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I GUERRIERI DELLA VALLE DIMENTICATA

DI GIANLUCA FREDA
blogghete.altervista.org

Con un certo trionfalismo e la consueta passione per le cazzate, che sulle sue colonne non mancano mai, questa mattina il sito di “Repubblica” ha dato notizia del nuovo assalto delle forze dell’ordine al presidio No Tav in Val di Susa. I toni utilizzati dal fogliaccio debenedettico richiamano, per l’orgoglio spirante dalla narrazione, altre memorabili conquiste dell’umanità, quali le quote rosa, i diritti dei gay, la vittoria dell’antiberlusconismo strepitante (ormai nessuno se la sente più di chiamarlo “centrosinistra”) alle ultime/penultime/quintultime comunali e l’esecuzione dell’inno nazionale italiano a rutti operata nel 1991 da Eugenio Scalfari nel corso di una degustazione enogastronomica a Fonterutoli.
Apprendiamo, ammirati ed increduli, che “oltre 2000 uomini” hanno partecipato alla titanica impresa dello sfollamento a suon di lacrimogeni e manganellate di un presidio di cittadini della zona. Hernán Cortés, per conquistare l’impero azteco, aveva utilizzato appena 508 soldati.

Scopriamo che i manifestanti si sono dati “alla fuga nei boschi”, quali trucidi briganti braccati da pizzardoni implacabili, reimpostando i ranghi in una borbonica clandestinità che le autorità sabaude si preparano a stroncare con le proprie guarnigioni. Per l’occasione, e approfittando della ricorrenza dei 150 anni dall’Unità Nazionale, la salma del generale Enrico Cialdini verrà riesumata ed esposta alla pubblica devozione presso il Museo del Risorgimento di Palazzo Carignano.

Leggiamo con inquietudine che 32 eroici poliziotti sono rimasti feriti nel corso della battaglia (immagino calpestati dal branco dei banditi in fuga), a fronte di appena 5 manifestanti contusi, il che offre uno spaccato raccapricciante sulla soverchiante sproporzione delle forze nemiche (6 a 1! Pensate, amici telespettatori!) che i nostri generosi soldati hanno dovuto fronteggiare per conseguire la vittoria. Per la verità le cifre sono buttate lì un po’ a cazzo, come sempre si usa in queste circostanze. Il salace Emanuele Fiano del PD, travolto dalla viva emozione del momento, parla di “venticinque operatori di pubblica sicurezza feriti”, cui ovviamente va la sua solidarietà. Curioso, da parte di Fiano, quest’inopportuno ridimensionamento dello sforzo compiuto dai nostri audaci combattenti. Forse 32 visite all’ospedale e 32 scatole di cioccolatini erano troppo onerose per i suoi impegni.

Gl’imbrattacarte debenedettici c’informano che i biechi avversatori della Modernità e dell’Innovazione hanno osato lanciare sassi (quale ovvove!) contro i celerini inermi, oltre a perpetrare esecrabili atti vandalici contro il municipio di Torino, immacolato sacrario della verginità fassinica. Ciò a dimostrazione della loro cieca “violensa”, tanto più inopportuna in quanto posta in atto con strumenti rudimentali, anziché con i moderni apparati d’artiglieria, di cui si spera i manifestanti provvedano a dotarsi al più presto.

Com’è d’uso, “Repubblica” riporta una ricca crestomazia di ponderati interventi d’auguste personalità della politica e dello spettacolo; tutte parimenti sconcertate dalla “violensa”, tutte rammaricate per le “vittime della violensa”, tutte con le boccucce a “o”, tutte all’affannosa ricerca di quella certificazione ontologica che solo la ciarla inconcludente è in grado di elargire all’uomo. Non ne cito neppure uno, perché non me ne fotte niente del loro dramma esistenziale, né dei gargarismi al microfono con cui si straziano per sottrarsi, fosse pure per un attimo, al limbo dell’invisibilità mediatica. Che vadano pure, cortesemente, ad esistere da un’altra parte, fuori dal mio blog.

Il pregevole reportage si conclude, com’è d’uopo, con il tripudio del trionfo: “Abbiamo fatto rispettare la legge con la giusta fermezza!”; “Via ai lavori!”; “Un plauso alle forze dell’ordine”; “Su Facebook nasce il gruppo Sì alla TAV!” (immagino aperto dagli stessi giornalisti di Repubblica, su gentile richiesta del direttore). Ed è chiosato dall’epiteto “no-global”, che affiora qua e là nell’articolo a bollare i manifestanti valsusini con un indelebile marchio d’infamia.

Ora, non vorrei dare ai solerti scribacchini marcegaglici una delusione troppo cocente, ma i manifestanti della Val di Susa, quale che sia la loro composizione politica, con i No Global non hanno nulla a che vedere. Non sono una massa di giovinastri e/o nostalgici della contestazione che sia possibile inebetire con gli anatemi antiberlusconici, con la divinizzazione della carta costituzionale o con la fola paradisiaca del “nuovo scenario di libertà” scaturito dalle rivolte nei paesi arabi. Non incendiano motorini a comando, né iniziano a sfasciare bancomat e vetrine quando gli organi dell’informazione e del sindacalismo di stato lanciano l’ordine di attacco. Sono lì da dieci anni e tutte le campagne giornalistiche, gli attacchi coi lacrimogeni, i rivolgimenti politici, i bandi e le grida severissime dei conestabili locali e nazionali, non sono riusciti ad avere ragione di loro. Essi sono l’incubo più segreto di ogni pataccaro dell’informazione: sono ciò che le forze popolari potrebbero diventare se iniziassero ad organizzarsi e ad agire in modo similare, anziché come branchi di scimmie ammaestrate, trasportate in torpedone agli appuntamenti con il “dissenso”. Sono una forza di resistenza compatta, autonoma ed efficace, che si distingue nettamente dai No-Global comuni per le seguenti caratteristiche:

– Apoliticità: i cittadini della Val di Susa non si illudono di poter modificare il proprio destino per via elettorale. Sanno bene che il teatrino destra-sinistra, cui la stampa incessantemente li invita a partecipare, è una truffa allestita per fotterli e non si fanno fregare. Sanno bene che non è da un cambio della guardia negli assessorati o nei ministeri che dipendono le sorti della loro battaglia, ma dalle azioni e dalle strategie che essi stessi saranno in grado di mettere in campo. Sono refrattari alla propaganda “democratica”, perché vivono tutti i giorni, sulla propria pelle, il portato e i benefici della celebre “democrazia” che si tenta di imporgli. Con loro le campagne di stampa sul legittimo impedimento, gli anatemi contro il “bunga-bunga”, il lavaggio del cervello sui sacri-valori-della repubblica-nata-dalla-resistenza, servono a poco.

– Interesse concreto: i manifestanti valsusini non organizzano i propri presidi in nome di qualche fumoso principio costituzionale o di qualche decotta teoria liberista o marxista o voltairiana. Lo fanno per tutelare l’ambiente in cui vivono, le proprie case, il proprio territorio, i propri congiunti, dalla devastazione concreta che, sotto forma di esercito di caterpillar, incombe quotidianamente su di loro. Nessuno lotta in modo efficace quando lotta per un’ideologia. Le ideologie servono a chi ha pochi grilli per la testa ed è alla ricerca di un hobby per ammazzare la noia. Devi minacciare un uomo, non un “diritto umano”, se vuoi ottenere una reazione apprezzabile.

– Rete locale: nonostante gli apporti e il sostegno ricevuto dalle altre regioni e perfino dall’estero, i No TAV restano pur sempre un’organizzazione locale, fortemente radicata sul territorio. Non perdono tempo prezioso con “visitatori” che non conoscono, che vivono e lavorano altrove e a cui, in fondo e nel concreto, importa relativamente poco dei loro problemi. Le loro manifestazioni, i loro “blocchi”, sono organizzati da persone che si conoscono, che possono vedersi, incontrarsi e coordinarsi quotidianamente per decidere le azioni da intraprendere. Con gran scorno degli scribacchini della stampa, le loro manifestazioni non sono (se non incidentalmente e inintenzionalmente) “allegre”, “colorate”, “variopinte” e “all’insegna della multietnicità”. Sono manifestazioni incazzate, tetre, minacciose e caratterizzate dalla partecipazione preponderante degli abitanti della zona. Possiedono cioè quell’efficacia che le ribellioni popolari avevano prima dell’avvento del “multiculturalismo” imbecille, che le ha annacquate e ridotte a parate da circo ad uso e consumo dei notiziari della sera.

– Conoscenza del territorio: i No TAV non sono un’orda di gitanti sindacali, trascinati in torpedone tra le strade di una città straniera. Conoscono a menadito il proprio territorio. Sanno quali vie d’accesso, quali punti nevralgici, quali arterie stradali è opportuno bloccare o occupare per ottenere gli effetti desiderati. Possono attaccare o ritirarsi sfruttando boschi, costoni o strade sterrate che ad uno straniero sarebbero ignoti. Possono sfruttare la conoscenza della conformazione ambientale e geologica dei luoghi per ottimizzare le proprie azioni di lotta. In ciò somigliano davvero, un po’, ai briganti della resistenza postunitaria. Che Dio li benedica per questo.

– Conoscenza approfondita delle problematiche in gioco: ci avevano provato, poco più di un anno fa, a prendere in giro il gruppo No TAV di Chiomonte: un “esperto” in tenuta d’ordinanza, invitato dal sindaco Pinard, aveva cercato di vendere agli abitanti della valle il progetto del tunnel esplorativo della Maddalena, esaltandone la natura discreta e l’irrilevante impatto ambientale. Ma i cittadini di Chiomonte hanno svelato imediatamente l’inganno, dimostrando una competenza tecnico-scientifica degna di un ricercatore specializzato e facendo rimediare al sedicente “esperto” una delle figure più barbine mai filmate da una videocamera. Non si ha a che fare con generici “contestatori” da centro sociale, imbottiti di dozzinale retorica comarile sulla “libertà”, sull’”eguaglianza” e sulla “democrazia”, ma con uomini e donne che, attraverso la lotta, hanno acquisito una padronanza dettagliata e multisettoriale delle questioni su cui verte la loro azione. Il che significa anche sapere quali scelte tecnico-ambientali sono le più rischiose (e dunque le più urgenti da scongiurare), quali atti amministrativi occorre bloccare, quali compromessi con le autorità possono essere accettabili e quali sono invece irricevibili, e così via. Sembrerà banale dirlo, ma si combatte meglio quando si sa con esattezza ciò che si vuole e quali tasti specifici occorre premere per ottenerlo, piuttosto che quando ci si limita a lanciare proclami sulla moralità universale.

– Autonomia: gli abitanti della Val di Susa non aspettano che siano le organizzazioni sindacali e partitiche a fissare le date gloriose della contestazione telecomandata. Le decidono da soli. Se possibile, le decidono con breve anticipo, coordinandosi tra loro, determinando le zone in cui organizzare i presidi, infischiandosene della programmazione preventiva e contando sull’effetto sorpresa. Possono organizzare raccolte di fondi per finanziare in piena autonomia le proprie iniziative di lotta. A che diavolo serve una “manifestazione” organizzata con un mese d’anticipo, dalle stesse organizzazioni che ti succhiano il sangue, condotta sotto l’occhio vigile di poliziotti paterni e sorridenti, lungo un percorso programmato, in cui il clou della giornata è rappresentato dall’insostenibile comizio in politichese tenuto da qualche faccia da culo dei sindacati confederali? Ciò che i giornali sono soliti definire “manifestazioni di protesta” sono in realtà penose sfilate di sguatteri che esibiscono la propria impotenza, riempiendo i loro manovratori di legittima soddisfazione. Una manifestazione deve essere imprevista, imprevedibile ed autogestita se vuole distinguersi da una processione in onore del santo patrono.

– Strategia: in occasione delle parate sindacali di particolare rilievo, i valorosi combattenti No-Global dei centri sociali sono soliti prodursi in periodici atti di teppismo e guerriglia metropolitana, cui attribuiscono il titolo altisonante di “azione di lotta”. Con l’approvazione più o meno tacita degli organi di controllo mediatico, essi incendiano e rovesciano vetture in sosta, danno fuoco ai cassonetti dell’immondizia, ribaltano tavolini, sedie e altre suppellettili dei locali pubblici, sfasciano vetrine, svellono la segnaletica stradale. In tal modo non ottengono un tubo, salvo beccarsi una gragnuola di meritate legnate, non solo dai celerini, ma dagli stessi abitanti dei quartieri su cui hanno scatenato il loro nebuloso quattordici di luglio. Senza contare la facilità con cui tali imbecillissime esplosioni di frustrazione repressa vengono infiltrate e manipolate dalle autorità costituite per i loro fini. I No TAV si tengono alla larga da queste piazzate. Attaccano solo dove e quando è necessario, evitando – com’è ovvio – di mettere a ferro e fuoco i centri abitati in cui essi stessi vivono. Sanno ritirarsi, quando è necessario, per progettare con calma e al momento opportuno nuovi attacchi mirati. Utilizzano la tattica del temporeggiamento, senza esagerare con le dimostrazioni di forza, che vanno invece progettate a tavolino, attuate in condizioni favorevoli e gestite con la dovuta preparazione. Evitano accuratamente di inimicarsi i concittadini facendo a pezzi i loro beni di proprietà. Sanno distinguere tra un nemico e un semplice non-sostenitore, il che è ciò che fa la differenza tra un rivoluzionario dotato di strategia e un semplice fallito in lotta contro il mondo. Il vicino di casa che lavora come capostazione o che è proprietario di un Tir, può essere più utile alla causa di dieci minuti di celebrità sui notiziari regionali, per quanto spettacolari.

– Raccordo con le autorità politiche locali: uno dei segni più evidenti dell’intelligenza e dell’efficacia dei No TAV sta nel loro rifiuto ad atteggiarsi a “duri e puri”. Quando è necessario, essi sanno coordinarsi con le autorità politiche locali, sanno tessere relazioni, sanno parlamentare, sanno gestire i rapporti con sindaci, assessori, presidenti di regione e di provincia. Sanno fare pressione sulle autorità politiche sfruttando i rapporti personali e la rete di relazioni economiche, anziché attraverso gli slogan, gli scioperi della fame e gli strepiti sguaiati. Essendo parte di una collettività ristretta, le relazioni con gli esponenti politici locali sono non di rado amicali o parentali, il che agevola la penetrazione nei gangli amministrativi di rilievo. Non esiste nessuna rivoluzione che non passi per il compromesso e la trattativa con chi detiene il potere concreto. Una lezione di cui gli stessi progettisti di “rivoluzioni” con più estese velleità di cambiamento dovrebbero fare tesoro.

Quello che mi sembra mancare ai manifestanti No TAV (ma posso sbagliarmi, non avendo che una conoscenza indiretta delle loro forme di organizzazione) è una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni. Appaiono ancora troppo legati al triste modello del “coordinamento anarchico” sessantottardo, da cui mi auguro riescano a svincolarsi al più presto per trasformarsi in una forza di resistenza dotata di ordinamento verticistico, in grado di utilizzare più efficaci tattiche di guerra asimmetrica, anziché di pura e semplice guerriglia.
In ogni caso, anche tenendoli così come sono, la similitudine tra No TAV e No Global è qualcosa che solo un giornalista orbo o pagato per esserlo può essere così fesso da immaginare. E l’immaginazione senza freni rischia di essere, per De Benedetti e i suoi coatti della ciarla inconcludente, nonché per tutti gli eunuchi della stampa che oggi intonano peana alla gloria della Ruspa Liberata, una fonte di cocenti e incessanti delusioni.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=835:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments
27.06.2011

Pubblicato da Davide

  • Nauseato

    Bè … anche se capisco si voglia mettere in luce l’atteggiamento dei “puri” di Repubblica – e non sarò io a prenderne le difese – non mi pare che sia l’unica testata giornalistica nel coro monocorde della stampa italiana sulla vicenda a distinguersi per i toni e per la vergognosa disinformazione sulla vicenda. Anzi, è appunto in ottima compagnia.
    E che il PD almeno a livello dirigenza, sia TOTALMENTE e compattamente connivente con l’indispensabile e necessarissima TAV non è una novità. A partire dall’ex sindaco torinese Chiamparino che aveva liquidato con uno sprezzante “tutte balle” la documentazione prodotta che gli era stata sottoposta sulla non opportunità dell’opera, per arrivare all’attuale sindaco Fassino che andava invocando l’esercito (!!!!) per l’immediata riapertura dei cantieri.
    Per non parlare delle parole inutili, stupide e distanti di Bersani sull’isolamento delle frange violente …

    Purtroppo c’è da notare che la percezione della vicenda a livello nazionale è molto netta e così la condanna condita da vibranti toni indignati: quando non un manipolo di manigoldi facinorosi dei centri sociali da spazzare via, sono quattro gatti retrogadi affetti dalla sindrome NIMBY (“non nel mio cortile”) che ostacolano egoisticamente un’opera fondamentale per il bene di tutti.
    D’altro canto basta leggere i commenti dei lettori che sono spuntati come funghi su tutti i quotidiani nazionali senza che occorra farne un riassunto per avere il polso reale di tale percezione.

    Interessante se mai quella lettera di una pensionata ottantenne valsusina (ex PCI, ex DS, ex PD …) rivolta proprio a Fassino, che si conclude con una desolata delusione per le posizioni del PD sulla vicenda TAV. E che annuncia con amarezza non voterà più per il suo ex partito “democratico” … Non credo sia l’unica. E credo che anche la Lega perderà i voti di alcuni suoi aficionados con scarpe grosse e cervello fino.

  • marcopa

    Io conosco Turi e sono di parte. Pero’ potrebbe davvero essere il simbolo della opposizione alla Tav che smonta l’ immagine di no-tav violenti.
    A piedi nudi, contro bulldozzer,poliziotti, nel cemento gia’ presente nella valle.

  • Nauseato

    Mi scuso per il doppio commento, purtroppo fretta e bene pare non vadano molto d’accordo.

    Che anche fossero solo 15 … 150 motivi per dire no alla tav [informarexresistere.fr]

  • Tonguessy

    Quoto. In questo articolo l’usuale acredine di Freda contro La Repubbica (quantunque ben motivata) trascura altre ma significative voci allineate al coro di “asfaltiamo!” che si leva da parte della carta stampata.
    Viva i pensionati ex-PCI valsusini.

  • Tonguessy

    Il Progresso, la Modernità ha ragioni che i cittadini ignorano. Lo scontro quindi sta tutto nel decidere se queste entità astratte sono più importanti della nostra qualità di vita. Una volta era la parola del Re (taumaturgo di discendenza divina) ed il suo stuolo di cortigiani e vassalli a determinare l’andamento delle vite dei servi glebae. Oggi è la parola dei depositari della Modernità (eletti come i sindaci o non eletti come banchieri e prefetti, poco importa) a decidere le sorti dei moderni servi glebae. Morto il Re, arriva il democrate. Adesso trovate le 15 differenze, come nella Settimana Enigmistica.

  • materialeresistente

    Questo mirabile commento e poi il solito sproloquio sui centri sociali. Ho l’impressione che il tipo sia orfano di casa pound ed è incazzato perché in quelle lotte, che lui voglia o meno, sono presenti proprio i tanto disprezzati centri sociali mentre i fascisti della lega e no stanno proprio con i tutori del disordine. Questo la Valle di Susa non sa manco come è fatta e qual’è la sua storia.

  • AlbertoConti

    A fatica ma il messaggio sta filtrando attraverso le strette maglie della censura ideologica di sistema: questi qua, affaristi, mafiosi, casta politica ci vogliono fottere per l’ennesima volta, vogliono i nostri soldi per rubarli coi loro loschi traffici, a danno del paese sempre più sventrato e degradato. E’ un concetto duro, durissimo per le masse ancora imbesuite, ma pian pianino sta filtrando. Non manca molto a maturare un opinione di massa, che nell’intera classe dirigente di questo paese il migliore ha la rogna. Certo che il passo decisivo verrà compiuto sotto l’impulso dell’attacco finale, in stile “lacrime e sangue” come in Grecia. Ma proprio per dare un senso compiuto, una direzione razionale alla rivolta prossima ventura, questo episodio è importantissimo e significativo, se pur di nicchia, ma di una nicchia destinata ad espandersi con la progressione di una deflagrazione epocale.

  • stonehenge

    Piena solidarietà e onore al popolo della Val Susa.
    La loro è una popolazione VIVA che combatte e resiste insieme contro i soprusi e contro coloro che non conosco la storia, il territorio, e le origini di questa gente.
    Noi questa vitalità l’abbiamo persa…rincorrendo l’effimero, l’IPOD e l’aperitivo…qui in città, la storia, la nostra cultura ci è stata sottratta, e non appartenendo più ad un gruppo, siamo senza identità e senza voglia di combattere.
    ci sveglieremo di fronte alle ingiustizie solo quando non avremo più il pane sotto i denti.

  • Nauseato

    Quel che mi fa rabbia fino alla nausea (omen, nomen …) è che in questa come in mille altre occasioni passate e temo future, si rileva il penoso stato dell’informazione in questo paese farsa dove l’elettrodomestico televisivo a programmi quasi unificati con leggerissime variazioni spaccia realtà fasulle condite con generosità da un’incessante propaganda degna di Goebbels.
    E dove anche la carta stampata malgrado la sua scemante influenza non fa eccezioni. Anzi più che la parvenza di vaghi intenti di informazione costituisce giusto un oliato notizificio a beneficio dei propri fedeli clienti.

    E il fatto – innegabile – che il sedicente centrosinistra non si sia MAI preoccupato di affrontare o almeno non abbia MAI neppure tentato di affrontare … comme il faut (figuriamoci ambire a tentare di risolverlo) il tema informazione pubblica e il collegato conflitto di interessi quasi padre di ogni male, lascia sospettare che sia questo un sistema che gli va sostanzialmente benissimo così e dove campa a proprio agio.
    Del resto ammetto sarebbe parecchio sorprendente se diversamente fosse.

    Che inaggirabile squallore a tutto tondo.

  • guido

    L’ esercito No-TAV è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

    I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

  • bysantium

    Sì, mi è piaciuto moltissimo.
    Soprattutto focalizza molto bene la presenza di un’identità collettiva, basata su cose e fatti concreti, in contrapposizione con le solite fumose rivendicazioni ideologiche facilmente addomesticabili ed anzi spesso funzionali ai manovratori.

  • franzpat

    Pur condividendo in massima parte i contenuti dell’articolo trovo che lo stile dell’autore sia piuttosto retorico e ridondante, il che lo rende (quantomeno ai miei occhi) epidermicamente antipatico.
    Inoltre, il suo modo di criticare i movimenti “No Global” e tutti coloro che manifestano per degli “ideali” e per un mondo migliore, mi sembra del tutto inopportuno ed eccessivo.

  • gabro

    Da un VALSUSINO NO TAV:

    L’analisi di Freda è certo ben fatta, anche se non solo Repubblica andrebbe attaccata ma tutti i media del nostro Paese, tutti di proprietà di industriali e parenti di industriali, ma sorvoliamo una questione ovvia. L’unico punto su cui non sono assolutamente d’accordo è l’idea che dovremmo avere: “una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni….” NON ESISTE!
    Sono 20 anni che il movimento NO TAV esiste, non 10, ed un movimento non può avere una gerarchia verticale ma esclusivamente orizzontale. Strategicamente una gerarchia verticale è destinata al collasso qualora venisse attaccata alla “testa”, mentre una organizzazione orizzontale non ha una testa da tagliare ed è quindi più compatta e forte ed il nostro movimento, nonostante anni di attacchi di ogni tipo, militare, mediatico, legale, politico, lo dimostra ampiamente. Il movimento NO TAV ha migliaia di “teste” libere ed indipendenti che si uniscono con un obiettivo comune: la salvaguardia del territorio in cui VIVE.
    Già nel 2005 abbiamo “riconquistato” il primo presidio che ci avevano tolto, quello a Venaus, dopo meno di una settimana. Eravamo 40/50.000 persone e questo è stato possibile perchè eravamo tutti leader di noi stessi, così come lo siamo oggi. Noi siamo l’esempio, per chi lo vuole cogliere, di cosa sia una democrazia partecipata, l’esempio di come l’amore per il proprio territorio sia in grado di mettere in movimento migliaia di persone in pochissimo tempo. Tutti abbiamo deciso di agire, tutti abbiamo camminato sotto la neve, tutti abbiamo respirato i lacrimogeni, tutti abbiamo partecipato, tutti eravamo (e siamo) uniti! Ieri come oggi. Non ci facciamo illusioni, siamo montanari, siamo gli abitanti di una valle di origine celtica, da sempre osteggiati dal potere centrale di Roma, siamo abituati a queste cose, siamo abituati ad essere denigrati dai parassiti in giacca e cravatta che vivono a Roma anche coi nostri soldi…ma MAI smetteremo di lottare per quello in cui crediamo, spero che anche tu che leggi queste righe, possa fare lo stesso.
    Un abbraccio dalla Valsusa.

  • Tonguessy

    Già. Il compromesso storico (in senso lato) è avvenuto quando la sinistra ha fatto il gioco della destra, ignorando completamente quanto avrebbe garantito un più equo accesso alle risorse (televisive, in questo caso).
    Governi di “sinistra” si sono succeduti senza che nessuno prendesse in minima considerazione questioni come il conflitto di interessi.
    E’ avvenuto cioè che gli interessi della “sinistra” coincidessero con quelli storici della destra: padronato e capitale. Inutile quindi fingere: la sinistra è morta, ed esiste solo un’unica coalizione che ha la sfacciataggine di chiamarsi in modo diverso. Un po’ come negli USA, modello che da sempre seguiamo ed imitiamo. Siamo andati a finire proprio lì, com’era prevedibile.

  • Tonguessy

    Retorico e ridondante? Epidermicamente antipatico? Inopportuno ed eccessivo? Chi? FREDA?

  • Santos-Dumont

    Quello che mi sembra mancare ai manifestanti No TAV (ma posso sbagliarmi, non avendo che una conoscenza indiretta delle loro forme di organizzazione) è una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni. Appaiono ancora troppo legati al triste modello del “coordinamento anarchico” sessantottardo, da cui mi auguro riescano a svincolarsi al più presto per trasformarsi in una forza di resistenza dotata di ordinamento verticistico, in grado di utilizzare più efficaci tattiche di guerra asimmetrica, anziché di pura e semplice guerriglia.

    Rossobruno in azione, vade retro! Struttura gerarchica, chi ne sente il bisogno?
    Viva l’anarchia e viva i NoTAV, cosí come sono.

  • AlbertoConti

    Hai perfettamente ragione, la struttura gerarchica piramidale è l’opposto della democrazia, dalle fabbriche alla politica, è il vecchio che muore. Certo che è stato sempre sostenuto dal mito dell’efficienza, anche a ragione, ma la vita è più forte dell’efficienza che si degrada contro la vita stessa. Quelle teste di legno dei PDisti non lo capiranno mai, sono dinosauri in avanzato stato di estinzione.

  • chiaro_davvero

    Freda cade nel grottesco quando davanti a un movimento orizzontale, spontaneo, autoorganizzato, qualità in cui risiede la sua straordinaria rilevanza afferma:
    “Quello che mi sembra mancare ai manifestanti No TAV (ma posso sbagliarmi, non avendo che una conoscenza indiretta delle loro forme di organizzazione) è una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni. Appaiono ancora troppo legati al triste modello del “coordinamento anarchico” sessantottardo, da cui mi auguro riescano a svincolarsi al più presto per trasformarsi in una forza di resistenza dotata di ordinamento verticistico”

    Ma vacci tu ad aruolarti e a dire signor sì caro freda, la struttura gerarchica e l’ordinamento verticistico sono proprio le caratteristiche che fanno delle tradizionali istituzioni politiche (partiti, sindacati..) inutili carrozzoni buoni solo a deviare ogni iniziativa popolare su binari morti.
    Del resto è così ovvio, basta controllare il vertice e hai fregato tutta la massa sottostante… La speranza è proprio che questo non accada e che il movimento conservi la sua vera forza restando fuori controllo.
    Il 3 luglio tutti a Chiomonte!!!

  • totalrec

    Cit.:

    la struttura gerarchica e l’ordinamento verticistico sono proprio le caratteristiche che fanno delle tradizionali istituzioni politiche (partiti, sindacati..) inutili carrozzoni buoni solo a deviare ogni iniziativa popolare su binari morti.

    La struttura gerarchica e l’ordinamento verticistico sono i motivi per cui partiti e sindacati hanno la forza per imporre scelte politiche e sociali, mentre voi potete solo subirle.

    Sono anche il motivo per cui le loro guarnigioni vincono sempre, mentre voi riuscite a prendere solo un fracco di botte.

    Se prendere botte vi diverte, allora come non detto. Tenete presente, però, che prima o dopo arriva sempre qualcuno ad imporre una struttura verticistica, militare o paramilitare, ad un movimento (il caso più recente è quello delle cosiddette “rivolte arabe”) e a manovrarlo per i suoi scopi. Penso semplicemente che fareste meglio a farlo da soli, prima che qualcun altro lo faccia al vostro posto. Detto ciò, vedete un po’ voi…

  • Tonguessy

    Straquoto, molto ovviamente. La necessità di gerarchia nasce da mentalità fasciste. Invece i messicani dell’Esercito Zapatista erano organizzati secondo strutture orizzontali, non verticali. Per questo hanno avuto tanto successo; per evitare che tali successi abbiano ancora luogo occorre scongiurarli con adeguata struttura gerarchica. Tanto i vertici sono sempre più identificabili e manipolabili della moltitudine.

  • totalrec

    E’ noto, infatti, che il Messico è oggi ottimamente governato dal movimento zapatista…

  • gabro

    …se parli così è perchè non conosci il movimento NO TAV. Sono ormai 20 anni che ci provano e non ci riescono e non ci riusciranno MAI. La nostra gerarchia sarà sempre orizzontale. Noi siamo l’avanguardia della vera democrazia e di certo non ci spaventano i metodi dell’ideologia della divisione applicati da mille anni al mondo. Nessuno piloterà i nostri cuori, mai…fattene una ragione piccolo saccente schiavo dei padroni.

  • yiliek

    Grande!!!!! Vi sono vicino da Londra!!!!!!

  • Nauseato

    Uh Signur … a leggere quello che è riportato spesso su queste stesse pagine e che io francamente non so mai bene come prendere … è tra le fini più tragiche che ci si potesse aspettare. Anche se effettivamente prevedibile.

    Pure vero che bisognerebbe abituarsi a credere fino in fondo più di quanto non si sia disposti, che i veri livelli del Potere non siano in mano a nessuno schieramento specifico o nazionale. Destinato a gestire le conseguenze di scelte altrui o per definire dettagli e farli digerire assieme a qualche iniziativa più che altro di facciata.
    E che il vero Potere sia altrove. Siano le “Banche”, o gruppi in vena di esclusivi incontri alpini o d’incontri più segreti in sodalizi con il malaffare. O tutti questi assieme, di volta in volta variamente strategicamente d’accordo.

    Al riguardo ma non solo, non ho ancora ben capito come se la stiano passando in Islanda. Che però è un’isola sperduta quanto lontana da tutto e tutti.

  • chiaro_davvero

    cit. La struttura gerarchica e l’ordinamento verticistico sono i motivi per cui partiti e sindacati hanno la forza per imporre scelte politiche e sociali, mentre voi potete solo subirle.

    Mi pare palese e variamente dimostrato che gerarchia e verticismo non impongono le scelte del partito/sindacato ma semmai AL partito /sindacato. E’ altresì chiaro ed evidente che attraverso questa dinamica il partito/sindacato perde la sua presa sociale.
    Quando la gente pensa con la propria testa invece di inquadrarsi in una gerarchia come avviene in Val Susa allora qualche possibilità di affermare la propria volontà esiste, il resto è servitù.

  • totalrec

    Cit.:

    Quando la gente pensa con la propria testa invece di inquadrarsi in una gerarchia come avviene in Val Susa allora qualche possibilità di affermare la propria volontà esiste, il resto è servitù.

    Tutto sta a decidere che cosa è più importante: continuare a pensare “con la propria testa” (cazzate comprese), e quindi indebolirsi e frammentarsi, andando ognuno per conto proprio; oppure adottare un sistema gerarchico/militare che consenta di raggiungere gli obiettivi prefissi, anziché fare semplicemente un po’ di casino.

    Il credere che la “libertà” (cioè l’opposto della “servitù” che citi) consista nel fare ciascuno come gli pare, è il motivo della debolezza congenita di tutti i movimenti di protesta. Ed è il motivo per cui il potere continua a propagandare questa fola, mentre, per ciò che lo riguarda, adotta strutture dall’impostazione rigorosamente verticale. Non saprei dimostrarlo più efficacemente di quanto possano fare la storia e la realtà dei fatti.

    (GF)

  • gabro

    …grazie, ne abbiamo bisogno!

  • gabro

    …non hai mai sentito parlare di “pensiero condiviso”? In base a cosa pensi che un movimento fatto di individui liberi e non “colorati” da un potere palese o nascosto non siano in grado di autogestirsi e di raggiungere uno scopo chiaro e ben definito? Il presupposto che persone libere che pensano con la propria testa debbano inevitabilmente indebolirsi e frammentarsi è assolutamente opinabile…la storia insegna dici ma la storia può sempre cambiare, ti basti vedere il movimento in sudamerica per l’acqua, tanto per fare un esempio. Tutte le strutture piramidali dei grandi imperi alla fine sono crollate su se stesse, visto che ti piace la storia dovresti saperlo…anche qui è solo questione di tempo e di impegno.

  • maremosso

    I pensionati ex-PCI valsusini hanno quello che si meritano

  • Giancarlo54

    Mi hai tolto le parole di bocca.

  • stefanodandrea

    Mi sembra che si scontrino prese di posizione ideologiche. Escludere la gerarchia da ogni gruppo organizzato è irrealistico. Gli anarchici combattenti sceglievano i capi. I capi revocabili, fino a quando non sono stati revocati, restano capi. In battaglia un’organizzazione gerarchica ferrea è sovente utilissima. Insomma, senza esaltare la gerarchia, cosa senza senso, non credo si possa negare che in battaglia la gerarchia è utile. Tuttavia quella dei valsusini non è una battaglia in senso tecnico. E quindi la preferenza espressa da Freda per la gerarchia mi sembra ideologica. Esattamente come la critica alla gerarchia in sé stessa (l’organizzazione deglli uffici pubblici non è pensabile senza gerarchia. Il diritto amministrativo prevede il ricorso gerarchico, all’organo sovraordinato; e così via).

  • stefanodandrea

    Mi sembra che si scontrino prese di posizione ideologiche.
    Escludere la gerarchia da ogni gruppo organizzato è irrealistico. Gli anarchici combattenti sceglievano i capi. I capi revocabili, fino a quando non sono stati revocati, restano capi. In battaglia un’organizzazione gerarchica ferrea è sovente utilissima.
    Insomma, senza esaltare la gerarchia, cosa senza senso, non credo si possa negare che in battaglia la gerarchia è utile. Tuttavia quella dei valsusini non è una battaglia in senso tecnico. E quindi la preferenza espressa da Freda per la gerarchia mi sembra ideologica. Esattamente come la critica alla gerarchia in sé stessa (l’organizzazione deglli uffici pubblici non è pensabile senza gerarchia. Il diritto amministrativo prevede il ricorso gerarchico, all’organo sovraordinato; un’assemblea diretta con autorevolezza e pugno di ferro decide molto meglio di un’assemblea disordinata – senza ordine e così via).
    Un conto è “desiderare, in linea di principio, avere un capo, una guida”, che è atteggiamento psicologico problematico e persino patologico. Un conto è essere felici che una organizzazione abbia quel certo capo. Che male c’è? Se oggi avessimo un Togliatti o un Terracini io mi metterei al loro servizio. Che male c’è? Insoma desiderare un capo qualsiasi o desiderarlo per ogni attività è da malati. Sapere che in battagllia serve un ordine e che un movimento politico che voglia farsi nazione e conquistare il potere politico (non dunque il movimento dei valsusini, che intende soltanto resistere legittimamente e meritoriamente a difesa della propria terra: Freda dunque sbaglia) ha bisogno di capi (non di uno soltanto; ce ne vorrebbero una ventina) è da persone intelligenti.

  • daniloc

    Ti ringrazio per aver postato queste parole, il concetto di gerarchia verticale è proprio di persone che vogliono comandare o essere comandate, continuate così molti come me sono con voi e sono orgogliosi che ci siano persone come voi. Forza!

  • bysantium

    In ogni caso non è possibile che fra i No Tav non vi siano dei leader”naturali” perchè ciò avviene sempre all’interno di qualsiasi gruppo, fin dalle scuole elementari.
    Se questi leader – ripeto naturali e non imposti – assolvessero anche il compito di organizzare azioni più compatte ed incisive sarebbero un plus per la causa.
    Se poi si considera che lo stato schiera due battaglioni(!) di polizioti inquadrati, addestrati e comandati, l’esigenza di un’organizzazione coordinata mi pare inevitabile.
    Comunque la sostanza dell’articolo è ben altra e del tutto condivisibile.

  • Tulkas

    Bravo! Stavo gisuto pensando di lasciare un commento simile…..non capisco questo bisogno di una struttura gerarchizzata

  • maremosso

    In Svizzera, il Canton URI, di appena 35.000 abitanti, grazie all’organizzazione confederale della nazione elvetica, è stato in grado di far valere i propri diritti, facendo modificare il percorso del traforo ALPTRANSIT, nel rispetto delle proprie esigenze di tutela ambientale, nonostante ciò abbia comportato un incremento dei costi dell’intero progetto. Nello stato centralizzato Italiano le cose vanno diversamente. Ovviamente a nessuno piace vedere raspati via il praticello e la chiesetta del paese natio per far posto ai treni ( ma non sono i verdi che sostengono il minor impatto ecologico rispetto al trasporto gommato? ). Ricordo infatti le centinaia di presidi di protesta sul Brennero, il Tarvisio, il Frejus, il Sempione in prossimità delle gallerie di passaggio ….. no forse mi sbaglio, ah già i presidi erano ubicati vicino alle gallerie autostradali del Mottarone, del Monte Olimpino, della Milano Genova Serravalle, della Torino Savona, dell’Appennino ….. no neanche lì. Eppure in questi luoghi ci furono sbancamenti enormi a colpi di tritolo per praticare tunnel lunghi fino a 20Km stravolgendo il paesaggio alle imboccature. Dove sta quindi la differenza? Semplice, mentre in Val di Susa gli abitanti sono più belli e quindi non è corretto far transitare la ferrovia, altrove sono più scemi per cui tutto è concesso. Rispettando quindi le divine prerogative locali si prospettano quattro soluzioni: 1) tappare i buchi finora praticati annunciando che la TAV non si fa più e buttare nel cesso decine di miliardi di Euro tra investimenti ed indennizzi a Francesi e soci 2) dimezzare le perdite non versando gli indennizzi, minacciando altrimenti di inviare a Parigi i NO-TAV a manifestare 3) incrementare gli stanziamenti per realizzare il collegamento Francia/Italia mediante il trasferimento di merci e persone su camion e torpedoni appositamente attrezzati per superare i valichi alpini anche nel periodo invernale 4) spostare il percorso (sempre pagando ulteriormente) in un luogo più appropriato, popolato da scemi come nel Brennero, Sempione, Mottarone ecc. dove si può fare tutto ciò che si vuole. Aggiungo che negli anni ’80 quando la Regione Piemonte si accollava i costi delle infrastrutture e dei collegamenti fornendo aiuti per industrializzare ed urbanizzare, creando posti di lavoro e benessere, le comunità montane non si opposero. I loro voti inoltre vengono da sempre riversati a sinistra, PCI-PSI o PDS o PD ecc., mentre poco poco raccolgono i movimenti autonomisti o federalisti. Prodi premier con DiPietro ministro alle infrastrutture approvarono la TAV. Adesso i Valsusini di che c…o si lamentano, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

  • maremosso

    1) Ma se tu fossi al comando della nazione Italia quali sarebbero i primi 10 provvedimenti che prenderesti? 2) Mi citi un paese del mondo nel dopoguerra che più si è avvicinato ai tuoi metodi ideali di governo?

  • Tonguessy

    Risposta demente. Scontrarsi contro imperi tecnologicamnte superiori porta a risultati prevedibili. Ne sanno qualcosa Saddam e Milosevic. Per motivi di geometrie strane Gheddafi si deve scontrare solo contro la parte alata dell’Impero, il che è una fortuna per lui.
    Non è garantito che i valsusini abbiano la meglio. Ci provano, con tutto ciò che è in loro potere. Meglio un valsusino che tenta la sorte con quello che ha disposizione che un Freda che vuole tutti a casa oppure irregimentati in strutture gerarchiche, tanto per esere chiari. Sconfitti? Può essere, l’importante è PROVARCI. Senza provarci si è sconfitti in partenza. Questa è la vera sconfitta. Fare la propria parte, questa è già una vittoria.

  • Tonguessy

    Tranquillo che sono più quelli come Yiliek che quelli come Freda. Almeno tra la gente comune. Tra quelli che tirano coca invece….

  • totalrec

    Cit:

    Tuttavia quella dei valsusini non è una battaglia in senso tecnico. E quindi la preferenza espressa da Freda per la gerarchia mi sembra ideologica.

    Al contrario. E’ proprio la consapevolezza che l’ideologia produce danni che mi spinge a chiedermi quando i valsusini (e non solo loro) si decideranno ad organizzarsi in una più efficiente struttura gerarchica. Una struttura organizzativa deve essere studiata per essere efficace a conseguire un obiettivo, non per affermare una visione generica del mondo. D’accordo, finora l’organizzazione orizzontale dei No Tav è stata l’unica proponibile, visto che non si poteva certo affrontare in modo diretto un potere che è cento volte più armato, violento, organizzato e compatto. Quindi non ho nulla da obiettare alla strategia adottata finora. Si tratta solo di capire se la scelta di organizzazione orizzontale adottata finora sia stata una scelta strategica di fase, passibile di essere modificata a seconda delle necessità (nel qual caso, niente da dire); oppure, appunto, una scelta ideologica, fondata sulle solite favole della “libertà”, dell'”anarchia”, dell’ “unità proletaria”, della “lotta dura senza paura”, ecc. (in questo caso, buonanotte e sogni d’oro).

    (GF)

  • totalrec

    Cit.:
    Può essere, l’importante è PROVARCI.

    Certo, l’importante è partecipare.

    In ogni caso, se un giorno doveste mai iniziare a giocare per vincere, fatemi un fischio, neh…

    (GF)

  • Tonguessy

    E quelli ex-DC, o leghisti, oppure di qualsiasi altra posizione politica invece no? Le bastonate arrivano senza troppe distizioni da quelle parti. Come Genova, alla Diaz, a Bolzaneto. Il volere delle genti contro i manganelli della polizia. Tutto regolare secondo te?

  • maremosso

    Ma tu parli dei centri sociali animati da quei gentiluomini fancazzisti che fracassavano con le catene ed il porfido chiunque non la pensasse come loro? oppure quelli che tutto gli era dovuto ed “asportavano” per loro stessi in nome del proletariato? e per Fascisti della Lega intendi quelli che inizialmente hanno cercato di conferire una dignità ed una consapevolezza ai Lombardi e ai Padani che lavoravano per mantenere il resto dell’italia?
    che si lamentavano perchè su 101 prefetti 99 sono meridionali? che si lamentavano perchè il raccordo anulare di roma è ancora gratis e le tangenziali Milanesi a pagamento? che si lamentavano perchè il 95% dei ben remunerati impieghi da direttore degli uffici postali sono occupati da meridionali? che si lamentavano perchè la mafia, la camorra, la ndrangheta ecc. che devasta adesso anche l’italia del nord per più del 99% è costituita da meridionali? Ecco se ti riferisci a questi centri sociali e a questa lega degli anni ’90 che reclamava l’indipendenza o l’autonomia dovresti calibrare un pò meglio i tuoi giudizi, anzi pregiudizi.

  • stefanodandrea

    Ciò che dici sarebbe vero se i lavori andassero avanti e i Valsusini fossero costretti ad attaccare. Allora si avrebbe la gerarchia più dura. Le sanzioni più dure per i traditori. Il segreto più assoluto. Tutto al servizio dell’obiettivo immediato: la violenza. Ma questa è davvero un’altra fase, una fase eventuale

  • totalrec

    Diciamo che avendo qualche esperienza del genere alle spalle, ho avuto modo di notare come il “pensiero condiviso”, le “libere persone che pensano con la propria testa”, l'”autogestione”, i fieri proclami del tipo “tutti a Chiomonte!” e “Non molleremo mai!” e altre simili amenità, siano quanto di più controindicato esista al mondo per raggiungere un qualsivoglia obiettivo politico (cioè per vincere, e non solo partecipare, come qualcuno vorrebbe). Sono invece perfette per fare un po’ di casino e per organizzare gradevoli pomeriggi di cazzeggio in abbondante compagnia.

    Ripeto, non è un caso che il potere (il quale vince quasi sempre) adotti metodi organizzativi esattamente opposti. Non è ideologia, è un dato di fatto. Si tratta solo di capire se si vuole vincere o si desidera, come al solito, restare in fedele attesa del prossimo sol dell’avvenire della gloriosa classe proletaria. Spero e credo in ogni caso (fortunatamente) che il tuo pensiero sia ben poco rappresentativo del movimento No Tav, il quale mi appare attestato su posizioni assai più concrete.

    (GF)

  • maremosso

    Ho fatto un commento più avanti che valuta la situazione in Val Susa, lo puoi leggere. Il volere delle genti ma non di tutte. Non si può fregarsene degli altri e lamentarsi solo quando tocca a te.

  • guru2012

    Si narra che le BR avessero una rigida organizzazione gerarchica e si è visto cosa è potuto accadere. Freda cade nell’equivoco di considerare i fatti da un punto di vista strategico invocando azioni mirate di stampo “militaristico” che, se ne faccia una ragione, credo siano del tutto estranee ai manifestanti della valle i quali, a onor del vero, chiedono solo di poter decidere del loro destino. Il fallimento POLITICO dei partiti dove le istanze della “base” sono state puntualmente disattese è sotto gli occhi di tutti.

  • totalrec

    Purtroppo la “rigida organizzazione gerarchica” delle BR fu limitata al periodo Moretti, cioè al periodo in cui l’organizzazione venne infiltrata dai servizi segreti USA e manovrata per i loro scopi. E si trattò in effetti del periodo in cui gli obiettivi (quelli di destabilizzazione perseguiti dagli USA) furono pienamente conseguiti. Proprio per questo sarebbe opportuno che i movimenti di protesta (di qualunque tipo) provvedessero a dotarsi da soli di una struttura gerarchica, prima che sia qualcun altro a fornirgliela.

    Quanto al paragone coi partiti politici, esso è assolutamente non pertinente. Si sta parlando dell’organizzazione di un ristretto movimento di lotta rivolto ad obiettivi specifici da conseguire in un tempo limitato, non di delegare rappresentanti nazionali per il perseguimento di politiche generali di lungo periodo (il che favorirebbe, posso capirlo, lo scollamento dei “capi” dalla “truppa”).

    Se l’idea non piace, non ci metto molto a farmene una ragione. Di batoste prese dai “non violenti”, dagli “antimilitaristi” e dagli “egualitaristi” della domenica ne ho già viste una quantità infinita. Una più, una meno…

    (GF)

  • Tonguessy

    Ah, senti un po’ da che pulpito arriva la predica. Il tuo perfetto piano sovversivo, al posto di starsene a digitare cose sulla tastiera, sarebbe, invece…? La tua sanguinosissima battaglia che stai combattendo, la stai vincendo? Quali sono le prove dei risultati ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?
    Se invece hai riportato delle solenni vittorie che noi ignoriamo, facci un fischio tu, e insegnaci come hai fatto.

    La Valsusa ci offre un’ulteriore esempio di ciò che significa Stato (organizzato con tanto di logistica, rifornimenti ed ARMI) e ciò che invece e’ la GENTE. A piedi nudi contro il bulldozer, senza molta logistica, e SENZA ARMI.
    Per te “giovare per vincere” e’ partire con dei bazooka da casa?

  • AlbertoConti

    Con 10 provvedimenti tosti si può risvoltare questo disgraziato paese come un calzino. Purtroppo bisognerebbe utilizzarne qualcuno per reprimere la criminalità dilagante, dalla bassa manovalanza mafiosa alle mafie dei colletti bianchi. Il problema principe è però l’autonomia del paese da ingerenze estere, dai veri stati canaglia che dominano la scena internazionale, USA in testa ma non solo. Altrimenti non ti lasciano fare la tua riforma monetaria interna, senza la quale non è possibile offrire un’alternativa di vita migliore per la popolazione. Questa richiede una delicata fase di transizione, con ristrutturazione del debito, ridefinizione degli accordi commerciali, ristatalizzazione del sistema bancario, regolamentazione dei flussi di capitali, ecc. ecc. Il paese estero ideale non esiste, esistono casi eccellenti per alcuni versi, come la Svizzera per quanto riguarda la democrazia diretta, alcuni paesi produttori di petrolio per quanto riguarda l’utilizzo dei proventi (Venezuela, Iran e Libia di Gheddafi), ed ora il caso Islanda, la realtà più piccola ma più significativa del momento.

  • gabro

    …”organizzare gradevoli pomeriggi di cazzeggio in abbondante compagnia”, certo e per non farci mancare niente ci siamo fatti sparare 500 lacrimogeni che, come sai, rendono l’aria un pò più frizzante! Speriamo che la prossima volta portino anche qualche proiettile di gomma, altrimenti rischiamo di annoiarci sul serio…

  • totalrec

    Per me “giocare per vincere” significa studiare la situazione sul campo, i suoi precedenti storici e le strategie da adottare, prima di buttarsi a capofitto nel fare o nel proferire stupidaggini. Si può farlo benissimo da dietro una tastiera, meglio ancora in una biblioteca o in un archivio di stato.
    Serve ad impedire di fondare la propria azione su dicotomie astratte e prive di qualunque riscontro nella realtà concreta, come quella tra “Stato” e “gente” che testè proponi. Il primo dei due termini, in questa specifica fase storica e a queste specifiche latitudini, è un’entità liquefatta e inconsistente, per non dire inesistente; il secondo non è mai esistito, se non nell’immaginario cinematografico propinato alle masse, e nessuno è mai stato in grado di darne una definizione.
    Con queste premesse ideologiche, le batoste che ti attendono sono copiose ed inevitabili. Dico “ti”, e non “vi”, attendono perché, come dicevo nell’articolo, continuo ad avere l’impressione (spero non errata) che i No Tav possiedano la lungimiranza e la concretezza per rifuggire da tali sconsolanti banalizzazioni hollywoodiane.

    (GF)

  • Tonguessy

    Preconizzare mie “copiose ed inevitabili batoste” puzza lontano miglia di proiezioni (anche hollywoodiane, ma specialmente psicologiche).

    Ripeto quindi per chiarezza la domanda: quali sono le prove dei risultati da te ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?

  • maremosso

    Vedi, se hai l’atomica riduci le ingerenze. Ma se non hai una centrale atomica non riesci a procurarti il materiale fissile. Con il referendum per 10 anni non si potrà avere neppure i reattori sperimentali.

  • Nauseato

    Al di là di tutto, c’è una certa piccola minuscola trascurabile differenza tra la Sguizzera e l’italia, ben inquadrata dall’incipit in questa pagina:
    http://www.terrelibere.org/ [www.terrelibere.org]

    E che riporto sotto:
    Il giudice Imposimato disse che i cantieri TAV sono come quelli della Salerno – Reggio Calabria: “Una fonte permanente di finanziamento illecito per la mafia, i partiti, le imprese”. Per difendere questo pozzo senza fondo la polizia di Maroni ha assalito i manifestanti indifesi, che semplicemente chiedono che la loro valle non faccia la fine del Mugello devastato o della Campania consegnata al malaffare.

  • totalrec

    I commenti a questo articolo sono in larga parte tuoi e testimoniano che studiare prima di parlare non è il tuo forte. Le prove dei risultati che si ottengono adottando la configurazione gerarchico/militare che propongo sono infinite e le trovi in qualsiasi manuale di storia, dall’organizzazione che Cromwell seppe dare al suo gruppo rivoluzionario fino alla strategia messa in campo da Vo Nguyen Giap contro gli americani.

    All’inverso, esistono prove altrettanto infinite delle mazzate e delle delusioni che attendono chi campa di chiacchiere sullo “Stato” (che è malvagio per definizione) e sulla “ggente” (che invece, va da sè, è “bbuona” per diritto di nascita). Come già dicevo ad un altro lettore, non saprei fornire su ciò che dico prove più efficaci e abbondanti di quelle fornite dalla storia e dalla realtà che hai sotto gli occhi. Si tratta solo di capire se si desidera osservarle o no; e cioè se si tiene di più a modificare la realtà o a mantenere cristallizzate le astrazioni ideologiche su cui abbiamo costruito un mondo alternativo, non avendo le palle per agire su quello meno rassicurante dei concreti rapporti di forza.

  • chiaro_davvero

    Quello che non riesco a capire è perchè si dovrebbe rischiare la pelle per liberarsi da una gerarchia sottomettendosi ad un’altra. Che senso ha?
    Ritrovo in ciò proprio lo schema di certa sinistra che critichi tanto..
    Ma più in generale il loop della storia, di dominazione in dominazione, cambiando tutto perchè non cambi nulla, senza mai approdare a qualcosa di sostanzialmente diverso.
    Nell’idea di gerarchia la rappresentanza e il bene comune sono solo demagogia, sempre che il capo supremo non sia Babbo Natale o Gesù Cristo o un’altra entità “infinitamente buona”, cosa che uno può ben credere ma non su un piano razionale.
    Credo invece che l’obbedienza acritica propria del militarismo, attraverso la soppressione del libero arbitrio, sia tra le peggiori degradazioni della natura umana.
    E’ vero che solo attraverso questa cultura di inquadramento e sottomissione all'”odine” il potere può imporre i suoi scopi contro il volere delle masse (le “forze dell’ordine” appunto, senza le quali il progetto Tav non potrebbe causare che allegre facezie), ma è proprio questa cultura che va ribaltata per cambiare la storia, altrimenti si riproporranno all’infinito le dinamiche già note in cui un’élite detta legge sulla massa.
    Domenica tutti a Chiomonte!

  • DaniB

    certo che a stronzate anche tu te la cavi tonguessy…

  • Tonguessy

    I commenti a questo articolo sono in larga parte tuoi e testimoniano che studiare prima di parlare non è il tuo forte.

    Esilarante davvero. Hai preso lezioni al Bagaglino? Qui sì che si vedono dei risultati tangibili, finalmente!!!
    Escluso questo commento ne ho scritti 10 su 58. IN LARGA PARTE MIEI????

    Vedo che aggrapparsi sugli specchi è la tua specialità. Ripeto la mia domanda (forse non ti è pervenuta nel format a te idoneo):
    quali sono le prove dei risultati da te ottenuti, a parte il pubblico ludibrio cui ti esponi il 90% delle volte che scrivi (come i commenti di questo tuo articolo testimoniano)?

  • maremosso

    Il giudice Imposimato titolare dell’inchiesta sulle BR è quello che non ha notato l’infiltrazione dei servizi segreti. Sarebbe una fonte più affidabile del postino del mio quartiere? Se ha rilasciato questa dichiarazione è veramente rimbecillito. Se possiede elementi concreti, è sufficiente anche il puro sospetto, formalizzi l’esposto in procura altrimenti stia zitto. E poi che significa finanziamento illecito per la mafia? Perchè esiste un finanziamento lecito per la mafia? Dica quali imprese secondo lui sono colluse individuandole nell’elenco degli appalti e dei subappalti che è consultabile. Vogliamo rinunciare a centinaia di miliardi di euro di finanziamenti comunitari? Benissimo possiamo varare una manovra di 147 anzichè di 47 mld. Ma anche se qualcuno di area confindustriale o del PD (sono loro che hanno approvato la TAV) si è beccato qualche milione di euro di tangente, che sommata ad un’importo così grande costituisce un incremento dello 0,0… dei costi, ciò non sposta l’entità l’impegno economico. Anche l’amministratore del condominio prende la mancia e subisce i tentativi di corruzione dei comproprietari. Provvederà la magistratura se ne avrà la volontà. IL NODO DELLA QUESTIONE E’ UN ALTRO.
    1) LA TAV SERVE O NO ? SECONDO ME NO, MA LA MAGGIORANZA SCHIACCIANTE DEGLI ITALIANI L’HA APPROVATA CONFERENDO POTERE DECISIONALE AI PARTITI VOTATI. (L’EUROPA GLI PIACE)
    2) GLI ITALIANI E I VALSUSINI HANNO VOTATO PARTITI E MOVIMENTI LOCALI CHE NEI LORO PROGRAMMI ELETTORALI PONEVANO AL PRIMO PUNTO LA SOVRANITA’ REGIONALE O LA DECENTRALIZZAZIONE DEL POTERE DECISIONALE? ASSOLUTAMENTE NO. (L’UNITA’ VALORE PRIMARIO SCHIACCIA TUTTE LE AUTONOMIE)
    3) QUANDO LE IMPRESE SCAVAVANO TUNNEL ALTROVE GLI ABITANTI DELLA VALSUSA SI SPOSTAVANO IN MASSA AD OPPORSI MANIFESTANDO VIGOROSAMENTE E SOLIDARMENTE ? EBBENE LA RISPOSTA E’ NO, SE NE FREGAVANO COME TUTTI POICHE’ DISTANTI DAL TERRITORIO OGGETTO DELLE PERFORAZIONI.
    ADESSO CHE TOCCA A LORO CHE SE LA GRATTINO.

  • DaniB

    A mio parere l’unico che ride qui sei tu, stai calmino va… di certo questo atteggiamento espone TE al pubblico ludibrio.
    Cio che ha scritto Freda (che per carità non ha bisogno di essere difeso) può essere opinabile ma sicuramente non stupido o “esilarante” e, a parte qualche esagitato frichettone con il mito della democrazia orizzontale incistato nelle cervella, non mi pare che ci siano delle prese per il culo così evidenti nei commenti dei lettori.

  • totalrec

    Cit.:
    Quello che non riesco a capire è perchè si dovrebbe rischiare la pelle per liberarsi da una gerarchia sottomettendosi ad un’altra. Che senso ha?

    Detto fra noi, non è che io vada pazzo per le organizzazioni gerarchiche e per la sottomissione a una regola. Tutt’altro. Le strutture di questo tipo, però, hanno una caratteristica che bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere: sono tremendamente efficaci e sono quelle che hanno davvero cambiato la storia del mondo, dalla Massoneria, ai Gesuiti, alle più comuni formazioni militari. Nessun’altro tipo di struttura ha la possibilità di cambiare qualcosa se non inizia ad usare le medesime tecniche.

    Certo, se lo scopo dell’azione è quello di realizzare il paradiso in terra, allora è più utile continuare a sognare e a farsi le pere di “organizzazione paritaria” e di “Tutti a Chiomonte!”.

    Se invece lo scopo è quello, più modesto (ma poi neanche tanto), di infliggere qualche colpo ad un’elite che sembra invincibile a causa delle limitazioni che i suoi stessi avversari si autoimpongono, allora, nelle circostanze e con le strategie opportune, l’organizzazione verticale potrebbe tornare utile. Una vittoria sull’elite attuale rimetterebbe in moto la storia e ci consentirebbe di uscire dall’impasse in cui siamo impantanati.

    Mi scuso se per i fautori della mirabile “libertà di pensare con la propria testa” (bisognerebbe anche chiedersi: di pensare cosa?) ciò sembra troppo poco, ma a me piacerebbe e lo considererei un risultato di portata storica. Ripeto, tutto sta a capire se si vuole fare sul serio o se invece ci si accontenta di continuare a sognare ad occhi aperti.

    (GF)

  • totalrec

    Ok, rettifico. Diciamo che hai scritto larga parte dei commenti, per così dire, diversamente intelligenti. Per il resto, dovrebbe essere risaputo che l’avere opinioni di minoranza non è esattamente una di quelle cose che mi tolgono il sonno, casomai mi preoccupo quando avviene il contrario.

    E a proposito di commenti diversamente intelligenti, la domanda che mi poni è del tutto priva di senso. Sto parlando dei risultati che si ottengono tramite l’irregimentazione in strutture gerarchico/militari, i quali risultati sono assai ben documentati in qualunque epoca della storia umana, ma che sarà ben difficile io possa ottenere “da me”.

    A proposito, quali sono i mirabili risultati registrati nella storia umana dalle organizzazioni “paritarie” fondate sulla fratellanza e sul “volemose bene”?

    (GF)

  • cloroalclero

    Vabhe. Il fatto che Freda non appartenga alla tradizione della ribellione sessantottina è evidente, ma cio’ non toglie nè acume alle sue parole (sulla necessità di un’organizzazione similmilitare del movimento anti TAV e anche degli antisionisti concordo con lui. Magari studiandone uno dove non si pratichi gerarchia) nè corpo alle sue idee.
    Se anche Freda fosse di destra (di una destra che non riesco ad immaginare) zeus ce lo conservi. E sinceramente eviterei il termine “rossobruno” perchè la terminologia coniata dai sionisti e una zappata sui genitali, politicamente.

  • sandrez

    chiedo scusa se intervengo ma il ragionamento funziona se si vuol perseguire una serie di obiettivi…qui l’unico obiettivo è preservare il luogo in questione…quando la Val di Susa non avrà minacce di TAV allora il loro compito sarà esaurito…l’unica cosa che devono fare, e stanno già facendo, è semplicemente resistere…non gli serve una organizzazione gerarchica e connessa ideologia per conquistare chissà cosa in futuro.

    nei commenti sopra si parlava di Zapata…per riprenderlo, devono solo “rimanere in piedi”…quando il potere li schiaccerà, perché sicuramente li schiaccerà in virtù, come detto, di organizzazione, mezzi, risorse ecc, chi è accanto (noi tutti alla fine), quando toccherà al nostro territorio, deciderà se guardare da un’altra parte (e vivere in ginocchio) come al solito o rimanere in piedi fino alla fine dimostrando come per vivere non serva una struttura gerarchica o delle ideologie.

    le belle parole su “libertà”, “anarchia”, “utopia”, “volemose bene”…risparmiamole…non scadiamo nella retorica banale per dimostrare quanto siano sempliciotti quelli che credono ai sogni irrealizzabili e/o pensano in modo diverso dalla logica oggi vigente basata su organizzazione/gerarchia/ideologia ecc….perché già sappiamo di essere dei sempliciotti.

    si chiedeva prima “quali sono i mirabili risultati registrati nella storia umana dalle organizzazioni “paritarie” fondate sulla fratellanza e sul “volemose bene”?”…es. la Città Libera di Christiania…e che risultato sarà mai?!…non è un risultato infatti, è semplicemente vivere.

  • gianni72

    Qua l’unico che si sta rendendo ridicolo, caro tonguessy, sei tu con le tue elucubrazioni mentali sulle presunte vittorie ottenute dalla “ggente” che “democraticamente” decide il da farsi. La storia è piena di esempi contrari alle tue farneticazioni, eppure continui a blaterare a vanvera. Lo stesso “Stato” che tu citi è organizzato gerarchicamente e continua a dare mazzate a tutti quelli che vanno in piazza a protestare secondo la tua idea di democrazia partecipativa e del “tutti uguali”. Non è che per caso ti è mai venuto il dubbio che per vincere contro un sistema militare bisognerebbe organizzarsi gerarchicamente come loro?
    Esempi? Quelli più eclatanti perchè ottenuti contro i più grandi carnefici della storia dell’umanità, con la più grande macchina da guerra (sia militare che di propaganda) mai esistita, vale a dire gli Stati Uniti e i suoi servi:
    1) Il Generale vietnamita GIAP (già citato da Freda);
    2) Il Mullah Omar in Afghanistan.
    Lunga vita ai valsusini.

  • guru2012

    Sì, ma questo non è un gioco dove c’è chi vince e c’è chi perde. Bisognerebbe avere il coraggio di superare il concetto della “piramide” che ha prodotto sì progresso, ma anche un sacco di ingiustizia sociale. Forse crederai il mio pensiero ingenuo, o forse coglione, ma ti invito a fare uno sforzo di fantasia. Saluti.

  • Nauseato

    Che la tristemente nota e mai finita Salerno-Reggio, Imposimato o no e giudici o no, continui indisturbata la sua funzione eurovora è un dato di fatto. Tanto e talmente noto da così tanto tempo che forse a questo punto dovrebbero inquisire tutti gli abitanti di Campania, Calabria e Basilicata comprese donne e bambini.

    Detto questo non penso che i giudici siano “superiori” di per loro ai comuni mortali, anzi, tuttavia che un km di linea TAV in italia arrivi a costare il triplo se non il quadruplo di quanto costi in altri paesi come anche dimostrato e denunciato tempo addietro dalla signora o signorina Gabbanelli, era ed è una delle infinite piccole differenze trascurabili che sarebbe il caso di rilevare negli impari confronti italia e Sguizzera.

    Ultimo non minore mi pare che la Lega per voce di Maroni, Borghezio e Cota fosse un tempo tra le più convinte nemiche della TAV in val di Susa. Curioso che proprio quel poveraccio di Castelli che saltellava ululando come un pirla con la bandiera italiana sotto i piedi, ora sproloqui di opera di vitale interesse strategico per l’italia intera.
    Mah.