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I NUMERI DELLA SINISTRA REALE

DI MIGUEL MARTINEZ

Kelebek

Il governo italiano è, al momento nelle mani della Destra reale, che notoriamente sta distruggendo la scuola e compiendo una serie di malefatte.

Opporsi sarebbe quindi un dovere sacrosanto.

Solo che l’opposizione è tutta occupata dalla Sinistra reale, che si divide in due parti: quella condannata a vita alla povertà e quella dove esiste almeno qualche speranza di fare un po’ di soldi. Che poi, non si sa perché, la prima viene chiamata radicale dai media e la seconda moderata.

Entrambe le Sinistre, comunque, hanno tra le loro principali attività la produzione di rituali in cui si cammina con pezzi di carta o di stoffa in mano per le strade di alcune città, segnatamente quelle di Roma.

Ai processionanti, si richiede di recitare a voce molto alta alcuni mantra ritmati, di saltellare, suonare fischietti e compiere altri gesti analoghi a quelli che si fanno allo stadio o nel corso di pranzi matrimoniali particolarmente beceri.

Finita la passeggiata, si danno i Numeri, nella speranza che siano talmente iperbolici da finire per un minuto e tre secondi al telegiornale della sera, tra l’invito del Papa a riflettere sulla bontà della bontà e la sfilata di moda a Milano.

Non sono sempre d’accordo con Roberto Massari; ma nella Flatlandia della Sinistra reale, è una persona tridimensionale, che riflette da una vita sul mondo e l’umanità, e anziché dedicarsi alla ricerca di trucchi per impossessarsi della testa dei cortei, si è veramente occupato di marxismo, sociologia, filosofia, psicanalisi e tante altre cose. Date un’occhiata al sito della sua casa editrice.

Roberto ha scritto questo piccolo testo sui meccanismi con cui si danno, appunto, i Numeri.

TORNANO I CONTI O CORNANO I TONTI?

Grazie alla grande manifestazione del Pd di ieri (25 ottobre) posso concludere la mia tenace ricostruzione veritiera delle cifre degli ultimi cortei contro i falsificatori di ogni genere. Chi ha avuto la pazienza di seguirmi in queste ultime settimane, è pregato di fare un ultimo sforzo perché ormai siamo vicini al raggiungimento di un criterio di verità. E’ la verità delle proporzioni e dei confronti matematici.

Mi spiego. I due cortei principali che hanno composto la grande manifestazione di ieri del PD sono confluiti dentro un contenitore celebre, che non consente di ingannare sulla sua capacità numerica. Il Circo Massimo contiene al suo stracolmo 300.000 persone. Non si scappa. 72.000 metri quadrati, calcolando (criterio del Viminale) 4 persone al metro quadro (che ci vanno un po’ strettine), fa 288.000 persone. Chè con quelli fuori e sopra il Circo e con un arrotondamento favorevole, si potrebbe arrivare alla cifra di circa 300.000.

Ma così tanti non erano ieri quelli Pd, perché non stavano così stretti e non debordavano sulle strade limitrofe, come invece accadde a marzo 2002, quando i manifestanti chiamati da Cofferati arrivavano anche alla Fao/inizio delle Terme di Caracalla, da un lato, e lungotevere/Bocca della Verità dall’altro (più quelli raccolti intorno al monumento di Mazzini, più quelli che ancora non erano arrivati).

Cofferati e soci dissero 3 milioni, io ho sempre accettato per quieto vivere il milione, ma la Questura ci ricorda saggiamente che erano sui 6-700.000. Bene, rettifico la mia stima di allora troppo positiva e mi conservo questa valutazione come una cifra preziosa, che può servire da pietra di paragone nel futuro.

Quelli del Pd, ieri, erano molto meno della metà di quelli di Cofferati nel 2002. Erano per l’appunto circa 200.000 (cifra ineccepibile data anche dalla Questura). Gli organizzatori e Veltroni hanno detto 2 milioni e mezzo e a sinistra nessuno ha osato contraddirli (Manifesto e Liberazione non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto viste le loro menzogne sui cortei precedenti). A destra si stanno sbellicando dalle risate.

Antonella ed io che ci siamo trovati a fare andata e ritorno Orte-Roma con la A1 (per l’assemblea antirazzista), abbiamo visto sull’autostrada un paio di pullman all’andata e 5-6 al ritorno. Molto poco in giro per Roma. Se ci fosse stato uno spostamento di 2,5 milioni di persone (che, andando a braccio e senza guardare i dati statistici, mi pare grosso modo l’intera popolazione dell’Emilia), e fosse stata quindi una delle più grandi migrazioni interne della storia italica, qualche pulmino in più avremmo dovuto vederlo.

I Romani che non abitano fra il Colosseo e l’Aventino, si sono accorti veramente di questo spostamento biblico, equivalente a metà dell’Urbe e delle sue periferie? Pare di no.

Ordunque – come diceva Totò, che qui potrebbe farci veramente scompisciare dal ridere – possiamo risalire dal primo corteo di questo ottobre così manifestaiolo e vedere di arrivare ai 200.000 racchiusi nel contenitore di ieri. E scusatemi se mi ripeto.

Corteo antirazzista del 4 ottobre. Eravamo circa 8-10.000 (più 8 che 10mila). Cioè il doppio del corteo per il Libano del 30 settembre 2006, quando fummo 4-5.000. Purtroppo la Questura ci ha voluto regalare inspiegabilmente un 5-6.000 manifestanti in più, dicendo 15.000. Ciò ha messo in difficoltà gli organizzatori (tutti, meno il sottoscritto) che non se la sono sentita di smentire la Questura al ribasso.

E’ stata così sprecata un’ottima occasione per dare un segnale di sincerità controcorrente, abbassando la cifra della Questura, invece di moltiplicarla come è consuetudine. si è detto quindi 15.000, anche se io mi sono dissociato in piazza, subito, e il giorno dopo, per iscritto, dicendo la vera verità: eravamo 8-10.000, più 8 che 10mila. Vi è stata quindi una moltiplicazione per 1,5 che, però, è un po’ comprensibile, essendo stata indotta dalla Questura per ragioni che ignoro.

Corteo arcobaleno/Prc dell’11 ottobre. Erano il doppio del corteo antirazzista e la stessa quantità del corteo antiBush del 9 giugno 2007 (quando Bernocchi sparò 100-150.000). Quindi erano 20.000 circa (come ha detto anche la Questura, regalando sempre qualcosa, come ormai fa da tempo). Gli organizzatori, invece, hanno sparato 300.000 (pari all’invasione dei metalmeccanici negli anni ’70, da me più volte citata). Moltiplicazione per 15.

Corteo dei sindacati detti “di base” del 17 ottobre.
Erano 5-6 volte il corteo arcobaleno. Quindi 100.000 o poco più. Bernocchi ha prima moltiplicato per 3 (dal palco), poi, visto che in quel modo avrebbe ridicolizzato il calcolo di Rifondazione che s’era inventata la stessa cifra per l’11 (la sproporzione l’avrebbe vista anche chi non avesse voluto guardare), ha acconsentito a moltiplicare per 4-4,5, sparando la cifra inverosimile di 500.000.

Corteo del PD del 25 ottobre. Erano chiaramente il doppio del corto dei sindacati di base e quindi 200.000. Ma Veltroni non ha temuto di sfiorare il ridicolo, dicendo 2milioni e mezzo, quindi moltiplicando per 12-12,5.

Corteo della Cgil per la scuola del 30 ottobre. Il corteo deve ancora svolgersi. Ma chi mi ha seguito fin qui potrebbe già da ora indicare quanti saranno in piazza secondo gli organizzatori e quanti realmente. Il problema è solo nel moltiplicatore che si deciderà di adottare:

x 1,5 come il corteo antirazzista?

x 15 come il corteo arcobaleno/Prc?

x 4-4,5 come Bernocchi del 9 giugno 2007 e dello scorso 17 ottobre? (è probabile, però, che, trattandosi della Cgil, Bernocchi questa volta dividerà per due, come fece il 30 settembre 2006 per il Libano e il 4 ottobre scorso per noi).

x per 12-12,5 come Veltroni?

Oppure si batterà ogni record, superando la soglia del x 15 che Rifondazione ha usato quest’anno, ma aveva usato anche il 20 ottobre dello scorso anno, quando 60-70.000 persone diventarono miracolosamente 1 milione?

A chi mi dovesse chiedere perché uno come me, che ha tante altre cose da fare (casa editrice, Utopia rossa, Fondazione Guevara, due figli, libri da scrivere, guadagnarsi da vivere e un orto da coltivare) perde tempo con questa storia dei numeri, risponderò sinteticamente: perché è una questione etica. Sì, etica: quella cosa strana che lo stalinismo fece scomparire brutalmente dal movimento operaio e che ormai è diventata ancor più importante del programma politico che ciascuno di noi proclama a viva voce di difendere o di respingere. Senza un ritorno di massa dell’etica (pura e senza aggettivi) siamo/sono tutti miseri fuscelli in balìa della bufera mediatica che soffia sempre più forte dall’ultratrionfante società dello spettacolo.

Que viva Zapata
que viva Che Guevara
y hasta la victoria siempre!!!

Roberto Massari

Pubblicato da Davide

  • Tao

    AUX ARMES LES CITOYENS

    DI FULVIO GRIMALDI

    “Quale paese potrà conservare la sua libertà se i governanti non vengono avvisati di tanto in tanto che il popolo mantiene lo spirito della resistenza. Lasciate che prenda le armi.”
    Thomas Jefferson
    (da noi si dovrebbe scrivere Resistenza con la R maiuscola. E ad Echelon mando a dire che qui si tratta di armi della critica e della piazza, non l’inverso auspicato da Kossiga)

    Prendete le facce degli studenti di ogni età, grado e classe (e dei loro insegnanti e genitori) e confrontatele con quelle dei bonzi della classe dirigente con in testa il guitto-mannaro, il guitto-coniglio, il guitto-muselide. Avrete l’impressione di mettere a paragone un Botticelli con un Hyeronimus Bosch. Quanto all’intelligenza di ciò che dicono gli uni e gli altri è come ascoltare una sinfonia di Beethoven e poi la scorreggia di un ippopotamo. C’è chi si affanna a leggere, da “Repubblica” al “manifesto”, negli striscioni, cartelli, slogan, dichiarazioni dei ben selezionati, assolutamente niente di politico, tantomeno di ideologico, bruttissime cose, ma solo un’attenzione ai propri problemi specifici: tagli dei finanziamenti, maestro unico, niente ricerca, cinque in condotta, futuro affogato nella nebbia. Insomma bravi ragazzi pragmatici e senza ubbie rivoluzionarie per la testa, escludendo ovviamente i “facinorosi”. Eccelle a sinistra, come sempre, “il manifesto” che, gongolante, fa tracimare la sua cronaca di battute di studenti che “non è una questione politica… nessuna ideologia… il dissenso non è dettato da posizioni ideologiche … non è questione di destra o sinistra…” Come se un qualunque ordine di idee, di singoli o di milioni come oggi, non fosse politica, non fosse ideologia.
    E i sindacati confederali? Custodi, come Napolitano, dell’ordine costituito da padroni, mafiosi e piduisti, di fronte ai 5000 esuberi, ai 250mila docenti licenziati in tre anni, alla strategia del neo-protocapitalismo totalitario per una massa di ignoranti rimbecilliti appesi al superenalotto, decretati in Senato il 29 ottobre, proclamano lo sciopero generale per il giorno dopo. Così pure il guru dei Disobbedienti e municipalisti antistato, Marco Revelli, per il quale era da cinquant’anni che non si vedeva una roba del genere. Cinquant’anni? Il 1958? Ma non sguazzavamo tutti, boomizzati in “Cinquecento”, nella palude DC-PCI? Revelli, un gufatore se ce n’è uno, che solo pochi giorni prima parlava degli italiani tutti come di una razza antropologicamente rovinata, si affretta anche a esorcizzare l’analogia ’68 – ‘2008. Pensate come se lo ricorda, il ’68: “uno scenario gioioso e giocoso” che si limitava a voler “mutare la cultura ossificata dell’istituzione scolastica”. Tutto qui. Ma quale ’68 mai ha visto questo Revelli? Quello iniziato con la rivolta di Valle Giulia e ammazzato con Francesco Lo Russo a Bologna e poi con il terrorismo di Stato fatto passare per “banda armata”? Quello che, da Berkeley a Tokio, attraversando Vietnam e Palestina, inalberando un’unica bandiera rossa, producendo un pensiero marxista per il cambiamento aggiornato dello stato di cose presente, vedeva e voleva la rivoluzione socialista dietro l’angolo? Tutti ancora tremanti al ricordo del rischio corso in quel rivolgimento epocale. Tutti esorcisti, tutti becchini, capo becchino Napolitano, di ciò che temono possa diventare il più grande movimento antagonista italiano da trent’anni a questa parte. Se solo riesce a durare oltre capodanno, a congiungersi e rianimare i movimenti sul territorio, No Dal Molin, No Tav in testa, e a svegliare un po’ di classe operaia.

    E la sinistra, dal “manifesto” ai partiti con la falce e martello, eccola rianimarsi dopo il coccolone e rincorrere in affanno quanto non ha saputo né prevedere, né suscitare. E l’agonizzante verme in fase di cambio di pelle, guidato dal guitto-coniglio liftato e con panciera tirata, che si attizza, che raduna un po’ di popolo sognante (in parte risvegliabile: Veltroni s’è visto incenerito da manifesti col Che) per buttarlo tra i piedi di un movimento da pervertire a propria immagine e somiglianza. Un movimento che si vorrebbe esibire nella vetrina del proprio bingo, in concorrenza con quanto apparecchiano i biscazzieri della bisca accanto: zoccole, ruffiani e squadristi.

    A questo proposito ci fa ghignare il dato del “manifesto” che ci dimostra come nei 73mila metri quadrati del Circo Massimo non ci stiano più di 300mila esseri umani, perlopiù compenetrati uno nell’altro in quattro per metro quadro. E senza carrozzine, carrozzelle o cani. E noialtri, l’11 ottobre delle bandiere rosse e il 17 dei sindacati di classe, eravamo altrettanti. Per ben due volte!.

    Era andata così, più o meno, e ho il privilegio di averlo vissuto, anche nel 1968. Tutti sereni e tolleranti, compreso l’allora cantore di Berlinguer e attuale catafalco Eugenio Scalfari, finchè gli studenti se la prendevano con l’aumento del costo delle mense e degli alloggi universitari. Non hanno imparato nulla. Allora alla contestazione del prezzo della sbobba di mensa gli universitari arrivavano carichi di campagne spopolate e di ceti urbani su cui il boom era scivolato dopo aver spostato quei quattro soldi dal materasso nei depositi fantastilionici dei paperoni. Giovani che negli studi, sul lavoro, in famiglia, nel pensiero, erano dovuti passare sotto le forche caudine del consorzio DC-PCI, scaturito dall’annichilimento dei propositi della Resistenza e dalla restaurazione dell’architettura statale fascista, si portavano dietro e lanciarono, oltre le mense e le “Case degli studenti”, una rivoluzione anzitutto antiautoritaria e, poi, coerentemente, anticapitalista e antimperialista. Dalla consapevolezza della dittatura del pater familias a quella della gerarchia scolastica, del padrone, del prete, dello Stato borghese. Succede questo nei movimenti, meglio quando ci sia alle spalle una tradizione-nostalgia-volontà rivoluzionaria, un’elaborazione teorica ( Gramsci, Quaderni Rossi, Lotta Continua…), un modello rivoluzionario (Cuba, Vietnam, i fedayin) e, allora, addirittura un’egemonia culturale, certo non merito degli ossificati burocrati del PCI, terrorizzati compari di repressione della destra, ma piuttosto di intellettuali dal PCI maltollerati, quando non ostracizzati (Vittorini, Pasolini, Tronti, Panzeri, la Scuola di Francoforte, quelli del “manifesto”…), a prescindere dalla valutazione che se ne può dare oggi. Da dove è partito, secondo voi, l’impulso alla classe operaia che nel periodo 1968-1977 ha registrato la massima adesione al voto di sinistra dal 1948 ad oggi? E addesso, quand’è che la mitica classe operaia farà sul welfare, su Fondi Pensione, sul trattamento di fine lavoro, sui salari, sulla nocività, sul contratto nazionale lo stesso casino di scolari, studenti, docenti, bidelli, segretari, papà e mamma sulla scuola? Vuoi vedere cosa diranno i confederali, in coro con Veltrusconi e la Confindustria, non appena il primo “facinoroso”, magari targato Cossiga, lancerà un chinotto?

    La bellezza estetica e morale di questa rivolta studenti-insegnanti-genitori, sfuggita alla normalizzazione berlusconide di “Caramba”, “Isola dei famosi”, “Amici”, come alla sterilizzazione politica del veltrusconismo-veltrinottismo e alla corruzione di conoscenza-coscienza operata dallo scandalistico “Repubblica” e dal fogliaccio Usraeliano diretto da Paolo Mieli, merita il concorso di quanto di correttamente ideologico finora ha potuto agitarsi nei sottoscala del Palazzo Sinistro. Irranciditi e screditati gli inquilini dei piani alti, è il momento dell’uscita dalle catacombe di quanto in questi anni e decenni s’è mantenuto vivo e integro. Per servire questo movimento, per aiutare a creare l’inevitabile tessuto connettivo e di crescita con tutte le realtà in piedi, dalla Val di Susa ai tanti Chiaiano e a tutti coloro cui non si è ancora annebbiata la vista su questo regime di piduisti-mafiosi-fascisti-imperialisti, No-Dalmolin in testa.
    L’antimperialismo e la lotta antiguerra, ahinoi, ha trovato scarsissima rappresentanza sia nei cortei d’ottobre, sia, ovviamente, nell’adunata, magari generosa in tanti, ma contaminata dalla strategia conciliativa e inciucista, della banda veltrusconiana. Il carburante ideologico ed emotivo che fornirono all’insurrezione mondiale, di classe e dei popoli anticolonialisti, le resistenze di Vietnam e Palestina, gli Ho Ci Min, Arafat (quello d’antan), Malcolm X e le Pantere Nere, dovrebbe farci capire che senza i collegamenti internazionali a Cuba, al Venezuela e agli altri paesi latinoamericani in marcia, ai partigiani iracheni, ai resistenti afghani, palestinesi, somali, africani, si resterebbe frenati dai tossici stereotipi del “terrorismo islamico”, dei “diritti umani”, della “democrazia”. Far saltare queste aporie dell’intossicazione intellettuale e del dominio criminale dovrebbe costituire le munizioni che l’autonomia e l’antagonismo di classe offrono alla battaglia dei nuovi movimenti. A partire dal disvelamento del carcinoma dell’ 11 settembre e delle sue metastasi planetarie.
    Intanto credo che questi ragazzi e popolo collegato abbiano già profondamente percepito e sofferto il degrado politico sociale e culturale di questo e del precedente governo. Matureranno certamente un’alternativa che, per necessità oggettiva scientifica, non si allontanerà di molto dalla prospettiva che nutriamo noi rivoluzionari vegliardi. Sanno benissimo che, insieme alla loro istruzione, andrà a puttane l’intero pianeta e ne trarranno salutari conclusioni. Che non saranno certo quelle che a gente già assai più avanti il Verltrusconi ha proposto: un’azione parlamentare napolitanamente “dialogante”, cioè arresa in partenza, che smorzi e poi elimini le energie scatenatesi in aule, piazze, atenei. A vedere le lezioni universitarie o liceali sulle scalinate pubbliche, mi si affacciava il ricordo delle assemblee e scuole quadri in piazza, sotto i monumenti di Buenos Aires, con cui piqueteros argentini preparavano la presa operaia delle fabbriche, l’epurazione delle forze armate fasciste, la bonifica delle università. Dialogo? Ma quale dialogo con chi, schiumando vaticini fascisti, ti massacra di botte quando stai a mani alzate e chi, dallo scranno più alto della Nazione su cui aveva imperversato, sollecita un Bava Beccaris.

    Ero su quel Ponte Garibaldi a Roma quando un’iniziativa per il divorzio del Partito radicale, allargata dal movimento a ogni altra lotta, il 12 maggio 1977, aprì la strada a un delinquente-capo per coronare la sua carriera al servizio di massoneria e imperialismo con l’assassinio di Giorgiana Masi, poi seguito dal pogrom di Bologna e dall’uccisione di Francesco Lorusso. Quel delitto, si ricordi, fu anticipato da un’altra infamia: lo sfacelo di Lotta Continua, spina dorsale della rivolta ed elaboratrice di paradigmi rivoluzionari che superavano l’ambito della “classe operaia soggetto rivoluzionario”, in buona parte isterilito dal PCI, per coprire i nuovi terreni delle presenze e dei bisogni proletari. Sfacelo deciso dal suo stesso “carismatico leader”, Adriano Sofri, forse convertito, forse ricattato, forse infiltrato, che puntualmente, un anno prima, abbandonata allo smarrimento e alla disperazione e manipolazione armata una generazione che aveva mobilitato al sacrificio di ogni cosa, convolò a nuove nozze con i sovrani radical-craxisti del riflusso e della restaurazione borghese, fino a farsi sicofante delle guerre di sterminio euro-israelo-statunitensi. Sempre più sotto il segno, propedeutico del nuovo fascismo, della corruzione culturale e costituzionale.

    Quel delinquente, un terrorista di Stato che tiene sul comodino i ritratti con ceri di Pinochet e Videla, ormai probabilmente preda di senili deliri sanguinari, diventato “padre della patria” si è ripetuto. Il sangue versato dalla sua vandea revanscista negli anni della strategia della tensione, Moro compreso, non basta al vecchio licantropo. E pour cause: quanti meriti accumularono i suoi “infiltrati” e sicari in quella stagione di una “lotta armata” che puzzava più di Mossad e Cia di quanto non profumasse di rivoluzione. Vale la pena, per chi avesse trascurato altre fonti, ritrascrivere quanto questo castigamatti seriale ha dedicato alla lotta di popolo in corso nelle piazze, scuole, città, valli d’Italia. “…Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto (tipo i “Falchi” cossighiani che spararono alla minorenne Giorgiana), e lasciare che per una decina di giorni manifestanti (?) devastino negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città (vista la buona prova del Black Block a Genova). Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

    L’ingordigia di sofferenze altrui del vecchio sadico dalle irrisolte pulsioni, è irrefrenabile. Eccone uno che si presta come protagonista di quell’ idiotico serial “Perché gli uomini uccidono le donne”, con cui l’anticomunista Sansonetti e le sue ginocrate in carriera tempo fa depistarono dalla degenerazione bertinottiana e ci per mesi su “Liberazione”. Speriamo che l’avvedutezza di questa “fiamma”, riaccesa dalla brace del ’68-77, faccia divampare un incendio che saprei io a quale parte anatomica dell’infiltratore-picchiatore appiccherei. Intanto Ferrero, o qualunque magistrato, o anche cittadino, appena occhiuto, perché non denunciano questa variabile lucidamente impazzita per una catena di reati, a cominciare dall’istigazione a delinquere, dall’apologia di reato, dalla diffusione di notizie false e tendenziose, dalla violazione della Costituzione, dall’ incitazione alla violenza?

    A dar retta ai “facinorosi” c’erano, l’altra sera, cinque milioni di cittadini davanti agli schermi di “Anno Zero”, delle sue citazioni cossighiane e dei suoi studenti e maestri. Una metà degli italiani condivide la protesta delle vittime della Gelmini. A noialtri, quarant’anni fa, non ha detto altrettanto bene. Ora si susseguono le fasi dell’eterno piano totalitario: minimizzare una contestazione, rivolta, guerriglia che sia; non riuscendoci, ridicolizzarla come ottusa, ingrata, strumentalizzata, eversiva. Indi affrontarla con la menzogna, le blandizie e, facendo leva sulla componente retriva, timorosa, corrotta, la “maggioranza (?) silenziosa”, dividere il movimento in “buoni” e “cattivi”. I buoni già trascorrono e spariscono all’orizzonte, inghiottiti da uno scambio di ruoli non riuscito e dalla gioiosa sodomizzazione da parte della contro(?)parte. Sono, oltre ai tanti moderati ed educati, che confluiranno in qualche scuola dei Saveriani, quella frangia d’estrema destra (ottimi infiltrati) di cui qualche naive ha esaltato l’unità con gli studenti “di sinistra”. Come se fosse ontologicamente possibile unire sgherri dei carnefici a coloro che ne sono le vittime. Ci avevano provato anche allora, ricordate i nazimaosti o simili? Dura minga. Quanto ai “cattivi”, inconcepibile pensare che Kossiga possa fotterli un’altra volta. Ci dovrà pensare Franti.

    Dopo quelle citate e non risultate sufficienti, partono le fasi così elegantente e democraticamente insegnate da Cossinochet. E lì bisogna saperci muovere, bisogna pensare a come, in Bolivia e non solo, una massa compatta e durevole ha occupato il paese e i palazzi del potere paralizzando il funzionamento di ogni cosa. Quattro presidenti felloni in successione si sono dovuti dare alla fuga, si è tentato di iniziare una rivoluzione. Vabbè che i minatori, servizio d’ordine del movimento, avevano i candelotti ma, tutto sommato, il divario tecnologico tra studenti, indios, intellettuali e cocaleros, da un lato, e, dall’altro, il regime, pur se a livelli inferiori, non era molto diverso da quello che abbiamo oggi tra Nocs e tutti. Allora avevamo qualche luce sull’impervio sentiero: il generale Giap, Rudi Dutschke, i protagonisti del Maggio francese (poi sodali del sofrismo), George Habash, i Tupamaros e Monteneros, Fidel, il Che. Roba forte. Oggi chi c’è? Visto che ha vinto, seppure con qualche decennio di ritardo, ancora c’è e vale per tutti il Che Guevara. Tanto che è stato sbattuto addirittura sul grugno da batrace del Pidiista sul palco, il 25 ottobre al Circo Massimo. Non è poco. E’ tra coloro che hanno dato il bacio alla bella narcotizzata nel bosco. E continuerà a baciarne quante ne trova addormentate. Quanto a noi, bizzarri giurassici, sarà già qualcosa se riusciremo ad attivare memorie negate o deturpate. Se, sulla lavagna di Maria Montessori, aiuteremo a collegare con la matita i puntini che formano il disegno.

    P.S. Al “manifesto” si è intrufolato un burlone che, preso possesso di uno spazio da trafiletto in prima, abusivamente ha chiesto ai lettori un superabbonamento triennale per €… 1000 (mille).
    Qualcuno ha pensato chiamiamo i sanitari. Qualcuno lì per lì ha abboccato, “è per un’informazione onesta”, ma si è ricreduto quando poi ha letto sull’inserto “Fuori Luogo” tale antiproibizionista Maurizio Veglio: “Come è noto (a lui, a La Russa e a Bush) la guerriglia talebana è legata a doppio filo al narcotraffico che garantirebbe agli studenti di Allah tra i 60 e 80 milioni di dollari annui e sembra dunque che si voglia ricorrere alle maniere forti, dopo anni di indifferenza…” E vai con il napalm e con il glisofato su contadini, villaggi e piantagioni. Piantagioni sfuggite agli occupanti e ai loro fantocci (il fratello del quisling Karzai è incriminato per traffico di droga) che, assieme ai signori della guerra alleati, gestiscono dal giorno dell’occupazione un crescendo di produzione di oppio (il 90% dell’eroina nel mondo), fino all’attuale primato storico di 8000 tonnellate annue. In massima parte esportate da Karachi, porto sotto totale controllo Usa-Pakistan, o attraverso rotte compiacenti iraniane, kurdo-irachene e poi kosovare. E pensare che furono i taliban al potere a sradicare tutto l’oppio afghano! Grave mancanza: chè, la Citiybank e i suoi finanziati vogliono forse rinunciare a un gruzzoletto da un trilione e mezzo all’anno, acquisiti con la droga? In tempi di default, poi! Fa il paio, il Veglio, con gli analisti latinoamericani che su quel giornale si affannano a spostare il lurido peso dell’assassinio di massa tramite stupefacenti dal regime di Uribe e dei suoi scagnozzi paramilitari, controllati dalla Cia, alle FARC. Chiude l’articolessa una convalida del “contesto normativo per cui l’iniziativa bellica della Nato contro i talebani trova il proprio fondamento giuridico nell’art. 5 del Patto Atlantico che, in caso di attacco (?) obbliga alla reciproca assistenza, anche militare, tutti i paesi dell’Alleanza”. Ah, beh, se c’è il fondamento giuridico…
    “Libero” non avrebbe potuto fare di meglio. Eppoi piangete miseria!

    Fulvio Grimaldi
    Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
    Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2008/10/quale-paese-potr-conservare-la-sua.html
    28.10.08

  • lino-rossi

    ritengo che l’errore più grave (ma molto grave) che ha compiuto questo governo finora sia stato il rinnovo frettoloso di importanti concessioni autostradali – http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000605.html

    circa l’esproprio effettuato ai lavoratori, l’indice va puntato verso due uomini della sinistra (si fa per dire): ciampi e Trentin.
    sul secondo sono pronto a scommettere sulla sua “buona fede”.

    sulla scuola, sull’acqua, sulla sanità*, ecc. la posizione del governo è più costruttiva e razionale di quella delle opposizioni. troppa ideologia e poca voglia di ragionare sul merito delle proposte del governo.

    * (spero che il SSN venga presto aggredito dal governo, garantendo in ogni caso l’accesso a tutti, come per la scuola, finalmente libera, decente ed efficiente)

  • IVANOE

    Destra e sinistra in italia trovano il tempo che trovano.
    La sinistra non c’è più dai tempi della fine della seconda guerra mondiale.
    Tutto quello che è stato di sinistra dopo è stata ambigua, troppo moderata, troppo inquinata dal provincialismo italiano imperante.
    Purtroppo gli unici che ci hanno creduto veramente prma sono finiti mali, venduti al miglior offerente e dimenticati.Quelli che sono rimasti a sinistra sono i furbi che sono passati ( o già lo erano ) da comuinsti integralisti, a socialisti, a riformatori, a democratrici moderati-liberali ecc. ecc. Qualcuno di questi diventa alla fine presidente del consiglio e poi presidente della repubblica e gli operai rimanono operai.
    Ecco perchè non ci sarà mai la saldatura delle due psudo-sinistre, troppi rancori tra le persone, troppo opportunismo.La sinistra cosidetta dei poveri si è arrangiata molti sono diventati furbi e assorbono a quattro mani tutte le tecniche di accaparramento della ricchezza, altri sono balordi che vivono di espedienti, altri ancora hanno deciso di vivere di delinquenza.L’altra snistra quella radical-skic che ha più leve dell’altra ( ha sopratutto i modi e la cultura per avvicinare la gente ) è troppo autoreferenziale, troppo presa a fare inciuci, a sguazzare nel campo di destra perchè spesso si riconoscono negli stili signorili con la “r” moscia.
    Se e dico se non nasce uno stile e una cultura unica dove riconocersi non si andrà mai da nessuna parte ( mi ricordo quando negli anni 70 si parlava dei comunisti con l’alfetta e/o dai colletti bianchi !!! – vera sciagura per l’ideale di sinistra italiana ).
    La sinistra vera deve ripartire con capi in tuta da metalmeccanico con le mani sporche di grasso e i problemi di un padre di famiglia.Questi sono quelli che devono rappresentare la sinistra, tutti gli altri sono degli inutili damerini ( come poi in effetti hanno dimostrato e dimostrano ).

  • castigo

    un manifesto ridicolo fatto affiggere da in partito ridicolo, che dimostra solamente quanto si possa essere ipocriti……

  • albertgast

    Non sono d’accordo sulla posizione costruttiva di questo governo. Faccio un esempio terra terra, da casalinga quale io sono in questo momento: se ho 200 euro per la spesa settimanale, faccio una bella lista e vado al supermercato. Può darsi, e capita, che possa permettermi anche qualche sciocchezza in più, ma tutto quello che mi serve lo comprerò. Se la prossima settimana dovessi avere solo 150 a disposizione, dovrei fare una lista più ridotta, che contemplasse però tutti i prodotti di cui non posso fare a meno. Quello che ha fatto questo governo è darmi i 150 euro, senza darmi la possibilità di redigere una nuova lista. Mi troverò così probabilmente ad avere le caramelle, ma a restare senza il sale o la pasta. Non era difficile da capire, se ci sono arrivata anch’io che sono solo una massaia. Questa legge sulla scuola mi deprime abbastanza, quello che si preannuncia per la sanità o per la giustizia mi terrorizza.

  • albertgast

    Ecco, appunto. Fossi in lei andrei alla ricerca dell’etica nelle fedine penali dei nostri parlamentari. Che importanza ha quanti erano in piazza? Darsi da fare perchè l’etica torni ad essere una qualità CONOSCIUTA dai giornalisti?Mah….sono vecchia e stupida e queste elucubrazioni non le capisco. E sono davvero tanto stanca….

  • castigo

    albertgast:

    Ecco, appunto. Fossi in lei andrei alla ricerca dell’etica nelle fedine penali dei nostri parlamentari. Che importanza ha quanti erano in piazza? Darsi da fare perchè l’etica torni ad essere una qualità CONOSCIUTA dai giornalisti? Mah….sono vecchia e stupida e queste elucubrazioni non le capisco. E sono davvero tanto stanca….

    gentile signora,
    già da tempo ho fatto la ricerca che Lei mi consiglia, con risultati alquanto deludenti.
    non ha importanza nemmeno quanti fossero in piazza.
    ha però importanza al richiamo di chi ci siano scesi.
    di uomini (uomini??) che parlano di lavoro senza sapere nemmeno cosa significhi, che pontificano di tasse senza aver mai fatto alcunché per ridurle a chi non arriva a fine mese, che parlano di pace dopo aver rifinanziato le nostre missioni di guerra.
    di personaggi che non hanno proprio nulla da invidiare a chi siede oggi al governo del paese.
    anche io sono davvero stanco.
    dell’opposizione e del governo, ma soprattutto di coloro che, per creduloneria o per interesse, continuano a rispondere al richiamo di queste sirene……

  • vainart

    CHE IMPORTANZA HA IL NUMERO, E LA RISONANZA CHE CONTA NO? A BAGDAD QUESTO MESE (PER BEN 2 VOLTE) ERANO CENTINAIA DI MIGLIAIA A PROTESTARE E NON SE LI E’ FILATI NESSUNO!!!

  • babel63

    Sono d’accordo. Se in questi raduni ci fosse almeno un briciolo di genuinità in chi li organizza, gli verrebbero perdonate le palle propagandistiche. È penoso vedere questi ometti ricorrere a delle mega palle per cercare di resuscitare.

  • lino-rossi

    Alvi è l’autore di questi articoli.
    http://archiviostorico.corriere.it/2001/gennaio/15/Questo_Paese_dei_patrimoni_ce_0_010115700.shtml
    http://archiviostorico.corriere.it/2001/gennaio/15/trionfo_delle_rendite_dei_profitti_ce_0_010115697.shtml

    Alvi è consigliere “influente” del ministero dell’economia.

    è molto positivo che Tremonti abbia eliminato tutti i vecchi consiglieri.

    nel governo c’è un’anima “furfante” ed un’anima coraggiosa.
    non so quale vincerà. so solo che se vincerà quella furfante saremo nella stessa condizione nella quale eravamo col governo prodi, responsabile massimo, con ciampi, del depauperamento dei lavoratori (dal 50 al 30% del PIL).
    spero, ma non sono sicuro, che:
    1) la carognata delle autostrade non l’abbia fatta Tremonti/Alvi;
    2) Tremonti/Alvi abbiano “scherzato” quando parlavano di Maastricht e patto di stabilità.

  • Popinga

    Articolo molto intelligente (e la provenienza da Kelebek me lo garantiva in anticipo). In Italia non ci sono mai state manifestazioni con folle oceaniche, tranne quando i sindacati confederali hanno moblitato tutte le loro strutture. Ma non è questo che importa. L’importante è che ci siano ancora decine (o centinaia) di migliaia di persone disposte a sacrifici di viaggi e levatacce per manifestare il loro pensiero.
    Questo mio commento rappresenta il parere di almeno mille utenti di comedonchisciotte. Uno, secondo la questura.

  • idea3online

    Seguo con attenzione le info del sito….e considero comedonchisciotte.org una fonte splendida….

    Commento per dire che non è giusto criticare e basta, ma anche valutare gli aspetti positivi di un governo, certamente l’anarchia è un male peggiore di qualsiasi altra forma di governo.
    Reputo che di buono esiste poco, ma adesso dobbiamo fare una valutazione tra il cattivo ed il meno cattivo, infatti siamo governati da persone che hanno voglia di cambiare le cose, ma non riescono perchè è dentro loro il problema..il vizio segnò la decadenza dell’Impero Romano, oggi la cultura occidentale è piena di vizi, abbonda la lussuria, abbonda l’avidità, qualsiasi persona vada al governo non potrà resistere contro questi mali. Perciò dobbiamo capire che tra tutti i governi questo di oggi è il più stabile, ma è sempre immerso nei vizi capitali.

  • albertgast

    Ho dubbi che sia davvero così, come dice lei. Io in piazza ci sarò andata un paio di volte al massimo in tutta la mia ormai lunghetta vita. Sono un tipo a cui non piacciono le etichette, non ho mai avuto tessere di alcun tipo e in definitiva la forma di protesta in piazza non mi appartiene. Preferisco informarmi e, quando posso, informare. Detto questo però, credo che sempre chi partecipa con convinzione a certe proteste sia migliore di coloro che le organizzano. Mi fa arrabbiare tantissimo chi li taccia di indottrinati. Non è vero nella stragrande maggioranza dei casi. Se si ascoltasse quello che dicono i partecipanti (e sta succedendo anche con questa protesta contro i tagli alla scuola) si capirebbe che le persone “normali” non solo sono perfettamente informate, ma sanno benissimo cosa bisognerebbe fare per migliorare. E’ davvero così importante chi ha organizzato la protesta? E’ davvero così importante che se ne impossessino e la strumentalizzino per il loro tornaconto? Oppure è più importante dare voce e visibilità a chi non ce l’ha? Quanti di quegli striscioni che vediamo in questi giorni sono stati suggeriti da Veltroni, Di Pietro, Fassino ecc ecc? Quanti invece sono stati pensati dagli studenti stessi?
    Io credo che ben pochi di quei ragazzi si possano definire “creduloni”. E credo anche che a sinistra siano ormai caduti un bel po’ di paraocchi, perchè il cosiddetto zoccolo duro della sinistra ha un’età media di 60/70 e più anni, e pian piano se ne va…… Mi dispiace, di contro, vedere che nuovi e ben più potenti paraocchi li stanno ibdossando i sostenitori di questo governo. Basta fare un giretto nei vari blog per accorgersene. Ma se i paraocchi erano una cosa sbagliata prima, lo sono anche ora. Ho già sentito ventilare la proposta di una manifestazione pro-Gelmini organizzata dalla destra. Se la faranno sarei molto curiosa di sentire le vostre valutazioni.

  • lino-rossi

    penso che in questo governo ci siano due anime.

    quella furfante (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000605.html), ben rappresentata, e quella coraggiosa, che nonostante tutto individuo in Alvi/Tremonti (http://www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=5865 – vedi quello sulla Gelmini).

    se fossi la “sinistra” metterei i piedi nel piatto ed entrerei nel merito delle proposte per:
    – superare i carrozzoni;
    – GARANTIRE l’accesso a tutti.

    l’acqua “privata” costerà di più? governo hai fallito! non sei stato capace a portare a compimento i TUOI progetti.
    la scuola buona non è accessibile ai poveri? governo hai fallito! non sei stato capace a portare a compimento i TUOI progetti.
    le cliniche nelle quali si curano veramente le persone non sono accessibili ai poveri? governo hai fallito! non sei stato capace a portare a compimento i TUOI progetti.
    l’autostrada non riduce il pedaggio del 60-70%? governo hai fallito! non sei stato capace a portare a compimento i TUOI progetti.

    l’attuale linea della sinistra (TUTTA) è un vero e proprio suicidio. così i poveri rimarranno nelle mani dei furfanti di questo governo e non certamente dei coraggiosi.

    invece di aiutare i coraggiosi … la sinistra, di fatto, aiuta i furfanti.

  • babel63

    Questo governo, naturalmente, è indifendibile come tutti quelli che lo hanno preceduto dal 1992 in poi (Amato I – Ciampi – Berlusconi I – Dini – Prodi I – D’Alema I – D’Alema II – Amato II – Berlusconi II – Prodi II). Questa brava gente, chi più chi meno, HA VENDUTO LO STATO AI PRIVATI. Qual è la differenza sostanziale? Che il centrodestra – a differenza del centrosinistra – quando vuole sodomizzare gli italiani non usa la vaselina. Ma se lei vede altre differenze sostenziali tra i due schieramenti, per favore, me le indichi. Perciò, è assolutamente fondamentale pesare la credibilità di chi organizza queste manifestazioni (legittime), altrimenti perderanno efficacia sul nascere soprattutto presso coloro che vorrebbero far sentire la loro voce (tantissimi, mi creda) senza però voler stare nè di qua nè di là. Una cosa cosa da fare sarebbe per lo meno manifestare senza nè bandiere nè vessilli. Eliminando una buona volta bandiere rosse, verdi, azzurre, arcobaleni, CISL, Che Guevara, etc., nessun partito politico di opposizione potrebbe mettere il suo sigillo sulla protesta e di conseguenza nessun partito di governo potrebbe strumentalizzarla. Se non si capiscono queste cose elementari significa che viviamo nella nostalgia del passato oppure non abbiamo ancora capito chi sia il vero nemico.

  • castigo

    babel63:

    Se non si capiscono queste cose elementari significa che viviamo nella nostalgia del passato oppure non abbiamo ancora capito chi sia il vero nemico.

    è la seconda che hai detto……