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IL CANADA ANCORA UN “RIFUGIO DAL MILITARISMO”?

DI MARK NYKANEN

NELSON, B.C. (Canada) – Giusto due mesi prima che il reporter Bob Woodruff ed il suo cameraman Canadese Doug Voigt fossero gravemente feriti da una mina sul ciglio della strada in Iraq, Woodruff era sul set del notiziario ABC evening news esponendo un filmato sugli obiettori di coscienza a Nelson (C.B.).
La pittoresca cittadina di montagna, dove gli attori Steve Martin e Daryl Hannah facevano capriole nel film “Roxanne”, è diventata il centro di ritrovo degli obiettori statunitensi, che stanno organizzando il primo incontro fra i disertori dell’era del Vietnam e gli obiettori di coscienza della più recente guerra in Iraq. L’incontro è programmato per luglio.

Nella sua introduzione Woodruff spiegava che nel periodo della guerra del Vietnam, circa 125.000 americani erano emigrati in Canada, “Il più grande esodo politico nella storia degli U.S.A.” secondo l’opinione di John Hagen, professore della Northwestern University, riportata nello stesso filmato.

Woodruff ha inoltre fatto notare che anche dopo tanti anni, centinaia di questi obiettori continuano a trasferirsi al nord del confine, e molti sono sulle montagne Kootenay che circondano Nelson.

L’organizzatore di questo finesettimana di incontro, Seattleite Isaac Romano, dice che all’evento di luglio verrà accolta una nuova generazione di disertori dell’esercito U.S.A. “Crediamo sia essenziale dare loro una mano perché sono un modello di non-violenza in un periodo che chiede, a gran voce, soluzioni non violente al conflitto”.

Sin dall’inizio dell’invasione dell’Iraq, si stima che oltre 100 militari in servizio presso l’esercito U.S.A. si siano rifugiati in Canada. Alcuni di loro hanno denunciato la diffusa uccisione di civili che ha avuto luogo durante la guerra, nella quale tutti gli statunitensi, inclusi giornalisti come Woodruff, sono diventati possibili obiettivi.

I colleghi di Woodruff dicono che, pochi giorni prima di essere ferito alla testa ed essere quindi ricoverato, aveva “provato” la guerra in Iraq sulla sua pelle. Quando la mina è esplosa, si trovava perlappunto “sulla scena” sul retro di un veicolo blindato iracheno. Stava girando una ripresa “stand-up”, ossia, in gergo televisivo, una ripresa del corrispondente, mentre alle sue spalle lo seguiva un covoglio di 8 Humvees perlopiù statunitensi.

Come la maggior parte dei giornalisti Woodruff sperava di raccontare invece di diventare lui stesso una macabra notizia di primo piano.

Il fatto che i media abbiano parlato tanto di lui, mentre la maggior parte dei soldati uomini e donne hanno sofferto in anonimato, non fa onore al modo in cui questa guerra è stata riportata. Ad oggi, sono stati feriti circa 17.000 soldati statunitensi, ma “feriti” trasmette ben poco degli orrori che giovani uomini e le donne hanno dovuto sopportare combattendo questa guerra. Mentre il rapporto morti/feriti è solo di 1 su 10 – contro 1 su 4 in Vietnam, e 1 su 3 nella seconda guerra mondiale – la gravità delle “ferite”, in questo caso è spesso raccapricciante.

Il 20 percento dei feriti, come Woodruff, ha subito lesioni al collo ed alla testa, che possono includere danni cerebrali irreversibili. E molti altri riportano più di una ferita, con combinazioni orribili: lesione spinale con fratture facciali, alle braccia o alle gambe, cecità con la perdità dell’udito, impedimenti gravissimi della nutrizione e della respirazione.

L’orrore delle ferite multiple, insieme ai gravi disturbi emotivi che ne conseguono, hanno obbligato la Veterans Administration ad aprire il Polytrauma Rehabilitation Center a Tampa.

È stata rivolta molta meno attenzione alle decine di migliaia di donne e bambini iracheni che si stima siano stati uccisi in questa guerra e il numero di vittime potrebbe essere molto più alto. La famosa John Hopkins Bloomberg School of Public Health ha stimato 100.000 vittime, e i risultati di questo studio sono stati pubblicati 16 mesi fa. Ma nelle ultime settimane sembra che siano aumentate le uccisioni, mentre l’Iraq scivola sull’orlo di una guerra civile.

È strano che metà degli iracheni intervistati appoggino attacchi contro le truppe statunitensi presenti sul loro suolo?

È chiaro che i cuori e le menti degli iracheni sono andati perduti, così come andarono perduti quelli dei vietnamiti di fronte alla precedente generazione di guerrafondai.

A Nelson, la bella cittadina presentata nel filmato di Woodruff, i preparativi per il weekend di riunione procedono senza sosta, dopo il via libera del senatore del South Dakota, George McGovern.

E nel frattempo altri disertori fuggono in Canada. Alcuni vivono nascosti, altri chiedono protezione ufficiale dal governo canadese, molto riluttante a prendere la stessa posizione di un precedente premier, Pierre Trudeau, che più di 30 anni fa disse “Coloro che decidono con coscienza di non partecipare a questa guerra… hanno la mia completa simpatia, ed infatti la nostra linea politica è stata dare loro libero accesso al Canada. Il Canada dovrebbe essere un rifugio dal militarismo”.

L’organizzatore Romano dice che alcune tra le maggiori emittenti, come la ABC news, gli hanno assicurato di esser lì in luglio per coprire l’evento. Ma tristemente, il giornalista che molto probabilmente non potrà riportarlo, sarà proprio la vittima più famosa dell’ultima guerra degli U.S.A. Bob Woodruff.

Mark Nykanen ha vinto 4 volte l’Emmy Award per il giornalismo ed è l’autore di 3 romanzi.

Mark Nykanen
Fonte: http://seattlepi.nwsource.com/
Link: http://seattlepi.nwsource.com/opinion/262419_resist10.html
10.03.2006
© 2006 Seattle Post-Intelligencer

Traduzione per www.comedonchsiciotte.org a cura di MATTEO CANONICO

Pubblicato da Olimpia