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IL CATTIVO ESEMPIO DI HUGO CHAVEZ

DI GENNARO CAROTENUTO
gennarocarotenuto.it

L’immagine che non troverete commentata sui nostri media è quella di Hugo Chávez, del dittatore trinariciuto Hugo Chávez, accompagnato al seggio dal premio Nobel per la Pace guatemalteco Rigoberta Menchú e da Piedad Córdoba, che da noi è meno conosciuta ma che è un gigante della difesa dei diritti umani violati nella vicina Colombia. È una scelta simbolica e sono figure talmente cristalline e inattaccabili, quelle di Rigoberta e Piedad, che il fiele antichavista, che si sparge a piene mani in queste ore per sminuire l’importanza della vittoria del presidente venezuelano nelle presidenziali di ieri, semplicemente le ignora.
Rigoberta Menchú e Piedad Córdoba che sostengono Chávez sono ingombranti per chi si dedica da anni a costruire l’immagine falsa di un violatore di diritti umani e quindi vanno cancellate. Sono donne latinoamericane, indigena una, nera l’altra. Sono state vittime e hanno combattuto il terrorismo di stato, sanno cosa sia il neoliberismo, sanno cosa sono le violazioni dei diritti umani e mai le avallerebbero, conoscono la storia del Continente e proprio per questo stanno con Hugo Chávez.
Mille commenti oggi si affannano a ragionare di percentuali e di erosione del consenso o mettono un cinico accento sulla salute del presidente che non avrebbe molto davanti. Eppure fino a ieri altrettanti commenti davano per sicura la sconfitta e sicuri i brogli (delle due l’una!), nonostante chiunque abbia toccato con mano, per esempio l’ex presidente statunitense Jimmy Carter, abbia definito esemplari le elezioni nel paese caraibico. Addirittura Mario Vargas Llosa dava così certa la vittoria di Capriles da prevedere l’assassinio di questo da parte del negraccio dell’Orinoco. Calunnie sfacciate. Ventiquattro ore dopo gli stessi editorialisti commentano il 55% di Chávez come una sconfitta del vincitore. Pace. Chi conosce la politica venezuelana sa come esistano geometrie variabili e storie di continue entrate e uscite sia da destra che da sinistra nell’appoggio al presidente che, fino a prova contraria -ne erano tutti sicurissimi- doveva essere bell’e morto di cancro per le elezioni di oggi. Invece non solo Chávez è vivo, e ne andrebbe elogiato il coraggio di fronte alla malattia, ma si è confermato presidente del Venezuela.

Chávez ha vinto, che vi piaccia o no, sia per quello che ha fatto che per quello che rappresenta. Chávez ha vinto perché per la prima volta ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti). Non c’è nulla di rivoluzionario in questo, nonostante la retorica usata spesso a piene mani: “è il riformismo, stupido” direbbe Bill Clinton. È quanto rappresenta, invece, che fa essere Chávez rivoluzionario: conquistare pane e salute non è una conseguenza di un’economia affluente nella quale chi sta sopra può permettersi di essere così magnanimo da lasciare qualche avanzo. È un diritto fondamentale che va conquistato con la continuazione delle due battaglie storiche per la giustizia sociale e la dignità: la lotta di classe, nella quale il merito di Chávez è portare sulle spalle il peso del conflitto e quella anticoloniale, nella quale l’integrazione del Continente è un passaggio chiave.

In questo contesto la prima e più importante lezione del voto di ieri è che i venezuelani, e con loro buona parte del continente latinoamericano, non vogliono, ri-fiu-ta-no, la restaurazione liberale, la restaurazione dell’imperio del Fondo Monetario Internazionale, la restaurazione di un modello nel quale sono condannati a essere per l’eternità figli di un dio minore, mantenuti in una condizione di dipendenza semicoloniale dove le decisioni fondamentali sulla loro vita sono prese altrove. C’è un dato che a mio modo di vedere rappresenta ciò: in epoca chavista il Venezuela ha moltiplicato gli investimenti in ricerca scientifica di 23 volte (2.300%). Soldi buttati, si affrettano a dire i critici. Soldi investiti in un futuro nel quale i venezuelani non saranno inferiori a nessuno. I latinoamericani ragionano con la loro testa, hanno vissuto per decenni sulla loro pelle il modello economico che la Troika sta imponendo al sud dell’Europa e non vogliono che quell’incubo d’ingiustizia, fame, repressione e diritti negati ritorni. Il patto sociale in Venezuela non è stato rotto da Chávez ma fu rotto nell’89 quando Carlos Andrés Pérez (vicepresidente in carica dell’Internazionale Socialista) con il caracazo fece massacrare migliaia di persone per imporre i voleri dell’FMI.

Ancora oggi alcuni commenti irriducibilmente antichavisti (la summa per disinformazione è quello di Gianni Riotta su La Stampa di Torino QUI) rappresentano il candidato delle destre sconfitto come un seguace del presidente latinoamericano Lula. Divide et impera. Erano i velinari di George Bush ad aver deciso di rappresentare l’America latina spaccata in due tra governi di sinistra responsabili e governi di sinistra irresponsabili. È straordinario come i Minculpop continuino a far girare ancora le stesse veline: l’immagine di Capriles progressista e vicino a Lula è stata costruita a tavolino dai grandi gruppi mediatici, a partire da quello spagnolo Prisa. Il curioso è che Lula rispose immediatamente “a brutto muso” di non tirarlo in ballo, perché lui con Capriles non ha nulla a che vedere e appoggia con tutto se stesso l’amico e compagno Hugo Chávez. Non importa: loro, i Riotta, facendo finta di niente, continuano imperterriti a definire Capriles come il Lula venezuelano. Allo stesso modo continuano a ripetere la balla sulla mancanza di libertà d’espressione in un paese dove ancora l’80% dei giornali fa capo all’opposizione. È un’invenzione, ma la disparità mediatica è tale che è impossibile farsi ascoltare in un contesto mediatico monopolistico. Non siamo ingenui: nella demonizzazione di Chávez c’è ben altro che l’analisi degli eventi di un continente lontano. C’è lo schierare un cordone sanitario alla benché minima possibilità che anche in Europa si possa ragionare su alternative all’imperio della Troika. Lo abbiamo visto con il trattamento riservato ad Aleksis Tsipras in Grecia e a Jean-Luc Mélenchon in Francia: non è permesso sgarrare.

Soffermarci su tale dettaglio ci svela una realtà fondamentale difficilmente comprensibile dall’Europa: è talmente impresentabile il neoliberismo che in America latina è oggi necessario nasconderlo sotto il tappeto e spacciare anche i candidati di destra come progressisti. Aveva un che di paradossale ascoltare in campagna elettorale Capriles giurare amore eterno agli indispensabili medici cubani elogiandone il ruolo storico. Come già il suo predecessore Rosales, sapeva che senza medici non ci sarebbe pace in un Venezuela che oggi conosce i propri diritti e non è disposto a rinunciarvi, altro merito storico di Chávez. I Riotta di turno tergiversavano non solo sul riconoscimento dei meriti storici di Cuba nella solidarietà internazionale (o la riducono ad un mero scambio economico, salute per petrolio) ma negano anche l’informazione che era quello stesso Capriles, giovane dirigente politico dell’estrema destra venezuelana, che l’11 aprile 2002 diede l’assalto all’ambasciata cubana durante l’effimero golpe del quale fu complice. Che vittoria per i cubani se quello stesso Capriles fosse davvero stato sincero nel riconoscerne i meriti!

Questo è il segno del trionfo di Chávez: nelle classi medie e popolari venezuelane vige oggi un discorso contro-egemonico a quello liberale dell’imperio dell’economia sulla politica, della falsa retorica liberale per la quale tutti i diritti vanno garantiti a tutti ma a patto che siano messi su di uno scaffale ben in alto perché solo chi ci arriva con le proprie forze possa goderne. In Venezuela, in America latina, stanno spazzando via tutte le balle che racconta da decenni il Giavazzi di turno sul liberismo che sarebbe di sinistra. Chi lo ha provato, e nessuno come i latinoamericani lo ha provato davvero, sa bene di cosa si parla e non ci casca più. È un discorso quindi, quello chavista, che riporta in auge l’incancellabile ruolo della lotta di classe nella storia, la chiarezza della necessità della lotta anticoloniale, perché i “dannati della terra” continuano ad esistere e a risiedere nel Sud del mondo e non bastano 10 o 15 anni di governo popolare per sanare i guasti di 500 anni.

Eppure il Riotta di turno liquida ancora oggi come “inutili” i programmi sociali chavisti. Che ignoranza, malafede e disprezzo per il male di vivere di chi non ha avuto la sua fortuna. Milioni di venezuelani, che avevano come principale preoccupazione della vita l’alimentazione del giorno per giorno, la salute spiccia (banali cure per un mal di pancia, operazioni alla cateratta del nonno) che la privatizzazione della stessa nega a chi non può permettersela, l’educazione dei figli, la casa, passando da baracche a dignitose case popolari, oggi godono di un sistema sanitario pubblico che ha visto decuplicare i medici in servizio, di un sistema educativo pubblico che ha visto quintuplicare i maestri, di un sistema alimentare pubblico che permette a molti di mettere insieme il pranzo con la cena. “Inutili”, dice Riotta, con una volgarità razzista degna delle brioche di Maria Antonietta. Oggi queste persone, escluse fino a ieri, possono spingere il loro tetto di cristallo più in alto, respirare di più, desiderare di più, magari perfino leggere inefficienze e difetti del processo e avere preoccupazioni, quali la sicurezza, più simili alle classi medie che a quelle del sottoproletariato nel quale erano stati sommersi durante la IV Repubblica. Questo i Riotta non possono spiegarlo: è così inefficiente il chavismo che ha dimezzato i poveri che nella IV Repubblica erano arrivati al 70%.

Rispetto al nostro cammino già segnato, il fiscal compact, l’agenda Monti, il patto di stabilità, dogmi di fede che umiliano le democrazie europee, Chávez in questi anni ha cento volte errato perché cento volte ha fatto, provato, modificato ricette, ben riposto e mal riposto fiducia nelle persone e nei dirigenti in un paese terribilmente difficile come il Venezuela. È il caos creativo di un mondo, quello venezuelano e latinoamericano, che si è messo in moto in cerca della sua strada. Hanno chiamato questa strada socialismo, proprio per sfidare il pensiero unico che quel termine demonizzava. Anche se il cammino è tortuoso e ripido, è la più nobile delle vette.

Gennaro Carotenuto
Fonte: www.gennarocarotenuto.it
Link: http://www.gennarocarotenuto.it/21813-hugo-chavez-venezuela/#more-21813
8.10.2012

Pubblicato da Davide

  • antiUsrael

    Forza Hughetto!!

  • mincuo

    Io sono un sostenitore di Chavez. Ma non delle balle della lotta di classe e di tutto il contorno. Chavez è un’oligarca, insieme a l suo gruppo di potere,il che non vuol dire che sia un oligarca cattivo.
    Gli si imputa che è populista, che però solo la neoligua Orwelliana l’ha trasformato in qualcosa di cattivissimo, col solito -ismo peggiorativo, perchè starebbe in realtà per popolare, nel senso di interessato al suo popolo, il che dovrebbe essere la prima virtù e il primo dovere di un Governante, ma non probabilmente la concezione dei Riotta e dei radical chic, che è più quella dei Monti in loden a benficio di altri loden. Tutti educatissimi.
    Sono contento che abbia vinto, poi però non sono tutte rose e fiori in Venezuela.
    Comunque dopo 200 anni vedo invece che le calunnie a Maria Antonietta funzionano sempre bene: quella delle brioches inventata insieme a tante altre per diffamarla è inestirpabile.
    Come tante altre riservate a tanti altri.

  • s_riccardo

    Lunga vita al Presidente.
    Uno dei pochi che è riuscito a tenere lontani gli amerikani dal paese.
    Noi no! Sono 66 anni che ce li spupazziamo e loro ci ripagano con l’invasione del nostro territorio a tutto tondo. Terra,mare,cielo e bibite e cibo spazzatura. Grazie all’atteggiamento pecorile dei nostri governanti(?).

  • Highlangher

    Lunga vita al comandante Chávez ! A quel leccapiedi di riotta dite che sono i suoi amici americani a usare il petrolio come arma di invasione e guerra in mezzo mondo. Chávez per loro ha la colpa di non volersi indebitare con FMI e company.

  • grillone

    anche se non mi è simpaticissimo, probabilmente è il male minore in quella parte del mondo

  • Aironeblu

    La vittoria di Chavez è la vittoria del suo popolo, di un modello politico che ha spezzato le catene dell’imperialismo per ritrovare la sua sovranità, riprendendosi ciò che gli appartiene, le risorse, la libertà e la speranza nel futuro. I modelli di sviluppo adottati in tanti paesi sudamericani in questo inizio millennio, dal Brasile, all’Argentina, all’Ecuador, al Venezuela, non possono essere ignorati dal nostro Paese, poichè rappresentano un’alternativa (forse l’unica) valida e comprovata al modello liberal-burocratico in cui si è impantanata la zona Euro, e l’occidente in genere.

    Non restiamo in balia della disinformazione criminale di personaggi viscidi asserviti al potere come il Minchione Riottoso, e come lui mille altri. Spegniamoli, eliminiamoli dalle nostre vite, e iniziamo a guardare oltre, magari insieme a chi ci sta vicino.

    Auguri ai fratelli venezuelani, e …que viva Chavez, hasta el final!

  • Tanita

    Chavez ha vinto in elezioni che senza dubbio sono tra le piú pulite, partecipative, democratiche, sorvegliate del mondo.
    Chavez ha vinto contro l’oligarchia dei bankster, la corporation USA che si é presa anche lo Stato nordamericano, contro i guerrafondai, contro coloro che controllano i mainstream al servizio dei bankster, contro i tizi che sono stati capaci di mettere i loro uomini al governo dei paesi d’Europa. Chavez ha vinto in elezioni in cui la gente non é obbligata ad andare a votare (e ci sono andati piú dell’80% degli iscritti).
    Chavez a vinto mentre negli USA circolano i carriarmati e in cittá come Detroit si puó entrare, secondo avvertono i cartelli della polizia, “a proprio rischio” poiché gli uniformati non sono piú in grado di garantire sicurezza. Gli USA dove coloro che fanno ricorso ai food stamp sono oltre 46 milioni. Chavez e Latinoamerica, abbiamo vinto, perché nonostante l’insieme dell’artiglieria del preteso totalitarismo globalizzante, dei Fukushima con il loro “fine della Storia”, degli Huntington con lo “scontro delle civiltá”, la “guerra contro il terrore” ed altri discorsi di merda creati per sottometterci, America Latina costruisce identitá propria e si rende conto che dall’Europa e dagli USA non c’é piú nulla da imparare eccetto come difenderci.
    I nostri leader sono “populisti”? Bene, sempre meglio che impiegati delle corporation dei bankster; per noi i populisti sono quelli segnati dai popoli che fanno ció che la maggioranza del popolo vuole il ché non é dire poco e non abbonda nel resto del mondo.
    E siamo all’erta: é soltanto un’altra battaglia.
    http://www.zerohedge.com/news/2012-10-07/enter-detroit-your-own-risk
    http://www.zerohedge.com/news/2012-10-05/us-foodstamp-usage-rises-new-record-high
    http://www.zerohedge.com/news/2012-10-08/zero-interest-rate-zero-retirement-how-fed-doomed-elderly-americans-endless-work
    http://www.zerohedge.com/news/2012-10-08/guest-post-worlds-largest-money-laundering-machine-federal-reserve
    http://www.zerohedge.com/news/2012-10-08/guest-post-decline-decay-denial-delusion-and-despair
    http://www.zerohedge.com/news/greece-ready-start-selling-its-islands

    And so on and on and on… E si tratta un sito di finanze, ZeroHedge.

  • Tanita

    E Chavez é un mesticcio, mezzo indiano e mezzo discendente d’europei. Come i miei figli. Come la maggioranza dei latinoamericani, compresi i miei figli. E’ bene prenderene nota: questi siamo noi.

  • BaronCorvo

    Sono proprio contento. Chavez è un dittatore, è un cacicco dai modi plebei, è tutto quello che si vuole ma c’è un fatto: chi è stato in Venezuela prima che arrivasse Hugo sa che quel paese era un concentrato allucinante di razzismo, diseguaglianza sociale elevata a principio costituzionale, corruzione, violenza e disperazione esistenziale che l’idea che un povero indio senza istruzione, intelligentissimo e con una vitalità prodigiosa sia finalmente arrivato al governo è motivo di soddisfazione e di speranza pur in mezzo al marasma quasi irredimibile che è quella nazione e il sudamerica tutto.

    Noi nel frattempo continuiamo a baloccarci con i nostri alambicchi politologici nell’icastica rappresentazione di questi splendidi versi di Verlaine:

    « Nous sommes l’Empire à la fin de la décadence,
    Qui regarde passer les grands Barbares blancs
    En composant des acrostiches indolents
    D’un style d’or où la langueur du soleil danse. »

    Saremo spazzati via dalla storia; me lo auguro anche se non sarà piacevole, ma sarà un grande spettacolo da non perdersi per nessun motivo.
    E preparandosi prima uno magari trova anche il modo di levarsi qualche piccola soddisfazione, là nel casino generale.

  • BaronCorvo

    Ma come…è supersimpatico invece.

    Aqui ayer estubo el diablo…este lugar todavia huele a azufre…

    Oh, ma uno così dove lo trovi. E poi è un indio il che gli un extra bonus di punti in più. Speriamo che anche in Africa subsahariana comincino a svegliarsi.

  • Ercole

    NE con chavez ne con capriles solidarieta al proletariato venezuelano che e la vera vittima dei giochi fra le diverse frazioni della borghesia si alla lotta di classe.

  • decimalegione

    Gennaro Carotenuto dice “ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti)”.—————.
    e poi, “Milioni di venezuelani, che avevano come principale preoccupazione della vita l’alimentazione del giorno per giorno, la salute spiccia (banali cure per un mal di pancia, operazioni alla cateratta del nonno) che la privatizzazione della stessa nega a chi non può permettersela, l’educazione dei figli, la casa, passando da baracche a dignitose case popolari, oggi godono di un sistema sanitario pubblico che ha visto decuplicare i medici in servizio, di un sistema educativo pubblico che ha visto quintuplicare i maestri, di un sistema alimentare pubblico che permette a molti di mettere insieme il pranzo con la cena”.—————. Quest’articolo è patetico, di certo non sapevo che il Venezuela fosse diventato la Svizzera del Sudamerica, grazie a Gennaro Carotenuto adesso è tutto chiaro!!!———————————.
    L’articolo qui sotto è del 2007, la situazione del venezuela, oggi, è peggiorata di molto.
    (di Antonio Savo su Radici Cristiane n. 23)—————————-.

    L’avventura che il Venezuela sta vivendo da quando ha come Presidente Chavez è legata alla sua politica sociale, ma è sopratutto legata agli enormi proventi della vendita del petrolio.——————-.
    Quando le rendite petrolifere erano ingenti, i governi al potere si legittimavano con politiche sociali populiste, redistributive e generalmente corrotte. Nel 1974, il Presidente Perez, godendo dell’alto prezzo del petrolio, estendeva la politica assistenzialista e nazionalizzava il petrolio; al suo secondo mandato, nel 1989, con il prezzo del petrolio drasticamente diminuito, era costretto ad introdurre limitate riforme economiche; si imbatteva in una violenta reazione popolare, di cui nel febbraio ’92 si faceva interprete il tenente-colonnello Hugo Chavez Frias con un golpe fallito rapidamente. I venezuelani speravano che il colonnello avrebbe potuto liberarli dalla corruzione e alle elezioni del 1998 gli consegnavano il Paese con il 76% dei consensi.——————————–.
    L’impostazione politico-culturale di Chavez————–.
    Al liceo Chavez entra in contatto con il marxismo e studia la rivolta di Simon Bolivar che interpreta come rivoluzione sociale e razziale di indigeni marginalizzati. Chavez sostiene di aver appreso da Bolivar le idee di riferimento della sua costituzione.
    Nemico delle teorie economiche liberiste, sostiene che il denaro va sostituito con una moneta a carattere locale: è un ritorno al baratto, la nuova forma di socialismo, secondo lui. Siccome questa valuta dopo poco tempo perde il suo valore, deve essere spesa subito, e in tal modo si evita la perversione del risparmio e del profitto.
    Nel 2001 vara il pacchetto di Leggi “La Habilitante”: ne fanno parte la “Ley de Tierras”, una riforma agraria che aumenta le tasse contro la proprietà e minaccia di esproprio le terre improduttive, la “Ley de Hidrocarburos”, secondo cui la compagnia petrolifera nazionale, PDVSA, deve pagare allo Stato una cospicua porzione dei suoi proventi e deve subire la partecipazione maggioritaria dello Stato.——————-.
    Politica Interna: democrazia e totalitarismo———————-.
    La vittoria di Chavez nel ’98 ha portato alla fine dell’alternanza dei due partiti, AD di ispirazione socialdemocratica e COPEI di ispirazione Cristiano-sociale, e da allora non c’è più stata alcuna opposizione politica. L’opposizione sociale, rappresentata dalle organizzazioni degli imprenditori, dei lavoratori e della Chiesa Cattolica è stata molto determinata fino al 2002, poi è stata anch’essa marginalizzata.
    L’opposizione ha contestato la legittimità delle vittorie elettorali del Presidente, ha accusato i membri della Commissione Elettorale di essere seguaci di Chavez; ha evidenziato le stranezze presenti nel registro elettorale, ha infine accusato la Smartmatic, la società che ha realizzato il sistema di votazione elettronica, di collusione con il governo.————-.
    Il vero problema dell’opposizione è però rappresentato dall’assenza di un programma alternativo, dalla mancanza di contatti con la popolazione povera, di un modello culturale in grado di rispondere alla prospettiva della Repubblica Bolivariana.
    Il Venezuela è stato classificato come Paese in cui è a rischio la libertà ed è minacciata la libertà d’espressione; ai “media” è stata imposta l’autocensura con la minaccia di multe e di chiusura dei canali, il quotidiano di Caracas El Universal è stato portato in tribunale per le critiche alla politicizzazione del sistema della giustizia criminale ed il canale televisivo RCTV, accusato di essere contro il governo, dovrà smettere di trasmettere.—————.
    L’indipendenza della Corte Suprema è contestata per l’inserimento di giudici filogovernativi; la carenza di garanzie sulla nomina di giudici compromette l’indipendenza della giustizia dalla politica. Le più importanti aziende sono controllate dallo Stato, inclusa la più importante, la compagnia petrolifera PDVSA; di recente sono state annunziate la nazionalizzazione dei settori dell’energia elettrica, della telefonia, dell’estrazione petrolifera, della raffinazione del greggio, della banca centrale venezuelana.——————-.
    La gestione dei proventi del petrolio———-.
    I proventi petroliferi sono ingentissimi, poiché il prezzo del greggio è cresciuto incredibilmente da quando Chavez è arrivato al potere; nel 1998 veniva venduto a meno di $10 al barile, in poco tempo ha superato i $60.
    Si calcola che Chavez, in otto anni, abbia avuto a disposizione 150 miliardi di dollari come guadagno netto della vendita del petrolio, una quantità enorme di denaro. Con questa ricchezza straordinaria avrebbe dovuto fronteggiare la povertà, la dipendenza economica dal petrolio, il debito pubblico, l’inflazione, le infrastrutture fatiscenti, la sanità inefficiente, la corruzione e la disoccupazione.
    Nel 2003 Chavez ha lanciato le “Missioni”, il cuore della sua politica sociale, tuttavia solo una limitata porzione della sua ricchezza è stata utilizzata per affrontare l’emarginazione; questa enorme ricchezza è divenuta lo strumento della sua battaglia politico-ideologica per la costruzione del “socialismo del XXI secolo”.
    Le infrastrutture sono al collasso, la sanità non funziona, il Paese è primo in omicidi e rapimenti, la sua politica sociale sopravviverà fino alla prima crisi petrolifera.————————-.
    Le misure contro l’esclusione sociale————-.
    Per diciassette Missioni sono stati spesi 13 miliardi di dollari, una quantità enorme di denaro, comunque una porzione limitata degli enormi proventi del petrolio. Ci sono misure orientate alla alimentazione, alla istruzione, alla sanità, ma è difficile verificare i risultati perchè le valutazioni indipendenti sono rare.
    I risultati della politica sociale sono controversi, le statistiche ufficiali dicono che la povertà si è ridotta sensibilmente, ma secondo l’Università Cattolica Andres Bello non ci sono state variazioni di rilievo.
    Il vero problema è che non si sono affrontate le cause della povertà, non ci sono investimenti produttivi con aumento reale della occupazione, c’è una politica di sussidi che dipende esclusivamente dal prezzo del greggio, ed affidarsi esclusivamente ai sussidi rischia di produrre schiavi dell’elemosina governativa.
    Nella classifica del benessere, redatta dall’ONU, in 6 anni il Venezuela scende di 30 posti, molto più giù della Corea del Sud (28°), del Cile (37°) e del Messico (53°).———————–.
    La corruzione————-.
    Chavez gestisce buona parte dei proventi petroliferi attraverso gli strumenti finanziari FUNDEN e la Banca BANDES appositamente creati da lui, non soggetti a controlli finanziari seri, in pratica “fondi neri”. Questi fondi accolgono circa i 2/3 del denaro speso nelle missioni.
    Il 95% dei contratti pubblici è assegnato senza gara d’appalto, e nelle statistiche internazionali sulla trasparenza, il Venezuela sta al 138° posto su 163, dopo la Colombia.
    Nelle statistiche relative alle libertà economiche, su 130 Nazioni, il Venezuela sta al 126° posto, seguito dal Congo, dal Myanmar e dallo Zimbabwe, è il Paese con il più marcato peggioramento dal 1980.—————-.
    Infrastrutture—————.
    Le reti idriche e quelle di telecomunicazioni, gli ospedali pubblici, le principali strade del Paese, i pozzi petroliferi sono in via di disfacimento per assenza di manutenzione. Nel 2005 si sono riscontrate 84 interruzioni di energia elettrica e c’è il timore che crolli il sistema.——-.
    La maggior parte dei ponti è vicina al collasso e di recente è caduto il viadotto Tacagua sull’autostrada che unisce Caracas con il porto de “la Guaira” e con l’aereoporto di Maiquetia, porte di accesso al Venezuela.——-.

    Le cure negli ospedali sono gratuite, ma il paziente deve portare tutto quanto serve. Chavez si è affidato ai medici cubani che sono specializzati in medicina preventiva ma l’emergenza più critica è nel Pronto Soccorso a causa della violenza e degli attentati.———.
    Ventunomila pozzi petroliferi sono chiusi per l’assenza di manutenzione, si verificano incendi ed esplosioni, la produzione venezuelana è diminuita significativamente. I mancati investimenti impediscono lo sfruttamento di nuovi pozzi petroliferi e quindi l’incremento della produzione.———-.
    La violenza criminale———–.
    Tra il 1995 ed il 2005 il numero di omicidi è triplicato, nel 2005 il Venezuela era al primo posto nella classifica di omicidi su 57 Paesi, superando la Colombia, il Brasile, Porto Rico; durante la presidenza Chavez, gli omicidi sono aumentati del 128%, i sequestri del 426%. Nelle carceri la percentuale di omicidi è quaranta volte più alta che nella media del Paese e trentasei volte più alta dell’insieme delle carceri brasiliane, argentine, messicane e colombiane.——.
    L’insicurezza è percepita come il principale problema del Paese ma nel 2006 gli investimenti indirizzati al Ministero della Difesa sono stati ottanta volte maggiori rispetto a quelli del Ministero degli Interni e della Giustizia. L’acquisto di tante armi è motivato da una visione della politica estera orientata allo scontro di civiltà.————.
    Politica estera: il prezzo della leadership in Sudamerica————.
    Per Chavez, la lotta al narcotraffico ed al terrorismo è l’alibi di cui si servono gli USA per imporre la presenza militare, quindi per domare qualsiasi tentativo di ribellione popolare. Chavez rappresenterebbe la riscossa sudamericana e gli USA starebbero organizzando l’invasione militare del Venezuela. A tal fine il Presidente ha definito una strategia di contrasto a tre livelli: l’acquisto di armamenti per 5 miliardi di dollari, la minaccia di tagliare il petrolio agli USA promettendone la vendita alla Cina, l’acquiso armi di distruzione di massa dalla Corea del Nord, dall’Iran o dalla Siria.
    A Chavez serve la leadership sudamericana per coagulare l’antimperialismo del continente, operazione per cui ha già speso circa 20 miliardi di dollari, di cui beneficiano Argentina, Brasile, Uruguay, Cuba, Bolivia, Ecuador. I risultati per ora si vedono sopratutto a Cuba, nella Bolivia di Morales, nell’Ecuador di Correa e nel Nicaragua del sandinista Ortega, tutti disponibili ad affidare al colonnello la leadership anti USA.—————.
    Cile, Brasile e Argentina, sebbene governati dalla sinistra, non sono disponibili a seguirlo in avventure rivoluzionarie.——–.
    Chavez è entrato in conflitto con Garcia, il vincitore delle elezioni peruviane, per aver appoggiato Humala, il candidato sconfitto; ha avuto relazioni critiche con la Colombia, per via dei terroristi ospitati in Venezuela; ha fallito clamorosamente l’obiettivo del posto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, assegnato a Panama, operazione per cui ha viaggiato per diversi anni tra i Paesi amici.———————–.
    Le connessioni con il terrorismo————.
    Ci sono indizi che lasciano supporre la presenza di legami tra Chavez ed i terroristi. Il Presidente ha acquistato 100.000 fucili anche se il suo esercito è composto di 35.000 uomini; ha espresso la sua simpatia per il pluriomicida venezuelano Carlos, fautore di un accordo tra i terrorismi comunista ed islamico; è sospettato di aver ospitato il leader colombiano delle FARC, Rodrigo Granda, catturato in territorio venezuelano con documenti venezuelani; è sospettato di collegamenti con i gruppi di hezbollah che dal ’90 operano nell’isola di Margarita e nella penisola di Guajira e che promuovono l’idea di una Repubblica Islamica Bolivariana.—————–.
    Bolivar profeta———.
    Nel 1998 Chavez diveniva Presidente del Venezuela, il petrolio veniva venduto a 7 dollari al barile ma in poco tempo il prezzo schizzava a 60 dollari al barile. Chavez cominciava a credere che con tanta ricchezza poteva riuscire dove l’URSS era crollata, implodendo sotto il peso del fallimento economico socialista; cominciava a ritenere di poter realizzare quella rivoluzione sociale per la quale, secondo lui, aveva lottato e fallito il suo mentore Simon Bolivar.———.
    Davanti a quanto accade oggi, ritornano alla mente le ultime amare e profetiche parole del Libertador: «Non siamo in grado di governare l’America da soli….questo paese cadrà certamente in mano di una moltitudine sfrenata per finire impercettibilmente sotto tirannelli di tutti i colori e razze». Chavez e compagni provano che Bolivar aveva ragione.————.
    (di Antonio Savo su Radici Cristiane n. 23)

  • BaronCorvo

    Mincuo, a proposito dell’atteggiamento dell’aristocrazia frances ti consiglio un film che ho rivisto varie volte sempre con piacere. Ci sarebbe da fare un’introduzioncina ma te la risparmio. Dico solo che il film è molto bello, parla del reggente di Orleans cioè i tempi di Luigi XV bambino; durante tutto il film ma soprattutto nella scena finale si illustrano il tipo di rapporti fra aristocrazia e plebe in un modo estremamente misurato mostrando come proprio alabontà autentica dei nobili non fosse altro che simbolo e limite invalicabile di una devastante differenza di classe. Un film su un buon signore amante dei oiaceri della vita che dovendo essere sovrano si trova a scegliere per forza fra il suo consigliere che rappresenta l’avvedutezza politica meschina e miserabile o un marchese bretone, folle bonario i cui grandi ideali sono irrimediabilmente stupidi e fonte di guai.
    Che la festa cominci, di Bertrand Tavernier.

  • nuovaera89

    L’articolo della stampa di Gianni Rotta è passibile per diffamazione e terrorismo informativo, VERGOGNOSO! LETTERALMENTE DA VENDUTI! questo articolo invece è uno dei tanti articoli che dovrebbero finire in prima pagina. Complimenti a Chavez, il Venezuala a un cammino spianato e libero, noi invece siamo fottuti.

  • Tanita

    Noi siamo un marasma irredimibile? Meno male. Guarda se ci avessero tornati redimibili come hanno fatto con i cittadini USA e gli europei… Irredimibili sempre nonostante 500 anni di colonialismo e saccheggi.

  • Tanita

    Si ma cominciate a farla in Europa la lotta di classe, che noi dobbiamo difenderci da tutti, compresi i paesi europei dove la gente diventa razzista ogni volta che i loro paesi sono in problemi intanto che l’America Latina gli accoglie tutti come fece con mio padre. Molti portano il razzismo con loro (meno male che mio padre era anarchico) e poi, essendo una minoranza, si associano ai dominatori e vogliono ANCHE Latinoamerica per loro.
    Bisogna capirla, Latinoamerica, non valutarla con i parametri europei. Bisogna anche leggere di meno i media del Potere e pensare di piú con la propria testa e soprattutto bisogna rispettare la libera determinazione dei popoli e non giudicare con leggerezza e senza considerare la realtá e le circostanze attuali e quelle storiche e culturali.

  • Tanita

    Hai ragione nuovaera89 e poi, é stato questionato Helmut Kohl che rimase nel governo per 18 anni? Che vinceva le elezioni con quanto… Il 40% dei voti? Questi double standard ci fanno incazz…re che non vi dico, qui in Latinoamerica.

  • BaronCorvo

    Mamma mia quanto sei pedante. Cerchi a tutti i costi il pretesto per fare delle discussioni senza senso ANCHE quando uno dice delle cose che dovrebbero farti piacere.
    Ma hai letto quello che ho scritto sì? HO DETTO CHE NOI EUROPEI SAREMO SPAZZATI VIA DALLA STORIA. HO DETTO CHE SONO CONTENTO PER CHAVEZ e tu, ovviamente, leggi solo quello che ti serve per mettere su delle sterili polemiche. La verita è che non tolleri di essere contraddetta e non accetti idee diverse dalle tue, è molto semplice. Quindi ti spiego meglio fiducioso che capirai il contrario: siete in una situazione spaventosa ma siete in ascesa, noi stiamo molto meglio ma siamo in decadenza. Capisci ora? No eh? Non avevo dubbi. E dire che c’ho messo pure la poesia!!!

  • bstrnt

    Alla faccia del giornalaio Riotta preferirei mille volte avere come governanti dei Chavez, Correa, Morales, Fernandez, Rousseff piuttosto che la banda di quisling, maramaldi e criminali che infesta l’Europa e l’Italia in particolare.
    Forza Sudamerica! Che l’occidente in irreversibile collasso possa avere l’illuminazione che una economia meno imbecille, distruttiva e più solidale può essere applicata e funzionare!

  • bstrnt

    Quoto in toto!

  • Tanita

    E’ che ti sbagli: non siamo in una situazione “spaventosa”.
    E’ tutto lí.

  • BaronCorvo

    Chi vuole verificare si fa un mese in Sudamerica, non posso dire di più. Poi in bocca al lupo di cuore e sul lungo (lungo) periodo vincerete voi, ne sono convinto. Un minimo di maggiore obiettività sarebbe più convincente.

  • RicBo

    Solo immaginarsi le facce deluse di Vargas Llosa e Riotta all’annuncio della vittoria di Chavez compensa la relativa allegria per il risultato delle elezioni venezuelane.
    Detto questo però bisognerebbe dire le cose come stanno. Si perchè frasi come:

    Chávez ha vinto perché per la prima volta ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle classi popolari che in questi anni hanno visto migliorato ogni aspetto della loro vita (salute, educazione, casa, trasporti).

    sono scritte da chi evidentemente ha solo letto statistiche e non è mai sceso per le strade di Caracas (un occidentale non può andare a piedi per Caracas)
    Chavez è un energumeno, non vale un decimo di un Correa o di un Morales, ha vinto perchè ha investito la ricchezza del petrolio in beneficio delle clientele e dell’enorme macchina di corruzione che lo sostiene, più che per il popolo a cui ha dato le briciole.
    Il Venezuela potrebbe essere la Svizzera del latinoamerica con tutto il petrolio che ha e il tempo concesso a Chavez.

  • Aironeblu

    “Ojalà que se concrete la unidad latinoamericana

    y que esta unidad sea planetaria”….

    a ver, ti ricorda qualcosa?

  • mincuo

    I film sono fiction. E quelli a sfondo storico sono fiction interessata solitamente, e allineata. Al massimo finto-non-allineato. Se no non li producono. Io la storia me la studio sugli archivi, perchè pure l’80% dei libri (e tralascio i divulgativi) sono propaganda. Poi il film me lo guardo, ma come si guarda un film.

  • BaronCorvo

    E’ un bel film Mincuo. So che leggi i libri di storia ma temo, dalle tue parole qui e dal tuo linguaggio in generale, che ti trovi meno a tuo agio con le opere d’arte. Quel film è piacevole, poi se vuoi qualcosa di ancora più sostanzioso ne parliamo.

    P.S.: Ad esempio una regoletta. Il finale di un film a volte non significa niente e andrebbe cancellato del tutto, ma non si può per tanti motivi. In “Che la festa cominci” ad esempio l’ultimissima scena della “maledizione profetica” della popolana non serve a nulla. Il film si chiude “veramente” sull’impossibilità di dare giustizia a un fatto terribile di cui in effetti non esistono responsabili ma che nonostante questo diventa l’epitome dell’umiliazione e delle sofferenze costituite dalla disuguaglianza sociale, rivelando per di più che sia nella compassione dall’alto verso il basso sia nella sofferenza del sottomesso l’elemento principale che fa decadere tutti gli altri, per quanto umani e spirituali possano essere, è “io però preferisco che sia tu a soffrire” o “vorrei essere io a farti soffrire”. La seconda regoletta è che un film o un romanzo storico NON parlano di storia, ovviamente etc etc…approfondiremo, eventualmente.

  • Aironeblu

    Ciao Barone, col Venezuela ti vedo più fiducioso…

    Riguardo alla considerazione che fai sulla situazione Europa-Sudamerica, credo sia un po’ fuorviante fare classifiche su chi sta meglio e chi sta peggio, anche perchè fortunatamente non esiste un modello unico di sviluppo rispetto a cui qualche paese è più avanti e qualcun dovrà percorrere la stessa strada per raggiungerlo. Io il Sudamerica lo conosco un po’, non quanto vorrei, ma ci ho lavorato un anno, e sono rimasto colpito positivamente da moltissimi aspetti (per gli aspetti negativi ero già stato vaccinato dalla propaganda made in Holliwood, per cui non ne sono rimasto colpito), primo tra tutti il grande entusiasmo e la vitalità della popolazione. L’indicatore migliore dello stato di benessere effettivo di una società è sicuramente il livello di felicità diffuso, e in questo campo purtroppo noi, e meno che mai tedeschi e ammmericani, abbiamo poco da insegnare al resto del mondo… E molti spunti da prendere dal Sudamerica.

  • BaronCorvo

    Intendo dire: parlavi della brioche e di Maria Antonietta. In quel film si rappresentano i rapporti sociali come erano (e come sono) e con o senza brioche una tagliatina ai capelli a Place de la Concorde gliela avrei data anch’io a qualcuno, all’epoca.

  • BaronCorvo

    No, non più fiducioso, è che Chavez è un povero indio figlio di schiavi mentre la Kirchner è una ricca borghese fissata con le scarpe griffate,se permetti c’è una differenza che si riflette anche in una diversa qualità della partecipazione popolare. Sulla gente contenta è noto che meglio stai, meno sei allegro. Comunque non so dove sei stato in sudamerica, evidentemente non hai girato molto. Poi non mi va di fare la parte del cattivo; pensate quello che vi pare se vi fa star meglio.

  • alvise

    Certo che la gente è strana. In altro titolo, ma sempre su Chavez, ho letto post che lo screditava e rappresentavano la sua figura, come un despota. D’accordo che ognuno esprime il proprio punto di vista, ma chi come me non conosce il contesto esatto della vita nel Venuezela, se non a grandi linee, ma non bastante da capirne la vita sociale, quale che sia o sia stata, dire che rimango disorientato e troppo poco. Io penso che se anche noi avessimo eletto un presidente come Chavez, non potrebbe attuare le politiche nazionali ed internazionali come fa lui, perchè noi non abbiamo l’oro nero, e non solo, che ha il Venezuela, quindi animo in pace…

  • anglotedesco

    Per gli antiChaves:prima di lui il Venezuela andava meglio? Vogliamo dare in mano questo paese alla criminalità organizzata del FMI o della Banca Mondiale?

    http://anglotedesco.blogspot.it/2012/10/vince-ancora-hugo-chaveze-i-giornali.html

    Il pezzo iniziale dell’editoriale di Pierluigi Battisti oggi sul CORRIERE DELLA SERA:

    “Hugo Chavez ha vinto di nuovo.E’ presidente per la quarta volta consecutiva.Il Venezuela è suo,il generoso e coraggioso sfidante.Henrique Capriles,non ha superato il 45% dei voti.Chavez è un nemico della democrazia liberale;le sue ricette portano corruzione e dittatura statalista;in campagna elettorale ha spadroneggiato come un despota;le sue milizie,squadracce molto addestrate,mettono paura ad avversari e oppositori.Ma tutto questo non basta a spiegare la ragione di un successo così duraturo.I reiterati trionfi di Chavez sono preoccupati.Però vanno spiegati,non demonizzati”
    Ah si caro P.G Battista? Saresti piu contento se il Venezuela fosse nelle mani di Washington? Delle multinazionali criminali americane?
    Ai tanti giornalisti anti Chavez rispondo con pezzi di due grandi libri.

    da PROJECT CENSORED-Peter Phillips e Project Censored (Nuovi mondi)

    LA MALVAGITA’ DI HUGO CHAVEZ

    Le grandi industrie non possono ignorare la minaccia rappresentata dal paradigma economico dell’offerta in Venezuela,consapevoli del fatto che l’influenza di Chavez potrebbe estendersi anche a paesi molto piu ricchi e che,se questo accadesse,negli Stati Uniti sarebbe difficile contrastare i modelli economici cosi creati.Se un paese come il Venezuela,ricco di risorse,è in grado di offrire programmi e servizi di una certa qualità,perchè gli Stati Uniti non possono fare lo stesso,considerate le ancor piu vaste risorse a disposizione? I progressi in ambito sociale ottenuti da Chàvez in Venezuela sono assolutamente contrari a quanto previsto dai capitani delle industrie americane e,per questo motivo,ogni azione compiuta da Chavez è sistematicamente denigrata dai mass media statunitensi.
    E’ stata Fox News,una fra le maggiori reti americane,a dare il via alla demonizzazione del presidente venezuelano. Nell’ultimo decennio Chavez è stato piu volte democraticamente eletto da un’ampia maggioranza della popolazione del suo paese.Di fronte a questo successo,l’opposizione delle industrie e dei media americani è rimasta sempre prevedibile e uguale a se stessa,e si è concentrata sul ricorso a calunnie volte a toccare le corde emotive degli spettatori.

    Chavez è diventato,per la Fox, un simbolo del male,e la disinformazione che ne consegue viene utilizzata per destabilizzare la presidenza di Obama.
    Il partito socialista venezuelano (PSUV) guidato dal presidente Hugo Chavez ha ottenuto nelle ultime elezioni del 23 novembre 2008 una vittoria con larga maggioranza.Prima dell’elezione di Chavez,nel 1998,solo i ricchi avevano la possibilità di frequentare l’università.Oggi,gli studenti iscritti all’università sono 1.800.000,un numero tre volte superiore rispetto a dieci anni fa.Per i due terzi della popolazione venezuelana con il reddito piu basso Hugo Chavez significa inoltre assistenza sanitaria,lavoro, cibo e sicurezza in zone in cui,nella maggior parte dei casi, dieci anni fa non esisteva altro che assoluta povertà.La ridistribuzione della ricchezza,in un Venezuela che vanta un tasso di disoccupazione minore di quello americano,ha un significato.Sebbene lo scorso anno si sia riscontrato un aumento del 50% dei prezzi di mercato del cibo, i mercati locali offrono olio per cucinare, mais ,carne e latte in polvere con sconti che vanno dal 30 al 50% grazie ai sussidi del governo.E’ stato inoltre attivato,attraverso 3.500 banche statali con un budget complessivo di 1,6 miliardi di dollari,un sistema di microcredito per la ristrutturazione degli immobili,la piccola impresa e le emergenze personali.
    I mass media,però, sono ancora controllati dalle elite.Le cinque maggiori reti televisive,e nove dei dieci quotidiani piu importanti,tentano continuamente come terimini di paragone per altre questioni contemporanee.

    da LA STORIA SEGRETA DELL’IMPERO AMERICANO-John Perkins (Minimum fax)

    IL VENEZUELANO CHAVEZ

    La notorietà di Chavez ebbe inizio nel febbraio 1992,quando, da tenente colonnello dell’esercito venezuelano,capeggiò un colpo di stato contro Carlos Andrès Pèrez.Il presidente,il cui nome era diventato sinonimo di corruzione,faceva infuriare Chavez e i suoi seguaci per la sua disponibilità a vendere il paese alla Banca Mondiale ,all’FMI e alle corporation straniere.In gran parte a causa della collaborazione di Caracas con la corporatocrazia,il reddito pro capite dei venezuelani era diminuito di oltre il 40% e quello che un tempo era stato il ceto medio piu vasto dell’America Latina si era ritrovato in miseria.
    Nel 1998 Hugo Chavez fu eletto presidente del Venezuela con un impressionante 56% dei voti.Una volta in carica,non cedette alla corruzione come tanti prima di lui.Onorò invece la memoria di uomini come Arbenz del Guatemala,Allende del Cile, Torrijos di Panama e Roldos dell’Ecuador,tutti assassinati o rovesciati dalla CIA.

    Chavez mantenne l’impegno preso con i poveri,nelle città e nelle campagne.Invece di reinvestire i proventi del petrolio nello stesso settore,li destinò a progetti volti a combattere l’analfabetismo,la malnutrizione,le malattie e altri problemi sociali.Anzichè promettere enormi dividendi agli investitori,aiutò il presidente argentino Kirchner,che era in gravi difficoltà,a ridurre il debito di oltre 10 miliardi di dollari che l’Argentina aveva contratto con l’FMI e vendette petrolio a prezzi scontati a quanti non potevano permettersi il prezzo corrente,comprese alcune comunità degli Stati Uniti.Destinò una parte dei proventi del petrolio a Cuba,perchè potesse inviare medici nelle aree povere di tutto il continente.Approvò leggi che rafforzavano i diritti delle popolazioni indigene-come il diritto alla propria lingua e alla proprietà terriera-e si battè per l’introduzione di programmi didattici afro-venezuelani nelle scuole pubbliche.La corporatocrazia considerava Chavez una grave minaccia.
    Usando tattiche perfezionate in Iran,Cile o Colombia ,l’11 aprile 2002 gli sciacalli riuscirono a far scendere migliaia di persone nelle strade di Caracas e a farle marciare verso i quartieri della compagnia petrolifera statale del Venezuela e il Miraflores,il palazzo presidenziale.Là incontrarono i manifestanti in favore di Chavez,che accusarono i loro organizzatori di essere burattini della CIA.Poi,improvvisamente e inaspettatamente,le forze armate annunciarono che Chavez si era dimesso da presidente ed era agli arresti in una base militare.
    Washington fece festa, ma l’esultanza durò poco.Soldati leali a Chavez organizzarono un massiccio contro-golpe.I poveri si riversarono in strada e il 13 aprile Chavez tornò al potere.
    Un’inchiesta ufficiale condotta in Venezuela concluse che il colpo di stato era stato sponsorizzato dal governo degli Stati Uniti.La Casa Bianca praticamente ammise le proprie colpe; il Los Angeles Times scrisse: “Funzionari dell’amministrazione Bush hanno ammesso martedi di aver discusso per mesi con leader civili e militari del Venezuela la destituzione del presidente venezuelano Hugo Chavez.