I femminicidi e il desiderio di potere sulla vita altrui!

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Tutti noi siamo profondamente colpiti dall’ennesimo femminicidio commesso nel nostro paese. La vita crudelmente spezzata della povera Giulia Cecchettin per opera del suo ex fidanzato Filippo Turetta, che affliggerà per sempre quelle dei loro familiari, non deve essere per tutti noi lo shock di un momento, ma l’inizio di una profonda riflessione, che attraverso un vero e proprio passaggio sentimentale, provi a capire le reali ragioni che muovono questi gesti di apparente follia, che sempre più spesso si ripetono nella società in cui viviamo.

Questo non è un tema che si può capire, delineare e stupidamente rendere accettabile all’interno di quelli che sono i numeri statistici tra presente e passato, tra un paese ed un altro – e né tantomeno ricondotto allo status sociale di chi lo commette.

I delitti per motivi strettamente di genere non hanno niente a che vedere con la povertà e/o condizioni economiche precarie. Come non esiste giustificazione in statistica sulla vita, ogni vita vale il cento per cento per colui che la vive e così dovrebbe valere anche per gli altri. Per questo, anche se si trattasse di prevenire un solo ultimo femminicidio in addivenire, ognuno di noi ha il dovere di fare tutto ciò che è nel suo potere affinché nemmeno una sola vita in più possa essere tolta, a partire da ora.

Chi mi legge di solito sa perfettamente che non ho la professionalità per arrivare a conclusioni definitive, né per sparare sentenze altrettanto definitive, sulla natura psicologica dei soggetti che arrivano a commettere gesti estremi di tale portata. Ma da uomo, cittadino della nazione e padre, ho tutto il diritto di farmi domande e capire insieme a voi le origini di tutto questo. Ho detto “nazione” e non mondo, ma potrei dire “paese”, non perché i femminicidi non avvengano nel resto del pianeta, ma perché la loro origine non è certamente genetica, ma risiede nei meandri più oscuri e maligni della società più vicina a noi.

La netta sensazione che percepisco, soprattutto ascoltando anche gli interventi televisivi e social dei vari psicologi Star, è che commetteremmo un errore gravissimo se decontestualizzassimo tali omicidi dal tipo di società in cui viviamo, per ricondurli alla unicità di un gesto da parte di un soggetto improvvisamente pervaso dalla follia.

La classica espressione paesana da bar: è impazzito! ci porta totalmente fuori strada!

Chi studia la materia, come la dottoressa Roberta Bruzzone ed altri, insistono in modo particolare e preciso nell’ escludere totalmente il classico click al cervello con il quale molti inesperti tendono a liquidare tali gesta. Anzi, ci mettono perfettamente in guardia sulla precisa natura psicologica di tali soggetti e sugli evidenti segnali che si possono scorgere in essi, ben prima che compiano il loro irreparabile crimine finale.

In psicologia, tali soggetti sono ben identificati come affetti dalla sindrome psicologica del così detto narcisista maligno. Figura che comprende un mix estremo di narcisismo, comportamento antisociale, aggressività e sadismo. Detto anche manipolatore perverso, il narcisista maligno grandioso è sempre pronto ad aumentare i livelli di ostilità, mina le famiglie e le organizzazioni in cui è coinvolto, e “disumanizza” le persone con cui entra in relazione.

Lo psicologo Erich Fromm, colui che nel 1964 ha inventato il termine «narcisismo maligno», descrivendolo come una «malattia mentale grave» che rappresenta «la quintessenza del male», ha addirittura qualificato la condizione del narcisista maligno come la «patologia più grave e alla radice della distruttività viziosa e disumana». [1]

Come ci confermano sempre gli esperti, nessuno di noi nasce narcisista maligno, ma può sviluppare tale sindrome psicologica in modo più o meno intenso, in conseguenza di situazioni che si ritrova ad affrontare interagendo con gli altri a partire dai genitori, per poi arrivare al tipo di società in cui tenta di affermarsi.

Una cosa che mi ha colpito nell’analisi della figura del narcisista maligno, è la sua totale incapacità ad accettare i “no” ed i propri fallimenti, ma soprattutto il suo desiderio di possedere e decidere per la vita degli altri, fino ad arrivare ad uccidere di fronte a chi decide di non essere (più) di sua proprietà.

Se non puoi essere di mia proprietà non lo sarai nemmeno di altri! Questo insomma, il folle ragionamento che si nasconde dietro il diritto che un narcisista maligno, in questo caso covert, arroga a sé.

E’ chiaro che questi soggetti sono incapaci di amare e totalmente privi di empatia, come altrettanto incapaci di mettere in atto un qualsiasi passaggio sentimentale nelle loro riflessioni. Riescono a decifrare le emozioni degli altri soltanto per poterle utilizzare a loro vantaggio, instaurando con il partner una dipendenza affettiva e creando in lui e/o lei una costante situazione di sensi di colpa.

Leggo che molti indicano nella cultura patriarcale – quel tipo di rapporto familiare che fa prevalere il potere degli uomini sulle donne – come una delle cause dei femminicidi e sinceramente ricondurle ad una questione di genere, mi sembra molto più funzionale al progetto gender globalista che ad una reale e sincera volontà di risolvere il problema.

Del resto, per smentire tale assunto, sarebbe sufficiente la pura logica proveniente dalla natura. L’umanità fin dalla nascita del mondo è sempre stata caratterizzata da due figure: l’uomo e la donna. E sono queste due figure in combinata che poi danno vita ad altri uomini e ad altre donne. Quindi affermare che gli uomini sarebbero pericolosi per le donne per origini genetiche, significherebbe dichiarare – come si può ben comprendere – l’immediata fine dell’umanità.

Certo, all’interno del disegno satanico in corso – dove si concede a chiunque di poter procreare, senza il diretto intervento di un uomo ed una donna che decidono di mettere al mondo un figlio – si può ben comprendere come mai molti, oggi in TV e sui social, si dannino l’anima ad indicare “il patriarcato” come causa principale dei femminicidi.

Fecondazioni assistite, madri surrogate e per finire al diritto per coppie gay di poter acquistare un figlio, sono i passi sempre più chiari verso quel mondo sempre più cd fluido, dove Satana pensa di arrivare per spodestare Nostro Signore.

Se comprendiamo questo, è chiaro che dobbiamo rivolgerci altrove, se realmente esiste ancora nella maggioranza la voglia di provare ad identificare l’origine del problema.

L’uomo diventa pericoloso per la donna – come del resto anche la donna può diventare pericolosa per l’uomo (anche se parrebbe in misura minore, ma ripeto è assurdo fare una questione di statistica sulla vita) – in conseguenza del tipo di società in cui vive e la cultura che riceve e non certo a causa della sua stessa natura.

Su questo non dobbiamo avere alcun dubbio, se realmente vogliamo prevenire i femminicidi!

I femminicidi avvengono ad ogni livello di classe sociale,

Giulia e Filippo erano due ragazzi perfettamente inseriti nella nostra società, entrambi dotati di cultura e, a quanto pare, anche sostenuti dalle loro famiglie. Ma questo non ha evitato che tra loro si cimentasse un rapporto affettivo totalmente non sano. Imposto da una parte e purtroppo non riconosciuto dall’altra.

Posso sbagliare, ma la sensazione che la causa principale di tutto questo sia il malsano sentimento di potere sulla vita degli altri, è molto forte nella mia testa.

E qui dobbiamo andare a vedere quanto questo sentimento è presente nella nostra società!

E’ sufficiente guardarsi intorno per comprendere come la maggioranza delle nostre vite dipenda dalle decisioni di altri e di conseguenza dal potere che gli altri hanno di decidere su di noi.

Arrogarsi il diritto di decidere della vita degli altri è il principale motore che muove le organizzazioni segrete che agiscono fuori da quelli che sono gli Stati democratici moderni. Sto parlando di mafie e massonerie, organizzazioni che oggi hanno raggiunto un tale potere da essersi addirittura impossessate delle istituzioni democratiche di un Paese.

Le mafie e le massonerie, oggi sempre più identiche nella loro espressione, non solo agiscono fuori dalla democrazia ma anche fuori da quelli che sono i dettami di Cristo.

Fin dal battesimo di chi vi partecipa, si stabilisce la sua appartenenza al Sistema. Ovvero il partecipante giura che il Sistema viene prima di tutto, anche del suo sangue. In pratica, consegna le chiavi della sua vita nelle mani dalla struttura gerarchica a cui giura di appartenere, non solo fino alla morte naturale, ma concede ad essa anche il diritto di interrompere prima la sua vita.

Sono molteplici i casi dove l’affiliato ha ucciso persino un figlio per ordine del Sistema: l’espressione massima di appartenenza della propria vita ad altri.

Se anche scendiamo di intensità, tale rapporto di dipendenza della propria vita da altri, lo ritroviamo anche nel quotidiano: dal collega pronto a farti licenziare per mantenere il suo posto di lavoro, al giudice disposto ad aggiustare una sentenza perché appartenente al Sistema, per finire al politico pronto a vendersi per la poltrona. I casi sono infiniti.

Forse ci siamo già dimenticati del più grande atto di potenza massonica mai avvenuto nella storia del mondo, dove certi poteri hanno voluto dimostrare al Sistema di come sono in grado di controllare e decidere sulla vita di ogni individuo?

Al di là di ogni considerazione medico scientifica, per il rispetto che si deve all’intelligenza di ognuno di noi, non vi è alcun dubbio sul fatto che la modalità con cui, durante il Covid, è stata organizzata e gestita la vaccinazione di massa, sia riconducibile al desiderio infinito di potere sulla vita altrui da parte di chi aspira al Supremo.

Anche il concetto di patriarcato va sempre ricondotto a quella che è l’applicazione umana. Se per patriarcato si intende l’uomo forte che si fa carico della propria famiglia, rientriamo in quello che dovrebbe essere il compito di ogni marito e padre.

E’ oggettivo che la figura del patriarca, ai giorni nostri, pare essere sempre più in via di estinzione. Sempre più spesso ci sono casi dove è la madre a farsi carico della famiglia e quindi ad apparire agli occhi dei figli, come la figura più forte ed indipendente. Questo conferma che l’operazione mediatica in corso che indica il patriarcato come causa dei femminicidi, è una pura operazione di marketing.

La violenza, anche quella estrema, non è questione di genere, ma desiderio di potere sulla vita altrui, un desiderio che è il motore trainante della nostra società fortemente caratterizzata dai principi che guidano le associazioni mafiose e massoniche, oggi sempre più unite l’une con le altre nel loro disegno infinito di Potere.

Se vogliamo che le crudeltà come i femminicidi spariscano dalle nostre vite, dobbiamo assolutamente fare in modo che l’Uomo torni ad essere quello per cui è nato:

Libero e Indipendente

di Megas Alexandros

Fonte: I femminicidi ed il desiderio di potere sulla vita altrui! – Megas Alexandros

Note:

[1] Narcisismo maligno – Wikipedia

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