GREXIT: IL TRAMONTO DELL'EURO ?

DI ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

La decisione presa dal premier greco di indire un referendum sull’austerità (rectius: sull’opportunità di accettare o respingere il piano di “salvataggio” delle “istituzioni”, che poi sarebbero la troika) ha scatenato nei nostri lidi la solita tifoseria da stadio: chi inneggia al trionfo della democrazia, chi ostenta scetticismo.

Non se ne abbiano i tromboni sfiatati del “primato della politica”: per valutare il senso politico di questa mossa il dato dal quale partire resta quello economico. È strano che questo non venga compreso soprattutto a sinistra, dove una volta andava di moda una cosa chiamata materialismo storico. Ma non entriamo in questo. La cosa importante è capire che l’austerità non è una bizza, né una virtù, della signora Merkel.

L‘austerità è la conseguenza inevitabile dell’adozione dell’euro: se non puoi svalutare la moneta, per promuovere le esportazioni dalle quali ottenere la valuta forte necessaria per saldare i debitori esteri, devi svalutare il lavoro. I colleghi “appellisti”, quelli che con toni fra il dickensiano e il deamicisiano da anni ci frantumano le gonadi con l’idea che un euro senza austerità sia possibile (errore blu per il quale boccerebbero e bocciano i loro studenti del primo anno) dovranno rassegnarsi. Il fatto che l’aggiustamento fiscale sia reso necessario dal fatto di avere inibito quello di cambio oggi è sancito dal “Rapporto sul completamento dell’Unione Economica e Monetaria”, firmato il 22 giugno dai cinque presidenti (Juncker, Tusk, Draghi, Dijsselbloem e Schulz), che fa strame della disonestà intellettuale di chi da cinque anni si arrampica sugli specchi per non ammettere un errore storico di proporzioni inaudite. Capisco le difficoltà di chi si è dato per anni una vernice sinistrorsa e deve ammettere oggi di essere stato, per interposto euro, servo sciocco della finanza internazionale. Tuttavia sarebbe meglio venire a patti con la realtà, perché altrimenti si rischia di peggiorare una situazione già estremamente paradossale: quella in cui il compito di per sé rivoluzionario di dire la verità viene lasciato alle istituzioni antidemocratiche dell’Unione, mentre un leader di sinistra pretende di promuovere la democrazia con un quesito intrinsecamente menzognero e sostanzialmente inutile, dato il mandato esplicito ricevuto e il consenso di cui gode: “Volete l’austerità?” (e l’intellighenzia “de sinistra” plaude partecipe).

Il quesito corretto sarebbe: “Volete l’euro?” Varoufakis, il ministro greco dell’economia, ha le sue ragioni quando afferma che questo quesito formalmente non può essere posto, dato che i Trattati precludono questa possibilità. Ragioni deboli, tuttavia: basta leggersi gli articoli 56, 61 e 62 della Convenzione di Vienna, dalle quali risulta che anche trattati che non presentano clausole di risoluzione esplicita possono essere impugnati, che i trattati internazionali possono essere risolti qualora intervenga una radicale impossibilità di onorarli, o sopravvengano cambiamenti radicali delle circostanze che hanno spinto a sottoscriverli. La formulazione in termini di “austerità” quindi è in buona sostanza una foglia di fico, visto che il referendum è stato appunto promosso invocando circostanze eccezionali.

Certo, agendo in questo modo, Tsipras dimostra abilità tattica: lascia la palla ai creditori, scaricando su di loro la responsabilità di una rottura. Questa ormai non è improbabile. Al Draghi che il 4 aprile 2013 affermava spavaldo “No plan B”, subentra oggi un Eurogruppo che pare stia più pragmaticamente cercando di capire come gestire l’uscita della Grecia. Tsipras dà anche prova di coerenza: non va dimenticato che il suo governo è l’unico che (fino ad oggi) non abbia dato prova di totale subalternità all’Europa. Né Hollande né Renzi ci sono riusciti, pur partendo da posizioni meno deboli.

Riconosciuti i suoi meriti, resta da chiedersi perché sia così necessario per Tsipras nascondersi dietro una foglia di fico, e attribuire alla cattiva volontà altrui la responsabilità di una decisione che, secondo il parere dei commentatori più autorevoli, dovrebbe invece prendere in prima persona, nell’interesse del suo paese. Qui torna in evidenza il peccato originale nella strategia di Tsipras.

Per raggiungere il potere, Tsipras ha dovuto mentire, proponendo agli elettori l’euro come un valore positivo, uno status symbol da difendere a ogni costo, il segno tangibile del riscatto della nazione ellenica. So che agli “spinellati” di varia estrazione dà fastidio sentirselo dire: loro, porelli, ce l’hanno menata per anni con questa storia che l’euro combatteva “er nazzzionalismo”. Ma le cose stanno esattamente al contrario. Per indurre i popoli del Sud ad entrare nell’Euro non ci si è fatti scrupolo di far leva sul loro nazionalismo più bieco, sul loro desiderio di “non sentirsi da meno di un tedesco” (ognuno si sceglie i modelli che si merita, verrebbe da dire). Anche Tsipras ha dovuto, volente o nolente, inserirsi nel solco di questa sciocca menzogna (dove sono i greci che ci raccontavano della cornacchia con le penne del pavone?), e questo gioco sporco oggi si gli ritorce contro. Prescindendo dal solito terrorismo mediatico transnazionale, l’uscita della Grecia dall’euro verrebbe infatti vissuta anche dal suo elettorato come una sconfitta, scatenando risentimenti nazionalistici e alimentando l’opposizione a Syriza. Queste dinamiche politiche interne offrono la lettura più sensata di quello che in definitiva è un referendum su Tsipras. Tsipras deve misurare il consenso attorno alla propria persona perché sa che molto probabilmente presto dovrà tornare sui suoi passi, mettendo in pratica proprio quella misura che, per guadagnare il potere, ha detto di voler scongiurare: l’uscita dall’euro.

Una uguale abilità tattica da parte dei creditori suggerirebbe loro di venire incontro a Tsipras, facendogli concessioni ma tenendolo intrappolato nell’euro. Accordandogli un haircut e venendogli incontro su qualche misura simbolica gli permetterebbero di salvare la faccia (cosa alla quale Tsipras giustamente tiene e che finora è riuscito a fare), ma lo lascerebbero schiacciato sotto il peso della contraddizione oggettiva fra adesione all’Eurozona e possibilità di rilanciare effettivamente la Grecia, sottraendola al suo destino di colonia tedesca. Una soluzione apparentemente win-win: Tsipras resterebbe in sella, e nei fatti i creditori continuerebbero a spremere la Grecia, estraendone il succo (al costo di rinunciare a riscuotere quei crediti dei quali tanto si sa che sono inesigibili).Ma anche qui sono dinamiche politiche interne a frapporsi, questa volta quelle della Germania. Nonostante il rischio geopolitico di una rottura, che sta suscitando, come avrete notato, un certo allarme a Washington, la leadership tedesca, che ha mentito scaricando sui greci tutte le responsabilità, non può ora permettersi di venir incontro a questi ultimi, senza rischiare grosso sul fronte politico interno. I “compagni” della Spd non si lascerebbero certo sfuggire l’occasione di evidenziare le debolezze della Merkel nei riguardi dei greci per farle le scarpe, e del resto se si cede coi greci, poi lo si deve fare con portoghesi, spagnoli, ecc. Ecco quindi che le menzogne nazionalistiche incrociate di Nord e Sud ostacolano qualsiasi prospettiva strategica e qualsiasi esito cooperativo, rendendo sempre più probabile che una cosa nata male come l’euro finisca ancora peggio.

Intendiamoci: la storia procede per discontinuità, gli uomini e il caso fanno la differenza, la vicenda non è conclusa, né è possibile dire ora quando si concluderà. Possiamo però dire che gli ultimi sviluppi rendono sempre più chiaro come si concluderà: col tramonto dell’euro, come preconizzavo nel 2012, e verosimilmente anche con un profondo ripensamento dell’Unione Europea, il cui modello di integrazione è ormai destinato al fallimento, come concludeva lo scorso anno un europeista (che poi, qui in Italia, significa eurista) pentito come Zielonka.

Resta un’unica certezza: avendo dovuto mentire ai propri elettori, nascondendo cosa avrebbe realmente comportato l’euro, cioè la necessità di scaricare sul mercato del lavoro tutte le tensioni che prima erano assorbite da quello dei cambi, tutte le élite escono sconfitte, e con loro escono sconfitti gli elettorati nazionali: quelli del Sud, che vivranno la fine dell’euro come una cacciata dal paradiso terrestre; quelli del Nord, che rimprovereranno alle proprie élite di non essere state in grado di tutelare i loro interessi economici. L’asimmetria insita in questo progetto demenziale ne renderà ancora più devastanti gli effetti sulla coesione sociale e politica del nostro continente. Come nota Mimmo Porcaro, l’euro, che secondo gli “spinellati” doveva affratellare i proletari di tutta Europa, sta sopravvivendo su una narrazione che invece li segmenta, convincendo il sottooccupato tedesco, vittima delle riforme Hartz, che la sua miseria e la sua precarietà sono colpa del pigro proletario meridionale (anziché dello scaltro capitalista settentrionale). Su questo quadro desolante si innesta il fatto che, quando il gioco finirà, il necessario riallineamento del cambio avrà, come i precedenti storici dimostrano, effetti espansivi al Sud e recessivi al Nord. I mentitori meridionali (quelli del “lavorerete un giorno in meno…”, per capirci), potranno quindi tirare un sospiro di sollievo, perché i loro ceti subalterni verosimilmente recupereranno una relativa prosperità. Ma questa finestra di relativa pace durerà fino a quando, al Nord, un proletariato ulteriormente impoverito non troverà l’uomo forte che ne sfrutti il malcontento. Un film già visto, e quindi rinuncio a ricordarvene il finale.

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/grexit-quelli-che-la-democrazia-trionfa-ma-anche-no/1823559/

27.06.2015

Titolo origionale: Grexit: quelli che ‘la democrazia trionfa (ma anche no)’

22 Commenti
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Rosanna
Rosanna
28 Giugno 2015 19:52

E dunque votate Salvini e Lega !!!

Simec
Simec
28 Giugno 2015 20:15

si purtroppo si. i pagliacci del M5S sono troppo cerchiobottisti e ceppalonici sull’euro, hanno paura a prendere posizione.
A quei poveri ingenui che ancora credono alla farsa elettorale di regime non resta, per sopravvivere che quel bifolco razzista di salvini. che fa schifo, ma che è 1000 volte meglio del piddì.. sic, che paese di merda tocca vivere!

Simec
Simec
28 Giugno 2015 20:18

E la Grecia siamo noi domani, prima lo capiamo e meglio è.
L’euro,insieme col debito, è la garrota istituzionale dei popoli.

Boero
Boero
28 Giugno 2015 20:48

Va bene,vediamo cosa succede se esce,se no si continua con questi articoli in eterno…

Leo_Pistone
Leo_Pistone
28 Giugno 2015 20:49

Fino a ieri Varoufakis era "Varoufake", oggi ha le sue ragioni.

Tsipras a gennaio era "complice di un progetto fascista", oggi "dimostra abilità tattica".
Ma lui ha sempre ragione: non per caso è er ducetto de pescara.
Tanto è vero che ne dice tali e tante da non accorgersi più neppure lui delle sue contraddizioni.
Se poi si tiene conto che ha fatto di tutto, e continua a farlo, per far passare gli euro-scettici per una manica di fascio-leghisti fanatici ed esaltati, si ottiene il profilo di un personaggio davvero credibile.
Toussaint
Toussaint
28 Giugno 2015 21:25
Mr. Leo_Pistone, se mi permette, Tsipras, in sede di campagna
elettorale, NON HA MAI DETTO DI VOLER USCIRE DAll’EUROZONA. Non l’ha mai detto
nemmeno dopo essere stato eletto. Pensava di convincere tutti della necessità di abbandonare le politiche di austerity. 
Comincia a dirlo adesso, dopo aver
letteralmente sbattuto il muso contro l’Eurogruppo (nessuna meraviglia). Chi è, quindi, che ha
cambiato idea? Bagnai o Tsipras? Felicissimo, comunque, che l’abbia fatto.
Meglio tardi che mai.  

I suoi insulti, insieme
a quelli di tutti i pentastellati, hanno il solo scopo di non permettere che
CdC pubblichi ancora articoli di Bagnai. Complimenti, ce l’ha (ce l’avete) quasi
fatta.  

 

Valdo
Valdo
28 Giugno 2015 22:57

Infatti non l’ha mai detto ma ha agito in modo tale da aver messo la Ue con le spalle al muro come nessuno ha mai fatto. La politica è una cosa complessa e non basta saperne tanto di macroeconomia. Bisogna essere tattici e strateghi. Cosa che Bagnai pensa di essere e drammaticamente non è. Ma perché non si limita a fare quel che sa fare e lascia stare la politica? Che brutta cosa il narcisismo.

FlavioBosio
FlavioBosio
28 Giugno 2015 22:59

《Pensava di convincere tutti della necessità di abbandonare le politiche di austerity.》


ROTFL !!!

Sarebbe come andare in banca a chiedere un prestito per comprarsi una BMW, e poi rifiutarsi di pagare le rate alla stessa accampando delle scuse, ma nel contempo chiedere un altro prestito per comprarsi una Porche.

Chi sarebbe l’idiota che presterebbe altro denaro ad un individuo simile???

Siamo seri, ad individui simili si chiede un immediato rientro del fido e li si lascia serenamente fallire punto!



Abrazov
Abrazov
28 Giugno 2015 23:01

Mamma mia come soffri 😀

FlavioBosio
FlavioBosio
28 Giugno 2015 23:05

E speriamo che ci si strozzino in fretta!!!

Finalmente anche l’Italia sará messa spalle al muro e dovrá scegliere fra la fucilazione o il taglio vero dello sperpero pubblico, che sia la volta buona che si riesce a raddrizzare il legno storto?
Gil_Grissom
Gil_Grissom
28 Giugno 2015 23:26

Ottima analisi dell’esimio Bagnai che sottolinea benissimo la contraddizione di fondo dell’alleanza che sta alla base della nascita dell’Euro, cioe’ il capitale e la grande finanza internazionale che sognano un mondo di schiavi che lavorano per pochi euro giornalieri saldati in una innaturale unione con la stessa massa di schiavi che si lascia schiavizzare nel sogno di un grande euro internazionalista. Il peggior incubo di Marx e dei marxisti.

Leo_Pistone
Leo_Pistone
28 Giugno 2015 23:45

La posizione di Tsipras al riguardo è ben nota. Voleva ridiscutere l’austerità all’interno di euro e UE e quello è il mandato che ha ricevuto dal suo elettorato. Il fatto che lo rispetti, anche se da fastidio a molti, è indice di democraticità, al di là delle sue posizioni. Così facendo, inoltre, ha dimostrato senza possibilità di ulteriori discussioni che UE e moneta unica sono irriformabili. Il che non è cosa da poco, dato che ora i loro sostenitori non possono più camuffarsi per quello che non sono. Veniamo al resto del tuo commento. Tacci me di insultare, quando sai perfettamente di essere andato avanti a forza di offese e turpiloquio in tutti i tuoi commenti precedenti, nessuno escluso. Al punto da costringermi più volte a farti presente che qui non sei su goofynomics. Quindi comprenderai che al riguardo non sei molto credibile. E poi dove starebbero questi insulti? Capisco che a voi seguaci dia parecchio fastidio il nomignolo che ho trovato per il vostro guru. Ma del resto uno che ne ha affibbiati a chiunque, quasi sempre in modalità del tutto gratuita e solo per foraggiare nel modo più spiccio il proprio progetto e il proprio ego, come si… Leggi tutto »

Leo_Pistone
Leo_Pistone
28 Giugno 2015 23:47

Ovvio che il mio commento precedente sia indirizzato a Toussaint

clack
clack
28 Giugno 2015 23:55

Ultimissime dal mondo dello sport.

Data l’eccellente maestria nell’eseguire gli slalom più spericolati tra le sue innumerevoli contraddizioni, il Prof. Bagnai è stato convocato dalla nazionale italiana di sci alpino, in cui sarà inserito nella prima squadra della specialità di Slalom Gigante.
I più sentiti complimenti da parte di tutti i simpatizzanti del movimento euro-scettico.
Valdo
Valdo
29 Giugno 2015 0:13

Eccellente Leo Pistone. As usual.

Toussaint
Toussaint
29 Giugno 2015 0:16
Come risposta una sgomenta pagina bianca. A mai più sentirla (perdoni il turpiloquio).
Toussaint
Toussaint
29 Giugno 2015 0:22

E io cosa ho scritto?

"I suoi insulti, insieme a quelli di tutti i pentastellati, hanno il solo scopo di non permettere che CdC pubblichi ancora articoli di Bagnai. Complimenti, ce l’ha (ce l’avete) quasi fatta".  

Visto che avevo ragione? Per favore, non si ritenga obbligato a rispondere.

 

Leo_Pistone
Leo_Pistone
29 Giugno 2015 1:17

Toussaint, il campionario dei pretesti che metti in atto ogni volta è davvero di esempio per chiunque voglia apprendere tutti i segreti della malafede. Dove sarebbero questi insulti? Te l’ho già chiesto, ma tu invece di rispondere fai finta di nulla e ti limiti a reiterare la stessa accusa. Va be. Al riguardo ti faccio presente, perché dai mostra di non volerne tenere conto, che nel momento in cui qualcuno si comporta deliberatamente da fanatico, se il suo interlocutore glielo fa notare non lo sta insultando, ma sta solo prendendo atto di quel comportamento. Il pretendere che sia un insulto è allinearsi al comportamento tipico dei piddini, che di questo hanno fatto una vera e propria arte, sublimandola al punto da porla in essere quale forma implicita di ricatto. Con cui vorrebbero ridurre al silenzio qualsiasi critica nei confronti delle loro porcate. Ora, non ti sembra alquanto strano che voi che dite di essere avversari irriducibili dei piddini vi comportiate in modo da essere intercambiabili con loro? Inoltre ti faccio notare che il livello dello scontro sostenuto da voi seguaci è più alto in assoluto con chi è euro-scettico almeno quanto voi, ma ha il torto di non esserlo secondo… Leggi tutto »

Gil_Grissom
Gil_Grissom
29 Giugno 2015 1:34

Cara Rossana condivido molto spesso cio’ che dici ma stavolta no: non si tratta piu’ di votare movimento 5 stelle, lega o pd, ma si tratta di votare pro o contro questa europa di tiranni: lega e movimento 5 stelle sono entrambi movimenti antieuropeisti per cui un voto dato ad uno dei due e’ comunque un voto dato contro l’Europa e soprattutto contro il pd, dunque un buon voto. Uscire dall’euro da destra o da sinistra poco importa, importante e’ uscirne.

Ossimoro
Ossimoro
29 Giugno 2015 17:36

Ma è davvero sicuro che il M5S sia anti europeista?

Gil_Grissom
Gil_Grissom
30 Giugno 2015 1:32

Hanno per primi in europa proposto un referendum per chiedere agli italiani se vogliono restare o uscire dall’euro, questo mi basta.

AcidBoy
AcidBoy
30 Giugno 2015 12:22

Salvini è antieuropeista solo a parole.Chi non capisce che cavalca il
malcontento si merita davvero di essere governato da gente come lui. 2015 e
credere ancora ai buffoni della politica. sigh!