GRILLO. DI PIETRO E IL PENSIERO CHE NON C'E'

GRILLO. DI PIETRO E IL PENSIERO CHE NON C'E'

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com/

I tanti limiti, puramente dottrinari, della deriva
politica di quei movimenti di risentimento
che non riescono a uscire da quel recinto in cui
si dannano, puntellandolo anziché abbatterlo.


Cercasi disperatamente idea forte: et voilà il cartello affisso sulla testa degli italiani con un qualche residuo senso della dignità. Quella minoranza che si rende perfettamente conto della putrefazione morale, dell’indifferenza, della vigliaccheria in cui vive alla giornata la maggioranza dei furbi e dei fessi. Quei pochi ma sempre più numerosi scontenti a cui prudono l’intelletto e le mani, smaniosi di “fare qualcosa”. Quelli che covano in corpo un sano impulso a ribellarsi. Cittadini desiderosi di tornare ad essere tali che al dunque scelgono due strade: o l’immobilismo, compensato da un frenetico ticchettìo casalingo sui siti di controinformazione; oppure il concentrarsi contro uno specifico male della modernità (la globalizzazione, l’inquinamento, lo strapotere bancario) e arruolarsi in uno degli innumerevoli movimenti “no-qualcosa” sparsi lungo lo Stivale per non darla vinta alla bugia livellatrice dello Sviluppo.



Indignazione a getto continuo


C’è una persona che nell’ultimo scorcio di anni ha riassunto in sé questo malessere facendolo esplodere sulla Rete, unica frontiera rimasta sostanzialmente libera dalla polizia del pensiero unico: Beppe Grillo. I suoi monologhi nei tendoni gremiti di gente pagante per farsi due risate intelligenti sono diventati post incendiari, j’accuse quotidiani che dal suo seguitissimo blog inchiodano la disinformatija profusa dai media ufficiali, svelandone tutto il servilismo e l’autocensura. Beppegrillo.it è la punta di diamante di un antisistema d’opinione che sfrutta la libertà e l’economicità di internet per fare il controcanto all’establishment politico e giornalistico. E il che è bene, s’intende. I vari Travaglio, Gomez e Corrias, i Giulietto Chiesa e il suo Megachip, le Randazzo, i Blondet, i Ricca, i Comedonchisciotte, Luogocomune e Disinformazione sono i nomi e le sigle più note di questo vasto arcipelago di guastatori dell’agorà mediatica.

C’è però anche chi li chiama “professionisti dell’indignazione”. Intenti a lucrare onori, gloria e quattrini dall’industria della denuncia, facendo credere che basti non perdersi un’invettiva web contro lo scandalo del momento per avere la sensazione di essere “presente” nella lotta alle ingiustizie e mettersi così la coscienza a posto. È l’accusa, ad esempio, che l’ex inviato della trasmissione Report, Paolo Barnard, muove ai “paladini dell’antisistema”1, secondo lui colpevoli di atrofizzare il bisogno di cambiamento dell’uomo comune ingolfandolo di libri, inchieste, dvd e articoli a tambur battente. Una gran cassa oziosa e controproducente per Barnard, che invece vorrebbe vedere informazione capillare sul territorio e riconquista da parte del singolo cittadino a farsi da sé la propria idea della società, togliendone la delega a pochi pifferai magici.

Indubbiamente, questa dell’individuo indignato e impotente è una realtà. Abbeverarsi a fonti che divulgano ma non quagliano, è un esercizio frustrante. Ma ci sono due contro-obiezioni. La prima è che tutto ciò che smaschera, demistifica, destabilizza crea l’humus fertile per allargare le maglie della sfiducia. Ciascuno con una visuale differente e con un livello di analisi più o meno profondo, Grillo e simili sono agenti della sfiducia, la sana sfiducia che spiana la strada al nuovo. È vento che soffia sul fuoco, e il fuoco va alimentato affinché non si spenga. Siamo in guerra contro un nemico inafferrabile e insidioso, il mito, sapientemente fatto introiettare fin da piccoli, che non esiste miglior modello di vita e miglior organizzazione politica all’infuori di questi a cui offriamo ogni giorno le terga.


Azione sul campo


La seconda obiezione ci porta dritto all’altra faccia della medaglia: l’azione. Grazie a internet non siamo mai stati così ricchi di informazione critica, con un clic sul computer si aprono enciclopedie di sapere e di protesta. Eppure tutto scorre e resta così com’è. E noi, ancorché ribollenti di sdegno, in fin dei conti siamo tutti intenti a sbrigare le nostre faccende: fine dell’impegno. Eppur qualcosa si muove. La nostra penisola è costellata di volonterosi attivisti che si battono per un problema preciso (gli ambientalisti, ad esempio) o per una battaglia-cardine (la decrescita, il signoraggio) o è disseminata di ribelli, i più agguerriti e intrisi di spirito comunitario, che lottano per l’autonomia (gli indipendentisti sardi, siciliani, veneti, friulani, ecc) o che fronteggiano la grande opera piombata dall’alto con la resistenza di popolo. Questi ultimi sono i centossessanta magnifici “No” riuniti nel Patto di Mutuo Soccorso2, il coordinamento dei movimenti locali a difesa del territorio «contro le grandi opere inutili e contro lo scempio delle risorse ambientali ed economiche»: No Tav, No Dal Molin, No Ponte sullo Stretto, No Scorie, No Mose, No Discariche, No Rigassificatori, No Inceneritori e via di questo passo, di rivolta in rivolta. È soprattutto a questi ultimi che si deve guardare, a queste sentinelle del no che è un sì: sì alle piccole patrie e alla dignità della vita. Perché sono la prima, grezza e informe base di una nuova coscienza libera dalla gabbia della destra e della sinistra. Perché, indignati come sono, agiscono, scendono in strada e si riprendono la piazza, luogo principe della democrazia. Sono vivi, per dio. E fanno circolare il sangue non solo nel cervello, ma là dove ce n’è più disperatamente bisogno: nei muscoli, nelle braccia, nelle gambe.


Limiti del grillismo


Il movimentismo dei cento comuni e dei mille borghi d’Italia è benedetto. Così come è benemerita la spinta a riappropriarsi della politica, messa in campo da Grillo con le liste civiche ispirate al suo blog e innestata sui suoi meetup attivi un po’ dappertutto. È il bisogno di democrazia dal basso – ovvero l’unica e vera democrazia. Ma, caro Beppe, se prendiamo il tuo programma3 a cui si ispirano i candidati del MoVimento a 5 Stelle per le regionali di fine marzo, leggiamo dell’acqua pubblica, del verde urbano, della mobilità ecosostenibile, del risparmio energetico, della connessione gratuita, di “rifiuti zero”, di favorire le produzioni locali e del telelavoro. Molto di condivisibile (il primato del pubblico, l’ottica di decrescita, l’attenzione all’ambiente) e qualcosa no. Lavorare attaccati al pc di casa, per dire, incatena il poveraccio alla macchina, quando lo scopo finale dovrebbe essere liberarsi della macchina. Ma è pur vero che qui si sta parlando di punti programmatici per delle elezioni regionali, non di una palingenesi sociale. E allora ok, incoraggiamo i giovani grillini che, scusate il berlusconismo, scendono in campo. Sono per lo più ragazzotti acerbi che del “nemico” (i partiti e il clientelismo locale) sanno poco o nulla. Si faranno le ossa, ma Grillo e la potente Casaleggio Associati che lo consiglia dovrebbero sapere che molti di loro se le sono rotte già alle amministrative del 2008, quando la loro impreparazione ha dovuto fronteggiare i mastini della partitocrazia. Classico esempio di come l’azione senza il pensiero non porti da nessuna parte. Tanto è vero che poi Grillo, scegliendo di non scegliere l’opposizione radicale a questo sistema, resta d’un botto deluso da Antonio Di Pietro che si allea – questa volta “strategicamente” – col repellente Partito Democratico e accetta candidature rivoltanti come quella dell’inquisito De Luca in Campania. Da Travaglio, che è un liberaldemocratico tutto d’un pezzo, possiamo aspettarci la sfuriata sul solo peccato di lesa legalità. Ma da Grillo che se la prende, a ragione, coi partiti in quanto tali e che dice chiaro e tondo che la nostra non è una democrazia, inseguire ancora un certo collateralismo con l’Italia dei Valori conferma che il salto d’immaginazione, lui, non l’ha fatto. Non è che poi ci voglia molto: finché la baracca parlamentarista starà in piedi, ogni reale opposizione rimarrà tagliata fuori. È il totem delle elezioni in mano ai partiti-mafie a renderla impossibile, poiché ad ogni voto scatta l’obbligo a-morale di parteciparvi. Con questo non vogliamo dire che fra i grillini così come fra i dipietristi non vi siano persone di tutto rispetto, anzi. Sono forse il meglio che c’è nel recinto partitocratico. Ma sempre dentro quel recinto operano e si dannano, puntellandolo anziché abbatterlo.
Di Pietro conservatore


Ecco perché ci sembra di dover dire che il grande limite dell’esercito mediatico simboleggiato da Grillo è involontario, storico, umano: l’assenza di idee forti e alternative a tutto questo sistema di vita. E idee forti non ce n’è perché a mancare sono gli uomini. Gli uomini veri: forti e animati da ideali, con la passione per il senso ultimo delle cose. Di qui il fatto che di azione se ne veda poca, o rimanga circoscritta alle questioni locali e settoriali. Per forza: le fa difetto una direttrice di pensiero, un retroterra culturale (un’ideologia, si sarebbe detto una volta). Non c’è una visione del mondo realmente alternativa. Non c’è una prospettiva a lungo termine. Sia chiaro: non siamo nostalgici degli “ismi” otto-novecenteschi. Ma ci manca, e tanto, la nobiltà di aspirazioni che solo obbiettivi più importanti delle nostre piccole, misere esistenze, possono infondere. Prendiamo ancora l’IdV dell’ex pm di Mani Pulite. Qual è l’ideologia dell’IdV? In base alle parole del suo leader, essa si riduce ai «valori della Costituzione». Siamo di fronte, perciò, ad un partito che non ha nessuna aspirazione ad alcun cambiamento profondo, ma al contrario come scopo programmatico persegue la difesa dell’esistente ordine costituito messo nero su bianco dalla Carta del ’48. Una forza apertamente conservatrice e ostinatamente costituzionale, come si vede. Di qui il legalitarismo come bandiera e l’antiberlusconismo come ragione di vita. L’Italia dei Valori è il guardiano di valori che, sebbene disattesi nella realtà, di fatto la tengono artificialmente in vita convogliando il malcontento in un’azione difensiva, anziché offensiva, alternativa, di ribellione. È lo sceriffo che combatte una guerra, persa in partenza finché a comandare saranno i signori delle banche e degli affari, per il primato della legge. Ora, finché la legge è questa e tutti vi siamo sottoposti, un minimo di decenza impone di farla rispettare a coloro i quali, in linea di principio, dovrebbero esserne i primi custodi, cioè i politici, e in secondo grado a chi dovrebbe osservarla più di tutti, cioè coloro che hanno più mezzi per aggirarla: i poteri forti. Ecco il senso, ad esempio, dell’appello in difesa della Carta scritto dal direttore politico di questo giornale e da Marco Travaglio. Ma non ci si aspetti un passo oltre a questo, dalle truppe di Di Pietro. Un mio amico e collega giornalista, anche lui convinto sostenitore del Manifesto dell’Antimodernità di Massimo Fini, spiegandomi i motivi per cui ha accettato l’offerta di De Magistris di candidarsi come indipendente nelle liste dell’IdV alla regionali, mi ha detto: «Lo faccio per due ragioni: primo, per utilizzare la tribuna elettorale come podio di diffusione delle idee antimoderne, per quel che potrò fare; e secondo, per sfogarmi un po’ e, nel caso venissi eletto, fare il guastatore». Ecco: messa così, un’opposizione interna al sistema ha un senso. Ma un senso eretico, dal momento che questo mio amico dovrà vedersela con gli equilibri col Pd, e ancora di più con la sordità di un partito che dall’orecchio della rivolta contro questo modello di sviluppo e di vita non ci sente, perché l’orecchio per sentire non ce l’ha. Fuor di metafora: pensando esclusivamente a montare la guardia allo status quo legale (cosa, ripetiamo, giusta perché terra terra, perché ci fa ribollire il sangue passare per fessi in un’Italia eternamente dei furbi), i dipietristi non vengono sfiorati dal pensiero tremendo che sia tutto sbagliato, tutto da rifare. L’uomo della strada s’informa, s’arrabbia, manifesta, s’impegna, firma referendum, sottoscrive appelli e se gli rompono le scatole sotto casa può persino affrontare gli sbirri, ma alla fine della fiera resta un uomo che non si ribella – perché non sa più pensare.


Alessio Mannino

www.ilribelle.com/

10.3.2010

Note:


1) Paolo Barnard, “L’informazione e la deriva dei nuovi paladini dell’antisistema”, http://www.paolobarnard.info/info.php

2) http://www.pattomutuosoccorso.org

3) http://www.beppegrillo.it/listeciviche



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Commenti (49)

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    1. anonimomatremendo 11 marzo 2010

      le misurazioni esistevano giá prima degli scambi,basti pensare alla misura del tempo(proprio lui)attraverso l osservazione delle stelle presso i popoli antichi .É il mercato che non puó fare a meno delle misure,e non viceversa. Infatti se scomparisse il mercato e con lui il capitalismo l´ essere umano avrebbe infinite altre cose da "misurare".Se il capitalismo ci ruba il tempo,il passato e il futuro,allora dobbiamo riconquistarcelo,non trovi?Mah ,non so,son cose talmente ovvie.

    1. anonimomatremendo 11 marzo 2010

      Caro se-dicente ribelle,le "idee forti" ci sono,sei te che ti sei rammolito col post-modernismo da salotto.

      Fuor di metafora: pensando esclusivamente a montare la guardia allo status quo legale (cosa, ripetiamo, giusta perché terra terra, perché ci fa ribollire il sangue passare per fessi in un’Italia eternamente dei furbi), i dipietristi non vengono sfiorati dal pensiero tremendo che sia tutto sbagliato, tutto da rifare. L’uomo della strada s’informa, s’arrabbia, manifesta, s’impegna, firma referendum, sottoscrive appelli e se gli rompono le scatole sotto casa può persino affrontare gli sbirri, ma alla fine della fiera resta un uomo che non si ribella – perché non sa più pensare.

      Ma come,prima dici che la democrazia é una truffa studiata per rendere fesso il popolo e poi dici che il non parteciparvi sarebbe da fessi.Ma ci sei o ci fai?La democrazia é la peggior peste sociale,il miglior involucro del capitalismo,l oppoio piú potente di qualsiasiasi religione.Rivoluzione e democrazia si escludono a vicenda,se entri nel gioco democratico non ne esci piú,é peggio della droga.

    1. ventosa 11 marzo 2010

      PENSIERO+CUORE=SCELTA=RESPONSABILITA'. Se la storia, le esperienze ed i risultati delle relative azioni mi hanno insegnato qualcosa, una di queste è di non ripetere ciclicamente, oltre alle buone cose, le aberrazioni post-illuministiche. In caso contrario, non solo la luce in fondo al tunnel, ma neanche il tunnel.
      Saluti.

    1. AlbertoConti 11 marzo 2010

      Qui stiamo rischiando il culo e tu vaneggi! Si vede che non hai figli, adios.

    1. anonimomatremendo 11 marzo 2010

      Scrisse il pompiere sul suo blog «Altro che antipolitica , quel popolo andrebbe ringraziato. È la valvola di sfogo di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare. Un momento di tregua per riflettere sul futuro, un momento di democrazia».

      A buon intenditor,poche parole.

    1. Tonguessy 11 marzo 2010

      " No pensiero, no futuro.".

      Bravo. Il tempo (e quindi il futuro) è un'invenzione. Per chi vive non occorre misurare nulla. Come specie non abbiamo mai misurato nulla se non negli recentemente e le misurazioni sono nate come necessità di Mercato: si ricasca sempre lì. Talete, tutto comincia con lui, doveva misurare la distanza delle navi da Mileto, e inventò la geometria. Fino a prima vivevano così male, senza sapere quanto distanti fossero quel cazzo di navi piene di merci? E la proprietà privata? dove se ne andrebbe senza misurazioni precise? Ed il calcolo di tempi e metodi per il computo dei costi aziendali, cosa sarebbe senza il tempo? Futuro dici? Non ti basta il presente?

    1. Tonguessy 11 marzo 2010

      Oh, bene. " curare malattie e di progredire come società. Questo solo per chiarire quanto "idiota" sia stato Descartes.". Ti stai riferendo chiaramente alle chemioterapie (l'omeopatia non fa parte, penso tu lo sappia, di ciò che cartesianamente piace agli Angela) e a Chernobyl. O forse alla civiltà delle macchine, belliche e non? Perchè, ed è bene che tu lo sappia, tutta la cosiddetta rincorsa alla "civiltà" contrapposta alla cosiddetta "barbarie" ha già mietuto sufficienti vittime, proprio grazie a quella Ragione che ti sta tanto a cuore (dio, ho scritto quella parola!). Vittime che forse per te sono un numero comunque insufficiente. Si parla di cifre dai 50 ai 200 milioni di morti nelle sole americhe, sterminate nel nome di qualche ragione (sempre e comunque di tipo imperialista). A cui va aggiunto un imprecisato numero di vittime del colonialismo in asia e in africa (solo 15 milioni gli schiavi).

      A me tutto questo fa cagare. lo dico in sincerità. Preferisco i "barbari" che non rompono le palle al mondo alla mentalità imperialista e colonialista del "Progresso e Civiltà", che tanto deve a Cartesio.


      " Se ascoltassimo il nostro corpo e solo lui, ci masturberemmo per tutto il giorno". Stai solo proiettando, renditene conto. La finisco qui perchè non ho molto da dire a chi sostiene l'imperialismo della ragione. Io preferisco avere torto, ma vivere meglio. E lasciare vivere.

    1. MATITA 11 marzo 2010

      dritti dentro uno stato orweliano?
      il guaio è che ci siamo gia....il problema è che ancora si pensa al proprio orticello e chi ancora na ha uno lo vuole mantenere con questo sistema corrotto.
      ma non dibitate che fra non molto anche il vostro orticello si secchera

    1. AlbertoConti 11 marzo 2010

      Aggiungo che buttarla in filosofia in questo caso porta fuori strada, voglio dire in questo contesto, che è al più politico, culturale, attuale.
      Il bello del pensiero è che può saltare di livello, condensando e semplificando anche sistemi complessi, ma non senza rischi di perdersi in senso lato. Anzi, il rischio di fondo è proprio quello dell'autoinganno, della mente che mente a se stessa. Ma quando c'azzecca, è il modo più efficiente di adattarsi a qualunque realtà, materiale ed esistenziale. La partita consiste allora nell'andare avanti, nel bene e nel male, senza però lasciarci il culo. Solo il pensiero stesso può offrirci quest'opportunità: costruisci la bomba, decidi di non usarla. No pensiero, no futuro.

    1. Penta 11 marzo 2010

      Ottimo articolo ed argomento interessantissimo
      E' vero, il pensiero forte non c'è, si sta formando a fatica piano piano nelle varie discussioni, in ogni posto con tempi e velocità differenti, sulla base delle esperienze.
      In base anche alle critiche dei Barnard e delle Randazzo e di tutti quelli che scrivono sui vari blog, e anche grazie alla forza intellettuale di molti personaggi interni.

      Grillo dichiaratamente ha fornito spunti per un pensiero e soprattutto una spinta alla produzione di proposte innovative, non ha fornito "pensieri vincolo".

      E poi non solo ragazzotti acerbi, anche altro e lo testimonia il fatto che un movimento nato politicamente ad ottobre è riuscito in pochi mesi a presentarsi alle elezioni in varie regioni.

      Il problema si presenterà dopo, quando raggiunto un pensiero forte ci saràil grosso rischio di non volerlo cambiare e si potrà perdere la capacità d'ascolto.

    1. DaniB 11 marzo 2010

      Bene, mi piace quando trovo gli anti-cartesiani della prima ora che sputano sul piatto in cui hanno mangiato e continuano a mangiare da anni... Se non fosse stato per il buon vecchio Renè, dispensatore di idiozie, e chi prima di lui gli ha aperto la strada, non vi sarebbe mai stato modo di separare l'osservatore da un oggetto osservato, posizione che ha favorito la creazione di uno dei metodi conoscitivi più prolifici che la civiltà umana abbia mai avuto la fortuna di possedere.
      Certo, il metodo oggettivista ed empirico, se calato al di là della suo contesto epistemologico di pertinenza, ha creato dei danni enormi (vedi psichiatria, bio-tecnologie, ecc...) ma ci ha permesso di costruire strutture utilissime, di curare malattie e di progredire come società.
      Questo solo per chiarire quanto "idiota" sia stato Descartes.
      Ma arriviamo al punto che mi solletica di più: il primato del corpo, cagata tanto cara agli smidollati edonisti post.moderni: se fosse per il corpo, mio caro Tonguessy, se dovessimo in altre parole ascoltare solo lui, "perchè dice sempre la verità" la nostra civiltà imploderebbe entro 2/3 generazioni.
      Punto.
      Se ascoltassimo il nostro corpo e solo lui, ci masturberemmo per tutto il giorno, finendo ubriachi, pigri ed ignavi, perchè senza l'aiuto della tua tanta odiata "logica" non ci sarebbe costruzione ed articolazione della conoscenza, non ci sarebbe uno stralcio di lavoro cognitivo, e quindi non esisterebbe nessuna implicazione di significato con il mondo sociale circostante. Tali sono i requisiti per pensare al futuro, essendo RESPONSABILI di esso, dilazionando, pianificando, facendo dei sacrifici, mediando i conflitti, per la propria comunità, la propria famiglia. Il corpo è edonismo, è "tutto e subito", altro che i sensi non sbagliano mai, evidentemente Epicuro non era ancora al mondo quando chi studiava la categorizzazione visiva ha iniziato a scoprire un po' di cosette. Dimmi Tonguessy, chi l'ha studiata l'Etica? Il corpo? è stata la tua verga a sistematizzare il Diritto e le fondamenta della nostra convivenza? Kant, Spinoza, Foucault, Bateson, hanno scritto quello che hanno scritto guidati dai loro lombi?
      Mi fa sorridere vedere quanto secoli di speculazioni filosofiche e di rettifiche epistemologiche partite dalla necessità di "integrare" invece di "scomporre" abbiano portato alla sconfitta inevitabile rappresentata dalla rinnovata fede in un "entità che tutto sa e tutto può" solo che si è passati dalla religione dei santi a quella dei corpi, che evidentemente riescono ad arrivare a percepire quell'ordine implicito che ci domina.
      Io dico che se si vuol fare qualcosa, in questo mondo, qualcosa che differisca dalla soddisfazione dei nostri più bassi istinti, ci si deve mettere a pensare Tonguessy, a pensare...
      PENSIERO=SCELTA=RESPONSABILITA', al mio corpo chiedo solo che mi avverta quando devo evacuare, e poco più.
      Saluti

    1. Sokratico 11 marzo 2010

      ottimo articolo! condivido pressochè tutto nell'analisi.



      ma quoto:

      "E idee forti non ce n’è perché a mancare sono gli uomini. Gli uomini veri: forti e animati da ideali, con la passione per il senso ultimo delle cose."



      e come nascono, questi uomini "forti"? dagli alberi? è genetica? è antropologia?



      secondo me, quello che, con tutti i limiti umani e culturali, stanno facendo Grillo, Mazzucco, CDC e tutta la controinformazione...(anche quella di sfogo)...è far germogliare e crescere proprio la gente capace di immaginare alternative.



      fateci caso, 2-3 anni fa Grillo veniva visto come un marziano..adesso alternative e critiche alle sue proposte fioriscono dovunque, appena fuori dal mainstream.



      ma questo non significa che aveva torto, anzi. Vuol dire che quello che ha fatto è stato aprire la strada, seminare...

      ma per immaginare alternative ci vuole:

      1- informazione

      2- voglia di cambiare (e quindi sdegno)

      3- azione!



      e lo stanno e lo stiamo facendo...piano piano, perchè le vere rivoluzioni sono lente, non sono rovesciamenti...


    1. AlbertoConti 11 marzo 2010

      C'è poco da essere in disaccordo con l'evidenza, al più si può non aver capito le parole. Il resto del commento si poteva riassumere in due parole: "ITALIA .... UNO !!!!" che ben rappresenta chi ragiona con la pancia. L'ironia è che si tratta pur sempre di "pensiero". Salutami il tuo amico berlusca, ma attento a non fare la stessa fine di bertinotti.
      Scazzate a parte, intendevo solo dire basta a questa demonizzazione del pensiero, quando il pensiero troppo "debole" è proprio il tallone d'Achille dei "paladini" dell'antisistema. Per chi ci tiene proprio a "viver come bruti" c'è il sistema intero che offre l'imbarazzo della scelta.

    1. Lestaat 11 marzo 2010

      Gran bell'articolo.
      Ma non sarà che molti non fanno nulla perchè vedono benissimo che chi invece si sbatte per qualcosa non ottiene assolutamente niente?
      Non sarà forse l'evidenza che c'è una e una sola strada per cambiare ed è troppo pericolosa per essere intrapresa?
      Non è poi lo stesso motivo che spinge gli esseri umani a "battersi" metaforicamente (perchè nessuno qui combatte sul serio....si parla....o al massimo si manifesta o si TENTA di riorganizzarsi, impediti regolarmente in questo con l'uso della forza da parte del potere) contro i "mulini a vento" (problemi reali eh, per carità, ma che non risolvono le cause che hanno provocato quei problemi, ma anzi, spesso le alimentano dandogli nuovi sbocchi- vedi il riscaldamento globale) invece di fare davvero qualcosa?
      Sarà che quel fare qualcosa sappiamo tutti inconsciamente cosa sia e ci fa sia paura che ribrezzo perchè contro i sacrosanti principi di BENE, di pace, e fratellanza?
      Secondo me, questo bello scritto presenta lo stesso identico limite che denuncia.
      Predicare una "partecipazione", un mostrare indignazione, un attivismo per il cambiamento sempre e comunque all'interno dei parametri ben definiti di democraticità e partecipazione democratica, è illusorio, fuorviante, e senza la pretesa di risultato.
      Perchè è l'esperienza, la storia che ci ormai dimostrato al di la di ogni ragionevole dubbio che al potere non frega mai nulla di quel che vuole la popolazione, a meno che non se ne senta minacciato sul serio.
      Bisogna uscire da internet e fare qualcosa?
      Non vi è dubbio alcuno...il problema è riuscire a dirsi la verità ed identificare cosa sia quel qualcosa da fare e smetterla di raccontarsi menate tanto giuste ed ideali quanto inutili di fronte all'evidenza della storia umana. La società la si sempre cambiata in un modo soltanto, e non siamo affatto pronti ad affrontarlo. Sarebbe oltremodo auspicabile però che almeno quando si parla, e parliamo tanto eh, non ci si raccontino le frottole e gli alibi...sappiamo tutti come si fa e ne abbiamo paura, ma almeno diciamocelo in faccia, non sarebbe più sano?

    1. sickboy 11 marzo 2010

      Io non metterei tutto e tutti sullo stesso piano. Credo piuttosto che l'autore non abbia assolutamente capito a cosa serva "tutto questo", lui e tutti coloro che sono ormai abituati a parlare dal pulpito e seguendo una linea editoriale. Non vi potrebbe essere nulla di più pericoloso e stupido di una ribellione sulla base di idee sbagliate. Quello che nè Grillo nè Barnard - nè Fini - sembrano capire è l'importanza della discussione. Sento parlare di supremazia del pubblico sul privato come un bene. Ne vogliamo discutere? Perchè personalmente mi si accapona la pelle. Disuctere, discutere e discutere ancora, invece che chiudersi nella meschinità dell' "ho ragione io". Dove porterebbe un successo delle liste di Grillo? Porterebbe al potere gente magari onesta ma senza nessuna esperienza politica, nè una vera base di potere personale. Gente che ci porterebbe CON ENTUSIASMO dentro il Super Stato Orwelliano.

    1. RicardoDenner 11 marzo 2010

      I veri cambiamenti ancor prima che nel mondo devono avvenire nella testa della gente..
      E la decrescita..l'ecologia...il senso della vita e in fin dei conti i valori veri si originano da quel ritorno a se stessi che si chiama meditazione..
      e che filtra anche nella vita quotidiana determinando il concetto di bene e di male..che poi è la differenza tra vivere bene oppure come oggi vivere nell'illusione che non porta a nulla se non a sentirsi in utili e gabbati..

    1. redme 11 marzo 2010

      siamo alle solite...pessimismo della ragione e ottimismo della volontà...bisognerà capire prima o poi che l'aggregazione politica si paga in termini di autonomia....nessun partito comprenderà appieno la propria individualità politica...gli "ismi" del 900 sono cresciuti su obbiettivi reali: orario di lavoro, nazionalismo, rappresentanza,...come si può pensare di combattere i Moloch finanziari senza una forza in grado di condizionare i governi...Grillo & company nessuno se li è sposati ma SE servono per spostare in avanti ( o indietro) gli equilibri sociali in termini di democrazia reale vanno usati....tutti a creare i propri sistemi perfetti e scazzare su questioni di lana caprina e questi passo passo ci fanno un mazzo tanto...

    1. Drachen 11 marzo 2010

      applausi e standing ovation.

    1. Tonguessy 11 marzo 2010

      La badante e gli afflitti da Alzheimer. Ovvero chi fa, magari con qualche errore, e chi pensa solo, magari convinto di essere nella Perfezione. Purtroppo è mito comune credere che chi pensa sia in qualche modo da preferire a chi fa. I risultati ce li hai sotto gli occhi. Ma anche qui, nelle strade del nuovo millennio, non mancano episodi analoghi. Viviamo in una società borderline perchè gestita da personalità borderline. Nel tuo piccolo o nel grande del belpaese le cose non combiano poi così tanto: questo è il potere della mente!

    1. Tonguessy 11 marzo 2010

      "Muscoli, braccia, gambe, non c'entrano nulla con la decisione che nasce dal pensiero, sono solo "periferiche" stupide e obbedienti".
      Sono in TOTALE disaccordo su questo pensiero, figlio della cesura posta a sua volta da Cartesio (Cogito ergo sum) tra Res Extensa (la Realtà intesa come Natura)e Res Cogitans (il pensatore, appunto).
      Passa la mano sul fuoco e vedi se la "periferica stupida" se ne resta lì solo perchè lo Scevola di turno lo ha deciso. Per non parlare di questioni ormonali, tutte sterilizzate a detta dei preti da tante belle retoriche, eppure vive e pulsanti.

      Sono un'estimatore di Epicuro il quale faceva notare come mentre i sensi non sbagliano mai (se fa freddo o caldo c'è poco da discutere) la testa sbaglia sovente. E basta una cazzata iniziale per scivolare rovinosamente nei dirupi della logica. Interessante è in tal senso tutta l'epistemologia con i vari verificazionismi, falsificazionismi, previsionismi e negazionismi che non trovano mai il comune accordo, nonostante la premessa iniziale comune fosse la verifica della scienza intesa come portatrice di benessere.

      Dare più retta al proprio corpo e non farsi abbindolare da troppi discorsi che sfociano in quelle buone intenzioni che lastricano le strade dell'inferno mi sembra un atto doveroso. Abbandonare quell'idiozia cartesiana che rappresenta la pietra angolare su cui si è fondato tutto il marcescente edificio culturale occidentale anche.

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