IL CATTIVO ESEMPIO DI HUGO CHAVEZ

DI GENNARO CAROTENUTO
gennarocarotenuto.it

L’immagine che non troverete commentata sui nostri media è quella di Hugo Chávez, del dittatore trinariciuto Hugo Chávez, accompagnato al seggio dal premio Nobel per la Pace guatemalteco Rigoberta Menchú e da Piedad Córdoba, che da noi è meno conosciuta ma che è un gigante della difesa dei diritti umani violati nella vicina Colombia. È una scelta simbolica e sono figure talmente cristalline e inattaccabili, quelle di Rigoberta e Piedad, che il fiele antichavista, che si sparge a piene mani in queste ore per sminuire l’importanza della vittoria del presidente venezuelano nelle presidenziali di ieri, semplicemente le ignora.
Rigoberta Menchú e Piedad Córdoba che sostengono Chávez sono ingombranti per chi si dedica da anni a costruire l’immagine falsa di un violatore di diritti umani e quindi vanno cancellate. Sono donne latinoamericane, indigena una, nera l’altra. Sono state vittime e hanno combattuto il terrorismo di stato, sanno cosa sia il neoliberismo, sanno cosa sono le violazioni dei diritti umani e mai le avallerebbero, conoscono la storia del Continente e proprio per questo stanno con Hugo Chávez.
Mille commenti oggi si affannano a ragionare di percentuali e di erosione del consenso o mettono un cinico accento sulla salute del presidente che non avrebbe molto davanti. Eppure fino a ieri altrettanti commenti davano per sicura la sconfitta e sicuri i brogli (delle due l’una!), nonostante chiunque abbia toccato con mano, per esempio l’ex presidente statunitense Jimmy Carter, abbia definito esemplari le elezioni nel paese caraibico. Addirittura Mario Vargas Llosa dava così certa la vittoria di Capriles da prevedere l’assassinio di questo da parte del negraccio dell’Orinoco. Calunnie sfacciate. Ventiquattro ore dopo gli stessi editorialisti commentano il 55% di Chávez come una sconfitta del vincitore. Pace. Chi conosce la politica venezuelana sa come esistano geometrie variabili e storie di continue entrate e uscite sia da destra che da sinistra nell’appoggio al presidente che, fino a prova contraria -ne erano tutti sicurissimi- doveva essere bell’e morto di cancro per le elezioni di oggi. Invece non solo Chávez è vivo, e ne andrebbe elogiato il coraggio di fronte alla malattia, ma si è confermato presidente del Venezuela.

Chávez ha vinto, che vi piaccia o no, sia per quello che ha fatto che per quello che rappresenta. Chávez ha vinto perché per la prima volta ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti). Non c’è nulla di rivoluzionario in questo, nonostante la retorica usata spesso a piene mani: “è il riformismo, stupido” direbbe Bill Clinton. È quanto rappresenta, invece, che fa essere Chávez rivoluzionario: conquistare pane e salute non è una conseguenza di un’economia affluente nella quale chi sta sopra può permettersi di essere così magnanimo da lasciare qualche avanzo. È un diritto fondamentale che va conquistato con la continuazione delle due battaglie storiche per la giustizia sociale e la dignità: la lotta di classe, nella quale il merito di Chávez è portare sulle spalle il peso del conflitto e quella anticoloniale, nella quale l’integrazione del Continente è un passaggio chiave.

In questo contesto la prima e più importante lezione del voto di ieri è che i venezuelani, e con loro buona parte del continente latinoamericano, non vogliono, ri-fiu-ta-no, la restaurazione liberale, la restaurazione dell’imperio del Fondo Monetario Internazionale, la restaurazione di un modello nel quale sono condannati a essere per l’eternità figli di un dio minore, mantenuti in una condizione di dipendenza semicoloniale dove le decisioni fondamentali sulla loro vita sono prese altrove. C’è un dato che a mio modo di vedere rappresenta ciò: in epoca chavista il Venezuela ha moltiplicato gli investimenti in ricerca scientifica di 23 volte (2.300%). Soldi buttati, si affrettano a dire i critici. Soldi investiti in un futuro nel quale i venezuelani non saranno inferiori a nessuno. I latinoamericani ragionano con la loro testa, hanno vissuto per decenni sulla loro pelle il modello economico che la Troika sta imponendo al sud dell’Europa e non vogliono che quell’incubo d’ingiustizia, fame, repressione e diritti negati ritorni. Il patto sociale in Venezuela non è stato rotto da Chávez ma fu rotto nell’89 quando Carlos Andrés Pérez (vicepresidente in carica dell’Internazionale Socialista) con il caracazo fece massacrare migliaia di persone per imporre i voleri dell’FMI.

Ancora oggi alcuni commenti irriducibilmente antichavisti (la summa per disinformazione è quello di Gianni Riotta su La Stampa di Torino QUI) rappresentano il candidato delle destre sconfitto come un seguace del presidente latinoamericano Lula. Divide et impera. Erano i velinari di George Bush ad aver deciso di rappresentare l’America latina spaccata in due tra governi di sinistra responsabili e governi di sinistra irresponsabili. È straordinario come i Minculpop continuino a far girare ancora le stesse veline: l’immagine di Capriles progressista e vicino a Lula è stata costruita a tavolino dai grandi gruppi mediatici, a partire da quello spagnolo Prisa. Il curioso è che Lula rispose immediatamente “a brutto muso” di non tirarlo in ballo, perché lui con Capriles non ha nulla a che vedere e appoggia con tutto se stesso l’amico e compagno Hugo Chávez. Non importa: loro, i Riotta, facendo finta di niente, continuano imperterriti a definire Capriles come il Lula venezuelano. Allo stesso modo continuano a ripetere la balla sulla mancanza di libertà d’espressione in un paese dove ancora l’80% dei giornali fa capo all’opposizione. È un’invenzione, ma la disparità mediatica è tale che è impossibile farsi ascoltare in un contesto mediatico monopolistico. Non siamo ingenui: nella demonizzazione di Chávez c’è ben altro che l’analisi degli eventi di un continente lontano. C’è lo schierare un cordone sanitario alla benché minima possibilità che anche in Europa si possa ragionare su alternative all’imperio della Troika. Lo abbiamo visto con il trattamento riservato ad Aleksis Tsipras in Grecia e a Jean-Luc Mélenchon in Francia: non è permesso sgarrare.

Soffermarci su tale dettaglio ci svela una realtà fondamentale difficilmente comprensibile dall’Europa: è talmente impresentabile il neoliberismo che in America latina è oggi necessario nasconderlo sotto il tappeto e spacciare anche i candidati di destra come progressisti. Aveva un che di paradossale ascoltare in campagna elettorale Capriles giurare amore eterno agli indispensabili medici cubani elogiandone il ruolo storico. Come già il suo predecessore Rosales, sapeva che senza medici non ci sarebbe pace in un Venezuela che oggi conosce i propri diritti e non è disposto a rinunciarvi, altro merito storico di Chávez. I Riotta di turno tergiversavano non solo sul riconoscimento dei meriti storici di Cuba nella solidarietà internazionale (o la riducono ad un mero scambio economico, salute per petrolio) ma negano anche l’informazione che era quello stesso Capriles, giovane dirigente politico dell’estrema destra venezuelana, che l’11 aprile 2002 diede l’assalto all’ambasciata cubana durante l’effimero golpe del quale fu complice. Che vittoria per i cubani se quello stesso Capriles fosse davvero stato sincero nel riconoscerne i meriti!

Questo è il segno del trionfo di Chávez: nelle classi medie e popolari venezuelane vige oggi un discorso contro-egemonico a quello liberale dell’imperio dell’economia sulla politica, della falsa retorica liberale per la quale tutti i diritti vanno garantiti a tutti ma a patto che siano messi su di uno scaffale ben in alto perché solo chi ci arriva con le proprie forze possa goderne. In Venezuela, in America latina, stanno spazzando via tutte le balle che racconta da decenni il Giavazzi di turno sul liberismo che sarebbe di sinistra. Chi lo ha provato, e nessuno come i latinoamericani lo ha provato davvero, sa bene di cosa si parla e non ci casca più. È un discorso quindi, quello chavista, che riporta in auge l’incancellabile ruolo della lotta di classe nella storia, la chiarezza della necessità della lotta anticoloniale, perché i “dannati della terra” continuano ad esistere e a risiedere nel Sud del mondo e non bastano 10 o 15 anni di governo popolare per sanare i guasti di 500 anni.

Eppure il Riotta di turno liquida ancora oggi come “inutili” i programmi sociali chavisti. Che ignoranza, malafede e disprezzo per il male di vivere di chi non ha avuto la sua fortuna. Milioni di venezuelani, che avevano come principale preoccupazione della vita l’alimentazione del giorno per giorno, la salute spiccia (banali cure per un mal di pancia, operazioni alla cateratta del nonno) che la privatizzazione della stessa nega a chi non può permettersela, l’educazione dei figli, la casa, passando da baracche a dignitose case popolari, oggi godono di un sistema sanitario pubblico che ha visto decuplicare i medici in servizio, di un sistema educativo pubblico che ha visto quintuplicare i maestri, di un sistema alimentare pubblico che permette a molti di mettere insieme il pranzo con la cena. “Inutili”, dice Riotta, con una volgarità razzista degna delle brioche di Maria Antonietta. Oggi queste persone, escluse fino a ieri, possono spingere il loro tetto di cristallo più in alto, respirare di più, desiderare di più, magari perfino leggere inefficienze e difetti del processo e avere preoccupazioni, quali la sicurezza, più simili alle classi medie che a quelle del sottoproletariato nel quale erano stati sommersi durante la IV Repubblica. Questo i Riotta non possono spiegarlo: è così inefficiente il chavismo che ha dimezzato i poveri che nella IV Repubblica erano arrivati al 70%.

Rispetto al nostro cammino già segnato, il fiscal compact, l’agenda Monti, il patto di stabilità, dogmi di fede che umiliano le democrazie europee, Chávez in questi anni ha cento volte errato perché cento volte ha fatto, provato, modificato ricette, ben riposto e mal riposto fiducia nelle persone e nei dirigenti in un paese terribilmente difficile come il Venezuela. È il caos creativo di un mondo, quello venezuelano e latinoamericano, che si è messo in moto in cerca della sua strada. Hanno chiamato questa strada socialismo, proprio per sfidare il pensiero unico che quel termine demonizzava. Anche se il cammino è tortuoso e ripido, è la più nobile delle vette.

Gennaro Carotenuto
Fonte: www.gennarocarotenuto.it
Link: http://www.gennarocarotenuto.it/21813-hugo-chavez-venezuela/#more-21813
8.10.2012

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antiUsrael
antiUsrael
8 Ottobre 2012 , 9:55 9:55

Forza Hughetto!!

mincuo
mincuo
8 Ottobre 2012 , 10:56 10:56

Io sono un sostenitore di Chavez. Ma non delle balle della lotta di classe e di tutto il contorno. Chavez è un’oligarca, insieme a l suo gruppo di potere,il che non vuol dire che sia un oligarca cattivo.
Gli si imputa che è populista, che però solo la neoligua Orwelliana l’ha trasformato in qualcosa di cattivissimo, col solito -ismo peggiorativo, perchè starebbe in realtà per popolare, nel senso di interessato al suo popolo, il che dovrebbe essere la prima virtù e il primo dovere di un Governante, ma non probabilmente la concezione dei Riotta e dei radical chic, che è più quella dei Monti in loden a benficio di altri loden. Tutti educatissimi.
Sono contento che abbia vinto, poi però non sono tutte rose e fiori in Venezuela.
Comunque dopo 200 anni vedo invece che le calunnie a Maria Antonietta funzionano sempre bene: quella delle brioches inventata insieme a tante altre per diffamarla è inestirpabile.
Come tante altre riservate a tanti altri.

s_riccardo
s_riccardo
8 Ottobre 2012 , 11:07 11:07

Lunga vita al Presidente.
Uno dei pochi che è riuscito a tenere lontani gli amerikani dal paese.
Noi no! Sono 66 anni che ce li spupazziamo e loro ci ripagano con l’invasione del nostro territorio a tutto tondo. Terra,mare,cielo e bibite e cibo spazzatura. Grazie all’atteggiamento pecorile dei nostri governanti(?).

Highlangher
Highlangher
8 Ottobre 2012 , 12:13 12:13

Lunga vita al comandante Chávez ! A quel leccapiedi di riotta dite che sono i suoi amici americani a usare il petrolio come arma di invasione e guerra in mezzo mondo. Chávez per loro ha la colpa di non volersi indebitare con FMI e company.

grillone
grillone
8 Ottobre 2012 , 13:31 13:31

anche se non mi è simpaticissimo, probabilmente è il male minore in quella parte del mondo

Aironeblu
Aironeblu
8 Ottobre 2012 , 13:47 13:47

La vittoria di Chavez è la vittoria del suo popolo, di un modello politico che ha spezzato le catene dell’imperialismo per ritrovare la sua sovranità, riprendendosi ciò che gli appartiene, le risorse, la libertà e la speranza nel futuro. I modelli di sviluppo adottati in tanti paesi sudamericani in questo inizio millennio, dal Brasile, all’Argentina, all’Ecuador, al Venezuela, non possono essere ignorati dal nostro Paese, poichè rappresentano un’alternativa (forse l’unica) valida e comprovata al modello liberal-burocratico in cui si è impantanata la zona Euro, e l’occidente in genere.

Non restiamo in balia della disinformazione criminale di personaggi viscidi asserviti al potere come il Minchione Riottoso, e come lui mille altri. Spegniamoli, eliminiamoli dalle nostre vite, e iniziamo a guardare oltre, magari insieme a chi ci sta vicino.

Auguri ai fratelli venezuelani, e …que viva Chavez, hasta el final!

Tanita
Tanita
8 Ottobre 2012 , 14:04 14:04

Chavez ha vinto in elezioni che senza dubbio sono tra le piú pulite, partecipative, democratiche, sorvegliate del mondo. Chavez ha vinto contro l’oligarchia dei bankster, la corporation USA che si é presa anche lo Stato nordamericano, contro i guerrafondai, contro coloro che controllano i mainstream al servizio dei bankster, contro i tizi che sono stati capaci di mettere i loro uomini al governo dei paesi d’Europa. Chavez ha vinto in elezioni in cui la gente non é obbligata ad andare a votare (e ci sono andati piú dell’80% degli iscritti). Chavez a vinto mentre negli USA circolano i carriarmati e in cittá come Detroit si puó entrare, secondo avvertono i cartelli della polizia, “a proprio rischio” poiché gli uniformati non sono piú in grado di garantire sicurezza. Gli USA dove coloro che fanno ricorso ai food stamp sono oltre 46 milioni. Chavez e Latinoamerica, abbiamo vinto, perché nonostante l’insieme dell’artiglieria del preteso totalitarismo globalizzante, dei Fukushima con il loro “fine della Storia”, degli Huntington con lo “scontro delle civiltá”, la “guerra contro il terrore” ed altri discorsi di merda creati per sottometterci, America Latina costruisce identitá propria e si rende conto che dall’Europa e dagli USA non c’é piú nulla… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
8 Ottobre 2012 , 14:06 14:06

E Chavez é un mesticcio, mezzo indiano e mezzo discendente d’europei. Come i miei figli. Come la maggioranza dei latinoamericani, compresi i miei figli. E’ bene prenderene nota: questi siamo noi.

BaronCorvo
BaronCorvo
8 Ottobre 2012 , 17:25 17:25

Sono proprio contento. Chavez è un dittatore, è un cacicco dai modi plebei, è tutto quello che si vuole ma c’è un fatto: chi è stato in Venezuela prima che arrivasse Hugo sa che quel paese era un concentrato allucinante di razzismo, diseguaglianza sociale elevata a principio costituzionale, corruzione, violenza e disperazione esistenziale che l’idea che un povero indio senza istruzione, intelligentissimo e con una vitalità prodigiosa sia finalmente arrivato al governo è motivo di soddisfazione e di speranza pur in mezzo al marasma quasi irredimibile che è quella nazione e il sudamerica tutto.

Noi nel frattempo continuiamo a baloccarci con i nostri alambicchi politologici nell’icastica rappresentazione di questi splendidi versi di Verlaine:

« Nous sommes l’Empire à la fin de la décadence,
Qui regarde passer les grands Barbares blancs
En composant des acrostiches indolents
D’un style d’or où la langueur du soleil danse. »

Saremo spazzati via dalla storia; me lo auguro anche se non sarà piacevole, ma sarà un grande spettacolo da non perdersi per nessun motivo.
E preparandosi prima uno magari trova anche il modo di levarsi qualche piccola soddisfazione, là nel casino generale.

BaronCorvo
BaronCorvo
8 Ottobre 2012 , 17:37 17:37

Ma come…è supersimpatico invece.

Aqui ayer estubo el diablo…este lugar todavia huele a azufre…

Oh, ma uno così dove lo trovi. E poi è un indio il che gli un extra bonus di punti in più. Speriamo che anche in Africa subsahariana comincino a svegliarsi.

Ercole
Ercole
8 Ottobre 2012 , 17:41 17:41

NE con chavez ne con capriles solidarieta al proletariato venezuelano che e la vera vittima dei giochi fra le diverse frazioni della borghesia si alla lotta di classe.

decimalegione
decimalegione
8 Ottobre 2012 , 17:45 17:45

Gennaro Carotenuto dice “ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti)”.—————. e poi, “Milioni di venezuelani, che avevano come principale preoccupazione della vita l’alimentazione del giorno per giorno, la salute spiccia (banali cure per un mal di pancia, operazioni alla cateratta del nonno) che la privatizzazione della stessa nega a chi non può permettersela, l’educazione dei figli, la casa, passando da baracche a dignitose case popolari, oggi godono di un sistema sanitario pubblico che ha visto decuplicare i medici in servizio, di un sistema educativo pubblico che ha visto quintuplicare i maestri, di un sistema alimentare pubblico che permette a molti di mettere insieme il pranzo con la cena”.—————. Quest’articolo è patetico, di certo non sapevo che il Venezuela fosse diventato la Svizzera del Sudamerica, grazie a Gennaro Carotenuto adesso è tutto chiaro!!!———————————. L’articolo qui sotto è del 2007, la situazione del venezuela, oggi, è peggiorata di molto. (di Antonio Savo su Radici Cristiane n. 23)—————————-. L’avventura che il Venezuela sta vivendo da quando ha come Presidente Chavez è legata alla sua politica sociale, ma è sopratutto legata agli enormi proventi… Leggi tutto »

BaronCorvo
BaronCorvo
8 Ottobre 2012 , 17:46 17:46

Mincuo, a proposito dell’atteggiamento dell’aristocrazia frances ti consiglio un film che ho rivisto varie volte sempre con piacere. Ci sarebbe da fare un’introduzioncina ma te la risparmio. Dico solo che il film è molto bello, parla del reggente di Orleans cioè i tempi di Luigi XV bambino; durante tutto il film ma soprattutto nella scena finale si illustrano il tipo di rapporti fra aristocrazia e plebe in un modo estremamente misurato mostrando come proprio alabontà autentica dei nobili non fosse altro che simbolo e limite invalicabile di una devastante differenza di classe. Un film su un buon signore amante dei oiaceri della vita che dovendo essere sovrano si trova a scegliere per forza fra il suo consigliere che rappresenta l’avvedutezza politica meschina e miserabile o un marchese bretone, folle bonario i cui grandi ideali sono irrimediabilmente stupidi e fonte di guai.
Che la festa cominci, di Bertrand Tavernier.

nuovaera89
nuovaera89
8 Ottobre 2012 , 18:04 18:04

L’articolo della stampa di Gianni Rotta è passibile per diffamazione e terrorismo informativo, VERGOGNOSO! LETTERALMENTE DA VENDUTI! questo articolo invece è uno dei tanti articoli che dovrebbero finire in prima pagina. Complimenti a Chavez, il Venezuala a un cammino spianato e libero, noi invece siamo fottuti.

Tanita
Tanita
8 Ottobre 2012 , 19:20 19:20

Noi siamo un marasma irredimibile? Meno male. Guarda se ci avessero tornati redimibili come hanno fatto con i cittadini USA e gli europei… Irredimibili sempre nonostante 500 anni di colonialismo e saccheggi.

Tanita
Tanita
8 Ottobre 2012 , 19:29 19:29

Si ma cominciate a farla in Europa la lotta di classe, che noi dobbiamo difenderci da tutti, compresi i paesi europei dove la gente diventa razzista ogni volta che i loro paesi sono in problemi intanto che l’America Latina gli accoglie tutti come fece con mio padre. Molti portano il razzismo con loro (meno male che mio padre era anarchico) e poi, essendo una minoranza, si associano ai dominatori e vogliono ANCHE Latinoamerica per loro.
Bisogna capirla, Latinoamerica, non valutarla con i parametri europei. Bisogna anche leggere di meno i media del Potere e pensare di piú con la propria testa e soprattutto bisogna rispettare la libera determinazione dei popoli e non giudicare con leggerezza e senza considerare la realtá e le circostanze attuali e quelle storiche e culturali.

Tanita
Tanita
8 Ottobre 2012 , 21:05 21:05

Hai ragione nuovaera89 e poi, é stato questionato Helmut Kohl che rimase nel governo per 18 anni? Che vinceva le elezioni con quanto… Il 40% dei voti? Questi double standard ci fanno incazz…re che non vi dico, qui in Latinoamerica.

BaronCorvo
BaronCorvo
8 Ottobre 2012 , 23:18 23:18

Mamma mia quanto sei pedante. Cerchi a tutti i costi il pretesto per fare delle discussioni senza senso ANCHE quando uno dice delle cose che dovrebbero farti piacere.
Ma hai letto quello che ho scritto sì? HO DETTO CHE NOI EUROPEI SAREMO SPAZZATI VIA DALLA STORIA. HO DETTO CHE SONO CONTENTO PER CHAVEZ e tu, ovviamente, leggi solo quello che ti serve per mettere su delle sterili polemiche. La verita è che non tolleri di essere contraddetta e non accetti idee diverse dalle tue, è molto semplice. Quindi ti spiego meglio fiducioso che capirai il contrario: siete in una situazione spaventosa ma siete in ascesa, noi stiamo molto meglio ma siamo in decadenza. Capisci ora? No eh? Non avevo dubbi. E dire che c’ho messo pure la poesia!!!

bstrnt
bstrnt
9 Ottobre 2012 , 2:29 2:29

Alla faccia del giornalaio Riotta preferirei mille volte avere come governanti dei Chavez, Correa, Morales, Fernandez, Rousseff piuttosto che la banda di quisling, maramaldi e criminali che infesta l’Europa e l’Italia in particolare.
Forza Sudamerica! Che l’occidente in irreversibile collasso possa avere l’illuminazione che una economia meno imbecille, distruttiva e più solidale può essere applicata e funzionare!

bstrnt
bstrnt
9 Ottobre 2012 , 2:36 2:36

Quoto in toto!

Tanita
Tanita
9 Ottobre 2012 , 5:39 5:39

E’ che ti sbagli: non siamo in una situazione “spaventosa”.
E’ tutto lí.

BaronCorvo
BaronCorvo
9 Ottobre 2012 , 5:49 5:49

Chi vuole verificare si fa un mese in Sudamerica, non posso dire di più. Poi in bocca al lupo di cuore e sul lungo (lungo) periodo vincerete voi, ne sono convinto. Un minimo di maggiore obiettività sarebbe più convincente.

RicBo
RicBo
9 Ottobre 2012 , 9:32 9:32

Solo immaginarsi le facce deluse di Vargas Llosa e Riotta all’annuncio della vittoria di Chavez compensa la relativa allegria per il risultato delle elezioni venezuelane.
Detto questo però bisognerebbe dire le cose come stanno. Si perchè frasi come:

Chávez ha vinto perché per la prima volta ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti).

sono scritte da chi evidentemente ha solo letto statistiche e non è mai sceso per le strade di Caracas (un occidentale non può andare a piedi per Caracas)
Chavez è un energumeno, non vale un decimo di un Correa o di un Morales, ha vinto perchè ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle clientele e dell’enorme macchina di corruzione che lo sostiene, più che per il popolo a cui ha dato le briciole.
Il Venezuela potrebbe essere la Svizzera del latinoamerica con tutto il petrolio che ha e il tempo concesso a Chavez.

Aironeblu
Aironeblu
9 Ottobre 2012 , 9:33 9:33

“Ojalà que se concrete la unidad latinoamericana

y que esta unidad sea planetaria”….

a ver, ti ricorda qualcosa?

mincuo
mincuo
9 Ottobre 2012 , 10:05 10:05

I film sono fiction. E quelli a sfondo storico sono fiction interessata solitamente, e allineata. Al massimo finto-non-allineato. Se no non li producono. Io la storia me la studio sugli archivi, perchè pure l’80% dei libri (e tralascio i divulgativi) sono propaganda. Poi il film me lo guardo, ma come si guarda un film.

BaronCorvo
BaronCorvo
9 Ottobre 2012 , 10:21 10:21

E’ un bel film Mincuo. So che leggi i libri di storia ma temo, dalle tue parole qui e dal tuo linguaggio in generale, che ti trovi meno a tuo agio con le opere d’arte. Quel film è piacevole, poi se vuoi qualcosa di ancora più sostanzioso ne parliamo.

P.S.: Ad esempio una regoletta. Il finale di un film a volte non significa niente e andrebbe cancellato del tutto, ma non si può per tanti motivi. In “Che la festa cominci” ad esempio l’ultimissima scena della “maledizione profetica” della popolana non serve a nulla. Il film si chiude “veramente” sull’impossibilità di dare giustizia a un fatto terribile di cui in effetti non esistono responsabili ma che nonostante questo diventa l’epitome dell’umiliazione e delle sofferenze costituite dalla disuguaglianza sociale, rivelando per di più che sia nella compassione dall’alto verso il basso sia nella sofferenza del sottomesso l’elemento principale che fa decadere tutti gli altri, per quanto umani e spirituali possano essere, è “io però preferisco che sia tu a soffrire” o “vorrei essere io a farti soffrire”. La seconda regoletta è che un film o un romanzo storico NON parlano di storia, ovviamente etc etc…approfondiremo, eventualmente.

Aironeblu
Aironeblu
9 Ottobre 2012 , 10:22 10:22

Ciao Barone, col Venezuela ti vedo più fiducioso…

Riguardo alla considerazione che fai sulla situazione Europa-Sudamerica, credo sia un po’ fuorviante fare classifiche su chi sta meglio e chi sta peggio, anche perchè fortunatamente non esiste un modello unico di sviluppo rispetto a cui qualche paese è più avanti e qualcun dovrà percorrere la stessa strada per raggiungerlo. Io il Sudamerica lo conosco un po’, non quanto vorrei, ma ci ho lavorato un anno, e sono rimasto colpito positivamente da moltissimi aspetti (per gli aspetti negativi ero già stato vaccinato dalla propaganda made in Holliwood, per cui non ne sono rimasto colpito), primo tra tutti il grande entusiasmo e la vitalità della popolazione. L’indicatore migliore dello stato di benessere effettivo di una società è sicuramente il livello di felicità diffuso, e in questo campo purtroppo noi, e meno che mai tedeschi e ammmericani, abbiamo poco da insegnare al resto del mondo… E molti spunti da prendere dal Sudamerica.

BaronCorvo
BaronCorvo
9 Ottobre 2012 , 10:23 10:23

Intendo dire: parlavi della brioche e di Maria Antonietta. In quel film si rappresentano i rapporti sociali come erano (e come sono) e con o senza brioche una tagliatina ai capelli a Place de la Concorde gliela avrei data anch’io a qualcuno, all’epoca.

BaronCorvo
BaronCorvo
9 Ottobre 2012 , 10:52 10:52

No, non più fiducioso, è che Chavez è un povero indio figlio di schiavi mentre la Kirchner è una ricca borghese fissata con le scarpe griffate,se permetti c’è una differenza che si riflette anche in una diversa qualità della partecipazione popolare. Sulla gente contenta è noto che meglio stai, meno sei allegro. Comunque non so dove sei stato in sudamerica, evidentemente non hai girato molto. Poi non mi va di fare la parte del cattivo; pensate quello che vi pare se vi fa star meglio.

alvise
alvise
9 Ottobre 2012 , 18:53 18:53

Certo che la gente è strana. In altro titolo, ma sempre su Chavez, ho letto post che lo screditava e rappresentavano la sua figura, come un despota. D’accordo che ognuno esprime il proprio punto di vista, ma chi come me non conosce il contesto esatto della vita nel Venuezela, se non a grandi linee, ma non bastante da capirne la vita sociale, quale che sia o sia stata, dire che rimango disorientato e troppo poco. Io penso che se anche noi avessimo eletto un presidente come Chavez, non potrebbe attuare le politiche nazionali ed internazionali come fa lui, perchè noi non abbiamo l’oro nero, e non solo, che ha il Venezuela, quindi animo in pace…

anglotedesco
anglotedesco
10 Ottobre 2012 , 6:52 6:52

Per gli antiChaves:prima di lui il Venezuela andava meglio? Vogliamo dare in mano questo paese alla criminalità organizzata del FMI o della Banca Mondiale? http://anglotedesco.blogspot.it/2012/10/vince-ancora-hugo-chaveze-i-giornali.html Il pezzo iniziale dell’editoriale di Pierluigi Battisti oggi sul CORRIERE DELLA SERA: “Hugo Chavez ha vinto di nuovo.E’ presidente per la quarta volta consecutiva.Il Venezuela è suo,il generoso e coraggioso sfidante.Henrique Capriles,non ha superato il 45% dei voti.Chavez è un nemico della democrazia liberale;le sue ricette portano corruzione e dittatura statalista;in campagna elettorale ha spadroneggiato come un despota;le sue milizie,squadracce molto addestrate,mettono paura ad avversari e oppositori.Ma tutto questo non basta a spiegare la ragione di un successo così duraturo.I reiterati trionfi di Chavez sono preoccupati.Però vanno spiegati,non demonizzati” Ah si caro P.G Battista? Saresti piu contento se il Venezuela fosse nelle mani di Washington? Delle multinazionali criminali americane? Ai tanti giornalisti anti Chavez rispondo con pezzi di due grandi libri. da PROJECT CENSORED-Peter Phillips e Project Censored (Nuovi mondi) LA MALVAGITA’ DI HUGO CHAVEZ Le grandi industrie non possono ignorare la minaccia rappresentata dal paradigma economico dell’offerta in Venezuela,consapevoli del fatto che l’influenza di Chavez potrebbe estendersi anche a paesi molto piu ricchi e che,se questo accadesse,negli Stati Uniti sarebbe difficile contrastare i modelli… Leggi tutto »