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I NEMICI DELLA CRESCITA E I NEMICI DEL GENERE UMANO

DI MARINO BADIALE
megachip.info

Raccomandiamo la lettura del fondo di Angelo Panebianco su “I nemici della crescita” («Corriere della Sera» del 27 gennaio) a chiunque nutra dei dubbi sull’assurdità della crescita. Per sostenere la necessità della crescita e dei sacrifici in suo nome Panebianco è costretto a omissioni, ammissioni e a vere e proprie assurdità, che nel complesso mostrano come sia impossibile sostenere in modo razionale il mito della crescita, nella situazione attuale.

Cominciamo dalle assurdità: la crescita è necessaria, ci spiega Panebianco, perché “senza crescita, una società consuma più ricchezza di quanta ne produce e finisce su un piano inclinato al termine del quale ci può essere solo un impoverimento complessivo”. Si tratta di affermazioni evidentemente false: è ovvio che una società si impoverisce se consuma più di quanto produce, ma questo non c’entra nulla con la crescita, c’entra appunto con la differenza fra la produzione e il consumo. Se un anno produco 100 e consumo 100, non mi impoverisco, che ci sia stata crescita oppure no rispetto all’anno precedente.

Nella foto: Bombardamenti sulla città di Palermo nel 1943.Se un anno produco 100 e l’anno successivo produco 120 ma consumo 130, c’è stata crescita ma mi sono impoverito. E’ perfettamente possibile pensare ad una società stazionaria, nella quale ogni anno si produce la stessa ricchezza dell’anno precedente e se ne consuma un po’ meno: non c’è crescita, ma la società si arricchisce.

L’assurdità dell’affermazione di Panebianco appare in tutta la sua solare evidenza se la traduciamo sul piano individuale: “se il mio stipendio non aumenta ogni mese, mi impoverisco, perché spendo di più di quel che guadagno”. Tutti coloro che lavorano a stipendio fisso possono capire quanto razionali siano le argomentazioni di Panebianco.

Passiamo alle omissioni: parlando della vicenda Fiat e del conflitto con la Fiom, Panebianco spiega che “la ristrutturazione in atto sembra andare nella direzione giusta: attrezzando le imprese per la competizione globale essa spinge sul pedale della crescita”. Panebianco omette ogni riferimento alle molte critiche, ben argomentate, prodotte negli ultimi mesi nei confronti dell’azione di Marchionne proprio dal punto di vista dell’adeguatezza di tale azione per un serio rilancio degli stabilimenti Fiat in Italia, critiche che riguardano la mancanza di un piano industriale, il fatto che non sono previsti nuovi modelli, le perplessità sul rilancio produttivo di un settore ormai maturo. Un buon esempio di queste critiche è costituito dai molti articoli che Guido Viale sul «Manifesto» ha dedicato alla vicenda (ci permettiamo un suggerimento alla Fiom: perché non raccogliere questi articoli e farne un opuscolo?).

Allo stesso modo, Panebianco omette ogni informazione sui contenuti concreti dell’accordo di Mirafiori. In particolare, silenzio sul fatto che i rappresentanti sindacali non saranno più eletti dai lavoratori, ma nominati dai vertici sindacali e solo dai sindacati firmatari dell’accordo. Per chi si dichiara liberale, un’omissione non da poco.

Ma veniamo infine alle ammissioni di Panebianco, forse la cosa più interessante dell’articolo. Panebianco distingue fra le imprese che si danno da fare “per competere sui mercati globali” e gli altri attori sociali, che non sono esposti in prima linea, non si rendono conto delle necessità della competizione, ma devono tuttavia ad essa adeguare il loro comportamento. Se si vuole la crescita, ci dice Panebianco, occorre che ogni ambito sociale si faccia carico delle necessità della competizione, sia quindi funzionale al sistema della imprese globalizzate. Purtroppo in Italia non è (ancora) così. Ci sono ancora operai che difendono la propria dignità e la propria salute. Ci sono ancora insegnanti che pensano allo sviluppo umano e culturale dei propri allievi, e non al fatto che dovranno competere. C’è ancora qualche studioso che si occupa di un manoscritto antico o di un recente teorema per passione di ragione, e non per le necessità della competizione globale. C’è ancora qualche infermiera che ha cura dei malati per senso del dovere e solidarietà umana, e non per aumentare il Pil.

Tutto questo deve finire, se vogliamo la crescita, ci spiega Panebianco. Ma come spazzare via queste resistenze?

Panebianco cita con favore l’economista Mancur Olson, che a suo tempo spiegò i grandi risultati economici di Germania, Italia e Giappone negli anni Cinquanta in questo modo: “in quei tre paesi la guerra non si era limitata a distruggere le infrastrutture materiali. Ne aveva anche distrutto le infrastrutture sociali”. Non si poteva dire meglio. Grazie a Dio ogni tanto c’è la guerra che massacra la società e rende possibile la crescita.

Ecco cosa ci suggerisce Panebianco: se vogliamo la crescita è necessaria una distruzione sociale, una devastazione dei rapporti umani, un abbrutimento generalizzato paragonabile a quello di una guerra come la Seconda Guerra Mondiale. Non si poteva dire meglio, e non c’è che da ringraziare Panebianco per la sua chiarezza. Adesso ci è più chiaro perché siamo nemici della crescita, e chi sono i nemici del genere umano.

Marino Badiale
Fonte: www.megachip.info/
Link: http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/5533-i-nemici-della-crescita-e-i-nemici-del-genere-umano.html
31.01.2011

Pubblicato da Davide

  • amensa

    ma c’è ancora qualcuno che legge cosa scrive panebianco ?

  • GRATIS

    Il suggerimento di Panebianco non è altro che la visione strategica del nUOVO oRDINE mONDIALE. Nessuna sorpresa: fa il suo lurido mestiere.

  • Rossa_primavera

    Francamente e’ impossibile non concordare con Badiale che demolisce
    con mirata lucidita’ le argomentazioni stantie di Panebianco nel suo
    articolo.In certe nazioni,tra le quali anche l’Italia,si potrebbe stare tutti
    meglio anche in previsione di una crescita zero o di una crescita contenuta,se solo fossimo capaci di eliminare gli infiniti sprechi e la
    gigantesca macchina dell’assistenzialismo a fondo perduto che finisce per punire i lavoratori e premiare i parassiti.
    Le statistiche dicono inequivocabilmente che gli italiani sono un popolo
    virtuoso dal punto di vista del risparmio,tanto che hanno un risparmio
    pro capite privato tra i piu’ alti al mondo se paragonato al reddito.
    Certo che appena nel nostro paese qualcuno tenta di eliminare uno
    spreco,subito la categoria che beneficia spesso in maniera parassitaria
    di tale flusso di denaro insorge e non se ne fa piu’ nulla.
    E a farne le spese sono quasi sempre i lavoratori dipendenti che tirano
    il carro per tutti.

  • FraDiavolo

    Veramente i veri parassiti, si annidano tra i dipendenti pubblici, che sarebbero lavoraori (si fa per dire in alcuni casi) dipendenti!
    Non tutti per carità, ma una consistenza minoranza di essi ha preso il “famoso posto” chissà come (clitelismo) e lavora come un negro.
    Non possiamo continuare a pagare tasse altissime per mantenre lor signori.

  • neutrino

    Purtroppo un tentativo unilaterale di una nazione di uscire dalla competizione mondiale sarebbe destinato al disastro per quella nazione.
    Infatti la competizione riguarda, tra molti altri aspetti, l’accesso alle fonti energetiche ed all’alta tecnologia, la presenza di talenti, ecc.
    Ma a livello mondiale la competizione non si fermerà spontaneamente fino a che esisteranno grandi differenziali di ricchezza tra le popolazioni di nazioni diverse, a meno che non si torni al mercantilismo (barriere artificiali al commercio).
    L’argomento della decrescita, soprattutto in quanto giustificato da considerazioni ecologiche, ma non solo, ha una sua forza ed esercita grande fascino. Ma non credo che sia praticabile al momento in una grande nazione ex-industriale come l’Italia. Tanto è vero che molti (tutti?) gli esperimenti di organizzazioni orientate alla decrescita o alla frugalità (comunità agricole autosufficienti, ecc) fino ad oggi si sono sviluppate in enclavi di ricchezza, in territori naturalmente privilegiati, spesso con l’aiuto di capitali personali ingenti.

  • Rossa_primavera

    Verissimo,mi riferivo infatti ai lavoratori dipendenti del settore privato.

  • redme

    ..caffè pagato a chi riesce a far convivere capitalismo e decrescita….

  • ilnatta

    potevi anche sbilanciarti di più 😉

  • bstrnt

    C’è sempre qualche utile idiota che osanna il libero mercato e la crescita infinita in un sistema finito (la mamma degli idioti è sempre incinta).
    Defilarsi da questi ossimori credo sia palesare un minimo di intelligenza; poi, come procedere per divincolarsi dalla tela di ragno (Unione Europea, Patto Atlantico, colonizzazione USA) nella quale politicanti antichi e quisling moderni ci hanno cacciato, dovrebbe essere motivo di attento studio e fine strategia di uscita.

  • Giancarlo54

    Caffè corretto a chi riesce a far convivere la decrescita con la convivenza dell’Italia nella UE.

  • AmonAmarth

    Ciao neutrino, la tua analisi mi pare dovuta. Io sono di Bergamo, e anche qui il discorso decrescita non è immediato. La transizione più difficile, e che riscontro direttamente di persona, è il passaggio da “cittadino” a “contadino”: perchè è di questo che si tratta in fin dei conti. Siamo abituati ad avere uno stipendio per campare comprando roba al supermercato… perchè dovremmo negare di avere questa debolezza? Ma non mi fermo: io ho 26 anni e sento di avere ancora una scelta, non ho un mutuo e comincio come tanti della mia età ad avere il primo stipendio da post-laureato (per molti il primo in assoluto), insomma comincio a risparmiare qualcosina. La mia idea è proprio quella: comprarmi un pezzo di terra per garantirmi l’autosufficienza e valutare seriamente di poter costruire (di persona?) la mia casa sullo stesso appezzamento. Niente di grandioso: in piccolo e nel possibile, e se ci sarà qualcuno che mi accompagnerà tanto meglio. Altrimenti cosa ci rimane da fare? Campare a stage, a contratti di 1-3 anni, deprimerci quando siamo senza e poi fare un mutuo che ci dissangui? Col cazzo! Io ho solo qualche numero utile in testa: prezzo dei terreni agricoli variabile, ma fino, ad ora, a 15 €/mq (http://www.starnet.unioncamere.it/download.php?id=9317). mq necessari all’autosufficienza alimentare? Esageriamo sui 2000 (forse ne bastano 1000 con particolari modalità agricole…)… Raggiunti i 30000 € di risparmio massimi (5 anni di lavoro?) posso pensare alla costruzione della mia indipendenza alimentare (come inizio)… Dopotutto si tratta della solita migrazione città/campagna-campagna città già vista in altre epoche storiche! Sono pazzo? Chi la pensa come me, e se addirittura è della mia città, dica la sua! Saluti.

  • Longoni

    Io eviterei di fare pubblicità al Panebianco, raccomandandone l’inutile lettura. Comunque bravo a Badile.