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I COSTI DELLE GUERRE DI STATI UNITI E ISRAELE

DI GIDEON POLYA

Nonostante l’attacco israeliano del 1967 alla nave della marina militare americana “Liberty” abbia causato un bilancio di 36 morti e 172 feriti, gli Stati Uniti, da allora, non hanno mai smesso di finanziare Israele e la sua illegittima occupazione dei territori arabi, un sostegno strettamente connesso all’ininterrotta guerra contro i Musulmani, dall’Africa fino all’Afghanistan. Quali sono stati i costi economici e umani delle guerre israelo-americane degli ultimi 50 anni?

Per una stima dettagliata e ben documentata dell’impatto sulla spesa pubblica degli USA e delle conseguenze umanitarie relative alle guerre e alle occupazioni illegittime dei Territori Palestinesi (da parte di Israele), Iraq e Afghanistan (per mano degli USA), potete consultare “The Economic and Human Cost of Israel & Us Empire” su Media Monitors Network (http://world.mediamonitors.net/content/view/full/16112).

Di seguito riportiamo alcuni dati molto significativi, che dovrebbero far riflettere qualsiasi persona onesta che crede nei principi Jeffersoniani della Dichiarazione d’Indipendenza, vale a dire l’uguaglianza di tutti gli uomini, il loro diritto alla vita e alla ricerca della felicità.

Si stima che la spesa pubblica utilizzata dagli Stati Uniti per sostenere Israele oscilli da 200 miliardi di dollari (considerando il semplice valore monetario + interessi per il periodo 1949-2005) a 2.600 miliardi di dollari, (ovvero il costo economico reale per gli USA dal 1956 al 2002).

Dopo il 1967 le “morti evitabili” (riconducibili cioè alle azioni militari e alle occupazioni israelo-americane) nei Territori Palestinesi Occupati sono state circa 320.000 e 170.000 relative a bambini con meno di 5 anni di età. Dal 1950 ad oggi nei Paesi confinanti con Israele questo dato ha raggiunto i 24 milioni di unità mentre le vittime al di sotto del quinto anno di età sono state circa 17 milioni; nello stesso periodo le “morti evitabili” e la mortalità infantile nelle nazioni attaccate militarmente da Israele ammontano rispettivamente a 43 e 29 milioni. La complicità di Israele in questa carneficina è evidente, rimane invece discutibile l’entità della sua responsabilità diretta.

Dal secondo dopoguerra in poi gli USA hanno economicamente e militarmente dominato popoli e risorse di tutto il globo, e sono di conseguenza corresponsabili della spaventosa crescita del tasso globale di “mortalità evitabile” (circa 20 milioni di persone perdono la vita ogni anno a causa del militarismo statunitense). I dati riguardanti il periodo 1950-2005 parlano di 1 miliardo e 300mila “decessi evitabili” a livello mondiale, 1 miliardo e 200mila per i paesi extraeuropei e 600mila riguardanti le nazioni a religione musulmana. Anche in questo caso il grado di responsabilità diretta da parte degli USA è abbastanza soggettiva.

Si ha invece una situazione più chiara per quanto riguarda la responsabilità diretta nelle nazioni devastate dal militarismo a stelle e strisce; prendendo sempre in considerazione il periodo post-1950, la “mortalità evitabile” e quella infantile (da 0 a 5 anni) sono state rispettivamente di 8 e 4,6 milioni per la Corea, e 32,5 e 13,4 milioni in Indocina (sottolineiamo che l’eccesso di mortalità rispetto a situazioni di normalità non cessa quando le forze straniere di occupazione lasciano un paese devastato). A confronto, il numero di perdite militari e civili subite dall’Asse Roma-Berlino nella Seconda Guerra Mondiale ha raggiunto gli 11 milioni su un totale di 55/75 milioni di morti.

Il semplice costo monetario (senza quindi considerare interessi e altre componenti economiche di costo) è stato di 350 miliardi di dollari per la Guerra di Corea, 800 miliardi (Guerra in Vietnam), 80 miliardi (Guerra del Golfo, 1991), 38 miliardi (Guerra in Afghanistan, 2001-2005) e 179 miliardi (Guerra in Iraq, 2003-2005). La spesa complessiva a carico degli USA per la Guerra in Iraq potrebbe anche superare i 1.600 miliardi di dollari.

La “mortalità evitabile” e la mortalità infantile sono state rispettivamente di 1,3 milioni e 0,9 milioni durante la Guerra del Golfo e il successivo embargo contro l’Iraq (1991-2003), 6,5 milioni e 4,9 milioni nella guerra civile in Afghanistan appoggiata dagli USA contro l’occupazione sovietica (1979-2001), 1,5 milioni e 1,2 milioni per l’invasione e l’occupazione americana dell’Afghanistan (2001-2005), 0,4 milioni e 0,3 milioni nella recente guerra in Iraq (2003-2005).

Il numero di civili occidentali uccisi dalla Jihad Islamica e da attivisti musulmani è di circa 5.000 nel periodo 1980-2005; dal 1940 ad oggi i morti nell’esercito statunitense sono stati: 250.000 nella Seconda Guerra Mondiale, 33.651 nella Guerra di Corea, 47.369 nella Guerra in Vietnam, 148 nella Guerra del Golfo (1991), 208 per l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan (2001-2005), 1.745 per l’invasione e l’occupazione dell’Iraq (2003-2005) e 1.953 considerando le operazioni militari sia in Afghanistan che in Iraq dal 2001 al 2005.

Il rapporto tra “civili e militari nemici morti” e “militari USA morti” è stato di 37/1 nella Seconda Guerra Mondiale (rispetto ad un rapporto tra “totale delle perdite nemiche” e “totale dei militari Alleati morti” di 0,6 in gran parte dovuto a 13,6 milioni di morti nell’Armata Rossa); questo dato sale a 238/1 per la Guerra di Corea, 686 nella Guerra in Vietnam, 8.783 per la Guerra del Golfo e il successivo embargo, 7.212 nella Guerra in Afghanistan, 229 per la Guerra in Iraq, e 973 considerando le operazioni militari sia in Afghanistan che in Iraq dal 2001 al 2005.

Nella Seconda Guerra Mondiale il rapporto tra il numero di “bambini ebrei assassinati” e “perdite militari dell’Asse Roma-Berlino” è stato di 0,3 (vale a dire, 3 bambini ebrei uccisi ogni 10 militari nazifascisti morti); a confronto, il rapporto tra il totale di “bambini al di sotto di 5 anni appartenenti ai nemici asiatici” e “le perdite militari USA” è stato di 137 nella Guerra di Corea (cioè, 137 bambini al di sotto di 5 anni uccisi per ogni militare USA morto), 283 per la Guerra in Vietnam, 6.081 per la Guerra del Golfo e il successivo embargo, 5.769 nella Guerra in Afghanistan, 172 nella Guerra in Iraq e 768 considerando le operazioni militari sia in Afghanistan che in Iraq dal 2001 al 2005.

Il rispetto per donne e bambini è di certo un principio base per una società che si definisce civile; di conseguenza lo spaventoso tributo pagato in termini di giovani vite (da 0 a 5 anni) nei Paesi asiatici devastati dalla Macchina da Guerra Americana è assolutamente una vergogna atroce verso l’intera umanità.
Secondo l’ultimo rapporto UNICEF di quest’anno, nel solo 2003 il numero di bambini al di sotto di 5 anni morti in Iraq e Afghanistan è stato rispettivamente di 110.000 e 292.000 contro i 1.000 registrati in Australia, nazione alleata agli USA nell’occupazione dei due paesi mediorientali (sottolineiamo come la popolazione di questi paesi nel 2003 fosse rispettivamente di 25, 24 e 20 milioni). Il fatto che la coalizione guidata dagli USA non fornisca adeguati mezzi di sostentamento alla popolazione dei territori occupati di Iraq e Afghanistan causa ogni anno la morte di 400.000 bambini, più di 1.000 morti evitabili AL GIORNO.

Le guerre ad alto contenuto tecnologico (High-Tech Wars) minimizzano le perdite militari, non gradite al governo in quanto hanno un impatto molto negativo sull’opinione pubblica; di contro però causano un numero spaventoso di vittime tra i civili, di cui la maggior parte riconducibili al disfacimento del tessuto sociale e alla distruzione delle infrastrutture nei paesi colpiti. I raccapriccianti dati riguardo il rapporto tra “bambini morti” contro “perdite militari USA” nell’ultimo mezzo secolo deriva direttamente dallo sviluppo da parte degli Stati Uniti di armi di distruzione di massa a lungo raggio, miglior tecnologia medica a disposizione dei soldati feriti e di un vero e proprio sistema di “lavaggio del cervello” a cui vengono sottoposti le reclute dell’esercito USA al fine di renderli dei killer più affidabili. Inoltre, le guerre High-Tech sono immensamente remunerative: basti pensare che l’industria bellica a stelle e strisce dopo l’11 settembre ha registrato utili per 500 miliardi di dollari, cifra destinata ad aumentare enormemente nello scenario di una “Infinita Guerra contro il Terrorismo” prospettata dall’Amministrazione USA.

L’omicidio di massa di bambini musulmani perpetrato dal governo statunitense avviene esclusivamente per rafforzare l’egemonia globale sulle risorse del pianeta, accrescere i benefici di alcuni settori industriali (in particolare il settore bellico, edilizio e petrolifero), e per mantenere il consenso all’interno della nazione.
La PACE è l’unica via – ma noi dobbiamo sentirci obbligati ad informare chiunque su questi enormi abusi ai danni dell’intera umanità.

Dr. Gideon Polya
29 Dwyer Street, Macleod, Melbourne, Victoria, 3085, Australia
e-mail: gpolya@optusnet.com.au
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Tel: +61 3 9459 3649

Gideon Polya ha pubblicato qualcosa come 130 lavori nella sua quarantennale carriera scientifica, e recentemente si è occupato della relazione di un vasto testo riguardante la farmacologia intitolato “”Biochemical Targets of Plant Bioactive Compounds” (edito presso CRC Press/Taylor & Francis, New York & London, 2003). Attualmente si sta occupando della stesura di un libro riguardo la mortalità a livello globale. Numerosi articoli a riguardo si possono trovare con una semplice ricerca su Google digitando “Gideon Polya”, oppure sul suo sito web:
http://members.optusnet.com.au/~gpolya/links.html

Fonte: www.countercurrents.org

Link:
http://www.countercurrents.org/us-polya210705.htm
21.07.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di
ANDREA GUSMEROLI

Pubblicato da Truman