I GUERRIERI DELLA VALLE DIMENTICATA

I GUERRIERI DELLA VALLE DIMENTICATA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.altervista.org


Con un certo trionfalismo e la consueta passione per le cazzate, che sulle sue colonne non mancano mai, questa mattina il sito di “Repubblica” ha dato notizia del nuovo assalto delle forze dell’ordine al presidio No Tav in Val di Susa. I toni utilizzati dal fogliaccio debenedettico richiamano, per l’orgoglio spirante dalla narrazione, altre memorabili conquiste dell’umanità, quali le quote rosa, i diritti dei gay, la vittoria dell’antiberlusconismo strepitante (ormai nessuno se la sente più di chiamarlo “centrosinistra”) alle ultime/penultime/quintultime comunali e l’esecuzione dell’inno nazionale italiano a rutti operata nel 1991 da Eugenio Scalfari nel corso di una degustazione enogastronomica a Fonterutoli.
Apprendiamo, ammirati ed increduli, che “oltre 2000 uomini” hanno partecipato alla titanica impresa dello sfollamento a suon di lacrimogeni e manganellate di un presidio di cittadini della zona. Hernán Cortés, per conquistare l’impero azteco, aveva utilizzato appena 508 soldati.

Scopriamo che i manifestanti si sono dati “alla fuga nei boschi”, quali trucidi briganti braccati da pizzardoni implacabili, reimpostando i ranghi in una borbonica clandestinità che le autorità sabaude si preparano a stroncare con le proprie guarnigioni. Per l’occasione, e approfittando della ricorrenza dei 150 anni dall’Unità Nazionale, la salma del generale Enrico Cialdini verrà riesumata ed esposta alla pubblica devozione presso il Museo del Risorgimento di Palazzo Carignano.

Leggiamo con inquietudine che 32 eroici poliziotti sono rimasti feriti nel corso della battaglia (immagino calpestati dal branco dei banditi in fuga), a fronte di appena 5 manifestanti contusi, il che offre uno spaccato raccapricciante sulla soverchiante sproporzione delle forze nemiche (6 a 1! Pensate, amici telespettatori!) che i nostri generosi soldati hanno dovuto fronteggiare per conseguire la vittoria. Per la verità le cifre sono buttate lì un po’ a cazzo, come sempre si usa in queste circostanze. Il salace Emanuele Fiano del PD, travolto dalla viva emozione del momento, parla di “venticinque operatori di pubblica sicurezza feriti”, cui ovviamente va la sua solidarietà. Curioso, da parte di Fiano, quest’inopportuno ridimensionamento dello sforzo compiuto dai nostri audaci combattenti. Forse 32 visite all’ospedale e 32 scatole di cioccolatini erano troppo onerose per i suoi impegni.

Gl’imbrattacarte debenedettici c’informano che i biechi avversatori della Modernità e dell’Innovazione hanno osato lanciare sassi (quale ovvove!) contro i celerini inermi, oltre a perpetrare esecrabili atti vandalici contro il municipio di Torino, immacolato sacrario della verginità fassinica. Ciò a dimostrazione della loro cieca “violensa”, tanto più inopportuna in quanto posta in atto con strumenti rudimentali, anziché con i moderni apparati d’artiglieria, di cui si spera i manifestanti provvedano a dotarsi al più presto.

Com’è d’uso, “Repubblica” riporta una ricca crestomazia di ponderati interventi d’auguste personalità della politica e dello spettacolo; tutte parimenti sconcertate dalla “violensa”, tutte rammaricate per le “vittime della violensa”, tutte con le boccucce a “o”, tutte all’affannosa ricerca di quella certificazione ontologica che solo la ciarla inconcludente è in grado di elargire all’uomo. Non ne cito neppure uno, perché non me ne fotte niente del loro dramma esistenziale, né dei gargarismi al microfono con cui si straziano per sottrarsi, fosse pure per un attimo, al limbo dell’invisibilità mediatica. Che vadano pure, cortesemente, ad esistere da un’altra parte, fuori dal mio blog.



Il pregevole reportage si conclude, com’è d’uopo, con il tripudio del trionfo: “Abbiamo fatto rispettare la legge con la giusta fermezza!”; “Via ai lavori!”; “Un plauso alle forze dell’ordine”; “Su Facebook nasce il gruppo Sì alla TAV!” (immagino aperto dagli stessi giornalisti di Repubblica, su gentile richiesta del direttore). Ed è chiosato dall’epiteto “no-global”, che affiora qua e là nell’articolo a bollare i manifestanti valsusini con un indelebile marchio d’infamia.

Ora, non vorrei dare ai solerti scribacchini marcegaglici una delusione troppo cocente, ma i manifestanti della Val di Susa, quale che sia la loro composizione politica, con i No Global non hanno nulla a che vedere. Non sono una massa di giovinastri e/o nostalgici della contestazione che sia possibile inebetire con gli anatemi antiberlusconici, con la divinizzazione della carta costituzionale o con la fola paradisiaca del “nuovo scenario di libertà” scaturito dalle rivolte nei paesi arabi. Non incendiano motorini a comando, né iniziano a sfasciare bancomat e vetrine quando gli organi dell’informazione e del sindacalismo di stato lanciano l’ordine di attacco. Sono lì da dieci anni e tutte le campagne giornalistiche, gli attacchi coi lacrimogeni, i rivolgimenti politici, i bandi e le grida severissime dei conestabili locali e nazionali, non sono riusciti ad avere ragione di loro. Essi sono l’incubo più segreto di ogni pataccaro dell’informazione: sono ciò che le forze popolari potrebbero diventare se iniziassero ad organizzarsi e ad agire in modo similare, anziché come branchi di scimmie ammaestrate, trasportate in torpedone agli appuntamenti con il “dissenso”. Sono una forza di resistenza compatta, autonoma ed efficace, che si distingue nettamente dai No-Global comuni per le seguenti caratteristiche:

- Apoliticità: i cittadini della Val di Susa non si illudono di poter modificare il proprio destino per via elettorale. Sanno bene che il teatrino destra-sinistra, cui la stampa incessantemente li invita a partecipare, è una truffa allestita per fotterli e non si fanno fregare. Sanno bene che non è da un cambio della guardia negli assessorati o nei ministeri che dipendono le sorti della loro battaglia, ma dalle azioni e dalle strategie che essi stessi saranno in grado di mettere in campo. Sono refrattari alla propaganda “democratica”, perché vivono tutti i giorni, sulla propria pelle, il portato e i benefici della celebre “democrazia” che si tenta di imporgli. Con loro le campagne di stampa sul legittimo impedimento, gli anatemi contro il “bunga-bunga”, il lavaggio del cervello sui sacri-valori-della repubblica-nata-dalla-resistenza, servono a poco.

- Interesse concreto: i manifestanti valsusini non organizzano i propri presidi in nome di qualche fumoso principio costituzionale o di qualche decotta teoria liberista o marxista o voltairiana. Lo fanno per tutelare l’ambiente in cui vivono, le proprie case, il proprio territorio, i propri congiunti, dalla devastazione concreta che, sotto forma di esercito di caterpillar, incombe quotidianamente su di loro. Nessuno lotta in modo efficace quando lotta per un’ideologia. Le ideologie servono a chi ha pochi grilli per la testa ed è alla ricerca di un hobby per ammazzare la noia. Devi minacciare un uomo, non un “diritto umano”, se vuoi ottenere una reazione apprezzabile.



- Rete locale: nonostante gli apporti e il sostegno ricevuto dalle altre regioni e perfino dall’estero, i No TAV restano pur sempre un’organizzazione locale, fortemente radicata sul territorio. Non perdono tempo prezioso con “visitatori” che non conoscono, che vivono e lavorano altrove e a cui, in fondo e nel concreto, importa relativamente poco dei loro problemi. Le loro manifestazioni, i loro “blocchi”, sono organizzati da persone che si conoscono, che possono vedersi, incontrarsi e coordinarsi quotidianamente per decidere le azioni da intraprendere. Con gran scorno degli scribacchini della stampa, le loro manifestazioni non sono (se non incidentalmente e inintenzionalmente) “allegre”, “colorate”, “variopinte” e “all’insegna della multietnicità”. Sono manifestazioni incazzate, tetre, minacciose e caratterizzate dalla partecipazione preponderante degli abitanti della zona. Possiedono cioè quell’efficacia che le ribellioni popolari avevano prima dell’avvento del “multiculturalismo” imbecille, che le ha annacquate e ridotte a parate da circo ad uso e consumo dei notiziari della sera.

- Conoscenza del territorio: i No TAV non sono un’orda di gitanti sindacali, trascinati in torpedone tra le strade di una città straniera. Conoscono a menadito il proprio territorio. Sanno quali vie d’accesso, quali punti nevralgici, quali arterie stradali è opportuno bloccare o occupare per ottenere gli effetti desiderati. Possono attaccare o ritirarsi sfruttando boschi, costoni o strade sterrate che ad uno straniero sarebbero ignoti. Possono sfruttare la conoscenza della conformazione ambientale e geologica dei luoghi per ottimizzare le proprie azioni di lotta. In ciò somigliano davvero, un po’, ai briganti della resistenza postunitaria. Che Dio li benedica per questo.

- Conoscenza approfondita delle problematiche in gioco: ci avevano provato, poco più di un anno fa, a prendere in giro il gruppo No TAV di Chiomonte: un “esperto” in tenuta d’ordinanza, invitato dal sindaco Pinard, aveva cercato di vendere agli abitanti della valle il progetto del tunnel esplorativo della Maddalena, esaltandone la natura discreta e l’irrilevante impatto ambientale. Ma i cittadini di Chiomonte hanno svelato imediatamente l’inganno, dimostrando una competenza tecnico-scientifica degna di un ricercatore specializzato e facendo rimediare al sedicente “esperto” una delle figure più barbine mai filmate da una videocamera. Non si ha a che fare con generici “contestatori” da centro sociale, imbottiti di dozzinale retorica comarile sulla “libertà”, sull’”eguaglianza” e sulla “democrazia”, ma con uomini e donne che, attraverso la lotta, hanno acquisito una padronanza dettagliata e multisettoriale delle questioni su cui verte la loro azione. Il che significa anche sapere quali scelte tecnico-ambientali sono le più rischiose (e dunque le più urgenti da scongiurare), quali atti amministrativi occorre bloccare, quali compromessi con le autorità possono essere accettabili e quali sono invece irricevibili, e così via. Sembrerà banale dirlo, ma si combatte meglio quando si sa con esattezza ciò che si vuole e quali tasti specifici occorre premere per ottenerlo, piuttosto che quando ci si limita a lanciare proclami sulla moralità universale.



- Autonomia: gli abitanti della Val di Susa non aspettano che siano le organizzazioni sindacali e partitiche a fissare le date gloriose della contestazione telecomandata. Le decidono da soli. Se possibile, le decidono con breve anticipo, coordinandosi tra loro, determinando le zone in cui organizzare i presidi, infischiandosene della programmazione preventiva e contando sull’effetto sorpresa. Possono organizzare raccolte di fondi per finanziare in piena autonomia le proprie iniziative di lotta. A che diavolo serve una “manifestazione” organizzata con un mese d’anticipo, dalle stesse organizzazioni che ti succhiano il sangue, condotta sotto l’occhio vigile di poliziotti paterni e sorridenti, lungo un percorso programmato, in cui il clou della giornata è rappresentato dall’insostenibile comizio in politichese tenuto da qualche faccia da culo dei sindacati confederali? Ciò che i giornali sono soliti definire “manifestazioni di protesta” sono in realtà penose sfilate di sguatteri che esibiscono la propria impotenza, riempiendo i loro manovratori di legittima soddisfazione. Una manifestazione deve essere imprevista, imprevedibile ed autogestita se vuole distinguersi da una processione in onore del santo patrono.



- Strategia: in occasione delle parate sindacali di particolare rilievo, i valorosi combattenti No-Global dei centri sociali sono soliti prodursi in periodici atti di teppismo e guerriglia metropolitana, cui attribuiscono il titolo altisonante di “azione di lotta”. Con l’approvazione più o meno tacita degli organi di controllo mediatico, essi incendiano e rovesciano vetture in sosta, danno fuoco ai cassonetti dell’immondizia, ribaltano tavolini, sedie e altre suppellettili dei locali pubblici, sfasciano vetrine, svellono la segnaletica stradale. In tal modo non ottengono un tubo, salvo beccarsi una gragnuola di meritate legnate, non solo dai celerini, ma dagli stessi abitanti dei quartieri su cui hanno scatenato il loro nebuloso quattordici di luglio. Senza contare la facilità con cui tali imbecillissime esplosioni di frustrazione repressa vengono infiltrate e manipolate dalle autorità costituite per i loro fini. I No TAV si tengono alla larga da queste piazzate. Attaccano solo dove e quando è necessario, evitando – com’è ovvio – di mettere a ferro e fuoco i centri abitati in cui essi stessi vivono. Sanno ritirarsi, quando è necessario, per progettare con calma e al momento opportuno nuovi attacchi mirati. Utilizzano la tattica del temporeggiamento, senza esagerare con le dimostrazioni di forza, che vanno invece progettate a tavolino, attuate in condizioni favorevoli e gestite con la dovuta preparazione. Evitano accuratamente di inimicarsi i concittadini facendo a pezzi i loro beni di proprietà. Sanno distinguere tra un nemico e un semplice non-sostenitore, il che è ciò che fa la differenza tra un rivoluzionario dotato di strategia e un semplice fallito in lotta contro il mondo. Il vicino di casa che lavora come capostazione o che è proprietario di un Tir, può essere più utile alla causa di dieci minuti di celebrità sui notiziari regionali, per quanto spettacolari.



- Raccordo con le autorità politiche locali: uno dei segni più evidenti dell’intelligenza e dell’efficacia dei No TAV sta nel loro rifiuto ad atteggiarsi a “duri e puri”. Quando è necessario, essi sanno coordinarsi con le autorità politiche locali, sanno tessere relazioni, sanno parlamentare, sanno gestire i rapporti con sindaci, assessori, presidenti di regione e di provincia. Sanno fare pressione sulle autorità politiche sfruttando i rapporti personali e la rete di relazioni economiche, anziché attraverso gli slogan, gli scioperi della fame e gli strepiti sguaiati. Essendo parte di una collettività ristretta, le relazioni con gli esponenti politici locali sono non di rado amicali o parentali, il che agevola la penetrazione nei gangli amministrativi di rilievo. Non esiste nessuna rivoluzione che non passi per il compromesso e la trattativa con chi detiene il potere concreto. Una lezione di cui gli stessi progettisti di “rivoluzioni” con più estese velleità di cambiamento dovrebbero fare tesoro.



Quello che mi sembra mancare ai manifestanti No TAV (ma posso sbagliarmi, non avendo che una conoscenza indiretta delle loro forme di organizzazione) è una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni. Appaiono ancora troppo legati al triste modello del “coordinamento anarchico” sessantottardo, da cui mi auguro riescano a svincolarsi al più presto per trasformarsi in una forza di resistenza dotata di ordinamento verticistico, in grado di utilizzare più efficaci tattiche di guerra asimmetrica, anziché di pura e semplice guerriglia.
In ogni caso, anche tenendoli così come sono, la similitudine tra No TAV e No Global è qualcosa che solo un giornalista orbo o pagato per esserlo può essere così fesso da immaginare. E l’immaginazione senza freni rischia di essere, per De Benedetti e i suoi coatti della ciarla inconcludente, nonché per tutti gli eunuchi della stampa che oggi intonano peana alla gloria della Ruspa Liberata, una fonte di cocenti e incessanti delusioni.


Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.altervista.org

Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=835:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments

27.06.2011

Commenti (68)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. Nauseato 29 giugno 2011

      Che la tristemente nota e mai finita Salerno-Reggio, Imposimato o no e giudici o no, continui indisturbata la sua funzione eurovora è un dato di fatto. Tanto e talmente noto da così tanto tempo che forse a questo punto dovrebbero inquisire tutti gli abitanti di Campania, Calabria e Basilicata comprese donne e bambini.



      Detto questo non penso che i giudici siano "superiori" di per loro ai comuni mortali, anzi, tuttavia che un km di linea TAV in italia arrivi a costare il triplo se non il quadruplo di quanto costi in altri paesi come anche dimostrato e denunciato tempo addietro dalla signora o signorina Gabbanelli, era ed è una delle infinite piccole differenze trascurabili che sarebbe il caso di rilevare negli impari confronti italia e Sguizzera.



      Ultimo non minore mi pare che la Lega per voce di Maroni, Borghezio e Cota fosse un tempo tra le più convinte nemiche della TAV in val di Susa. Curioso che proprio quel poveraccio di Castelli che saltellava ululando come un pirla con la bandiera italiana sotto i piedi, ora sproloqui di opera di vitale interesse strategico per l'italia intera.

      Mah.

    1. guru2012 29 giugno 2011

      Sì, ma questo non è un gioco dove c'è chi vince e c'è chi perde. Bisognerebbe avere il coraggio di superare il concetto della "piramide" che ha prodotto sì progresso, ma anche un sacco di ingiustizia sociale. Forse crederai il mio pensiero ingenuo, o forse coglione, ma ti invito a fare uno sforzo di fantasia. Saluti.

    1. gianni72 29 giugno 2011

      Qua l'unico che si sta rendendo ridicolo, caro tonguessy, sei tu con le tue elucubrazioni mentali sulle presunte vittorie ottenute dalla "ggente" che "democraticamente" decide il da farsi. La storia è piena di esempi contrari alle tue farneticazioni, eppure continui a blaterare a vanvera. Lo stesso "Stato" che tu citi è organizzato gerarchicamente e continua a dare mazzate a tutti quelli che vanno in piazza a protestare secondo la tua idea di democrazia partecipativa e del "tutti uguali". Non è che per caso ti è mai venuto il dubbio che per vincere contro un sistema militare bisognerebbe organizzarsi gerarchicamente come loro?
      Esempi? Quelli più eclatanti perchè ottenuti contro i più grandi carnefici della storia dell'umanità, con la più grande macchina da guerra (sia militare che di propaganda) mai esistita, vale a dire gli Stati Uniti e i suoi servi:
      1) Il Generale vietnamita GIAP (già citato da Freda);
      2) Il Mullah Omar in Afghanistan.
      Lunga vita ai valsusini.

    1. sandrez 29 giugno 2011

      chiedo scusa se intervengo ma il ragionamento funziona se si vuol perseguire una serie di obiettivi...qui l'unico obiettivo è preservare il luogo in questione...quando la Val di Susa non avrà minacce di TAV allora il loro compito sarà esaurito...l'unica cosa che devono fare, e stanno già facendo, è semplicemente resistere...non gli serve una organizzazione gerarchica e connessa ideologia per conquistare chissà cosa in futuro.


      nei commenti sopra si parlava di Zapata...per riprenderlo, devono solo "rimanere in piedi"...quando il potere li schiaccerà, perché sicuramente li schiaccerà in virtù, come detto, di organizzazione, mezzi, risorse ecc, chi è accanto (noi tutti alla fine), quando toccherà al nostro territorio, deciderà se guardare da un'altra parte (e vivere in ginocchio) come al solito o rimanere in piedi fino alla fine dimostrando come per vivere non serva una struttura gerarchica o delle ideologie.


      le belle parole su "libertà", "anarchia", "utopia", "volemose bene"...risparmiamole...non scadiamo nella retorica banale per dimostrare quanto siano sempliciotti quelli che credono ai sogni irrealizzabili e/o pensano in modo diverso dalla logica oggi vigente basata su organizzazione/gerarchia/ideologia ecc....perché già sappiamo di essere dei sempliciotti.


      si chiedeva prima "quali sono i mirabili risultati registrati nella storia umana dalle organizzazioni "paritarie" fondate sulla fratellanza e sul "volemose bene"?"...es. la Città Libera di Christiania...e che risultato sarà mai?!...non è un risultato infatti, è semplicemente vivere.

    1. cloroalclero 29 giugno 2011

      Vabhe. Il fatto che Freda non appartenga alla tradizione della ribellione sessantottina è evidente, ma cio' non toglie nè acume alle sue parole (sulla necessità di un'organizzazione similmilitare del movimento anti TAV e anche degli antisionisti concordo con lui. Magari studiandone uno dove non si pratichi gerarchia) nè corpo alle sue idee.
      Se anche Freda fosse di destra (di una destra che non riesco ad immaginare) zeus ce lo conservi. E sinceramente eviterei il termine "rossobruno" perchè la terminologia coniata dai sionisti e una zappata sui genitali, politicamente.

    1. totalrec 29 giugno 2011

      Ok, rettifico. Diciamo che hai scritto larga parte dei commenti, per così dire, diversamente intelligenti. Per il resto, dovrebbe essere risaputo che l'avere opinioni di minoranza non è esattamente una di quelle cose che mi tolgono il sonno, casomai mi preoccupo quando avviene il contrario.

      E a proposito di commenti diversamente intelligenti, la domanda che mi poni è del tutto priva di senso. Sto parlando dei risultati che si ottengono tramite l'irregimentazione in strutture gerarchico/militari, i quali risultati sono assai ben documentati in qualunque epoca della storia umana, ma che sarà ben difficile io possa ottenere "da me".

      A proposito, quali sono i mirabili risultati registrati nella storia umana dalle organizzazioni "paritarie" fondate sulla fratellanza e sul "volemose bene"?


      (GF)

    1. totalrec 29 giugno 2011

      Cit.:

      Quello che non riesco a capire è perchè si dovrebbe rischiare la pelle per liberarsi da una gerarchia sottomettendosi ad un'altra. Che senso ha?


      Detto fra noi, non è che io vada pazzo per le organizzazioni gerarchiche e per la sottomissione a una regola. Tutt'altro. Le strutture di questo tipo, però, hanno una caratteristica che bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di riconoscere: sono tremendamente efficaci e sono quelle che hanno davvero cambiato la storia del mondo, dalla Massoneria, ai Gesuiti, alle più comuni formazioni militari. Nessun'altro tipo di struttura ha la possibilità di cambiare qualcosa se non inizia ad usare le medesime tecniche.

      Certo, se lo scopo dell'azione è quello di realizzare il paradiso in terra, allora è più utile continuare a sognare e a farsi le pere di "organizzazione paritaria" e di "Tutti a Chiomonte!".

      Se invece lo scopo è quello, più modesto (ma poi neanche tanto), di infliggere qualche colpo ad un'elite che sembra invincibile a causa delle limitazioni che i suoi stessi avversari si autoimpongono, allora, nelle circostanze e con le strategie opportune, l'organizzazione verticale potrebbe tornare utile. Una vittoria sull'elite attuale rimetterebbe in moto la storia e ci consentirebbe di uscire dall'impasse in cui siamo impantanati.

      Mi scuso se per i fautori della mirabile "libertà di pensare con la propria testa" (bisognerebbe anche chiedersi: di pensare cosa?) ciò sembra troppo poco, ma a me piacerebbe e lo considererei un risultato di portata storica. Ripeto, tutto sta a capire se si vuole fare sul serio o se invece ci si accontenta di continuare a sognare ad occhi aperti.


      (GF)

    1. DaniB 29 giugno 2011

      A mio parere l'unico che ride qui sei tu, stai calmino va... di certo questo atteggiamento espone TE al pubblico ludibrio.
      Cio che ha scritto Freda (che per carità non ha bisogno di essere difeso) può essere opinabile ma sicuramente non stupido o "esilarante" e, a parte qualche esagitato frichettone con il mito della democrazia orizzontale incistato nelle cervella, non mi pare che ci siano delle prese per il culo così evidenti nei commenti dei lettori.

    1. maremosso 29 giugno 2011

      Il giudice Imposimato titolare dell'inchiesta sulle BR è quello che non ha notato l'infiltrazione dei servizi segreti. Sarebbe una fonte più affidabile del postino del mio quartiere? Se ha rilasciato questa dichiarazione è veramente rimbecillito. Se possiede elementi concreti, è sufficiente anche il puro sospetto, formalizzi l'esposto in procura altrimenti stia zitto. E poi che significa finanziamento illecito per la mafia? Perchè esiste un finanziamento lecito per la mafia? Dica quali imprese secondo lui sono colluse individuandole nell'elenco degli appalti e dei subappalti che è consultabile. Vogliamo rinunciare a centinaia di miliardi di euro di finanziamenti comunitari? Benissimo possiamo varare una manovra di 147 anzichè di 47 mld. Ma anche se qualcuno di area confindustriale o del PD (sono loro che hanno approvato la TAV) si è beccato qualche milione di euro di tangente, che sommata ad un'importo così grande costituisce un incremento dello 0,0... dei costi, ciò non sposta l'entità l'impegno economico. Anche l'amministratore del condominio prende la mancia e subisce i tentativi di corruzione dei comproprietari. Provvederà la magistratura se ne avrà la volontà. IL NODO DELLA QUESTIONE E' UN ALTRO.
      1) LA TAV SERVE O NO ? SECONDO ME NO, MA LA MAGGIORANZA SCHIACCIANTE DEGLI ITALIANI L'HA APPROVATA CONFERENDO POTERE DECISIONALE AI PARTITI VOTATI. (L'EUROPA GLI PIACE)
      2) GLI ITALIANI E I VALSUSINI HANNO VOTATO PARTITI E MOVIMENTI LOCALI CHE NEI LORO PROGRAMMI ELETTORALI PONEVANO AL PRIMO PUNTO LA SOVRANITA' REGIONALE O LA DECENTRALIZZAZIONE DEL POTERE DECISIONALE? ASSOLUTAMENTE NO. (L'UNITA' VALORE PRIMARIO SCHIACCIA TUTTE LE AUTONOMIE)
      3) QUANDO LE IMPRESE SCAVAVANO TUNNEL ALTROVE GLI ABITANTI DELLA VALSUSA SI SPOSTAVANO IN MASSA AD OPPORSI MANIFESTANDO VIGOROSAMENTE E SOLIDARMENTE ? EBBENE LA RISPOSTA E' NO, SE NE FREGAVANO COME TUTTI POICHE' DISTANTI DAL TERRITORIO OGGETTO DELLE PERFORAZIONI.
      ADESSO CHE TOCCA A LORO CHE SE LA GRATTINO.

    1. Tonguessy 29 giugno 2011

      I commenti a questo articolo sono in larga parte tuoi e testimoniano che studiare prima di parlare non è il tuo forte.



      Esilarante davvero. Hai preso lezioni al Bagaglino? Qui sì che si vedono dei risultati tangibili, finalmente!!!
      Escluso questo commento ne ho scritti 10 su 58. IN LARGA PARTE MIEI????


      Vedo che aggrapparsi sugli specchi è la tua specialità. Ripeto la mia domanda (forse non ti è pervenuta nel format a te idoneo):

      quali sono le prove dei risultati da te ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?

    1. DaniB 29 giugno 2011

      certo che a stronzate anche tu te la cavi tonguessy...

    1. chiaro_davvero 29 giugno 2011

      Quello che non riesco a capire è perchè si dovrebbe rischiare la pelle per liberarsi da una gerarchia sottomettendosi ad un'altra. Che senso ha?

      Ritrovo in ciò proprio lo schema di certa sinistra che critichi tanto..
      Ma più in generale il loop della storia, di dominazione in dominazione, cambiando tutto perchè non cambi nulla, senza mai approdare a qualcosa di sostanzialmente diverso.

      Nell'idea di gerarchia la rappresentanza e il bene comune sono solo demagogia, sempre che il capo supremo non sia Babbo Natale o Gesù Cristo o un'altra entità "infinitamente buona", cosa che uno può ben credere ma non su un piano razionale.

      Credo invece che l'obbedienza acritica propria del militarismo, attraverso la soppressione del libero arbitrio, sia tra le peggiori degradazioni della natura umana.

      E' vero che solo attraverso questa cultura di inquadramento e sottomissione all'"odine" il potere può imporre i suoi scopi contro il volere delle masse (le "forze dell'ordine" appunto, senza le quali il progetto Tav non potrebbe causare che allegre facezie), ma è proprio questa cultura che va ribaltata per cambiare la storia, altrimenti si riproporranno all'infinito le dinamiche già note in cui un'élite detta legge sulla massa.

      Domenica tutti a Chiomonte!

    1. totalrec 29 giugno 2011

      I commenti a questo articolo sono in larga parte tuoi e testimoniano che studiare prima di parlare non è il tuo forte. Le prove dei risultati che si ottengono adottando la configurazione gerarchico/militare che propongo sono infinite e le trovi in qualsiasi manuale di storia, dall'organizzazione che Cromwell seppe dare al suo gruppo rivoluzionario fino alla strategia messa in campo da Vo Nguyen Giap contro gli americani.


      All'inverso, esistono prove altrettanto infinite delle mazzate e delle delusioni che attendono chi campa di chiacchiere sullo "Stato" (che è malvagio per definizione) e sulla "ggente" (che invece, va da sè, è "bbuona" per diritto di nascita). Come già dicevo ad un altro lettore, non saprei fornire su ciò che dico prove più efficaci e abbondanti di quelle fornite dalla storia e dalla realtà che hai sotto gli occhi. Si tratta solo di capire se si desidera osservarle o no; e cioè se si tiene di più a modificare la realtà o a mantenere cristallizzate le astrazioni ideologiche su cui abbiamo costruito un mondo alternativo, non avendo le palle per agire su quello meno rassicurante dei concreti rapporti di forza.

    1. Nauseato 29 giugno 2011

      Al di là di tutto, c'è una certa piccola minuscola trascurabile differenza tra la Sguizzera e l'italia, ben inquadrata dall'incipit in questa pagina:

      http://www.terrelibere.org/ [www.terrelibere.org]



      E che riporto sotto:

      Il giudice Imposimato disse che i cantieri TAV sono come quelli della Salerno - Reggio Calabria: "Una fonte permanente di finanziamento illecito per la mafia, i partiti, le imprese". Per difendere questo pozzo senza fondo la polizia di Maroni ha assalito i manifestanti indifesi, che semplicemente chiedono che la loro valle non faccia la fine del Mugello devastato o della Campania consegnata al malaffare.

    1. maremosso 29 giugno 2011

      Vedi, se hai l'atomica riduci le ingerenze. Ma se non hai una centrale atomica non riesci a procurarti il materiale fissile. Con il referendum per 10 anni non si potrà avere neppure i reattori sperimentali.

    1. Tonguessy 29 giugno 2011

      Preconizzare mie "copiose ed inevitabili batoste" puzza lontano miglia di proiezioni (anche hollywoodiane, ma specialmente psicologiche).


      Ripeto quindi per chiarezza la domanda: quali sono le prove dei risultati da te ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?

    1. totalrec 29 giugno 2011

      Per me "giocare per vincere" significa studiare la situazione sul campo, i suoi precedenti storici e le strategie da adottare, prima di buttarsi a capofitto nel fare o nel proferire stupidaggini. Si può farlo benissimo da dietro una tastiera, meglio ancora in una biblioteca o in un archivio di stato.
      Serve ad impedire di fondare la propria azione su dicotomie astratte e prive di qualunque riscontro nella realtà concreta, come quella tra "Stato" e "gente" che testè proponi. Il primo dei due termini, in questa specifica fase storica e a queste specifiche latitudini, è un'entità liquefatta e inconsistente, per non dire inesistente; il secondo non è mai esistito, se non nell'immaginario cinematografico propinato alle masse, e nessuno è mai stato in grado di darne una definizione.
      Con queste premesse ideologiche, le batoste che ti attendono sono copiose ed inevitabili. Dico "ti", e non "vi", attendono perché, come dicevo nell'articolo, continuo ad avere l'impressione (spero non errata) che i No Tav possiedano la lungimiranza e la concretezza per rifuggire da tali sconsolanti banalizzazioni hollywoodiane.


      (GF)

    1. gabro 29 giugno 2011

      ..."organizzare gradevoli pomeriggi di cazzeggio in abbondante compagnia", certo e per non farci mancare niente ci siamo fatti sparare 500 lacrimogeni che, come sai, rendono l'aria un pò più frizzante! Speriamo che la prossima volta portino anche qualche proiettile di gomma, altrimenti rischiamo di annoiarci sul serio...

    1. AlbertoConti 29 giugno 2011

      Con 10 provvedimenti tosti si può risvoltare questo disgraziato paese come un calzino. Purtroppo bisognerebbe utilizzarne qualcuno per reprimere la criminalità dilagante, dalla bassa manovalanza mafiosa alle mafie dei colletti bianchi. Il problema principe è però l'autonomia del paese da ingerenze estere, dai veri stati canaglia che dominano la scena internazionale, USA in testa ma non solo. Altrimenti non ti lasciano fare la tua riforma monetaria interna, senza la quale non è possibile offrire un'alternativa di vita migliore per la popolazione. Questa richiede una delicata fase di transizione, con ristrutturazione del debito, ridefinizione degli accordi commerciali, ristatalizzazione del sistema bancario, regolamentazione dei flussi di capitali, ecc. ecc. Il paese estero ideale non esiste, esistono casi eccellenti per alcuni versi, come la Svizzera per quanto riguarda la democrazia diretta, alcuni paesi produttori di petrolio per quanto riguarda l'utilizzo dei proventi (Venezuela, Iran e Libia di Gheddafi), ed ora il caso Islanda, la realtà più piccola ma più significativa del momento.

    1. Tonguessy 29 giugno 2011

      Ah, senti un po' da che pulpito arriva la predica. Il tuo perfetto piano sovversivo, al posto di starsene a digitare cose sulla tastiera, sarebbe, invece...? La tua sanguinosissima battaglia che stai combattendo, la stai vincendo? Quali sono le prove dei risultati ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?

      Se invece hai riportato delle solenni vittorie che noi ignoriamo, facci un fischio tu, e insegnaci come hai fatto.

      La Valsusa ci offre un'ulteriore esempio di ciò che significa Stato (organizzato con tanto di logistica, rifornimenti ed ARMI) e ciò che invece e' la GENTE. A piedi nudi contro il bulldozer, senza molta logistica, e SENZA ARMI.

      Per te "giovare per vincere" e' partire con dei bazooka da casa?

Visualizzati 20 di 68 commenti approvati.