontamente annunciate da Atene. Lo ha fatto chiaramente capire Jean-Claude Juncker: “…non potremo stanziare denaro sino a che il piano greco non apparirà credibile”, ovvero sufficientemente draconiano.

    Mario Draghi, che non era presente al Summit, ha condiviso queso ricatto. Nel suo discorso al convegno di Napoli del 13 febbraio ha fatto eco ai suoi compari d’oltralpe: “La Grecia deve tirarsi da sola fuori dai guai; lo possiamo dire noi italiani, che nel 1992 eravamo in condizioni molto più drammatiche e da soli ne siamo usciti”. Draghi non dice però che l’Italia la scampò sì dal rischio default, ma solo differendolo nel tempo, predispondosi a pagare un dazio enorme all’ingresso nella zona Euro, e ammucchiando nuovo debito. Non dice che la “piccola” differenza tra la Grecia di oggi e l’Italia del 1992 è, essendoci adesso l’Euro, Atene non ha alcuna sovranità monetaria, non può svalutare la moneta, né gli è consentito rivolgersi ad esempio alla Cina, che si è detta infatti pronta a salvare il moribondo in cambio di una equivalente porzione del sistema bancario nazionale. Una extrema ratio a cui i greci non possono non pensare (una decisione che implicherebbe di fatto l’uscita dalla zona Euro e il ripristino della Dracma come cometa nazionale), dato che le condizioni cinesi sembrano meno capestro di quelle europee e consentirebbero di evitare il rischio serissimo di precipitare il paese in un periodo di scontro sociale dalle incalcolabili conseguenze.

    L’asse carolingio o renano non ha infatti fatto altro che ricattare il governo greco. L’eventuale aiuto europeo è vincolato non solo al massacro sociale, ma ancor più alla capacità dello Stato di tenere testa alla rivolta popolare e se necessario schiacciarla senza pietà. Altrimenti che la Grecia vada pure in malora, che esca pure dall’Euro zona.
    Questa posizione, apparentemente avventurista, è in realtà la scelta del “male minore”. Dove il male maggiore in agguato, ove non si tenesse duro, sarebbe  il default dei “PIIGS”, e quindi il crac della traballante moneta europea.
    Non siamo noi a dirlo, ma i cervelloni della finanza.
    Ci riferiamo all’ultimo report di Société Generale, una delle più grandi banche dell’area Euro. Riunitisi a Parigi il13 febbraio, essi hanno detto che qualunque piano di salvataggio dell’economia greca saranno solo “cerotti” per coprire le debolezze strutturali della moneta europea. Albert Edwards, stratega di Soc. Gen. ha detto senza peli sulla lingua che il crac dell’euro ci sarebbe anche in caso di aiuto alla Grecia. Peter Mandelson, ministro britannico dell’economia, ha detto che “Qualsiasi aiuto dato alla Grecia non farà che ritardare la rottura all’interno dell’Eurozona”. Stessa la tesi sostenuta da Mats Persson, direttore del think thank “Europe Open” . (La Stampa del 14 febbraio).

    I padroni dell’Euro, ritenendo in cuor loro che il governo Papandreu non ce la farà a resistere alle pressioni e alla rivolta popolari, e che il  paese balcanico entrerà  in un periodo di turbolenza sociale e politica senza precedenti, hanno insomma messo nel conto l’inevitabilità del default greco e l’uscita di Atene dall’Eurozona. Un prezzo che ritengono minore di quello che, proprio per salvare la Grecia ( e altri PIIGS) la Banca centrale si dissangiui e l’Euro ci lasci le penne. Una vera e propria capitolazione alla speculazione finanziaria. E un minaccioso avvertimento ai paesi denominati PIIGS: se volete restare nell’Eurozona, sbrigatevi e, costi quel che costi, approntate drastici piani di riduzione del disavanzo e del debito pubblico, altrimenti farete la fine della Grecia. Anche l’Italia è stata avvertita.

    Moreno Pasquinelli
    Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
    Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/02/si-salvi-chi-puo.html#more
    13.02.2010

  • Tao

    “WALL STREET HA AIUTATO A TRUCCARE I CONTI PUBBLICI”

    FEDERICO RAMPINI
    repubblica.it

    Inchiesta del New York Times sul ruolo giocato da Goldman e JP Morgan. Ombre anche sull’Italia

    La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha ingannato per anni l’Europa con l’aiuto dei “soliti noti”: Goldman Sachs e altri colossi di Wall Street. Lo rivela il New York Times in un’ampia inchiesta che getta nuove ombre sulla credibilità della Grecia, proprio mentre l’Eurozona è alle prese con i piani per il suo salvataggio. L’inchiesta dimostra che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia inclusa.

    Grecia e Italia vengono citate fra quei Paesi i cui governi hanno fatto ricorso alla consulenza delle grandi banche americane (Goldman Sachs e JP Morgan Chase) per delle operazioni di “chirurgia estetica” che hanno dissimulato la vera entità dei deficit pubblici. Un ruolo perverso spetta ai titoli derivati: quanto hanno nascosto, e quanto nascondono tuttora, dell’indebitamento di alcuni Stati sovrani? Il caso greco domina le rivelazioni, creando un serio imbarazzo al governo di Georgios Papandreou ma anche ai suoi interlocutori di Bruxelles, Berlino e Parigi alle prese col rischio di crac sovrano di uno Stato membro dell’Eurozona. Decine di interviste documentano un inganno andato avanti a lungo, “dieci anni di menzogne della Grecia” che hanno gettato fumo negli occhi della Commissione europea e hanno consentito ad Atene di aggirare il Patto di stabilità. Uno dei “montaggi finanziari” escogitati da Goldman Sachs “ha nascosto alle autorità di Bruxelles miliardi di debiti”. Fino all’ultimo, poco prima che le convulsioni della crisi greca esplodessero alla luce del sole, sull’asse Atene-Wall Street si è tentato di barare.

    A novembre una delegazione di altro livello della banca americana è arrivata ad Atene per discutere una nuova possibilità di guadagnare tempo. La missione era guidata da Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs. I maghi della finanza avevano in mente un nuovo dispositivo per far scivolare i costi attuali della sanità pubblica greca “sui bilanci di anni molto lontani”. Un po’ come, in America, le banche rifilavano dei nuovi mutui ai proprietari di case sommersi dai debiti. Il trucco aveva funzionato in precedenza. Nel 2001, subito dopo l’ammissione della Grecia nell’Unione monetaria, la stessa Goldman Sachs aveva assistito il governo di Atene nel reperire miliardi sui mercati. Quel finanziamento del debito pubblico fu nascosto nei bilanci, grazie a un montaggio che la trasformava in un’operazione sui cambi anziché un prestito. Nel novembre 2009 il tentativo fallì: troppo tardi, forse. L’attenzione dei mercati e della Commissione europea deve aver sconsigliato l’ennesimo trucco. Il New York Times specifica che i derivati hanno svolto un ruolo chiave in questa vicenda. Scrive che “gli strumenti finanziari elaborati da Goldman Sachs, JP Morgan Chase e altre banche, hanno consentito ai leader politici di mascherare l’indebitamento aggiuntivo in Grecia”. E con “l’aiuto della JP Morgan l’Italia ha fatto di più. Nonostante persistenti alti deficit, un derivato del 1996 ha aiutato l’Italia a portare il bilancio in linea”.

    In decine di montaggi finanziari, rivela l’inchiesta, “le banche fornivano liquidità immediata ai governi in cambio di rimborsi futuri, e questi debiti venivano omessi dai bilanci pubblici”. Un esempio: la Grecia rinunciò ai proventi della lotteria nazionale e delle tasse aeroportuali per anni a venire, in cambio di una liquidità immediata. Questo genere di operazioni non sono state contabilizzate come dei prestiti. Ingannando così sia le autorità di Bruxelles, sia gli investitori in titoli del debito pubblico greco, che ignoravano la vera dimensione dell’indebitamento e quindi il rischio d’insolvenza. Come un tocco di ironia alcuni dei montaggi finanziari furono battezzati coi nomi di dèi dell’Olimpo, come Eolo. Secondo l’economista Gikas Hardouvelic “i politici vogliono passare la patata bollente a qualcuno, se un banchiere gli dimostra come farlo, lo fanno”. Sulla stessa lunghezza d’onda Garry Schinasi, esperto della task force di vigilanza sui mercati all’Fmi: “Se un governo vuole imbrogliare, ci riuscirà”. Le banche hanno fornito il know how, e si sono fatte compensare: per il montaggio del 2001 Goldman Sachs ricevette una commissione di 200 milioni di dollari dalla Grecia. Quell’operazione fu un “swap sui tassi d’interesse”: uno strumento che può servire a coprirsi da un rischio di variazione dei tassi, ma può anche essere usata a fini speculativi.

    Essa consente a un investitore o a uno Stato di convertire un debito a tasso variabile in uno a tasso fisso, o viceversa. Analogo è lo “swap di valute” che serve a proteggersi contro una variazione nei tassi di cambio, oppure a speculare su futuri scossoni tra le monete. Infine la “chirurgia estetica” sui conti greci ha ipotecato aeroporti e autostrade, mettendo i loro proventi nelle mani dei creditori per molti anni futuri. Il problema che emerge dalle rivelazioni del New York Times riguarda i danni alla trasparenza dei bilanci pubblici. “Il peccato originale dell’Unione monetaria – conclude l’inchiesta – è che Italia e Grecia vi entrarono con deficit superiori ai livelli consentiti dal Trattato di Maastricht. Anziché ridurre la spesa, però, i governi tagliarono artificialmente i deficit con l’uso di derivati. E i derivati, in quanto non appaiono ufficialmente nei bilanci, creano un’ulteriore incertezza”. I campanelli d’allarme non sono mancati. Già nel 2008 Eurostat, l’istituto statistico di Bruxelles, aveva attirato l’attenzione sulle operazioni di “cartolarizzazione” dei debiti pubblici “montate ad arte per ottenere un certo risultato sui conti pubblici”. Ancora prima, nel 2005, l’allora ministro delle Finanze greco Georgios Alogoskoufis, avvertì che l’operazione fatta con l’assistenza di Goldman Sachs avrebbe “appesantito i conti pubblici con pagamenti fino al 2019”. In un giro perverso di transazioni, alcuni di quei titoli sono stati perfino usati dalla Grecia come “garanzie” in deposito alla Bce. Per il contribuente tedesco, che adesso dovrebbe finanziare il salvataggio, la diffidenza è più giustificata che mai.

    Federico Rampini
    Fonte: http://www.repubblica.it
    Link: http://www.repubblica.it/economia/2010/02/15/news/rampini_grecia-2302829/
    15.02.2010

  • Fabriizio

    Interessante l’articolo e i due post allegati.

  • AlbaKan
    • Mi sembra che questa crisi economico-finanziaria, sia una patata bollente con cui giocano “a palla”…o una pedina da spostare di qua e di là su una scacchiera… 
    • Alla crisi economica creata dalle banche fino a poco tempo fa c’era un’unica soluzione: i salvataggi multimiliardari degli Stati…che un pò stampando denaro, un pò spremendo i poveri contribuenti (magari già vittime dei mutui subprime)…hanno messo una bella “pezza a colore”, facendo sembrare che si poteva uscire dalla crisi….bla, bla, bla…
    • ….e sicuramente per le banche è stato così…c’è forse qualche banca in crisi?
    • Adesso la grande crisi è quella fiscale degli Stati che (già spremuti per tradizione dalle banche) si sono accollati i capricci del mondo finanziario…la bolla sembra scoppiata nei già disastrati conti pubblici statali, cominciano i fallimenti (qualcuno lo avevamo già visto a dire la verità) a catena….
    • Diciamoci la verità….stiamo diventando Paesi del Terzo Mondo….non ci rimane che chiedere la “cancellazione del debito”….sempre che qualcuno ci ascolti alla BCE….perchè i paesi del terzo mondo NON li ascolta MAI nessuno… 
  • AlbertoConti

    L’euro è nato come versione moderna del dollaro, una variante di un paradigma monetario basato su uno schema di Ponzi globale, sia per vocazione che per necessità. Per vocazione di dominio e privilegio dei vincitori dell’ultimo conflitto mondiale e per necessità logica del modello imperiale fondato su tutte le possibili forme e livelli d’influenza su ogni angolo del mondo, globalmente imprigionato dalla stessa logica del paradigma dominante. In cosa consista il paradigma monetario dominante, in ogni sua variante (dollaro, euro, sterlina, yen) è presto detto: controllo centralizzato dell’emissione monetaria attraverso una rete privata di banche che gestiscono anche la finanziarizzazione dell’economia, con pochissime regole autorenferenziali. Detto impropriamente capitalismo, si tratta piuttosto di una mafia di biscazzieri che truccano i giochi in ogni modo possibile, senza particolari difficoltà dalla posizione privilegiata del gestore, stratificando ruoli e potere in una gerarchia piramidale estremamente coesa dal principio assoluto del massimo profitto individuale. Non è difficile prevedere (e verificare) l’instabilità insopprimibile di un intero sistema basato sullo schema di Ponzi. Diventa complesso analizzarne i dettagli, le modalità di separazione tra privilegiati (prenditori) ed esclusi dai trucchi (datori). Tuttavia non è impossibile, tutt’altro, e l’opacità dei mercati è l’ultimo straccio sulla nudità sempre più evidente di questo potere, che di politico ha conservato assai poco.

  • Pai

    Scusate se uso questo spazio impropriamente, ma qualcuno sa tirare fuori una teoria sul perché in un momento delicato come questo, sulla TV di Berlusconi mi fanno vedere un film che fa solo venire voglia di spaccare vetrine? Perché e’ scoppiata la moda dei flash mob (non so se avete mai partecipato ad uno, ma vi assicuro che ti fanno assaporare l’ebbrezza della potenza della massa organizzata)?
    Non e’ che ci stanno educando alla ribellione? Paranoia? Forse…
    Buona serata

  • alvise

    L’italia è il 5′ paese europeo con la più alta riserva aurea, oltre 2.400 tonnellate.Oggi credo che l’oro valga circa 31 dollari l’oncia, non so quanto fa in euro, lascio ai matematici di fare il conto.Se capitasse anche a noi, state certi che morire per morire, un bel po’ d’oro me lo vado a cuccare.Dopotutto è la forma visibile del nostro sudore della fronte, e delle grassazioni delle banche.

  • amensa

    più o meno 25.000 euro al kg. che fanno 25.000.000 a tonnellata e 25 miliardi di euro per 1000 ton. in tutto 60 miliardi di euro.
    a parte il fatto che non è ancora ben chiaro di chi siua quest’oro, se della banca e quindi dei proprietari della banca (vedi lista dei “partecipanti” nel bilancio della B.d’I.) o degli italiani e quindi dello stato italiano, ma se raffrontato al solo debitop pubblico (circa 1700 miliardi di euro) si farebbe ben poco.
    meglio che niente, certo, ma sarebbero poi 1000 euro a testa. meglio chew due dita negli occhi, certo, però non è che ci campi più di tanto, con quelli.

  • amensa

    allargando un po’ la visione, oltre al molto fumo, e forse anche un po di arrosto delle disavventure greche (dove sarebbe ora che mettessero un po il freno alle spese statali non coperte da entrate), alle paure delle banche spagnole, tedesche e olandesi, piene di bond greci, che rischiano di non venire rimborsati (se non in toto almeno in parte, se i greci non trovano in fretta qualche anima buona che comperi i loro titoli del debito pubblico in emissione a valanga), e questo sarebbe l’arrosto, vediamo un po’ anch ecosa copre tutto sto fumo, perchè magari potrebbe essere anche questa, se non solo questa, la vera ragione di tanto agitarsi.
    U.K.
    la politica economica britannica è ancora legata al quantitative easing, ovvero alla stampa di denaro da parte della banca d’inghilterra (che contrariamente alle banche centrali della maggior parte degli altri paesi che sono di privati è del tesoro britannico). smettiamo/ no continuiamo…. fino a quando ? boh vedremo ma sicuramente non sotto elezioni.
    la banca centrale stampa denaro, con esso compera i bond del tesoro, il tesoro spende i soldi,ancora umidi d’inchiostro per pagare i suoi debiti, meglio, per pagare e cercare di riempire i buchi delle banche nazionalizzate, dalla norden rock alla banca di scozia.
    fino a quando ? fino a quando queste banche gonfiate come rospi di denaro pubblico non scoppieranno spandendo non sterline ma m…da, quella m…da che farà crollare il valore della sterlina. allora sentiremo gli alti lai degli inglesi ch epregheranno l’area euro , finora tanto disdegnata come un club di dilettanti, di accoglierla sotto le sue ali protettrici (dell’euro). a quando tutto ciò ? difficile dirlo perchè di numeri ne trapelano troppo pochi, e qualcosa di peggio potrebbe anchearrivare prima.
    U.S. seconda mina vagante e seconda banca centrale che pratica il quantitative easing. la FED stampa denaro, con esso acquista tutti i bond del tesoro che trova con una voracità tale da ridurre gli interessi sul debito a cifre simboliche. ma soprattutto lo DEVE fare perchè uno dei principali acquirenti di quella carta straccia, la Cina, deve ridurre la liquidità, perchè tutta quella che ha messoi in giro per compensare la crisi, gli sta esplodendo in faccia. è vero che cresce del 10%ma è una crescita gonfiata soprattutto dalla bolla immobiliare, che tantoper dare un numero, in alcune grandi città ha praticamente raddoppiato i valori immobiliari in un anno. bolla che alimenta il lavoro che altrimenti produrrebbe milioni di disoccupati visto il calo delle esportazioni.
    per cui diciamo pure che dalla Cina, agli US si devono aspettare pochi aiuti ( i conflitti politici,dai dazi ai diritti civili, alle armia taiwan alla visita del dalai lama, sono tutte scuse per non dire al mondo intero che la Cina smette di comprare i bond americani semplicemente perchè è cartaccia, e allora ci si inventa i vari conflitti “politici”).
    finanze a rotoli ma sopratttutto disoccupazione alle stelle, con i numeri falsati dal loro modo fasullo di fare statistica in merito, ma che gli sta esplodendo grazie alle finanze dei vari stati, che senza un intervento federale saranno costraetti a metter sul lastrico migliaia di impiegati statali, per diminuire le spese, non calcolando che così diminuiscono anche le entrate fiscali, per cui dovranno licenziuare ulteriormente. e l’ottimismo di Obama, fumo, tanto fumo ottimistico negli occhi, per non avere il coraggio di dire che tutte le risorse che avevano le hanno usate per salvare banche, assicurazioni e carrozzoni vari da F&F a GM, ed ora per aiutare i disgraziati a mangiare restan solo i fondi del barile.
    non parlo del giappone, perchè sarebbe un’altro disastro,ma ad esso è da 15 anni ormai che ci siamo abituati (non invidio certo i giapponesi anzianio, quando scopriranno che i soldi per le loro pensioni non ci sono più, ma sono finiti quasi tutti a finanziare il debito pubblico. ma tanto loro si suicidano facilmente e forse il governo ci conta)
    allora tutto questo fumo ha una sua ragion d’essere, perchè gliarrosti in giro, sono ben più consistenti e succulenti di quelli greci.

  • EmmeDiErre

    Veramente in Grecia in questo periodo non c’è la minima traccia di scontri di piazza. Ci sono scioperi, è vero, ma fino a prova contraria si tratta di un diritto democratico: o vogliamo eliminare anche questo? O forse anche dipingere un Paese socialmente allo sbando fa parte del piano di complotto, del quale fanno parte anche i cosiddetti inviati delle grandi testate internazionali, che sanno di quello che parlano come il sottoscritto sa come andare sulla Luna? (esperienza personale). Quanto al complottismo, ormai sono tutti nemici di tutti come nei migliori noir americani. E di solito il colpevole è il miglior amico del protagonista (a proposito, chi è il miglior amico della Grecia? Chi è il miglior amico dell’euro?).

  • AlbertoConti

    Per una volta mi trovi d’accordo quasi su tutto quel che dici. Che la Cina sia imbottita di dollari-coriandoli non è cosa recente. E chi non lo è dopo 66 anni di tradimento (presa per il culo) Bretton Woods? Ma i “fornitori” degli spreconi americani più di tutti (petrolio, manufatti, ecc. mentre per le materie prime preferiscono tendenzialmente a rubarsele direttamente sul posto). Ma allora ti invito a tirare le logiche conclusioni di quanto vai qui affermando, tralasciando per favore la distinzione pubblico-privato delle banche centrali, che vista la conduzione “politica” degli stati diventa questione marginale e poco significativa (anche perchè la “stampante principale” non è nella BC ma è diffusa nelle sue “controllate” private). La conclusione è che non c’è una valuta “virtuosa”, ne l’euro ne quella cinese, perchè gioco-forza sono tutte a immagine e somiglianza del papà-dollaro, quello che le distingue è ormai solo la variante della distribuzione sociale della ricchezza che tali monete “gestiscono”. Il deprezzamento attuale dell’euro sul dollaro ne è una delle prove, altro che Grecia, stiamo colando a picco tutti insieme, questa è la realtà. Ma bisogna intendersi sul significato di “colare a picco” e soprattutto di “tutti insieme”, che non comprende certo quel manipolo fascista di aprofittatori degli squilibri indotti da questo tipo di moneta.

  • AlbertoConti

    La TV si fonda sugli indici d’ascolto, amplificando e indirizzando così gli “umori” popolari. Sull’indirizzamento si può fare qualche distinzione tra gestore e gestore, fino a disegnare in certi casi una precisa strategia politica. Ma la strategia commerciale prevale sempre, fino a identificarsi, fagocitandola, quella politica, che rimane un guscio colorato che nasconde i veri contenuti. Il dramma è che i presupposti di una guerra civile si stanno rapidamente accumulando, mentre l’ignoranza di massa sulle vere cause di questi “war games” non accenna a diradarsi. Questo sì è in linea con le peggiori strategie.

  • Affus

    nel governo democratico tu mi prometti il voto, mi prometti giustizia e benessere e io ti do il voto . E’ un voto di scambio chiaramente perchè non si può vivere solo di aria e di bei ideali……
    Col mio voto ti mando al potere ma alla fine la situazione mia e di altri è sempre la stessa perchè la rivoluzione non la farai mai ,però con le tue promesse, essanziali nelle elezioni democratiche , sei andato al potere e preso i voti .Piu grosse e veritiere le dicevi le balle e piu hai preso voti …..
    Mi hai fregato la prima volta , ti ho concesso una seconda volta . Ti ho perdonato anche la terza volta
    ,mi hai fregato sempre , anzi hai rovinato la situazione : la quinta volta vengo e ti sparo !

  • eresiarca

    Ma quando si dice (l’hanno fatto gli “autorevoli” media) che ad Atene sono arrivati “no global dall’Albania e dlala Georgia”, in pratica si è messo la firma di chi ha interesse a destabilizzare la Grecia, rea, come la Turchia, di aver appianato il pluridecennale contrasto reciproco e, di pari passo, di essere uscita di fatto dallla Nato…