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IL DOVERE DI TACERE

DI ANDREA INGLESE
Nazione indiana

Dalla lettura delle pagine 2, 3 e 4 di Repubblica del 15 gennaio 2006 sulla vicenda della visita papale alla Sapienza, non sono i proclami di Gasparri o di Radio Vaticana a farmi uscire dai gangheri, ma la sottigliezza irreprensibile di Adriano Sofri o il “politicamente corretto” di Dario Fo. Certo, Sofri lascia cadere qualche mite allusione all’oltranzismo della chiesa e Fo esprime dei dubbi sull’applicazione equanime del diritto alla parola. Ma poi Fo non riesce a impedirsi di affermare: “Io sono pronto a farmi uccidere per garantire il diritto di parola a chi la pensa diversamente da me.” Io più modestamente avrei detto: “Se fossi abbastanza coraggioso, sarei pronto a farmi uccidere, pur che certi personaggi che hanno il monopolio della parola pubblica (giornalisti come Vespa o Ferrara, monarchi assoluti come Ratzinger, ecc.) tacessero almeno per qualche ora.”

Qui, davvero, ancor più che il laicismo, è in gioco un’altra cosa, ancor più importante. L’uso schifoso che si fa del diritto di parola, come se ogni giorno non assistessimo ad una confisca totale della libera e critica espressione, e ad un’ininterrotta celebrazione dello zelo nei confronti di tutto quanto è potente, istituzionale, ricco, di successo.

A seguito, “Il rifiuto del Papa e limiti del laicismo” (Carlo Gambescia); “L’ “Affaire” Galileo” (Franco Cardini);
Il diritto di parola è sacro, soprattutto quello del monarca dello stato pontificio. Il diritto di parola di un comune cittadino italiano, è assai meno sacro. Del cittadino italiano che contesta Ferrara al Teatro dal Verme, si parla come di “qualche contestatore portato via di peso”. Capite quanto sono vigliacchi i difensori del diritto alla parola di Ratzinger? Tutti sappiamo benissimo che il diritto alla parola del papa e quello di un cittadino italiano qualsiasi si realizzano in maniera radicalmente disuguale. La parola del papa, monarca assoluto del vaticano e della chiesa cattolica, è ad ogni istante nell’arena pubblica, raggiunge tutti, attraverso i più diversi mezzi, privati e statali, confessionali e non, per radio, televisione e stampa. Ma questo vale anche per opinionisti come Giuliano Ferrara, che dirigono un giornale, intervengono in TV. Ma dove starebbe, dunque, la libertà del cittadino qualsiasi, che non dirige un giornale e non è monarca assoluto? Può egli, in un’occasione pubblica come la serata al Teatro Dal Verme, di fronte a Ferrara che lancia la moratoria sull’aborto, prendere la parola? Farsi sentire dagli altri? “… qualche contestatore è portato via di peso”. Oppure “Mentre un’altra [donna] circondata dal servizio d’ordine, inscena una danza silenziosa, portando le due mani unite nel simbolo femminista sopra la testa”. Così il cronista di Repubblica, a pagina 4.

(Poco importa qui la fedeltà dei cronisti, l’impianto è ben riconoscibile: tutti hanno il diritto di mugugnare in privato, ma pochi hanno il diritto di parlare in pubblico e molti il dovere di tacere quando quei pochi parlano.) Quando il papa contesta le leggi di uno stato che non è il suo, fa il suo dovere. La gente può esprimere un’opinione contraria, ma deve stare ad ascoltarlo, a meno di gettare in fondo al mare la propria TV, canone rai compreso, e pure tutti i grandi quotidiani nazionali che ha ancora la debolezza di leggere. Quando dei docenti universitari e degli studenti universitari contestano la venuta del papa all’inaugurazione dell’anno accademico, costoro sono contro la libertà di parola, ossia sono dei dittatori, degli anti-democratici, insomma, la feccia. Non li si deve ascoltare. Se poi qualcuno che non è neppure docente universitario, ma davvero una persona qualsiasi, magari una “donna” o una “femminista” o un “contestatore”, vuole pretendere di replicare in pubblico a una persona “importante” (un Giuliano Ferrara), di quelle che parlano sempre davanti a platee, allora lo si “porta via di peso”. (O se sta zitto e balla, lo si “circonda”, in modo che non sia neppure visto.)

Ma di quale libertà di parola vanno cianciando? Prima dimmi quanto guadagni, quanti contratti hai firmato, quante cariche pubbliche o private cumuli, quanti titoli hai, quanto successo hai (ossia, quanti soldi fai fare agli altri), dopodiché vedremo per quanto tempo ti lascerò parlare e cosa ti permetterò di dire.
Dio strafulmini chi inventò la libertà di parola, perché poi tali sciacalli se ne servissero per imporre il dovere di tacere. (Anzi dio strafulmini se stesso, per aver permesso ciò.) Il giorno lunedì 14 gennaio, la stessa Repubblica intitolava “Riforme, diktat di Berlusconi. «Via la legge sulle tv o niente dialogo»”. Vogliamo parlare di libertà di parola? Di qualche problemino di monopolio dell’informazione che da qualche decennio impensierisce l’Italia? O facciamo un’equilibrata predica a questi fanatici docenti universitari, che hanno redatto una semplice lettera-appello?

(A coloro che parlano di censura nei confronti del papa, bisognerebbe far vedere, con il metodo Ludovico, L’udienza di Marco Ferreri del 1971, con un grande Jannacci, in veste di cittadino qualsiasi, che tenta disperatamente di incontrare di persona il papa.)

Andrea Inglese
Fonte:/www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2008/01/16/il-dovere-di-tacere/#more-5173
16.01.08

Pubblicato da Davide

  • Tao

    DI CARLO GAMBESCIA

    Si spera che il rifiuto di Papa Benedetto XVI di recarsi alla Sapienza, aiuti a riflettere certo laicismo esasperato sulla natura controproducente dei veti e di certe campagne pubbliche anticlericali in realtà profondamente illiberali. E inopportune, politicamente parlando: d’ora in avanti in Papa, e purtroppo con ragione, potrà considerarsi, in un’Italia nei numeri ancora formalmente cattolica, vittima di una discriminazione politica da parte di una minoranza. Un fatto che per i media e le forze politiche e sociali vicini alla Chiesa, verrà presentato come l’inizio di una persecuzione politica.

    Ma non bisogna confondere i due piani, quello della libertà di parola, che nei fatti gli è stata negata, e quello delle successive e possibili strumentalizzazioni da parte cattolica. Anche se i due piani sono in parte collegati, perché senza la contestazione dell’invito da parte del Rettore del Papa alla Sapienza, dove del resto avevano già parlato Paolo VI e Giovanni Paolo II, non vi sarebbe ora il rischio di una decisa svolta negativa nei rapporti tra cattolici e laici in Italia: un altro problema che va ad aggiungersi ai tanti sul tappeto.

    Oltre a queste di ragioni di “opportunità politica”, ne va però ricordata un’altra di principio. Anche la manifestazione di laicismo più triviale deve essere ammessa. Quel che però non va mai accettato è il collegamento del violento laicismo di piazza, dai tratti spiccatamente anticlericali, alla tassativa richiesta di negare la parola al Papa. Anche in una sede universitaria. Perché se è vero che l’università è luogo d’elezione della scienza e del libero pensiero, è altrettanto vero che in nome proprio della stessa libertà deve essere consentita ai suoi professori la libera scelta di partecipare o meno a un cerimonia presenziata dal Papa.

    In buona sostanza, vietare nei fatti al Papa di parlare, significa, tra l’altro, negare proprio in quella “augusta sede, il diritto ad altri (professori e studenti cattolici, o comunque “curiosi”) di ascoltarlo. Naturalmente parliamo della libertà di parola e di “ascolto”. Ben diverso sarebbe il nostro giudizio, se ci chiedessero ad esempio di giudicare l’ introduzione nelle università italiane, e in forma obbligatoria per i nuovi iscritti, di un esame di teologia cattolica. La nostra risposta, pur essendo cattolici, sarebbe un no secco. Ci mancherebbe altro.

    Ecco, certo laicismo ha mostrato di non aver ancora afferrato la differenza tra la libera manifestazione di una determinata idea, anche se non gradita ma che deve essere garantita a tutti, e l’attuazione, legislativa ad esempio, di quella stessa idea( o comunque di “pratiche” legate ad essa), che non può essere ammessa, soprattutto nel caso che vada a confliggere con le libertà “pratiche” di tutti, garantite dalla legge.

    Per una migliore comprensione, facciamo un esempio politicamente non molto corretto. Si può essere anticristiani a parole, anche manifestando in piazza, ma appena si tentasse di mettere in atto il proprio anticristianesimo, magari infrangendo con un sasso la vetrina di un negoziante cristiano “confesso”, si dovrebbe essere arrestati e puniti. E ovviamente questo criterio dovrebbe valere anche al contrario: nel caso del negoziante anticristiano, aggredito, eccetera. Perché saremmo davanti non più a una libera manifestazione di pensiero. Ma di fronte a un atto capace di mettere a rischio la libertà “pratica” dell’altro, cristiano o anticristiano che sia.

    Certo, nella pratica non sempre può riuscire facile trovare un punto di equilibro, soprattutto nel campo dei rapporti istituzionali, come quelli tra Stato e Chiesa, segnati dall’evoluzione storica dei costumi, dagli opportunismi umani, eccetera. Tuttavia il principio della libertà di parola (e di ascolto) è fondamentale per una società libera. E va sempre difeso ad ogni costo. E in occasione della visita di Papa Benedetto XVI alla Sapienza è andata perduta una magnifica occasione per combattere una buona battaglia. Di libertà, e per tutti.

    Carlo Gambescia
    Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
    Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/01/il-rifiuto-del-papa-e-limiti-del.html
    16.01.08

  • Tao

    DI FRANCO CARDINI
    21e33

    Un personaggio illustre, un uomo tra i più potenti della terra, una personalità religiosa carismatica e che possiede le prerogative di un capo di stato, che per giunta è personalmente un fine studioso, si appresta a visitare un’istituzione culturale importante sita in una città che per più versi può esser considerata “la sua”. Come si può mai ritenere che qualcosa del genere dia luogo a uno scandalo?

    Ma ciò è potuto avvenire a proposito della ventilata visita di papa Benedetto XVI all’Università di Roma 1-“La Sapienza”: il principale Ateneo della città della quale egli è vescovo, in un paese ad almeno formale stragrande maggioranza cattolico. Siamo alla follìa?

    Non vale nemmeno la pena di chiedersi incontro a quali brucianti accuse d’intolleranza sarebbe andato chi avesse trovato da eccepire su un’eventuale presenza all’interno della cittadella romana degli studi d’un eventuale Imam o Rabbino. E’ vero, di recente abbiamo visto come un certo imbarazzato vuoto si sia creato attorno al Dalai Lama: lì, però, il contenzioso aperto con il governo cinese forniva un alibi almeno formalmente plausibile. Nel caso del papa, invece, ha funzionato ancora una volta un vecchio meccanismo che ben conosciamo: e secondo il quale quello contro la Chiesa cattolica è rimasto, in tempi di universale tolleranza e di generale political correctness, l’unico pregiudizio legittimo e accettabile. Qualunque credo è degno di rispetto: salvo quello della confessione cattolica, che urta con i sacrosanti principi della laicità del nostro mondo civile.

    D’altronde, va detta anche qualcos’altra cosa. A protestare contro la venuta del papa non sono stati solo alcuni studenti, che si potrebbero sospettare di facinorosità e di faziosità politicamente ispirate. Si sono levate anche le voci di decine di studiosi, di scienziati, di professori. Possiamo considerare la cosa un semplice episodio di anticlericalismo, che ci riporterebbe indietro nel tempo fino agli anni tra Otto e Novecento, quelli del carducciano Inno a Satana e dell’ “Asino” di Podrecca?

    Che vi sia contraddizione tra la ricerca e il progresso scientifico da una parte, l’etica cattolica dall’altra, ormai non lo si può più dire da molti decenni. Certo, esistono molti problemi. Ma che la Chiesa non abbia mai “ fatto sincera e onorevole ammenda” di episodi come il caso-Galilei, onestamente non si può dire: anche perchè non si tratta, qui come in altre questioni, di “chiedere scusa” (a chi, poi?), bensì di valutare correttamente un modo di pensare e di procedere. Ora, le reiterate, coerenti e decise dichiarazioni di fiducia nella scienza moderna da parte di Giovanni XXIII, di Paolo VI, di Giovanni Paolo II, che l’attuale pontefice ha autorevolmente avallato, non lasciano luogo a dubbi. Proprio a Roma, esiste una Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica ch’è un centro di ricerca scientifica tra i più stimati d’Europa: basterebbe ciò a far comprendere a chiunque quali siano gli effettivi rapporti tra la Chiesa e le scoperte scientifiche moderne, al di là del peraltro legittimo dialogo tra scienza e fede, ciascuna delle due autonoma nella sua sfera. E, proprio come diceva Galileo, tale dialogo è appunto garantito per i cristiani dal Creatore stesso, che ha fondato la Verità tanto nella scrittura quanto nella Natura, e la Verità è una sola, e non può smentire se stessa per quanto gli uomini abbiano difficoltà a penetrarne l’autentico senso.

    Molti però ribattono che il problema non è la Chiesa, bensì proprio lui, Joseph Ratzinger: il quale, sullo specifico caso di Galileo, avrebbe mantenuto e manterrebbe qualche riserva e qualche ambiguità. Qui bisogna intenderci bene.

    E’ fuor di dubbio che Benedetto XVI non abbia alcuna residua nostalgia per il geocentrismo di aristotelica e tolemaica memoria. E’ non meno dubbio che, in quanto per molti anni responsabile come cardinale dell’istituzione ecclesiastica che ha sostituito il Sant’Uffizio, ma che ne ha anche ereditato mutatis mutandis le funzioni, egli abbia sempre tenuto a sottolineare la legittimità e la correttezza nell’àmbito delle quali quel venerato e temuto organo di controllo ecclesiastico si mosse. E’ necessario pertanto distinguere tra accettazione del magistero scientifico galileiano da una parte, difesa dell’operato del Sant’Uffizio nel quadro e nel contesto di quanto accaduto circa trecentosettantacinque anni fa dall’altra. Il primo fatto, che comporta non tanto una modifica della condanna di allora – che del resto fu piuttosto un rituale di pubblica abiura delle sue tesi, al quale Galileo si sottopose il 22 giugno del 1633 – quanto l’ovvio riconoscimento che i tempi sono mutati e che le verità scientifiche sostenute dallo scienziato fiorentino hanno prevalso, è pacifico: ma nessuno ha mai condannato le visioni scientifiche destituite di fondamento alla luce del progresso; è ovvio che esse fossero legittime nel tempo nel quale vennero espresse. Il che comporta la corretta valutazione dei fatti accaduti, quando e nelle forme in cui appunto accaddero.

    Nel 1633, al tempo del celebre processo che condusse alla forzata abiura delle sue tesi scientifiche, l’allora sessantanovenne scienziato fiorentino vedeva il suo lavoro avversato non solo dalle autorità del Sant’Uffizio, ma da quelle di tutto il mondo scientifico del suo tempo. I professori luterani dell’Università di Tubinga, fieri antipapisti, brindarono lieti alla notizia della sua abdicazione. La comunità scientifica di allora, pur attraversata da fieri contrasti politici e religiosi, rimase nel suo complesso graniticamente ferma sulle sue posizioni geocentriche aristoteliche e tolemaiche, secondo le quali la terra era ferma al centro dell’universo e il sole le girava attorno. L’eliocentrismo sostenuto da Nicolò Copernico, che gli studi e le scoperte di Galileo confermavano, sarebbe stato accettato – e al tempo stesso superato, perchè molti erano gli errori sui quali a sua volta poggiava – solo molto più tardi, dopo le ricerche di Keplero e di Newton.

    Ma il papa sa bene, e dovrebbero saperlo anche i suoi illustri contestatori, che l’episodio del processo a Galileo non può essere appiattito sul comodo schema del duello tra libertà e repressione e tra scienza e superstizione: anzi, presenta ancora molti lati problematici. Pietro Redondi, nel suo studio su Galileo eretico pubblicato nel 1683, ha sostenuto che lo scritto galileiano che aveva condotto all’incriminazione dello scienziato, Il Saggiatore del 1623 (che era comunque provvisto d’imprimatur, sia pur ottenuto in non chiare circostanze), non fu condannato per il suo eliocentrismo, bensì per le sue implicazioni atomistiche le quali, entrando nel delicato campo della struttura intima della materia, rischiavano di determinare un approccio ereticale al dogma della transubstanziazione e contestare pertanto la dottrina del miracolo eucaristico. E’ anche emerso da attenti studi che a determinare la condanna di cui Galileo fu oggetto concorse molto non tanto la sostanza delle sue affermazioni, quanto il modo per certi versi ambiguo, per altri presuntuoso con cui egli le difese. Sta di fatto che sia l’eliocentrismo sia l’atomismo, pur non venendo accettati dalla Chiesa del tempo né in genere dalla scienza ancora aristotelica, erano sostenuti anche da altri scienziati che facevano peraltro professione di fede cattolica – un esempio per tutti: Pierre Gassendi, vissuto tra 1592 e 1655 – e che non venero mai disturbati. L’accanimento contro Galileo, dunque, se e nella misura in cui ci fu, non dipese tanto dalle sue tesi scientifiche quanto dal suo generale atteggiamento, sul quale si continua a discutere. Certo, come non comprendere le sue paure, le sue esitazioni, le sue ambiguità? Il fatto è comunque che ci furono. Il Precetto del 1616 vietava di propagandare in alcun modo le tesi di Copernico: Galileo lo conosceva ed era forse riuscito comunque ad ottenere nel 1623, con una specie di raggiro, l’imprimatur all’opera che poi gli venne rimproverata, Il Saggiatore. Sapeva bene a che cosa avrebbe potuto andar incontro: sapeva di star nella sostanza disubbidendo, anche se al processo cercò di intorbidire le acque. Oggi tutto ciò è del tutto comprensibile ed egli si propone come un martire della verità scientifica e del progresso: ma che, allora, il suo comportamento non potesse che venir sanzionato dal Sant’Uffizio è non meno pacifico. Papa Ratzinger non sostiene alcuna tesi passatista o antiscientifica: si limita a tutelare la correttezza giuridica ed etiche del verdetto emesso allora, secondo le regole e nell’àmbito dei contesti giuridico, ecclesiale e scientifico del tempo. Ciò è storicamente parlando ineccepibile: ma gli illustri professori che lo accusano conoscono in modo sufficiente la storia del Seicento, quella della Chiesa e quella del diritto ecclesiastico e canonico?

    Giorgio de Santillana ha suggerito, nel suo Processo a Galileo, che la vera ragione della condanna risiedesse nel fatto che il fiorentino aveva fatto conoscere nel Saggiatore le sue tesi esponendole in un modo semplice e accessibile – e per giunta nel volgare italico anziché in latino -, il che ai nostri tempi sarebbe ovvio ma ai suoi non lo era affatto: significava praticamente saltar a piè pari la fase del controllo delle autorità gerarchiche. La paura della Chiesa era che si potesse in qualche modo riprodurre, in un altro contesto, quel ch’era avvenuto all’inizio del XVI secolo con la propagazione delle traduzioni volgari della Scrittura. C’erano quindi preoccupazioni dogmatiche e disciplinari, di forma e di prudenza, che ispiravano le scelte del Sant’Uffizio: è pleonastico che oggi le cose stiano del tutto altrimenti, ma sarebbe antistorico non riconoscere la fondatezza di quelle preoccupazioni dal punto di vista della Chiesa nel contesto del XVII secolo. Oltretutto, una quisquilia: ce lo vogliamo ricordare o no che l’anno 1633 cadeva nel pieno di quella “guerra dei Trent’Anni” (tra 1618 e 1648) che fu una delle conseguenze della Riforma e della Controriforma e che costituì l’episodio culminante della “guerra di religione” che infuriò nell’Europa cinque-seicentesca? E’ chiaro che di fronte a Galileo la Chiesa intendesse tutelare il proprio potere: ma si può seriamente ipotizzare che potesse reagire altrimenti?

    Franco Cardini
    Fonte: http://21e33.blogspot.com/
    Link: http://21e33.blogspot.com/2008/01/l-affaire-galileo.html
    16.01.08

  • vraie

    il proprietario del 20% degli immobili italiani non ha parlato all’università dove l’ha chiamato qualcuno a nome del sindaco di roma che dovrebbe dare dei soldi per lascula cattolica

  • castigo

    appena ho sentito la notizia mi sono venuti in mente quegli “antifascisti” che, negli anni ’70, ti minacciavano se ti azzardavi ad esprimere idee non in armonia con la linea ufficiale, per non parlare di ciò che facevano a quelli che erano apertamente contrari. un comportamento davvero democratico….

    se non ti interessa quel che ha da dire, non ascoltarlo, nessuno ti obbliga.
    ma non puoi impedire ad altri di farlo, ne a lui di parlare, altrimenti rischi di fornire frecce al suo arco, oltre a dimostrarti un intollerante….. e pure un po’ fascista 😀

    P.S.
    (A coloro che parlano di censura nei confronti del papa, bisognerebbe far vedere, con il metodo Ludovico, L’udienza di Marco Ferreri del 1971, con un grande Jannacci, in veste di cittadino qualsiasi, che tenta disperatamente di incontrare di persona il papa.)

    ecchissenefrega. facendo quel che fai dimostri di essere nè più nè meno come quelli che combatti….

  • Beppe_X

    La principale argomentazione dei “papisti” è che deve essere dato a tutti il diritto di parola e quindi non si può impedire al Papa di parlare.
    L’argomento è corretto in linea di principio, ma chi lo sostiene a proposito del Papa non è in buona fede, mente sapendo di mentire.
    Gli spazi sui media concessi a Ratzy per esprimere le sue idee, ben inteso SEMPRE senza contraddittorio, sono già di per se abnormi soprattutto quando gli viene dedicato quotidianamente spazio sulla TV pubblica pagata con le tasse di tutti. Non vi era dunque nessuna necessità di fornirgli un nuovo palcoscenico che magari più opportunamente avrebbe dovuto essere dato a qualche personalità meno schierata.
    Vorrei aggiungere che poi il Vaticano, mentre accusa i laici di censura non si sogna nemmeno lontanamente di invitarne uno a parlare durante qualche importante evento organizzato dalle gerarchie. Insomma chiedono agli altri il pluralismo ma ne sono totalmente privi al loro interno.
    E’ stato chiarito che la decisione di annullare la visita non è stata presa per motivi di sicurezza, ma per non danneggiare l'”immagine” del Papa.
    Mai come in questo caso la chiesa ha mostrato la sua debolezza ed incapacità di stabilire un rapporto sano con la società moderna.
    Semplicemente non è attrezzata per affrontare la contestazione ed il contradditorio. Si culla nell’illusione di poter sempre comunicare attraverso dei monologhi, forte dell’enorme potenza mediatica di cui dispone.
    Di fronte alla possibilità di essere legittimamente contestato nel cortile di casa ha preferito scappare piuttosto che affrontare i suoi oppositori in un pubblico dibattito.
    Non sono evidentemente un esperto della materia ma penso che Gesù se ne sarebbe infischiato della sua immagine ed avrebbe cercato di stabilire un dialogo con chi non la pensava come lui.

  • Grossi

    E’ davanti a tutti il falimento di una certa scienza, quella tanto amata da questi laicisti, nei prossimi anni il fallimento di questo pensiero patetico dei “senza Dio”, diventerà evidente, mentre le certezze su cui si fondano questi atteggiamenti crolleranno in tutto il loro fetore.
    Il vento cambierà, questi patetici senza Dio vorrebbero essere amati e adorati al posto di Dio, ridicoli !
    Che dire di quei ragazzi, erano sporchi, barbe lunghe, già igenicamente fallimentari, e che dire dei vecchi sessantottini ? Cadaveri viventi, alla ricerca di glorie perse nella morte di tangentopoli, ecco dove è finita la loro generazione, è finta nelle tangenti, il movimento studendesco era il movimento dei drogati.
    Loro non possono riconoscere queste cose, perchè riconoscerlo significa accettare il fatto di essere dei falliti.
    inoltre abbiamo capito che il fascismo che tanto odiano oggi viene da loro praticato, la sinistra furba ha subito preso le distanze, ma non genuinamente, la mossa nasce dal fatto che non bisogna scoprire le carte.
    La distruzione della chiesa cattolica si persegue con una critica non diretta, ma costante e costruita con piccole mosse, come è stato fatto in questi anni, i ragazzi sono dei dilettanti e questo comandamento non lo conoscono.
    Riassumento hanno fatto solo un danno si sono fatti destestare, come dei banali principianti, la sinistra non ha ancora avuto modo di istruirli decentemente, saranno capaci di crescere e diventare dei cerebrali sinistri che fanno notare e creano disprezzo scientifico verso la chiesa con eleganza ?
    E’ possibile, ma è anche possibile che il vento cambi.

    Parole di un fanatico ? Segnatevele… avrete tante sorprese dai prossimi anni.

  • Pegaso

    Citazione dal saggio di Domenico Tarantini: “L’università del medioevo; Padre Gemelli e l’Università del Sacro Cuore”, Collana Anteo, pagg. 21-22.

    “In sostanza, i cattolici non fanno che battersi per la libertà, per la loro libertà. Prontissimi, naturalmente, a negare la libertà agli altri quando il potere è nelle loro mani. Se fossero padroni dello stato non parlerebbero più di libertà, ma di verità, della loro verità; e nel suo nome calpesterebbero tranquillamente il diritto altrui alla libertà. E’ una storia antica di secoli, di duemila anni.”

    Se aveste qualche dubbio circa l’origine di questa pratica leggete l’editto di Teodosio del 380 e.v.

  • Alexis

    E guarda caso…fino al 380 d.C. i diritti di chi sono stati calpestati? Ah ah ah…era volgare? Penso che la civiltà del laicismo alla francese ormai sia morta, ci manca solo il funerale.

  • Alexis

    P.S. I morti causati in 2000 anni da uomini di chiesa (e non dalla Chiesa) sono dozzine di volte più bassi di quelli causati da fisici affamati di soldi e regimi ateo-musulmani nell’ultimo secolo. Io ho ascoltato le parole di un Papa che non molto tempo fa chiedeva scusa per alcuni crimini commessi in passato, non ho mai sentito le scuse di un (e dico un) fisico che si sia scusato per la creazione della bomba atomica, di un discendente di mercante di schiavi, di uno Stato che durante la 1a Guerra Mondiale ha compiuto la più grande operazione di pulizia etnica della storia (fino alla Shoah), la Russia si è scusata per i CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ commessi dal georgiano idiota prima della 2a Guerra mondiale e per tutti gli altri crimini commessi fino alla dissoluzione dell’URSS? Bravi bravi…continuate a prendervela con i diabolici cristiani, quando l’europa sarà a maggioranza musulmana (ed in Olanda la popolazione con meno di 15 anni già lo è) appena aprirete bocca verrete sgozzati.

  • Pegaso

    Citazione dall’opuscolo “Il Vaticano e l’Italia” di Antonio

    Gramsci (esattamente un estratto tematico dei “Quaderni dal

    carcere”) – Ediotori Riuniti, 1961.

    In realtà la Chiesa non vuole compromettersi nella vita pratica

    economica e non si impegna a fondo, nè per attuare i principii

    sociali che afferma e che non sono attuati, nè per difendere,

    mantenere o restaurare quelle situazioni in cui una parte di quei

    principii era già attuata e che sono stati distrutte. Per

    comprendere bene la posizione della Chiesa nella società moderna

    occorre realizzare che essa è disposta a lotttare solo per

    difendere le sue particolari libertà corporative (di Chiesa come

    chiesa, organizzazione ecclesiastica), cioè i privilegi che

    proclama legati alla sua essenza divina: per questa difesa la

    Chiesa non esclude alcun mezzo, nè l’insurrezione armata, nè

    l’attentato individuale, nè l’appello alla invasione straniera.

    Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia

    legato alle condizioni esistenziali proprie. Per “dispotismo” la

    Chiesa intende l’intervento dell’autorità statale laica nel

    limitare o sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa

    riconosce qualsiasi potestà di fatto, e purché non tocchi i suoi

    privilegi, la legittima; se poi accresce i privilegi, la esalta e

    la proclama provvidenziale. Date queste premesse, il “pensiero

    sociale” cattolico ha un puro valore accademico: occorre

    studiarlo e analizzarlo in quanto elemento elemento ideologico

    oppiaceo, tendente a mantenere determinati stati d’animo di

    aspettazione positiva di tipo religioso, ma non come elemento di

    vita politica e storica direttamente attivo. Esso è certamente un

    elemento politico e storico, ma con un carattere assolutamente

    particolare: è un elemento di riserva, non di prima linea, e

    perciò può essere in ogni momento ‘dimenticato’ praticamente e

    ‘taciuto’, pur senza rinunziarvi completamente, perché potrebbe

    ripresentarsi l’occasione in cui sarà riproposto. […]
    Occorre tener conto che una delle forze dei cattolici consiste in

    ciò che essi si infischiano delle ‘confutazioni perentorie’ dei

    loro avversari non cattolici: la tesi confutata essi la

    riprendono imperturbati, come se nulla fosse. Il ‘disinteresse’

    intellettuale, la lealtà ed onestà scientifica essi non la

    capiscono o la capiscono come debolezza e dabbenaggine altrui.

    Essi contano sulla potenza della loro organizzazione mondiale che

    si impone come fosse prova di verità, e sul fatto che la grande

    maggioranza della popolazione non è ancora ‘moderna’, ma tuttora

    tolemaica nella concezione del mondo e della scienza.

  • Alexis

    Stavo anche per articolare un commento lungo e complesso sull’argomento quando mi sono detto che ciò è assolutamente inutile vista la data di morte dell’autore del frammento riportato—>27 aprile 1937: morendo egli 71 anni fa ne capiva, per quanto ne poteva, da uomo nato nell’800 e morto quando tuo nonno aveva pochi anni.

  • radisol

    Dopo l’illustre “vandeano”Cardini, ancorchè antiamericano e per questo amato anche da qualche “sinistro” ( come se Mussolini ed Hitler non fossero anche loro antiamericani), di chi altri vogliamo ospitare gli scritti qua sopra ?

    Del Dottor Mengele sulla superiorità della razza ariana ? O recuperare le tesi lombrosiane sulla criminalità causata dalla conformazione del cranio ?

    Va bene la massima libertà di espressione, ma insomma …….

  • Pegaso

    Ignoravo la chiesa fosse un’invenzione del XX secolo!

  • Pegaso

    Citazione dall’editto di Costantino del 313 e.v. (lettera circolare ai governatori delle province).
    —————
    Convenuti felicemente io Costantino Augusto ed io Licinio Augusto a Milano, abbiamo deciso di accordare sia ai cristiani, sia a tutti gli altri, la libertà di seguire la religione che ciascuno preferisce, affinché la divinità su in cielo possa esser placata e propizia a noi ed a tutti coloro che sono posti sotto la nostra autorità. Conviene perciò che la tua Eccellenza sappia che abbiamo deciso di sopprimere le limitazioni che erano contenute nelle lettere giunte al tuo ufficio a proposito dei cristiani; ora invece, semplicemente, tutti coloro i quali hanno intenzione di osservare la religione dei cristiani possono farlo senza alcuna inquietudine o molestia. E abbiamo ritenuto di dover notificare ciò il più chiaramente possibile alla tua solerzia, affinché tu sappia che noi abbiamo concesso a questi cristiani la facoltà più libera ed assoluta di seguire la loro religione. Prendendo atto della concessione fatta a costoro, la tua Eccellenza dovrà comprendere che abbiamo concesso la stessa libera facoltà anche ai seguaci delle altre religioni, per la tranquillità del tempo nostro, affinché chiunque possa praticare il culto che vorrà.
    —————
    —————
    Citazione dall’editto di Teodosio del 380 e.v.
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    Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio al popolo di Costantinopoli. Vogliamo che tutti i popoli governati dalla nostra clemenza seguano quella religione che san Pietro apostolo ha trasmesso ai Romani, come insegna la religione da lui stesso istituita e che continua ancor oggi, e che seguono il pontefice Damaso e Pietro vescovo di Alessandria, uomo di apostolica santità: cioè che, secondo la disciplina apostolica e la dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con pari maestà ed in pia Trinità. Quanti seguono questa norma comandiamo che siano chiamati col nome di cristiani cattolici, gli altri invece, che giudichiamo dementi e folli, subiranno l’infamia del nome eretico, nè le loro riunioni potranno essere chiamate col nome di chiese; essi subiranno innanzitutto la vendetta divina, ma anche la punizione decisa da noi, secondo quanto ci detterà la volontà celeste.
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    Ciascun lettore potrà fare le sue proprie considerazioni.

  • Pegaso

    Aver la gola tagliata risulterà indubbiamente un problema per gli odiosi materialisti; per i cristiani invece si definisce martirio e costituisce la strada privilegiata per la santità: dovreste dunque augurarvelo oltreché gioirne!