I PERICOLI DEL PENSIERO.

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Anonimo
13 aprile 2005.

Non conosco l’autore, il pezzo mi è stato inviato da un amico di Ottawa. Probabilmente si tratta di un americano che ha discusso recentemente una tesi di dottorato.
– Paul Harris
Axis of Logic Columnist.

Tutto è cominciato così, in modo innocente.

Mi sono messo a pensare durante le feste, così, qualche volta, giusto per divertimento. Però, inevitabilmente, un pensiero tira l’altro e così ben presto ho cominciato a pensare anche quando non ero in compagnia. Ho cominciato a pensare anche da solo, per rilassarmi, mi dicevo, ma sapevo che non era vero.

Pensare per me è diventato sempre più importante e così ho finito con il pensare sempre. Persino sul lavoro. Mi rendevo conto che pensare e lavorare non andavano d’accordo, ma non ne potevo fare a meno.

Adesso, durante la pausa pranzo, evitavo gli amici e mi mettevo a leggere Thoreau e Kafka. Quando rientravo al lavoro avevo le vertigini ed ero piuttosto confuso, mi domandavo: “Che cosa ci stiamo a fare qui?”.

A casa non andava tanto bene. Una sera, ho spento la TV e ho chiesto a mia moglie il significato della vita. Quella sera è andata a dormire da sua madre.

Ben presto mi sono guadagnato la reputazione di essere un pensatore incallito.

Finalmente un giorno mi chiama il capo e mi dice: “ Senti, mi sei simpatico e mi dispiace dirti che il tuo continuo pensare sta diventando un vero problema. Se non la smetti di pensare anche quando stai sul lavoro ti dovrai trovare un altro posto.” Questo mi fece pensare molto.

Dopo questa conversazione sono tornato a casa prima del solito e ho confessato a mia moglie: “Senti cara, stavo pensando…”.

“Lo so che stavi pensando – mi ha risposto – ed è per questo voglio divorziare.”

“Ma cara, non è poi così grave.”

“Si, lo è. – mi ha risposto sull’orlo di una crisi di pianto – Tu pensi come uno scienziato., e gli scienziati guadagnano poco. Così se cominci a pensare non avremo abbastanza soldi.”

“Il tuo è soltanto un falso sillogismo.” Le risposi un po’ spazientito, col risultato di farla piangere.

Ne avevo abbastanza.

“Adesso vado in biblioteca.”, le gridai mentre uscivo dalla porta. Sono salito in macchina con la voglia di legger un po’ di Nietzsche, poi ho acceso la radio e l’ho sintonizzata su un canale culturale. Arrivato al parcheggio sono subito corso alla porta della biblioteca… però era chiusa!

Ancora oggi penso che quella sera Qualcuno di Lassù mi stava aspettando. Mentre cadevo al suolo con le mani sul vetro insensibile della porta alla ricerca disperata di Zarathustra fui colpito da un poster che diceva: “ Amico, il troppo pensare ti rovina la vita?”.

Quasi tutti sapete che cosa significa, si tratta del poster dei Pensatori Anonimi.

Ed ecco che cosa sono diventato oggi: un pensatore pentito. Non mi perdo nessun incontro. Ogni volta ci fanno vedere un video diseducativo. La settimana scorsa ci hanno fatto vedere “Porky’s” Poi ci scambiamo le nostre esperienze su come siamo riusciti a non pensare più dal nostro ultimo incontro.

Ho riavuto il mio lavoro. E a casa le cose vanno molto meglio. Da quando ho smesso di pensare la vita mi sembra, come dire… più facile, meno complicata, tutta un’altra cosa.

Ben presto riuscirò anche a votare per i Repubblicani.

Anonimo
Fonte: http://www.axisoflogic.com/
Link:http://www.axisoflogic.com/artman/publish

13/04/2005.

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