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I MILIARDARI AUMENTANO, LE DISEGUAGLIANZE SI FANNO PIU' PROFONDE

MENTRE LE ECONOMIE “RECUPERANO”

DI JAMES PETRAS
dissidentvoice.org

I salvataggi delle banche, degli speculatori e dei costruttori sono serviti per i loro veri scopi: i multi-milionari sono diventati prima miliardari e poi multi-miliardari. Secondo il rapporto annuale della rivista di business Forbes ci sono 1.210 persone – e in molti casi, clan familiari – con un patrimonio netto di 1 miliardo di dollari (o più). Il patrimonio netto totale è di 4000 miliardi di dollari, 500 miliardi di dollari superiore al patrimonio combinato di 4 miliardi di persone nel mondo. L’attuale concentrazione di ricchezza supera qualsiasi periodo precedente della storia, dal re Mida, ai Maharajah e ai Robber Barons (in inglese baroni ladroni, designava degli imprenditori e banchieri che ammassavano grandi quantità di denaro, costruendosi delle enormi fortune personali, solitamente attraverso la concorrenza sleale NdT) fino ai recenti magnati di Wall Street e della Silicon Valley di questo decennio.L’analisi della fonte di ricchezza dei super-ricchi, la distribuzione nell’economia mondiale e le modalità di accumulo evidenziano alcune differenze importanti con grandi conseguenze politiche. Si procederà ad individuare queste caratteristiche specifiche dei super-ricchi, a cominciare dagli Stati Uniti e in seguito con l’analisi del resto del mondo.

I super-ricchi negli Stati Uniti: i più grandi parassiti viventi

Gli Stati Uniti hanno il più grande numero dimiliardari al mondo (413), più di un terzo del totale, la percentuale più grande tra i “grandi paesi” nel mondo. Uno sguardo più attento rivela inoltre che tra i primi 200 miliardari (quelli con 5,2 miliardi dollari e oltre) ci sono 57 provenienti dagli Stati Uniti (29%). Oltre un terzo hanno fatto la loro fortuna attraverso l’attività speculativa, predatori per l’economia produttiva e sfruttatori della proprietà e del mercato azionario. Questa è la percentuale più alta di tutti i paesi principali in Europa o in Asia (con l’eccezione dell’Inghilterra). L’enorme concentrazione di ricchezza nelle mani di questa minuscola classe dirigente parassita è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti hanno le peggiori diseguaglianze di qualsiasi economia avanzata e tra le peggiori in tutto il mondo. Gli speculatori non impiegano mano d’opera, essi assicurano scappatoie fiscali e salvataggi e quindi premono per tagli al bilancio sociale, in quanto non richiedono una forza lavoro sana e istruita (fatta eccezione per una ristretta elite).

Nel 1976 l’1% deteneva il 20% della ricchezza, nel 2007 controllano il 35% della ricchezza totale. L’ottanta per cento degli americani possiedono solo il 15% della ricchezza. Le recenti crisi economiche, che inizialmente hanno ridotto la ricchezza totale del Paese, lo hanno fatto in modo irregolare – colpendo soprattutto la maggioranza dei lavoratori dipendenti. Il piano di salvataggio Bush-Obama ha portato alla ripresa economica, non dell’”economia in generale”, ma si limitava a migliorare ulteriormente la ricchezza dei miliardari – il che spiega perché il tasso di disoccupazione e sottoccupazione è aumentato, perché il debito fiscale e deficit commerciale cresce e lo Stato abbassa le imposte sulle società e taglia i bilanci federali, statali e comunali. Il settore “dinamico”, composto di capitalisti parassitari impiega pochi operai, non esporta prodotti, paga meno tasse e impone maggiori tagli alla spesa sociale per i lavoratori produttivi. Nel caso dei miliardari americani, la loro ricchezza è in gran parte maturata attraverso il saccheggio del tesoro dello Stato e dell’economia produttiva e attraverso la speculazione nel settore della tecnologia informatica, che ospita un quinto dei grandi miliardari.

I nuovi miliardari del BRIC: sfruttare lavoro e natura

I principali paesi emergenti del capitalismo, Brasile, Russia, India e Cina (BRIC), acclamati dai mass media per la loro rapida crescita negli ultimi dieci anni stanno producendo miliardari a un ritmo più veloce di ogni blocco di Paesi nel mondo. Secondo gli ultimi dati di Forbes (Marzo 2011), il numero dei miliardari nel BRIC è aumentato oltre il 56% da 193 nel 2010 a 301 nel 2011, superando l’Europa.
La forte crescita del BRIC ha portato alla concentrazione e centralizzazione del capitale, in ogni caso promossi da politiche statali che forniscono prestiti agevolati, sovvenzioni, incentivi fiscali, sfruttamento illimitato delle risorse naturali e del lavoro, favorendo la spoliazione dei piccoli proprietari immobiliari e la dismissione delle imprese di proprietà pubblica.

La crescita dinamica dei miliardari nel BRIC ha portato alle disuguaglianze più eclatanti del mondo. Tra i Paesi del BRIC, la Cina apre la strada con il maggior numero di miliardari (115) e la peggiore delle disuguaglianze in tutta l’Asia, in netto contrasto con il suo passato comunista, quando era il paese più egualitario del mondo. L’esame della fonte della ricchezza di super ricchi della Cina dimostra che essa è stata provocata dallo sfruttamento del lavoro nel settore manifatturiero, la speculazione nel settore immobiliare, quello delle costruzioni e del commercio. La Cina ha sorpassato gli Stati Uniti come maggior produttore al mondo nel 2011, a causa del super-sfruttamento del lavoro in Cina e la crescita del capitale finanziario parassitario negli Stati Uniti.

A differenza degli Stati Uniti, la classe operaia cinese sta facendo una significativa intromissione nella speculazione della sua elite produttiva e immobiliare. A seguito della lotta di classe, i salari sono cresciuti dal 10% al 20% negli ultimi 5 anni; le proteste da parte di agricoltori e famiglie urbane contro gli sfratti sanciti dallo Stato degli speculatori immobiliari hanno superato le 100.000 all’anno.
La ricchezza dei miliardari russi dall’altro risulta dal furto violento delle risorse pubbliche (petrolio, gas, alluminio, ferro, acciaio, ecc) sviluppato dal precedente regime comunista. La grande maggioranza dei miliardari russi dipende dalle esportazioni di prodotti, saccheggiando e devastando l’ambiente naturale nel quadro di un regime corrotto e deregolamentato. Il contrasto di vita e di lavoro tra i miliardari orientati verso l’occidente e la classe operaia russa è in gran parte il risultato del travaso della ricchezza su conti all’estero, gli investimenti offshore, e gli straordinari lussi personali, tra cui proprietà immobiliari da milioni di dollari. A differenza dell’elite industriale cinese, i miliardari russi somigliano ai parassiti che vivono di rendita fra speculatori di Wall Street e gli sceicchi del Golfo Persico.
I miliardari indiani sono una combinazione di vecchi e nuovi ricchi che disegnano la loro ricchezza sfruttando i lavoratori a basso salario, espropriando le baraccopoli e i villaggi tribali, così come diversificando le aziende nel settore immobiliare, IT e software.In India i miliardari hanno accumulato le loro ricchezze attraverso i loro legami di parentele ai vertici più alti molto corrotti della classe politica, garantendo dei monopoli attraverso cntratti di Stato. La forte crescita in India negli ultimi dieci anni (in media del 7%) e la crescita della miliardari verso l’alto fino a 55 entro il 2011, sono entrambi legati alle politiche neoliberiste di deregolamentazione, la privatizzazione e la globalizzazione, che hanno concentrato la ricchezza in cima, indebolito i piccoli produttori e colpito decine di milioni di diseredati.

La classe dei miliardari del Brasile è cresciuta molto rapidamente, a 29 da un numero a una sola cifra di un decennio prima soprattutto con la leadership del Partito dei Lavoratori,. Oggi più di due terzi dei miliardari in America latina sono brasiliani. Il fulcro della ricchezza dei super-ricchi del Brasile è il settore finanziario-bancario, che ha tratto enormi benefici dalle politiche monetarie, fiscali e neo-liberale del governo di Lula Da Silva. I banchieri miliardari sono stati i principali beneficiari dell’economia di esportazione agro-minerale, che ha prosperato negli ultimi dieci anni, a scapito del settore manifatturiero. Malgrado le proteste da parte dei leader del Partito dei Lavoratori, le disuguaglianze di classe tra la massa dei lavoratori a salario minimo (380 dollari al mese a partire dal marzo 2011) e i super-ricchi continua a peggiorare in America Latina. L’analisi della fonte di ricchezza tra miliardari brasiliani rivela che il 60% di loro hano maturato la loro ricchezza nel settore finanziario, immobiliare e assicurativo (FIRE-Finance, Real Estate, Insurance) e solo uno (pari al 3%) nel settore dei capitali o dell’intermediazione del settore manifatturiero. Il boom della crescita economica del Brasile e dei suoi miliardari si adatta al profilo di un ‘«economia coloniale’: con consumi vistosi, esportazioni di materie prime e presieduto da un settore finanziario dominante che promuove le politiche neo-liberali. Nel corso degli ultimi dieci anni, nonostante la teatralità della politica populista e paternalista dei programmi contro la povertà promossa dal Partito dei Lavoratori di “centro-sinistra”, il principale risultato socio-economico è stata la crescita di una classe di “super-ricchi” miliardari concentrati nel settore bancario con potenti collegamenti nei i settori agro-minerale. Il libero mercato di alta classe di crescita finanziario-agro-minerale ha degradato il settore manifatturiero, in particolare prodotti tessili e calzature, così come i capitali e i produttori di beni intermedi.

Il BRIC sta producendo di più e crescendo più rapidamente delle potenze imperiali in Europa e negli Stati Uniti, ma stanno anche producendo mostruose disuguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Le conseguenze socio-economiche si sono già manifestate in crescenti conflitti di classe in particolare in Cina e in India, lo sfruttamento intensivo e gli espropri hanno provocato un’azione di massa. L’élite politica cinese sembra essere la più consapevole della minaccia politica rappresentata dalla crescente concentrazione della ricchezza e si trova al centro di una promozione di consistenti aumenti salariali e dell’aumento del consumo locale, che sembra essere la causa dell’abbassamento dei margini di profitto di alcuni settori della elite manifatturiera. Forse la ‘memoria storica’ della “rivoluzione culturale ‘e l’eredità maoista gioca un ruolo nel richiamare l’attenzione dei dell’élite politica sui pericoli derivanti dagli “eccessi del capitalismo” associati agli elevati livelli di sfruttamento e alla rapida crescita di una classe di miliardari basati su collegamenti politici.

Medio Oriente:

Negli ultimi dieci anni il Paese più dinamico del Medio Oriente è stato la Turchia. Guidata da un regime liberal-democratico di ispirazione islamica, la Turchia ha portato la regione alla crescita del PIL e alla produzione di miliardari.

La performance economica turco è stata presentata dalla Banca Mondiale e dal FMI come un modello per i regimi post-dittatoriali nel mondo arabo-‘ad alta crescita’, un’economia diversificata basata sulla concentrazione crescente della ricchezza. La Turchia ha il 35% in più (37) di miliardari rispetto al Golfo e agli Stati nordafricani combinati (24). Il ‘segreto’ della crescita turca è l’alto tasso di investimenti in diversi settori e lo sfruttamento intensivo della manodopera. Molti miliardari turchi (14) traggono la loro ricchezza attraverso i ‘conglomerati’, gli investimenti in diverse produzioni manufatturiere, nella finanza e nelle costruzioni. Oltre ai ‘miliardari dei conglomerati,’ ci sono ‘miliardari specialisti’ che hanno accumulato ricchezza dal settore bancario, dalle costruzioni e le produzioni alimentari. Uno dei motivi per cui la Turchia ha redarguito e sfidato il potere israeliano in Medio Oriente, è perché i suoi capitalisti sono desiderosi di progettare investimenti e penetrare i mercati del mondo arabo. Oltre al sistema politico statunitense altamente “sionizzato”, le classi dirigenti e il pubblico in Europa e in Asia hanno guardato con favore l’opposizione della Turchia per i massacri di Israele a Gaza e la violazione del diritto internazionale in alto mare. Se un moderno regime islamico liberale può crescere rapidamente grazie alla rapida espansione di una classe differenziata di super-ricchi, così fa Israele, uno Stato moderno giudaico-neo-liberal basato sulla rapida crescita di una classe altamente diversificata di miliardari. Israele, con 16 miliardari è un paese con le disuguaglianze di classe in più rapida crescita nella regione – con il tasso pro-capite di miliardari più alto del mondo … I ‘settori di crescita’ di Israele, ovvero il software, le industrie militari, finanziarie, assicurative, i diamanti e gli investimenti all’estero in metalli e miniere sono guidati da miliardari e multi-miliardari che hanno beneficiato di dispense finanziarie indotte dal sionismo per mezzo del saccheggio degli Stati Uniti delle risorse della ex-URSS e del trasferimento di fondi da oligarchi russo-israeliani in joint venture con miliardari ebrei americani, in società di software, soprattutto nel settore della “sicurezza”. L’alta percentuale di miliardari in Israele in un momento di forti tagli alla spesa sociale smentisce la sua pretesa di essere una ‘democrazia sociale’ tra ‘sceiccati.’ arabi. Da registrare che Israele ha il doppio dei miliardari (16 ) dell’Arabia Saudita (8) e più super-ricchi rispetto ai paesi dell’intero Golfo (13). Il fatto che Israele ha più miliardari pro capite rispetto a qualsiasi altro paese non ha impedito ai suoi sostenitori sionisti negli Stati Uniti di fare pressioni per ulteriori 20 miliardi di aiuti per il prossimo decennio.

A differenza del passato, la concentrazione della ricchezza di oggi in Israele ha meno a che fare con il suo essere il maggior beneficiario degli aiuti stranieriI sussidi ricevuti da Israele sono un problema politico: il potere sionista sul portafoglio del Congresso. Data la ricchezza totale dei miliardari di Israele, un’imposta del cinque per cento compenserebbe più dell’eventuale taglio degli aiuti esteri degli Stati Uniti. Ma questo non accade semplicemente perché il potere sionista in America impone che i contribuenti degli Stati Uniti sovvenzionino i plutocrati in Israele pagando per le loro armi offensive.

Conclusione

Le “crisi economiche” del 2008-2009 hanno inflitto perdite solo temporanee ad alcuni miliardari (USA-UE), e non ad altri (Asia). Grazie a salvatagg di migliaia di miliardi di dollari /euro/yen, la classe dei miliardari si è ripresa e ampliata, anche se i salari negli Stati Uniti e in Europa ristagnano e i ‘tenori di vita’ sono colpiti dai tagli massicci in sanità, istruzione, occupazione e servizi pubblici.

Ciò che colpisce è come il recupero, la crescita e l’espansione dei miliardari del mondo e la loro accumulazione di ricchezza sia dipendente e basata sul saccheggio delle risorse dello Stato; quante delle loro fortune erano basate su politiche neo-liberal che hanno portato all’acquisizione a prezzi stracciati delle imprese pubbliche privatizzate; come la deregolamentazione di Stato permette di depredare l’ambiente per estrarre risorse a più alto tasso di rendimento; come lo Stato ha promosso l’espansione delle attività speculative nel settore immobiliare, della finanza e degli hedge fund, incoraggiando nel contempo la crescita dei monopoli, oligopoli e conglomerati che hanno catturato “super-profitti” – tassi sopra il ‘livello storico’. I Miliardari nel BRIC e nei centri di età imperiale (Europa, Stati Uniti e Giappone) sono stati i beneficiari delle principali riduzioni fiscali e dell’eliminazione di programmi sociali e dei diritti del lavoro.

Ciò che è assolutamente chiaro è che è lo Stato, non il mercato, che svolge un ruolo essenziale nel facilitare la massima concentrazione e centralizzazione della ricchezza nella storia del mondo, sia nel facilitare il saccheggio del Tesoro e dell’ambiente che intensificando lo sfruttamento diretto e indiretto del lavoro.
Le variazioni nei percorsi della condizione di ‘miliardario’ sono impressionanti: negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il settore parassitario-speculativo prevale sulla produttività; tra i BRIC – con l’eccezione della Russia – sono diversi i settori predominanti che incorporano miliardari, come manufatturiero, software, finanza e agro-minerale. In Cina l’abissale divario economico tra i miliardari e la classe operaia, tra gli speculatori edilizi e gli espropriati per la casa sta portando ad aumentare il conflitto di classe e le sfide, forzando un significativo aumento dei salari (oltre il 20% degli ultimi 3 anni) e le richieste di aumento della spesa pubblica in materia di istruzione, sanità e alloggi. Niente di comparabile sta avvenendo negli Stati Uniti, Unione europea, o altrove nel BRIC.

Le fonti di ricchezza dei miliardari, sono, al massimo, solo in parte dovute ‘innovazioni imprenditoriali’. La loro ricchezza può essere iniziata, in una fase precedente, con la produzione di beni e servizi utili, ma come le economie capitaliste “maturano” e si spostano verso la finanza, i mercati d’oltremare e la ricerca di maggiori profitti attraverso l’imposizione di politiche neo-liberali, così il profilo economico del miliardario si sposta verso il modello parassitario degli affermati centri imperiali.

I miliardari nel BRIC, Turchia e Israele sono nettamente in contrasto con i miliardari del petrolio in Medio Oriente che vivono ‘della rendita’ (rentiers) del petrolio e gas e sfruttando gli investimenti all’estero in particolare nel settore FIRE. Tra i BRIC, solo gli oligarchi miliardari russi somigliano ai rentiers del Golfo. Il resto, soprattutto i miliardari cinesi, indiani, brasiliani e turchi hanno approfittato delle politiche industriali promosse dallo Stato per concentrare la ricchezza sotto la retorica dei ‘campioni nazionali’, promuovere i propri ‘interessi’ in nome di una “economia emergente di successo”. Ma la domande di base rimane: “la crescita di chi e a beneficio di chi?” Finora i precedenti storici mostrano che la crescita dei miliardari è stata basata su un’economia altamente polarizzata in cui lo Stato serve allo scopo della nuova classe di miliardari, che siano speculatori parassitari come negli Stati Uniti, rentiers saccheggiatori dello Stato e dell’ambiente come in Russia e gli stati del Golfo o sfruttatori di manodopera come nel BRIC.

Poscritto

La rivolta araba può essere vista in parte come un tentativo di rovesciare i ‘ clan capitalisti di rentier’. l’intervento occidentale nelle rivolte e il sostegno delle élite militari e politiche alle ‘opposizioni’ sono un tentativo di sostituire una classe dominante capitalista ‘neo-liberal’. Questa ‘nuova classe’ sarebbe fondato sullo sfruttamento del lavoro e l’esproprio dei clan di parenti e amici, correnti proprietari delle risorse. Le principali imprese sarebbero trasferite alle multinazionali e a capitalisti locali. Molto più promettenti sono le lotte interne alle classi lavoratrici in Cina e in minor misura in Brasile e i movimenti tribali di base rurale dei contadini maoisti in India che si oppongono allo sfruttamento capitalistico e agli espropri dei rentiers.

James Petras
Fonte: http://dissidentvoice.org/2
Link: http://dissidentvoice.org/2011/03/billionaires-flourish-inequalities-deepen-as-economies-“recover”/
24.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

Pubblicato da Davide

  • nettuno

    Allegria, c’è un’altra guerra…. Le borse sono in attesa di riprendersi…

  • vic

    E del contrario non diciamo nulla?

    Il paese con minor differenza fra ricchi e poveri e’ la Norvegia.
    In generale i paesi Scandinavi seguono questa tendenza.
    E’ risaputo che godono di ottimi servizi statali, di scuole eccellenti e di pochissima corruzione.

    Forse in Europa si dovrebbe trarre ispirazione da loro piu’ che da modelli teorici, che in pratica sono stati dei disastri clamorosi.

    In fondo in fondo pero’ e’ tutta questione di mentalita’: la mentalita’ da furbastro alla lunga non paga. L’hanno capito bene gli Islandesi e anche gli Irlandesi.

    Oh, ho dimenticato un dettaglio: la Norvegia non e’ nell’UE!

  • ROE

    Mentre una parte dell’umanità riesce oggi a soddisfare tutti i propri bisogni e quasi tutti i desideri, la parte più consistente ha ancora il problema della sopravvivenza.

    Cause geografiche, politiche e genetiche impediscono alla maggior parte di noi di poter lottare per la propria felicità.

    La limitata disponibilità delle risorse ed una errata destinazione della ricchezza provocano ogni giorno povertà, malattie, indigenza, guerra ed una morte ingiusta.

    Egoismo, ignoranza e cattiveria provocano falsità, ingiustizie e brutture di ogni genere, mentre la situazione ambientale si fa sempre più critica anche se spesso, presi dalle esigenze quotidiane e dalle abitudini, non percepiamo o non riconosciamo i rischi ai quali tutti ci esponiamo.

    Tutto sembra ormai irrimediabile.

    Ci stiamo arrendendo alla debolezza, alla delusione e, spesso, alla disperazione e all’impotenza.

    Si vive senza pensare a determinare il futuro al quale abbiamo il diritto ed il dovere di far partecipare noi stessi, gli altri ed i nostri figli.

    Nonostante gli sforzi compiuti, siamo nel completo disequilibrio.

    Eppure questa situazione può essere migliorata.

    All’inizio del terzo millennio, con la cultura, la scienza e la tecnica che possiamo utilizzare, è possibile immaginare un generale e complessivo miglioramento dei rapporti, dei comportamenti e della vita di tutti, orientandoli al bene comune.

    Prima che la situazione diventi del tutto irreversibile, è necessario e possibile compiere scelte nuove e coraggiose, per promuovere un processo mediante il quale realizzare una reale evoluzione del livello di sviluppo dell’essere umano, proponendoci come base, cioè come regola fondamentale e, in fondo, come principio organizzativo, l’equilibrio.

    Come abitante del mondo e come essere pensante e cosciente, sento il dovere di presentare ai popoli ed ai loro governi, ai singoli individui, alle famiglie e alle nazioni, una proposta per coniugare le diversità individuali e di gruppo con il nostro scopo comune.

    Credo che sia anche per questo che esiste qualcosa piuttosto che nulla.

    Da questa considerazione del nostro ruolo, della nostra capacità e della nostra maggiore responsabilità, nasce la forza di cambiare e l’idea della Repubblica della Terra.
    Dal sito http://www.asmad.org

    Questo aveva scritto http://www.wgov.org/rmg.htm nel 1994.

  • AlbertoConti

    ” … Ciò che è assolutamente chiaro è che è lo Stato, non il mercato, che svolge un ruolo essenziale nel facilitare la massima concentrazione e centralizzazione della ricchezza nella storia del mondo, sia nel facilitare il saccheggio del Tesoro e dell’ambiente che intensificando lo sfruttamento diretto e indiretto del lavoro. …” E’ altrettanto chiaro che questa verità non è patrimonio di massa, tanto più nel “civile” e “democratico” occidente, altrimenti si produrrebbero adeguate contromisure. Il pensiero occidentale parte ancora dal presupposto sbagliato che lo Stato siamo noi, e continua a legittimare i propri campioni politici sulla base del successo economico, garantito dall’elite dei parassiti della moneta e della finanza, chiudendo così il circuito vizioso. Panem et circenses sosteneva il consenso popolare dell’impero romano, tal quale accade oggi con l’impero trasversale del “miliardo d’oro”. Un umano su sette appartiene a questo impero, ed esprime l’elite del denaro, uno su sette milioni. E’ una pessima rappresentazione dell’adolescenza tecnologica dell’umanità, che ideologizza principi palesemente sbagliati, infantili, come porre sullo stesso piano la realtà individuale e quella di entità ed organismi collettivi, o addirittura sistemici, come un trust globale di multinazionali o lo Stato stesso, per l’appunto. L’utopia resta valida, lo Stato potremmo essere noi, ma non certo tollerando l’ideologia falsamente liberale. Forse è questo il segreto “scandinavo” accennato da vic, il senso individuale della collettività, il primato del bene comune come riferimento della politica.

  • Earth

    Pensavo fosse la svezia
    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8012&mode=thread&order=0&thold=0
    ma come hai gia’ detto tu, sono talmente vicini ad avere poca disuguaglianza sociale che non fa nemmeno testo.

  • ROE

    Esatto. Lo stato non è il popolo bensì un mezzo con il quale pochissimi controllano il popolo. Per questo va abolito come entità politica (cioè come mezzo organizzativo) e trasformato in entità amministrativa, come i comuni, le province, etc. Marx sbagliava quando ne prevedeva l’estinzione e su questa base Lenin convinse ad agire. Ma lo stato è rimasto.

    http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/ordine%20comunitario.htm

  • Nyarlathotep

    i tizi nella foto……. datemi un fucile!

  • Nauseato

    Possiamo farlo anche a mani nude …