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I SACRIFICABILI

DI URIEL FANELLI
Kein Pfusch

Non so se avete notato, ma ultimamente

si parla sempre più frequentemente di “Patrimoniale”.

Prima erano solo quelli del Sel, poi anche nel PD hanno rotto gli indugi,

poi si sono uniti i centristi, e alla fine anche nel governo qualcuno

inizia a mostrarsi possibilista. Come mai questo cambio di rotta?

Il punto è essenzialmente, che la distribuzione della ricchezza è diventata, nel tempo, assai

poco lineare.

Il sistema italiano beneficia l’età (perché venendo meno la progressività del sistema fiscale – troppe

tasse su merci e aziende e poche sui patrimoni personali – chi ha accumula

rendita) e beneficia chi già possiede delle posizioni di rendita, proteggendole

ad oltranza e scaricando il carico fiscale su tutti gli altri.
Nel tempo, questo seleziona una piccola

minoranza – minoranza che diventa sempre più sparuta col passare

degli anni – che possiede gran parte della ricchezza.

Quando parlo di ricchezza non intendo

“possiede un’azienda”: l’azienda può andare bene o male,

può fallire o prosperare ed è soggetta a rischio. Intendo un gruzzolo,

una montagnola di ricchezze che NON corre rischio alcuno: soldi in banca,

investimenti in fondi bilanciati, immobili, terre, etc.

Oggi come oggi la media delle “ricchezze”

degli italiani è di oltre centomila (!) euro/famiglia. Ma si tratta

di una media di Trilussa: la distribuzione è così sbilanciata che

in pratica quasi tutta questa ricchezza appartiene al 10% della popolazione.

Il resto “galleggia” attorno allo zero, più o meno dieci/quindicimila euro.

Come tutte le situazioni, questa situazione

ha pro e contro. La situazione di pro è che può nascere

una cosiddetta “economia del lusso”. L’economia del lusso

è quell’economia per la quale tutti inseguono questo 10% di clienti,

e il resto viene lasciato a prodotti di importazione e/o di scarso valore,

oppure si indebita per possedere l’ultimo cellulare di Apple.

Questo produce, ovviamente, una desertificazione

industriale (nel senso che lo sforzo non è tanto quello di produrre,

ma quello di convincere quel 10% della popolazione a comprare ed il

resto ad indebitarsi per comprare, cioè Marketing) unitamente ad un

crollo dei margini di contribuzione per la catena di distribuzione.

In una economia che si chiama “economia

del lusso” ci sono POCHI rivenditori (ed essere in questa cerchia

è, a sua volta, una rendita) che possono fare alti margini vendendo

ai pochi ricchi. Il resto fa margini bassissimi e viene distrutto dalla

grande distribuzione, oppure è legato all’indebitamento del cliente,

cioè orbita attorno agli istituti che fanno credito al consumo.

Il vantaggio di questa economia è

quello di autosostenersi e di caratterizzarsi sempre di piu’. Se osserviamo

gli ultimi 20 anni di economia italiana, notiamo che (mano a mano che

si va avanti) la ricchezza degli italiani è concentrata in un numero

di mani sempre più piccolo. Oggi, “tagliando” il 90% della

ricchezza otteniamo poco meno del 10% della popolazione.

È facile proiettare che, con l’andamento

attuale, entro cinque anni il 90% della ricchezza sarà in mano al 5%

della popolazione, che rappresenta un limite oltre il quale normalmente

avviene il collasso industriale: le probabilità di incontrare un cliente

per un bene di qualità o per un servizio avanzato sono così basse

(e la fila così lunga) che di fatto conviene produrre per stranieri

oppure darsi ai consumi di base.

In pratica, una volta iniziata una

“economia del lusso” (1) si ha una restrizione della base

di clienti. Questo produce per selezione la fuga dei produttori verso

altri mercati, o la loro chiusura. Questo concentra i soldi nelle mani

dei pochi produttori che ancora vendono, i quali alzano i prezzi, e

il risultato finale è che alla fine rimangono pochissimi produttori

di generi di lusso, pochissimi ricchi, pochissimi venditori specializzati

e fidelizzatissimi, e il resto langue.

Anche sul piano finanziario le cose

non vanno meglio. Un 10% della popolazione ha molti liquidi da gestire

e ha molti immobili, cioè è molto solvibile. Il resto fa

debiti per uno stile di vita che non può più sostenere altrimenti.

Ci sono allora due settori che le banche trovano PIÙ vantaggiosi che

il credito alle imprese:

Il credito al consumo. Prestiti a coloro

che comprano cose che NON possono permettersi, ivi compresa la casa.

Gestione patrimoniale. Private bankers,

brokering & co., gestione di portafogli e di investimenti azionistici.

Ovviamente, non c’è più

posto per i finanziamenti alle imprese. Essi sono rischiosi, mentre

finanziare un ricco non è rischioso. Essi sono onerosi, perché

le imprese chiedono molti soldi e in caso di fallimento non torna nulla:

meglio prestare 800 euro per un iPhone ad un poveraccio che comunque

li pagherà.

Così, l’economia del lusso si autosostiene

e produce sé stessa tra gli effetti della propria esistenza.

Adesso andiamo ai “contro”.

C’è un limite oltre il quale i ricchi sono troppo pochi.

Sono troppo pochi per la catena produttiva,

i cui prodotti devono essere così esclusivi da colpire i ricchissimi,

MA hanno solo un 5% di probabilità che passi un cliente. Sono

troppo pochi per le banche, che non possono vivere solo gestendo il

patrimonio altrui, perché altrimenti il patrimonio altrui diventa azionista

di maggioranza. Oggi le banche scalabili in Italia sono troppe e, a

mano a mano che i ricchi diventano più ricchi, il pericolo aumenta.

Mano a mano che il tasso di disoccupazione

aumenta, il credito al consumo cala, e anche i mutui vengono erogati

con sempre maggiore difficoltà. E c’è un limite alla quantità

di immobili ALTRUI che le RE sono disposte a gestire.

Così, ad un certo punto questa piccola

minoranza diventa scomoda, e tutti gli attori iniziano a pensare con

nostalgia ai bei tempi del ceto medio.

D’altro canto, ed è quello che

stiamo vedendo oggi, al calare del numero di ricchi aumenta sempre di

più il “who cares of them?”. Perché questo è il punto

di oggi ed è il punto che ci porta alla questione “Patrimoniale” e al default.

Chi è, di preciso, nelle condizioni

di considerare il default come l’apocalisse dei propri beni? Chi ha

MOLTI soldi investiti in BTP, chi ha MOLTI soldi investiti in banca,

chi ha MOLTI liquidi gestiti dalle banche (private bankers & co).

Ma queste persone sono oggi il 10%

della popolazione. Sono essenzialmente il 10% dei consumi “di base”.

Cento persone che entrano in pizzeria a comprare una pizza riempiono

la pizzeria. Una persona che entra al ristorante a mangiare caviale

è un cliente solo in un giorno.

Se io ho una casa, una automobile,

per dire, il ricco che guadagna 1000 volte più di me NON ha

mille case, mille automobili. Ha UNA casa molto costosa e UNA automobile

molto costosa. Il che può equilibrare il conto di alcune industrie,

ma UNA casa molto costosa ha ancora bisogno di UN notaio che ne faccia

l’atto, mentre MILLE case sfamano MILLE notai. UNA auto molto costosa

ha bisogno di UN meccanico e di UN benzinaio, mentre MILLE utilitarie

sfamano mille meccanici e mille benzinai.

La morale della storia è che

anche sul piano macroeconomico questa piccola minoranza è sempre

più irrilevante. I ricchi sono diventati così pochi che,

paradossalmente, possiamo fare a meno di loro.

Sono stato in Italia, ultimamente,

per le mie ferie. Nonostante si continui a parlare di “crisi”

ho visto gente fare lo stesso stile di vita che ho io. Ma il problema

è che lavorando in Germania la mia retribuzione attuale è MOLTO

più alta della loro. Cosa permette ad un carabiniere che guadagna 1500

euro/mese di fare un certo stile di vita nonostante la crisi? Cosa permette

ad un fornaio (2) , nonostante la crisi dei negozianti, di andarsene

allegramente in giro griffato?

La domanda ha una semplice risposta:

la crisi finanziaria (e di riflesso immobiliare) colpisce e sta colpendo

duramente il 10% della popolazione. Il resto continua a galleggiare

-magari non benissimo- esattamente come prima.

Dopo il mese nero di Agosto, che ha

massacrato le borse europee e quella di Milano, mi aspettavo quello

che vidi dopo gli affari Cirio/Parmalat/Tango. All’epoca avevo ancora

un help desk e parlavo con altri professionisti (molti clienti) e titolari

di imprese. I quali non mi raccontavano che di gente che aveva avuto

la liquidazione mangiata, i risparmi di una vita mangiati, l’eredità

del nonno mangiata. Era il ceto medio massacrato.

Oggi assisto a una catastrofe di dimensioni

ancora peggiori, ma non incontro quasi mai gente massacrata in quel

modo. Il motivo è che nonostante lo stile di vita, NESSUNO di questi

ha il TIPO di capitale che viene massacrato.

Ai tempi di Cirio/Parmalat/Tango, le

vittime erano risparmiatori. Oggi sono persone che fanno private banking:

ma il private banker inizia ad accettarvi come clienti attorno ai 500.000

euro. (Alcuni di bocca buona scendono sino ai 150.000, che io sappia,

tipo Mediolanum). Così, tra quelli che conosco, NESSUNO è stato falciato

dalla tempesta di agosto, mentre anni fa, di quelli che conoscevo, quasi

un terzo era alle lacrime. E per cifre che erano molto inferiori.

Il solo personaggio inficiato (che

ha, ultimamente, la faccia MOLTO scura) è uno che mi ha detto

“eh, certe volte invidio chi non ha niente, come te, che non ha

preoccupazioni”. Ma io non mi reputo uno che “non ha niente”:

alla mia famiglia non manca nulla, direi. Dunque, che cos’è che io

NON avrei? Quello che NON ho sono, ovviamente, i 500.000 che lui ha

da un private banker, e che teme di perdere.

Quindi si, siamo arrivati al punto

in cui I RICCHI hanno paura. I RICCHI temono.

Sicuramente anche la famiglia che ha

le “poche” migliaia di euro da parte si preoccupa. Si preoccupa

a mio avviso a vanvera. Se consideriamo l’andazzo delle crisi, 2001/2005/2008/2011,

la stragrande maggioranza di questi soldini li avete fatti in pochi

anni. Esisteranno delle eccezioni, ma dovete rendervi conto che -sebbene

lo abbiate sudato faticosamente- quel gruzzoletto ve lo siete fatti

in pochi anni.

Se pensate a questi ricconi, che sono

anche anziani, quel 10% della popolazione il gruzzolONE se lo è fatto

in UNA VITA. Il che significa, essenzialmente, che mentre voi (=noi)

possiamo ricostruire la perdita in 5/10 anni, loro NON possono.

Adesso torniamo alla patrimoniale e

al default. Se il paese andasse in default, ovviamente questi ricconi

sarebbero rovinati. Ma sanno anche di essere soli. E sanno che nessuno,

o quasi, si accorgerebbe di loro.

Il loro numero esiguo li rende sempre

MENO attraenti per la politica. Specialmente se si tornasse ad un proporzionale

puro. Il loro numero esiguo li rende sempre MENO attraenti per il commercio.

Il loro numero esiguo li rende sempre MENO attraenti per l’industria.

I disoccupati, che sono circa l’ 8.5%

della popolazione, pesano ormai quanto i ricchi. Ai tempi del ceto medio,

la fascia dal “benestante” in su pesava quattro volte i disoccupati

sul piano politico, e quasi venti volte sul piano del commercio e dell’industria.

Così, oggi i ricchi scoprono di essere

“il maiale più grasso il primo di Dicembre”. È il primo

di dicembre perché si deve uccidere un maiale. E loro sono il solo maiale grasso.

Le loro lobby hanno tentato -inutilmente-

di indicare la casta dei parlamentari come -il maiale grasso- così

come hanno tentato di indicare nei beni dello stato quelli che pagano

il conto. Ma i parlamentari sul piano politico sono MOLTO più robusti

– né si può far cadere il governo oggi, arriverebbe subito il default

che loro stessi temono- e i beni dello stato sono inventariati così

male che solo per stimarne il valore ed avviare le procedure di vendita

occorrerebbero ANNI.

Così, si parla di patrimoniale. Il

ricco SA che se arriva il default perderà tutto, e sa che, anche

se il paese ricomincerebbe a correre di 90 miliardi l’anno (gli interessi

che NON pagheremmo più) alla sua età non potrà più riaccumulare

daccapo i soldi che aveva. Così è -bontà sua- oggi più disposto

a pagare una patrimoniale che scongiuri il pericolo di perdere TUTTO.

Ma dimentica forse una cosa: che la

patrimoniale l’ha già pagata ad agosto. Che vada a vedere i suoi

investimenti in borsa, e ci faccia sapere. Gli rimangono gli immobili,

ma -nonostante le euforie- se tentasse di ricapitalizzarli avrebbe cattivissime

sorprese. Il loro valore è solo sulla carta.

Così oggi questo 10% si trova

in una situazione molto critica: o il governo fa una patrimoniale da

300 miliardi in su – l’unico modo per tagliare il debito – oppure la

patrimoniale la farà il mercato, che ha già iniziato ed è a buon punto.

I giornali della “finanza bene”

stanno ancora patrocinando la svendita dei tesori industriali di stato,

ma noto che ultimamente non lo dicono più. Poco prima, infatti, era

quasi certo che svendendo ENI sarebbe finita in mano a BP. Così i servi

degli angli proponevano ogni giorno di vendere ENI. Oggi, però, abbiamo

un ministro che parla coi cinesi, i paesi del BRIC che annunciano investimenti

in Italia (e no, non compreranno BTP , compreranno industrie) , e un

premier che la prossima settimana va in Russia. Il padrone ariano non

è più AFFATTO sicuro che ENEL, ENI &co finiranno in mano sua,

anzi. E così, anche questa ipotesi viene pronunciata a voce sempre

più bassa. ENEL interessa ai francesi, ma sarebbe un disastro se finisse

in mano a cinesi, brasiliani, indiani o russi. E faccio notare che

non sappiamo ancora come si muoverebbero i fondi sovrani arabi.

Morale: ci resta solo da ammazzare

il maiale. Il maiale sono quei 10% che possiedono tutto. E che stanno

iniziando ad accettare di perdere qualcosa perché temono di perdere tutto.

Sfortunatamente (per loro), Berlusconi

si oppone all’idea di patrimoniale. E così, anziché perdere qualcosa

rischiano di perdere tutto.

Nell’indifferenza collettiva di gente

che nel bel mezzo della crisi e del default continuerà come se

nulla fosse, mentre loro se ne stanno a piangere per le perdite.

È lo svantaggio di essere il 10% di

maiali grassi, quando si avvicina dicembre.

Forse era meglio quando c’era il ceto

medio, eh?

Note:

(1) L’economia del lusso fu la risposta

alla prima crisi economica del 2001. Da lì in poi, il baratro.

(2) Mi riferisco ad una cerchia casuale, cioè ai genitori dei compagni di classe di mia figlia che

ho incontrato a diversi “eventi sociali tra mamme”, per via della ONLUS

fondata da Lady Uriel.

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14.09.2011

Pubblicato da supervice

  • ericvonmaan

    Mah, il problema è molto complesso. Prima di tutto, secondo me, il 10% dei “veri ricchi” (non chi magari percepisce un paio di affitti da due appartamenti avuti in eredità dal nonno, parlo di chi la manda veramente) si è già ampiamente “parato il culo”, ovvero ha trovato il modo di salvare il suo patrimonio o trasferendolo all’estero in lidi più sicuri o trasformandolo i a tempo dovuto in asset più sicuri, che comunque ci sono anche in questo momento di grande travaglio… i grandi ricchi da tempo hanno trovato le scappatoie per cadere in piedi.
    Chi rischia veramente è invece quel che rimane della “classe media”, in grado vivere ad un livello di benessere dignitoso, senza lussi ma anche senza particolari problemi economici… due soldi fatti con il lavoro e magari con un pochino di eredità dai genitori o dai nonni… questi sembrano essere il bersglio delle ipotesi di recupero dei soldi, e non è assolutamente giusto.
    Per 50 anni abbiamo portato avanti politiche fiscali che privilegiavano i grandi ricchi, permettendogli di dichiarare legalmente redditi imponibili molto più bassi del loro tenore di vita reale… d’altronde “il commercialista” è una figura tipicamente italiana (all’estero manco sanno cos’è, la dichiarazione dei redditi ti aiuta a farla – GRATIS – un impiegato del comune), e serve proprio per “pagare il meno possibile” grazie alla farraginosità delle leggi e delle regole.
    Nel frattempo si è caricato di tasse IL LAVORO e la vera imprenditoria, stimolando così gli imprenditori a delocalizzare.
    E adesso cosa vogliamo fare? Chiedere 5/10.000 euro a qualche migliaio di famiglie “benestanti” mentre i veri ricchi continuano a dichiarare redditi “in perdita” grazie al nostro sistema iniquo, e a fare le loro vacanze sul lussuoso yacht ancorato a Montecarlo o in Sardegna?
    Qua o si riscrive da zero il nostro “sistema di vita” e le regole sociali che lo governano o si va a fondo. Perchè ogni “cura” sarà sempre più iniqua e quel 10% di VERI RICCHI se la riderà alle nostre spalle.
    Ci sarebbero molte cose da dire sulla legalità o meno del debito che dovremmo pagare, altrettanto ci sarebbe da dire su questo modello sociale che, lo sappiamo tutti, ha arricchito i più ricchi e impoverito gli altri, falcidiando la classe media. Di questi problemi non parla nessuno? Si pensa solo al contingente per tirare a campare ancora un po’? Da quanto sento dai nostri patetici politicanti, sembra di si. E allora, qualsiasi cosa succeda, patrimoniale o default parziale o totale, saranno ancora e sempre le classi basse me medie a rimetterci, mentre i ricconi continueranno a divertirsi sui loro yacht.

  • RicBo

    Ma che articolo superficiale, del tutto ignorante della complessità del problema. Sembrano chiacchiere da bar riportate su carta.
    I ‘ricchi’ avrebbero paura? Ma figuriamoci, hanno già da tempo protetto i loro patrimoni mobili per mezzo di grandiose fughe di capitali, ed immobili grazie alla garanzia della mafia che la bolla immobiliare in Italia non scoppierà per i prossimi 20 anni almeno.
    Se l’autore nota uno stile di vita paradossalmente ancora alto di quello che rimane della classe ‘media’ è perchè si sta dando fondo ai risparmi delle famiglie accumulati in 50 anni. Tra 6-7 anni ne riparleremo.

  • Truman

    Grande Uriel.
    Anche lui si è reso conto che questa è l’Apocalisse dei ricchi, non delle persone comuni.

    E allora, se dobbiamo uccidere il maiale, sacrifichiamolo, oppure aspettiamo tranquillamente il default, tanto il grosso del danno lo pagheranno comunque loro.
    Nel frattempo non è male tenersi liquidi (avere sempre un po’ di denaro contante) ed avere un po’ di generi alimentari di scorta.

  • Hamelin

    Articolo tra il banale/ovvio e una visione alterate dello stato di cose.
    Cade nel banale quando è palese che il sistema industriale capitalistico si basa su consumi di massa e produzioni di massa , ergo è ovvio che quando una nicchia si accaparra il 1000% del potere di acquisto a discapito delle masse che perdono il 99% del potere di acquisto se non si ricorre al debito per colmare il gap del potere di acquisto delle masse il sistema va a signorine di facili costumi . ( E’ quello che è fondamentalmente accaduto negli ultimi 30 anni…)La visione alterata sta nel fatto che lo Stato batte cassa sulla massa per salvare i ricchi in effetti ( salvare la finanza e i cartelli lobbisti/oligopoli ) , quindi lo stato spolpa i riparmiatori da reddito lavorativo per salvare quelli da rendita finanziaria speculativa.
    Se uno speculatore/rentiers perde i soldi non è un dramma in quanto sono frutto non del lavoro ma di guadagni derivanti da rendite e gestione ( sfrutta la richezza del lavoro prodotta da altri…) quindi se gli va male sopravvive ugualmente( In quanto perde l’eccesso). Se un lavoratore da reddito fisso viene tassato e perde ancora potere d’acquisto ha un grave danno sulla capacità di risparmio che lo proietta nella soglia di povertà al primo inconveniente=Non sopravvive .
    E’ errato definire quindi che il ricco perde tutto , in quanto perde solo l’eccesso delle sue sostanze.
    Nella conclusione dell’autore quindi starebbe peggio il ricco mentre piangendo per le perdite borsistiche si consola con un paio di bottiglie di Moet che il povero che perde il lavoro , la casa e che deve andare a vivere sotto i ponti…Visione alquanto stravagante dal mio punto di vista…

  • stefanodandrea

    Sono in linea di principio d’accordo. In realtà, in caso di uscita dall’euro e dafault, per due o tre anni, avremmo disoccupazione in aumento del 10%, decrscita del 15% del PIL e tagli agli stipendi. Ma poi ripartiremmo alla grande, recuperando in pochi anni (altri due o tre) la posizione che avevamo e moltiplicando le possibilità (che oggi non abbiamo). Mentre il capitale detenuto dai ricchi (titoli, immobili, marchi, brevetti, ecc.) si svaluterebbe enormemente. Escluso che si debba espropriare il capitale (vecchia idea che ha fatto il suo tempo), non resta che la svalutazione del capitale messo a rendita e il divieto di delocalizzazioni (oltre che monipoli pubbllici in molti settori e altro ancora). A me sembra così semplice. Ma evidentemente non lo è.

  • borat

    ciao uriel, mi piace come scrivi e le tue idee sono anche originali.

    Il tuo ragionamento però non mi garba del tutto per via del fatto che se permettiamo ad una quota maggiore di popolazione di accedere ai consumi, come avviene ora nei cosiddetti BRIC, la cosa diventa insostenibile dal punto di vista energetico ed ambientale e poi non vogliamo più tornare a fare la fila al casello di riccione o di san michele all’adige come negli anni 80.

    detta in un altro modo, sarebbe meglio per tutti avere solo 10 benzinai invece che 100 ma in quei 10 che hanno la macchina vorrei continuare ad essere anche io

  • oldhunter

    Concordo.
    Oltretutto ci sono dati che fanno pensare a una grande ricchezza sommersa e a una quantità di nero enorme. Si legga: http://www.vita.it/news/view/113430

  • ericvonmaan

    Non credo che “vietare” la delocalizzazione porterebbe a dei risultati, piuttosto sarebbe meglio fare delle politiche fortemente incentivanti, cosa che purtroppo NESSUNO ha fatto mai fino ad’ora. Per le altre cose concordo, soprattutto il controllo statale su quei settori fondamentali per la qualità della vita… ma dove sono i politici che propongono queste soluzioni???

  • oriundo2006

    Mi sembra che i commenti evitino di entrare nel merito del problema fondamentale: perchè chi ha di più DEVE pagare ? E, soprattutto poi, il rimedio può risolvere il ‘male’ ? Innanzitutto, perchè un cittadino deve accettare questa ‘punizione’ economica di fronte ad un comportamento sinora consentito, anzi lodato, il ‘risparmiare’ per investire piuttosto che dissipare per godere ? Il meccanismo soggettivo centrale dell’accumulazione SALTA. Chi investirà più ? E poi, il ‘liberismo’ attuale non ha forse resecato i legami tra GLI INDIVIDUI IN MODO TOTALE, sopprimendo qualsiasi velleità ‘socialista’ o ‘comunista’, fonte dell’obbligo appunto di solidarietà, anche coatta, nei confronti degli altri ( ritenuti ‘povere ‘cicale’ volenti o nolenti, colpevoli o meno ) ? Pagare implica quindi pagare non solo e non tanto per i cittadini ‘altri’ ( comunque propri ‘simili’, uguali di fronte alla ‘legge’ ) ma soprattutto per lo stato, entità autonoma e astratta, dai caratteri assolutamente impersonali e che può assimilarsi quasi agli attributi ‘divini’ nella sua logica assolutista e arbitraria ( saltiamo il caso di chi cittadino non è, ma che si trova comunque qui in Italia ). Dunque: perchè pagare a favore di un ente ESTRANEO E NEGATIVO, che dissipa e favorisce la cancrena che mina la nostra società ? La risposta assertiva non ha altra base che nella forza coattiva dello stato, che peraltro è quasi-insolvente. Dunque, lasciatemelo dire, è assai debole. Anche e sopratutto per il pessimo ESEMPIO dato da chi lo incarna, ma anche per la crescita dell’individualismo, come prima detto. Morale: SI POSSONO PREVEDERE ampi e giustificati movimenti di RENITENZA o di DESISTENZA, che contribuiranno in modo decisivo al DISFACIMENTO dell’Italia. Oppure, in subordine ma non troppo, esodo ‘biblico’ di parte della classe media ‘affluent’ verso paesi esteri, con armi e bagagli appresso e non più solamente i capitali ( anche la classe media è cambiata…). Oppure, soluzione da commedia all’italiana già abbondantemente vista, pagamento delle sovraimposte così ripartito: nord 80/90 per cento, centro 60/70, sud 30/ 40 max 50%. Cioè per finta. E anche così la nostra ‘societas’ crolla. Il rimedio è peggiore del male, a giudizio mio. E questo perchè in realtà non possiamo più pagare, essendo in via di esaurimento il meccanismo OGGETTIVO dell’accumulazione. Possiamo ‘cannibalizzarci’, questo sì, ma poi ? ( prescindo se sia ‘giusto’ che la ripartizione della ricchezza sia così sperequata: ma lo è perchè il meccanismo dell’accumulazione sin ora vigente lo richiede, buoni o cattivi che siano i ricchi ). Cercasi altre soluzioni. Possibilmente prima della chiusura totale della baracca.

  • littlepaul1967

    E dove sarebbero tutti questi “risparmioni” della classe media?

  • littlepaul1967

    Abbastanza d’accordo sulla fuga di capitali, ma spiegami solo come funzionerebbero le garanzie della mafia, perchè questa proprio non l’ho capita… Se il 10-20 % degli immobili finisce sul mercato tutto assieme i prezzi crollano, non c’è mafia che tenga. Accetto contraddittorio.

  • RicBo

    non posso qui produrre i dati che lo dimostrano ma il mercato immobiliare e della compravendita di terreni in Italia è artificialmente tenuto in vita da due ‘poteri forti’: le mafie del sud (cosa nostra, ndrangheta e camorra) che controllano tutto ciò che è legato alla costruzione (dal cemento agli operai) e parte delle società di promozione immobiliaria, e i grandi costruttori alla Caltagirone e Gavio (la borghesia mafiosa), legati alle mafie di cui sopra ma con agganci forti nella politica da cui ottengono appalti ed affari (il caso Penati o l’expo di Milano sono la punta di un grosso iceberg).
    Detto questo puoi ben figurarti come lo scoppio della bolla come successo ad esempio in spagna, irlanda o anche in USA qui è impossibile finchè la situazione rimane questa

  • RicBo

    Ci sono dati molto chiari sul fatto che il debito privato italiano è il più basso dell’area euro. Cioè il credito al consumo nel nostro paese è stato molto basso (quante volte i nostri genitori ci hanno inculcato il mantra del ‘io non faccio debiti, pago tutto in contanti’?) Negli anni 60,70,80 c’è stata una grande accumulazione da parte della classe media che in Italia era più portata al risparmio e meno accecata dal consumismo ‘compra ora paga dopo’ (con grande inkazzatura delle finanziarie anglosassoni che infatti ora ce la stanno facendo pagare) Purtroppo questo ‘materasso’ si esaurirà rapidamente per le ragioni che sono sotto gli occhi di tutti.

  • littlepaul1967

    Intanto i dati non li produci. Forse perchè non ne hai. Tipico di quelli come te che hanno la fissa dei “poteri forti” colpevoli di qualsiasi cosa. Senza offesa naturalmente. E scusa tanto ma proprio non me lo figuro come “impossibile” un crollo dei prezzi degli immobili solo perchè ci sono i poteri forti. In base a a che cosa? Mi stai solo dicendo che esistono le mafie, sarebbe questa la novità?, e poi dov’è il nesso? Mi piacerebbe sapere per esempio come li paga gli appalti uno Stato oramai senza soldi. Con altro debito magari? Ne ho viste oramai tante di cose “impossibili” accadere, dal fallimento di Lehman Brothers alla crisi dei debiti pubblici. Quali poteri forti le hanno impedite?

  • lanzo

    Uriel che incidentalmente ammiro per le sue analisi impeccabili, ha la fissa che i “ricchi” siano un certo numero di provincialoni, anziani che hanno qualche miliarduccio investito qua e la’. La vera classe dei ricchi in Italia e’ tutto il ceto parassitario di “lusso” e’ quella che ha gli artigli e le ventose sul resto del paese e i soldi li tiene ben protetti nei paradisi fiscali.. Prendiamo un industrialotto, quello con la Porsciona, be’ ma quello puo’ anche finire a gambe all’aria. Il parlamentare ed i vari faccendieri (quanti ce ne sono di “milanesi” ? – in termini reali – sono i veri miliardari del nostro paese” reddito garantito a vita, NON possesso di auto, visto che la BMW la fornisce pantalone, le case che ad un normale “benestante” costerebbero un occhio, loro le hanno in affitto a prezzi di case popolari da enti compiacenti piu’ incarichi e prebende per famigli ed af fini… se si fanno i conti della serva qui si parla di redditi ultramiliardari considerando che superano la vita fisica del parlamentare>
    reversibilita alla moglie “ma anche” come direbbe Veltroni, anche alla
    convivente (cosa negata a noi comuni mortali), sistemazioni garantite,
    tutti magicamente iscritti nell’albo dei giornalisti (con la loro mutua
    da favola e passaporto per la RAI)
    a pioggia per tutti figli e figliastri, nipoti, pronipoti della casta e sono prebende sicure e generose ! Nel privato. Romiti, Romitini, Prezzemolini, Lapi et cetera. Il piu’ grosso proprietario di immobili in Italia (Vaticano) non credo tremi per eventuali patrimoniali…
    Infine volevo solo far presente al primo commentatore, che la figura del commercialista esiste anche all’estero, puo’ avere diversi nomi, ma ci sono eccome, pensi che in America un ricco di mezza tacca (tipo una movie star , la denuncia dei redditi se la faccia da se ? Ci sono studi di consulenti fiscali che ti possono far risparmiare grosse cifre manipolando li’, detraendo la’. Per chi se li puo’ permettere, non certo un normale impiegato.

  • littlepaul1967

    Continuiamo a parlare di una classe media che non c’è più. Come è già vuoto da tempo il materasso di cui parli. E comunque un livello di vita decente una famiglia media lo può mantenere con circa 2000 euro al mese, ovvero due stipendi, senza dar fondo ad alcun risparmio. Ma anche senza debiti ovviamente.

  • RicBo

    Scusa ma secondo te siamo tu ed io che determiniamo la caduta dei prezzi degli immobili? o credi che i prezzi crollano da soli? Sono provocati dal ‘mercato’? E chi è il ‘mercato’? Non trovi il nesso? Sembri una persona incapace di ragionamento. Il caso Penati dimostra che lo Stato ha ancora soldi, eccome, nascosti nelle pieghe delle società di servizi pubblici ad esempio, nelle spa controllate o in abissi di corruzione senza fondo come finmeccanica. Le cose ‘impossibili’ da te elencate (in particolare la crisi del debito) sono state pianificate 20 anni fa dagli stessi ‘poteri forti’ di cui metti in dubbio l’esistenza, qui parlo però della destra economica mondiale, di cui i ‘poteri forti’ italiani a confronto sono un’unghia.

  • RicBo

    non capisco il tuo ragionamento: non si dovrebbero tassare i ricchi perchè sennò si intacca il sacro principio di accumulazione del capitale e poi i ricchi si spaventano e portano i loro soldi da un’altra parte? boh se è così la storia ha dimostrato che è un ragionamento completamente sbagliato. sempre citando la storia ricordo che nel dopoguerra la tassazione sui ricchi (compreso quello che ora chiameremmo classe medio alta) negli USA era il triplo dell’attuale ed è una delle ragioni che hanno fatto quel paese la potenza che è. poi è arrivato un certo Reagan..

  • terzaposizione

    Lehman fu il classico esempio di “taglio dei rami secchi” come l’ltra banca fallita Bearn, ovvero Rotschild-Rockfelelr-Warburg hanno tagliato attività a loro riconducibili, perdendo il meno possibile ( il 70% degli investitori Lehman erano europei) e rifacendosi acquisendone gli asset.

  • stefanodandrea

    Giusto. Forse il divieto sarebbe troppo e non sarebbe necessario. Tuttavia oltre agli incentivi inserirei anche i disincentivi. Tipo: se vuoi esportare 100 ne lasci (in un primo periodo almeno) 25

  • Kiddo

    Ti Cito: ” Ci sono studi di consulenti fiscali che ti possono far risparmiare grosse cifre manipolando li’, detraendo la’. Per chi se li puo’ permettere, non certo un normale impiegato. ” Qua da noi il commercialista ce l’ha anche chi ha ditta individuale, il bottegaio, l’artigiano, insomma quasi tutti. E tutti risparmiano piccole o grosse cifre.
    Il non pagare tasse o pagarne il meno possibile è istituzionalizzato.

  • ericvonmaan

    Nel mondo anglosassone la figura del commercialista (consultant) esiste MA solo ad altissimo livello, per le industrie ecc. Il comune cittadino non ha nessun bisogno di pagare un professionista per sapere quanto deve pagare di tasse: prende un comodo appuntamento per telefono, si reca in un ufficio del Comune, porta con sè solo pochi pezzi di carta e documenti e insieme all’impiegato definisce il reddito REALE e le relative tasse. Il tutto GRATIS. Non parliamo poi del NOTAIO, altra figura parassitaria che guadagna cifre scandalose solo per scrivere un pezzo di carta e metterci il timbro, cose che in Inghilterra provvede a fare un impiegato del Comune, GRATIS.
    Il sistema è molto più semplice, si fidano delle tue dichiarazioni (tanto le controllano sul computer in tempo reale), chi fa il furbetto viene pesantemente sanzionato e il sistema riesce a fare verifiche accurate sul 60/70% dei contribuenti. Non esistono gli escamotage come da noi.
    Per quanto riguarda pagare le tasse, lo sanno tutti: in Italia siamo feroci con i deboli e gli stipendiati, invece con i VERI RICCHI siamo leccaculo e accondiscendenti perchè una mano lava l’altra.

  • Affus

    Quando anche tutto l’osso sarà stato rosicchiato,non resterà ci che una rivoluzione ; prova sognare una società senza partitti come potrebbe essere governata .

  • littlepaul1967

    E’ come pensavo. Sei il classico complottista. Impossibile ragionare con tali premesse. E sempre senza prove. Non metto in dubbio l’esistenza di poteri forti, ma tutta questa importanza che gli si dà è eccessiva. Tutto pianificato da vent’anni? Ma dai…

  • materialeresistente

    A leggere certi commenti viene il sospetto che a qualcuno brucia il culo. L’articolo è scritto con i piedi, ad esempio una cosa è la ricchezza mobiliare ed una quella immobiliare. Però è un fatto certificato dalla Banca d’Italia che in Italia la ricchezza finanziaria lo scorso anno ammontava al doppio del valore del debito pubblico. E quella è rintracciabile, altro che palle. Questa per il 45% è detenuta dal 10% delle famiglie. Ampliando il valore statistico viene fuori che il 20% ne possiede circa l’80%.
    E ci fermiamo solo a titoli.
    Perché questa gente deve rimanere intonsa con il suo gruzzoletto?
    Se si passa a quella immobiliare le cose sono ancora peggiori dal punto di vista statistico e qui c’è una maggiore concentrazione di ricchezza.
    Ricchezza costruita a spese mie e di quelli che al massimo riescono a farsi una casa impiccandosi al mutuo trentennale.
    Abbattere il debito facendo fallire lo stato non mi sembra una gran soluzione perché quelli che non hanno ammortizzatori sotto le chiappe sono milioni d’individui. Ed un po’ d’esproprio andando a prendere roba che in molti hanno accumulato non pagando una mazza di tassa mi sembra il minimo.
    Dopo questo però che si fa? Si continua ad accettare un sistema che ha come risultato finale il principio che c’è gente che accumula e tantissimi che vivono appesi ad uno stipendio permettendo a quelli di andare in barca?
    Una domanda sul concetto di ceto medio. Qual’è? e qual’è stato?

  • nuovorinascimento

    Bell’articolo ma forse Uriel confonde i benestanti con i “veri” ricchi. Il mio padrone di casa a Roma possiede 120 immobili tutti in affitto, non produce una fattura manco a pagarlo ora, ha una semplice s.a.s. che gestisce tutto, va in giro con una Matiz e dichiara pochissimo al fisco…..
    Ecco che non soffre……perchè la “ciccia” sta gia nascosta all’estero…

  • redme

    ..bravo..hai detto la sola cosa sensata fra tutti i commenti…non esiste la “ricchezza”, un pezzo di terra è un pezzo di terra, esiste il ricco che possiede quel pezzo di terra……i nemici sono i padroni!

  • littlepaul1967

    Se non esiste la ricchezza com’è che esiste il ricco?

  • redme

    …un pò di interpretazione no?….mettiamola così: per ridistribuire la ricchezza la devi togliere ai ricchi…senza chi la detiene la ricchezza non esiste.

  • redme

    ..se uno possede un van Gogh è un ricco…se lo metti in un museo lui sarà meno ricco e noi saremo tutti più contenti…

  • ericvonmaan

    Purtroppo per te (e condivido i tuoi presupposti) NON viviamo in uno stato socialista e l’accumulazione di beni è legale. In Svezia anni 60′ ci pensava il sistema di tasse progressive a ridistribuire il reddito (si chiama socialdemocrazia) ma qua abbiamo avuto Reagan, Tatcher e i loro seguaci e tutti a battere le mani “privatizzare è bello”, “meno stato più mercato” e questi sono i risultati. Ciao

  • littlepaul1967

    Senza chi la detiene la ricchezza non esiste? Se metti il Van Gogh in un museo non è più una ricchezza? Ma allora non ha nemmeno senso metterlo in un museo se non diventa una RICCHEZZA per tutti anzichè una RICCHEZZA privata com’era prima… Ma che stai dicendo? Fai un attimino di reset… ricchezza e proprietà sono due concetti ben diversi, anche se delle volte possono coincidere.