GUARDATE QUESTA FOTO

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DI PEPE ESCOBAR

facebook.com

No comment. Ovviamente. È tutto nella foto. Questo è un tweet di Michel Onfray - l'unico filosofo francese figo degli ultimi anni. Ai bei vecchi tempi in cui parlavo di cultura post-moderna negli anni '80 mi sarei divertito distruggendo i neoliberali del partito "socialista" francese, i quali odiano Onfray. Il Normanno filosofeggia a tweet - il remix postumo della filosofia a martellate di Nietzsche - e questi sono "oltraggiati". Cazzate.

Onfray almeno castiga quella patetica faccia da sionista conservatore, con la sua bella camicia bianca, di Bernhard Henry Levy. Prendiamo questo tweet: "La crudele verità è che la nostra civilizzazione sta crollando. È durata 1500 anni. È già troppo. Trovandomi di fronte alla situazione, mi trovo in una posizione spinoziana: non ridere, non piangere, capire. Nessuno può fermare la caduta di una pietra". Tweetta anche "News dal Basso Impero".

Come per la caduta dell'impero romano, nel remix della quale ci stiamo crogiolando. A chi non piace?

Pepe Escobar

Fonte: www.facebook.com

Link:https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153722836656678&set=a.10150294029661678.381794.775051677&type=3&theater

29.11.2015

Commenti (26)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. rossland 1 dicembre 2015

      Concordo, ma temo che la direzione sia oggi quella di forzare verso una "fruibilità del bene culturale" (già come definiscono le cose dice che idee hanno in testa) proponendolo come "bene" dal quale trarre il maggior profitto possibile.
      Il marketing "culturale" sta facendo disastri a tutti i livelli, in questo settore.
      Al punto che le scolaresche sono utili ai bilanci e forzano i numeri degli ingressi, così da giustificare scelte che fanno dei musei (o delle biblioteche pubbliche, dei teatri, ecc.) dei meri prodotti da vendere e comprare sul "mercato" del turismo culturale.
      Su questo si investe e su questo si spinge.
      Finiremo a invadere di orde di turisti mordi e fuggi non solo città, grandi e piccole, perché oggi ogni paesello rivendica come "culturale" anche le sagre della zucca o le bancarelle di Natale, che infatti oggi allestiscono ovunque, ma strade citadine, piazze dove ci sia un inqualificabile monumento che andrebbe invece tirato giù tanto è inutilemnte orrendo.
      Tutti vogliono solo vendere, vendersi, entrare nel grande circuito del business turistico planetario.
      Temo non ci si salverà nemmeno scappando nei boschi, ché pure quelli sono sfruttabili come risorsa turistica da valorizzare e vendere nei pacchetti dei tour operators...

    1. rossland 1 dicembre 2015

      Sì, questo il senso dei miei commenti.
      Nulla può cambiare se il cambiamento lo rifiutiamo per primi in noi stessi.
      E pur sapendo quanto difficile sia cambiare noi stessi (nulla è più tranquillizzante di un'abitudine), non c'é modo di andare verso un diverso futuro se si continua giorno dopo giorno a fare e a pensare sempre le stesse identiche vecchie idee e cose.
      La speranza nasce dalla sfida, tutta personale, di provare a guardare alla nostra quotidianità da un'altra angolazione. Provarci, almeno. Porsi delle domande, farsi venire qualche dubbio almeno per passatempo.
      Fare le piccole guerre quotidiane per essere noi il cambiamento cui aspiriamo (come insegnava Gandhi), richiede almeno lo sforzo di smettere anche di pensarle, le grandi guerre. Quelle che sembrano ogni volta "necessarie" per fare posto a un cambiamento non altrimenti ottenibile e che invece, a distanza di pochi anni, ci si accorge che non servono che a dare una drastica spazzata alle macerie cui son ridotti uomini e cose per riproporre uguali sempre gli stessi schemi, mentali e quindi sociali.

    1. andriun 1 dicembre 2015

      Non so, non capisco. L'immagine è sovrapponibile senza dimostrare di aver granchè di fantasia, con quella ai tempi in cui IO ero ragazzino. Chi non ricorda le gite scolastiche alle fabbriche del luogo, realtà culturali del luogo di cui si sarebbe fatti volentieri a meno, forse non ha frequentato le scuole in Italia, ma altrove. La gita scolastica dai tempi che furono aveva un unico obiettivo: divertirsi. La differenza con l'immagine riprodotta non sta tanto nel fatto che i ragazzi mostrano poco interesse per ciò che per molti degli adulti di oggi invece ne riscuote, ma semplicemente nel modo che hanno scelto di distrarre la loro attenzione: attraverso la tecnologia, piuttosto che limitarsi a sognare ad occhi aperti o far a passare il tempo ridacchiando/scherzando con il compagno o l'amico del cuore.


      I ragazzi, se vogliamo, rappresentano il sintomo della decadenza odierna, in quanto non posseggono a causa della società in cui vivono, valori da cui "abbeverarsi" che vanno certamente oltre all'ammirare il bel quadro o altra opera d'arte, disquisendo con cognizione di causa e preparazione, sul tal autore, pittore, artista. Ovviamente è mia convinzione che la responsabilità di tutto ciò vada attribuita ai genitori moderni e ovviamente alla donna che di questa società e della sua decadenza, ne è a suo malgrado, artefice e protagonista.

      La donna, da quanto ho potuto osservare, non conosce disciplina alcuna, se prima non se la si insegna; l'uomo al contrario avrebbe in virtù del fatto di essere complementare ad essa e quindi anche biologicamente parlando più "semplice", avrebbe già di suo, la tendenza alla logica intesa come logica aristotelica, all'ordine mentale, nonchè alla disciplina.

      Se oggi assistiamo a casi assurdi dove un genitore ha la pretesa di insegnare il mestiere ad un insegnante o di un giornalista che ha la pretesa di farlo con uno scienziato è grazie a questo stravolgimento di principi e di ruoli che nel bene e nel male potevano rappresentare un binario, magari che necessitava certo di qualche aggiustatina, un po' qui un po' la, ma che al contrario è stato del tutto disatteso per rompere con il passato(un '68). Un passato che l'uomo effeminato errando certamente ha rinnegato, in quanto espressione del fascismo, della famiglia come missione etica sociale e non solo come espressione di un sentimento temporaneo e del maschilismo.

      Alla luce di quanto siamo costretti a subire oggi, non credo sia stata una buona scelta l'averlo fatto.
    1. Fedeledellacroce 1 dicembre 2015

      Sono d'accordo.
      Facile parlare di guerra, soprattutto adesso che é pompata con steroidi da media e propaganda.
      Henry Laborit ha scritto un saggio, "Eloge de la fuite", ossia Elogio della fuga.
      Se invece di accetarle come normale ed andare ciechi e obbedienti a fare la guerra, gli uomini ed i soldati avessero il coraggio di cambiare vita, di fuggire, allora ci sarebbe una speranza.

    1. Primadellesabbie 1 dicembre 2015

      Non ricordavo quei divani.


      Visitare una pinacoteca é una cosa impegnativa, nessuno é predisposto a tutti i messaggi che sono impliciti in centinaia di quadri.

      Nei musei si dovrebbe poter entrare ed uscire continuamente e liberamente, in modo da andare a vedere ciò che interessa o che si desidera vedere quel giorno o in quel periodo della propria vita.

      Non sono solo le gite scolastiche e tutta l'idea di scuola che é fuori posto, o meglio é incastonata benissimo tra la culla davanti alla TV ed i centri commerciali.


    1. rossland 1 dicembre 2015

      Dire che "da soli non riusciamo a cambiare", è dire che "ci meritiamo una guerra", così da essere costretti a cambiare, cioè a morire per cambiare in via definitiva.
      E' proprio questo che ci serviranno.
      L'antipasto della guerra è la crisi infinita - ad arte provocata - come ebbe a informarci Monti, perché la "crisi" serve a farci accettare ciò che in tempi normali non accetteremo senza reagire.
      Il tuo ragionamento contiene la prova che Monti&Co. non solo sanno quel che fanno e hanno pure ragione, ma che con te hanno fatto un ottimo lavoro.
      Complimenti...
      L'obiettivo di Monti&Co. di ridurre le masse degli ex cittadini a invertebrati servi volontari, pronti anche a immolarsi pur compiacere il padrone che li ha prima affamati e scudisciati, è pienamente raggiunto.
      Solo non usare il "noi", parla per te stesso: morire di fame e guerra è probabile morirò, ma serva mai.

    1. SanPap 1 dicembre 2015

      il selfie ha almeno due livelli di lettura

      1) i ragazzi non guardano "La ronda di notte" di Rembrandt

      2) i ragazzi non sono interessati alla rispettiva e concreta compagnia ma ad un mondo individuale e virtuale

      la prima lettura non è poi così grave, il quadro rappresenta una realtà falsa proprio come quella osservata sui cellulari; non oso pensare al rumore che avrebbe fatto una ronda così numerosa e disordinata che fosse realmente passata di notte per le vie della città.

      Più grave e triste la seconda interpretazione; la felicità è altrove, nel mondo perfetto della fantasia. E non credo che gli sforzi della nonna e della nipotina otterranno il risultato sperato: realtà contro fantasia, non c'è partita.

      http://www.floptv.tv/floppagram/e-tutto-vero/persone-che-stanno-bene-part-i/due-generazioni-a-confronto/ [www.floptv.tv]

    1. neutrino 30 novembre 2015

      Sicuramente nella massa qualche studento ogni tanto resterà folgorato, o comunque interessato.


      Il mio commento voleva essere un po' becero e semi-serio.

      Ma questo tipo di fruizione massificato dei musei e dei luoghi d'arte è comunque assurdo e demenziale.

      Penso per esempio a Venezia, invasa da orde di persone che si fermano davanti ai negozietti, e procedono come pecore senza vedere quasi nulla..

      E mi chiedo, perché per godere della bellezza di opere ed architetture uniche, ci sia imposto di vivere un'esperienza "da stadio"?

      Una soluzione potrebbe essere giorni o orari specifici per i gruppi delle scuole, in modo da dare un'opportunità che qualche secondo di attenzione degli studenti vada a segno, ma lasciando anche a chi intende seriamente godersi una visita la tranquillità ed il giusto ambiente per farlo.

    1. giannis 30 novembre 2015

      E' perche con la guerra si distrugge , e quindi con l immensa sofferenza , l immensa paura , senza casa senza corrente elettrica senza vizi , televisione , internet . Smartphone , auto , vacanza pochissimo cibo ecc..... Altrimenti noi da soli non ce la facciamo a cambiare , ciao

    1. Tanita 30 novembre 2015

      Dio Santo! Con teste come quelle che hanno scaturito i commenti consegnati
      in questo post, certo che i ragazzi preferiranno fuggire via web. Non parliamone
      poi delle teste che hanno i "leader"!

    1. Arcadia 30 novembre 2015

      in linea di massima sn d'accordo con te neutrino, tuttavia considero quanto uno shock , un colpo di fulmine di tale bellezza possa fare breccia nell'animo di qualche alunno per ponderare il suo futuro in tale ottica.
      chi nn mi dice che nn nasca un nuovo Picasso?
      forse che i programmi ministeriali nn prevedono anche qst oltre che potenziali alunni possono dedicarsi all'aspetto "tecnico" della disciplina ?

      chissà...

    1. Xeno 30 novembre 2015

      Vero.
      :)

    1. rossland 30 novembre 2015

      Concordo, non sopporto li sopporto più...

    1. rossland 30 novembre 2015

      E' così: oggi i musei "che valgono" sono tutti tecnologizzati: permettono di sperimentare la "realtà aumentata". Cioè, appunto, stai davanti a un quadro (o a un palazzo storico, a una strada suggestiva, un lago, ecc) e, anziché guardare "solo" ciò che hai davanti, ti colleghi a un'app che ti consente di vedere tutto e sapere tutto su quello cui stai voltando le spalle.
      L'iperealtà è, come dire, un'esperienza più coinvolgente e diciamolo, più vera del vero.
      Che non interessa (pare) chi è ormai abituato a vedere il "mondo da un oblò"...

      (ho avuto la pessima idea, lo scorso inverno, di frequentare un corso sulle nuove tecnologie applicate al turismo culturale: una fuffa galattica, ma 'ste scemenze erano il pane quotidiano)...

    1. rossland 30 novembre 2015

      Dici che terapeutiche e sistematiche pedate non bastano?
      Sono per i rimedi soft e omeopatici: secondo la mia esperienza funzionano sempre, a una condizione: assumere le prescritte dosi quotidiane.
      Pare che le dosi di pedate però siano fuorilegge, che traumatizzino i pargoli connessi 24h e inneschino traumatiche crisi familiari.
      Così, alla fine, è meglio la guerra.
      Un po' come quelli che cambiare alimentazione non serve ma farsi sventrare dal chirurgo e farsi chilate di farmaci e radiazioni sì.
      Scelte, tutte.
      Ma non innocenti: le pedate le prendi singolarmente e o ti svegli o ne riprendi un'altra dose domani.
      Le guerre invece colpiscono indistintamente chiunque, sono il rimedio "eroico" da una botta e via: o sopravvivi e ci resti secco.
      Ma cambiare alimentazione (o rifilare pedate), mai...

    1. neutrino 30 novembre 2015

      il mio umile commento:


      portare degli adolescenti a visitare luoghi di arte e cultura è inutile per loro, e dannoso per coloro che hanno un reale interesse per le opere esposte.
      Basta con le scolaresche nei musei! Teneteveli a casa..


    1. Xeno 30 novembre 2015

      Dimenticavo...questa foto ha più di un anno come si vede qua su questo sito:

      http://maverickphilosopher.typepad.com/maverick_philosopher/2014/12/10/index.html

    1. natascia 30 novembre 2015

      Mia nonna, contadina padovana:" el massa stroppia".

    1. Xeno 30 novembre 2015

      E se i ragazzi stanno cercando su google informazioni sul quadro?

    1. Hamelin 30 novembre 2015

      Una rappresentazione materiale dell'abominio della desolazione .


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