I governi usano la pandemia per reprimere il dissenso online

di AFP – Agence France Presse

In giro per il mondo i governi stanno usando la pandemia come giustificazione per espandere la sorveglianza e reprimere il dissenso online, portando al decimo anno consecutivo di declino della libertà su internet, ha detto mercoledì un’ organizzazione di difesa dei diritti umani.

Il rapporto della Freedom House di Washington riporta che in decine di paesi le autorità hanno usato l’epidemia di Covid-19 “per giustificare l’espansione dei poteri di sorveglianza e l’adozione di nuove tecnologie che erano in precedenza viste come troppo intrusive.”

Questo sta portando all’incremento della censura del dissenso e all’espansione di sistemi tecnologici per il controllo sociale, secondo il rapporto.

“La pandemia sta accelerando la dipendenza della società dalle tecnologie digitali, in un momento in cui internet sta diventando sempre meno libera”. ha detto Michael Abramowitz, presidente del gruppo senza scopo di lucro.

“Senza adeguate salvaguardie per la privacy e lo stato di diritto, queste tecnologie possono essere facilmente riadattate per la repressione politica”.

La classifica di Freedom House, basata su di un punteggio assegnato su una scala di 100 punti a 65 paesi, mostra un calo della libertà su internet per il decimo anno consecutivo.

La scala è basata su 21 indicatori che riguardano: ostacoli all’accesso, limiti al contenuto e violazioni dei diritti dell’utente.

La Cina è stata il paese peggio classificato per il sesto anno consecutivo, secondo il rapporto.

Le autorità cinesi “hanno combinato strumenti tecnologici di basso e alto livello, non solo per gestire l’epidemia di coronavirus, ma anche per scoraggiare gli utenti dal condividere informazioni di fonti indipendenti che contestano la narrativa ufficiale.

Il rapporto dice che questi fattori mostrano un crescente tendenza globale verso un “autoritarismo digitale” di tipo Cinese ed una “frantumazione” di internet, dato che ogni governo impone le sue regole.

Freedom House ha detto che dei 3,8 miliardi di utenti che si stima usino internet, solo il 20 percento vive in paesi con un internet libera, il 32 percento in paesi dove è parzialmente libera, mentre il 35 percento vive in luoghi dove le attività online non sono libere. I rimanenti vivono in paesi che non sono fra i 65 valutati.

Il rapporto ha evidenziato notevoli peggioramenti in paesi dove le autorità hanno imposto la chiusura di internet come in Myanmar, Kyrgyzstan e India, e in Ruanda per l’uso di “sofisticati spyware al fine di controllare e intimidire i dissidenti in esilio”.

Gli stati uniti sono rimasti fra i paesi liberi ma hanno visto calare il proprio punteggio alla luce dell’aumento della sorveglianza delle forze dell’ordine contro i movimenti di protesta, di ordini esecutivi sulle regolamentazioni dei social media, alla disinformazione propagata dal presidente Donald Trump e ad azioni volte al blocco delle applicazioni TikTok e WeChat di proprietà cinese.

FONTE: https://www.barrons.com/news/governments-use-pandemic-to-crack-down-on-online-dissent-watchdog-01602648313
Articolo tradotto da DEVIS MOLARI per ComeDonChisciotte.org
FONTE ORIGINALE: https://www.afp.com/
Pubblicato da Tommesh – ComeDonChisciotte.org

2 Commenti
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VincenzoS1955
VincenzoS1955
19 Novembre 2020 12:19

Non solo! Penso che vogliano reprimere anche il dissenso nelle piazze (ovviamente)…

AlbertoConti
AlbertoConti
19 Novembre 2020 12:21

Prendo spunto dalla banalità di quest’articolo per una considerazione che ritengo fondamentale, per interpretare passato, presente, divenire. Se non si capisce il nostro percorso storico non si sa nemmeno cosa fare per modificarlo. L’intelligenza umana è un arma biologica naturale, non come il virus maledetto. Un lupo ha sviluppato i canini, e l’istinto di cacciare in branco. Noi un grosso cervello, che ci costringe a nascere fortemente prematuri e indifesi senza la protezione genitoriale. Per come spesso ci comportiamo da stupidi sembra che questo grosso cervello non sia granchè. Tuttavia ci consente di convivere civilmente (fino a ieri) in grandi masse e di sviluppare artifici per sopravvivere e possibilmente prosperare. Si chiama scienza-tecnologia, un tutt’uno in grado di trasformare il mondo in cui viviamo. L’enorme difficoltà di cercare regole di convivenza condivise, anzichè affidarci agli istinti come fanno tutte le altre specie terrestri, è quello che chiamiamo cultura, libertà, identità di popolo, ecc. Molto diversificate, giusto per complicare ulteriormente la globalizzazione. La scienza-tecnologia iperspecialistica non smette però di evolversi a velocità crescente, ben oltre la rapidità di evoluzione culturale-sociale, che diventa perciò una sottocategoria del pensare prevalentemente adattativa. Del resto basta pensare ai nostri stessi antenati anche in epoche recenti,… Leggi tutto »