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IL CLUB DI LONDRA VUOLE UN’ITALIA DIVISA E DENIGRATA

FONTE: ETLEBORO (BLOG)

Con un editoriale provocatorio (Redrawing the map) , la rivista The Economist traccia un’immaginaria cartina dell’Europa che più si addice alla situazione attuale politica ed economica degli Stati, viste le diverse ‘antipatie o simpatie’ tra i popoli e le nuove e future affinità che si verranno a creare. Un’analisi che non ha nulla di eccezionale per molti di loro, ma diventa spietata per altri, come per esempio per l’Italia, divisa in due parti, con il Nord-Est suddiviso tra Slovenia e Croazia, e il Mezzogiorno isolato, chiamato addirittura ‘bordello’ in senso dispregiativo e denigrante: il Regno delle Due Sicilie, per il quale non si può trovare nessuna soluzione.

Sembra quasi che l’intero articolo sia stato fatto per colpire l’Italia, un po’ per ricordargli di essere sempre “una terra invasa da stranieri” e mai libera e sovrana. Per questo nuovo Stato, definito “Bordello”, si dovrebbe creare un’unione monetaria con la Grecia ma nient’altro si potrebbe fare. Viste queste parole, non crediamo che vi siano più dubbi sulla mala fede che scorre tra i media britannici, che continuano ad attaccare l’Italia con sottili provocazioni e diretti sabotaggi. Dopo il Times, anche l’Economist rilancia, e si inventa un editoriale assurdo ed inverosimile, che viene chiuso con il colpo di tacco all’Italia: ancora una volta spezzettata tra i diversi padroni, riportata indietro di oltre 100 anni, cancellando la sua storia. Ci aspettavamo però questo tipo di reazioni, il club di Londra continua ad essere colpito al cuore, e non solo dalla crisi.

Fonte: http://etleboro.blogspot.com
Link: http://etleboro.blogspot.com/2010/05/il-club-di-londra-vuole-unitalia-divisa.html
3.05.2010

Pubblicato da Davide

  • andyconti

    Gli inglesi sono in mala fede, ma che l’Italia sia solo un’aggregazione di regioni e niente piu’, non credo ci siano dubbi.

  • Truman

    C’è un piano programmato da lungo tempo per la frammentazione dell’Italia. Di tale piano strategico fanno parte gli articoli dell’Economist.
    Il mio commento l’ho messo nell’articolo sul “Risorgimento” (IL RISORGIMENTO NASCOSTO) ma si applica perfettamente anche qui. Lo ricopio.

    ***

    Probabilmente era la fine degli anni ’80 quando i padroni dell’Italia si resero conto che la strategia della tensione, il dividere gli italiani in destra e sinistra, finanziando tutte e due le parti in modo che si combattessero come i capponi di Renzo, cominciava a fare acqua.

    Il divide et impera aveva bisogno di nuove strade. Il tentativo di frammentare gli italiani su basi religiose non poteva funzionare, da millenni il papato unificava il popolo sotto la stessa religione.
    L’altra strada era lavorare sulle etnie, ma l’Italia, da secoli paese di bastardi, era un tale miscuglio che identificare razze era impossibile. Si poteva però lavorare sulla divisione nord-sud. Anche se il paese era stato ormai unificato da qualche decennio, la RAI aveva fatto ciò che a Cavour non era riuscito (né gli interessava in realtà): creare un insieme di consumatori abbastanza omogeneo. Disgraziatamente l’operazione della RAI aveva formato un diffuso sentire nazionale. Tutti gli italiani si sentivano fratelli, almeno in occasione dei mondiali di calcio. Ma era qualcosa di recente. Si poteva disfare.

    L’avvio della dissoluzione dello stato andava fatto a nord, dove c’erano già un certo numero di partitini razzisti e localisti che erano convinti di pagare troppe tasse verso il centro. Andavano aiutati.
    Quando il più grosso di questi partiti andò in fallimento per una gestione economica alquanto traballante, arrivarono aiuti a pioggia, praticamente incondizionati. Anche se qualcuno fece capire che gli articoli di Libero contro gli USA dovevano smettere. E così fu.

    Come ben spiegava Ted Shackley nel suo “The third option”, bisognava però avere due parti in conflitto tra di loro per mantenere il potere e fare business sul conflitto. Il contrasto del nord contro “Roma ladrona” non era sufficiente, bisognava prepararne uno più sostanzioso.
    A questo scopo bisognava lavorare anche al sud, per spingere l’orgoglio meridionale contro l’arroganza del nord.

    Furono acquisite un certo numero di case editrici che cominciarono a pubblicare libri di notevole qualità, ma sempre orientate a vedere il nemico nel nord e mai nelle banche, o nel mercato, o in paesi esteri.
    Piano piano si è formata un “coscienza meridionale”. E’ costata molti soldi ma comincia a produrre effetti.
    Siamo quasi pronti per la frammentazione dell’Italia, sullo stile di quanto già fatto in Jugoslavia. Senza nemmeno scomodare la religione.

  • amensa

    dicono che ride bene chi ride ultimo….. intanto stanno andando a ruba i cds sul debito sovrano inglese….

  • xl_alfo_lx

    Dimenticando di dire che lo stesso sistema, le stesse banche e lo stesso mercato ha creato quel fantoccio chiamato Italiaunita spa. La più piccola scatola cinese sta al nord, le stesse famiglie, le stesse banche finanziatrici di allora sono le stesse che oggi raccolgono i frutti. Non vedo perchè il sud dovrebbe continuare ad essere succube di un sistema che lo penalizza a vantaggio del nord.

  • wld

    Non c’è che dire, la “Perfida Albione”, non si smente mai, oltre ad aver cambiato in passato la compagine geografica delle nazioni e averle depredate con la demo-crazia, creando delle colonie ad ok. La tendenza alla manipolazione delle identità etniche e razziali per dividere e dominare la popolazione, lasciò una tragica eredità di guerre dopo la decolonizzazione in Irlanda, India, Zimbabwe, Sudan, Uganda, Iraq, Guyana e Figi, senza dimenticare che hanno drogato il popolo Cinese con l’oppio che al tempo dei mandarini nemmeno sapevano cos’era. Adesso vorrebbero (nell’assurdo) spostare gli stati come in un risico; farebbero bene questi giornalisti a guardarsi in casa loro che di problemi con la City economica ne hanno a iosa, anche se si sono tenuti la sterlina (come altri stati che si sono tenuti il fiorino) … non sono esenti dall’imminente Crac finanziario. Questo tipo di reazioni che hanno i giornali Inglesi (Times, Economist), lasciano intravedere qualcosa di preoccupante. Noi Italiani possiamo essere tutto quello che ci viene attribuito, ma a differenza loro siamo emigrati in tutto il mondo conosciuto e vissuto in tutte le nazioni, e non mi sembra che ce la siamo cavata male, 40 milioni di persone sono espatriate dal 1861 quasi una Italia intera dei giorni d’oggi. E … certamente che siamo più affini con la Grecia, noi siamo Mediterranei e solari, lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo loro malgrado. Io sono nato a Milano e non mi sento differente dall’ultimo cittadino di Lampedusa. Credo che l’Italia abbia pagato il suo tributo nel Risorgimento, Salvando dalla bancarotta il Regno Sabaudo (Illuminista e Massonico) appoggiato dalla Corona Albionese (vedi sbarco dei mille a marsala), pertanto non contateci molto sulla nostra eventuale separazione cari giornalisti.

  • A_M_Z

    A me sembra piuttosto ironico dato che si prendono in giro da soli e se la prendono anche con i belgi.
    L’avete letto l’articolo?!

    ..e cmq magari l’italia si separasse! Piccole città stato e battaglie all’arma bianca!

    PEOPLE who find their neighbours tiresome can move to another neighbourhood, whereas countries can’t. But suppose they could. Rejigging the map of Europe would make life more logical and friendlier.

    Britain, which after its general election will have to confront its dire public finances, should move closer to the southern-European countries that find themselves in a similar position. It could be towed to a new position near the Azores. (If the journey proves a bumpy one, it might be a good opportunity to make Wales and Scotland into separate islands).

    In Britain’s place should come Poland, which has suffered quite enough in its location between Russia and Germany and deserves a chance to enjoy the bracing winds of the North Atlantic and the security of sea water between it and any potential invaders.

    Belgium’s incomprehensible Flemish-French language squabbles (which have just brought down a government) are redolent of central Europe at its worst, especially the nonsenses Slovakia thinks up for its Hungarian-speaking ethnic minority. So Belgium should swap places with the Czech Republic. The stolid, well-organised Czechs would get on splendidly with their new Dutch neighbours, and vice versa.

  • vic

    Attento alle generalizzazioni sui popoli di emigranti.

    Gli occidentali piu’ emigranti di tutti, in tutto il globo, sono proprio gli anglosassoni. Aiutati di certo dal loro ex statuto di impero.
    Cosi’ a naso pero’, credo che i veri emigranti globali siano da sempre i Cinesi, di cui si trova una colonia ovunque.

    C’e’ anche da dire che l’humour british e’ molto diverso da quello italiano. Forse a noi sfugge qualcosa in questo senso. Tenuto conto che sono in periodo di grande trambusto pure loro, tant’e’ che non e’ detto che salti il sistema dei due partiti storici, hanno pensato bene di occuparsi di distogliere l’attenzione su altre cosine, togliendosi il solito sassolino dalle scarpe.

    Con soddisfazione noto che hanno lasciato intatti, li’ dove sono, i paesi scandinavi. Quelli, a mio modo di vedere, da dove sarebbe dovuta nascere l’Europa, ad una velocita’ molto piu’ lenta. In attesa che bordelli e castelli si omologassero meglio.

    So long.

  • xl_alfo_lx

    Ma sei proprio tu che citi Cavour in ottica di indipendenza nazionale, che impose il liberismo assoluto su modello inglese ed era il maggiore azionista della Società Anonima Molini Anglo-Americani (sic!). E vogliamo forse dimenticare il banchiere e imprenditore Bombrini, governatore della Banca Nazionale, che favorì la sua Ansaldo facendo chiudere Pietrarsa. Povere case editrici che rivelano anche il differente sistema delle banche di emissione, l’interesse sugli Zolfi (oggi come dire il 90% di riserve di uranio) e il controllo attraverso la Sicilia del Mediterraneo per l’imminente apertura di Suez.

  • terzaposizione

    TRUMAN hai intuito tutto, credo che la Germania sia il padrino geopolitico della Lega.

  • daveross

    L’Economist ha rotto le balle.

    Qui il mio commento sul loro sito:

    A suggestion: maybe the splendid British Empire (because I guess the author would still like to call it so) should not only be splitted between England and Scotland (as Scots deserve more), but also, given the fact that in only 20 years you managed to DESTROY by your own hands a solid industrial economy, you might move England even further south, maybe close to Morocco, where as in UK there are not many industries.

    Cheers from Bordello.

  • redme

    …i soliti stronzi..

  • Wotan

    Non mi pare che il nord-est sia così “suddiviso”, in questa cartina.

  • Kerkyreo

    Basta!