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I NOSTRI ANNI DI PENSIERO MAGICO

Di CAROLYN BAKER
carolynbaker.net

Intervista a James Howard Kunstler

“Tutti hanno un piano, finché non gli arriva un pugno in faccia.”
Mike Tyson

“Un modo conciso per definire dove si trova ora il nostro Paese, e forse l’intero mondo civilizzato”, nota lo scrittore James Howard Kunstler (nella foto).

Siamo già oltre la boa del picco del petrolio mondiale, dice Kunstler nel suo nuovo libro, Too Much Magic: Wishful Thinking, Technology and the Fate of the Nation (Troppa magia: il pensiero illusorio, la tecnologia e il destino della Nazione) e ci aspettiamo che la tecnologia venga a salvarci. Sia nel caso che il nostro stile di vita, tenuto in piedi dal petrolio a buon mercato, crolli in un sol soffio come un castello di carte, sia che esso si sfasci lentamente come un motore che perde colpi, di una cosa Kunstler è sicuro: stiamo per finire al tappeto.

Siamo decisamente entrati nell’epoca che Kunstler definisce “la lunga emergenza”, una lunga era di contrazione economica e tensioni sociali, causata dalla diminuzione delle nostre risorse. Ancora ci rifiutiamo di vederlo, in gran parte a causa dei poderosi sistemi di magie tecnologiche che ci tengono ammaliati. Il picco del petrolio ti preoccupa? Tranquillo, il tuo IPad lo faremo funzionare con nuove, inesauribili fonti di energia ancora da scoprire.

Gli scrittori Paul Smyth e Judy George hanno discusso con Kunstler la fine dell’era dei combustibili fossili, e i possibili sviluppi.

Lei parla del Pensiero Magico in due modi: non solo pensiamo di poter risolvere tutti i problemi energetici con le nuove tecnologie, ma viviamo addirittura questa credenza come una fede assoluta.

Le due idee sono correlate, e credo che gli elementi di entrambe debbano essere contestualizzati storicamente. Negli ultimi 150 anni abbiamo assistito ad una galoppata di prodigi e meraviglie tecnologiche, tale da auto programmarci letteralmente a pensare che la galoppata continuerà all’infinito. La sequenza di eventi – il telefono, la lampadina, corrente elettrica in ogni casa, l’aereo, figure in movimento, la televisione, il computer e mille altre acquisizioni del genere umano- ci hanno programmati a pensare che esiste un’infinita sorgente di magie tecnologiche che può superare qualsiasi ostacolo.

Penso che stiamo arrivando alla fine dell’era tecnologica così come l’abbiamo conosciuta -nel senso di come l’ho appena descritta, l’aspettativa di un’infinita magia. E credo che per la nostra cultura sarà uno shock enorme.

Perché uno shock?

Non penso che quello che stiamo fronteggiando ora sia paragonabile all’età medievale, successiva al crollo dell’impero Romano. Il Medioevo era caratterizzato da profusa ignoranza e mancanza di conoscenza e tecnica in tutti i campi, dalla produzione di ceramica alla stessa, concreta modalità di organizzazione del lavoro.

La nostra attuale situazione è potenzialmente molto più pericolosa per la cultura, proprio perché il nostro condizionamento alla credenza tecnologica è così estremo. La delusione sarà tremenda, nel momento in cui diventerà palese che non possiamo risolvere i nostri problemi energetici con secrezioni di alghe marine, solare, eolico o altri combustibili alternativi -o meglio, che di sicuro non faremo mai funzionare Disney World, la rete autostradale, i grandi magazzini Walmart o l’apparato militare con una qualsiasi combinazione di energie alternative.

Quindi che cosa succederà?

Questa situazione implica una potenziale distruzione del nostro senso della realtà. E’ difficile prevedere che tipo di reazione possa innescare, ma credo che avremo una società talmente sfiduciata nei confronti della scienza e della tecnologia, da piombare in un nuovo Medioevo di superstizione.

Cos’è cambiato oggi rispetto al 2005, l’anno del suo primo libro, La lunga emergenza?

Per prima cosa è chiaro che i problemi attuali di concentrazione di capitali e crollo del sistema bancario stanno mettendo in secondo piano quelli di scarsità di risorse e picco del petrolio, nel senso che stiamo rapidamente perdendo la capacità di finanziare la ricerca e la produzione di quelle nuove fonti energetiche, che si sperava avrebbero compensato il picco del petrolio.

In secondo luogo, avevo già osservato in La lunga emergenza quanto fosse avanzato il grado di delirio raggiunto da quelli che si scontrano con la difficile realtà. Quando leggi in un articolo del New York Times, ovvero il giornale più letto in assoluto, che nei prossimi anni gli Stati Uniti potrebbero diventare un paese esportatore energia, ti rendi conto che c’è un grosso problema, che probabilmente coinvolge l’intera classe intellettuale degli Stati Uniti.

In che senso?

Quando la società subisce forti stress, il pensiero delirante aumenta. Siamo esattamente in questa fase.

Quando entri nel pensiero delirante, inizi a raccontarti un mare di bugie e di cose inventate. E’ un processo pericolosamente contagioso. E una volta che cominci ad applicarlo ad argomenti come sistema bancario e produzione di denaro, e a svilupparlo nella forma pratica di una frode contabile, la tua società e la tua cultura sono davvero in pericolo.

Questo problema influenza tutte le aree dell’esistenza pratica, incluse politica, mondo degli affari, media, educazione – così vai a finire, ad esempio, con il presidente degli Stati Uniti che sostiene pubblicamente che abbiamo riserve di gas naturale per 100 anni. Pura invenzione. E come conseguenza, hai una società che non riesce a prepararsi per la realtà, il vero futuro.

Se accettiamo il picco del petrolio come realtà -e il dibattito ancora infuria-, significa che ci servirà qualcos’altro per tenere accese le luci. In La lunga emergenza, lei ripone le sue speranze nel nucleare, per supportare una transizione verso quello che giudica un inevitabile declino.

Già nel 2005 avevo impressioni contrastanti sull’uso dell’energia nucleare. Ovviamente, i rischi erano monumentali. Il punto su cui mi concentrai allora era il fatto che, probabilmente, il nucleare sarebbe stato l’unico modo di mantenere in funzione la corrente elettrica dopo un certo punto, e credo che sia ancora assolutamente vero.

Ma ora non penso sia più possibile farlo, per più di un motivo. Una è il fiasco di Fukushima, che ha creato un clima di opposizione totale, anche in tempi di crisi. Ma allora c’era ancora in questione una finestra di opportunità per la creazione di un programma nucleare con nuovi impianti, finestra che ora si sta chiudendo, se non è già chiusa.

Un altro sviluppo inaspettato è il fatto che, con i problemi di formazione del capitale così estremi che abbiamo avuto negli ultimi cinque anni, anche se avessimo il consenso e la volontà di progettare impianti di nuova generazione, probabilmente non avremmo modo di finanziarli.

Il suo messaggio -che stiamo andando verso un riassetto della società in comunità rurali, e che vivremo in modi che non vediamo più da svariate centinaia di anni- spesso non viene recepito correttamente. Lei come si è preparato per il futuro che vaticina?

Io credo nell’affrontare il futuro con speranza. Mi sono trasferito da una cittadina, piccola ma di un certo successo, Saratoga Town, in un ancora più piccolo e decrepito villaggio contadino a 15 miglia verso est. Ho comprato tre acri di terra con l’intenzione di coltivarci un sacco di cibo. Ho messo su un piccolo orto di sussistenza su cui sto ancora lavorando.

Ho scelto di vivere in un posto che mi piace. Passo molto tempo a fare musica con i miei amici. Sto anche mettendo un impegno continuo nel creare una rete di rapporti sociali. Sto pensando di creare un piccolo business che potrebbe vertere su caffè e prodotti locali, ma per il momento si trova allo stadio larvale.

Carolyn Baker
Fonte: http://carolynbaker.net
Link: http://carolynbaker.net/2012/09/09/our-years-of-magical-thinking-an-interview-with-james-howard-kunstler/
9.09.2012

Traduzione a cura di PUNDAMYSTIC per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • mincuo

    Il Medioevo era caratterizzato da profusa ignoranza e mancanza di conoscenza e tecnica in tutti i campi….
    Quando leggo questo abbandono subito. Tutti cogli stereotipi nella zucca ammaniti a profusione da questa cultura progressista di merda, fatta di enunciati e frasi fatte, una paginetta di propaganda, o un libretto divulgativo di altrettante frottole, bevute d’un fiato in fiducia completa.
    Lo manderei a ripetizione da Franco Cardini a studiare un pò di Medioevo.

  • zufus

    “Lo manderei a ripetizione da Franco Cardini a studiare un pò di Medioevo”.

    O a leggere obbligatoriamente i saggi di Règine Pernoud.

    Sono d’accordo con te. Gli stereotipi sul Medioevo “epoca buia” sono sempre alla base di ogni pensiero elementare, povero e schematico.
  • mincuo

    Tutto così, una collezione di cavalli bianchi, condottieri e battaglie intercambiabili, e di slogan fasulli: da “il dado è tratto” che è una traduzione farlocca di un testo scritto sbagliato, e che stava per “si dia inizio all’azione” a “eppur si muove” di Galileo, mai detta e coniata da un giornalista 150 anni dopo, a “se non hanno pane che mangino brioches” inventata di sana pianta e messa in bocca a Maria Antonietta per calunniarla, ai “secoli bui” per il Medioevo (che cazzo vuol dire poi “secoli bui”), eccetera, sono innumerevoli, ma tutte queste sono cose accertate, risapute e in testi decenti non esistono.
    Però permangono per la gente nei testi e non parliamo neanche dei fatti, stravolti all’80%. Una barzelletta. Dopo uno si forma le opinioni e i valori su queste cose.

  • mincuo

    Scrissi un post anche riguardo Wikipedia, che pur è meno peggio, che riguardava la logica su temi sensibili, ma portando un esempio anche su temi innocenti, non sensibili, e in questo caso riguardava la solita fissa “progressista” per indottrinare la gente.
    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=51781

  • Primadellesabbie

    L’arte che la nostra organizzazione sociale sa fare meglio di qualsiasi altra é quella dello spreco. E non si tratta solo di spreco per distrazione, ma di spreco organizzato in modo sofisticato, sistematico, ideologico. Appena possiamo ci costruiamo una casa troppo grande, possediamo troppe automobili e troppo grandi, organizziamo scrupolosamente attività inutili, comperiamo oggetti che non useremo mai. Per disporre di un prodotto costruiamo dieci stabilimenti di cui nove dovranno chiudere e sosteniamo trattarsi di salutare concorrenza, non bastando le distruzioni di beni e mezzi prodotte dalle frequenti guerre crediamo indispensabile incrementarle esplorando ‘lo spazio’, abbiamo introdotto l’assurda industria del ‘tempo libero’ che necessita di sofisticatissime attrezzature e strutture, riteniamo irrinunciabile un isterico turismo di élite, di massa e culturale a bordo di migliaia di aerei, non possiamo vivere se non ‘ci concediamo’ una crociera a bordo di enormi condomini galleggianti che intasano i mari, disponiamo di una incredibilmente enorme e dispendiosa rete di media che molto raramente vanno oltre l’intrattenimento, abbiamo asfaltato regioni intere. Potrei continuare. Per ognuna di queste assolute idiozie abbiamo una o più inoppugnabili spiegazioni che pretenderebbero di renderla ragionevole. – Sopratutto non sappiamo cosa fare di noi stessi e di conseguenza ci sprechiamo: sprechiamo l’uomo e le sue potenzialità più alte. – Tutte le nostre attività sono mirate a farci consumare l’esistenza senza avere la tentazione di pensare. Se riflettessimo ci fermeremmo, smetteremmo di trasmettere idiozie ai nostri figli. Capisco che non sia entusiasmante ma credo che dovremmo diventare diffidenti, praticare una sana diffidenza verso tutto ciò che ci viene proposto come ovvio nella pratica e nella cultura. Viviamo al centro di una colossale falsificazione prodottasi attraverso molte generazioni e per intenti diversi, forse leggerezza all’inizio poi presunzione, più di recente interessi, prevalentemente economici. – Non so se sarà la mancanza di energia a causare il disastro, forse che si, ma a me sembra che il disastro si sia già prodotto. – Trovo curiosa, anche se istintiva, l’idea di tornare ad una qualche forma di agricoltura. Ma siete sicuri di sapere come funziona una gallina o un coniglio? Posto che riusciate a produrre qualcosa di commestibile prima di esservi scannati a vicenda, come farete a conservarlo senza il frigorifero? Nei tempi bui, che tanto bui non erano (tanto per restare in tema di falsificazione culturale) come si sforza di spiegare ‘mincuo’ (17:27:18) qui sopra, alla fine dell’inverno tiravano fuori dalla stalla a braccia gli animali sopravvissuti ma denutriti!. – Temo che le cose potrebbero prendere una piega diversa: nell’attualità si verificano dei comportamenti indotti dalla disperazione che dovrebbero fare riflettere, e non solo per motivi statistici.

  • Truman

    Un aspetto particolarmente odioso dei pregiudizi è che spesso in essi c’è qualcosa di vero. Non è particolarmente utile spiegare che il Medioevo non è “l’età dei secoli bui” se il discorso qui è l’epoca attuale più che il Medioevo.

    Certo, il termine stesso “Medioevo” deviva da una visione ideologica, però andando sulle cifre brutali è proprio nel Medioevo che la popolazione europea si riduce più volte (prima per conseguenza del crollo dell’Impero romano e del suo ordinamento, poi a causa della peste).

    Ma i numeri brutali evidenziano che nel Medioevo qualche problema c’era. Ecco, se i problemi medioevali avevano qualche analogia con quelli attuali, allora in sostanza l’articolo è corretto.
    A livello personale non posso fare a meno di notare un regresso nell’ambiente intorno a me, esprimibile sia in dati numerici (crollo dei consumi e dell’occupazione, mentre la natalità è crollata da tempo) che in termini ideologici (sembra che non ci sia più un futuro, le certezze sono evaporate).

    Credo di questo bisognerebbe discutere, delle azioni da prendere oggi e delle prospettive che abbiamo davanti, non delle minuzie del linguaggio di Kunstler o Baker per mostrare quanto siamo intelligenti.

  • Cornelia

    Si si, facile rivalutare il Medioevo leggendo ponderosi saggi seduti al caldo e in poltrona.
    Meno probabile che lo si rivaluti tanto quando ci si ritrova a stomaco vuoto in una baracca gelida, con un fratello nella stanza accanto che crepa di polmonite.
    Tanti bei pensatori nel Medioevo, tanta bella “sapienza popolare”, tanti cavalieri senza macchia, e tanta gente che crepava come le mosche. Se vi piace così…

  • zufus

    Sì, è facile leggere ponderosi saggi al caldo e in poltrona.

    Per questo dovresti almeno provarci, invece di ripetere a pappagallo la solita dottrina da scuola elementare.
  • Primadellesabbie

    É risaputo, o dovrebbe esserlo, che i giochi finanziari che travolgono l’economia sono stati provati e riprovati, simulandone gli effetti, nelle nostre Top Universities, poi si é provveduto alle provvidenziali Deregulations, a questo punto credo si siano strette le opportune complicità per passare all’azione, come sempre con il minimo dei rischi. É possibile individuare le persone e le istituzioni che hanno contribuito a questo disegno a meno che non si creda nell’improvvisazione e nella casualità. – Più vicino a noi ci sono responsabilità di un altro ordine che moltiplicano gli effetti della “crisi”. Il mondo industriale fu realizzata da ‘menti artigiane’, furono queste che pensarono cosa produrre e come. Altre ‘menti artigiane’ compravano i prodotti dopo averli adeguatamente soppesati. Fino ieri funzionò pressapoco così poi, quasi all’improvviso, i termini sono cambiati. Si é iniziato a produrre e commerciare beni di nessun valore a prezzi arbitrari e, resisi conto che era possibile perché la capacità di valutazione (mente artigiana) era scomparsa gli argini sono franati. – Si sono prodotti grandi cambiamenti: l’aspetto ha sostituito la qualità; é scomparso o quasi chi conosceva molte lavorazioni (si pensi ad es. alla metallurgia sostituita dalla plastica); il negoziante ha smesso di essere un commerciante: aspetta il rappresentante che gli dice cosa vendere ed a quale prezzo, istruito da studi a monte: nessun ambito é stato risparmiato. Si é rotto il giocattolo e con la nostra complicità. – La conseguenza é che da una parte sta una anonima ‘forza lavoro’ con poche conoscenze formali e dall’altra un’altrettanto anonima e adattabile massa di ‘consumatori’. Chi organizza il business fa letteralmente quello che gli aggrada. – Cosa fare? Come finirà? – É vero quanto lei dice a proposito del Medioevo, Roma arrivò ad avere meno di 3.000 abitanti e quando cominciarono a navigare una epidemia di peste ogni 15 anni. Covavano, però, potenti spiriti le cui zampate lasciavano il segno. Spesso venivano giustiziati ma dal nostro punto di vista questo é un dettaglio. Quel mondo si muoveva, forse a tentoni, tra un Potere Spirituale ed uno Terreno che si combattevano ma c’erano, e non é cosa da poco. Nelle biblioteche di sperduti monasteri si cercava di ritrovare le fila degli equilibri perduti. Non fu una passeggiata, come sappiamo, ma non vennero mai meno gli spazi per grandi e coraggiosi spiriti. – Non trovo del tutto inutile il confronto con il caso nostro. Un mondo piatto ma complicato, strutturato per un’esistenza immaginaria e poco pratica, rivolto a poche, monotone finalità cui nessuno vuole rinunciare, ingombro di eterne discussioni rasoterra, difese ad oltranza di dubbi interessi, frenetico costituirsi e sciogliersi su basi prevalentemente emotive di gruppi di opinione (per la pace, difendiamo l’omosessualità, vivano le balene, siamo vegetariani, ecc.) dotati di buone intenzioni ma che si risolvono in uno sfaldamento continuo. – La soluzione per uscirne, il cosa fare domani, non si scoprirà ne’ con la ricerca ne’ con l’innovazione. É necessario imparare a riconoscere le persone, non su basi strumentali e, se sia il caso, lasciare loro lo spazio necessario. Bisogna smettere le etichette e gli slogan, le prime nascondono le possibilità di valutazione i secondi fanno, nel discorso, l’effetto degli insulti nelle liti. Bisogna fissare gli obbiettivi avendo presente che limitarsi alla sopravvivenza sarebbe poca cosa, troppo poco per fungere da collante. E bisogna individuare e isolare Cecilia Gimenez che é sempre in agguato. Se sono andato fuori tema non se la prenda.

  • ws

    nell’ europa occidentale invece la perdita di conoscenze tecniche fu proprio enorme Ad esempio e’ ben riportato nella storia che in tutta l’ europa occidentale e in gran parte di italia per diversi secoli fu perso l’ uso del mattone ( non sapevano come farli ), scomparve la ceramica e il vetro ( non sapevano come produrli) non furono fatti ponti in pietra ( non sapevano come farli), ne nuovi edifici ( crollavano ) e non sapevano piu far navi salvo quei pochi porti (come venezia) rimasti in contatto con l’ oriente .

    l’ uso del ferro , pur diventato raro e prezioso invece resse perche’ c’erano ancora i fabbri , si sapeva fare il carbone di legna e si conoscevano i depositi di scarto delle miniere romane .Ad esempio nel regno longobardo il ducato di lucca ebbe una importanza strategica perche nel porto di pisa venivano portati con barche di fortuna gli scarti ferrosi di populonia e ivi rifusi con carbone di legna.
    Ma oggi questo lo sapremmo fare ? sapremmo sopravvivere recuperando le poche risorse del territorio a noi circostante ? Io credo proprio di no, come anche l’ autore di questo articolo , che , aldila’ delle sue buone intenzioni , difficilmente riuscirebbe a sopravvivere nel suo ” buen ritiro”, dove di certo oggi non campa con il suo ” orto di sopravvivenza” 🙂

  • AmonAmarth

    Un bel po’ di gente invece ne è cosciente (del picco del petrolio e delle sue conseguenze): QUINDI? Continuiamo a lagnarci aspettando che questo mondo di (uh, oh! che fatica!) di ritorno al lavoro manuale con quel pizzico di “bucolico” medievale ci piova addosso?! (Come se poi spettasse a tutti di diritto, ANCHE SE FATICOSO?). Procurarsi un pezzo di terra per l’autosostentamento in modo privato, e farlo mantenendo un lavoro per continuare a campare fino “alla fine di questo mondo civilizzato” – senza agi, debiti e quindi casa – ad oggi NON E’ POSSIBILE. Quindi? Perchè parlare di questa CONTINUA FINE senza alzare un dito? Perchè non dare tutte le proprie forze in privato (fuori dal lavoro) per cercare una (almeno) parziale soluzione a un problema grosso come l’energia? Risposta: RICERCA LENR. In molti oggi lo stanno facendo ed è proprio perchè HA UN SENSO. Non è la soluzione a tutti i mali, ma ripetersi 100 volte (come Kunstler) che prima o poi arriva il pugno in faccia è al 100% inutile come guardare il film 2012. Saluti.

  • AmonAmarth

    Eh no devo ribadire… Dice Kunstler ***Ma ora non penso sia più possibile farlo, per più di un motivo. Una è il fiasco di Fukushima, che ha creato un clima di opposizione totale, anche in tempi di crisi. Ma allora c’era ancora in questione una finestra di opportunità per la creazione di un programma nucleare con nuovi impianti, finestra che ora si sta chiudendo, se non è già chiusa.

    Un altro sviluppo inaspettato è il fatto che, con i problemi di formazione del capitale così estremi che abbiamo avuto negli ultimi cinque anni, anche se avessimo il consenso e la volontà di progettare impianti di nuova generazione, probabilmente non avremmo modo di finanziarli. *** Chiaro: se uno VUOLE l’apocalisse e se la “tiene stretta” come se avesse paura DI NON VEDERLA COME SE L’E’ SEMPRE IMMAGINATA, allora evita pure di INFORMARSI SU OLTRE 20 ANNI DI MENZOGNE da parte della “Big Science” sulle nuove tecnologie promettenti: LENR, LENR, LENR. Cosa fanno secondo voi Rossi, Defkalion, Brillouin, National Instruments, Siemens, Ist.Pirelli di Roma, Celani, McKubre, … […e molti altri…]… Si girano i pollici guardando 2012!? *** http://www.22passi.it/Presentazione_Prometeon_Zurigo_8_settembre_2012b.pdf ***. Di nuovo saluti.

  • mincuo

    Truman basta dire che il “Medioevo” sono 1000 anni (MILLE ANNI) e almeno 4 periodi abbastanza differenti. Basta dire solo quello per qualificare le opinioni sclerotizzate sul “Medioevo”.

  • mincuo

    Immagino che non ci si potrà nemmeno azzardare a non essere consapevoli del “picco del petrolio” imminente.
    Deve essere un altro dei dogmi di fede “indiscutibili”.
    E cioè neanche ad azzardarsi a entrare nel merito. Come se si fosse azzardato qualcuno a discutere dell’esistenza del Demonio nel 1500.
    Meglio lasciar perdere. E poi “lo sanno tutti….che imminente”

  • littlepaul1967

    Mah, sarà anche vero che il cosiddetto “Medioevo” (l’evo che sta nel mezzo, come se non ci fosse modo migliore per classificare circa mille anni di storia) non sia stata quell’epoca così oscura come spesso si dice magari con troppa facilità e scarsa conoscenza, ma non credo che sarebbe auspicabile viverci per alcuno di noi.
    Detto questo, mi sembra si sia speso nella discussione troppo tempo su questo punto a mio parere marginale dell’articolo perdendone di vista il senso generale. IL MONDO STA DAVVERO FINENDO?
    C’è questa strana voglia di apocalisse (che significa in realtà “rivelazione” e non ciò che comunemente si intende) che prende tanta gente in una certa fase della vita, cioè quella in cui essenzialmente ci si pongono domande sul senso delle cose, ed in mancanza di risposte soddisfacenti si ritiene che la fine di tutto sarà l’evento più vicino e probabile. UNA COSA E’ CERTA: IL MONDO STA CAMBIANDO, ma non è mica una novità, LO HA SEMPRE FATTO. Ed ognuno di noi in fondo nella vita è TESTIMONE DI UN MONDO CHE NON C’E’ PIU’, ed il punto centrale è ACCETTARE CHE IL CAMBIAMENTO – nel bene e nel male – E’ LA VITA STESSA.
    C’è in fondo a ciò un reale desiderio di cambiamento che non trovando uno sfogo propositivo non sa fare altro che vedere la distruzione del mondo attuale, fase peraltro necessaria, senza però proporre alternative realizzabili.
    Non so se e quando finirà il petrolio e se questa nostra civiltà saprebbe eventualmente trovare per tempo delle alternative. In tutta franchezza molto probabilmente almeno io non sopravviverei di sicuro nel mondo prospettato nell’intervista. Anche se a parere mio ci vorranno trenta quaranta od anche cinquantanni per un reale ed evidente cambiamento.
    Al fondo di tutto vedo una cosa: questo pensiero apocalittico nasconde in realtà il grande tabù del nostro tempo che con tutta la sua tecnologia e la presunta invincibilità ce lo ho reso un tema nemmeno più accettabile per una riflessione. E sto parlando del cambiamento dei cambiamenti: LA MORTE.
    PARLIAMO DI FINE DEL FONDO, MA IN FONDO CI STIAMO PREOCCUPANDO DELLA NOSTRA,