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IL CAPITALISMO ASSOLUTO E I SUOI OPPOSITORI

Intervista a Marino Badiale e Massimo Bontempelli

DI ALESSANDRO BEDINI
ecodibergamo.it/

Nei vostri libri muovete diverse accuse ai partiti della cosiddetta sinistra affermando che questa ha di fatto accettato il modello del capitalismo assoluto abdicando così alla propria funzione storica. Potete spiegarvi meglio?

“Capitalismo assoluto” è un’espressione che abbiamo introdotto per indicare la fase recente del capitalismo, nella quale il modello aziendalistico diviene l’unico modello accettabile di organizzazione della realtà sociale, ogni aspetto della vita sociale viene pensato in termini aziendali (investimenti, profitti), e il paese stesso non è più una nazione ma un’azienda, l’ “azienda-Italia”. Utilizzando i concetti della tradizione marxista, possiamo dire che in questa fase storica il “modo di produzione” capitalistico tende a coincidere con la “formazione sociale” (con la concreta società in cui viviamo), e il capitalismo diviene “assoluto” perché non si limita più a indirizzare la dinamica sociale ma permea ogni aspetto della realtà.
Questi sviluppi, che caratterizzano gli ultimi 25-30 anni, hanno portato a un profondo regresso rispetto alle conquiste che i ceti subalterni avevano conquistato nei trent’anni del secondo dopoguerra, generando una radicale perdita di diritti e redditi. E’ facile constatare che, in tutto il mondo occidentale, la sinistra non ha fatto nulla per combattere questi fenomeni ma anzi li ha fiancheggiati e favoriti. Più che lanciare accuse, nei nostri libri tentiamo di capire i motivi di questa rinuncia della sinistra al ruolo da essa sostenuto in una lunga fase storica, ruolo che era appunto quello di lottare per la giustizia sociale e l’emancipazione delle classi subalterne. Ci sono diversi ordini di spiegazioni. Sul piano storico ha inciso ovviamente la sconfitta di tutti i tentativi novecenteschi di superamento del capitalismo. Sul piano teorico, il punto decisivo secondo noi sta in una ideologia del progresso che pone la storia come fonte ultima di legittimazione dell’azione politica. Ma il culto della storia come fonte di legittimazione equivale al culto della forza, perché nella storia vince chi è più forte. E se è vero che la base della visione del mondo della sinistra è stata, in ultima analisi, il culto della forza, è chiaro che di fronte alla forza del capitalismo la sinistra doveva finire per convertirsi ad esso.

Altra tesi da voi sposata è che destra e sinistra sarebbero in sostanza la stessa cosa in quanto entrambe si rifanno al “totalitarismo neoliberista”.

Precisiamo che con “totalitarismo neoliberista” intendiamo la stessa cosa di “capitalismo assoluto”. Quanto al contrasto fra destra e sinistra, non neghiamo che fra di esse ci siano delle differnze, ma affermiamo piuttosto che tali differenze non riguardano nulla di essenziale per quanto riguarda il governo della società e dell’economia.
Sinistra e destra, come parti politiche che si alternano ai governi dei paesi occidentali, non hanno altro ruolo che quello di far accettare alla maggioranza della popolazione il regresso, la perdita continua di diritti, il peggioramento della vita che l’attuale organizzazione economica richiede.

Dunque che cosa dovrebbe fare oggi un elettore che per molte ragioni si sente ancora di sinistra?

Essere di sinistra ha significato essenzialmente due cose: lottare per la giustizia sociale e l’emancipazione delle classi subalterne, e lottare per il progresso e lo sviluppo economico. Per due secoli è stata possibile la sinistra perché le due cose (emancipazione e sviluppo) in sostanza correvano parallele. Oggi non è più così, oggi lo sviluppo capitalistico (l’unico sviluppo esistente) significa distruzione dell’ambiente, perdita di diritti, peggioramento della vita. Una persona che si senta ancora legata agli ideali di giustizia sociale ed emancipazione che furono della sinistra deve rompere con tutte le forze politiche di sinistra (ormai diventate attivi strumenti di de-emancipazione), e porsi nell’ottica della critica allo sviluppo, cioè di quella che oggi viene chiamata “decrescita”.

Accettando la sfida da voi lanciata di riuscire a leggere il presente come storia in che modo interpretate la crisi che stiamo vivendo? Siamo forse al collasso del capitalismo assoluto?

La crisi economica attuale è una crisi seria. Ci permettiamo di formulare una previsione: le voci ottimistiche che si sentono in questi giorni, sul fatto che il peggio è ormai passato, saranno secondo noi smentite entro l’anno. La crisi è seria perché discende dalle caratteristiche di fondo dell’attuale fase capitalistica: l’abbassamento del livello di vita delle classi subalterne ha creato in tutto il mondo occidentale un deficit di domanda solvibile, al quale si è tentato di rimediare con il credito facile, che a sua volta ha generato la bolla speculativa poi esplosa con le conseguenze note. Non siamo certo in grado di affermare che questa sia la fine del capitalismo, ma è molto probabile che la crisi segni l’inizio della fine per quella forma particolare di organizzazione che il capitalismo si è dato negli ultimi trent’anni (“globalizzazione”, “neoliberismo”). Cosa verrà dopo di questo non possiamo saperlo. Data la totale mancanza di forze politiche in grado di indirizzare la crisi verso forme di organizzazione sociale capaci di maggiore giustizia, è assai probabile che ciò che emergerà dalla crisi sarà un capitalismo più feroce e inumano di quello attuale, un capitalismo “alla cinese”, per intenderci. In ogni caso ci sembra che la crisi economica stia accentuando alcuni processi di crisi della civiltà occidentale che erano già in corso. Questa crisi di civiltà è il tema del libro al quale stiamo attualmente lavorando, libro che dovrebbe uscire nel prossimo autunno.

Alessandro Bedini
Fonte: www.ecodibergamo.it/
11.05.2009

Pubblicato da Davide

  • Comandante_Che_Guevara

    Pensieri condivisibili in toto quelli espressi dai due intervistati:in primis da
    sottolineare la veritiera affermazione che la Cina non e’ affatto un paese
    comunista ma la patria di un capitalismo ancora piu’ selvaggio di quello
    europeo e americano,anche se sembra impossibile.Le cose vanno chiamate
    col loro nome.Molto lucida poi l’analisi sulla situazione delle sinistre mondiali
    in genere,che hanno perso la capacita’ di rappresentare gli interessi degli
    umili e dei deboli,appoggiando in realta’ lo stesso modello che appoggiano
    le destre con alcune minime varianti.Guardando la situazione italiana,non
    riesco ad immaginare persone piu’ borghesi e reazionarie di un Di Pietro,
    di un Bertinotti,di un Massimo D’Alema.Sono davvero credibili come leaders
    di una rivoluzione costoro che frequentano i salotti bene con vestiti che
    costano quanto un operaio guadagna in un anno?Purtroppo manca in Italia
    e nel mondo una vera forza rivoluzionaria credibile,capace di opporsi ai
    disastri commessi in nome di questo capitalismo selvaggio che a parole tutti
    combattono ma poi tutti praticano.Negli anni 70 almeno c’erano le Brigate
    Rosse che,pur con tutti i loro limiti e i loro crimini,avevano un progetto
    di societa’ da sostituire a quello attuale una volta preso il potere.
    E dietro quella lotta armata,comunque la si pensi,c’erano fior di menti
    raffinate e fior di cervelli fini.Oggi invece ci dobbiamo accontentare dei
    no global che sanno solo incendiare le auto della povera gente e di
    Caruso che in quanto a dizione scadente e’ secondo solo all’onorevole
    Di Pietro.Che tristezza.

  • maristaurru

    Mi permetto di fare notare, in merito anche al commento precedente che secondo me, e posso sbagliare, non si dice affatto che la Cina non è un paese comunista, a me sembra che si dica che il comunismo in genere si è evoluto come normale e dal suo interno per sua caratteristica innegabile di privilegiare i rapporti di forza non poteva che non confliggere con il Capitalismo, arrivando ad attuare, come in Cina un Capitalismo “mascariato” dal Comunismo, un mostro secondo me, un misto di comunismo e capitalismo, un Ircocervo, cioè un male ancora più forte, assoluto e feroce.
    Sbaglierò, ma in genere a sinistra si continua a voler tenere gli occhi chiusi di fronte alla realtà, e questo è ancor più grave delle scemenze destrorse che almeno si mostrano per quel che sono “destrorse ” e quindi portatrici di certi interesse sbandierati e dichiarati contro cui ci si può opporre, e bene o male lo si fa, mentre da certa sinistra si porge alla gente, ai lavoratori , ai soggetti deboli, una mela bacata e velenosa per loro; questo da noi è addirittura più vero che in Cina, dove almeno non si distrugge lo Stato, visto come la casa comune e quindi, secondo la loro mentalità, nelle generazioni di là da venire, tutti ne avranno un vantaggio, cosa che lentissimamente avviene, non che sia il massimo dell’auspicabile, ma meglio che da noi dove lo Stato ed il patrimonio comune si lascia vengano mangiucchiati da topi voraci che si coccolano ed alimentano nella speranza dissennata di prendere prima e meglio il potere, e questo crimine viene compiuto senza remore, perchè si ritiene che buono ed il giusto sia tutto e solo da parte di alcuni… e qui siamo alla follia pura che non si ferma neanche di fronte alla evidenza, a me pare, ed in totale e dissennato dispregio per il bene comune di cui si fa strame in vista della conquista del potere di alcune oligarchie burocratiche, visto che anche distruggendo lo Stato, la casa comune, la cultura comune, si sta ottenendo solo un abbassamento pauroso della identità , dei diritti, delle salvaguardie, dei singoli cittadini, ormai sudditi, ma non dello Stato , bensì alla fine delle oligarchie burocratico/mafiose che lo stanno fagocitando..

    Il tutto frutto di idee e roba muffa che ha fatto i vermi, e che puzza da strozzo quindi, meglio chiudere gli occhi.

    Insomma , detta come la sento, a me pare che la sinistra di peccato in peccato, di collusione in collusione, di crudele indifferenza in crudele indifferenza, tesa ad additare gli altri “i nemici” senza guardarsi dentro e senza elaborare una coscienza di sè, stia avanzando verso una fine ingloriosa. E non c’è da gioirne, neanche per chi non è di sinistra ed abbia un minimo a cuore le sorti del paese e della agonizzante democrazia, su cui molti si riempiono la bocca, salvo saltarle come barbari sullo stomaco per interessi opachi (e la sinistra guardi anzitutto a se stessa), visto che sono anni che sbertuccia i difetti dei “nemici” e copre i propri, e così non si va da nessuna parte e si arriva a deformare qualunque fatto, qualunque scritto per piegarolo ai propri interessi

  • FreeDo

    E’ molto difficile essere disposti a cedere anche un solo pezzetto di cio’ che si ha. Da diversi anni mi chiedo se sara’ mai possibile un G100, nel senso di 100 paesi che possano permettersi il tenore di vita medio di noi occidentali. La risposta sicuramente e’ NO. Ormai sappiamo che la Terra non e’ un pozzo senza fondo. Le cosiddette forze di Sinistra di cui si parla nell’articolo ne sono perfettamente consapevoli e allora, per poter mantenere certi privilegi (nei confronti del resto del mondo), eccoli trasformati nel giro di pochi anni e appoggiare in maniera piu’ o meno occulta le politiche della globalizzazione.Insomma, io credo che anche noi in Italia ci sentiamo, di destra o di sinistra, parte integrante della cabina di comando (nonostante ne siamo il fanalino di coda), e ci rimane difficile scendere anche soltanto un gradino.D’altronde nel comune pensare dominante e’ da coglioni (come ebbe a dire il nostro Signore) andare contro i propri interessi. A richiamare a principi quali la Solidarieta’ e la Fratellanza si rischia di passare per patetici, tanto ne siamo lontani, ma d’accordo con quanto scritto nell’articolo (che condivido) e naturalmente portato verso quegli ideali di Giustizia Sociale cui si accenna, non posso che essere in sintonia con l’ottica della “decrescita”.

  • myone

    La cosi destta sinistra o comunismo, non e’ stato altro che cercare di partecipare agli introiti di chi guadagna, da parte delle forze lavoro.
    ma questa e’ stata solamente politica, e ci hanno mangiato sopra, come ci hanno mangiato sopra tutti gli altri.

    Si continua ad immettere danaro, ora meno ancora, piu’ mirato, per far sostenere un impianto, quanto basta per mangiarci sempre sopra, sia con gli utili che con il potere, che poi serve a conquistare il tutto ancora, di chissa’ quale egemonia, o sopravvivenza.

    I soldi, l’ imprenditoria, il vivere, la sopravvivenza, devono stare solo nel limite delle necessita’, e tutte le necessita’, devono essere prevalentemente fondate sull’ agricoltura, e il progresso, deve sostenere tale vita, come forza di sostegno.
    Il tutto, inserito in un contesto, che non dovrebbe uscire dalla propia provincia. Quindi, autonomia totale o quasi, e ridimensionamento, di tutto questo caos-casino, che sono i grovigli politici, di sistema, dicommercio, di produrre, e di come siamo organizzati a vivere… praticamente tutto alla cieca.

    Fai tutto come vuoi e come puoi, se ti riesce campi, altrimenti, il mondo va avanti lo stesso, sopratutto al peggio che non al meglio.

    Nessuna politica o modo di vivere che abbiamo, che non considera questo, e’ solutivo, ma perdente sempre di piu’.

    Ma ancora, l’ onda non ha finito il suo corso, e non lo finira’ mai, perche’ tutto e’ fondato su questa ottica di vivere, e tutto l’ impianto, non ha vie d’ uscita, ma mantiene il suo difetto, ampliandolo sempre di piu’, speculandoci sempre di piu’, e come un cappio al collo, stringendolo sempre di piu’.
    Fin che va va, domani non si sa’, ma melgio fare come sempre, finche’ l’ oggi ce lo permette.

    Anche qui, e’ una roulette russa.
    L’ infinocchiamento del dire e delle soluzioni ai problemi, e’ sola e pura ipocrisia di dialettica, quanto serve per far stare tutto fermo, e mangiare la carogna finche’ avanzi ne rimangono.
    Eh si, la carogna e’ l’ unica prospettiva, di questa nebbia mentale e umana che ci rimane, e che dovra’ essere.

  • FreeDo

    A me sembra che anche tu “dici” e proponi “soluzioni ai problemi”, non ti sembra?

  • ottavino

    E’ impossibile essere “contro il capitalismo” all’interno del capitalismo!! Infatti le forze politiche si limitano a fare come se fossero dei venditori al mercato: cercano di offrire di più al cittadino. Chi voterebbe una forza politica che offre più povertà per tutti? Eppure di questo si tratta….

  • Truman

    La destra è povertà. Il capitalismo selvaggio vuol dire povertà per tutti. Molta gente se ne sta rendendo conto in questi giorni. Nel gioco del mors tua vita mea alla lunga tutti perdono.

    Si può invece puntare ad un equilibrio armonico con l’ambiente dove tutti vivano meglio. Questa è la ricchezza della sinistra. Ma con sinistra non intendo i partiti esistenti oggi in Italia.

    La politica non è un gioco a somma zero. Si può vincere in molti ed anche perdere tutti. Valga come esempio la quantità di denaro spaventosa che viene spesa per le guerre e la cosiddetta “sicurezza”. Tutto denaro che potrebbe far vivere bene miliardi di persone.

  • Comandante_Che_Guevara

    In linea puramente teorica cio’ che dice Truman e’ vero,la destra difende
    gli interessi individuali e i privilegi acquisiti,la sinistra “dovrebbe” difendere
    gli interessi della collettivita’,questo in tutto il mondo.Peccato che nel 99 per
    cento dei casi qualunque governo,qualunque regime,qualunque rivoluzione
    nella realta’ finiscano per favorire gli interessi di pochi e di poche elite
    a scapito della moltitudine e spesso i nobili ideali diventano il paravento
    dietro il quale si nascondono i piu’ feroci e biechi dittatori(ricordo che lo
    stesso Hitler comincio’ fondando l’nsdap che era un partito di sinistra
    che riuniva buona parte del proletariato e dei lavoratori tedeschi.).