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IL DEBITO USA AL MASSIMO STORICO

DI TITO PULSINELLI
selvasorg.blogspot.com

Intervista ad Attilio Folliero (*)

Lo scorso 30 giugno, il debito pubblico USA, nel silenzio generale dei media ufficiali, ha raggiunto la cifra record di 11.545 miliardi di dollari, il suo massimo storico in termini assoluti. Per saperne di più e dissotterrare da sotto le ceneri del silenzio questa questione scottante –per molti un autentico tabù- abbiamo intervistato l’internazionalista Attilio Folliero.

Tito Pulsinelli: Lo scorso 30 giugno, secondo fonti ufficiali del Tesoro statunitense (1), il debito pubblico USA ha raggiunto la cifra record di 11.545 miliardi di dollari. In valore assoluto rappresenta il massimo storico. Quali considerazioni si possono fare?

Attilio Folliero: Il debito pubblico USA il 30 giugno ha raggiunto la cifra record di 11.545 miliardi di dollari. In realtà tale cifra è già stata superata! Infatti, al 16 luglio, ultimo dato disponibile, il debito pubblico USA è già salito a 11.579 miliardi di dollari. Al momento è questo il vero record. Per quanto le cifre in valore assoluto siano importanti, vanno considerati i valori percentuale rispetto al PIL, al fine di avere un punto di riferimento e valutare il reale andamento.

A seguito, “Il costo del ‘bailout’ raggiunge la cifra impensabile di 24 trilioni di dollari – 80 mila per ogni americano -“ (Paul Joseph Watson, Prison Planet.com);

TP: Rispetto al Prodotto Interno Lordo, dunque, cosa rappresentano queste cifre?

AF: Al momento non è ancora stato diramato il dato del PIL relativo al secondo trimestre del 2009, al 30 giugno appunto; sarà diffuso alla fine di luglio. Sappiamo che alla fine del primo trimestre il PIL USA, su basi annuali, ammontava a 14.097 miliardi.
Nella più ottimistica delle ipotesi, se tale dato dovesse confermarsi, il debito pubblico USA sarebbe attorno all’82%; in realtà, anche per questo secondo trimestre del 2009, ci si aspetta una diminuzione, dell’ordine dell’1%, o dell’1,3%, il che porterebbe il debito pubblico al di sopra dell’82%. In ogni caso, il debito pubblico USA, al momento è assestato ad oltre l’80% del PIL.

TP: Che evoluzione ha avuto il debito pubblico statunitense nell’ultimo anno? E’ diminuito?

AF: Nell’ultimo anno (30 giugno 2008 – 30 giugno 2009) il debito pubblico USA è cresciuto di oltre 2.000 miliardi di dollari, per la precisione 2.053 miliardi, ossia di circa il 22%. Nel corso dei primi sei mesi del 2009 è cresciuto di 845 miliardi e nell’ultimo trimestre di 418 miliardi di dollari. E’ aumentatoto e continuerà così perchè è previsto dal piano economico presentato dal presidente Obama. Il suo piano economico prevede di stimolare l’economia attraverso l’inieziezione di ingenti quantità di denaro pubblico.

TP: Finora ha avuto riflessi positivi il piano di Obama?

AF: Francamente non mi pare! L’economia USA (e mondiale) continua in recessione ed il futuro (immediato) non sembra certo migliore del presente. Per l’autunno, autorevoli studi prevedono un peggioramento della situazione economica; il Laboratorio Europeo di Anticipazioni Politiche (LEAP/E2020), che collabora anche con la Università “Sorbona” di Parigi, prevede che gli USA (e la Gran Bretagna) non saranno più in grado di pagare i debiti e le conseguenze – riporta il LEAP – per l’economia mondiale saranno catastrofiche, a partire dalla sparizione del dollaro (2).

Il destino del dollaro è certamente segnato e chi ci conosce sa che ne abbiamo parlato spesso (3).
L’unico effetto certo sortito dagli interventi di Barack Obama, già iniziati dalla precedente amministrazione Bush, è di aver fatto crescere il debito pubblico. Continuando in questa direzione, tra 3 o 4 trimestri il debito pubblico USA sarà pari ad un anno di produzione: 100% del PIL.

TP: Parliamo del debito pubblico statunitense da un punto di vista storico. Sicuramente durante la crisi del 1929, con la ben nota politica del New Deal, dei massicci interventi statali il debito pubblico USA deve essere aumentato. E’ così?

AF: Nel decennio succesivo alla crisi del 1929, il debito pubblico USA aumenta, ma non raggiuge cifre come quelle attuali: nel 1929 era attorno al 17% ed ovviamente cresce negli anni successivi, proprio a causa delle politiche statali: arriva al 40% nel 1934 ed al 43% circa nel biennio 1938-1939. Cresce, dunque, ma senza mai raggiungere i livelli attuali.

TP: Quindi adesso il debito pubblico è al suo livello più alto, sia in valore assoluto che in valore percentuale?

AF: No, c’è stato un periodo in cui il debito pubblico USA è stato più alto rispetto ad oggi. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, il debito pubblico USA arriva ad oltre il 120% del PIL. Il debito USA inizia a crescere enormemente per finanziare la seconda guerra mondiale e cresce ancora di più dopo la guerra, sia per finanziare la riconversione interna, sia per finanziare la ripresa dei paesi europei (Piano Marshall).
Nel 1941 il debito pubblico era al 38% del PIL, nel 1942 salta al 45%, nel 1943 a poco meno del 70%, nel 1944 al 90%, nel 1945 al 115% e nel 1946 raggiunge il massimo storico al 121%. Dopo di che inizia a scendere.

TP: Il periodo relativo alla seconda guerra mondiale è dunque l’unico momento in cui il debito USA risulta più alto rispetto ad oggi?

AF: Si, esatto. Solamente nei sette anni fra il 1944 ed il 1950 gli USA hanno avuto un debito pubblico più alto rispetto a quello odierno. In tutta la storia economica (4), dal 1790 in poi, a parte quel periodo, gli USA non hanno mai avuto un debito come quello odierno, anzi, possiamo affermare che a parte il periodo della seconda guerra mondiale ed i giorni nostri, gli USA non hanno mai avuto problemi di debito pubblico.

Il bilancio del 1790 riportava un debito pubblico pari al 39% del PIL; tale dato rimarrà il più alto nella storia economica USA, fino appunto al periodo della grande crisi del 1929 e della seconda guerra mondiale. Dopo il 1790 il debito scende costantemente fin quasi ad azzerarsi a metà degli anni trenta, del secolo XIX; praticamente per circa mezzo secolo gli USA non hanno debito pubblico, essendo attorno all’1/2%.

Durante il periodo della guerra di secessione il debito sale fino ad un valore massimo del 32% del PIL (1867-1869), appunto in virtù della necessità per Washington di finanziare le operazioni belliche. Successivamente alla guerra di secessione il debito scende progressivamente, fino ad attestarsi al di sotto del 10% verso la fine del secolo.

Per tutto il primo decennio del XX secolo e fino all’entrata in guerra, nella prima guerra mondiale, il debito pubblico USA è inferiore al 10%. Nel 1916 era al 7%, ma nel 1918 sale al 19% e nel 1919 è al 34%. Dopo aver raggiunto questo valore massimo, nuovamente torna a scendere. Come visto, alla vigilia della grande crisi il debito pubblico era attorno al 17%.

TP: Com’è l’andamento del debito in questi ultimi 60 anni?

AF: Dopo aver raggiunto il massimo assoluto nel 1946, ad oltre il 120%, scende velocemente. Negli anni 50 si attesta attorno al 60%; negli anni sessanta continua la sua corsa alla diminuzione e nel 1967 è nuovamente sotto il 40%. Durante gli anni settanta si stabilizza attorno al 33%.

Nel corso degli anni ottanta torna a crescere e velocemente: nel 1981 è al 31%; nel 1988 è già oltre il 50%; tre anni dopo, nel 1991 è oltre il 60%. Durante gli anni novanta si stabilizza attorno al 63/66%. Nel triennio 2000-2002 è al di sotto del 60%, sia pure di poco. Tutti conosciamo la storia recente: la cosiddetta guerra al terrorismo, l’invasione dell’Afghanistan, l’invasione dell’Iraq ed il debito pubblico ovviamente ne risente.

Alla fine dell’anno fiscale 2008 (al 30 settembre), il debito pubblico USA è al 69,55%. Con l’autunno, arriva anche la nuova grande crisi e il tentativo di stimolare l’economia con grandi iniezioni di capitali pubblici. Alla fine di dicembre il debito arriva al 75,35%; alla fine del primo trimestre del 2009 è al 78.93% ed al 30 giugno è sicuramente oltre l’80%, anzi attorno all’82%. Per il dato esatto bisogna aspettare il dato del PIL, alla fine di luglio.

TP: In conclusione, il debito pubblico statunitense può arrivare alla cifra toccata nel secondo dopo guerra? Quali sono le differenze del periodo attuale con il secondo dopo guerra? Gli USA potranno riprendersi velocemente come successo appunto negli anni cinquanta?

AF: Indubbiamente il debito continuerà a salire perchè è previsto dalla strategia messa a punto da Barack Obama e potrebbe arrivare a toccare e superare quello raggiunto nel 1946.
I due periodi (1944-1950 ed oggi) sono caratterizzati da un grande indebitamente pubblico, ma vi sono delle differenze sostanziali: nel dopo guerra gli USA erano una potenza in ascesa, dominavano i mercali mondiali, la produzione era al massimo, così come pure le entrate fiscali, per cui è stato possibile ripianare quel debito.

Oggi le cose sono notevolmente cambiate: il debito aumenta; le entrate fiscali diminuiscono; aumentano i disoccupati; crollano le esportazioni; le imprese USA -a parte quella bellica- non sono in grado di competere con le imprese dei nuovi paesi emergenti, dove i salari sono bassissimi ed a volte rasentano la schiavitù.

Gli USA sono in declino. Ovviamente dire che gli USA sono in declino, non significa che il capitale USA è in declino. Il capitale non ha mai conosciuto confini e quando il profitto non risponde più alle aspettative, semplicemente si trasferisce altrove, dove sono garantiti profitti più alti.
Gli USA e paesi del capitalismo maturo sono in declino per la caduta del saggio di profitto e infatti in questi ultimi anni c’è stato un forte spostamento di capitali dagli USA e dai paesi del capitalismo maturo ai paesi in via di sviluppo. La crisi non è altro che una ristrutturazione del capitalismo.

TP: Gli USA si riprenderanno? Ci sarà la “seconda opportunità” che sogna Z.Brzezniski? O è un sogno ad occhi aperti?

AF: Gli USA sono al tramonto e probabilmente non si riprenderanno più, almeno nella misura in cui siamo abituati a considerarli. Gli USA e suoi alleati (Europa occidentale, Canada e Giappone, in sostanza il G7, cui aggiungo l’Australia) avranno un ruolo economico, a livello mondiale, sempre meno importante. Anzi, fin da adesso, possiamo dare per morto e seppellito il cosiddetto G7, almeno nella conformazione attuale.

Già si parla della necessità di un avvicendamento del’Italia, del Canadà e dell’Inghilterra, destinate a fuoriuscire da questo consesso, ma non saranno certo sostituite dalla Spagna – come si ipotizza – altro paese in forte crisi. Nuovi paesi, nuovi capitalisti stanno per irrompere sulla scena mondiale o avranno un ruolo decisamente maggiore: Cina, Russia, Brasile e India, primi fra tutti.
Ovviamente l’egemonia degli USA e paesi occidentali non scomparirà nel breve e medio tempo; continueranno ad avere un ruolo sulla scena mondiale, ma saranno fortemente ridimensionati. Per ora, c’è la perdita dell’egemonia assoluta ed il riallineamento a quella reativa. Basta vedere l’affollamento di Paesi e leader a L’Aquila -la ressa davanti ai fotografi- in quello che fino a poco fa era un esclusivo Club7, con un indiscusso potere reale maggiore.

TP: Possiamo comparare il debito pubblico dei vari Paesi? Quali sono gli Stati più indebitati?

AF: Gli Stati con il debito pubblico più alto al mondo sono lo Zimbabwe con oltre il 200% del PIL ed il Giappone con poco meno del 200%; l’Italia è attorno al sesto posto con circa il 105%; gli USA sono attorno al dodicesimo posto con l’82% circa.
Bisogna subito dire che c’è un problema di cifre, dovuto al fatto che gli organismi internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale FMI (5), riportano dati certi e recenti solo per i sette grandi.
La CIA (6) riporta i dati di quasi tutti i paesi del mondo, ma tali dati per molti stati non sono proprio recenti. In ogni caso, indipendentemente dalle graduatorie è certo che i paesi del capitalismo maturo hanno tutti un grandissimo livello di indebitamento.


TP: Com’è la situazione del debito pubblico nei paesi in ascesa come Russia, Cina, Brasile e India
?

AF: Dei paesi citati, a parte l’India che ha un indebitamento pubblico del 78% ed il Brasile al 40%, comunque basso, gli altri hanno un grado di indebitamento bassissimo: l’Iran al 25%, il Venezuela al 17%, la Cina al 15% e la Russia al 6%.

TP: Oltre al debito pubblico, qual’è il grado di indebitamento dei privati nei vari paesi?

AF: Oltre al debito pubblico è importante considerare anche altri fattori, quali il debito delle famiglie, delle imprese e le riserve internazionali. Riguardo l’indebitamento privato (di famiglie ed imprese), la Gran Bretagna e gli USA hanno livelli altissimi ed infatti, il debito complessivo, debito pubblico, delle famiglie e delle imprese in questi due stati è attorno al 400% del PIL. Gli altri stati del capitalismo avanzato hanno livelli di indebitamento complessivo più basso; paesi come l’Italia ed il Giappone a fronte di debiti pubblici più alti, hanno debiti privati più bassi.

Analizzando le riserve internazionali, infine, ci rendiamo veramente conto di quanto sia grave la situazione negli Stati Uniti e nella Gran Bretagna. Un Paese come il Giappone che ha un debito pubblico molto alto, il secondo al mondo, ha però debiti privati molto bassi e soprattutto riserve internazionali per oltre 1.000 miliardi di dollari, equivalenti a circa un quarto del proprio PIL. Il Giappone è il secondo paese al mondo per riserve internazionali, subito dopo la Cina.

Anche Italia, Germania e Francia che hanno buone riserve internazionali, dell’ordine del 10% del PIL stanno decisamente meglio degli USA. Le riserve della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, che ammontano a circa la metà di quelle italiane o tedesche rappresentano di fatto una goccia, nell’oceano sterminato dei suoi debiti. La situazione è particolarmente diffícile per gli USA che hanno un debito pubblico di oltre l’82% del PIL, debiti complessivi dell’ordine del 400% e riserve internazionali che coprono a malapena lo 0,7% del debito pubblico. In conclusione gli USA, molto presto cesseranno di essere la superpotenza economica cui siamo abituati dall’inizio del secolo scorso.

Intervista raccolta a Caracas il 17/07/2009

Note
(1) E’ possibile seguire l’aggiornamento giornaliero del debito pubblico USA nel sito ufficiale del Ministero del Tesoro USA, a questo indirizzo Web: http://www.treasurydirect.gov/NP/BPDLogin?application=np

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(
2) Il sito del Laboratorio Europeo di Anticipazioni Politiche è a questo indirizzo URL: http://www.europe2020.org/; il rapporto citato è leggibile in italiano al sito: http://informazionescorretta.blogspot.com/2009/06/tre-onde-anomale-convergenti-geab-36.html

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(
3) Sul dollaro vedasi “Il destino del dollaro”, URL: www.lapatriagrande.net/destino_dolar_pib_pil_gdp_angus_maddison.htm; vedasi anche “Segnali di una imminente fine del dollaro”, URL: www.lapatriagrande.net/nuove_monete_segnali_fine_dollaro.htm

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(
4) i dati storici del debito pubblico USA sono reperibili all’URL: http://www.folliero.it/08_dati_economici/dati_economici.htm

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(
5) il data base del Fondo Monetario Internazionale è consultabile a questo URL: http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2008/02/weodata/index.aspx

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(
6) I dati della CIA riguardanti il debito pubblico della maggior parte dei paesi del mondo sono a questo URL: https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2186rank.html

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Tito Pulsinelli
Fonte: http://selvasorg.blogspot.com
Link: http://selvasorg.blogspot.com/2009/07/il-debito-usa-al-massimo-storico.html#links
20.07.2009

(*) Attilio Folliero è un politologo italiano, nato a Lucera in provincia di Foggia, attualmente in Venezuela. Scrittore, poeta, autore di numerosi articoli, ripresi da media di varie parti del mondo, oltre a dirigere il sito de La Patria Grande ed il CESEIV; più volte invitato come opinionista in vari programmi radiofonici e televisivi.

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Articolo molto interessante. Resta da chiarire se i PITS (People In The Street) continueranno a mantenere i loro risparmi in banca oppure no, se e dove investiranno perchè questo potrebbe fare la differenza nei tempi del cambiamento. Sto parlando dei paesi che hanno queste opzioni perchè suppongo che gli USA con il 400% di debiti delle famiglie questa opzione non ce l’abbiano

  • AlbaKan

    USA: 2 OPZIONI PER SALVARE L’ECONOMIA… [www.vocidallastrada.com] [1.bp.blogspot.com]…DICHIARARE L’INSOLVENZA O SCATENARE UNA GUERRA

  • ericvonmaan

    Come al solito, come sempre, si parla del “debito pubblico” come di un dato di fatto, una realtà inamovibile dalla quale non si può sfuggire. Il giornalista evita accuratamente di spiegare come e perchè si forma il debito pubblico, e si guarda bene dal proporre delle soluzioni come ad esempio quella di emettere MONETA DI STATO e non moneta privata venduta a strozzo. Ovviamente poi occorrono anche le opportune politiche monetarie, ma ho la netta impressione che affidando la gestione a una Istituzione statale con finalità di bene pubblico anzinchè ad aziende private con fini di profitto, le cose andrebbero meglio…

  • duca

    Eric, sono sostanzialmente daccordo sul fatto che il potere di emissione andrebbe tolto dalle mani dei banchieri privati, però faccio anche presente che a suo tempo il cosidetto divorzio tra la Banca d?italia ed il Tesoro fu salutato da una ola generalizzata di giubilo visto come aveva gestito l’emissione di moneta il Tesoro nel decennio precedente (andrebbero fatti molti distinguo, e la cosa approfonditamente analizzata, ma non è questa, credo, la sede, e dovrei andare a riprendermi un sacco di informazioni che non ho sottomano). Per quello che qui interessa, riporto questo fatto solo per dire che bisogna stare attenti a pensare che la soluzione del problema della moneta risieda solo nella distinzione tra pubblico e privato e a chi va il signoraggio perchè la politica monetaria può essere gestita altrettanto male da un ministero del Tesoro che abbia in agenda obiettivi diversi da quelli di un ordinato andamento dell’economia nel medio lungo termine.
    In astratto nulla vieterebbe ad un privato di emettere moneta purchè le regole e gli obiettivi, insomma il “mandato di stampa” fosse chiaro, condiviso, e soprattutto rispettato. L’unica vera obiezione di principio che avrei nella gestione “privata” dell’emissione è che dovrebbe essere il banchiere a PAGARE allo Stato, cioè alla comunità, le royalties dovute per il PRIVILEGIO di poter battere moneta e non viceversa lo stato a pagare gli interessi sul denaro prestatogli dalla banca di emissione!

  • Tao

    IL COSTO DEL “BAILOUT” RAGGIUNGE LA CIFRA IMPENSABILE DI 24 TRILIONI DI DOLLARI (80 MILA PER OGNI AMERICANO)

    DI PAUL JOSEPH WATSON
    Prison Planet.com

    Secondo la sorveglianza che sovrintende al programma di salvataggio finanziario del governo federale, la piena esposizione a partire dal 2007 ammonta all’enorme cifra di 23,7 trilioni di dollari, ossia 80mila dollari per ogni cittadino americano.

    L’ultima volta che siamo stati in grado di ottenere una misura del costo totale del salvataggio, era pari a circa 8,5 trilioni di dollari. Passati otto mesi da quella linea, la cifra è quasi triplicata.

    La cifra di 23,7 trilioni di dollari ricomprende «circa 50 iniziative e programmi stabiliti dalle amministrazioni Bush e Obama, nonché dalla Federal Reserve», secondo l’Associated Press.

    In un documento di asseverazione che sarà consegnato alla supervisione della Camera e al Comitato governativo di riforma domani [21 luglio 2009, Ndt], Neil Barofsky, l’ispettore generale per il programma TARP, dirà al Congresso che «il Dipartimento del Tesoro ha ripetutamente omesso di adottare raccomandazioni volte a rendere il programma TARP più responsabile e trasparente ».

    Secondo Barofsky, i contribuenti sono al buio su chi ha ricevuto il denaro e su quel che ne fanno.

    Come abbiamo più volte sottolineato, la destinazione di circa 2mila miliardi di fondi TARP è stata oggetto di un’azione legale presentata da Bloomberg alla fine dello scorso anno dopo che la Fed aveva rifiutato di rivelare i destinatari. La causa è ancora in corso, giacché Bloomberg tenta di scoprire i nomi delle istituzioni finanziarie private che hanno ricevuto il denaro.

    Sarà il popolo americano in ultima analisi a doversi accollare tutto visto che il dollaro è svalutato poiché la Fed presta il denaro dal proprio bilancio o essenzialmente stampa solo più denaro, come ha spiegato un articolo della San Francisco Chronicle l’anno scorso.

    I salari non terranno il passo dell’inflazione e, se si aggiunge all’equazione la serie di nuove tasse introdotte dall’amministrazione Obama, le conseguenze sono evidenti: un abbassamento del tenore di vita per milioni di appartenenti alla classe media americana.

    Nel frattempo, Henry Paulson, uno dei principali architetti del “bailout” nonché l’uomo che ha perpetrato del terrorismo finanziario all’atto di minacciare il Congresso con scenari di legge marziale e rivolte alimentari, qualora non avessero approvato il primo pacchetto TARP, sfacciatamente s’intasca 200milioni in profitti Goldman Sachs esentasse mentre distribuisce miliardi in guadagni illeciti ai suoi compari banchieri, tutto questo dopo aver tirato un’esca e passare a cambiare l’intero centro del salvataggio dall’acquisto dei titoli di debito tossico fino a dare il denaro direttamente alle istituzioni finanziarie.

    Abbiamo paura di pensare a quali saranno le cifre del salvataggio fra altri otto mesi. Triplicheranno ancora fino a 70 trilioni di dollari? Che ne dite di 100 trilioni di dollari?

    L’unica cosa che può porre fine allo sfrenato saccheggio è il disegno di legge di Ron Paul volto all’auditing della Fed, che ha ricevuto un sostegno in Parlamento ma è stato bloccato da traditori occasionali prezzolati al Senato, che avrebbero invece dovuto vedere una continuazione del grande furto, anziché la responsabilità e la trasparenza.

    Versione origibale:

    Paul Joseph Watson,
    Fonte: http://www.prisonplanet.com
    Link: http://www.prisonplanet.com/cost-of-bailout-hits-a-whopping-24-trillion-dollars.html
    20.07.2009

    Versione italiana:

    Fonte: http://www.megachipdue.info
    Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/275-il-costo-del-bailout-raggiunge-la-cifra-impensabile-di-24-trilioni-di-dollari-80mila-per-ogni-americano.html
    21.07.2009

    Traduzione a cura di PINO CABRAS

  • LucaV

    Come in Zimbabwe.

    “Togliere alle banche la facoltà di emettere moneta per darla alla politica, è come togliere la pistola al ladro e darla al complice”. (LV2008)

  • LucaV

    Come in Zimbabwe.

    “Togliere alle banche la facoltà di emettere moneta per darla alla politica, è come togliere la pistola al ladro e darla al complice”. (LV2008)

  • ericvonmaan

    Si, quello che dici in teoria è giusto MA, visto che comunque dal monopolio della sovranità monetaria ci si guadagnano un sacco di soldi e di potere di controllo, darlo in mano a privati che hanno come unico fine il profitto è una garanzia assoluta di catastrofe per noi poveri peones.
    Almeno affidarlo a una Istituzione pubblica SENZA obiettivi di profitto ma di stabilità e benessere sociale ci darebbe qualche speranza in più.
    Che poi negli anni 60 e 70 la gestione fosse così cattiva… mi sembra che allora il rapporto debito/PIL fosse comunque MOLTO migliore di oggi…
    quello che è successo dopo lo dobbiamo ai politici di allora (Andreatta, Ciampi, Amato, Prodi ecc) tutti “amici delle banche” che zitti zitti hanno approvato le leggi per privatizzare (sarebbe meglio dire SVENDERE) i beni di stato (tra cui le banche che detenevano il controllo della Banca D’Italia) e per abbassare la riserva frazionaria, vero unico baluardo contro la speculazione incosciente, fino ai livelli irrisori di oggi.
    Oggi si può “giocare con i soldi inventati dal nulla” perchè ci sono leggi che lo permettono: bisognerebbe interrogarci su CHI ha permesso che tali leggi venissero approvate.
    Rimango del parere che certi settori chiave (e il potere di emettere moneta e il suo controllo è il PRIMO!) dovrebbero essere statali, altrimenti arriveremo come in Robocop dove anche la giustizia e le forze dell’ordine sono privatizzate. Mah!

  • ericvonmaan

    Ma scusa Luca, allora a chi la daresti?
    Non esiste solo lo Zimbabwe che emette moneta di stato, sai che anche la Svizzera lo fa?
    Io credo che occorrano Istituzioni pubbliche con finalità sociali, controllate dai cittadini, a gestire la sovranità monetaria.
    Se giustamente vogliamo che la Magistratura, le Forze dell’Ordine, la Sanità, siano statali e non controllate da privati, allora tanto più lo dobbiamo desiderare per il potere n°1 ovvero la sovranità e le politiche monetarie.

  • duca

    Più o meno stiamo dicendo la stessa cosa: anche io sono assolutamente convinto che il potere di emissione della moneta debba essere dello Stato per un inderogabile principio di sovranità che spetta al popolo.
    Quello che però va detto, e mi sembra che concordiamo, è che non dobbiamo illuderci che questa sia LA soluzione: è solo il primo passo verso la soluzione, perchè poi chi praticamente dovrà gestire lo strumento di politica monetaria dovrà rispondere a un mandato preciso volto al bene generale e non perseguire agende personali o di pochi oligarchi. Questo punto solo teoricamente viene garantito maggiormente da una gestione pubblica.

  • edoxxx

    Ma nei confronti di CHI sono debitori?

  • Allarmerosso

    di CHI sono debitori ?

    DELLA “FED” !

  • adriano_53

    PRECISAZIONE

    Uno degli strumenti più usati dalla offensiva neoliberista, a partire dalla metà degli anni 70, è stato la manipolazione statistica. Il PIL, dato statistico per eccellenza, come altri indicatori macroeconomici, vedi l’indice di disoccupazione, dopo tre decenni di manomissioni, con alcune al limite dell’idiozia, non rappresenta ormai niente più che un’affermazione politica.

    Al contrario il debito pubblico è una cifra: volendo la si può risolvere in titoli di credito con nome e cognome.

    Rapportare dati che hanno nature così diverse non genera nessun elemento predittivo e contribuisce solo alla diffusione della nebbia numerica che avvolge il neoliberismo

  • myone

    11.545 miliardi di dollari l’ 82% del PIL
    e che volete che sia.
    Ne faranno ad oltranza, pure oltre il 100,200 %.
    Tanto che cambia?
    Esaurite le credenziali dollaro, faranno fallire il dollaro
    creeranno una nuova moneta, e ripartiranno da capo.
    Il debito e i debiti si dissolveranno.
    Quelli loro, quegli degli altri rimarranno.
    Stronzate? Si vero, credere a qualche resa dei conti.
    Nel 1946 quello usa arrivo al 120 %
    propio quando faceva la parte del leone per gli altri.
    Con la facciata dollaro finiranno di essere la super potenza mondiale,
    cambieranno faccia, e continueranno.
    Crolla il dollaro o crollano gli usa?
    3/4 del mondo crollera’. Nessuno vuole questo, e il timone rimane.
    Cambieranno remo, ma i rematori sono sempre gli stessi.
    Hai voglia te di continuare a far conti in tasca agli altri volendoli vedere KO.

  • myone

    Sono tutti conti e concetti di pensiero, praticamente seghe,…per chi ci lavora sopra, praticamente quelli che ci marciano credendo che queste considerazioni contino per vedere fallire questo o quello.
    L’ euro e’ entrato in europa, dimezzando la lira, tenendo al doppio i costi base discali, e radoppiando il valore vita.
    Se ce lo mettiamo nel sedere da soli, quanto piu’ ci si gode farcelo mettere dalgi altri.
    E questi sono temi ” preliminari” ah ah ah.

  • LucaV

    La moneta deve essere ancorata ad un bene come l’oro (o altro) in modo da non essere manipolata ed inflazionata. Quando metti questo potere in mano ad una élite politico-economica costoro vivranno a spese del popolino.
    Si veda: Repubblica di Weimar, Zimbabwe, valore del dollaro da quando c’è la FED, valore del franco svizzero, valore dell’euro. Naturalmente intendo potere d’acquisto.
    Il dollaro ha perso, se non ricordo male, oltre il 96% del valore.

    Quella che viene erroneamente chiamata inflazione non è altro che la causa dell’inflazione vera (cioè un aumento di massa monetaria), e dovrebbe invece chiamarsi AUMENTO DEI PREZZI DEI BENI.

    RICAPITOLANDO:
    INFLAZIONE=AUMENTO DI MASSA MONETARIA
    AUMENTO DI MASSA MONETARIA PORTA AD UN AUMENTO DEI PREZZI DEI BENI.

    Ogni volta che uno STATO o una BANCA CREANO DENARO DAL NULLA, IL DENARO CHE HAI NEL TUO PORTAFOGLIO O NEL TUO CONTO CORRENTE, O SOTTO IL TUO MATERASSO, O ECC. ECC. PERDE DI VALORE. E POI SCENDI IN PIAZZA A PROTESTARE E A CHIEDERE AIUTO A COLORO CHE HANNO FATTO IL DANNO. UN Pò RIDICOLO NON CREDI?

  • LucaV
  • myone

    L’ uomo d’ oggi, come quello di ieri, ha due scelte.
    O essere uomo.
    O essere cretino, creando ipocritamente un modo, per farne un’ altro.
    A discorsi, non se ne esce piu’. Piu’ sai e credi di risolvere, piu’ hanno soluzioni diverse del medesimo modo.
    Hai mai provato a giocare con il pc a SPIDER?

    ah ah ah quando vuole lui, nei suoi calcoli ti fa vincere,
    quando non vuole, impegnati fin che vuoi, non c’e’ calcolo e ne intento che tenga.
    Cosi vanno le cose lassu’.
    E cosi le fanno andare quaggiu’.
    E cosi quaggiu ci vivono. ehhhhh SSSssssss.
    domani e’ un altro giorno…. il medesimo.

  • myone

    Sono stato trascinato a vedere ( ascoltare) un concerto di Bennato. Gratuito.
    Solo ascoltandolo ho capito che le sue canzoni, le piu’, erano ironiche.
    Pensavo fossero per adolescenti cartoon.
    Una era intitolata – le tre carte- come il gioco delle tre campanelline.
    Vincono gli altri, che sono gatto e volpe, te perdi sempre ah ah ah.
    Solo con canzonette e articoli, scritti o televisivi, puoi capire, ma non puoi fare nulla,
    il banco vince sempre e il gioco continua.
    Per questa parte di auditorium e spettatori, sono solo e sempre canzonette.
    Seconda strada a destra questo e’ il cammino, nell’ isola che non c’e’,
    ma nessuno puo’ rubarmi la mia liberta’.
    Sopratutto liberi da tutto questo impiccio da razza umana demente.