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IL CORTO CIRCUITO DELLE CULTURE SUPERIORI

DI MASSIMO FINI
gazzettino.it

Claude Lévi-Strauss, filosofo e antropologo francese, divide le società in “fredde” e “calde”. Le prime sono tendenzialmente statiche e privilegiano l’equilibrio e l’armonia a scapito dell’efficienza economica e tecnologica. Le seconde, cui appartiene la nostra, sono dinamiche e scelgono l’efficienza e lo sviluppo economico a danno però dell’equilibrio, dato che “producono entropia, disordine, conflitti sociali e lotte politiche, tutte cose contro le quali i primitivi si premuniscono e forse in modo più cosciente e sistematico di quanto non supponiamo”.

Non esistono quindi “culture inferiori” e “culture superiori”. Si tratta semplicemente di società diverse che partono da presupposti diversi, ognuna delle quali sviluppa soltanto alcune delle potenzialità, e non altre, presenti nella natura umana.

Comunque sia il guaio delle società dinamiche è che alla lunga finiscono fatalmente per essere strozzate dal loro stesso dinamismo e per fallire proprio in quell’economia su cui hanno puntato tutto, marginalizzando le altre esigenze umane. Queste società infatti non solo non possono fare marcia indietro, ma non possono nemmeno mantenere la velocità acquisita, devono sempre aumentarla. Quando questo non è più possibile il nastro si riavvolge all’indietro con rapidità supersonica consumando in pochissimo tempo ciò che era stato acquisito in secoli di trionfale avanzata. Questo è il rischio che corriamo noi, oggi.

Facciamo un esempio minimo che riguarda l’attuale situazione italiana ma il cui significato può essere esteso a tutto il modello di sviluppo occidentale, basato sulle crescite infinite. L’altra sera partecipando a un dibattito l’onorevole Roberto Rosso, del Pdl, sosteneva che i dipendenti pubblici sono troppi, un’enormità, tre milioni e mezzo, e che era necessario ridimensionarli drasticamente. “Va bene, ho replicato. Poniamo che sia possibile toglierne di mezzo un milione trasbordandoli su qualche “ammortizzatore sociale”. Però questo milione perderà molta della sua capacità d’acquisto mettendo in difficoltà le imprese che saranno costrette a mettere in cassa integrazione parecchi impiegati e operai che perderanno, a loro volta, capacità d’acquisto e di consumo mettendo ulteriormente nei guai le imprese che dovranno liberarsi di altro personale o chiudere, in un avvitamento di cui non si vede la fine”. È solo un esempio. Ma tutta l’attuale situazione è fatta di questi incrodamenti, a cominciare dalla inconciliabilità del binomio rigore-crescita, richiamato talmudicamente in ogni discorso, del governo, dei politici, degli economisti, dei sindacati, quando crescere non si può più.

E viene l’orrido sospetto che non avessero del tutto torto quei primitivi che si sono rifiutati di entrare nel meraviglioso mondo della “cultura superiore” e si sono quantomeno risparmiati lo stress quotidiano dello spread, del Ftsi Mib, della Borsa, dei mercati, della “spending rewiew”, dei tassi di sconto, dei tassi di interesse, dei mutui, della Bce, della Fed, dell’Fmi, dell’Iban, del Cab, dell’Abi, del Bic, del Cin, del pin, dell’i-phone, dell’i-pad, del Tablet, del digitale terrestre, del cavo per l’hd e la frustrazione, su cui tutto l’ambaradan si regge, di vedere sfrecciare il vicino in Bmw mentre tu ti devi accontentare, fantozzianamente, di un’utilitaria.

Massimo Fini
Fonte: www.ilgazzettino.it
8.06.2012

Pubblicato da Davide

  • esca

    A mettersi nei panni di un autentico “primitivo”, dubito che costui o costei attribuirebbe al macchinone BMV un valore differente a quello che potrebbe attribuire ad un un’utilitaria: due scatole di metallo con le ruote. Queste sono seghe mentali instillate da quelle che tu, Massimo, definisci società calde per entropia; per me restano fredde, sature sì di un’energia, ma artificiale e sterile.

  • fausto
  • TitusI

    Fortuna che tutto questo sta per finire, quanti anni restano a questo modello? Il guaio è che nel cadere si porterà via qualche miliardata di vite, temo sia inevitabile. Spero solo che il popolo capisca che deve fare una cosa semplicissima, smettere di pagare per mantenere il sistema e preoccuparsi delle cose vere, voglio vedere un po’ di gente tipo la Fornero e la Lagarde andare a zappare se vogliono mangiare, non lo vedrò ovviamente, ma è bello pensare che se i loro schiavi capissero per un attimo come funziona questo potrebbe succedere.

  • fausto
  • Simulacres

    Tutto sta nel mettersi d’accordo sulla parola selvaggio e poi stabilire se lo è di più il “selvaggio moderno” arrancato attraverso le rovine della nostra civilizzazione, perennemente confinato nelle regioni infinitamente illimitate della modernità – incapace di concepire l’idea di un potere spirituale supremo – che s’inventa la “filosofia del progresso” per distrarsi dalla sua abdicazione e dalla sua decadenza?

    O invece il “selvaggio primitivo” che per sua natura e per necessità egli seppe essere prete, stregone, medico. guerriero, sposo e gran poeta quando il sole declinando ispirava il suo invocare la semplice Natura o cantare il Passato e gli Antenati?

    Beh… io sto col secondo poiché egli rasenta molto più da vicino la suprema incarnazione dell’ideale di bellezza trasportata nella vita materiale.

    “Cosa sono i pericoli della foresta e della prateria a confronto degli choc e dei conflitti quotidiani della civilizzazione?” C. Baudelaire)

  • Tonguessy

    Proviamo a relativizzare. Cosa si intende per dinamismo di una “società dinamica”? L’essere riusciti a trasformare le risorse naturali in una immensa cloaca a cielo aperto? In effetti ci vuole molto dinamismo per farlo in così breve tempo.
    Cosa si intende viceversa per staticità sociale? Che i punti di appoggio delle società “primitive” sono inamovibili? Provate allora a chiedere a Monti (o a qualsiasi esponente governativo) se è disposto a mettere in discussione le basi bancarie su cui sta attualmente arrancando la società italiana e non. In realtà le cose sono un tantino più complesse di questa semplice dicotomia dinamica-statica. Esistono cioè dei margini ambientali, culturali e relazionali entro cui si può mantenere una certa società (sia essa dinamica oppure statica), ma appena fuori tali margini tutte le vicende diventano confuse e si assiste ad avvenimenti caotici. Innumerevoli sono le “società statiche” che hanno dovuto subire l’onta dello sterminio a causa della schizofrenia sostenuta tecnologicamente dalle società “dinamiche”. Il massacro di Sand Creek ne è un lampante esempio.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Sand_Creek
    Società statica non è sinonimo di sopravvivenza assicurata e vita migliore. A meno che con questo termine non si intenda miglior vita.

  • siletti86

    A parte il fatto che metà Italia (da Roma in su) dovrebbe far parte di diritto di quella società che il sig. Levi-Strauss definisce “fredda” per una serie di ragioni che non sto a spiegare ma che dovrebbero essere evidenti a tutti (e questo, per chi non lo sapesse, vale anche per un terzo abbondante della Spagna e persino per un terzo della Grecia), così come anche un terzo di Francia dovrebbe viceversa far parte della società “calda” (quindi come vedete i confini fra questi due tipi di società – ammesso che esistano – non sono poi così definiti come si vorrebbe che fossero, in quanto Trieste, Ancona, Santander o Salonicco sono “più a nord” di Marsiglia o Nizza), ed a parte il fatto che l’entroterra del sud Italia è tutt’altro che “caldo”, a parte tutto questo insomma dico: DA CHE PULPITO!!! Il caro professor Levi-Strauss, (cognome “caldissimo”, “transmediterraneo” per essere più precisi) dovrebbe riflettere due volte prima di fare analisi “astruse”, senza fondamento di verità e che esasperano inutilmente il rapporto non proprio idilliaco tra nord e sud Europa!

  • nuvolenelcielo

    Un autentico primitivo non potrebbe mai fare questo ragionamento. Sarebbe al fiume a pescare o a caccia con la cerbottana. Quindi, o Fini se ne va a pescare e fa questi discorsi ai girini, o usa i giornali e internet e dice qualcosa di un po’ meno banale…

  • Jor-el

    Ma insomma, basta con queste *****ate! Cosa significa “crescita infinita”? Nulla, nient’altro che un’estrapolazione basata su un concetto, la “crescita”, inventato per gabbare il prossimo. Il capitalismo non è basato su nessuna “crescita”, ma sempre e soltanto sulla VALORIZZAZIONE DEL CAPITALE. Quando il capitalista si arricchisce, allora l’economia “cresce”. Il resto sono favolette.

  • Allarmerosso

    Noto sempre più spesso che chi accusa di banalità , sempre più spesso è il primo a caderne vittima

  • nuvolenelcielo

    magari spiegati anche, fammi la tua metateoria della banalità. oppure è meglio che stai zitto.

  • ProjectCivilization

    Fini ha superato il suo picco . Brancola nel buio .Vivere pragmaticamente , e’ una violenza fatta alla coscenza .

  • ProjectCivilization

    Simpatizzo per il suo ragionamento , ma SPERARE CHE IL POPOLO CAPISCA e’ un errore .Occorre loro un energico aiuto .

  • TitusI

    Diceva Biante “La maggior parte degli uomini è cattiva”, il che manda bellamente in pensione la democrazia. Io non concordo, ma credo ci sia una piccola percentuale di uomini che sia davvero cattiva, non mi riferisco ai potenti, mi riferisco a chi in caso di necessità per pura convenienza decide di servirli. Purtroppo sono loro l’ultima difesa del sistema e sarà duro scalzarli. quando anche tutti avranno capito o accettato la verità resteranno sempre questi da sconfiggere e non credo lo si possa fare a chiacchiere.