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IL DOCUMENTARIO CHE DOVREBBE FAR VERGOGNARE OGNI ISRAELIANO CHE ABBIA UN MINIMO DI DIGNITA'

DI GIDEON LEVY
haaretz.com

Non c’è un attimo di tregua nel documentario probatorio di Emad Burnat e Guy Davidi, “5 telecamere distrutte”, che ripercorre lo scontro nel villaggio palestinese della Cisgiordania Bil’in.

I soldati arrivano nel cuore della notte. Tirano calci, rompono, distruggono. Fanno irruzione in una casa svegliando bruscamente gli abitanti, inclusi bambini e neonati. Un ufficiale tira fuori un documento dettagliato e proclama: “Questa casa viene dichiarata ‘zona militare chiusa’”. Legge l’ordine – in ebraico e a voce alta – alla famiglia in pigiama, ancora intontita dal sonno.

NB: All’interno dell’articolo la versione integrale del documentarioQuesto giovane uomo ha completato con successo il suo addestramento da ufficiale. Forse crede persino, nel profondo, che qualcuno debba pur fare questo sporco lavoro. E legge ad alta voce il comando unicamente per giustificare il fatto che al capofamiglia, Emad Burnat, sia stato vietato di filmare l’evento con la sua videocamera.

Non ci sono momenti di respiro né di tregua nel documentario probatorio di Emad Burnat e Guy Davidi, “5 telecamere distrutte”, che è stato proiettato, tra gli altri posti, alla Cineteca di Tel Aviv lo scorso week end, dopo aver collezionato una serie di di premi internazionali ed essere stato trasmesso su Canale 8.

Questo documentario dovrebbe far vergognare ogni Israeliano che abbia un po’ di dignità di essere tale. Dovrebbe essere mostrato durante le lezioni di educazione civica e di storia. Gli Israeliani dovrebbero essere messi a conoscenza dì ciò che viene fatto in nome del loro popolo ogni giorno ed ogni notte in questo apparente periodo di non belligeranza. Persino in un villaggio cisgiordano come Bil’in, che ha fatto della nonviolenza la sua bandiera.

I soldati – gli amici dei nostri figli, i figli dei nostri amici – fanno irruzione nelle case per portare via bambini piccoli, sospettati di avere lanciato dei sassi. Non c’è altro modo di descrivere ciò che accade. Arrestano anche dozzine di organizzatori della manifestazione di protesta che si svolge ogni settimana a Bil’in. E questo accade ogni notte.

Sono stato spesso in questo villaggio, ai suoi cortei e ai suoi funerali. Una volta o due mi sono unito alle manifestazioni del venerdì contro il muro di separazione che è stato costruito nel suo territorio in modo da permettere a Modi’in Ilit e a Kiryat Sefer di sorgere sui suoi oliveti. Ho respirato il gas lacrimogeno ed il fetido gas “moffetta”. Ho visto i proiettili di gomma che feriscono e a volte uccidono, e la violenza dei soldati e della polizia nei confronti dei cittadini che manifestano.

Ma ciò che ho visto in questo film mi ha scioccato molto di più di quanto mi sia accaduto nel corso di queste rapide visite. I condomini di Modi’in Ilit stanno fagocitando il villaggio, proprio come sta facendo il muro issato qui, sulla loro terra. Gli abitanti hanno deciso di lottare per le loro proprietà e per la loro esistenza. Con un misto tra ingenuità, determinazione e coraggio – e, di tanto in tanto, un eccesso di teatralità – i residenti si ingegnano con ogni stratagemma, con l’aiuto di un manipolo di Israeliani e di volontari internazionali.

E questa lotta ha portato ad una vittoria parziale: sulla sua scia, infatti, la Corte Suprema di Giustizia ha ordinato lo smantellamento del muro e la sua ricollocazione in un altro posto. Persino la Corte Suprema, che in genere accetta in automatico le posizioni dell’ordine costituito, si è resa conto che lì si stava commettendo un crimine. Insieme a Bil’in e, in larga misura, seguendo il suo esempio, altri villaggi hanno dato inizio ad una rivolta popolare – che ancora oggi ha luogo ogni venerdì – contro il muro, a mezz’ora di auto dalle nostre case.

Questo documentario dimostra che, per la gente del luogo, la realtà dell’occupazione è che la lotta nonviolenta non esiste. Per informazione di coloro che predicano la nonviolenza (da parte dei Palestinesi): quando ci sono di mezzo i soldati delle Forze di Difesa Israeliane e la Polizia di Frontiera è sicuro che ci sarà violenza. Basterà che venga lanciata una pietra, che vi sia uno scontro verbale e, nonostante gli appelli degli organizzatori delle manifestazioni, l’arsenale con le armi più potenti del mondo si spalancherà – per tirare lo spinotto, liberare il gas, il proiettile di gomma, il gas moffetta e a volte il fuoco vivo, e soprattutto per troncare il sogno di una lotta nonviolenta.

Chiunque guarda questo film si rende conto che è davvero difficile guardare il muro, il piano di insediamento e i soldati – e tutti che gridano “violenza” – e restare pacifici. Quasi impossibile.

Le telecamere di Burnat sono state distrutte cinque volte. Tre volte dai soldati, una volta in un incidente stradale sul lato opposto del muro divisorio, e una volta dai coloni violenti e ultra-ortodossi – la gioventù della cima della collina– che hanno fatto irruzione nelle case nonostante la corte l’avesse proibito. “Non hai il permesso di stare qui”, dice un colono ultra-ortodosso ad un abitante del luogo mente prende possesso della terra che gli ha sottratto.

La verità è che le telecamere di Burnat sono state danneggiate molte più volte; il film descrive solo gli episodi in cui l’attrezzatura veniva resa del tutto inutilizzabile. Le parti danneggiate delle telecamere vengono usate come prova.

Ma qui si è rotto qualcosa di molto più profondo. Le telecamere distrutte hanno squarciato una realtà. Hanno documentato fatti che la maggior parte degli Israeliani non conosceva. Hanno fornito una descrizione realistica di qualcosa che la maggior parte di loro preferisce ignorare. Così facendo hanno anche dimostrato che, in un luogo dove quasi non ci sono più giornalisti, esistono però degli importanti registi di documentari come Burnat e Davidi.

Da quando la maggior parte dei mezzi di comunicazione locali ha deciso di non riportare più alcuna notizia riguardo all’occupazione, film come “5 telecamere distrutte”, “La legge da queste parti” di Ra’anan Alexandrowicz e “Un giorno dopo la pace” di Mir Laufer e Erez Laufer – tutti frutto degli ultimi mesi – stanno adempiendo a quello che dovrebbe essere il ruolo dei media in maniera eccellente.

Chiunque un giorno volesse farsi un’idea di cosa è accaduto qui in questi maledetti decenni farebbe fatica a trovare qualcosa negli archivi dei giornali e delle televisioni. Troverebbe invece del materiale nell’archivio dei film documentario, che sta salvando l’onore di Israele.

“5 telecamere distrutte” è già stato trasmesso in molti paesi, nell’ambito di festival e di messaggi pubblicitari. Davidi e Burnat hanno documentato la routine dell’occupazione. Il ritratto che emerge delle Forze di Difesa Israeliane e della Polizia di Frontiera è pessimo. Anche usando un eufemismo non si può che descriverle come reparti d’assalto.

La voce di Burnat, che accompagna il film, è una delle più sobrie che abbiate mai sentito a proposito dell’occupazione, senza ombra di odio e senza demagogia. Ed è così anche nella realtà. Andate a vedere questo film e fatevi una vostra idea.

Ci sono stati altri film su Bil’in ma questo, essendo una produzione su scala relativamente piccola, ha un taglio molto personale. La moglie di Burnat, che vorrebbe tenerlo lontano dalle telecamere e dal pericolo, ed il suo giovane figlio, che in questa realtà è cresciuto, compaiono insieme ai leader della lotta. Nel film si vede la morte di una sola persona: Bassem Abu-Rahma, un giovane uomo pieno di fascino, benvoluto dai bambini che lo chiamavano “L’elefante”. L’inutile vittima di un presunto attentato da parte di un soldato nell’aprile del 2009.

Comunque la cosa più terribile di questo film è il racconto di come la vita qui, normalmente, non sia caratterizzata dalla morte. Quelli che rompono le telecamere infrangono le regole del diritto e della democrazia. A quanto pare il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che si vanta agli occhi del mondo di quanto Israele sia illuminato, non ha visto il documentario. Se così fosse non parlerebbe di lumi.

Chiunque nasconda un lato così oscuro non può poi farsi vanto della facciata luminosa che mette in mostra, con tutto quell’high tech e quella democrazia. Chiunque sia a conoscenza di ciò che sta accadendo a Bil’in e negli altri villaggi si rende conto che uno stato che si comporta in questo modo non può essere considerato democratico o illuminato. Qualcuno deve far vedere questo film a Netanyahu, solo così lui potrà capire…

Questa settimana sono andato a Bil’in con uno dei due registi, Guy Davidi (Burnat era via per un altro viaggio oltreoceano). Un tempo Davidi stava nel villaggio per diversi mesi, ma prima del nostro viaggio non vi aveva messo piede da più di un anno.

Apparentemente nulla è cambiato. Un villaggio palestinese che sonnecchia nel pomeriggio. Ma una cosa è diversa: una vasta collina su cui ci sono degli oliveti è stata liberata. Dove una volta c’era il muro di sicurezza, ora c’è solo un sentiero fangoso. La barriera è stata rimossa e la collina restituita ai suoi proprietari. Gli ulivi stanno morendo perché per anni nessuno si è preso cura di loro, ed il suolo è deturpato dai lavori di sterramento che ci sono stati. Ma in fondo un po’ di territorio è stato liberato.

Il recinto di sicurezza è stato rimpiazzato da un alto muro di cemento, che però è stato spostato diverse centinaia di metri verso ovest. Alle sue spalle le gru proseguono nella costruzione di Kyriat Sefer (aka Dvir). Nel territorio liberato si sta già costruendo un piccolo parco giochi per i bambini del villaggio. Solo alcuni resti di pneumatici andati a fuoco e dozzine di cartucce di candelotti di gas lanciati dalle Forze di Difesa Israeliane, rimasti a terra dopo le manifestazioni che continuano a svolgersi ogni settimana, rimangono a testimoniare che la battaglia non è finita. La vittoria non è completa. Ma se ci fosse una giustizia lo sarebbe.

Gideon Levy
Fonte: www.haaretz.com
Link: http://www.haaretz.com/weekend/twilight-zone/the-documentary-that-should-make-every-decent-israeli-ashamed-1.468409
5.10.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DONAC78

Pubblicato da Davide

  • grillone

    chi ha governato quel paese finora, lo sta governando adesso, e lo governerà in futuro(se continuerà nella politica attuale), deve senz’altro vergognarsi; ma non la gente comune, loro non hanno colpe

  • Fabriizio

    beato a te.

  • cardisem

    Quando la propaganda israeliana, detta Hasbara civile (diversa da quella di guerra degli sms inviati in minuto prima di bombardare) insiste nel rivendicare il “diritto all’esistenza” dello Stato “ebraico” di Israele, aspettandosi che nessuno contesti un simile diritto, bisognerebbe rispondere argomentando: no, Israele, un simile stato, contrario al diritto, ad ogni senso elementare di giustizia e di umanità, NON ha diritto di esistere e deve essere “smantellato” a cura della comunità internazionale, che invece ha avallato l’aggressione a governi legittimi (Libia, Siria, Iraq, Afghanistan…). È quello che chiedono da anni i giudei di Neturei Karta: che lo stato di Israele sia “smantellato”. Mi sono sentito questo pomeriggio alcune registrazioni della sionista radio radicale e trovo sempre il solito piagnisteo: Itamar, la famiglia sgozzata, i missili di Hamas, i terroristi e cazzate simili al solo scopo di stabilire una reciprocità nella violenza, dalla quale Israele ha il “diritto di difendersi”, mentre invece esiste una sola UNILATERALITA’: quella della aggressione, della invasione coloniale e razzista, che non inizia oggi, ma fin dal 1882 e da allora persegue uno stesso identico disegno genocida, nelle forme in cui il genocidio si materializza: pulizia etnica, massacro, decimazione della classe dirigente, omicidi mirati, contaminazione dell’ambiente, costrizione ad andarsene ed emigrare… i “modi” sono infiniti e solo chi è connivente non li vede.. I vari Pacifici e Compari cercano sempre di farci distogliere lo sguardo da ciò che fanno loro, da ciò che sono loro, da ciò che fanno loro a ciò che sono gli altri, a ciò che fanno gli altri. Alla comunità ebraica italiana bisogna avere il coraggio di chiedere qual è il suo ruolo in questa storia: o sono con Israele e ne condividono tutte le responsabilità, o fanno parte del popolo italiano ed allora ragionano come ragiona il popolo italiano, ma non possono fare la quinta colonna di Israele in Italia. La questione israeliana è per davvero UNICA, ma nel senso che la comunità internazionale, o meglio i popoli della terra, devono porsi il problema se è ammissibile che bande di immigrati, che sbarcano ad ondate, la schiuma dei cinque continenti, possano sbarcare su un territorio, impadronirsene, massacrare la popolazione che appena appena osa resistere e difendersi e su questo proclamare il loro “diritto ad esistere”. Se in passato ciò è accaduto, lontano dai nostri sguardi e dalle nostre coscienze, se gli imperi coloniali hanno massacrato popoli interi, quando non hanno trovato più utile ridurli in schiavitè e trasformare gli uomini in beste da soma, a maggior ragione oggi che sappiamo e possiamo sapere, dobbiamo e possiamo dire: non doveva accadere e soprattutto non deve accadere oggi che il mondo può impedirlo. Quindi, Israele “non ha il diritto di esistere”.

  • Jor-el

    Io, che sono un cittadino comune di un paese che sostiene Israele e l’occupazione, mi vergogno.

  • haward

    Chi governa, in Israele, viene democraticamente (senza ironia) eletto. Quindi la gente comune è interamente responsabile di quello che il proprio governo fa.

  • haward

    Tu parli della comunità israelitica italiana e della scelta che dovrebbe fare. Vedi, in fondo il cuore del problema è esattamente questo: milioni di persone che vivono in tante nazioni, che sono cittadini di quelle nazioni e che si considerano appartenenti a quelle nazioni. Ma, nello stesso tempo, sono anche ebrei, quindi uniti da un vincolo più forte e radicato di quello della nazionalità. Fino alla seconda guerra mondiale questo creava problemi, da allora è diventata la carta vincente, perchè la “diversità” non è più un oggettiva realtà (nel bene e nel male) ma un valore inattaccabile.

  • geopardy

    Non hanno colpe finchè non conoscono la verità anche attrverso questi documentari, da questo punto in poi, la popolazione non può più essere assolta in toto.

    Se la gente continua lì come qui a delegare il potere politico ad una casta di personaggi senza scrupoli, diventa complice e colpevole al tempo stesso del suo destino e di quello altrui.

    Geo

  • cardisem

    Per non fare io il plagiario ti invito alla attenta lettura del libro di Atzmon, che se non lo boicottano dovrebbe uscire anche in italiano. Non si tratta di “diversità”, che è in sè cosa innocua ed accettabile, ma si tratta di “primatismo razziale sionista”. Sempre citando Atzmon che descriva l’identità ebraica come oggi forgiata dal sionismo, occorre distinguere fra chi pone la sua identità/diversità dicendo: “sono innanzitutto un essere umano, e poi, per caso, un ebreo, tedesco, indiano, cattolico…”, da chi invece dice: “sono innanzitutoo un ebreo e poi per caso un essere umano, magari cittadino italiano, francese, inglese, americano, tedesco…”. È inutile andare a cercare il “razzismo” dove non c’è e non vederlo quando lo si ha sotto gli occhi… Ma la questione è ampiamente trattata da Atzmon, che è un ebreo nato in Israele, da dove se ne è voluto andare per diventare fedele cittadino britannico e convinto più che mai che la Palestina appartiene ai palestinesi ai quali è stata tolta dagli ebrei immigrati… Certo, bisogna avere non già il coraggio di dire come stanno le cose, ma soprattutto il diritto di poterle dire, venendo magari contestati e rispondendo ad un libero contraddittorio… Purtroppo, quella che ci manca sempre più è quella libertà di pensiero che pensiamo di esportare con le armi in quesi paesi che accusiamo di non garantire ai loro cittadini un siffatto diritto alla libertà di pensiero che per noi sempre più è il diritto a ripetere come pappagalli ciò che ci inculcano con tutti i mezzi…

  • cardisem

    Dei ladri e magari pure assassini che si riunissero tutti in una isola del Pacifico e decidessero di darsi una forma “democratica” con elezioni, parlamenti, tribunali… non sarebbe pure una Democrazia? Magari a spese di terzi?….

  • yakoviev

    Mah, esistono anche delle responsabilità delle persone, non solo dei governi. Questo in generale, non solo per quanto riguarda i crimini descritti in questo articolo. I governi cercano il consenso con l’inganno o con la menzogna, cercando di far passare il proprio “senso comune” (ricercando quindi una egemonia ideologica e culturale) ma anche agendo in modo da curare degli interessi precisi di alcune categorie, più o meno ampie, di “popolo”, che possono anche essere coscienti di quanto di negativo o anche di criminale sta facendo il proprio governo, ma che scelgono comunque di sostenerlo per salvaguardare i propri particolari interessi.

  • geopardy

    Concordo, anche se meglio più teste che una sola a decidere.

  • Vocenellanotte

    Anche a me piace molto Atzom perché dice cose evidenti che non ti sogneresti di sentire da un ebreo. Tuttavia stai attento che anche i religiosi ortodossi erano (e sono) fermamente contrari a un Israele frutto di un disegno secolare (sionismo) e non frutto della realizzazione del Regno di Israele per volontà divina.
    Che poi questi ultraortodossi approfittino della situazione per vivere comodamente e spadroneggiare come gli pare, è nella natura degli ebrei :-).

  • lucamartinelli

    Per chi ha la fortuna di possedere il libro di I. Pappe ” la pulizia etnica della Palestina”, questo documentario non rappresenta certo una novità. Comunque ben venga, perchè occorrerà molto tempo e fatica per convincere le persone di buona volonta’ che gli israeliani sono criminali, da sempre.

  • cardisem

    Di quali ebrei ortodossi parliamo? Di quelli che stanno in Israele o di quelli che non stanno in Israele e si chiamano ebrei di Neturei Karta? Ormai di ebrei nel senso di giudei legati alla Torah (Neturei Karta) ne sono rimasti pochissimi, tutto il resto è sionismo, che ha anche una sua coloritura religiosa… Da un punto di vista religioso non credo che siano da prendere sul serio gli “ortodossi” israeliani…