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IL CASO FIORENTINO E LA CRISI EUROPEA

DI FRANCO CARDINI
francocardini.net

Dinanzi al caso fiorentino – un omicida-suicida, l’estremista di destra Gianluca Casari, e due senegalesi morti che potrebbero diventare di più in quanto vi sono dei feriti in gravi condizioni – le due opposte tentazioni da respingere sono il semplicismo del “caso-limite” e la superficiale sistemazione dell’evento all’interno di una serialità ormai acclarata, che fa parte delle manifestazioni patologiche sì, ma in fondo “ordinarie” del nostro Occidente.

Le voci terrorizzate e angosciate, ma in fondo minimaliste, si sono fatte sentire per prime.E hanno formulato pareri giudiziosi: il Casari era un povero folle la condizione del quale era magari aggravata da cattive frequentazioni parapolitiche e pseudoculturali, l’esponente di una marginalità politica e umana che di solito resta confinata nei bassifondi e nelle cantine della nostra società e che purtroppo di rado riesce ad affiorare al disonore della cronaca con un gesto: magari, degli ammalati del “complesso di Erostrato”, il tizio che incendiò il tempio di Artemide in Efeso affinché il mondo lo conoscesse e parlasse di lui.

E’ stato questo, in fondo, forse il caso del norvegese Breivik, che ha avuto il tempo di rivestire la sua infame strage di logorroici sproloqui che definire ideologici equivale a far dell’eufemismo fuori luogo. Ma la posizione di chi la pensa così non è purtroppo convincente in quanto eccessi del genere, anche se non si traducono frequentemente in autentici delitti, cominciano a diventar un po’ troppo comuni all’interno della nostra società. Il recente assalto al campo torinese di rom accusati a torto di un delitto che non avevano commesso è stato a un pelo dal trasformarsi a sua volta in un altro episodio raccapricciante di violenza. Né, d’altro canto, si può accettare che questi episodi, e la ferocia che ne costituisce la base e la radice, vengano accettati come se fossero normali o comunque in qualche modo comprensibili se non giustificabili in una società che appare provata e che si sente minacciata. Perché questa società, all’interno della quale qualcuno propone di trattare con sociologica comprensione il delitto (“si sentono minacciati, chissà forse lo sono davvero, quindi è normale se…”) è la stessa che non troppe generazioni or sono ha preteso di essere progredita e cresciuta imponendo l’habeas corpus, scrivendole carte dei Diritti dell’Uomo, abolendo pena di morte e tortura: e che ha ritenuto di poter giudicare e condannare i totalitarismi dalla sponda della sua conclamata superiorità morale proprio in quanto aveva raggiunto quegli irreversibili traguardi. Basta dunque un pericolo vero o supposto tale, per quanto grande sia, per indurre i paladini della libertà e dei diritti umani ad abbandonare i loro nobili ideali e a tornare alla cultura della repressione e magari dell’ “aggressione preventiva”, che ha la spudoratezza di autoqualificarsi come misura di difesa?

Quel che intendo dire è che la condanna dei Breivik e dei Casari è pleonastica, è ovvia, ma non significa assolutamente nulla. I gesti dell’uno e nell’altro non sono affatto spuntati dal nulla come un fiore malefico nato non si sa né come né perché in un dolce profumato giardino: al contrario, le aiuole avvelenate nelle quali sono sbocciate quelle malefiche corolle sono state per anni, giorno per giorno, concimate dal letame di un odio considerato ammissibile e legittimo anche quando lo si riteneva non condivisibile e irrorate dall’acqua stregata del pregiudizio.
Assumiamoci quindi le nostre responsabilità: ciascuno di noi ne ha di che riempire ora una bella borsa, ora un pesante sacco. Non troppi mesi fa un esponente politico allora di spicco del passato governo, dinanzi allo spettacolo di alcuni poveri corpi che galleggiavano senza vita nel mare di Pantelleria, non esitò a invocare per il futuro un salutare intervento della marina militare, che mitragliasse e colasse a picco i cargos dei disperati provenienti dal continente africano. In un paese civile, tale affermazione avrebbe dovuto provocare un coro di indignazione e una serie di gesti di concreta rivolta contro la prospettiva che chi aveva osato pronunziare un’enormità del genere rimanesse anche un solo minuto di più a occupare un seggio di governo a spese della comunità tali da obbligare il presidente della repubblica a rimuoverlo d’autorità e ad allontanarlo dai pubblici incarichi. In Germania, pochi mesi fa – non nell’Ottocento romantico e nel rigoroso Reich del Kaiser Guglielmo – lo scandalo derivante dalla scoperta che un ministro aveva plagiato la sua tesi di laurea è stato tale da obbligarlo a dimettersi. Questi due episodi danno la misura della differenza tra situazione italiana e tedesca molto di più di qualunque spread.

Non basta ancora. Nel 2002 – vedete quanto lontane sono le radici della violenza? -, quando il governo Bush e i suoi complici stavano preparando l’aggressione all’Iraq, tra Manhattan e Firenze la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci seminava generosamente i semi dell’odio descrivendo un immaginario Islam tutto proteso a distruggere la nostra civiltà e reagendo – come allibito denunziava Tiziano Terzani, che della Fallaci era pur amico ed estimatore – con calci e sputi dinanzi alle repliche di chi non era d’accordo con lei. In tale occasione, intellettuali come Franco Zeffirelli si schierarono senza se e senza ma al fianco di Oriana minacciando addirittura d’incatenarsi sul Ponte Vecchio finché non fossero cessate manifestazioni “vergognose” come quelle degli extracomunitari che avevano drizzato una tenda di fronte al palazzo arcivescovile, a fianco del bel battistero di San Giovanni, identificando nel primate della Chiesa fiorentina colui che naturalmente avrebbe potuto difenderli, magari da solo, contro gli intollerabili soprusi dei quali erano vittime e che provenivano loro, spesso, da amministratori e da politici. Che quelle intollerabili offese alla dignità della persona umana fossero ben più gravi dell’attentato alla bellezza della più nobile piazza fiorentina costituita da quell’accampamento di senza-dimora, non sfiorò nemmeno per un istante né la coscienza cattolica di Zeffirelli, né quella laica e democratica della Fallaci.

La strada che ha condotto all’eccidio fiorentino è lastricata di queste pietre. Ma, finché la crisi socioeconomica non si è palesata in tutta la sua gravità – e ciò non è ancora del resto accaduto nemmeno in questi giorni -, queste manifestazioni d’intolleranza, questi incitamenti all’odio, sono stati confusi con legittime espressioni di libertà di pensiero. Ma quando un pregiudizio lungo, radicato e addirittura autorevolmente accettato e magari perfino sostenuto, dopo aver troppo tempo “pacificamente” allignato in una società che sottovalutandolo lo ha tollerato, esplode in una sinistra girandola di violenza, c’è sempre qualche anima bella disposta a meravigliarsi e perfino a indignarsi. Allora, però, è troppo tardi. E’ un po’ come le streghe e gli untori, all’esistenza dei quali si crede distrattamente finché arriva la peste: e allora essi diventano il capro espiatorio di una società che ha bisogno d’identificare il Nemico Metafisico, la causa unica o prevalente delle sue disgrazie.
Ecco perché il caso-Casari è molto più grave di quanto già non appaia dall’enormità del delitto del quale il giovane pistoiese si è reso responsabile. Perché esso costituisce la punta di un iceberg fatto di pregiudizio, d’ignoranza, di paura, di malafede e cresciuto per colpa di tutti noi: o perché lo abbiamo aiutato a crescere, o perché non siamo stati abbastanza lucidi ed energici da ostacolarlo in modo deciso ed efficace.

Nei prossimi mesi, tutto sarà più difficile perché peggiori saranno le condizioni economiche. Sarebbero d’altro canto seri guai, se la coscienza dell’innocenza dei senegalesi dovesse nascere solo dalla compassione per i soprusi che hanno dovuto subìre. E più seri ancora se essi decidessero di organizzarsi per non subirne più. Ecco perché la stessa nobile solidarietà dimostrata dai commercianti fiorentini nei confronti delle vittime della furia omicida del Casari, per esemplare che sia, cela essa stessa un rischio: quella del generare fronti contrapposti e di alimentare la spirale della vendetta. E’ così che cominciano le guerre civili.

Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net/
14.12.2011

Pubblicato da Davide

  • dana74

    quindi che sò chi impazzisce ed ammazza la suocera etc., o la moglie ed il figlioletto di cui purtroppo la cronaca è piena è colpa delle cattive frequentazioni?
    Perché il Cardini sa con assoluta certezza (e tra l’altro scrive il nome dell’autore del duplice omicidio in modo sbagliato) che è stato armato ed istigato da qualcuno?
    Visto che auspica un’azione preventiva, quindi conviene stilare una mappa di persone da rinchiudere? Una sorta di precrimine come nel film Minority Report?
    Perché proprio piuttosto non si vuole prendere in considerazione il gesto folle isolato? Perché questa colpevolizzazione di tutto e tutti a prescindere da applicare esclusivamente in questo caso?
    Quante certezze granitiche che ha il Cardini per stilare sentenze ed inaugurare una stagione di repressione politica.

  • radisol

    Non mi sembra che Cardini, che peraltro proviene da una lunga militanza proprio nelle file neo-fasciste, stia indicando la necessità di alcuna “repressione preventiva” nei confronti di chicchessia ….. semplicemente indica, con estrema chiarezza, i rischi di una situazione che, aggravata dagli effetti della crisi economica, potrebbe ancora di più imbastardirsi ….. e dove “il gesto del folle”, al di là dei gravissimi effetti provocati, non ne è nemmeno la manifestazione più grave …. le precedenti vicende di Rosarno, Ponticelli e quella recentissima delle Vallette a Torino ( per non parlare della mattanza di Castelvorturno di pochi anni fa) sono, proprio perchè azioni a vario titolo collettive, segnali persino più inquietanti …. anche io penso che Casa Pound, a scanso di equivoci, c’entri molto poco con la vicenda, anche se “il folle” era un loro militante e non è che cancellando di corsa i suoi interventi sui siti del gruppo che si “sbianchetta” questa appartenenza …. ma, al di là di questo, è innegabile che Casa Pound, tra i vari gruppi fascistoidi odierni, è quello che certamente è meno incline a tendenze xenofobe o “suprematiste” ….. presenti invece in Militia e, in misura appena più sfumata, in Forza Nuova ed altri gruppi similari …. ma in questo senso è certamente molto più inquietante l’atteggiamento della Lega Nord, partito regolarmente rappresentato in parlamento e che, ancora pochi giorni fa, esprimeva nientemeno che il Ministro degli Interni …… rimane il fatto che, come chiarisce bene Cardini, che il problema è serio assai …. troppo facile, per molti, scaricare sui “diversi”, di razza, religione , etnia, sessualità il ruolo del “nemico” colpevole degli effetti della crisi …. per non prendersela invece coi poteri reali, politici, economici e quant’altro …

  • Faulken

    Guardare, vedere, osservare e non proiettare noi stessi, è difficile.

    Firenze è una città inospitale, chiusa, il razzismo, come la violenza e la follia, serpeggia in diverse forme, alcune proprio come una maschera, e la tolleranza, che è peggio, è poca e di casa. Ma dire Firenze non spiega perché esistono tante Firenze molto diverse tra loro, per fasce di età, per quartiere, per mode. E’ la città dove fu posto al rogo Savonarola, un puro, e dove si giocava al calcio (gioco violento quello di allora) mentre la città era assediata da Carlo V.

    Posso dirvi che nel 2000 persone del sud avevano talvolta difficoltà ad affittare una stanza causa la loro provenienza perché a Firenze studenti, stranieri e emigrati non sono uguali tra loro ed all’interno delle diverse tipologie. Gli “amati” “odiati” Inglesi e Tedeschi sono una cosa, i rom e gli ambulanti davvero altra e questi ultimi non sono percepiti allo stesso modo, non sono “tollerati” allo stesso modo. Gli ambulanti lo sono diversamente ad esempio dai fiorentini che hanno le bancarelle al mercato di San Lorenzo o dai commercianti del centro ad esempio.
    Firenze è una città dedita al commercio ed al turismo e non ama particolarmente gli stranieri, strano a dirsi perché sono fondamentali per la città e forse “odiati” per questo, soprattutto se poveri.

    La zona del mercato di San Lorenzo da alcuni anni assomiglia più ad un quartiere multietnico afroturcopakistano, ed è molto diverso dal centro tipo Piazza della Repubblica ormai più simile al quartiere ricco del Monopoli in 3D. Fashion, griffe e marche hanno preso il controllo del centro deturpando definitivamente l’aspetto, solo un ricordo già antico, della Firenze dei caffè e degli artisti. Chissà cosa direbbe Ruskin passeggiandoci oggi, probabilmente fuggirebbe.

    Cardini conosce la storia e conosce bene la storia di Firenze ed il suo articolo non solo è molto pertinente ma ricco di suggestioni che si basano su fatti e non su idee o proiezioni personali.

  • Antigone3

    Mi pare che di fronte a certi fatti si perda la lucidità e si dicano un mucchio di boiate..Vivo a Firenze e non è assolutamente vero che sia una città razzista. Io sono del sud e ho la maggior parte dei miei amici fiorentini.
    I fiorentini sono, è vero, non di facile socialità, ma hanno un grande cuore e l’hanno dimostrato anche stavolta. Non c’è una città che sia più lontana dal fascismo e dal razzismo come questa. Si scambiano lati caratteriali e culturali di un popolo per cose che niente hanno a che fare con esso.
    Il Cardini, che non ha nemmeno l’attenzione sufficiente a ripotare l’esatto nome dell’omicida, fa di un caso che appartiene comunque alla follia dell’uomo, un fatto ideologico e politico. Stiamo attenti, inoltre, a difendere le culture “altre”, parlando di rispetto di dignità e civiltà, quando queste culture altre spesso non sanno nemmeno che significhino questi termini.
    Penso alla teocrazia di certi paesi islamici, all’infibulazione, alla giustizia vendicativa, ecc.

    Firenze é scesa in piazza la sera dopo l’orribile omicidio e lo farà anche sabato. Ieri è stato proclamato lutto cittadino, ma il giorno stesso dell’omicidio, i commercianti dei mercati di piazza Dalmazia, San Lorenzo e anche del Porcellino hanno spontaneamente chiuso i banchi.
    Ieri c’è stato un Consiglio comunale straordinario aperto a tutti con i rappresentanti dei Senegalesi. Questa è una città che ha gli anticorpi contro fascisti e razzisti, statene certi.

  • geopardy

    I popoli si autosconfiggono sempre così, lor signori lo sanno e dormono sogni tranquilli continuando a pregiudicare il futuro nostro e delle generazioni a venire.

    Ogni tanto la gente si sveglia e cambia per un determinato periodo di tempo il corso della storia, ma prima di giungere a ciò se la prenderà con qualsiasi “strega” e darà la caccia ad ogni tipologia di diverso.

    Volenti o nolenti è una prassi storica ineluttabile, finora.

    Staremo a vedere se abbiamo imparato qualcosa dalla storia, oppure saremo costretti a riviverla.

    Questo gesto non è come ammazzare la suocera, come qualcuno ha scritto tra i commenti, nessuna filosofia politica si è mai occupata della suocera, dei neri sì.

    Ciao
    Geo