HOMO ECONOMICUS CONTRO PERSONA IN COMUNITA'

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DI HERMAN DALY
steadystate.org

Il problema dell’Homo economicus (astrazione dell’essere umano su cui si basano le teorie economiche) è quello di essere un’entità atomistica connessa ad altre persone solo attraverso relazioni esterne. John Cobb ed io (Un’economia per il bene comune www.ecobooks.com/books/comgood.htm) abbiamo invece proposto il concetto di “persona in comunità”, la cui identità è determinata, appunto, da legami di tipo interiore con altre persone della comunità. Io posso definire me stesso solo attraverso le mie relazioni con altri individui. Chi sono? Sono il figlio di…, marito di…, padre di …, amico di …, cittadino di…, membro di… etc. Privato di tutte queste mie relazioni non rimane molto di me.

Definisco me stesso attraverso queste relazioni, che quindi sono parte del mio Essere, che possiede la coscienza del sé ed è dotato di volontà, e non sono semplici connessioni esterne tra un “me” astratto e atomistico e altre persone o luoghi o cose. Allo stesso modo, il mio rapporto con l’ambiente non è solo esterno, nonostante il termine usato dagli economisti “externalities”. Io sono letteralmente costituito da ciò che assorbo dall’ambiente esterno. Il mio rapporto con l’aria non è solo esteriore, è un legame interiore che si manifesta nei miei polmoni – sono una persona che respira aria, esattamente come sono il fratello di….Questo è un principio ontologico su come sono il mondo e le persone e non un desiderio di come il mondo dovrebbe essere. La classica visione del Homo economicus è il desiderio di come esso dovrebbe essere perché le teorie economiche neoclassiche funzionino. Homo economicus è una visione fuorviante dell’uomo così come lo sono la teoria economica neoclassica e le politiche basate su di essa.

Il concetto di “persona in comunità” consiste nel fatto che il mio benessere dipende molto di più dalla qualità delle relazioni che mi definiscono, che da quelle che mi legano solo esternamente ai beni che compro o consumo. Quando i pubblicitari cercano di convincermi che il mio rapporto con certi beni è di tipo interiore e costitutivo della mia identità – sono un Malboro Man o un possessore di Lexus – allora il peggio è mio. L’idea che il benessere di una società possa essere, anche solo approssimativamente, calcolato facendo ricorso alla teoria dell’utilità marginale dei consumi di individui atomistici, legati tra loro solo esternamente attraverso un nesso di scambio, è alquanto assurda.

La comunità è molto più di una semplice aggregazione di individui. Le comunità hanno dei confini che sono sia inclusivi che esclusivi. Le relazioni per le quali possiamo essere definiti persone di una comunità sono quelle che ci legano a persone e luoghi con i quali condividiamo una storia, una lingua e delle leggi. Non includono le possibili relazioni con tutte le persone del globo, tranne che in maniera molto astratta e fragile. La comunità mondiale dovrebbe essere considerata come una federazione di comunità nazionali, una comunità di comunità e non di persone che hanno una appartenenza diretta ad essa. Suona bene dire “sono un cittadino del mondo”, ma è del tutto insignificante se prima non definisco me stesso attraverso delle relazioni comunitarie locali.

La comunità globale deve essere costruita dal basso come comunità federata, composta da comunità nazionali interfederate. Non si può pensare ad un club globale, unico, integrato, a-storico, calato dall’alto e astratto. Il libero mercato di cose e capitali e le libere migrazioni non fanno una comunità globale. La globalizzazione non è altro che il concetto neoclassico di individualismo atomistico, scritto a caratteri cubitali. Questo tipo di globalizzazione distrugge le storiche relazioni locali, secondo le quali un persona produce per altre e si prende cura di esse e che sono il punto di partenza per un lento processo di confederazione di comunità secondo il principio della sussidiarietà . Questa regola ci fa capire come ogni problema dovrebbe essere affrontato al livello della comunità locale più idonea a risolverlo.

I cambiamenti climatici sono necessariamente un problema globale, quindi lasciamo che le giovani istituzioni della federazione mondiale si concentrino su questo, invece di dissipare le proprie forze per di cercare di globalizzare tutti i settori del mercati locali, dal cibo, all’abbigliamento, alla finanza etc. con l’unico risultato di farli diventare dipendenti dalle multinazionali e incapaci di propria autonomia locale.

Anche se una minore integrazione a livello globale dovesse portare ad una diminuzione della varietà dei beni a disposizione, cosa alquanto discutibile, questo però migliorerebbe la qualità delle relazioni all’interno delle comunità, che costituiscono la nostra vera identità.

Herman Daly
Fonte: http://steadystate.org
Link: http://steadystate.org/homo-economicus-versus-person-in-community/
4.01.2011

Traduzione per www.comedonchgisciotte.org a cura di CLAUDIA FILIPPI

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