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I GIOCHI (OLIMPICI) DELLA GENTE COMUNE


DI MICKEY Z
countercurrents.org

“Che c’è scritto sul tabellone?  Vieni a divertirti. Vieni a suonare. Non pensare a come ti muovi”.

Zack de la Rocha 

La grande Macchina della Distrazione sta lanciando un’altra estate di giochi olimpici – in perfetta sincronia per offuscare la crescente ondata di rivolte che, in tutto il mondo, avvengono fuori dalla portata dei radar dei grandi media.

Naturalmente, oltre a tutti i discorsi fuorvianti su come lo sport unisca e sulla vita di sacrifici che devono fare tutti gli atleti, stiamo vedendo che il condizionamento sociale e la ricerca del profitto continuano senza sosta.

Per esempio, come spiega doverosamente l’Associated Press, gli organizzatori delle Olimpiadi sono “attenti a tutelare i diritti degli sponsor come McDonald, Adidas, Cadbury e Coca-Cola che, per ogni Olimpiade, pagano fino a $ 100 milioni per essere gli sponsor ufficiali.”

“La nostra posizione è molto chiara”, spiega per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), il presidente Jacques Rogge. “Dobbiamo proteggere gli sponsor perché se non ci sono sponsorizzazioni, non ci sono Giochi Olimpici”.

Immagina: No sponsorizzazioni, non giochi. Qualcuno la chiama coincidenza


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Come risultato delle sponsorizzazioni, i logo  dei concorrenti non possono essere esposti liberamente perché una legge speciale sulle Olimpiadi approvata dal Parlamento britannico lo vieta. Alle aziende viene impedito di usare parole e frasi, come “Londra 2012” o — addirittura  oro, argento e bronzo – – parole che suggeriscono un’associazione di idee con le Olimpiadi.

Lezione di educazione civica: Quando si tratta di una legge “speciale” bisogna “vigilare” per proteggere il profitto di una azienda, è scritto e approvato – senza esitazione.

“Non ho fatto quello che ho fatto come atleta, ho alzato la voce per protestare come uomo.” – John Carlos (http://www.johncarlos68.com/)

Ogni tanto, ci sono eventi sportivi pre-confezionati che permettono di dare uno sguardo per capire dove si può arrivare. Considerate quello che il cronista sportivo Dave Zirinchiama, “L’immagine sicuramente più intramontabile nella storia dello sport”: John Carlos e Tommie Smith, i primi che salirono a pugni alzati sul podio dei Giochi Olimpici del 1968 a Città del Messico. Mentre  erano con i compagni di squadra nel San Jose State College, Carlos e Smith furono coinvolti in un progetto di boicottaggio delle Olimpiadi, fatto da  atleti dilettanti neri. Una azione organizzata dal Progetto Olimpico per i Diritti Umani (OPHR).

C’è una parte dello statuto della OPHR che recita :

Non dobbiamo più permettere a questo paese di utilizzare alcuni cosiddetti negri per far mostrare al mondo i suoi progressi per risolvere i problemi razziali mentre l’oppressione degli afro-americani è più pesante che mai. Non dobbiamo consentire più che il mondo dello sport sia considerato come un’oasi di giustizia razziale quando le ingiustizie razziali nel mondo dello sport sono tristemente leggendarie … qualsiasi persona di colore che permette che lo usino per questo è un traditore, perché permette a bianchi razzisti il ​​lusso di rilassarsi perché le persone nei ghetti neri restano lì,  perché è lì che vogliono stare. Allora ci chiediamo perché dovremmo correre in Messico e poi strisciare in terra a casa nostra?

Il CIO fece il gesto di concedere la terza richiesta – una mossa che doveva abilmente smussare la minaccia di un boicottaggio. Carlos e Smith erano tutt’altro che soddisfatti. Così, il secondo giorno dei Giochi, quando Smith stabilì un record mondiale nei 200 metri e Carlos si piazzò terzo, ebbero un palcoscenico sul quale salire … a piedi nudi.

“Volevamo che il mondo sapesse che in Mississippi, in Alabama, in Tennessee, a Los Angeles, a Chicago la gente continuava a sopravvivere in povertà senza nemmeno i vestiti addosso”, dice Carlos. “Ci sono bambini che ancora oggi non hanno nemmeno le scarpe.  Non è perché il potere non sia in grado di dare queste cose. Si possono inviare navicelle spaziali sulla luna e sonde su Marte, ma non ci sono soldi per le scarpe?  Non si può dare assistenza sanitaria?   Non sono veramente tanto ingenuo da non vederlo. “

Le perle colorate che portano al collo sono per “quelli che sono stati linciati, o uccisi e per i quali nessuno ha detto una preghiera, o per quelli che hanno impiccato e incatramato e per tutti quelli che hanno buttato giù dalle barche nel passaggio a Oriente”.

La bandiera americana cominciò a salire sul pennone e le note di apertura della “Star Spangled Banner“, suonavano, mentre  Carlos e Smith a piedi nudi con la testa bassa tenevano il pugno alzato nel segno di saluto del potere nero. Le fotografie di quel momento rivaleggiano con quella storica di Iwo Jima con l’alzabandiera americano. (vedi NOTA 1)

Da quel momento scatenò la prevedibile tempesta di fuoco del CIO che, non solo costrinse il Comitato Olimpico degli Stati Uniti a ritirare i due campioni dalle gare successive, ma anche ad espellerli dalla squadra olimpica degli Stati Uniti.

“Non eravamo andati lì con le bombe”, dice Carlos. “Stavamo solo cercando di svegliare il paese e di svegliare anche il mondo.”

“Lo sport svolge un ruolo sociale nel formare una comunità combattiva e dagli atteggiamenti sciovinisti per organizzarla e farla parteggiare per i loro gladiatori”. Noam Chomsky

Da quando mi ricordo, ho giocato e guardato lo sport, ma questo non mi ha impedito di riconoscere che solo una forma raffinata e ingannevole di  socialismo aziendale (NOTA 2), mascherato da capitalismo, in un libero mercato avrebbe potuto creare questa industria mondiale dello sport – e, ovviamente  i suoi eroi  (sic).

E’ il nostro istinto naturale che ci spinge a partecipare a giochi di  immaginazione, cresciamo con giochi competitivi, dobbiamo raggiungere una meta per la nostra squadra, nel rispetto di regole che stabiliscono durata e luogo degli incontri – e dobbiamo pagare un alto prezzo.

Sopraffatti da un fervore nazionalistico, diventiamo spettatori, invece che atleti – e aspettiamo che il Telecronista ci dica quello che merita la nostra attenzione. Programmati per credere e poi una concorrenza spietata modella il carattere e allora spendiamo volentieri un sacco di soldi per “consumare” i miti e i tanti  luoghi comuni ( tutto quello che viene dallo sport delle leghe maggiori e da tutti i giochi che facciamo a casa nostra).

Se pensate che “programmato” sia un termine troppo pesante, basta riflettere su come i CDA di alcune tra le più popolari squadre americane servano a costruire il consenso, ad esempio, una Operazione ( è un archetipo della medicina occidentale), un Rischio (rappresenta la guerra e la conquista) o un Monopolio (il profitto e la conquista).

Poi, naturalmente, ci sono gli onnipresenti videogiochi, in cui si impara a “premere il tasto destro” da una gamma di scelte pre-selezionata (come lo shopping o il voto di preferenza).

“Il desiderio di giocare è tornato per distruggere la società gerarchica che lo aveva bandito.”Raoul Vaneigem

Passiamo quindi ad un livello superiore : Chi ha bisogno sport e giochi di “professionisti” se  tutti possiamo partecipare e divertirci come “dilettanti?”

La radice della parola amateur/dilettante è latina e significa amore, malgrado la connotazione dispregiativa assegnata dalla società capitalistica a questa parole abbia un valore ideale che indica lo sforzo di chi fa qualcosa solo per il gusto di farlo.

Impegnarsi in un gioco non competitivo che preveda  un vincitore è qualcosa di salutare per qualsiasi essere umano, giochi imperniati sulla equità e accessibili a tutti, senza gerarchia e senza regole elitarie che stabiliscono chi è o non è degno di partecipare.

Quando l’attenzione  dai giochi tornerà a rivolgersi agli stessi spettatori, il loro ritorno, dalle gare organizzate, alla propria attività quotidiana sarà più facile e qui è il processo che conta più del punteggio.

La concorrenza non è essenziale  per apprendere la tecnica e l’abilità atletica e non ha nulla a che fare con il vero concetto di gioco: è un approccio fantasioso, creativo, è un lavoro di squadra spontaneo come fanno i bambini.

Il concetto di gioco di un bambino non ha regole e non ha obiettivi: è in continua evoluzione e non ha assolutamente niente a che vedere con le competizioni sportive o con le gare di abilità o con i giocattoli costosi o con qualsiasi altra forma di gioco mercificato.

Il semplice atto di giocare senza regole e senza rivalità è una forma sottile di rivoluzione personale che suggerisce un’alternativa da cui tutti gli altri possono imparare.

Perché  lasciare che il potere ci distragga con i suoi giochi che servono solo a guadagnare soldi? Noi, invece, dobbiamo fare squadra e metterci a giocare lo sport in più rapida ascesa sul pianeta: la Rivoluzione.  – 

Mickey Z. è autore di 11 libri, il più recente è Darker Shade of Green.   Fino a quando non cambieranno le leggi o non verrà oscurato, si può trovare su Facebook.

Fonte: http://www.countercurrents.org

Link: http://www.countercurrents.org/mickeyz250712.htm
25.07.2012

Tradotto per www.ComeDonChisciotte.org  da Ernesto Celestini

NOTA 1 :

“Raising the Flag on Iwo Jima “-Free Image Hosting at www.ImageShack.us–  è una foto storica scattata il 23 feb.  1945, da  Joe Rosenthal. Mostra cinque  Marines e un marinaio che alzano la  bandiera degli USA sul  Mount Suribachi  durante la battaglia di  Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale.

NOTA 2 :

“Corporate socialism” Privatizzazione dei profitti e socializzazione dei rischi una malversazione che fuorvia i canoni capitalisti

Pubblicato da Bosque Primario

  • RicBo

    L’unico commento che si può fare a questo inconsistente articolo non firmato (e chissà se è vero il suo curriculum) è che la famosa foto di Iwo Jima è un falso spudorato, nel senso che non è un’istantanea ma è stata fatta da Rosenthal il giorno dopo facendo mettere in posa i soldati, è un falso che fa il paio con quello della bandiera sovietica sul Reichstag a Berlino, a questa è stato addirittura aggiunto uno sfondo taroccato. Qualsiasi dilettante reporter sa queste cose, strano che non le sappia il fantomatico Mickey Z.

  • Tao

    I singoli atleti si possono anche perdonare, specialmente se sono quelli degli sport minori dove la molla fondamentale non è il denaro. Loro, quantomeno, ci mettono il sudore e tutto il resto. La fatica delle gare, i sacrifici della preparazione, la disciplina del corpo e della mente. E il rischio di un infortunio. O di una figuraccia in mondovisione.

    Ma quanto agli altri – dai capintesta delle federazioni ai politici in vena di passerelle, e ai cronisti più che mai embedded che sono lì per atteggiarsi a cantori di exploit agonistici e di biografie toccanti – non ci sono né assoluzioni né attenuanti. Così come non ce n’è per i responsabili della macchina organizzativa: quelli che fanno di tutto per spettacolarizzare ogni dettaglio e creare “l’evento”, riducendo gli stadi a set hollywoodiani e le competizioni a reality show.

    Basta vedere la cerimonia d’apertura, del resto. Una fiera del kitsch da diecimila comparse. Un’esplosione di sfarzo come la potrebbe concepire un qualsiasi assessore ai lavori pubblici.

    Basta provare, al contrario, a immaginarsi la bellezza di un tedoforo silenzioso che accende il braciere olimpico, davanti agli atleti schierati e a un pubblico consapevole. Un unico, grande applauso e poi tutti a casa a riposare. Ché da domani si gareggia

    Fonte: http://www.ilribelle.com
    27.07.2012

  • Jor-el

    Quest’anno ci sono dozzine di motivi più o meno seri per boicottare la macchina mediatico-olimpica. Facciamolo. Non diamogli più un soldo a quei cani. Senza voler offendere i nobili animali.

  • marco08

    Davvero una brutta Kermesse l’apertura dei giochi. Una enorme e dispendiosa scenografia nella quale si è dimenticato di riportare le fasi del colonialismo Britannico. Come analisi preferisco questa http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/07/28/qualche-nota-a-margine-sul-grande-show-londinese/