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I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI

IL MOVIMENTO DI PROTESTA IN EGITTO

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il regime di Mubarak potrebbe crollare di fronte al vasto movimento nazionale di protesta… Quali prospettive per l’Egitto e il mondo arabo?

I “Dittatori” non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. Questo è vero in Tunisia, Algeria ed Egitto.

I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono.

Il Presidente Hosni Mubarak è stato un fedele servitore degli interessi economici occidentali e così lo è stato Ben Ali.

Il Governo nazionale è l’oggetto del movimento di protesta. L’obiettivo è quello di spodestare il burattino, piuttosto che il burattinaio. Gli slogan in Egitto sono “Abbasso Mubarak, abbasso il regime”. Nessun manifesto anti-Americano è stato segnalato … L’influenza dominante e distruttiva degli Stati Uniti in Egitto e in tutto il Medio Oriente resta nell’ombra.

Le potenze straniere che operano dietro le quinte sono schermate dal movimento di protesta.

Non si verificherà nessun cambiamento politico significativo a meno che il problema dell’interferenza straniera non sia affrontato significativamente dal movimento di protesta.

L’Ambasciata statunitense che al Cairo è un importante soggetto politico che immancabilmente offusca il Governo nazionale, non è un obiettivo del movimento di protesta.

In Egitto è stato istituito nel 1991 un devastante programma del FMI al culmine della Guerra del Golfo. Esso è stato negoziato in cambio dell’annullamento del debito militare multimiliardario (in dollari) dell’Egitto nei confronti degli Stati Uniti in aggiunta alla sua partecipazione alla guerra. Come risultato la deregulation dei prezzi alimentari, la vasta privatizzazione e le massicce misure di austerità hanno portato a un impoverimento della popolazione egiziana e alla destabilizzazione della sua economia. Il governo di Mubarak è stato elogiato come un “allievo del FMI” modello.

Il ruolo del governo di Ben Ali in Tunisia è stato quello di far rispettare la mortale medicina economica del FMI, che in un periodo di oltre venti anni è servita a destabilizzare l’economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal “Consenso” di Washington.

Sia Hosni Mubarak che Ben Ali sono rimasti al potere perché i loro governi hanno obbedito ai diktat del FMI e li hanno applicati efficacemente.

Da Pinochet e Videla a Baby Doc, Ben Ali e Mubarak, da Washington sono stati installati dittatori. Storicamente in America Latina i dittatori sono stati insediati attraverso una serie di colpi di stato militari sponsorizzati dagli USA. Nel mondo di oggi, essi sono installati attraverso “elezioni libere e corrette”, sotto la sorveglianza della “comunità internazionale”.

Il nostro messaggio al movimento di protesta:

Le decisioni operative sono prese a Washington DC, presso il Dipartimento di Stato americano, al Pentagono, a Langley, il quartier generale della CIA, in H Street NW, il quartier generale della Banca Mondiale e del FMI.

Devono essere affrontate le relazioni del “dittatore” con interessi stranieri. Spodestate i burattini politici, ma non dimenticate di mettere nel mirino i “dittatori reali”.

Il movimento di protesta dovrebbe concentrarsi sulla sede reale dell’autorità politica; dovrebbe avere come obiettivo l’ambasciata statunitense, la delegazione dell’Unione europea, le rappresentanze nazionali del FMI e della Banca mondiale.

Il cambiamento politico significativo può essere garantito solo se viene gettata via l’agenda della politica economica neoliberista.

Regime di ricambio

Se il movimento di protesta non indirizza le proprie energie sul ruolo esercitato dalle potenze straniere, tra cui le pressioni esercitate dagli “investitori”, creditori esterni e istituzioni finanziarie internazionali, l’obiettivo della sovranità nazionale non sarà raggiunto. Nel qual caso, ciò che accadrà è un processo ristretto di “sostituzione di regime”, che assicura la continuità politica.

I “dittatori” vengono insediati e spodestati. Nel momento in cui sono screditati politicamente e non servono più gli interessi dei loro sponsor USA, vengono sostituiti da un nuovo leader, spesso reclutato tra le fila dell’opposizione politica.

In Tunisia, l’amministrazione Obama ha già preso posizione. Essa intende svolgere un ruolo chiave nel “programma di democratizzazione” (cioè lo svolgimento di elezioni cosiddette eque). Essa intende anche usare la crisi politica come un mezzo per indebolire il ruolo della Francia e consolidare la sua posizione in Nord Africa:


“Gli Stati Uniti, che sono stati svelti a farsi un’idea dell’ondata di protesta per le strade della Tunisia, stanno cercando di ricavarne il loro tornaconto per imporre riforme democratiche nel paese e non solo.

L’inviato di alto livello degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Jeffrey Feltman, è stato il primo funzionario straniero ad arrivare nel Paese dopo che il presidente Zine El Abidine Ben Ali è stato estromesso il 14 gennaio e rapidamente ha reclamato le riforme. Martedì ha detto che solo elezioni libere e giuste possono dare credibilità alla tormentata leadership dello stato nord africano e rafforzarla.

“Certamente mi aspetto che andremo ad utilizzare l’esempio della Tunisia” in colloqui con altri governi arabi, ha aggiunto l’assistente del Segretario di Stato Feltman.

È stato spedito nel paese nordafricano per offrire l’aiuto degli Stati Uniti nella turbolenta transizione del potere, e ha incontrato i ministri tunisini e personaggi della società civile.

Feltman si reca poi a Parigi mercoledì per discutere della crisi con i dirigenti francesi, favorendo l’impressione che gli Stati Uniti stiano guidando il sostegno internazionale per una nuova Tunisia, a scapito della sua ex potenza coloniale, la Francia. …

Le nazioni occidentali hanno sostenuto a lungo la leadership tunisina ora estromessa, vedendola come un baluardo contro i militanti islamici nella regione del Nord Africa.

Nel 2006, l’allora Segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, parlando a Tunisi, elogiava l’evoluzione del paese.

Hillary Clinton, Segretario di Stato americano, è agilmente intervenuta con un discorso a Doha il 13 gennaio ammonendo i leader arabi che se non permetteranno maggiore libertà ai loro cittadini c’è il rischio che gli estremisti sfruttino la situazione.

“Non c’è dubbio che gli Stati Uniti stanno cercando di posizionarsi molto rapidamente dalla parte conveniente ,…” ” AFP: USA aiutano il successo del modello della rivolta tunisina.

Riuscirà Washington ad insediare un nuovo regime fantoccio?

Molto dipende dalla capacità del movimento di protesta di affrontare il ruolo insidioso degli Stati Uniti negli affari interni del paese.

I sovrastanti poteri dell’impero non sono menzionati. Con amara ironia, il presidente Obama ha espresso il suo sostegno al movimento di protesta.

Molte persone all’interno del movimento di protesta sono portate a credere che il presidente Obama sia impegnato per la democrazia e i diritti umani, e sostiene la risoluzione dell’opposizione di spodestare un dittatore, che è stato in primo luogo installato dagli USA.

Cooptazione dei leader dell’opposizione

La cooptazione dei leader dei principali partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, in previsione del crollo di un governo fantoccio autoritario fa parte del disegno di Washington, applicato in diverse regioni del mondo.

Il processo di cooptazione è attuato e finanziato da fondazioni con sede negli Stati Uniti tra cui il National Endowment for Democracy (NED) e Freedom House (FH) -sia la FH che il NED hanno legami con il Congresso degli Stati Uniti- il Council on Foreign Relations (CFR), e la classe dirigente del business negli Stati Uniti. Sia il NED e FH sono noti per avere legami con la CIA.

Il NED è coinvolto attivamente in Tunisia, Egitto e Algeria. Freedom House supporta diverse organizzazioni della società civile in Egitto.

“Il NED è stato istituito con l’amministrazione Reagan dopo il ruolo della CIA negli sforzi tesi a finanziamenti segreti per rovesciare i governi stranieri è stato portato alla luce, portando al discredito dei movimenti, partiti, riviste, libri, giornali e individui che hanno ricevuto finanziamenti dalla CIA. .. . Come dotazione bipartisan, con la partecipazione dei due maggiori partiti, così come dell’AFL-CIO e della Camera di Commercio degli Stati Uniti, il NED ha preso l’impegno per i finanziamenti atti a rovesciare i movimenti stranieri, ma apertamente e sotto la rubrica della “promozione della democrazia”. (Stephen Gowans, Gennaio 2011″Cosa c’è di sinistra”

Mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto il governo di Mubarak negli ultimi trenta anni, le fondazioni degli Stati Uniti con legami con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il Pentagono hanno sostenuto attivamente l’opposizione politica tra cui il movimento della società civile. Secondo Freedom House: “la società civile egiziana è sia vibrante che vincolata. Ci sono centinaia di organizzazioni non-governative destinate ad ampliare i diritti civili e politici nel paese, che operano in un ambiente altamente regolamentato.” (Freedom House Comunicati Stampa).

Con amara ironia, Washington sostiene la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocità, mentre fornisce anche il sostegno e il finanziamento ai suoi detrattori, attraverso le attività di FH, la NED, tra gli altri.


Gli sforzi di Freedom House per dare autorità a una nuova generazione di sostenitori hanno prodotto risultati concreti e il programma della New Generation in Egitto ha guadagnato importanza sia a livello locale che internazionale. I membri egiziani di tutti i gruppi della società civile hanno ricevuto [maggio 2008] attenzioni e riconoscimenti senza precedenti, compresi dei meeting a Washington con il segretario di Stato americano, la National Security Advisor, e importanti membri del Congresso. Nelle parole di Condoleezza Rice, essi rappresentano la “speranza per il futuro dell’Egitto”. FreedomHouse,

Doppio colloquio politico: conversare con i “dittatori”, confondersi con i “dissidenti”

Sotto gli auspici della Freedom House, i dissidenti e gli oppositori egiziani di Hosni Mubarak, sono stati ricevuti nel maggio 2008 da Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato e al Congresso degli Stati Uniti

Nel maggio del 2009, Hillary Clinton ha incontrato una delegazione di dissidenti egiziani, in visita a Washington sotto l’egida della Freedom House. (Vedi sotto). Ci sono state riunioni ad alto livello. Questi gruppi dell’opposizione, che giocano un ruolo importante nel movimento di protesta, sono criticati perché accusati di servire gli interessi americani. L’America è presentata come un modello di libertà e giustizia. L’invito di dissidenti al Dipartimento di Stato e al Congresso pretende di infondere un sentimento di impegno e fedeltà verso i valori democratici americani.

Tali riunioni ad alto livello si sono svolte una settimana prima della visita di Obama in Egitto: .


Hillary Clinton, Segretario di Stato americano, ha elogiato il lavoro di un gruppo di attivisti della società civile egiziana che ha incontrato oggi e ha detto l’Egitto aveva interesse a muoversi verso la democrazia e ad esporre più rispetto per i diritti umani.

I 16 attivisti hanno incontrato Clinton e in seguito, l’assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente Jeffrey Feltman a Washington al termine di una borsa di studio di due mesi organizzata dal programma di Freedom House’s New Generation.

I borsisti hanno sollevato preoccupazioni su ciò che essi percepiscono come il governo degli Stati Uniti le distanze dalla società civile egiziana e ha invitato il presidente Obama ad incontrare i giovani attivisti della società civile indipendente, durante la sua visita al Cairo la settimana prossima. Essi hanno inoltre esortato l’amministrazione Obama a continuare a fornire sostegno politico e finanziario alla società civile egiziana e per contribuire ad aprire lo spazio per le organizzazioni non governative, che è strettamente limitato ai sensi della legge di emergenza di lunga data in Egitto.

I borsisti hanno detto a Clinton che il momento era già costruendo in Egitto di una maggiore e dei diritti umani civili e che sostegno degli Stati Uniti in questo momento è urgentemente necessario. Essi hanno sottolineato che la società civile rappresenta una “terza via” moderata e pacifica in Egitto, in alternativa agli elementi autoritari nel governo e quelli che sposano governo teocratico. (Freedom House, maggio 2009)

Durante la loro borsa, gli attivisti hanno trascorso una settimana a Washington, che ricevono una formazione in difesa e ottenere uno sguardo all’interno degli Stati Uniti la democrazia funziona così. Dopo la loro formazione, i borsisti sono stati abbinati con le organizzazioni della società civile in tutto il paese in cui hanno condiviso esperienze con i colleghi statunitensi. Gli attivisti concluderanno il loro programma … visitando funzionari del governo degli Stati Uniti, i membri del Congresso, i media e i gruppi di riflessione. “ ( Freedom House , maggio 2009, enfasi aggiunta)

Questi gruppi della società civile di opposizione – che attualmente stanno giocando un ruolo importante nel movimento di protesta – sono sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti. Essi indelebilmente servono gli interessi degli Stati Uniti.

L’invito dei dissidenti egiziani al Dipartimento di Stato e del Congresso degli Stati Uniti pretende anche di infondere un senso di impegno e di fedeltà ai valori democratici americani. L’America è presentato come un modello di libertà e giustizia. Obama è accolto come un “Role Model”.

Dissidenti egiziani, ricercatori di Freedom House a Washington DC (2008)

Il segretario di Stato Hillary Clinton parla con “attivisti egiziani promotori della libertà e la democrazia, in visita attraverso l’organizzazione Freedom House, prima delle riunioni del Dipartimento di Stato a Washington, DC, 28 maggio 2009 “.
[Confronta le due immagini della delegazione 2008 ricevuto da Condoleezza Rice, e la delegazione 2009 che incontra Hillary Clinton nel maggio 2009).

Hillary Clinton e Hosni Mubarak a Sharm el Sheik, settembre 2010

Condoleeza Rice conversa con Hosni Mubarak? “La speranza per il futuro dell’Egitto”.
Condoleezza Rice parla a Freedom House. Quarta da sinistra.

I burattinai sostengono il movimento di protesta contro i loro stessi burattini

I burattinai supportano il dissenso contro i propri burattini?

Si chiama “effetto leva politico”, “fabbricazione del dissenso”. Sostenere il dittatore e gli oppositori del dittatore come un mezzo per controllare l’opposizione politica.

Queste azioni da parte di Freedom House e del National Endowment for Democracy per conto delle amministrazioni Bush e Obama, garantiscono che l’opposizione della società civile finanziata dagli USA non riesca a dirigere le proprie energie contro i burattinai dietro il regime di Mubarak, e cioè il governo degli Stati Uniti.

Queste organizzazioni della società civile finanziate dagli Stati Uniti agiscono come un “cavallo di Troia”, incorporato all’interno del movimento di protesta. Esse proteggono gli interessi dei burattinai. Essi assicurano che il movimento di protesta popolare non affronterà la questione più ampia dell’ingerenza straniera negli affari degli Stati sovrani.

I bloggers Twitter e Facebook sostenuti e finanziati da Washington

In relazione al movimento di protesta in Egitto, alcuni gruppi della società civile finanziati dalle fondazioni con sede negli Stati Uniti hanno portato la protesta su Twitter e Facebook:

“Gli attivisti del movimento egiziano di Kifaya Egitto (numerosi) – una coalizione di oppositori del governo – e il Movimento Giovanile 6 aprile ha organizzato le proteste sui siti web di Social networking Facebook e Twitter. Le notizie occidentali hanno riportato che Twitter sembra essere bloccato in Egitto dopo Martedì.” (Vedi Voice of America, Egitto sconvolto da letali proteste anti-governative

Il movimento Kifaya, che ha organizzato una delle prime azioni dirette contro il regime di Mubarak nel 2004, è sostenuto dall’International Center for Non-Violent Conflict con sede negli Stati Uniti. A sua volta, Freedom House è stata coinvolta nella promozione e nella formazione dei blog Facebook e Twitter in Medio Oriente e Nord Africa:

I membri locali di Freedom House hanno acquisito competenze nella mobilitazione civica, leadership e pianificazione strategica, e su come beneficiare di opportunità di networking attraverso l’interazione con i donatori basati a Washington, le organizzazioni internazionali e i media. Dopo il ritorno in Egitto, questi soci hanno ricevuto piccole sovvenzioni destinate a realizzare iniziative innovative, come sostenere le riforme politiche attraverso Facebook e la messaggistica SMS.

www.freedomhouse.org

Dal 27 Febbraio al 13 Marzo [2010], la Freedom House ha ospitato 11 blogger provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa [da diverse organizzazioni civili] per un Advanced New Media Study Tour di due settimane a Washington, DC. Lo Study Tour ha fornito ai bloggers una formazione nella sicurezza digitale, produzione di video digitali, sviluppo di messaggi e cartografia digitale. Durante il soggiorno, hanno anche partecipato ad un briefing del Senato, e si sono incontrati con funzionari di alto livello a USAID, al [Dipartimento] di Stato e al Congresso così come con media internazionali tra cui Al-Jazeera e il Washington Post.
www.freedomhouse.org enfasi aggiunta

Si può facilmente comprendere l’importanza attribuita dal governo statunitense a questo “programma di formazione” per blogger, accoppiato con riunioni ad alto livello presso il Senato degli Stati Uniti, il Congresso, il Dipartimento di Stato, ecc.

Il ruolo del movimento di Facebook e Twitter come espressione di dissenso, deve essere attentamente valutato alla luce dei legami di varie organizzazioni della società civile con Freedom House (FH), National Endowment for Democracy (NED) e il Dipartimento di Stato americano. BBC World News (trasmesso in Medio Oriente), citando i messaggi Internet egiziani ha riferito sull’”invio di denaro ai gruppi pro-democrazia da parte degli Stati Uniti”. (BBC World News, 29 gennaio 2010)

I Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani in Egitto rappresentano il segmento più importante dell’opposizione al presidente Mubarak. Secondo i rapporti, i Fratelli Musulmani dominano il movimento di protesta.

Mentre vi è un divieto costituzionale contro i partiti politici religiosi, membri della Fratellanza eletti al parlamento egiziano come “indipendenti” rappresentano il più vasto blocco parlamentare.

La Fratellanza, tuttavia, non costituisce una minaccia diretta per gli interessi strategici e economici di Washington nella regione. Agenzie di intelligence occidentali hanno una lunga storia di collaborazione con la Fratellanza. Il sostegno della Gran Bretagna alla Confraternita attraverso il Servizio Segreto britannico risale al 1940. A partire dagli anni ‘50, secondo l’ex funzionario di intelligence William Baer, “La CIA [incanalò] sostegno ai Fratelli Musulmani a causa della” lodevole capacità della Confraternita di rovesciare Nasser”. 1954-1970: CIA e la Fratellanza Musulmana alleati per opporsi al presidente egiziano Nasser, questi collegamenti sotto copertura per la CIA sono stati mantenuti nel periodo post-Nasser.

Considerazioni conclusive

La rimozione di Hosni Mubarak è stata, per diversi anni, sul tavolo di lavoro della politica estera statunitense.

La sostituzione del regime serve a garantire la continuità, pur fornendo l’illusione che si sia verificato un cambiamento politico significativo.

L’agenda di Washington per l’Egitto è stata quella di “dirottare il movimento di protesta” e sostituire il presidente Hosni Mubarak, con un nuovo capo di Stato fantoccio compiacente.

L’obiettivo di Washington è quello di sostenere gli interessi delle potenze straniere, per sostenere il programma economico neoliberista, che è servito a impoverire la popolazione egiziana.

Dal punto di vista di Washington, la sostituzione del regime non richiede più l’installazione di un regime autoritario militare come nel periodo di massimo splendore dell’imperialismo degli Stati Uniti, ma può essere attuato dalla cooptazione dei partiti politici, tra cui la sinistra, il finanziamento dei gruppi della società civile, infiltrando il movimento di protesta e la manipolazione delle elezioni nazionali.

Con riferimento al movimento di protesta in Egitto, il presidente Obama ha dichiarato in una trasmissione video 28 gennaio su Youtube: “Il governo non deve ricorrere alla violenza”.
La questione più fondamentale è: qual’è la fonte di tale violenza?
L’Egitto è il maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele. L’esercito egiziano è considerato la base di potere del regime di Mubarak.

“L’esercito egiziano e le forze di polizia sono equipaggiate con oltre un 1 miliardo di dollari in aiuti militari all’anno da Washington. … Quando gli Stati Uniti descrivono ufficialmente l’ Egitto come “un alleato importante” è accortamente riferito al ruolo di Mubarak come un avamposto per le operazioni militari americane e della loro guerra sporca in Medio Oriente e non solo. E’ evidente per i gruppi internazionali per i diritti umani che innumerevoli “persone sospette” prelevate dalle forze USA nei loro vari territori in operazioni criminali sono scaricati segretamente in Egitto per “pesanti interrogatori”.
Il paese serve come una grande “Guantanamo” del Medio Oriente, opportunamente oscurato dagli interessi pubblici degli Stati Uniti e sollevato di sottigliezza giuridica riguardo ai diritti umani”. (Finian Cunningham, Egypt: US-Backed Repression is Insight for American Public, Global Research, January 28, 2010)

Le politiche degli Stati Uniti hanno imposto all’Egitto e al mondo arabo per più di 20 anni, assieme al “libero mercato”, le riforme e la militarizzazione del Medio Oriente che sono la causa principale della violenza di Stato.

L’intento dell’America è quello di utilizzare il movimento di protesta per installare un nuovo regime.

Il movimento del popolo dovrebbe reindirizzare le proprie energie: identificate il rapporto tra l’America e “il dittatore”. Disarcionate il burattino politico dell’America, ma non dimenticate di porre come obiettivo i “dittatori reali”.

Deviate il processo di cambiamento di regime.

Smantellate le riforme neoliberiste.

Chiudete le basi militari statunitensi in Egitto e nel mondo arabo.

Stabilite un governo veramente sovrano.

Michel Chossudovsky
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22993
29.01.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

Pubblicato da Davide

  • Rossa_primavera

    Proprio perche’ il regime di Mubarak si e’ dimostrato fino ad ora un
    fedele vassallo degli interessi americani nella regione non si capisce
    perche’ gli Stati Uniti avrebbero interesse a fomentare una rivolta il
    cui post resta un’incognita,un salto nel buio che potrebbe portare
    addirittura,come auspica l’articolista,allo smantellamento delle basi
    americane in Egitto.Masochismo?

  • geopardy

    Le popolazioni arabe e mussulmane hanno manifestato anche violentemente ai tempi delle due guerre del Golfo (specialmente la prima) ed hanno bruciato migliaia di bandiere americane, senza aver ottenuto nulla, anzi, maggiore dipendenza.
    Lo hanno fatto per i palestinesi, ma nullla.
    Questo perchè i regimi instaurati hanno saputo tener ferme le rispettive popolazioni ed hanno svenduto i loro paesi.
    Potrebbero averlo capito gli oppositori ed aver adeguato la strategia concentrandosi sui regimi e non attaccando direttamente Usa e Israele (sarebbero immediatamente tacciati di bin-ladismo).
    Questa è soltanto la prima fase, ora “devono ottenere libere lezioni, il poi si vedrà”, questa frase è stata pronunciata nelle interviste ai manifestanti in Egitto.
    In Giordania, paese in cui ci sono manifestazioni senza scontri (ancora) e sempre per un problema reale, signor Chossudovsky, cioè il caro vita insostenibile, la fratellanza mussulmana ha chiaramente detto ad Abdullah (il re di Giordania) di abbandonare le politiche economiche americane che stanno creando miseria e divisione tra i mussulmani, quindi, non ovunque si evita il problema citato nell’articolo.
    Ogni realtà, poi, ha le sue peculiarità, in Algeria c’è un governo riconfermato dagli elettori da 12 anni (se guardiamo all’Italia….), in Tunisia c’era una dittatura a tutti gli effetti, lo stesso in Egitto, in Giordania c’è la monarchia.
    In Algeria ci sono gas e petrolio negli altri paesi attualmente coinvolti no.
    Dimenticavo, anche nello Yemen è in atto una protesta con connotazioni simili (lì la democrazia proprio non si sa cosa sia) e sta in un altro scacchiere geostrategico.
    Possiamo dire tutto ed il contrario di tutto, ma non influenzeremmo gli eventi in atto sicuramente, nessun manifestante ha richiesto l’intervento esterno che io sappia, aldilà dei tentativi di arginare la crisi che rientrano nella normalità del comportamento delle potenze.
    Questi continui tentativi di far sembrare, a volte anche a ragione, il tutto riconducibile ad un complotto degli Usa (o delle elite dominanti, fa lo stesso), rischia di generare un nichilismo immobilista nelle nostre società del tipo, tanto è inutile tentare di fare qualsiasi cosa perchè c’è il NED che lo piloterebbe.
    Chissà, forse tutti gli affamati del mondo in realtà sono degli agenti dormienti i del Ned e consimili, peccato che il più delle volte, chiudono gli nocchi e non li riaprono più, ma sai, per fedeltà al ned si può fare questo ed altro.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Un bell’esempio di gratitudine affidabilità da parte degli Usa, sarà senz’latro apprezzato da futuri burattini, se ce ne saranno.
    Credo che Mubarak avrebbe già agito in senso democratico, come fece a suo tempo il dittatore Suarte in Indonesia, se gli Usa glielo avessero esplicitamente chiesto,questa non sembrerebbe propri oun’uscita di scena “programmata” degna di un fedele servitore.

    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Un altro appunto necessario.
    Tutte le “rivoluzioni colorate” sono sate fatte o tentate in paesi con governi non allineati agli interessi degli Usa: Serbia, Ucraina, Georgia, Iran e così via (forse anche in Cina ai tempi della Tien a men).
    Perchè estenderle, come sostiene l’articolista, a quelli strettamente alleati?
    In ogni caso, l’operazione richiederebbe una forza una potenza ed una stabilità che gli Usa non hanno proprio in questo momento, rischiano loro di trovarsela in casa.

  • jorge

    No. Politica “delle due staffe”, o come diceva J D Peron in Argentina: “se non ti pesto con un piede ti pesto con l’altro”. Diciamo anche che i “ragazzi” stavano seguendo “corsi di formazione” per prepararli alla sostituzione del rais egiziano. Per il resto, siccome i “ragazzi” sono ancora in erba e la “rivolta” gli ha colti di sorpresa, Obama e & giocano la carta El Baradei, il vecchio ispettore ONU della AIEA: colui che nel 2008 portava acqua al mulino sionista dichiarando “Iran non collabora e la Siria deve chiarire la sua posizione”.

  • kiteni

    In questo momento non si puó escludere nessuna possibilitá, qualsiasi scenario é possibile anche il piú improbabile che nel caso degli Arabi sarebbe un ritorno del nazionalismo duro alleato con il fondamentalismo religioso riformato. Personalmente gli auguro molta fortuna nel loro processo di liberazione socio-economica. In questi paesi ho conosciuto molta gente in gamba e vi assicuro che vi abbondano menti innovatrici e brillanti. Purtroppo sono immersi nelle stesse “ossidazioni comportamentali” che affliggono tutte le societá umane, siano esse + o – sviluppate. Vedremo come risponderá la solidarietá alternativa dei popoli versus i criminali delle élites internazionali. Saludos.

  • Tondo

    il problema è il sistema nel suo complesso..
    http://coriintempesta.altervista.org/blog/cosa-e-la-globalizzazione/

  • idea3online

    Nel mondo altri attori internazionali iniziano a voler scrivere la storia, e se la storia ha iniziato a prendere una direzione a doppio senso di circolazione?

  • Andy86

    molto semplicemente gli usa stanno attenti a dove tira il vento: ora c’è il rischio di perdere mubarak? benissimo, vedo di sostituirlo con un altro dei miei

    la questione non è tanto quella di mantenere lo status quo, ma di mantenere il controllo sull’egitto, mubarak è una pedina sacrificabile in questo senso (e, a quasi 80 anni, prima o poi dovrebbero comunque cambiarlo)

  • dana74

    14:48 30 GEN 2011

    (AGI/REUTERS/AFP) – Il Cairo, 30 gen. – I Fratelli Musulmani, insieme ad altri gruppi dell’opposizione, hanno incaricato Mohamed El Baradei di trattare con il regime. Lo ha riferito una delle figure di spicco della Fratellanza Musulmana, Essam el-Eryan. (AGI) Bia/Uba

    da qui interessanti notizie sul rapporto Fratelli Musulmani e Mubarak

    A dicembre i Fratelli Musulmani denunciarono brogli
    http://www.agi.it/estero/notizie/201012011209-ipp-rt10101-egitto_successo_di_mubarak_fratelli_musulmani_denunciano_brogli

    sotto le notizie aggiornate di oggi

    Mi stupisce che El Baradei sia stato “scelto” dai Fratelli Musulmani..
    inoltre qui una tizia dice che come politica non si differenziano molto da quella di Mubarak:

    http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/01_gennaio/30/crisi_egitto_esperta_iai_i_fratelli_musulmani_vanno_inclusi,28098295.html

    ancora brancolo nel buio..

  • geopardy

    Se è per questo c’era già il figlio.
    Se volete sapere la posizione di Israele, vi dico che un rappresentante della Knesset (il parlamento isrealiano), chiedendo di rimanere nell’anonimato, ha consigliato Mubarak di usare tutta la forza militare a disposizione per reprimere la rivolta.
    Potrebbe essere una sua personale posizione, ma significativa.