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IL DIRITTO AL LAVORO NON ESISTE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Elsa Fornero ha perfettamente ragione: non esiste alcun
diritto al lavoro. Questo tipo di diritti, come quello alla
salute o alla felicità, appartengono alle astrazioni della
Modernità che nulla hanno a che fare con la vita reale. Sono
diritti impossibili perché nessuno, foss’anche Domineddio, può
garantirli. Esiste, quando c’è, la salute, non un suo diritto.
Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo,
un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo
felicità, non il suo diritto. Così è inutile sancire il diritto al
lavoro se in una società il lavoro non c’è.
Ciò che in una società
moderna possiamo pretendere è un’altra cosa: l’assicurazione,
da parte della collettività, di una vita dignitosa anche per chi il
lavoro non ce l’ha e non lo può trovare.

L’articolo I della Costituzione afferma solennemente:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Questo articolo è espressione delle culture liberiste e
marxiste che, assieme a quella cattolica (che peraltro del
lavoro ha una concezione molto diversa) hanno contribuito
a redigere la nostra Costituzione. Il lavoro diventa infatti un
valore solo con la Rivoluzione industriale di cui queste
culture, prettamente economiciste, sono figlie. Per Marx il
lavoro è “l’essenza del valore”, per i liberisti è esattamente
quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso
“plusvalore ”. In epoca preindustriale il lavoro non è un
valore. Tanto che è nobile chi non lavora e artigiani e
contadini lavorano per quanto gli basta. Il resto è vita. Non
che artigiani e contadini non amassero il proprio mestiere
(che è qualcosa di diverso dal “lavoro ”tanto che c’è chi
dubita che in epoca preindustriale esistesse il concetto
stesso di lavoro come noi modernamente lo intendiamo –R.
Kurz, “La fine della politica e l’apoteosi del denaro”),
certamente lo amavano di più di un ragazzo dei call-center,
di un impiegato, di un operaio che, a differenza del
contadino e dell’artigiano, fanno un lavoro spersonalizzato
e parcellizzato, ma non erano disposti a sacrificargli più di
quanto è necessario al fabbisogno essenziale.

Perché il vero valore, per quel mondo, era il Tempo. Il Tempo presente, da vivere “qui e ora”e non con l’ansia della “partita doppia”
del mercante che disegna ipotetiche strategie sul futuro.
Questa disposizione psicologica verso il lavoro era
determinata dal fatto che in epoca preindustriale, come ho
già avuto modo di scrivere, non esisteva la disoccupazione.
Per la semplice ragione che ognuno, artigiano o contadino
che fosse, viveva sul suo e del suo. E non doveva andare a
pietire un’occupazione qualsiasi da quella bestia moderna
chiamata imprenditore. “L’Italia è una Repubblica
democratica fondata sul lavoro”.

In realtà, come ogni Paese
industrializzato, è fondata sulla schiavitù. Perché siamo
tutti, o quasi, come scriveva Nietzsche, degli “schiavi
salariati”. A differenza dell’artigiano e del contadino la
nostra vita, la nostra stessa sopravvivenza, non dipende più
da noi, ma dalla volontà e dagli interessi altrui. Il Primo
Maggio noi celebriamo, senza rendercene nemmeno più
conto, la Festa della nostra schiavitù. C’è da aggiungere che
noi moderni abbiamo utilizzato nel peggiore dei modi le
straordinarie tecnologie che pur proprio noi abbiamo
creato. Oggi le macchine potrebbero lavorare per noi. Ma
invece di utilizzarle per liberarci da questa schiavitù,
costringiamo gli uomini, sostituiti dalle macchine, a cercare
altri lavori, più infimi e disumani e sempre che li trovino.
Ecco perché nasce il “diritto al lavoro”. Paradossale perché
in realtà è un ‘diritto alla schiavitù’.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
30.06.2012

Pubblicato da Davide

  • consulfin

    Condivido. Occorrerebbe sottoporlo agli assatanati del PIL, agli abbagliati dalla crescita.
    Uomo, guadagnerai il pane con il sudore della fronte. Forse è su questa base che la parte cattolica che ha contribuito alla redazione della costituzione, ha impiantato un simile principio.
    Il sogno dell’uomo è andato perso, avendo l’uomo perso il sonno per inseguire un lavoro improduttivo, ripetitivo, compiuto con un solo ed unico fine: il lavoro stesso (facimme ammuina). L’affrancamento da quella maledizione non è più perseguito. Il progresso non è più di moda. Sembra invece essere stato messo in atto il suggerimento di Keynes di scavare buche per riempirle. Tutto pur di tenere impegnate le masse.

  • Aironeblu

    Bellissima riflessione di Massimo Fini, che ci sbatte in faccia il paradosso di una modernita’ artificiale che ha snaturato il rapporto dell’uomo con la sua attivita’ produttiva, spostando la domanda dal fabbisogno reale di beni a quello indotto dalle politiche di vendita dei mercati. …. Non produciamo quello che ci serve, ma sovraproduciamo quello che si vende, in condizioni di estrema dipendenza dai meccanismi economici, che ci schiacciano e ci spremono al punto da farci dimenticare del nostro TEMPO …. Grazie a Dio i meccanismi si sono inceppati, e il sistema capitalista sta tragicamente crollando su se’ stesso: non lasciamo che siano gli stessi a creare il prossimo sistema.

  • oriundo2006

    Fini, come al solito, antimodernista ad oltranza, traccia un’idilliaco ‘tempo delle origini’, ai sapori del ‘mulino bianco’, retrocesso nella piu’ remota antichità…ahimè, questo idillio autarchico semmai è esistito lo è stato per brevi e fugaci momenti: di certo non nel nostro Medioevo, con le sue lotte contadine, le sue passioni tremende e lotte continue, indice di masse alle soglie della sopravvivenza pura e semplice, vessate da tiranni disumani che si volevano ‘nobilissimi’ d’origini e sprezzanti il volgo schiavo, il cui semplice alzare le ciglia verso il Padrone significava essere destinati alle segrete del castello ed ai ceppi. Ed anche li, il fattore economico, gestito da tiranni, esercitava la propria tirannia cieca e spietata sui deboli, sui poveri, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, tenuta a forza in questa condizione anche dalla complice Chiesa, buona a forgiare catene spiritualissime ma forse ancor piu’ pervicaci di quelle reali…
    Insomma, l’apologo del buon contadino e dell’operoso fabbro del tempo che fu lasciamolo al nostro ‘otium’: ma rammentiamoci – come Fini dice bene – che oggi, nell’epoca presente, abbiamo tutti i mezzi per guadagnarci anche la nostra dimensione umana.

  • yakoviev

    Non sono d’accordo: nel medioevo non è affatto vero che ognuno “viveva del suo”. Nel sistema feudale c’erano parecchi, anche se una minoranza, che vivevano del lavoro degli altri e dei suoi frutti, i quali altri erano obbligati a servire, e non solo loro, ma anche i figli e i figli dei loro figli. Negare questa realtà, peraltro ben nota, è una pura mistificazione.

  • Truman

    Almeno le citazioni facciamole complete:

    Art. 4

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Ma Fini evidentemente rifiuta questa Costituzione. E’ comprensibile. Almeno lui non ha giurato di rispettarla. Però va detto che Fini e la Fornero rifiutano il patto sociale in cui i lavoratori accettavano la schiavitù del lavoro e lo Stato si impegnava a metterli in condizione di rispettare il patto. Se salta il contratto sociale bisognerà trovare nuovi equilibri.

    Intanto sappiamo che i vertici dello Stato hanno disdetto tale patto. Non abbiamo alcun impegno verso di loro.

  • Maxim

    Nelle religioni monoteistiche ( cristiane , ebraica , musulmana ) il lavoro nasce come PUNIZIONE .
    Adamo ed Eva nel paradiso terrestre non dovevano lavorare per vivere , per punirli la divinita ‘ li caccia dal paradiso terrestre e dice ad Adamo :
    Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: Non devi mangiarne,
    maledetto il suolo per causa tua!
    Con dolore ne trarrai il cibo
    per tutti i giorni della tua vita.
    Spine e cardi produrrà per te
    e mangerai l’erba dei campi.
    Con il sudore del tuo volto mangerai il pane,
    finché non ritornerai alla terra,
    perché da essa sei stato tratto:
    polvere tu sei e in polvere ritornerai!

    In pratica il lavoro è una punizione divina sotto il profilo religioso

  • pasquale50

    Ricordo quando dicevo le stesse cose, la gente mi rideva in faccia..additandomi come un pazzo schizofrenico.

    Oggi a rileggerle..riprovo lo stesso sentimento..tuttavia mi pongo un altro problema..l’uomo, nella società che abbiamo creato, è realizzato (o crede di esserlo), solo nel lavoro!.

    Abbiamo, infatti, permesso che l’identità di un individuo si confondesse con la sua attività lavorativa; ma non solo, abbiamo fatto sì che gli inoccupati, i disoccupati e i disabili fossero esclusi dalla società, rendendoli dei reietti sempre più soli, più poveri e più infelici.

    In poche parole l’uomo ha cessato di essere “Io” per diventare “Cosa” e proprio in questa (d)evoluzione ha perso la mente , la coscienza e la stessa Anima.

    E il fatto più divertente è che l’uomo-macchina, in fondo non contento di ciò che è diventato, cerca in tutti i modi di realizzare la macchina-uomo come se questa potesse cambiare il suo futuro!.

    Non basterà, quindi, la caduta del Capitalismo a cambiare l’uomo, servirà qualcosa di più profondo, di più radicale; qualcosa che possa permettere all’uomo di ritrasformare il suo punto di vista.
  • Georgejefferson

    La schiavitu del lavoro non e’lavoro,e’ schiavitu.Se le Istituzioni tradiscono l’ideale di patto sociale volto alla pace cooperativa,ci sarebbe da rinnegare gli utilizzatori di tali Istituzioni..non mettere in dubbio Il concetto stesso ideale e migliorabile di Istituzione.Se Fini e’un anti modernista dovrebbe rinnegare il vivere contemporaneo e ritirarsi in montagna autosufficente.Mentre invece loda gli onori dell’antimodernismo ben comodo in poltrona e ben pagato con lo sporco denaro.L’impianto ideologico della fornero serve per distorcere il senso ideale dello stato nelle coscenze collettive con la classica retorica sul merito.Senso dello stato di concordare democraticamente a maggioranza che il lavoro debba essere regolamentato collettivamente a favore di tutti(quindi dell’individuo) tutelato,aiutandoci tramite lo stato a dare a tutti la opportunita di mantenersi,tutelando anche i lavoratori a mestiere usurante imponendo regole nel dio Mercato

  • Georgejefferson

    Uff..la retoria del buon primitivo,libero schiavo nei campi tutto il giorno con le catene al collo,libero di schiattare a 40 anni per liberarsi della miseria… La schiavitu del lavoro non e’lavoro,e’ schiavitu.Se le Istituzioni tradiscono l’ideale di patto sociale volto alla pace cooperativa,ci sarebbe da rinnegare gli utilizzatori di tali Istituzioni..non mettere in dubbio Il concetto stesso ideale e migliorabile di Istituzione.Se Fini e’un anti modernista dovrebbe rinnegare il vivere contemporaneo e ritirarsi in montagna autosufficente.Mentre invece loda gli onori dell’antimodernismo ben comodo in poltrona e ben pagato con lo sporco denaro.L’impianto ideologico della fornero serve per distorcere il senso ideale dello stato nelle coscenze collettive con la classica retorica sul merito.Senso dello stato di concordare democraticamente a maggioranza che il lavoro debba essere regolamentato collettivamente a favore di tutti(quindi dell’individuo) tutelato,aiutandoci tramite lo stato a dare a tutti la opportunita di mantenersi,tutelando anche i lavoratori a mestiere usurante imponendo regole nel dio Mercato

  • cardisem

    Non tempo per leggere attentamente tutto l’articolo ed i commenti, ma quando studiavo diritto costituzionale e si andava al commento del testo costituzionale, lo si interpretava in modo che avesse un senso… Ricordo un mio professore: “fondata sul lavoro?” e perché sull’ozio doveva essere fondata? E simili. Il senso chiaramente era che la repubblica dovesse impegnarsi in una politica volta ad incrementare l’occupazione e sviluppare il lavoro… In genere, in un buon governo, queste si fanno e non le si scrive in una costituzione, che quanto è carica di contenuti tanto più perde di importanza… Ma per tornare al lavoro, ormai si è passato all’opposto: non solo la repubblica non garantisce il lavoro a nessuno, ma lo distrugge, asservita come è alla Finanza e all’Usura… Va riscritta la costituzione… innanzitutto per recuperare la sovranità perduta o mai avuta dal 1945 ad oggi…

  • vraie

    la fornero ha potuto pronunciare quelle parole con tutta tranquillità, forte com’è dell’appoggio oltre che dei poteri della finanza mondiale, di tutti i partiti italioti che hanno allegramente dimenticato la Costituzione in ogni sua parte, da tempo.
    Ormai (quasi) nessuno più è in grado di intendere il valore della Costituzione.
    Gli unici valori spirituali comuni a tutto il popolo italiano sono:
    1) cellulare-palmare ecc.
    2) nazionale di calcio
    3) spesa all’ipermercato

  • dana74

    quoto pienamente massimo fini.

  • tersite

    Il fatto è che borghesi e aristocratici si sono inventati un gran numero di lavori inutili eo dannosi che hanno compromesso i modi e l’ambiente in cui viviamo, diciamola tutta.

  • Affus

    aussi moi

  • Affus

    la repubblica , la politica si interssa del bene comune dei cittadini e del popolo .
    trascurare il bene comune è il vero peccato mortale ,non il lavoro che è piuttosto una componente del bene comune .
    pero anche questo bene comune andrebbe meglio definito ……

  • Georgejefferson

    su questo piano condivido in pieno.

  • Tetris1917

    Massimo Fini andrebbe preso per lo orecchie. Uno che si atteggia a filosofo e partorisce un articolo-aborto di cotanta pochezza, e’ sconcertante, come al solito.
    Quando si parla di lavoro sotto la coltre del capitalismo, sai benissimo che non abbiamo scelta: ci si offre come forza lavoro al miglior capitalista che in cambio del salario, ti usa, come lo fa per le macchine per generare quello che Marx individua nel lavoro necessario + pluslavoro, il valore che in parte serve a recuperare l’usura delle macchine e in parte i valori della forza lavoro (spesso con salari al di sotto di tale valore) e poi tutto il resto in saccoccia come plusvalore. Quindi almeno chi apparatine alla classe proletaria, ha ben poco da scegliere, o lavora o muore di fame.
    Poi andrebbe detto a corollario che se il lavoro non e’ un diritto, quindi la societa’ attuale non considera necessario il tuo lavoro, tu per vivere cosa dovresti fare? Rubare, come fa la piemontese Fornero? Se non e’ un diritto, significa che per te, non ci sta soluzione: arrangiati che per la societa’ ossia questa societa’, non servi sei un esubero, non c’e’ bisogno di te, ucciditi pure. Ma questo cinismo finale, va individuato nel concretissimo meccanismo del capitalismo globalizzato, che in cambio di un lavoratore occidentale, ci sono disponibili dieci sfruttati in altre parti del mondo, con salari di fame. In quel caso lo sfruttamento e’ un diritto, e il farsi succhiare sangue per questi neo proletari, un dovere.
    Se poi usando ancora il tedesco di Treviri, in un salto verso la societa’ socialista; il lavoro serve a generare in generale ricchezza per l’umanita’ in base ai suoi bisogni, dove ogni persona partecipa con le sue capacita’, allora qua’ di diritto inteso alla Fornero, ossia nel senso piu’ bieco: non sappiamo che farcene.
    Dopotutto chi vorrebbe raccogliere, potendo scegliere, pomodori sotto una cappa di 40gradi, in cambio di un panino e una bottiglietta d’acqua che ti danno ora i nostri grandi imprenditori?

    Mi sembra che una risposta ottima la diede CB (Carmelo Bene) in questo video. E per la piemontese, potrebbe bastare
    http://www.youtube.com/watch?v=I3kNUSisvwU

  • carlofaust

    Tornare a vivere in campagna sarà molto più piacevole che vivere in città se non si ha più un lavoro e magari si devono aspettare 10-15 prima di arrivare alla pensione. Imparare a coltivare un orto non è una missione impossibile…..vendere il metro quadrato della città per riacquistare ad un decimo od un quinto nei paesi o in campagna permetterebbe di incassare la differenza e diminuirebbe l’ansia…….un cambiamento possibile per molti…..

  • Viator

    Sono le fantasie passatiste di chi ha sempre vissuto nel benessere. Bella vita quella di paese nei tempi andati, coi bambini in ferriera o nei campi a 8 anni, i vecchi nella miseria che dipendevano dall’elemosina dei figli i quali spesso speravano che si togliessero dai piedi in fretta, mogli e figlie pestate regolarmente dal capofamiglia, il lavoro massacrante per mangiare fave e polenta e forse carne due volte al mese, leggere e scrivere che era privilegio dei ricchi e zero possibilità di scelta sulla costruzione della propria vita perché ciascuno continuava il mestiere del padre.

    La vita a una dimensione era quella lì.

  • nuvolenelcielo

    sono molto d’accordo. e squallido il primo articolo della costituzione.

  • Georgejefferson

    Che c’e’ di squallido?perche non argomenti?chi muore di stenti perche LA SFORTUNA non gli da modo nemmeno di avere accesso al metro di terra per l’orto,chi nasce o diventa disabile e deve sperare di trovare l’uno sul milione che volontariamente lo puo aiutare,chi nasce senza il talento di un altro PERCHE LA SFORTUNA cosi ha voluto e pena tutta una vita nella miseria…E’squallido sognare o sperare che l’umanita possa organizzarsi creando L’ISTITUZIONE rappresentante di tutti per aiutarci a vicenda?questo e’squallido?Perche l’avidita e’giusta?L’avidita dello slancio evolutivo?Massima espressione della legge del piu forte,sguazzaci bene nell’anarchia..e spera di essere nato fortunato.

  • nuvolenelcielo

    Non ho nessuna intenzione di argomentare, l’ha già fatto Fini. E non mi venire a fare il moralista per favore

  • Georgejefferson

    A gia,bella invenzione l’accusa di moralismo di fronte alla sfortuna dei poveri

  • ProjectCivilization

    Ma SE esistesse la SOCIETA’…..i Diritti sarebbero possibili ( con un po’ di pianificazione ) .
    Che cavolo di Diritto sarebbe il Diritto al lavoro ????
    Forse voleva dire il Diritto alla serenita’ ?
    Il Diritto alla casa ( bella , con vista , con aria pulita , con parcheggio fintanto che servira’ ) , il Diritto a mangiare ( cibi sani ) , il Diritto al relax.
    L’assurdo e’ doppio se questo Diritto al lavoro vuol dire Diritto a un lavoro inutile o dipendente …se non dannoso .
    Il lavoro , quello vero , ce’ sempre .
    Perche’ la nostra vita richiede manutenzione continua .
    Il lavoro finto…..basato su datori di lavoro , finanza , speculazione , consumi forzati…e’ manipolabile dagli oligarchi .

  • Georgejefferson

    Secondo te a cosa si riferivano?fondata sul lavoro inteso come Fine di gratificazione (cioe vivere per lavorare)o come strumento per il vivere sereno (senza necessariamente casa con vista)..io non lo so e puo darsi che la costit.sia scritta male e fuorviante.So solo i miei ideali…che vedono il lavoro solo come strumento di sopravvivenza..quindi anche vivendo NELLA NATURA con orto,verde e senza consumismo…l’orto lo devi sempre lavorare,la legna per scaldarti la devi sempre trovare/raccogliere…quello che intendo per lavoro e’l’attivita ovvia e scontata che ci sia.Che abbiano ridotto IL SENSO del lavoro a fine e non strumento(come hanno fatto col denaro)…allo schiavismo del salariato precario e a paga da fame(parlo del resto del mondo)io penso che sia una azione volontaria progressiva di chi comanda (con la complicita delle genti annebbiate dal consumismo fine a se stesso e cultura della visibilita) di indurre a stravolgere l’originario senso nobile della parola lavoro (mia opinione intendiamoci) per attribuirgli il piu superficiale significato odierno al punto da farlo odiare

  • grillone

    pur dando ragione a massimo fini e forse anche alla fornero, io credo che il diritto al lavoro esista, o dovrebbe esistere, o che comunque esista il diritto alla sussistenza, istituendo magari un reddito minimo di cittadinanza

  • LeoneVerde

    Mamma mia che orrore di articolo. E’ davvero grazie al sacrosanto diritto al lavoro che anche un pennivendolo come questo, dalla devastante ignoranza e di tale pochezza intellettuale, può lavorare in questa società. Ai tempi da lui menzionati avrebbe fatto la fame, prestandosi come comico o racconta storie in qualche carrozzone ambulante.
    Complimenti, milioni di disgraziati dei secoli passati ringraziano.
    Mia nonna apparteneva ad una di quelle famiglie contadine che figliavano come conigli per avere braccia nei campi, non certo per amore genitoriale, e dei diciasette figli qualcuno è morto per malattia e gli altri non pensavano di essere particolarmente fortunati di fare un lavoro a “dimensione umana”…perchè non lo era. Se si appartiene ad una società, tutti devono contribuire e tutti devono poter usufruire del livello di benessere e crescita per cui hanno lavorato: diritti, doveri. Il reddito di cittadinanza salta il concetto di dovere e non mi sta bene. Ognuno fa il suo. Il lavoro nobilita perchè costringe ad uno sforzo personale, a tirare risorse che altrimenti col cavolo si tirerebbero fuori! C’è una popolazione dell’amazzonia che ha un bellissimo modo di dire: domani se ho voglia di suonare, suono, se ho voglia di dormire, dormo. Infatti vivono in capanne, non hanno acqua, non hanno vestiti, vivono come l’uomo di Cro Magnon. Sono felici? Domanda stupida: sono esseri umani, quindi non lo sono. La felicità è un qualcosa che dobbiamo trovare dentro di noi, non basta vivere in un posto piuttosto che in un’altro, o in un’epoca piuttosto che in un’altra!!!!!!
    Lo stato deve garantire che ci sia lavoro per tutti e che ci sia una fortissima spinta alla realizzazione personale, all’uso dei talenti di ognuno, di modo che non ci siano situazioni poco tollerabili e alla lunga dannose per la società stessa, quali frustrazione e insoddisfazione, poca resa e poca qualità. Per quanto riguarda i limiti dei posti di lavoro è una panzana che sinceramente ha rotto le palle: ovunque butto lo sguardo c’è qualcosa da fare, da migliorare, da scoprire. Una cultura e una società hanno i limiti che si autoimpongono. Ricordo che le macchine un tempo si azionavano a vapore, poi a petrolio e poi ci siamo fermati….bhè, sarebbe il caso che i laureati in chimica e fisica li mettessimo a trovare fuori qualcosa di meglio, invece che metterli al call center della vodafone…idem per trovare un’alternativa alla plastica. Il problema di tutto E’ SOLO ED ESCLUSIVAMENTE POLITICO.

  • Jor-el

    c’è un dato macroscopico ed evidente che, purtroppo, non riusciamo a vedere, come il classico elefante rosa nel salotto di casa. Il lavoro salariato è obsoleto. Non solo non serve più, ma è dannoso,antieconomico e sta letteralmente distruggendo il pianeta. Nonostante questo, il lavoro permane, perché costituisce il cuore del capitalismo. In questa fase il capitalismo non può più impiegare la maggior parte della forza lavoro, pena violente crisi di sovrapproduzione a catena, sempre più gravi, sempre più disastrose, e la guerra mondiale – sistema ideale per distruggere le merci in eccesso – non è più possibile per via delle armi atomiche. Quindi il lavoro non può più essere l’elemento costituente del patto sociale, il diritto su cui si fondano tutti gli altri diritti, deve diventare un lusso, un qualcosa che va conquistato nell’agone sociale. Nel capitalismo moderno i lavoratori devono essere sempre meno, non solidali fra loro e poco retribuiti. Magari belli lontani, fuori dalla scatole, tipo… in Cina, in India. Quindi il problema, oggi, non è la difesa del lavoro, che oggi pere il 99% serve solo a produrre inutile paccottiglia da 99 cents, ma riprendere la lotta CONTRO il lavoro. Meno lavoro, più reddito. Giornata lavorativa di 4 ore a piena retribuzione e pieno stato sociale. Questa è l’unica direzione possibile. Nel suo sviluppo planetario il capitalismo ha avuto molti meriti, ma ora ha esaurito la sua funzione, non ha più nulla da dare.

  • ad

    Il lavoro e’ un diritto-dovere. Tutti devono lavorare per il bene comune. La disoccupazione e’ arma del potere capitalistico e non dovrebbe esistere.Meglio creare lavori inutili retribuiti che creare disoccupati. I “media” hanno lavorato molto bene nel convincere il 99% delle persone che comunismo=sanguinosa dittatura +poverta’+assenza di liberta’. Io nonostante i miei 58 anni credo ancora nel comunismo. Appartengo a una specie in via d’estinzione e ne sono fiero (saro’ rincoglionito ma non ho tradito nessuno, diversamente da molti ex-compagni che si sono venduti per soldi e finto benessere. Dato che l’anarchia sarebbe bella ma per me irrealizzabile solo il comunismo puo’ dare dignita’ alla persona. Se credete di vivere in una vera democrazia o sperate che essa si concretizzera’ in futuro siete ingenui. Solo i ricchi si salveranno da questa nuova dittatura. Lo so avete terrore del comunismo. Pensate pero’ a questo. Comunismo=il 5% ha potere e ricchezza (quelli del partito), liberta’ dei mezzi di comunicazioneassente. Pero’: lavoro, casa, mezzi di sussistenza per tutti, garanzia di assistenza sanitaria e studio per tutti, .. Democrazia attuale= almeno il 20% comanda (non solo politici ma anche chi e’ ricco o i nostri “datori di lavoro), finta liberta’. In cambio:disoccupati, disperati, anziani con pensioni non da fame ma da morte, panchine o auto come casa, vergogna nel chiedere alla caritas un piatto di minestra… .Viva la democrazia?

  • Georgejefferson

    Ad…cosa intendi per democrazia?Sei a favore che la minoranza decida per la maggioranza?Perche il vero senso della democrazia e’questo.Decide la maggioranza.Se poniamo giusta la decisione della minoranza..e se essa vuole la schiavitu?saresti contento?Potrebbe mai volere la schiavitu la maggioranza?Parlo di ideali,non della situazione presente o passata

  • siletti86

    Che dire: davvero un bell’articolo!

  • ws

    Abbiamo, infatti, permesso che l’identità di un individuo si confondesse con la sua attività lavorativa; ma non solo, abbiamo fatto sì che gli inoccupati, i disoccupati e i disabili fossero esclusi dalla società, rendendoli dei reietti sempre più soli, più poveri e più infelici.

    la questione e’ piu complessa; cosa vieta ai ” disoccupati” di ” vivere felici del suo ” come pontifica fini ? La complessita’ dell’ organizzazione produttiva della nostra societa’ e la gran messe di prodotti e servizi che essa produce ( e di cui anche fini fa volentieri uso :-)) e che costituiscono il nostro “vivere” di oggi

    Nella sostanza cioe’ un disoccupato e’ un paria infelice perche’ non puo procurarsi il “da vivere ” in QUESTA societa’ , e non ci sono mitici passatismi che possano cancellare questa tragedia.

  • ad

    Sono d’accordo con cio’ che hai scritto. Il mio commento e’ volutamente “aggressivo”. Sono comunista ma non certo staliniano. Sono per un comunismo umano che assomiglia per tanti aspetti alla vera democrazia. Quello che non mi va e’ che tutti abbiano archiviato il comunismo perche’ dittatoriale. Dato che anche questa democrazia lo e’ perche’ oltre a un’evoluzione in positivo della democrazia nessuno riesce a pensare anche allapossibilita’ di un nuovo comunismo dal volto umano? Sono contro qualsiasi padrone che possa arricchirsi col lavoro di altri e in piu’licenziare e ridurre in poverta’ i suoi “sottoposti”! Ecco perche’ sono ancora comunista. Ciao, buona serata.

  • ProjectCivilization

    La solidarieta’ non e’ meno importante dell lavoro utile .
    Qualcuno di voi sta considerando l’ipotesi di divenire solidale ?
    Vi rendete conto di come la solidarieta’ trasformerenbbe la situazione ?

  • ProjectCivilization

    Lei ha compiuto l’impresa di non capire assolutamente nulla del tema proposto .

  • ProjectCivilization

    Non essendo stato presente alla redazione della Costituzione….non riesco a capire dove andassero a parare . Forse cercavano un compromesso tra l’interesse degli USA e della Russia per il lavoro .
    Con una frase da ridefinire dopo la vittoria di uno dei due .

  • rosbaol

    “Ciò che in una società moderna possiamo pretendere è un’altra cosa: l’assicurazione, da parte della collettività, di una vita dignitosa anche per chi il lavoro non ce l’ha e non lo può trovare.”
    Ah,ora capisco cosa voleva dire la Fornero con quella frase. Ed io che pensavo volesse solo creare una sacca di disoccupati pronti all’uso. Mamma mia, ho tutti i tuoi libri a casa, ma che ca..o ti è successo?

  • rosbaol

    Caro grillone, si può discutere su tutto quanto se si è in buona fede e tutto può essere messo in discussione (Costituzione Italiana compresa). A me quello che spaventa è che quella frase la dica la Fornero. L’avesse detta un Umberto Galimberti o lo stesso Massimo Fini, l’avrei accettata. Ma detta dalla Fornero, ben sapendo dove vuol andare a parare (licenziamenti facili per rendere appetibili le nostre aziende agli investitori esteri), allora la discussione prende un’altra piega. E la piega è quella della vaffa….

  • Kevin

    Articolo da incorniciare. “Il lavoro rende liberi” è pura neolingua orwelliana, sono anni che lo dico e mi sento rispondere che io non voglio fare un cazzo. Avanti così.

  • Kevin

    In parte hai ragione. Pensa però a questa differenza: nel Medioevo ti chiedevano il 10% del frutto del tuo lavoro. Oggi vogliono il 50% e pure gli devi pure pagare gli interessi. Gli aristocratici a confronto erano dei signori.

  • Kevin

    Adesso i bambini di 8 anni fanno le Nike, i vecchi sono un peso per gli Stati che continueranno a innalzare l’età pensionabile sperando che si tolgano in fretta dalle palle, mogli e figlie vengono licenziate se rimangono incinte e hanno disturbi mentali causati da lavoro, stress, pubblicità di cosmetici, il lavoro massacrante per mangiare carne imbottita di ormoni, frutta e verdure geneticamente modificate, bibite al benzene, latte contaminato, pesce intriso di petrolio, avere una laurea che è il privilegio dei ricchi e zero possibilità di scelta sulla costruzione della propria vita perchè ciascuno continua il mestiere del padre e del nonno. Eccoti la vita a tre dimensioni. Mi raccomando, mettiti su gli occhialini e goditi lo spettacolo.

  • Kevin

    Ma se io sono laureato e voglio occuparmi di speculazioni astratte come la Relatività Generale non posso perchè non produco nulla di UTILE? Questo è quello che pensano i neoliberisti, ed è per questo che i laureati stanno nei call center. Per loro è giusto così, perchè tu ti devi adeguare al mercato. Io dico che loro si devono adeguare alle inclinazioni del singolo. Di lavoro comunque non se ne trova. Si trovano solo le solite stronzate informatiche, economiche, bancarie/assicurative per quanto riguarda il settore laureati (tutti lavori che puoi fare con un diploma) e solo fabbrica, fotocopiatrice, rispondere al telefono per i diplomati (tutti lavori che puoi fare con la terza media). Ah, come dimenticare poi i geni delle risorse umane, quelli sì che sono dei fenomeni.

  • Kevin

    Quoto, quoto, quoto.

  • LeoneVerde

    Hai ragione, è un dramma e uno spreco. La produzione di pensiero, base di ogni progresso scientifico/tecnologico e sociale, non è considerata utile in questa politica perchè è comandata da elite neomercantili, neoliberiste e finanziarie, cioè da BOTTEGAI in giacca e cravatta che detestano l’umanità e il progresso…l’unica cosa che conta è il potere e “la roba”…hai presente quella meravigliosa novella di Verga? Così sono, questi bastardi! E hanno il monopolio della “ricerca scientifica” tramite fondazioni che badano bene che le tue scoperte siano in linea con gli affari delle multinazionali…e ci ritroviamo con il motore a scoppio di 100 anni fa e una ricerca sul cancro che da anni ci chiede i soldini anche con show televisivi, almeno 30, e l’unica cosa che hanno trovato è la chemio (tra l’altro costosissima, chissà chi ci guadagna…) che invece di morire in un anno ti fa morire in tre, passati a piangere e vomitare su un cesso (mio padre).
    Il problema è politico.

  • nuovaera89

    L’articolo di Fini per metà dice cose sensate e sicuramente lascia delle domande, io me le sono sempre fatte, ma perché lavorare?? o almeno, cerco di essere più chiaro, perché bisogna vivere per lavorare, e non lavorare per vivere?? (quello che sta succedendo soprattutto in questi anni) per esempio, noi paghiamo risorse come la luce, l’acqua, il gas ecc, ma queste risorse sono innegabili, sono un diritto di ogni essere umano! poi paghiamo beni essenziali e altri diritti come la casa, lo studio dei nostri figli, il mangiare ecc, questi, ripeto, sono diritti INNEGABILI A QUALSIASI ESSERE UMANO!
    Forse, è la mentalità degli italiani e dei popoli in generale deve cambiare, il lavoro serve, ma per vivere una vita dignitosa e senza rimpianti! se invece, il lavoro modello di oggi, serve solo per pagare risorse di per se innegabili, e comporta al sacrificio di tutto se stesso per solo 600 o 1500 euro, con la perdita di ogni valore e con la visione di una vita sempre semplicistica, bé allora il discorso di Fini a un senso, il lavoro è una schiavitù!

  • yakoviev

    Che il capitalismo “evoluto” dei nostri tempi non sia tanto diverso dal servaggio feudale, dal punto di vista dei lavoratori e dei popoli, si può tranquillamente essere d’accordo: i figli dei servi della gleba all’epoca erano tenuti a restare tali, con un destino di servitù e spesso di stenti già segnato in partenza, così come i giovani moderni sono senza futuro, con la prospettiva di sbattersi 24h su 24 per riuscire a procurarsi un minimo reddito a livelli di sopravvivenza. Così pure gli abitanti delle città bombardate senza pietà dagli aerei Nato (vedi una Falluja, una Bani Walid o una Sirte, ma anche una Tripoli, una Bagdad o una Belgrado) assomigliano agli abitanti delle città “conquistate” nel medioevo, dove il diritto di sterminio e di saccheggio da parte dei vincitori era una consuetudine legalmente accettata. Quello che mi pare mistificatorio e fuori luogo è la retorica dei bei tempi andati, soprattutto se legata al medioevo in particolare in occidente.

  • ottavino

    Capire di essere in una trappola può provocare un’intensa sofferenza.

  • yakoviev

    Basta leggere il Camporesi (“Il paese della fame”, “Il pane selvaggio” etc.) per capire come l’ossessione del cibo e del pane, dettata dalla necessità di sopravvivere, dominasse il mondo contadino, e non solo, nel medioevo. Nei frequenti periodi di carestia masse di drogati facevano “il pane” con qualsiasi cosa a disposizione, mettendo dentro qualunque sostanza vegetale, a cominciare dalla papaverina, servisse ad alleviare i morsi della fame, quest’ultima di per sè già una “droga” capace di portarti allo squilibrio mentale. E in un tale quadro non erano infrequenti, benchè sporadici, gli episodi di cannibalismo. E quando le cose andavano bene dal punto di vista del raccolto c’erano, appena cessava l’inverno, le cavallate, le gualdane che le masnade dei signori confinanti nemici effettuavano per “portare il guasto” nei territori del tuo signore, e allora erano razzie, coltivazioni incendiate e devastate, stupri ed era una fortuna (forse) se rimanevi in vita. Mi sa che qualcuno, invece, si immagina il gaio contadino e il valente vasaio del villaggio che, dopo il lavoro, vanno allegramente alla taverna a farsi un bicchiere e a vedere il giullare o i musici col piffero e il liuto .

  • Nauseato

    E direi che metà se non molto di più ancora di quanto viene ripetuto ossessivamente nel mondo è pura “neolingua orwelliana” …

  • Nauseato

    A me quella donna fa schifo. E ancor più schifo chi pur sguazzando nella merda la sostiene.

    Per il resto, Fini non mi pare dica nulla di nuovo.