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IL CAPITALISMO SPEGNE LA CANDELA DELL’ETA’ DELL’ ILLUMINISMO

DI JOHN KOZY

Globalresearch

Supponete che Paul Krugman, o un qualsiasi altro economista vincitore di un Premio Nobel, abbia un’automobile che di tanto in tanto si rompe ma che si può rimettere in funzione armeggiando un po’ con i congegni. Supponete che avvenga un guasto imprevisto in un luogo che causi disagio e sofferenze non solo a Krugman ma anche a tanti altri, ad esempio su una grande autostrada durante l’ora di punta, magari provocando incidenti con dei feriti o addirittura dei morti. Quante volte permetterebbe Krugman che questo accada di nuovo prima di arrivare alla conclusione che il veicolo, nonostante tutti gli armeggi, non sarà mai un mezzo di trasporto affidabile e che dovrebbe essere spedito in discarica? Solo Krugman conosce la risposta, ma sospetto che non ci vorrà molto tempo. L’economia neoclassica anglo-americana in tutte le sue varianti, che sono sopravvenute con diverse manovre, è solamente un veicolo economico inaffidabile. I guasti sono così frequenti che gli economisti li hanno addirittura incorporati nella teoria riferendosi a loro come ad un aspetto del “ciclo economico”. Eppure gli economisti occidentali mostrano un’assoluta riluttanza ad abbandonare la teoria. Provate a fare la stessa cosa con le automobili definendo guasto saltuario un aspetto del ciclo dei guasti. Come reagirebbe la gente se i produttori di auto tentassero di vendere auto che sono state costruite nel ciclo dei guasti? A partire dal 1789 c’è stata, in media, una crisi economica ogni 12 anni negli Stati Uniti. Presumendo che la vita media utile di un’automobile sia di otto anni, inserendo le crisi economiche americane nei guasti automobilistici ne risulta un guasto ogni quattro mesi. Chi mai comprerebbe un veicolo simile?

Ovviamente i problemi dell’economia classica sono ben noti e le critiche sono emerse fin dagli inizi. Ma le critiche verso qualsiasi teoria sono sempre di due tipi: le critiche ai dettagli del paradigma e le critiche al paradigma stesso.

Le critiche interne danno origine al tipo di manovre che sfociano in quelle sette che gli economisti eufemisticamente chiamano scuole. Abbiamo i misesiani, gli hayekiani e i keynesiani, solo per citarne alcune, così come la Cristianità ha i papisti, i luterani e i calvinisti, e l’Islam ha i sunniti, gli sciiti e i sufi. E l’economia classica condivide tutti gli attributi di un’ideologia religiosa. I veri credenti hanno una predilezione per scegliere accuratamente tutti quegli aspetti di una dottrina che piacciono ignorando quelli che non piacciono. Indipendentemente da quanto siano devastanti le critiche o dalla quantità di prove fornite, i veri credenti hanno una propensione ad ignorarle. Le verifica empirica delle dichiarazioni non è mai possibile. Non conosco una singola “legge” dell’economia classica per la quale non possa essere trovato un controesempio empirico. Lo scetticismo e il dubbio sono assenti. Quegli ecclesiastici che ogni tanto portano il loro gregge verso luoghi remoti in attesa del Secondo Avvento non ritornano mai per dire che si erano sbagliati quando gli eventi previsti non accadono.

Neanche gli economisti ammettono di sbagliare. Yves Smith (http://www.rgemonitor.com/us-monitor/255066/why_so_little_self-recrimination_among_economists ) cita una marea di cause prossimali per la mancanza di autocritica. Evidentemente non ha mai sentito parlare delle cause distali. Il vero motivo di questa mancanza di autocritica è che l’economia Classica è solamente un’ideologia simil-religiosa e gli economisti che la sostengono si comportano esattamente come quegli ecclesiastici che sbagliano sempre le previsioni sul Secondo Avvento. Gli economisti classici si dissociano da coloro che adottano ideologie religiose, sostenendo che la teoria è fondata sulla “legge naturale”, un concetto screditato da tempo, e l’uso dei modelli matematici. Per qualche motivo, non viene mai loro in mente che il vescovo Ussher aveva usato un modello matematico quando calcolò che la data della creazione dell’universo dovesse essere il 23 ottobre 4004 a.C. (secondo il prolettico calendario giuliano) o che la numerologia consiste interamente di modelli matematici. E’ un peccato! E quando si trovano veramente sotto pressione, gli economisti si rifugiano nel classico trucchetto del “è certamente preferibile a qualunque altro modello socio-economico che l’umanità abbia mai testimoniato.” Non solo non è assolutamente vero, dato che è possibile chiedere preferibile a cosa e a chi, ma sono state tentate pochissime alternative, e buona parte di quelle che sono state tentate non sono state fatte su scala nazionale.

Le critiche esterne sono molto più gravi, eppure gli economisti classici le ritengono del tutto irrilevanti. Eccone alcune.

L’economia classica non è una teoria unificata. E’ un groviglio di frammenti inconsistenti di diverse materie economiche di cui si sa poco ma in cui si crede molto. Ad esempio, vi sono numerose dispute sulla natura della ricchezza e sul valore dei salari. Gli economisti classici non hanno un’opinione unanime su nessuno dei principali postulati della dottrina. Leggete i post su economistsview, contate il numero di volte in cui vengono utilizzate le parole “credo” e “penso” e confrontate queste cifre con il numero di volte in cui viene utilizzata la parola “so”. Poi contate il numero di divergenze che riscontrate tra gli economisti più stimati.

L’economia classica non racchiude tutta l’attività economica. L’economia classica promuove il laissez faire, il laissez-passer, ma c’è molta più attività economica di quanto gli economisti classici abbiano mai tentato di applicare i princìpi del laissez faire e del laissez-parler. In primo luogo, la maggior parte di quella che chiamiamo attività criminale ha una natura economica. Il furto, il borseggio, il taccheggio, la frode, la prostituzione, la produzione e la vendita di sostanze illegali, lo strozzinaggio, tutti i generi di corruzione compresa quella politica, il sequestro di persona, le bustarelle e molti altri sono attività economiche che nessun economista sostiene che debbano essere deregolamentate, rese lecite e impunite anche quando le tecniche utilizzate sono identiche a quelle utilizzate dalle aziende “legali”. Ad esempio, la maggior parte dell’attività criminale implica l’inganno, eppure l’inganno nelle pratiche commerciali viene legalizzato come “montatura pubblicitaria”. Non c’è sostanzialmente differenza tra le aziende che indicano un prezzo più alto alla cassa rispetto a quello esposto sullo scaffale e scippare qualcuno per strada. Una televisione locale manda in onda regolarmente un servizio speciale, chiamato “Occasione o bidone”, in cui vengono provati dei prodotti che vengono fortemente pubblicizzati. La maggior parte di questi si rivela una fregatura. Ma che differenza c’è tra vendere a un cliente un prodotto che è una fregatura e il consumatore che acquista un prodotto con un assegno che è fasullo? Eppure quest’ultimo esempio è illegale mentre il primo no.

Anche coloro che promuovono l’economia classica non ci hanno mai creduto fino in fondo. Parafrasando Emerson: “Le loro azioni parlano così forte che non riusciamo a sentire quello che dicono.” La comunità economica disdegna la regolamentazione ma apprezza i favoritismi e ha da sempre corrotto i governi per ottenerli. Dallo statuto della East India Company alle pressioni politiche odierne, il cosiddetto laissez faire è sempre stato portato a termine con l’aiuto governativo. Un ulteriore esempio di accurata scelta ideologica!

Infine, l’economia classica ha istituzionalizzato l’immoralità, i governi corrotti e persino la stessa religione ma, più di ogni altra cosa, ha invertito il corso del progresso umano.

L’economia classica è capovolta, ha cambiato completamente l’economia. Fino alla metà del diciassettesimo secolo (1651), la parola “economia” riguardava la gestione famigliare. Da allora, il termine è arrivato ad intendere la gestione delle risorse di un paese. Ciò che provocò il cambiamento fu l’emergenza dell’unificazione degli stati-nazione in Europa, monarchici nel governo e strutturati in classi – principalmente aristocratici e contadini. La ricchezza e la proprietà erano detenuti dai primi, mentre i contadini erano considerati come bestiame usa e getta la cui unica funzione era quella di appoggiare e difendere lo stato e lo status quo. Prima di allora, il progresso umano era stato rivolto nel moralizzare l’umanità e i Sette Peccati Capitali definivano gli attributi umani che dovevano essere disincentivati ed eliminati. Gli esseri umani erano ritenuti i giusti beneficiari dello sforzo dell’uomo. Da allora, i Sette Peccati Capitali sono stati trasformati nelle Sette Virtù Economiche, e le conseguenze per l’umanità sono state terribili. Il mercantilismo inizialmente divenne la teoria economica dominante e la sua realizzazione fu portata avanti con le conquiste imperiali e lo sfruttamento. L’economia classica di Adam Smith fu introdotta solamente come un mezzo più efficace per espandere la ricchezza nazionale. La fortunata adozione degli economisti classici può essere attribuita a lui, a John Locke e a quegli aristocratici egoisti che riconoscevano la licenza di rubare che questa concedeva loro.

Sia Locke che Smith vivevano in un’Inghilterra monarchica, strutturata in classi. Anche se non erano aristocratici, non erano sicuramente cittadini comuni perché entrambi avevano dei benefattori aristocratici. Il primo Conte di Shaftsbury, che divenne Presidente della Camera dei Lord, diventò benefattore di Locke e Locke divenne il segretario di un comitato potentissimo. Il mecenate di Adam Smith era Lord Kames e Smith ottenne l’impiego molto redditizio di insegnante privato del giovane duca di Buccleuch. Quindi, anche se né Locke né Smith erano aristocratici, i loro stretti collaboratori lo erano ed entrambi beneficiavano e condividevano i privilegi dell’aristocrazia. I sociologi sostengono che le persone che hanno una posizione analoga all’interno di un sistema di relazioni di proprietà sviluppano altre importanti analogie di pensiero, valori, stile, comportamento e idee politiche. Poiché i legami principali di Locke e Smith erano con i membri dell’aristocrazia, entrambi acquisirono e tentarono di preservare, e forse di appoggiare, i valori dell’establishment.

Anche se Locke aveva guadagnato una certa fama come filosofo al contrario di Smith (nonostante quest’ultimo fosse docente di filosofia morale), fece un errore categorico fondamentale nel suo Secondo Trattato sul Governo, che Thomas Jefferson fu rapido a notare. Locked stabiliva la vita, la libertà e la proprietà come diritti naturali. Persino nell’Inghilterra di Locke, la società poteva almeno tentare di proteggere le vite e la libertà delle persone comuni, ma non poteva proteggere le loro proprietà perché non ne avevano. Quindi Jefferson ritoccò questo elenco di diritti naturali inserendo la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Dato che, sotto molti aspetti, solo l’aristocrazia inglese deteneva la proprietà, la sua protezione diventava una protezione dello status quo. E la protezione della proprietà dell’establishment è anche oggi la ragione fondamentale della distinzione tra quelle attività economiche che sono legittime e quelle che non lo sono. Solo questo spiega la differenza tra il vendere a un consumatore un prodotto che è una fregatura e il consumatore che acquista un prodotto con un assegno che è fasullo. I ricchi mantengono quello che hanno mentre i poveri vengono derubati.

Anche Smith è un filosofo dell’establishment. Come faceva notare Richard Reeb in “An Historian on British History” (http://adamsmithslostlegacy.com/2008/12/historian-on-british-history.html ): “C’erano sostanzialmente due approcci che i sovrani dei primi stati-nazioni moderni intraprendevano verso la generazione della ricchezza nazionale. Uno sosteneva l’acquisizione di metalli preziosi e il loro immagazzinamento per scopi nazionali… Un altro punto di vista, caldeggiato in Gran Bretagna, era che era meglio favorire i mercanti affinché costruissero le loro fortune con una regolamentazione limitata, perché un commercio in espansione finanziava il governo una tassazione minima. La Ricchezza delle nazioni di Adam Smith forniva l’argomento più forte per il secondo punto di vista sulla ricchezza nazionale. Il governo britannico non era meno tentato degli spagnoli di requisire le risorse del paese, ma Smith ne fece un caso convincente di laissez faire (lasciategli fare quello gli pare) molto più produttivo delle missioni nazionali di sfruttare le risorse naturali del mondo per arricchire le casse del governo. La famosa “mano invisibile” di Smith non era cieca di fronte all’avidità degli uomini d’affari (piuttosto il contrario), anzi li vedeva come produttori molto più efficienti di qualsiasi governo.” Lo scopo di Smith non era soltanto quello di preservare l’establishment ma di rendere più efficiente la sua avidità e il suo sfruttamento. In effetti, l’adozione dell’economia classica/neoclassica non solo ebbe successo, ma distruggeva gli obiettivi dell’Età dell’Illuminismo e poneva fine al progresso dell’umanità verso liberté, égalité, fraternité e a quello che Lincoln esprimeva in modo così appropriato quando parlava di “nuova nascita di libertà” e “il governo delle persone, per le persone”. Un governo simile oggi non esiste e i nostri stati-nazione, anche se leggermente modificati nella forma, imitano gli stati monarchici del diciassettesimo secolo in Europa, nei quali i cittadini comuni esistevano non solo per l’interesse dello stato e delle sue istituzioni ma perché erano ritenuti sacrificabili.

Le prove per questo punto di vista sono schiaccianti. Il Congresso degli Stati Uniti riesce a trovare migliaia di dollari da un giorno all’altro per combattere guerre di dubbio merito e per appoggiare istituzioni dell’establishment sul lastrico, ma non si trovano mai i soldi per i programmi di sostegno alle persone bisognose. I salari dei lavoratori del settore automobilistico vengono criticati come “troppo elevati” ma non quelli degli intermediari di Wall Street o dei funzionari pubblici eletti. L’aumento dei salari minimi viene osteggiato e l’associazionismo sindacale viene disincentivato, ma le cosiddette organizzazioni professionali, che non sono altro che dei sindacati, non solo sono tollerati ma viene loro permesso di dedicarsi ad attività che influenzano a loro favore le politiche del governo. Nemmeno un leader sindacale ha un seggio al Congresso ma abbondano gli avvocati che fanno parte dell’ABA, l’associazione americana degli avvocati. Giovani ragazzi e ragazze, perlopiù cittadini comuni, sono inviati in guerra spesso per essere sacrificati, ma quando sono abbastanza fortunati da ritornare vivi si vedono negati i benefici e i servizi che erano stati promessi loro. Queste persone, che erano state considerate sacrificabili quando sono state arruolate, rimangono sacrificabili una volta congedate. Il Congresso riesce a trovare rapidamente 700 miliardi di dollari per i banchieri ma non 7 centesimi per l’anziano che vive della Previdenza Sociale (che termine improprio!). Medicare, in origine, fu costituita per pagare i medici per visitare i pazienti ma non era possibile alcuna terapia, a meno che i pazienti avessero avuto i mezzi per comprare i medicinali prescritti. Quello che veniva definito un beneficio per gli anziani era in realtà poco più di un piano di protezione dei redditi dei medici.

Alcuni economisti potrebbero sostenere che questo è puramente un frutto del destino, non necessariamente un risultato del sistema economico, ma questa affermazione è piuttosto sciocca. Nell’economia classica, apparentemente gli individui operano per proprio tornaconto come agenti economici che si dedicano a quelle attività economiche che portano gli introiti maggiori. Ma se così fosse, la società sarebbe impossibile. Nessuno sarebbe disposto a fare i lavori più umili che l’esistenza della società richiede. Chi farebbe il fognaiolo a salario minimo? Chi farebbe l’insegnante di una scuola pubblica? Chi farebbe l’infermiera? Chi farebbe l’artista, il compositore impegnato (antitetico a quello di successo), l’assistente sociale, l’autista di ambulanze, il vigile del fuoco, il poliziotto, il custode, il portinaio, il facchino, l’operaio in fabbrica, l’operaio negli impianti di trivellazione petrolifera, il boscaiolo, lo spazzino, il cassiere del negozietto, il professore in un istituto pubblico, o addirittura il prete? La gente farebbe gran parte di questi lavori solo per forza di cose, il che significa che il sistema impala i suoi seguaci sui corni del dilemma. O l’economia classica è fondata sul postulato del tutto falso del tornaconto economico oppure deve essere progettata in modo che alla maggior parte di persone in una società non sia mai consentito di inseguire il proprio tornaconto come agenti economici (chiunque creda che sia logico adottare una teoria che impala i suoi seguaci sui corni del dilemma sta delirando). Un aspetto economico di questo progetto è la teoria dei salari di sussistenza di Smith (solamente una persona con una bassissima opinione dell’umanità avrebbe potuto proporre una cosa simile). Le masse devono accettare il loro stato sociale oppure devono tentare di sfuggire alla loro situazione vincendo grosse somme in lotterie o quiz oppure muovendosi verso sforzi economici alternativi proibiti (normalmente definiti crimini). Anche l’istruzione non è un percorso efficace per molti. Quindi il crimine diventa un tratto essenziale del Capitalismo e il suo aumento sia in Russia dopo la fine del Comunismo che in Israele dopo la fine del Socialismo sono esempi sufficienti. A meno che gli americani siano geneticamente predisposti al comportamento criminale, agli Stati Uniti va attribuito il fatto che abbiano l’economia capitalista più laissez faire perché l’America ha anche il più alto livello di popolazione criminale pro capite di qualunque altra nazione. Quindi questo sistema economico deve essere basato sullo sfruttamento per essere efficace. Duecento anni di Capitalismo e la gente comune è ancora schiava, vengono ancora combattute guerre per proteggere i nostri “interessi nazionali” e lo sterminio di esseri umani avviene a livelli sempre maggiori. John Locke, Adam Smith e gli economisti classici hanno spento la candela dell’Età dell’Illuminismo! Hanno fermato del tutto il progresso umano.

Per ottenere questo risultato, comunque, i governi che in teoria si definiscono democratici devono essere corrotti; i veri rappresentanti del popolo non lo permetterebbero mai. Il governo americano è diventato un establishment oligarchico i cui funzionari eletti legiferano sulla protezione dello status quo. I tentativi di cambiare il sistema sono quasi impossibili dato che l’establishment politico controlla come vengono gestite le elezioni e come sono conteggiati i voti e l’establishment della stampa a scopo di lucro controlla addirittura quali candidati può ascoltare la gente. Nel corso della Rivoluzione francese, la stampa era diventata un quarto stato che denunciava gli abusi dell’establishment e sosteneva il cambiamento mentre la stampa americana di oggi promuove i valori dell’establishment e diffonde acriticamente la propaganda governativa. La verità è sparita. Quando gli amministratori delegati dei nostri istituti finanziari venivano messi alla gogna da una commissione del Senato, nessuno di quei personaggi dell’establishment ha avuto il coraggio di dire “Sì, siamo avidi e abbiamo approfittato delle opportunità che ci forniva la legge per aumentare la nostra ricchezza e abbiamo speso grandi somme di denaro per spingere il Congresso a far convertire in legge queste opportunità. Quindi, Senatore, se volete vedere i veri corrotti, andate nel bagno più vicino e guardatevi allo specchio.” Nessuno chiede perché i parlamentari, la maggior parte benestanti di proprio e che guadagnano di gran lunga più di 150.000 dollari all’anno, abbiano bisogno di un’assicurazione medica governativa e di piani pensione mentre molti cittadini americani comuni non hanno nessuna delle due. Nessuno fa domande riguardo a quei numerosi parlamentari che assumono, in un modo o nell’altro, i parenti. Nessuno chiede perché i parlamentari milionari si aspettano che la gente comune finanzi le loro campagne elettorali o ripaghi i debiti che ne derivano. L’unica conclusione che si può trarre è che diventare un parlamentare è una vocazione che ha un proprio tornaconto economico e nell’establishment. Benjamin Franklin provò a convincere la Convenzione Federale che l’incarico al Congresso non dovesse essere remunerato. Se solo ci fosse riuscito!

Se tutto questo non fosse abbastanza disgustoso, anche la stessa religione è stata corrotta. Per quasi quindici secoli le chiese in Europa hanno combattuto il peccato. Venivano promossi l’obbedienza al Decalogo e l’elusione dai Sette Peccati Capitali. Oggi il Diritto Cristiano americano, anche se sostiene la pubblica affissione dei Dieci Comandamenti, ha limitato le sue preoccupazioni morali verso la messo al bando dell’aborto e dell’omosessualità, la cui proibizione ha uno scarso fondamento biblico e la camera da letto non è il luogo in cui nasce la maggior parte dei problemi morali. Eppure non viene detto nulla in merito alle violazioni politiche e commerciali dei Comandamenti o sul commettere i Sette Peccati Capitali.

Quindi, la domanda a cui devono rispondere gli economisti è in quale mondo vogliamo vivere. Eppure questa domanda non è tra quelle su cui gli economisti indagano. Vogliamo vivere in un mondo in cui gli esseri umani esistono per il solo interesse delle istituzioni oppure vogliamo vivere in un mondo in cui le istituzioni esistono per il solo interesse del genere umano? Se gli economisti fossero costretti a rispondere onestamente, quanti di loro ammetterebbero che sceglierebbero la prima risposta? E se così fosse, che cosa si può dire di simili individui? Sono persone oneste e per bene, oppure no? Non conosco la risposta, ma alcuni li stanno apertamente definendo dei malvagi. Paul Bloom, un docente di psicologia a Yale, ha detto: “Il problema non è che gli economisti siano persone irragionevoli, è che sono persone malvagie” ((http://www.blogrunner.com/snapshot/D/5/0/economists_dissect_the_8216yuck_factor/ ). Gli economisti, naturalmente, respingeranno subito queste critiche ma esistono delle valide ragioni per considerarle attendibili. Innanzitutto, buona parte degli economisti appartiene all’establishment che porta avanti il proprio tornaconto economico, e molti di loro sono famosi per essersi arricchiti in modo piuttosto discutibile. Infatti, Greg Mankiw (http://gregmankiw.blogspot.com/2009/01/why-major-in-economics.html ) consiglia di laurearsi in economia perché la sua “curva di incremento dei salari è di 0,33 punti logaritmici e un incremento di 0,19 compresi i controlli occupazionali.” In secondo luogo, alcuni economisti hanno sostenuto che nessun sistema è immorale, solamente le persone lo sono, il che è una variante del noto aforisma utilizzato da chi si oppone al controllo delle armi: le pistole non uccidono, sono le persone a farlo. Anche se non ho sostenuto che il sistema economico è immorale, ma solamente che istituzionalizza e favorisce un comportamento immorale, quest’affermazione degli economisti non è probatoria. Come la pistola è uno strumento che permette l’esecuzione di un omicidio, il sistema economico è uno strumento che permette la pratica dell’immoralità. Ma se la società vuole ridurre o eliminare gli omicidi e la gente non può essere riformata, l’unica alternativa è quella di eliminare lo strumento, la pistola. Lo stesso vale per il nostro sistema economico. Se vogliamo, in generale, un mondo migliore per l’umanità, se vogliamo eliminare la vera e propria schiavitù e lo sfruttamento, e se non possiamo imbrigliare l’avidità degli attori economici, l’unica alternativa è quella di eliminare lo strumento abbandonando la teoria economica. Altrimenti non cambierà mai nulla e gli esseri umani continueranno a comportarsi in modo diabolico.

E la cosa più disgustosa è che alcuni economisti sostengono apertamente e sfacciatamente la più palese immoralità come un vantaggio. Nicholas D. Kristof scrive: “Anche se gli americani si indignano nell’ascoltare queste parole, la sfida cruciale nei paesi più poveri non sono le imprese che sfruttano troppe persone ma il fatto che non ne sfruttano abbastanza. Parlate con quelle famiglie nelle baraccopoli e vi diranno che lavorare un’azienda sfruttatrice è un sogno che accarezzano, una scala per uscire dalla povertà, il tipo di ambizione chiara seppur irreale che ovunque i genitori hanno per i loro figli.” Evidentemente Kristof non ha mai studiato logica e non ha mai sentito parlare del non sequitur. Fare domande alla gente che non ha alternative non è il metodo per valutare una situazione. La sfida cruciale per tutti i paesi è come cambiare il sistema economico consolidato in modo che le persone non debbano essere messe nella condizione di dover scegliere tra lavorare in una pericolosa baraccopoli o in un altro posto ancora peggiore. Avere la tubercolosi è meglio che avere un tumore ai polmoni ma nessuno dei due è apprezzabile. Un male minore è sempre un male, ed è altrettanto malvagio chiunque tenti di giustificarlo. Chiunque non capisca queste necessità ha bisogno di riorientare seriamente la sua bussola morale. E’ per colpa di persone come Kristof che la Teoria dei sentimenti morali di Adam Smith non ha goduto di una buona reputazione, perché una teoria morale basata sulla solidarietà difficilmente potrebbe influenzare gli indifferenti.

Esiste una reale speranza di cambiamento? E’ quantomeno incerto! Coloro che sono al comando, coloro che sono impregnati di immoralità e motivati dall’avidità quasi certamente non l’appoggeranno. E’ più probabile che tengano duro fino alla morte. Forse l’unica speranza, e potrebbe essere imminente, è il crollo totale dell’economia anglo-americana e le orribili conseguenze che comporterà a livello internazionale. Se dovesse accadere, forse l’altro mondo ne rifiuterà, con ribrezzo, la sua ricostruzione e ricomincerà da capo, rendendo le famiglie, non le istituzioni e le nazioni, le beneficiarie di tutta l’attività economica, eliminando la prevaricazione, l’avidità, lo sfruttamento, la corruzione e gli imperi che caratterizzano il mondo di oggi.

Smith, ideologie simil-religiose, Adam Smith, John Locke, Richard Reeb, Età dell’Illuminismo, Paul Bloom, Greg Mankiw, Nicholas D. Kristof

John Kozy
Fonte: http://globalresearch.ca/
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12038
26.01.2009

Traduzione di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • marcello1950

    IO cambierei il titolo, direi la realtà economica spegne le speranze degli idealisti, sia che sperino nella società perfetta del comunismo sia che aspirino ad un capitalismo compassionevole e perfetto senza cicli e senza crisi.

    Per togliersi le illusioni idealistiche basta guardare alla realtà economica delle economie pre capitalistiche, dove il 90 % della popolazione era di poveri condannati all’indigenza e nei periodi di carestia potava morire dal 10 al 20 della popolazione, e fino alla rivoluzione industriale anche in europa la mortalità infantile raggiungeva il 40 % la vita media era intorno ai 40 anni.

    cambiando discorso Per quanto riguarda l’illuminismo io ho guardato sempre con diffidenza l’eccessiva fiducia nell’intelligenza razionalità ecc. io ammiro molto lo spiirito pratico inglese ed il parlare come mangi, (illuminismo e rivoluzione francese che ha fatto altrettanti guai dei vantaggi che ha portato)

  • brezzarossa

    Bell’articolo, veramente. Logico e carico di conoscenza. Quasi quasi gli scrivo.