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IL FALO’ DELLE BANALITA’

DI EUGENIO BENETAZZO

Le emittenti nazionali fanno ormai a gara ad organizzare nei loro palinsesti la tal puntata di turno incentrata sulla crisi finanziaria del 2008, invitando uno stuolo di politici e pseudo giornalisti finanziari improvvisati economisti che fino a qualche mese fa se ne uscivano con sparate del tipo “tanto l’economia europea è sana e la crisi dei mutui più di tanto non cagionerà danno al nostro sistema bancario”. Opinionisti degni di un titolo di laurea honoris causa rilasciato dall’Università per Barbieri di Paperopoli. Adesso sono diventati tutti catastrofisti e terroristi finanziari, alla faccia del falso ottimismo e garantismo che si sciorinava nei dibattiti pubblici sino a qualche semestre fa. Una fenomenale opera di banalizzazione e volgare semplificazione di quanto sta accadendo che non consente di spiegare in modo esaustivo a livello socioeconomico e macroeconomico l’attuale scenario di mercato.


Mi piace in particolar modo come vengono dipinti e rappresentati i mutui subprime (che tra l’altro esistono da decenni) ovvero come mutui erogati agli homeless che girano con le buste ed i carrelli della spesa rubati a qualche jet market. Niente di più fuorviante: quando in realtà rappresentano mutui erogati a soggetti che hanno un credit score (punteggio di merito creditizio) inferiore a 670 punti (su una scala valori che va da 500 a 850), in seguito a tardivi o mancati pagamenti su prestiti precedentemente concessi o impegni di pagamento verso utenze di servizi primari (bollette della luce, gas e telefono). Dai subprime si devono distinguere i mutui “nodocs” ovvero “no documents” quelli concessi a soggetti privi di un lavoro a tempo indeterminato e senza mezzi patrimoniali propri, mutui che erano sin dall’inizio destinati ad essere titolarizzati (faccio notare che questa tipologia di mutui ipotecari li hanno erogati anche in Italia ai cosi detti precari, i nuovi morti di fame in giacca e cravatta).

Sappiate comunque che oltre il 25 % della popolazione americana rientra nella categoria di affidamento subprime, mentre il restante 75 % si divide nelle altre due fasce: i soggetti prime e midprime. Tuttavia l’apoteosi di questo falò di banalità propinatoci dai media nazionali l’abbiamo con le spiegazioni sull’origine della crisi (secondo loro passeggera) riconducibili ad una semplice argomentazione: le banche americane che hanno prima concesso mutui a tutti e successivamente hanno cartolarizzato all’inverosimile. Niente di più fuorviante ! L’attuale scenario che stiamo vivendo non rappresenta infatti una crisi generale del sistema finanziario quanto piuttosto una fase terminale che scaturisce dalla convergenza delle conseguenze economiche e sociali causate dal WTO. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization), nata dalle ceneri del GATT (un sistema multilaterale di accordi internazionali per favorire il commercio mondiale voluti dagli USA nel 1947 per controllare e dominare l’economia di tutto il pianeta) ha uno scopo principe ovvero promuovere la globalizzazione di tutti i mercati, tanto finanziari quanto alimentari. Un mercato globalizzato presuppone l’abbattimento di tutte le barriere commerciali (dazi e restrizioni doganali) unito all’abolizione dei sussidi all’agricoltura assieme alla libera circolazione dei capitali.

Proprio il WTO ha reso conveniente e possibile le tanto famigerate delocalizzazioni produttive che hanno rappresentato sia per gli USA quanto per l’Unione Europea un autentica emorragia di posti di lavoro e capitali a favore di paesi come la Cina e l’India che adesso vengono considerate le due fabbriche del pianeta. Le grandi corporations industriali, sfruttando le economie di scala attraverso i ridicoli costi di manodopera di questi paesi, hanno potuto in questo modo aumentare a dismisura i loro profitti a parità di output produttivo, il quale poteva venire assorbito solo dai mercati occidentali statunitensi ed europei. A fronte di questo diabolico arricchimento di pochi si è contrapposto un drammatico depauperamento in Occidente a causa della polverizzazione dei posti di lavoro ed a causa della concorrenza spietata di prodotti e beni di consumo importati che spazzano via per convenienza economica sul prezzo quelli autoctoni.

La trasformazione del tessuto sociale ed imprenditoriale tanto negli USA quanto in Europa, che adesso devono convivere con il mostro che hanno creato ovvero un esercito di impiegati ed operai senza alcuna prospettiva lavorativa ed una occupazione a singhiozzo, ha lentamente impoverito il paese creando nuove sacche di povertà e disagio sociale a ritmo costante. Solo con il ricorso al debito questi zombie globalizzati hanno potuto continuare a consumare come prima, fino a quando non si è raggiunta la saturazione finanziaria. Nessuno ha fatto ancora notare come in questi ultimi anni tutto è stato venduto a rate, dalle abitazioni alle vacanze alle isole tropicali, causa estinzione della capacità di risparmio, soprattutto nelle giovani generazioni. Il peggioramento dello scenario planetario porterà ad un consistente ridimensionamento dei fatturati delle imprese a cui faranno seguito un crollo del gettito fiscale ed un aumento vertiginoso della disoccupazione.

Le borse in questi termini ci possono aiutare a leggere il futuro: si comportano letteralmente come un termometro che misura la temperatura dello stato febbrile, i loro continui crolli rappresentano un sensibile ridimensionamento delle proiezioni degli utili attesi in futuro e quindi della capacità di fare profitto per le aziende nei prossimi anni. Dalla contrazione del credito bancario concesso alle imprese passando per il crollo del mercato dei consumi, le aspettative future sono tutt’altro che confortanti. Per comprendere la gravità di quanto stiamo vivendo vi voglio ricordare che durante la Grande Depressione degli anni Trenta oltre il 60 % della popolazione mondiale era impiegata nel settore primario (agricoltura) e le donne non avevano una presenza consistente nel mondo del lavoro visto che la società era organizzata attorno al modello della famiglia patriarcale. Oggi l’1 % del pianeta mantiene il restante 99 % sul piano alimentare, mentre la società è caratterizzata da una spiccata presenza della donna nel mondo lavorativo a cui si deve affiancare il modello di famiglia mononucleare che ha sostituito quella patriarcale. Se in futuro dovessimo descrivere all’interno di un libro quest’epoca infelice e la sua futura evoluzione, adesso ci troveremmo a leggere la prefazione.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com/
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/falo_delle_banalita.htm
20.11.08

Pubblicato da Davide

  • idea3online

    Verissimo,

    quello che dici conferma la mia idea che questa volta il PIL del mondo occidentale andrà a trovare come uno squalo che divora tutto i veri fondali dell’economia, da 1 a 100 penso manchino ancora 50 metri prima che il fondale dell’economia reale inizi a dare i primi segni di vita, e solo nel fondale nella terra che potrà iniziare un nuovo ciclo, adesso dobbiamo solo aspettare che tutta la fanta-finanza venga aggredita-masticata-digerita dal branco degli squali che in giro per il pianeta hanno deciso di frantumare la fanta-finanza.

    Però se i leoni della terra iniziano a ruggire allora preparatevi alla guerra stellare tra squali e leoni, i primi sono predatori e istintivi, i secondi sono animati da forze morali e distruttrici solo per aggredire l’avidità senza scopo del branco malefico.

    I leoni sono pronti devono solo attendere il momento giusto, quando vedrete gli indici che a ritmo innaturale cammineranno tra la spina dorsale del sistema finanziario allora dobbiamo solo augurarci che la lotta duri poco, perchè in caso di lotta i leoni esprimeranno potenza e umiltà. I leoni sono il gruppo:
    Cina/Russia/India/America Latina

    I predatori sono il branco di squali che governano il mondo in bene e in male.

    Io posso solo confermare che ci troviamo in una fase delicatissima, per un attimo non pensate agli indici, ma pensate al GOVERNO DEL MONDO, le potenze devono capire cosa fare, in tutte le altre fasi gli accordi erano confermati, anche se il mondo prima delle guerre mondiali aveva un disegno geopolitico disegnato nei secoli, non dimentichiamo che dall’era agricola siamo entrati nell’era industriale, quella fase sfociò nelle guerre mondiali perchè nella bilancia c’era il governo del mondo, prima le nazioni colonizzavano il pianeta, dopo come al solito troppi galli in un pollaio non possono stare…..

    Dopo la 2 guerra mondiale tutte le crisi hanno avuto come capro espiatorio dei valori economici, bolle di qualsiasi tipo….ma oggi è messa in discussione la leadership dell’UNICA POTENZA MONDIALE cioè gli Stati Uniti. Ragazzi non è uno scherzo, ragazzi c’è di mezzo l’impero del mondo, tutto quello che vediamo intorno a noi dipende dal sistema america, tutte le altre crisi non hanno messo mai in discussione gli Stati Uniti, adesso abbiamo l’onore o il disonore di vedere il declino di una potenza….ma secondo voi tutto ciò avviene in modo indolore?

    E’ solo l’inizio, certo gli Stati Uniti saranno sempre una potenza nel mondo, ma adesso il suo modello non è più l’unico modello, perciò siccome gli indici erano basati solo sul modello americano del 1945…..era facile per i CAPI giocare con i valori degli stessi, ma adesso questa mano invisibile è moribonda, anche se cerca di invertire la tendenza distruttrice non potrà farlo, perchè la storia insegna che quando un declino è confermato il presente non è presente, il passato può essere futuro, il futuro non può essere presente, ma ogni giorno in queste fasi della storia umana, il caso può partorire le stelle o le stalle, dobbiamo capire i CAPOCCIA del mondo cosa dicono nelle stanze nere delle loro riunioni.

  • sultano96

    Benettazzo sono nato e risiedo nel paese del presidente di Mediolanum, io come agricoltore sono un miserabile lui come piazzista di fuffa, un miliardario in euro, queste sono scelte politiche ma si possono anche giustificare come invidia!

  • Truman

    Anche Benetazzo scrive all’interno di una mitologia ormai defunta: il dio denaro (con l’incarnazione nel dollaro e nell’euro), il feticcio del PIL, il mito della crescita, lo sviluppo.

    Come gli dei dell’antica Grecia, anche gli dei attuali sopravviveranno alla loro morte (almeno nelle fantasie delle persone). Se qualcuno annuncerà la morte degli dei verrà guardato con incredulità (mi torna in mente un brano famoso di Nietzsche).

    A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini.

    I saperi immaginari possono fornire potere reale, finchè la gente ci crede. Lo spiegava bene Samir Amin in Il capitalismo senile.

    Ma contrariamente a ciò che dice Benetazzo, oggi la borsa non predice niente di più di ciò che tutti sanno: sta muorendo un sistema di pensiero e serve urgentemente trovarne uno nuovo.

    Ma nel mondo che sta finendo i contadini facevano la fame ed i broker di borsa vivevano da signori. Nella prospettive che si aprono oggi i contadini avranno da mangiare ed i finanzieri si sposteranno a vivere nelle roulotte, facendo la fame. Questo è lo scenario che fa paura a Benetazzo, ma a me le prospettive future appaiono molto più razionali del passato. Con il ritorno ai fondamentali ritorna la logica e l’armonia e l’umanità guadagna qualche speranza di sopravvivenza.

  • Tetris1917

    Per quanto mi riguarda, la crisi finanziaria la trovo descritta ottimamente in questa summa di seguito. Molti girano intorno alla questione, con articoli, anche sul buon comedonchisciotte.org, senza mai indicare precisamente quale e’ l’origine e le conseguenze di questa crisi. Bisogna sempre rivolgersi ai classici sacri dell’economia capitalista, per avere una risposta. Saluti

    Capitale finanziario

    “Il vecchio capitalismo, il capitalismo della libera concorrenza, con la borsa suo regolatore indispensabile, se ne va a gambe all’aria, soppiantato da un nuovo capitalismo, nel suo stadio imperialistico, che presenta tutti i segni di un fenomeno di transizione, una miscela di libera concorrenza e di monopolio. L’ultima parola dello sviluppo del sistema bancario è sempre il monopolio. Nell’intimo nesso tra le banche e l’industria appare, nel modo più evidente, la nuova funzione delle banche. Allo stesso tempo si sviluppa, per così dire, un’unione personale della banca con le maggiori imprese industriali e commerciali, una loro fusione mediante il possesso di azioni o l’entrata dei direttori di banche nei consigli d’amministrazione delle imprese e viceversa. Pertanto si giunge a una sempre maggior fusione, a una simbiosi (Bukharin), del capitale bancario col capitale industriale. L’imperialismo è l’epoca del capitale finanziario e dei monopoli, che sviluppano dappertutto la tendenza al dominio, anziché alla libertà” [Lenin].

    Marx ha mostrato che una parte, e una parte in assoluto crescente, del capitale sociale complessivo deve sempre rimanere nella forma di denaro, come capitale monetario, per la continuità del processo di riproduzione. Accanto a ciò egli distingue ancora il capitale merce e il capitale produttivo, e parla di tre forme, tre cicli, tre figure del processo ciclico. Tutte e tre le forme del capitale sono necessarie e si condizionano reciprocamente. Poiché la grandezza del capitale monetario, come anche del capitale merce e del capitale produttivo, non è determinabile arbitrariamente, il capitale sociale complessivo deve essere ripartito in proporzioni determinate in tutte e tre le forme di capitale. “La grandezza del capitale esistente condiziona il volume del processo di produzione, e questo condiziona il volume del capitale merce e del capitale monetario, in quanto essi operano accanto al processo di produzione” [Marx].

    Il limite per l’accumulazione di capitale subentrerebbe, secondo Marx, “non appena il capitale fosse accresciuto in una proporzione tale, rispetto alla popolazione lavoratrice, che né il tempo di lavoro assoluto fornito da questa popolazione possa essere prolungato, né il tempo di pluslavoro relativo possa essere esteso, quando dunque il capitale accresciuto producesse una massa di plusvalore soltanto equivalente o anche inferiore a quella prodotta prima del suo accrescimento”. Sotto questi presupposti è dato per l’accumulazione un limite massimo determinabile esattamente. L’ulteriore prosecuzione dell’accumulazione non avrebbe alcun senso, poiché il capitale più grande offrirebbe la stessa massa di plusvalore che in precedenza. La prosecuzione dell’accumulazione dovrebbe condurre a una svalutazione del capitale e a una forte caduta del tasso di profitto. “Nella realtà le cose si svolgerebbero in modo tale che una parte del capitale resterebbe interamente o parzialmente inattiva, mentre l’altra parte verrebbe valorizzata a un tasso di profitto ridotto in séguito alla pressione del capitale totalmente o parzialmente inattivo” [Marx].

    Non il capitale monetario, ma il capitale merce è emerso dal ciclo del capitale industriale, il che non significa nient’altro se non l’esistenza di una sovraproduzione del capitale merce che è invendibile e non può perciò ritrovare la via della sfera della produzione. Ben presto dal meccanismo interno dell’accumulazione deve necessariamente originarsi una sovraccumulazione, e perciò la svolta verso la crisi. Ciò non significa altro se non che, durante la crisi, la funzione di valorizzazione del capitale è messa a dura prova; un capitale che non viene valorizzato è però un capitale eccedente, sovraprodotto. Sovraproduzione di merci e sovraproduzione di capitale sono “il medesimo fenomeno. In che consiste la bella distinzione tra sovrabbondanza di capitale e sovraproduzione di merci? I produttori non si contrappongono come semplici possessori di merci, ma come capitalisti. Sovraproduzione di capitale, non di singole merci, è perciò semplicemente sovraccumulazione di capitale, una sovraproduzione che non colpisce l’una o l’altra, o solo alcune importanti sfere della produzione, ma diviene assoluta nella sua portata, in quanto si estende a tutti i rami della produzione” [Marx]. Una sovraccumulazione di capitale per la quale manca la possibilità di valorizzazione. La valorizzazione diviene insufficiente per essere portata avanti col ritmo fino ad allora sostenuto. Diventando sempre più esteso il capitale costante, la massa del plusvalore non può essere accresciuta. Subentra qui il momento che Marx ha presente quando dice “che viene accumulato più capitale di quel che si può investire nella produzione, donde il prestito all’estero, ecc.”. Da questo momento in poi l’accumulazione, cioè la ritrasformazione di una parte del profitto in capitale addizionale, trova ostacoli. “Se mancano le sfere di investimento, e si ha di conseguenza una saturazione dei rami di produzione e un’eccessiva offerta di capitale da prestito, questa pletora di capitale monetario da prestito attesta semplicemente i limiti della produzione capitalistica” [Marx].

    L’accumulazione si arresta necessariamente. Dunque, invece di accumulare il plusvalore, cioè di accrescere il capitale, questo viene reso disponibile per l’esportazione. La dimostrazione della necessità dell’esportazione di capitale e delle condizioni sotto le quali essa si origina costituisce il nucleo vero e proprio del problema (aver mostrato questo è il merito della ricerca marxiana). Da questo momento in poi si attua gradualmente una trasformazione strutturale del capitalismo. Quanto più la classe imprenditoriale non ha altra risorsa che l’esportazione di capitale, tanto più la borghesia “si allontana dall’attività produttiva, diventa sempre più, come ai suoi tempi la nobiltà, una classe che semplicemente intasca rendite” [Engels]. Il pensiero di fondo di questa concezione è la contraddizione immanente tra la capacità illimitata di espansione della forza produttiva e la limitata possibilità di valorizzazione del capitale sovraccumulato, un limite immanente della produzione – osserva Marx – che viene costantemente spezzato dal sistema creditizio. Il limite della sovraccumulazione, della valorizzazione insufficiente, viene rotto dal credito, ossia dall’esportazione di capitale e dal plusvalore addizionale che viene conseguito in questo modo. In questo senso l’esportazione di capitale è necessaria e caratteristica della fase avanzata dell’accumulazione di capitale – la fase imperialistica del capitale monopolistico finanziario. “Per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci. Per il più recente capitalismo, sotto il dominio dei monopoli, è diventata caratteristica l’esportazione di capitale” [Lenin]. Prendendo le mosse da qui, non si presenta alcuna difficoltà per spiegare le situazioni alterne e i movimenti ondulatori, periodicamente ricorrenti all’interno della sfera produttiva, anche sugli altri due “mercati” (mercato monetario e speculazione di borsa). Infatti i movimenti su questi mercati dipendono da ciò che avviene nella sfera della produzione.

    A partire dalla sfera della produzione, grazie al funzionamento immanente dell’accumulazione capitalistica, e per la necessità del suo andamento ciclico, questo stesso movimento si propaga poi dalla sfera della produzione alla sfera della circolazione (mercato finanziario, borsa, titoli). Quella rappresenta una variabile indipendente, questa una variabile dipendente. In questo modo si è chiusa la catena delle cause. I capitali inattivi nella depressione devono trovare un investimento redditizio proprio in un periodo di ristagno. Da qui si deduce l’importanza della speculazione per il capitalismo. Con il progredire dell’accumulazione di capitale e con la crescita del numero dei grandi e piccoli capitalisti, la necessità dell’estensione della speculazione in borsa si presenta a grandi masse di capitalisti, dato che la massa del capitale inattivo che cerca investimento nella crisi e nella depressione diventa sempre più grande. La speculazione è un mezzo per supplire all’insufficiente valorizzazione dell’attività produttiva con profitti che affluiscono dalle perdite sul corso delle azioni di estese masse di piccoli capitalisti – la cosiddetta “mano debole” – ed è quindi un potente mezzo per la concentrazione del capitale monetario. Fa parte dell’essenza della speculazione di borsa che debbano esistere due gruppi di persone, i membri di borsa, adepti e competenti, e la gran massa di coloro che sono fuori, il “pubblico”, che ha bisogno di parecchio tempo prima di attuare le sue operazioni sul mercato.

    La speculazione può festeggiare le sue grandi orge laddove, con il passaggio della proprietà dalla forma individuale alla forma della società per azioni, vengono gettati sul mercato immensi patrimoni accumulati da molti decenni che cadono vittime della borsa. I titoli industriali si svalorizzano poiché è anche possibile che, con la perturbazione del processo di riproduzione, “la valorizzazione del capitale reale che essi rappresentano subisca eventualmente un contraccolpo” [Marx]. La caduta del corso dei titoli però è il pretesto per il loro acquisto in massa da parte degli speculatori di borsa. Così la speculazione, il fermento della borsa, comincia con la depressione, quando si origina una sovraccumulazione, una mancanza di occasioni d’investimento, in breve un capitale disponibile. L’“investimento” in borsa, però, non crea né valore né plusvalore. Esso ha per scopo soltanto un aumento delle quotazioni e il trasferimento di capitali (quando il corso dei titoli comincia di nuovo ad aumentare). Appena la tempesta è passata questi titoli crescono di nuovo al loro livello di un tempo – dice Marx – cosicché il loro deprezzamento ha agito durante la crisi come mezzo efficace per l’accentramento dei patrimoni monetari. La centralizzazione del patrimonio finanziario attraverso l’aumento delle quotazioni di questi titoli viene ancora accelerata dal fatto che, mostrando alla lunga una tendenza all’aumento, “questa ricchezza immaginaria cresce nel processo di sviluppo della produzione capitalistica in conseguenza dell’aumento di ciascuna delle sue parti aliquote, aventi un determinato valore nominale originario” [Marx].

    Il capitale privo di investimento si procura così una serie di canali di deflusso, sia all’estero con l’esportazione di capitale, sia all’interno con la speculazione di borsa, canali appropriati ad assicurarne la valorizzazione. Questi sforzi non si limitano esclusivamente al periodo di depressione. Se subentrano le controtendenze, se viene ricostituita nel processo di produzione la valorizzazione degli investimenti di capitale, si avrà di nuovo un’ulteriore accumulazione. Sulla base di questa concezione teorica si può giudicare la correttezza della caratterizzazione del capitalismo monopolistico finanziario data da Lenin con la sua acuta formulazione. Esiste infatti una grande differenza tra l’esportazione di capitale dell’odierno capitalismo di monopolio e quello dei suoi inizî, quando il fenomeno dell’esportazione di capitali era già noto. Però, dato lo scarso livello dell’accumulazione, esso rappresentava per il capitalismo di allora qualcosa di non caratteristico, era soltanto un fenomeno transitorio che sorgeva periodicamente. Ben altrimenti stanno le cose oggi. I paesi più importanti hanno già raggiunto un alto livello dell’accumulazione, in cui la valorizzazione del capitale accumulato incontra sempre maggiori difficoltà. La pletora di capitale cessa di essere un fenomeno transitorio e comincia sempre di più a dominare tutta la vita economica. In queste circostanze la sovrabbondanza di capitale può essere superata soltanto ricorrendo all’esportazione di capitale che, per tutti i paesi di avanzato sviluppo capitalistico, è divenuta un fenomeno tipico e necessario.

    L’esportazione di capitale verso l’estero e la speculazione all’interno sono fenomeni paralleli e scaturiscono da una radice comune. Dato che nella sfera della produzione non è possibile alcun impiego, si ha l’esportazione verso l’estero o l’“esportazione di capitale all’interno”, cioè l’affluire nell’attività di speculazione delle somme non impiegate. Dalla legge dell’accumulazione di capitale esposta risulta senz’altro, nel corso del processo storico, un mutamento necessario nel rapporto tra capitale industriale e capitale bancario. Ai livelli inferiori dell’accumulazione, la formazione di capitale proprio dell’industria è insufficiente. L’industria è perciò costretta a far affluire credito dall’esterno, e le banche come mediatrici e dispensatrici del credito acquistano grande potere nei confronti dell’industria. Ma a un più elevato grado dell’accumulazione, l’industria si rende indipendente in misura crescente, poiché essa progredisce nell’autofinanziamento. In una terza fase, l’industria incontra sempre maggiori difficoltà per investire in modo redditizio anche soltanto i proprî utili all’interno delle aziende originarie, utilizzandoli per far rientrare altre aziende nella loro sfere d’influenza. Non si può più parlare qui, in effetti, di una dipendenza dell’industria dalle banche; è piuttosto l’industria che domina le banche, mantenendo grandi somme presso di esse o creando persino proprî istituti bancari. La tendenza del bilancio tipico della grande industria (capitale monopolistico finanziario) va nella direzione di un ingrandimento del capitale di proprietà e di una diminuzione degli obblighi verso le banche o persino di un possesso di grandi crediti bancari. Questo è anche il motivo per cui le banche stesse ricorrono in misura crescente all’investimento dei loro capitali in borsa, sostituendo il credito bancario attraverso anticipazioni su titoli. Fino alla crisi successiva, alla stretta successiva sul mercato finanziario, il gioco si ripete; però, su base mutata: la centralizzazione del patrimonio finanziario è sempre più grande, spiegando così il potere crescente del capitale finanziario. [h.g.]

    (da Henryk Grossmann, La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalistico, Leipzig 1929 – 2.14; 3.II.3.a,b,d)

  • ericvonmaan

    Bla bla bla. Il nodo FONDAMENTALE è che l’emissione di denaro (reale e virtuale) invece che essere gestito dagli Stati con finalità sociali, è al 100% nelle mani di PRIVATI (Banche centrali e banche commerciali) che lo creano dal nulla, lo prestano a strozzo ai governi e ai privati, e giocano a loro piacimento con la Politica Monetaria.

    Finchè non togliamo dalle loro schifose mani questo potere immenso, non ha senso parlare di nulla.
    Si, il punto da cui partire è quello, il resto sono solo dettagli secondari (sia pur importanti).

    E’ ora che chi “fa opinione” (giornalisti, esperti, uomini delle istituzioni, professori, insegnanti ecc) comincino a parlarne, altrimenti sembra che tutti cerchino dei rimedi “lasciando il sistema così com’è”. Beh, questo semplicemente CON FUNZIONA.

    Parliamone, parliamone, diffondiamo il concetto. Sembra complicato ma è così semplice da sembrare incredibile che il genere umano si sia fatto fottere da 300 famiglie (i padroni del mondo) per secoli con questo meccanismo.
    Finchè non gli leviamo l’ossigeno (=creazione della moneta e del credito) le cose le decideranno loro.

  • ericvonmaan

    Errata corrige: “CON FUNZIONA” ovviamente volevo dire NON FUNZIONA

  • Lestaat

    Qualcuno si ricorda cosa accadeva quando il denaro l’emetteva lo stato?
    Vi pare davvero così diverso?
    A ne pare che gli stati si comportassero esattamente allo stesso modo.
    Son daccordo che è sbagliato di principio e che giusto sarebbe che il controllo monetario fosse nelle mani dello stato, a patto però che quello stato rappresenti i cittadini altrimenti è solo retorica.
    Non si può sempre tornare su questa questione della sovranità monetaria o di un eventyuale nuova bretton wood per cambiare se prima non si cambia la classe dirigente o cmq non si decide di cambiare il sistema sociale economico.
    Se invece di Trichet, a decidere l’emissione di moneta fosse Tremonti o Bersani, o Prodi cosa cambia?
    E poi, ma siamo davvero obbligati ad usare la moneta?

  • Lestaat

    Ma l’hai letto l’articolo o rispondi di principio perchè è Benetazzo?
    A leggere il tuo commento non si direbbe.

  • biopresto

    “il genere umano si sia fatto fottere………”

    Il problema è che la maggior parte del genere umano ama essere sodomizzato giorno dopo giorno anzi direi di più non potrebbe vivere in altro modo.
    Una volta estirpata questa tara tutto il resto si sistemerebbe da solo

  • Truman

    Io Benetazzo l’ho letto ed in molti punti lo condivido (nella parte di critica agli opinionisti blasonati).

    Però la visione della borsa non la condivido. Per i motivi esposti.

  • lino-rossi

    sei fuori strada. le BC emettono su delega degli Stati. l’emissione non e’ onerosa per gli Stati. con l’emissione statale non cambierebbe nulla se non cambiasse la politica monetaria. su questa storia e’ oltre un anno che martello, ma evidentemente la bufala del signoraggio dev’essere proprio entrata in profondita’. non mi dispiace, ma c’e’ un piccolo problema: e’ completamente sbagliata.
    http://www.soldionline.it/saperinvestire/economia-e-societa/come-dovrebbe-funzionare-la-politica-monetaria

    concordo con l’opinione che questa crisi e’ salutare.

  • ericvonmaan

    Prima cosa: gli stati non hanno MAI avuto la sovranità monetaria salvo che in brevi periodi, esempio Germania nazista dal 36 al 45, Italia fascista dal 36 al 45. Escludendo le finalità politiche, dal punto di vista economico fu un successo pieno, come volevasi dimostrare.
    Oggi la Svizzera ha i 2/3 di controllo statale sulla sua Banca Centrale (la sovranità monetaria è addirittura un articolo della Costituzione), figurati se la patria dei truffatori finanziari mondiale si faceva fregare in casa sua!
    Credo la Cina abbia il controllo statale sulla sua banca, e poi ci sono pochi altri esempi nel mondo, probabilmente Cuba, ma insomma nel 95% dei casi le banche centrali sono saldamente nelle mani di privati, che le gestiscono in modo del tutto indipendente dai governi.

    Affidare la sovranità monetaria allo Stato non vuol dire darla in mano a Berlusconi o Prodi o chi altro, ovviamente ci sarebbe una Istituzione statale diretta da persone competenti che la farebbero funzionare correttamente, così come avviene per la Magistratura per esempio. Ma vi immaginate se la magistratura fosse gestita da una Spa privata???

    Lino non sono d’accordo. Mi spieghi perchè uno Stato può stampare ed emettere titoli di debito come i BOT, BTP e CCT (usati per pagare la moneta) e invece non può stampare direttamente moneta???
    La risposta è che questo privilegio se lo tengono ben stretto le oligarchie proprietarie delle Banche Centrali, creando moneta dal nulla, vendendola con gli interessi agli stati (che pagano coi titoli di stato), tale operazione gli costa 3 centesimi a biglietto rivenduto poi al prezzo nominale, ricavandone un guadagno incredibile (=signoraggio), fatto sparire dalla contabilità mettendo l’emissione di moneta come “passivo” (pazzesco), i titoli pagati dallo stato vanno a pareggiare i conti… 100-100=0.
    Fantastico no? Chissà perchè NESSUNO può indagare sui conti delle Cayman o di altri paradisi fiscali… chissà.
    Le cose da fare sono molte ma sicuramente la prima è dare la sovranità monetaria e il privilegio di emettere denaro ALLO STATO, cioè al popolo. Se non si parte da qui ogni rimedio proposto è futile.

  • NerOscuro

    Per quanto già si intraveda il ripristino del baratto di servizi e beni, la moneta è servita a facilitare gli scambi. Prova ad immaginare una società appena vicina a quella moderna senza una moneta che fluidifica lo scambio. Ci riesci?

  • NerOscuro

    … a persone competenti che la farebbero funzionare correttamente, così come avviene per la Magistratura per esempio

    Non ti viene da ridere a dire certe cose? Senza dare ragione a Berlusconi (e ci mancherebbe!), la nostra magistratura fa schifo solo a vedere i tempi per la conclusione dei processi.

  • castigo

    ericvonmaan:

    Affidare la sovranità monetaria allo Stato non vuol dire darla in mano a Berlusconi o Prodi o chi altro, ovviamente ci sarebbe una Istituzione statale diretta da persone competenti che la farebbero funzionare correttamente,

    LOL…. e sicuramente il nano o il mortadella del caso non metterebbero a capo di tale istituzione i loro boiardi, no no no……
    ma non hai ancora imparato che le tre cose evidenziate NON possono stare nella stessa frase???

    così come avviene per la Magistratura per esempio. Ma vi immaginate se la magistratura fosse gestita da una Spa privata???

    bell’esempio hai scelto, bello davvero.
    non potrebbe certamente fare peggio di quanto già non faccia la magistratura attuale….. non so se hai presenti le scarcerazioni di innocui mafiosi per decorrenza di termini o le sentenze stile bolzaneto o italicus…..

  • ericvonmaan

    Bel ragionamento. Allora continuiamo a farla gestire da quelli che ti affamano, ti fanno perdere il posto di lavoro, creano le crisi finanziarie, fanno fallire gli Stati…
    purtroppo il problema che sollevate tu ed altri è UN ALTRO PROBLEMA, cioè la competenza e la correttezza di chi gestisce le Istituzioni. Ma NON SI RISOLVE CERTAMENTE dando il monopolio della sovranità monetaria a orride famiglie straricche e a oligarchie internazionali che hanno come unico obiettivo IL PROFITTO e IL POTERE ASSOLUTO.
    Prima dobbiamo cambiare il sistema alla base, poi ci occuperemo dell’efficienza della sua gestione.
    Non credete alla chimera che il privato sia migliore del pubblico… in certi campi il privato non dovrebbe mettere le sue sporche mani: sanità, scuola, sovranità monetaria, risorse naturali, acqua, gestione e distribuzione dell’energia, trasporti pubblici… devono essere PUBBLICI e forniti ai minimi costi possibili.
    I privati possono far soldi vendendo CocaCola o automobili o televisori o aeroplani.

  • myone

    Concordo con il detto : …ora i contadini sussisteranno mentre i banchieri faranno la fame in rouloute.

    Ma non e’ solo cosi. Sappiamo che tutto il sistema partendo dal piu’ piccolo fino al piu’ grande e’ sottoposto alle medesime regole. Quindi, se i contadini sopravviveranno, non saranno soloi banchieri a fare la fame in rouloute, ma un’ intero mondo o societa’ che sopravvive a queste emdesime regole e sistema, si trovera’ a fare la fame.

    Sono d’ accordo con un altra cosa detta. Che cadendo un “impero”, altri se ne faranno avanti, ma questo non sara’ il tutto. Nemmeno un secolo e’ passato da eventi bellici che si sono susseguiti, e nel corso della storia, il cambio di gestione fi forza, nel mondo attuale fatto di soldi e di potere, non passera’ senza mietere i suoi eventi. E pensate a che eventi e con che modernamento saranno messi in atto.

    Un ‘ altra cosa. La moneta unica diversa, fuori da un sistema

    Prima un sistema deve finire. Fondarne un’ altro e’ sicuramente cambiare moneta e sistema. Ma l’ uomo, e’ o sara’, nell’ immaginario del post-sistema, e con quello che rimarra’, di sapersi avvalere del saputo, e sa’ del sapersi che dovra’ mettere in atto, di aver fatto tesoro del passato, e quindi di avere una mentalita’ nuova per cose nuove?
    Difficile. 1) L’ uomo rimane uomo. Cambiano i modi ma lui non cabia, e a corto o lungo raggio, si riproporra’, per un nuovo sistema, che dovra’ poi essere risostituito, con tuto il bagaglio di sconfitta che si portera’ addietro. 2) Credo che ora come ora, nell’ eventualita’ di una rinascita “fenice”, se sara’ il poi, ci vorranno secoli, per poter pensare a come e che sistema mettere mano, perche’ la vita e la sopravvivenza, sara’ e torenera’ cosi arcaica, che credo che lo stesso pensiero, fara’ tempo ad uscire dal dna umano.

    PS. Non ultimo. Quello che consideriamo bagaglio politico, culturale, scientifico, filosofico, e tutto quanto ne va dietro, se guardiamo questa societa’ e che livello di coscienza e maturita’ collettiva ne detiene l’ uomo, e sopratutto, come e quanta possibilita’ di forza e di esperienza ha tutt’ ora per poter affrontare questo pseudo-post, allora credo che su 1 milione di persone, si o no un 100naio possedera’ le caratteristiche di sostenere e imporsi nel fondamento del nuovo. Ma credo che come scontro e riscontro, dalla contro parte, ci sia unì onda dì urto costante e forte, che annientera’ pure il possibile o presupposto fermento di rigenerazione o creazione, come lo potremmo o vorremmo immaginare. Arriveremo a tempi, che saremmo pari passo con l’ evoluzione scientifica considerata, come tale la consideriamo, con corsi millenari di fasi, prima di riarrivare a un dunque da catalogare come era.

    eheh internet ci ha chiavato pure il cervello. L’ azione e’ un’ idea. Il resto, seppur primario, un lusso. myone

  • lino-rossi

    addirittura in “banana central bank” ho fatto vedere come le diverse banche centrali restituiscono agli Stati gli interessi che percepiscono. ho gia’ spiegato la procedura infinite volte su questo sito: ad esempio l’intervento sull’ispettore Clouseau. l’emissione di titoli di debito che vanno a riserva del circolante sono NON onerosi. piu’ di cosi’ non posso fare. e’ una cosa da capire e basta. e’ come capire che 1+1 fa 2.

    non c’e’ nessuna differenza fra usare una vettura che e’ tua ed una che ti e’ data in comodato gratuito, dal punto di vista della fruibilita’ del mezzo. l’emissione diretta della Stato (moneta di proprieta’ dello Stato) e’ equivalente alla procedura attuale (moneta di nessuno). potremmo avere l’emissione diretta dello Stato ed essere messi peggio di oggi, qualora l’emissione fosse scarsa. cio’ che conta e’ la determinazione della giusta Base Monetaria e del giusto moltiplicatore bancario! oggi sono entrambi sbagliati. troppo piccola la BM e troppo grande il moltiplicatore bancario.

  • ericvonmaan

    Caro Lino, è che purtroppo NON CREDO che la macchina te la diano in comodato gratuito… per quanto riguarda le tue opinioni sulla gestione della politica monetaria (base monetaria, riserva frazionaria ecc) concordo pienamente. Ma credimi, preferisco di gran lunga che a battere moneta sia lo Stato piuttosto che i proprietari e gli azionisti (spesso occulti) di Fed, BCE ecc. Puoi girarmela come vuoi ma cono convinto che sotto ci sia l’inganno del secolo. E d’altronde personaggi come Auriti l’hanno spiegato molto bene no? E chissà perchè in tutti i casi della storia in cui qualche capo politico ha nazionalizzato l’emissione della moneta o è stato assassinato (Lincoln, Kennedy, Allende…) o è scoppiata una guerra mondiale…
    E poi, ancora, mi spieghi perchè lo Stato emette gli spiccioli e non può fare altrettanto con il resto del denaro???
    E’ vero o no che quando il furbo Tremonti chiese l’euro e i due euro di carta, Duesenberg (morto in “strane ” circostanze no?) gli disse più o meno “bravo furbo, così ti perdi il signoraggio anche su questi tagli!”…
    Rispetto la tua opinione ma a me le Banche Centrali private proprio non vanno bene (così come non mi andrebbe bene la Polizia privata, o la Sanità privata ecc).
    Un caro saluto

  • alnilam

    Anchio caro eric la penso proprio come l’hai descritta te, è fin troppo evidente che il giochetto delle banche centrali funzioni esclusivamente con il totale asservimento della colletività statale malgrado l’assordante silenzio della classe politica…corrotta!
    Arrivo sempre più a inquadrare l’instancabile linorossi come un GATEKEEPER ovvero un manipolatore di informazione reale che tenta in tutte le maniere (fin troppo sopraffine vedi gli argomenti capziosi su riserva frazionaria etc.) di distogliere l’attenzione sul VERO REALE ed UNICO argomento fondamentale: la SOVRANITA’ MONETARIA (come del resto il compianto prof. Auriti aveva fatto una battaglia di tutta una vita e come anche, e soprattutto bene ricordare, EZRA POUND – GLORIA SEMPITERNA al SUO NOME!)

  • lino-rossi

    bella questa dimostrazione dei tuoi argomenti.

    penso di onorare di più Pound ed Auriti segnalandone gli ERRORI piuttosto che scimmiottarli. ma mi accorgo che l’uso del cervello è divenuto un optional. non ti è mai passato per l’anticamera del cervello l’ipotesi di prendere in mano un testo (serio) di economia politica?

  • alnilam

    Leggo solo ora il tuo commento al mio post e francamente non mi stupisce la tua acrimonia nei miei confronti: beh che dire se non che gli SCIMMIOTTAMENTI come dici te sono il frutto di serie e prolungate riflessioni frutto anche di ore ed ore di letture (e di manuali di politica monetaria ne ho francamente letti…oltre che lo Schneider Il D-Fischer come testo d’esame).

    Piuttosto trovo estremamente improduttivo per non dire stomachevole il fatto di non voler abbracciare una visione chiara ed oltremodo lapalissiana della TRUFFA che viene perpretrata ai danni delle collettività statali da parte delle oligarchie finanziarie da oramai più di tre secoli. Ma si sa per te l’unico problema è quello di spostare dello 0, (zerovirgola) la riserva frazionaria et voilà il problema è risolto.

    Argomentazioni che già si ha difficoltà a farle venire a galla (per gli ovvi motivi, vuoi per la non immediatezza dell’argomento trattato e moolto per volontà politica) tu intendi definitivamente AFFOSSARLI con argomentazioni capziose e francamente incomprensibili (al volgo)

    L’invito te lo faccio IO spassionatamente leggerti e rileggerti un pò di testi di economia monetaria…poco ortodossa o forse anche te appartieni alla schiera degli intoccabili e pertanto esistono solo quelli “liberamente accettati” dal mondo scientifico?!
    Saluti

  • castigo

    ericvonmaan:

    Bel ragionamento. Allora continuiamo a farla gestire da quelli che ti affamano, ti fanno perdere il posto di lavoro, creano le crisi finanziarie, fanno fallire gli Stati…

    LOL…. sono gli stessi che ci stanno governando, lo stato sono LORO.
    quindi, cortesemente, basta con le stronzate su istituzioni affidate a persone competenti e che funzionano correttamente, che mi sembra uno dei deliri di napolitano.

    purtroppo il problema che sollevate tu ed altri è UN ALTRO PROBLEMA, cioè la competenza e la correttezza di chi gestisce le Istituzioni.

    è lo stesso identico problema.
    elimina lo stato ed avrai eliminato tutta la merda che ci soffoca, a partire dai consigli di circoscrizione fino al parlamento passando per l’inutile burocrazia che ci “organizza”.

    Ma NON SI RISOLVE CERTAMENTE dando il monopolio della sovranità monetaria a orride famiglie straricche e a oligarchie internazionali che hanno come unico obiettivo IL PROFITTO e IL POTERE ASSOLUTO.

    mmmmm….. interessante….. e, di grazia, dove cazzo avrei scritto queste cose??????

    Prima dobbiamo cambiare il sistema alla base, poi ci occuperemo dell’efficienza della sua gestione.

    ri-LOL…. sembri quella della canzonetta… aspetta e spera….

    Non credete alla chimera che il privato sia migliore del pubblico… in certi campi il privato non dovrebbe mettere le sue sporche mani:

    eh, certo, le sporche mani del privato.
    ma fai il piacere di non latrare le solite sciocchezze, che se metti del pane in tavola magari è grazie ad un privato che si è sbattuto per mettere su’ l’attività dove lavori…. e meno che tu non faccia parte della folta schiera di parassiti para-pubblici che campano sulla nostra schiena, ovviamente….

    sanità, scuola, sovranità monetaria, risorse naturali, acqua, gestione e distribuzione dell’energia, trasporti pubblici… devono essere PUBBLICI e forniti ai minimi costi possibili. I privati possono far soldi vendendo CocaCola o automobili o televisori o aeroplani.

    certo, certo….. e scusa, la marmotta che incarta la cioccolata dov’è??