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GREEN REVOLUTION FOR DUMMIES

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!

Un lettore che si firma Umberto mi scrive nei commenti:
Sei ancora convinto Gianluca che tutto ciò che sta accadendo nell’antica Persia sia opera della Cia e dei disinformatori reazionari oppure siamo in presenza di un regime che opprime,vieta e nega le libertà individuali e fondamentali delle persone? Non e’ forse ora di ammettere che in Iran siamo di fronte ad un regime oscurantista, obsoleto e tirannico che vieta le più elementari libertà individuali? Non e’ forse ora che anche i più convinti assertori della politica sciita si arrendano di fronte all’evidenza dei fatti?Davvero siete convinti che tutta questa sia disinformazione occidentale e non lo specchio di una civiltà oppressiva, reazionaria, assolutista e fondamentalista? Cosa deve succedere per convincervi che in Iran siamo di fronte ad una e vera dittatura fondamentalista, che reprime i più elementari diritti umani? Rispondimi sinceramente ti prego.

Gentile lettore, poiché mi chiedi una risposta sincera, dirò senza peli sulla lingua che darti una risposta è davvero difficile. Non perché la questione sia difficile in sé, ché anzi è fin troppo facile da capire. Ma perché è un immensa fatica parlare di politica internazionale, sia pure nei suoi più basilari rudimenti, con chi esprime una percezione dei meccanismi di potere che non oserei definire né romanzesca, né fumettistica (esistono romanzi e fumetti di straordinaria complessità, con infinite stratificazioni di significato), ma hollywoodiana, degna di certi  blateranti blockbuster americani di propaganda, gonfi di retorica e con Bruce Willis come protagonista. Dai concetti che trapelano nel tuo post direi che fai parte di quella stragrande maggioranza di cittadini del mondo che sono stati appropriatamente condizionati a non distinguere più la realtà delle cose dalle proprie categorie mentali. Non posso fare nulla per te e non mi permetto di spiegarti nulla: i percorsi di decondizionamento, quand’anche io ne conoscessi le tecniche, non sono pane per i miei denti, e comunque richiedono una forte dose di determinazione individuale. Considera dunque la risposta che segue rivolta non a te, ma a quella minoranza di persone per le quali il percorso di decondizionamento è già stato completato; o perlomeno è giunto ad uno di quegli stadi intermedi in cui l’impostazione per dicotomie (“buono-cattivo”, “tirannia-democrazia”, “libertà-schiavitù”, “destra-sinistra”, eccetera) riesce ad essere tenuta a bada quel tanto che basta da non trasformare l’universo in una trattoria di quart’ordine che offre ai suoi avventori la scelta fra due sole pietanze, per di più entrambe immaginarie (“il signore preferisce le scaloppine di araba fenice o il brasato di sarchiapone?”).

Orbene, dalla missiva in esame emerge un’analisi della situazione iraniana che mi permetto di riassumere in questo modo: in Iran c’è un governo di malvagi tiranni, che nega le libertà individuali. Dunque il popolo dell’Iran si è ribellato e grazie alla propria eroica lotta riuscirà ad avere ragione dei propri aguzzini. Fine dell’analisi. Ora, di fronte ad affermazioni di questo tipo, il primo problema è capire da quale pagina iniziare a strappare la sceneggiatura disneyana che nelle menti di molti individui ha preso il posto dell’esame razionale di fatti e circostanze. Cominciamo dai malvagi tiranni, tanto, a questo punto, una pagina vale l’altra.

Per quanto mi sforzi, mi vengono in mente ben poche nazioni al mondo i cui cittadini non parteciperebbero con gioia ad una pubblica impiccagione dei propri governanti. Forse farebbero eccezione giusto la Svizzera, il Lussemburgo e il Principato di Monaco, ma nemmeno su questo metterei la mano sul fuoco. Anzi, mi vengono in mente pochissimi paesi nel cui organismo sociale non siano presenti, in potenza, le condizioni di furore represso che potrebbero portare da un giorno all’altro alle stesse scene di guerriglia urbana che vediamo oggi nelle città dell’Iran. O nel quale, se tali condizioni non sono presenti, non possano comunque essere create con poco sforzo. E questo non certo da oggi e non certo a causa dell’impazzare della crisi, ma in ogni tempo e in ogni condizione storica. L’Italia è pronta da tempo per una guerra civile, che è stata accuratamente gestita e fomentata; lo stesso vale per la stragrande maggioranza dei paesi europei; negli Stati Uniti basterebbe una scintilla qualsiasi per dare fuoco alle polveri dell’insicurezza, dell’invidia, del razzismo, dell’antagonismo congenito, della disuguaglianza sociale, della disoccupazione dilagante; eccetera eccetera, trovatemi un paese (un paese di rilievo nello scacchiere geopolitico) che non sia pronto, almeno in teoria, ad assaltare in letizia la propria sede del Parlamento o il proprio palazzo dell’Esecutivo. Eppure questo accade solo in alcuni paesi e solo in particolari congiunture politiche. Come mai? La risposta del lettore è: perché in questi paesi i crudeli tiranni rendono la vita così impossibile che la gente s’incazza più che altrove. Questa risposta è terribilmente puerile per almeno due ragioni. La prima è la banale considerazione che le grandi rivoluzioni, nella storia, sono sempre state fatte dalle minoranze con la pancia piena, non dalle maggioranze con la pancia vuota. I panciavuota rappresentano al massimo la manovalanza, non certo la direzione operativa delle rivoluzioni. Detto in altro modo: solo se un governo garantisce un tenore di vita decoroso e una ragionevole sicurezza per il futuro, una piccola parte dei suoi cittadini, quella sazia e tranquilla, può dedicarsi alla difesa della libertà di pensiero, della libertà di stampa, della libertà di associazione e di altre prerogative che sono deliziose dopo un lauto pasto, ma risultano poco commestibili per chi ha l’impellente necessità di mettere insieme pranzo e cena. Ne derivano due importanti corollari: il primo è che si abbattono con la forza solo i governi che gesticono la propria nazione con un minimo di decenza, non quelli veramente insostenibili. Nessuno si ribellò alle dragonnades di Luigi XIV o alle deportazioni staliniane, mentre furono i meno spietati Luigi XVI e Nicola II a finire sulla ghigliottina o di fronte a un plotone d’esecuzione improvvisato. Il secondo corollario è che ogni rivoluzione è sempre gestita da una minoranza più facoltosa contro una maggioranza meno facoltosa che la subisce. Succede anche oggi in Iran, dove è la classe media a scendere in strada con gli stracci verdi per abbattere quello stesso governo che la maggioranza dei contadini e del popolo minuto aveva eletto plebiscitariamente pochi mesi fa.  

C’è poi la seconda ragione che rende puerile l’idea della ribellione del popolo ai tiranni: un popolo, da solo, non possiede né i mezzi, né le risorse economiche, né le strategie militari, né i contatti politici, né le prerogative culturali per ribellarsi a un bel niente, né in maggioranza né in minoranza. Al massimo riesce ad organizzare manzonianamente qualche disordinato assalto ai forni delle Grucce, per poi ritrovarsi senza più farina per l’inverno a venire. Una rivoluzione, per avere una qualche probabilità di successo, ha bisogno di coordinamento. Servono pianificatori delle operazioni che individuino i bersagli da colpire; servono esperti di propaganda che definiscano un’ideologia e provvedano alla sua diffusione presso il pubblico, stabiliscano le parole d’ordine, individuino i momenti e i luoghi più propizi per dare il via alla rivolta, organizzino eventi-simbolo con cui accendere gli animi delle folle (l’assassinio fasullo di Neda o quello, probabilmente autentico, ma non per questo meno pianificato, del nipote di Mousawi); servono finanziatori che provvedano a fornire le armi e i mezzi di propaganda, a pagare le ricognizioni logistiche preliminari, a “ungere” coloro che devono guardare dall’altra parte e a offrire generose elargizioni a chi deve invece svolgere un ruolo attivo durante le operazioni; servono esperti di psicologia delle folle, assistiti da discrete formazioni militari o paramilitari, che si assicurino di indirizzare gli eventi nella direzione voluta, evitando che la situazione sfugga di mano; infine servono persone con contatti politici e diplomatici di alto livello che mettano a punto la fisionomia della classe politica postrivoluzionaria e ne scelgano i membri, onde scongiurare spiacevoli salti nel buio che non sarebbero graditi a nessuno. A progettare tutti questi interventi provvede un gruppo di persone estremamente ristretto che è più corretto definire “élite” che “minoranza”. Di fronte a qualunque evento rivoluzionario o simil-rivoluzionario, le prime domande che una persona con i piedi per terra dovrebbe porsi sono: da quale élite è stato progettato e gestito? A quale scopo? Sulla base di quali interessi nazionali e/o internazionali? Senza chiedersi questo si finisce per concepire la politica e la storia come narrazioni favolistiche, che hanno più a che fare con l’immaginario cinematografico di massa che non con le effettive meccaniche geostrategiche degli interessi in campo. Chiediamoci dunque: quale ristretto gruppo ha progettato e sta attualmente coordinando l’ennesima rivoluzione colorata di questi anni, quella “verde” iraniana? Il lettore di cui sopra non vuol sentire nominare né la CIA (coacervo di interessi sparsi in cui le mire americane giocano un ruolo di rilievo) né i “disinformatori reazionari” del Mossad (dove prevalgono le prospettive di controllo israeliano sul Medio Oriente). Okay, lo faccio contento e non li nomino. Però ci dica allora lui, se ne è in grado, quali soggetti sono più interessati (e dunque più sospettabili) di questi a dirigere quello che appare a tutti gli effetti come un colpo di stato volto a sovvertire le istituzioni (democraticamente elette o no, poco importa) della Repubblica Islamica. I servizi segreti pakistani? Stephanie di Monaco? Il Dalai Lama? Sono aperto ad ogni ipotesi. Basta che non si tirino fuori le “persone” che si ribellano al “regime oscurantista, obsoleto e tirannico”. Per questo Natale ho già accompagnato le bambine al cinema a vedere il film della Disney e la mia razione di principesse e ranocchi me la sono già sorbita, grazie.

Del resto non è per semplice idiosincrasia o paranoia che i nomi di queste due agenzie vengono evocati a proposito della crisi iraniana. Esiste, prima di tutto, una cosa che si chiama “modus operandi”, a cui ogni buon investigatore fa riferimento quando si tratta di ipotizzare le responsabilità di un crimine. La rivoluzione iraniana somiglia a molte altre “rivoluzioni” già viste in passato per i simboli che utilizza (il colore), per le modalità con cui ha preso avvio (la contestazione di brogli inesistenti, la proclamazione preventiva della vittoria dello sfidante fatta prima degli exit poll allo scopo di invalidare il risultato dello spoglio), per l’escalation di tensione generato attraverso omicidi “mirati” e opportunamente propagandati (quello finto di Neda, con un noto contatto dell’intelligence occidentale, Arash Hejazi, che nel video rovescia in faccia alla ragazza la fialetta di liquido rosso; quello più recente del nipote di Mousawi), per l’utilizzo di social network come Twitter e Facebook a scopo di mobilitazione della massa, per le tattiche di guerriglia utilizzate nelle strade, sempre uguali in ogni paese in cui vi sia da rovesciare un “tiranno”, dall’Europa al Medio Oriente. Di fronte a modalità operative così simili, ipotizzare l’esistenza di una stessa regia dietro i disordini non è semplicemente il vezzo di chi ama accusare dei mali del mondo sempre lo stesso babau: è invece una possibile conclusione logica a cui puntano mille differenti indizi e che solo uno sciocco accecato dall’ideologia rifiuterebbe di prendere in considerazione.

Inoltre, cerchiamo di stare ai fatti e di non farci distrarre dai nostri aneliti ad un mondo perfetto di pace e giustizia: abbiamo un paese che sta sfidando l’intera comunità dei dominanti di questa fase storica per dotarsi di tecnologia nucleare da sfruttare in campo energetico e militare; un paese ricco di petrolio, che ha già attivato una borsa internazionale in cui l’oro nero può essere scambiato in valute diverse dal dollaro; un paese con un’influenza militare e territoriale sulla regione che è cresciuta a dismisura dopo l’invasione americana dell’Iraq, dove gli sciiti filo-iraniani tengono in pugno molte zone cruciali del sud; un paese che aspira ad entrare nello SCO, che ha iniziato a intrattenere rapporti sempre più stretti con grandi potenze emergenti come Cina e Russia, che da esse acquista tecnologia militare all’avanguardia e con esse stringe accordi commerciali ed energetici privilegiati. In sostanza, l’Iran è un paese che sta dirigendosi a tutta velocità verso lo status di grande potenza indipendente sul piano economico, militare, commerciale, politico, diplomatico, minacciando i visibilissimi piani di predominio israelo-americani sulla regione. Usiamo il rasoio di Occam: è più probabile che ad aver progettato la caduta del governo di Ahmadinejad siano i grandi interessi geostrategici dei paesi dominanti – che non sono certo nuovi a questo tipo di operazioni e possiedono le risorse e il know how per portarle a termine – minacciati dalla crescita senza freni dell’Iran, oppure un pugno di scalmanati vestiti di verde, che non sembrano in grado di approntare strategie politiche diverse dall’intonazione di slogan e dall’incendio di autoveicoli in sosta? E’ legittimo porsi questa domanda e cercare di darsi una risposta? O siamo condannati a ragionare in eterno in termini grezzamente e videocraticamente moralistici, dove “libertà” e “oppressione” sono le due uniche categorie di riflessione che ci è consentito utilizzare? 

Del resto non c’è bisogno di andare tanto lontano per avere una risposta, se lo stesso Tariq Ali, storico e scrittore che non simpatizza certo per l’establishment iraniano, afferma in un’intervista ( http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/iran-9/intervista-tariq-ali/intervista-tariq-ali.html ) su Repubblica di ieri: “La Cina e la Russia, che hanno contratti importanti con l’Iran, non si taglieranno da sé la gola sotto il profilo economico. La speranza in Occidente è che il regime venga scalzato dall’interno, che si possa trattare con un nuovo governo”. Mi limiterei ad aggiungere che l’Occidente non si è mai limitato a osservare le questioni politiche interne di altri paesi e a sperare che si evolvessero nella direzione desiderata; ha invece sempre contribuito attivamente, attraverso i propri corpi militari e d’intelligence, a rendere concreti i propri desideri con ben note tecniche d’ingerenza negli affari interni e con procedure di regime change progettate all’uopo. 

C’è un’altra allusione che trapela dal post: quella che chiunque non simpatizzi per i rivoltosi iraniani sia, per definizione, un simpatizzante e sostenitore del regime di Ahmadinejad, anzi di Ahmadinejad stesso, visto che scindere il ragionamento politico da sentimenti personali come simpatia, antipatia, odio, amore, è qualcosa che la banalizzazione giornalistica che ha ridotto in melassa il cervello di nove decimi dell’umanità non contempla e non riesce neppure a concepire. Tutto viene ridotto alla schematizzazione puerile “amore-odio”, “bello-brutto”, “democrazia-tirannia”, e via riducendo a binomio la complessità dell’universo, proprio come Orwell aveva profetizzato quando descriveva gli effetti devastanti del Newspeak. Più spesso l’accusa è quella di essere disposti ad appoggiare regimi autoritari e brutali sulla base di un antiamericanismo ideologico che preclude ogni contatto con la realtà.

Io non ho certo problemi ad ammettere ed anzi a proclamare il mio antiamericanismo, come del resto faccio spesso. Dico solo che non è ideologico, ma parte proprio dall’analisi di quella stessa realtà che chi muove queste critiche rifiuta di prendere in considerazione. L’Iran è un esempio perfetto e può servire da modello per illustrare quella che è stata la parabola discendente di ogni nazione che si sia svenduta, per grulleria o per forza maggiore, al potere coloniale della potenza unica che ha preso le redini del mondo negli ultimi vent’anni.

L’Iran è oggi un paese in ascesa. Ha un’economia in forte sviluppo, un apparato militare in grado di garantirgli la dovuta protezione, buoni rapporti diplomatici e commerciali con le potenze orientali, un sistema d’istruzione di alto livello, una posizione territoriale invidiabile che promette di consolidarsi nel futuro, possiede risorse energetiche che possono garantirgli la ricchezza. Ha una classe politica che sarà anche corrotta e “oscurantista” (qui bisognerebbe capire quale classe politica non lo è), ma che eventualmente lo è in proprio, non per imposizione di manovratori esterni che dettano direttive e politiche nazionali in nome di interessi contrastanti con quelli della nazione. I manifestanti che vediamo in questi giorni scatenare la violenza nelle strade iraniane rappresentano una miserabile minoranza della popolazione che – consapevolmente o no, poco importa – vorrebbe svendere a una potenza straniera e nemica questa invidiabile posizione geostrategica del paese per averne in cambio le fumose chimere consumistiche martellate nelle loro teste dagli stessi strumenti di propaganda che hanno ridotto un paese un tempo ricco come l’Italia a dibattersi nella melma schiavile in cui oggi la vediamo affondare. Non c’è un solo paese che, caduto dopo il 1989 nelle grinfie coloniali dell’unica superpotenza rimasta, non sia diventato l’ombra di se stesso. Ne sanno qualcosa i paesi dell’est, molti dei quali rimpiangono ormai apertamente il defunto sistema sovietico. Lo sanno ancor meglio paesi come la Georgia o l’Ucraina, che hanno incautamente e giovanilmente appoggiato le loro rivoluzioni colorate per trovarsi oggi a combattere – e ad essere repressi con straordinaria efficacia – contro gli stessi governanti a favore dei quali avevano a suo tempo sventolato le bandierine arcobaleno.  

Pertanto, l’essere contrario o favorevole al governo iraniano, contrario o favorevole al popolo vociante, è un problema che non mi pongo nemmeno. Quello che voglio è agevolare, in ogni modo possibile, il declino ormai avanzato del sistema monocentrico che ha caratterizzato nell’ultimo ventennio le dinamiche geopolitiche. E’ più che evidente che ciò che si prospetta all’orizzonte è una fase policentrica, in cui i vecchi equilibri del potere globale saranno scossi dall’ingresso nell’agone politico-economico di nuovi soggetti di rilievo. La Cina, la Russia, l’India, forse lo stesso Iran, potrebbero dare il colpo di grazia a questa tirannia monocratica della quale anche il nostro paese – forse più ancora di altri – è rimasto vittima. E non si esce di certo da questo pantano strillando slogan in piazza, incendiando automobili o invocando gli spiriti delle “libertà democratiche” sulle quali intere generazioni di giovani si sono fottuti il cervello a vantaggio dei produttori di queste “libertà”, i quali sono stati ben lieti di fornirgliele nella loro versione fornita di copyright, in confezione regalo, tutto compreso, prendere o lasciare. Se ne può forse uscire agendo d’astuzia: evitando di farsi infinocchiare ancora dalle vecchie parole d’ordine, appoggiando tutto ciò che può contribuire a demolire – sebbene a volte con modalità dolorose – le sbarre arrugginite del vecchio carcere coloniale e, soprattutto, preparandosi a sferrare il colpo di grazia quando i tempi saranno maturi e i carcerieri disarmati e allo sbando. Pessoa diceva che la tirannia consiste nel costringere le persone a scegliere tra due mali, ad esempio tacere o essere arrestati. In questo senso, possiamo vedere la tirannia in tutto ciò che caratterizza lo scenario politico contemporaneo. Lo vediamo anche nel dibattito sulla situazione iraniana, che ci costringe a decidere se preferiamo una repressione sanguinosa da parte di un governo teocratico o il loop senza fine di una modalità di annientamento delle nazioni che abbiamo già visto ripetersi in innumerevoli occasioni nel corso dell’ultimo secolo. Ognuno scelga il suo male minore. Per me il male minore è quello che può portare, col tempo, all’affermazione di un bene; e il bene è per me sinonimo di cambiamento, e non si perviene ad esso sclerotizzandosi sulle decrepite categorie morali di un panorama storico in via di rapida dissoluzione. In questo senso non ho problemi a dire che auspico una sopravvivenza, e anzi un rafforzamento, dell’attuale establishment politico iraniano, il quale possiede – e lo ha dimostrato – alcune delle doti di determinazione necessarie a condurci fuori da questo deserto. Che poi tale fuoriuscita avvenga o no all’insegna dell’assolutismo e del fondamentalismo, chiedo scusa, ma mi pare assolutamente e fondamentalisticamente privo di rilievo.             

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-12-29
29.12.2009

Pubblicato da Davide

  • owanda

    “—-oppure siamo in presenza di un regime che opprime,vieta e nega le libertà individuali e fondamentali delle persone? Non e’ forse ora di ammettere che in Iran siamo di fronte ad un regime oscurantista, obsoleto e tirannico che vieta le più elementari libertà individuali?”

    SI bravo, complimenti per lo spirito d’osservazione. Perche’ qui in Italia siamo meglio? quante mazzate hanno preso a Genova qualche anno fa nel manifestare le piu’ elementari liberta’ individuali? E quante mazzate volano in testa a chi osa protestare (sempre sulla base delle liberta’ piu’ elementari che crediamo di avere) ad ogni G7, G8, G9 etc etc…

    Sveglia! magari il governo iraniano avra’ il pugno un po’ piu’ duro, ma perlomeno ha dalla sua l’onore e l’orgoglio, cosa che in europa e’ stato seppellito e dimenticato da parecchio tempo….

  • myone

    Una parte delgi iraniani vuole la “liberta'”, se la vogliono dicono che e’ perche’ viene fumentata e manipolata dai soliti paesi, Eng e Usa.
    ( Anche fosse, c’e’ liberta’ di internet, di pensiero, e di manifestare, o tutto quello che cambia e’ per forza farina del nemico? )
    L’ iran sta’ come il libano. Una volta avuta l’ atomica, ( e leggevo che all’ iran nemmeno interessa piu’ la questione libanese, ma ha da contendere con gli emirati….. ????? ), farebbe quello che si e’ sempre prefissato, dibattere la causa libanese, dove le rivendicaizoni alla giustizia, ricadrebbero su israele e gli usa. Gli israeliani la pensano cosi e si aspetano cosi, gli usa pure, ma loro aspettano e continuano con la diplomazia, ma non e’ vero, come ho letto qualche post addietro, che nessuno si sentirebbe capace di sostenere un attacco all’ iran.
    Basta che l’ iran arrivi LI, e facci ascattare la molla, e vorrei vedere se usa e isra, non si sono all’ appuntamento.
    Non dico una azione a mo’ della serbia, ma un sacrosanto bombardamento agli impianti nucleari, e a punti militari strategici, SI.
    Poi, quando avranno tempo se ce l’ avranno, visto che si dice che l’ iran non lascera’ mai il progetto atomico, bisognera’ vedere che governo ci sara’, e cosa vorranno fare, nel mentre, di tempo e di cose se ne cambiera’ parecchio.
    Oggi, il governo o la dittatura, ha detto che piantera’ un pugno in faccia algi inglesi, secondo loro organizzatori di proteste e di sobbugli, mentre per tanti e’ la cia che fa tutto questo, e, come non bastasse, hanno apertamente fatto una dichiarazione di guerra, che a suo tempo, metteranno in conto, e non fa’ altro che dare man forte a chi crede come oppositore, sopratutto dei paesi che vorrebbero vedere l’ iran “libero”, usa e inghilterra;
    BISOGNEREBBE AMMAZZARLI TUTTI QUELLI.
    Un giorno, si dira’ che e’ per questo, come dissero ad israele “mai uno stato e mai quel popolo”, che avranno una delle tante legittimazioni anti atomica e anti minaccia, per averli bombardati e fatti cadere?

  • myone

    NB. Basta una risoluzione dell’ ONU con accordi russi, vuoi per il nucleare vuoi per il regime, che una ventina di bombardieri e una lancia di una 50 di missili laser pilotati, e in un solo giorno, il problema nucleare e di regime viene tolto. La gente fara’ il resto. Si fara’ un governo. Poi, non so’, dentro all’ iran, a parte regime e popolazione, che c’e’ di mezzo, e a cosa si andra’ incontro, e se sara’ un nuovo irak interno.
    Sarebbe meglio che la gente iraniana se la sbrigasse da sola, che il potere si togliesse, e con elezioni facciano un governo piu’ libero e democratico, e si facessero la loro di vita senza ingerenze.

  • myone

    ……………ma questo sarebbe il vero sunto;

    L’Iran è oggi un paese in ascesa. Ha un’economia in forte sviluppo, un apparato militare in grado di garantirgli la dovuta protezione, buoni rapporti diplomatici e commerciali con le potenze orientali, un sistema d’istruzione di alto livello, una posizione territoriale invidiabile che promette di consolidarsi nel futuro, possiede risorse energetiche che possono garantirgli la ricchezza. Ha una classe politica che sarà anche corrotta e “oscurantista” (qui bisognerebbe capire quale classe politica non lo è), ma che eventualmente lo è in proprio, non per imposizione di manovratori esterni che dettano direttive e politiche nazionali in nome di interessi contrastanti con quelli della nazione. I manifestanti che vediamo in questi giorni scatenare la violenza nelle strade iraniane rappresentano una miserabile minoranza della popolazione che – consapevolmente o no, poco importa – vorrebbe svendere a una potenza straniera e nemica questa invidiabile posizione geostrategica del paese per averne in cambio le fumose chimere consumistiche martellate nelle loro teste dagli stessi strumenti di propaganda che hanno ridotto un paese un tempo ricco come l’Italia a dibattersi nella melma schiavile in cui oggi la vediamo affondare. Non c’è un solo paese che, caduto dopo il 1989 nelle grinfie coloniali dell’unica superpotenza rimasta, non sia diventato l’ombra di se stesso. Ne sanno qualcosa i paesi dell’est, molti dei quali rimpiangono ormai apertamente il defunto sistema sovietico. Lo sanno ancor meglio paesi come la Georgia o l’Ucraina, che hanno incautamente e giovanilmente appoggiato le loro rivoluzioni colorate per trovarsi oggi a combattere – e ad essere repressi con straordinaria efficacia – contro gli stessi governanti a favore dei quali avevano a suo tempo sventolato le bandierine arcobaleno.

  • anonimomatremendo

    In sostanza, l’Iran è un paese che sta dirigendosi a tutta velocità verso lo status di grande potenza indipendente sul piano economico, militare, commerciale, politico, diplomatico, minacciando i visibilissimi piani di predominio israelo-americani sulla regione.

    ora che non esiste nessun paese al mondo che non sia capitalista non ha alcun senso parlare di indipendenza politica.l unica lotta di liberazione che abbia un senso e´quella dall´ economia di tipo mercantile,dallo scambio secondo ecqivalenti,dal plusvalore estorto dalla forza-lavoro espopriata dei suei mezzi e di tutto ció che ne deriva:autonomizzazione del valore,feticismo dei rapporti umani,guerre per accaparrarsi il plusvalore sempre piu´scarso ecc ecc ecc.saltare da una politica all ´altra rimanendo sempre chiusi nel recinto dell economia borghese di mercato é da bovini inselvatichiti.Una volta andava di moda il “socialismo in un solo paese” adesso il “policentrismo”,wow che prospettiva avvincente! piu´in la proprio non ci arrivano con la loro testolina d´uovo .Nel frattempo il saggio di profitto globale scende sempre piú,e scende tanto piu´la forza produttiva globale sale. cosa farete,cercherete di impedire quest´ascesa?

    Voglio proprio vedere poi da dove li prenderanno i soldi per finanziare le loro fantasiose politiche “autonome”. Autonomia in ecomomia capitalista?,ah ah ah ah aha ha,non fatemi ridere!Se li stamperanno sostituendosi alle banche?E come fermeranno l inflazione?E quando finisce il petrolio ,chi lo comprerá quando i prezzi esploderanno?come riusciranno a garantire un lavoro e un salario solvibile se le macchine si sostituiscono sempre piu´alla fatica umana?farete comprare le merci dai robot? . E poi il vostro bello Stato che dovrebbe portare avanti le vostre belle politiche d”indipendenza”come credete di finanziarlo?Con le noccioline?Parlare di politica senza fare i conti con i limiti intrinseci del modo di produzione capitalista é tanto ottuso quanto il capitalismo stesso.

  • Tonguessy

    “Pessoa diceva che la tirannia consiste nel costringere le persone a scegliere tra due mali, ad esempio tacere o essere arrestati. In questo senso, possiamo vedere la tirannia in tutto ciò che caratterizza lo scenario politico contemporaneo.”
    Il pensiero unico si manifesta attraverso l’apparente dualità. Si tratta di farci tra scegliere tra cose che comunque sono lontane dai nostri veri interessi.
    Come giustamente puntualizzato da Freda il falso bipolarismo iraniano (con o contro Ahmadinejad) nasconde la retorica del pensiero unico: chi osa preferire le truppe motorizzate dopo che tanti eccellenti omicidi sono stati propagandati così ampiamente?
    Fateci caso: si tratta dello stesso bipolarismo messo in scena da Bush jr: con me o con i terroristi. Fu quell’abile manovra hollywoodiana a permettere l’esecuzione del Patriot Act, troppop simile per modalità e finalità all’ Ermächtigungsgesetz di hitleriana memoria.

  • glomer

    discorso corretto…cmq il problema sta nel fatto che vediamo una soluzione sempre sulla base di questo stessa tipologia di sistema che di per se è fallato…e fallito da 30 anni almeno…!!! Lo sapevano benissimo le “elites” dove stavamo andando…mooooolto bene!!!!!! Regime totalitario mondiale, e si stanno accingendo a farlo facendoci credere alle rivoluzioni della piazza e poi subito dopo “volemose tutti bene” ecc ecc :-((( Problema reazione soluzione!!!

    Forse una possibile soluzione è quella di soppiantare proprio questo cazzo di sistema basato su denaro e profitto…altrimenti ricadremo sempre nello stesso tranello!! Sveglia!!!!

    Forse forse Peter Joseph ha proprio ragione?? (per chi nn lo sapesse è quel vecchietto che parla nel documentario Zietgeist Addendum (lo trovate su youtube, ma penso che già lo sappiate :-)) )

    Buona giornata, e buon anno a tutti!!!

  • redme

    …..”Quello che voglio è agevolare, in ogni modo possibile, il declino ormai avanzato del sistema monocentrico che ha caratterizzato nell’ultimo ventennio le dinamiche geopolitiche”…….il sistema E’ il capitalismo imperialista che per adesso governa il mondo…le dinamiche geopolitiche derivano dalla contesa per il controllo dell'”impero”…..quindi, in un ottica di classe, fare il tifo per questo o quel contendente è praticamente idiota….ogni fazione ha il suo/suoi referente/i esterni perchè, è bene ricordarlo, non possono più esistere i capitalismi nazionali…..ciò che può essere utile è l’individuazione dei bisogni delle popolazioni, che, per me, coincidono con la fine del capitalismo,……..detto questo c’è a chi serve il prete che gli dica cosa fare e chi vuole la massima libertà possibile…….amen

  • lucamartinelli

    condivido la tua osservazione. aggiungo che anche il massone Berlusconi usa la stessa tecnica: partito dell’amore vs partito dell’odio e via dicendo. saluti

  • Altrove

    Sulle manovre “dal basso” iraniane non ho niente da aggiungere a quanto scritto nell’articolo. Per quanto riguarda l’autonomia di un paese in ascesa rimango perplesso. E’ vero si che siamo nel capitalismo, ma è anche vero che adesso il capitale sta andando a puttane (vedi il tungsteno ricoperto d’oro comprato da clinton) e si stanno formando nuove coalizioni politiche nel mondo asiatico e mediorientale (ci aggiungo anche un po’ di america latina). Le fazioni che si sono spartite il mondo negli ultimi anni stanno collassando per la loro estensione e per la presa di posizione (velata e giocata sotto banco) di questo blocco asiatico in forte ascensione. Guardiamo la fuga dal dollaro, guardiamo il nuovo sistema monetario cinesa, guardiamo le alleanze militari che stanno giocando in medio oriente. Grossi cambiamenti stanno avvenendo tra queste fazioni che non corrispondono all’ america, o israele, ma in esse si nascondono per veicolare i propri interessi che di locale non hanno nulla. Inoltre, la crisi del capitale incide su quelle pratiche costose di insabbiamento e rovesciamento di governi a cui è abituato l’impero. Ma la nuova fazione è sempre capitalista? certo! almeno per ora… non si combatte il capitale senza averne uno più grosso nè tantomeno con nuove ventate di comunismo. La partita è economica e militare; alle fazioni in declino resta solo l’opinione pubblica ormai abituata a dicotomie elementari utili solo per essere poi superate. La politica internazionale non agisce in termini di nazioni o democrazie. Provo disgusto anche io per l’utilizzo di due pesi e due misure da parte dei media per la contestazione delle forze di polizia in iran e per gli scontri di manifestanti ai vari g8 ecc, ecc… Ma questo la dice lunga su come si manipola le masse e avvalora la tesi della rivoluzione pilotata. Nella storia recente l’impero ha sempre fatto così, contesta le pratiche che egli stessso compie nel luogo che intende attaccare. Il falso gioco dei cowboy e degli indiani che ha permesso di creare illusoriamente poteri buoni e cattivi. Essi hanno gia fatto troppo in passato per destabilizzare l’iran portando davvero regimi sanguinosi e a quei tempi nessuno osava contestare perchè ci rimettevi la pelle. L’iran sta peggio ora o prima per quanto riguarda le libertà individuali? Speriamo bene… se attaccano l’iran sono cazzi…

  • lucamartinelli

    lei è veramente tremendo. scusi la battuta ma credo, e non si offenda, che le manchi qualche informazione importante. ma lei pensa davvero che il sistema criminal-massonico delle finte banche centrali esista in tutto il mondo? guardi che lei sta prendendo una cantonata terribile: la banca centrale iraniana non è privata. potrei farle un piccolo elenco di banche centrali statali cioe’ del popolo ma preferisco che le scopra da solo. non voglio essere io a scatenare nulla nelle sue convinzioni un po’ lontane dalla realta’, come dice Freda. Posso farle solo un esempio? sulle banconote delle Filippine è stampata la dicitura: Repubblica delle Filippine. Le traduco: questa banconota è di proprieta’ dello stato. (sulle nostre c’è scritto Banca Centrale Europea. Traduzione: questo denaro appartiene a me Banca e non al popolo). avrei anche da suggerirle come si controlla l’inflazione ma è meglio un passo per volta. cordiali saluti

  • lucamartinelli

    ottima osservazione. ma sai che è piu’ facile vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino che la trave nel nostro.

  • lucamartinelli

    ottimo articolo, caro Freda. chissa’, e lo spero molto, che possa servire a far suonare un campanellino nella mente di qualcuno. certo che i vari Tg dei trombettieri di regime si guarda bene dal dire che ogni giorno vengono attuate tecniche sofisticate di condizionamento delle masse per ottenere il consenso. voglio essere provocatorio al massimo e quindi affermo che la cosiddetta opinione pubblica è solo la risultante di tecniche di condizionamento ben attuate e non una opinione derivante da una libera analisi. buona giornata a tutti

  • redme

    …”non si combatte il capitale senza averne uno più grosso” ….la lotta fra “capitali” è l’essenza del capitalismo….”nè tantomeno con nuove ventate di comunismo.”….perchè no?……..non attaccheranno l’iran, se l’avessero voluto fare…….ciao

  • vic

    Sara’ una banalita’, ma forse si capisce meglio il pensiero di Ahmadinejad leggendo direttamente i suoi vari discorsi fatti in sedi internazionali, possibilmente evitando le mediazioni riassuntive dei vari tiggi’.

    Su YouTube c’e anche l’intervista con Larry King.
    Tutto sommato il presidente Iraniano ne viene fuori abbastanza bene.

    Noi non sopportiamo l’idea di avere un governo controllato da religiosi, sciiti poi!
    Pero’ sopportiamo l’idea di averne uno controllato dalla religione del marketing e degli spot vacui.

    Sia la gente d’Iran a decidere quel che vuole. Poiche’ e’ gente molto giovane, il cambiamento avverra’, prima o poi! Senza bisogno di rivoluzioni colorate imposte, basta la rivoluzione dell’anagrafe.

    L’Iran ha rieletto come presidente un uomo di mezza eta’.
    Chi si trova l’Italia come presidenti della repubblica e del consiglio? Due vecchietti alla Khomeini, un po’ meno spartani, diciamo cosi’. Nessuno si pone mai la domanda della salute? Reagan perdeva la memoria. Breznev si automummificava vivo. L’ultima Tatcher confondeva la Yugoslavia con le Falkland. Giovanni Paolo II l’abbiam visto tutti. Possibile che nessuno si preoccupi!

    Non so chi sia messo peggio fra Iran ed Italia. Probabilmente l’Iran guarda all’Italia come esempio da non seguire. Non pensate male, parlo solo dell’Italia colonia USA, per sua “scelta imposta”.

    Che sia una colonia del crimine organizzato e dell’evasione fiscale lo sanno pure i paracarri.

    3i: India, Iran, Italia. 3 lunghe storie, 3 modi di vivere e filosofare. Chi invidia chi? E per cosa?

    UE, che domande strampalate, meglio che vi saluti qui!

  • anonimomatremendo
  • Altrove

    …”non si combatte il capitale senza averne uno più grosso” ….la lotta fra “capitali” è l’essenza del capitalismo…. esatto, non ho mai detto il contrario, comunque intendevo che se vuoi distruggere un “capitale” devi combatterlo costruendoti un capitale maggiore, non puoi sconfiggere il gioco senza parteciparvi… “nè tantomeno con nuove ventate di comunismo.”….perchè no?……..non attaccheranno l’iran, se l’avessero voluto fare…….ciao Per ventate di comunismo voglio dire che la scusa di sempre è stata il comunismo, meglio evitare di fare questo piacere all’ avversario… Infine attaccare l’iran non è proprio come combattere contro i guerriglieri islamici con mitra in mano. Hanno un esercito ben formato ed istruito e probabilmente ben finanziato… Ciao e a presto

  • myone

    Gia’, tante considerazioni non se le sogna nessuno, e sarebbero basilari,
    per chi volesse ricamarci sopra del nuovo, pensandolo e dicendolo.

  • lucamartinelli

    ho visto. quindi le Filippine, se i miei ricordi di geografia non mi ingannano, hanno una bassa inflazione. lei deve essere giovane. se invece non lo è come ha dimenticato l’inflazione al 20% del nostro paese fino a pochi anni fa? e come non vede l’inflazione reale, perche’ c’è anche quella oltre a quella ufficiale, del 100% da quando abbiamo l’euro? quindi cosa voleva dirmi con quella tabella? comincio a non capirla piu’. l’inflazione, che molti economisti vedono come positiva entro certi limiti, non dipende solo dalla sovranita’ monetaria, a meno che un paese sia chiuso come un’isola. dipende da molti fattori anche “importati”. infine io non ho ricette. riporto umilmente quello che imparo da economisti che normalmente non compaiono in Tv. e non vado da nessuna parte perche’ non hanno bisogno delle “mie” ricette. saluti e buon anno

  • anonimomatremendo

    É possibile che sognare il sogno di domani muova il mondo. Ma alcuni sogni sono meri fantasmi del mondo morto di ieri. Gran parte dei pretesi”anticapitalisti” non dispone oggi di nessun orientamento in relazione al futuro non-capitalista. Testardamente e ottusamente questi individui insistono sui vecchi paradigmi della politica tradizionale, fondata sugli Stati nazionali. Perciò la globalizzazione reale o é smentita e ignorata o é sottovalutata. E la critica non comincia dalle categorie basiche storicamente obsolete del “lavoro astratto”, della forma merce, della “valorizzazione del valore” e delle relazioni feticiste tra umani. Essa si limita a un riferimento superficiale al “capitale finanziario” e al potere imperiale esterno degli Usa. Nelle nuove circostanze, si origina in questo modo una convergenza di posizioni di estrema sinistra e di estrema destra(rossobrunismo), con un accento antisemita. Poiché, nella storia moderna, gli ideologi irrazionali hanno sempre identificato il denaro speculativo ai “giudei”.

    Contro l’imperialismo securitario e il colonialismo occidentali di crisi condotti dagli Usa, i “sinistri” politicamente pietrificati propongono sempre più un contrappeso nella sfera esterna, costituito da regimi che, nel processo globale di crisi, animano apparentemente la vecchia sovranità nazionale. Il vero carattere di questi regimi é quindi sbiadito. Si tratta di una concezione da pura politica di potere, senza alcuna considerazione per il contenuto storico-sociale e ideologico. Il presupposto di questo presunto “antiimperialismo”sono l `esistenza di spazi di manovra di uno sviluppo nazionale da realizzarsi nel corso di una nuova espansione capitalista,cosa che nonostante i loro desideri(ma non erano anti capitalisti?)non si avverrá mai giacché la terza rivoluzione micro-informatica ha cominciato a imporre un limite storico alla valorizzazione della forza lavoro umana. Il capitale diventa allora “incapace di exploit”, nel senso che si rivela impossibile una riproduzione ampliata in termini economici reali (espansione della valorizzazione) all’altezza degli standard di produttività e redditività da essa stessa raggiunti. Nelle metropoli questa “sovraccumulazione strutturale” del capitale mondiale, provocata dall’utilizzazione della micro-informatica, conduce a una disoccupazione strutturale di massa, a una sovracapacità produttiva globale e alla fuga del capitale monetario nella sovrastruttura finanziaria (congiuntura delle bolle finanziarie).Nelle periferie la mancanza di capitale impedisce l’equipaggiamento micro-informatico; e così le economie nazionali e intere regioni del pianeta collassano così velocemente che cadono sotto gli standard della logica del capitale e la loro riproduzione sociale è dichiarata “nulla” dal mercato mondiale.

    Perció

    nel senso di una riformulazione di un “antimperialismo” svincolato dalle passate rivendicazioni sostanziali (quando il sistema era ancora in espansione)e ridotto a un guscio vuoto, non si manifesta più nessuna contrapposizione autonoma che possa sostenere una logica interna di sviluppo e liberazione.

    IL quadro comune del mercato mondiale, che nella storia della modernizzazione diede impulso all’opposizione tra il potere imperiale e l’antimperialista “lotta per il riconoscimento”, diventa, all’estinguersi della potenza della modernizzazione, il campo di diffusione di una tendenza alla barbarie che include tutti gli attori statali.

    Il progetto di una alleanza antimperialista tra i paesi esportatori di petrolio, la “rivoluzione bolivariana” e la Cina si rivela interamente fragile quando l’ultimo anello della catena globale é inserito nell’analisi. Così come la nuova ricchezza del petrolio dipende dall’industrializzazione della Cina, questa dipende dal consumo degli Usa. Qui si chiude il circolo. É unicamente il flusso di esportazione totalmente unilaterale che attraversa il Pacifico ciò che sostiene la pretesa crescita. Il consumo nordamericano, a sua volta, si fonda essenzialmente nell’afflusso di capitale monetario transnazionale, ossia, nell’indebitamento. Gli Usa sono da molto tempo il paese con il maggior indebitamento esterno del mondo. La solvibilità di questo indebitamento è garantita, tuttavia, dalla posizione degli Usa come ultima potenza mondiale, soprattutto in ragione della macchina militare senza eguali.

    Le politiche sociali ed estere dei paesi esportatori di petrolio, sovvenzionate con petroldollari, dipendono pertanto, in ultima istanza, dalla congiuntura che unisce la solvibilità e il potere militare del proprio nemico imperiale. Che contraddizione! In realtà, i nostri “sovranisti” devono pregare che la malvagia potenza degli Usa continui intatta, giacché, in caso contrario, il castello di carta dei diffusi sogni politici crolla. É probabilmente il momento irrazionale più profondo di questa costellazione che provoca l’oscuramento ideologico del supposto nuovo antimperialismo fino a giungere ad affezioni antisemite. Questo dimostra una volta di più che la lotta per l’emancipazione sociale deve essere condotta solamente per un movimento transnazionale che proceda dal basso, senza la rassicurazione nazionale della politica del potere. Il carisma antimperialista su base nazionalista nelle nicchie economiche incerte della globalizzazione non può pretendere alcuna sostenibilità.

  • myone

    poi………. la veritia’ non si sa mai dove sia e come sia.

  • ilnatta

    per carità ci saranno dietro anche gli americani ed i sionisti che fomentano e finanziano, ma non mi sembra proprio il caso di prendere tutte queste difese di Ahmadinejad ed il suo governo solo perchè sono i nemici dei nostri nemici…

    la nostra sarà anche la società dell’idiozia della futilità e dello spirito corrotto dal consumismo (cosa che sicuramente alletta anche parte degli iraniani) ma ricordiamoci che qui quel poco di libertà personali in più ci sono, e penso che voi non tollerereste mai che ad una qualsivoglia manifestazione che sia del berlusca, della sinistra o qualunque altra massa di idioti che manifesta per il cazzo, che li si appiattisca cosi’ con nouchalance con il furgone.

    http://www.youtube.com/watch?v=PnBIVFbRs7g

    quindi, siamo d’accordo che l’interesse occidentale per l’Iran è puramente strategico-geopolitico-economico-finanziario e chi più ne ha più ne metta e più soldi farà; ma non dobbiamo negare che questa squallida società è comunque migliore di quella Iraniana e che la gente che protesta ha sicuramente una motivazione in più rispetto a noi che prendiamo le difese di Ahmadinejad solo perchè ci stanno in culo i sionisti che ci hanno derubato, gli americani che ci hanno colonizzato anche il cervello e i grembiulini e il vaticano che ci prendono per l’ano.
    Perchè sono tutta colpa nostra e di come siamo che ci sono questi “pazzi illuminati”

    Perciò ribadisco il mio più profondo schifo a quelle persone che inneggiano a quello o quell’altro leader senza saperne un cazzo solo perchè è “contro l’impero”

    solo attraverso la non violenza incondizionata si arriverà alla pace, fintanto che si perseguono le strade della violenza e del potere per sconfiggere un altro potere non ci saranno che pretesti per continuare a sgozzarsi. sempre.

    IMHO ovviamente 🙂

    tanti saluti e cari auguri comunque, al sito e le persone che lo seguono, che sono sicuramente una buona elite informata rispetto l’ormai dilagante imbecillità che avvolge il nostro tempo.

  • anonimomatremendo

    bhé in effetti la tabella vuol dire ben poco,si puó solo intravvedere che certi paesi a forte politica “sovrana”sono quelli tra i piu´inflazionati.il fatto come dici tu é che l inflazione non dipende unicamente dalla sovranitá nazionale ma da fattori “esterni” che nessun paese al mondo puó controllare,nemmeno il piu´totalitario.comunque sia il nocciolo del discorso era:da dove li prende i soldi lo Stato in epoca di crisi?Ma prima di rispondere apriamo una breve parentesi di storia recente per meglio chiarirci il quadro generale della situazione.

    Quando negli anni ‘70 la crescita fordista si esaurì e la connessione tra sistema di credito anticipato e la produzione di plusvalore reale cominciò a rompersi, fu in primo luogo il credito statale ad essere allungato oltre la capacità di creazione di valore sociale, per mantenere la congiuntura in funzionamento attraverso l’anticipazione del futuro. L’indebitamento statale keynesiano senza soluzione costituiva già una bolla finanziaria di tipo proprio. Come risultato, l’inflazione andò sempre più fuori controllo in tutto il mondo. Il neoliberalismo reagì a questo sviluppo, ma senza comprendere la sua causa profonda. Esso immaginava che il problema consisteva solamente in un’espansione eccessivamente forte dell’attività statale e che si poteva rimediare con la deregolazione radicale del mercato. Tuttavia, una volta che, nella realtà, l’aumento della composizione organica del capitale(macchine,impianiti….) cominciò a trasformarsi in una caduta storica della massa di plusvalore reale e della massa di profitto, il rigonfiamento del credito ormai senza soluzione fu solamente dislocato, dalla svolta neoliberale di Stato, verso le bolle finanziarie di indebitamento e di speculazione del capitale privato. Dal momento che questa dislocazione non avveniva sul piano strettamente limitato dello Stato, ma nel contesto della globalizzazione transnazionale, potè essere simulata per più di trent’anni, con questa nuova modalità del credito senza copertura nella creazione del valore reale, una crescita il cui carattere deficitario solo ora si rivela. Quando ora le élites, così come la coscienza delle masse, pretendono di regredire immediatamente al finanziamento statale come ancora di salvataggio, sembrano soffrire di amnesia. Lo Stato, fino a poco tempo prima demonizzato, è più che mai elevato, con la migliore delle buone intenzioni, allo statuto di dio che deve eternizzare il flusso del credito, perché sarebbe «onnipotente», oltre i singoli interessi.

    Tutto quello che lo Stato fa deve essere finanziato, tanto quanto tutto quello che è fatto dal capitale singolo o dagli individui; e la fonte di questo finanziamento può essere solo la produzione di plusvalore reale. Lo Stato ottiene rendimenti in denaro a partire da questa fonte originale, sia direttamente, attraverso le tasse, sia acquistando denaro nei mercati finanziari, attraverso l’emissione di obbligazioni. Nel secondo caso, esso stesso è un attore al livello del capitale finanziario ed è vincolato alle sue condizioni. Dove va lo Stato a ottenere il finanziamento per tutto questo, se la crisi sta proprio nel fatto che la fonte di creazione del valore reale si è esaurita e il credito, come anticipo del plusvalore futuro, si è esaurito? Un aumento drastico delle tasse deprimerebbe ancora di più la produzione del plusvalore reale già languente. Una grande massa di titoli di Stato nei mercati finanziari otterrebbe lo stesso effetto, perché lo Stato si troverebbe a concorrere con le imprese e con le famiglie per il credito disponibile e così a dover tirare verso l’alto i tassi di interesse reali.
    Se viene speso il denaro delle tasse riscosse dallo Stato e dei prestiti ottenuti nei mercati finanziari, dal punto di vista della logica della valorizzazione non si ha qualche produzione, ma soltanto consumo. Infatti, anche nel caso che, per esempio, si finanzi la costruzione di strade o di scuole, ciò non darà luogo a qualche nuova creazione di valore ma sarà prosciugata la produzione reale del passato (imposte) o del futuro (credito). Una volta che non è possibile un aumento delle imposte né un’espansione del debito pubblico nella misura del necessario, resta solo, come ultima ratio, stampare banconote, creando denaro dal niente, e trasferirlo direttamente verso lo Stato, senza garanzie né contropartite. Ma la competenza delle banche centrali per creare moneta è meramente formale, «esprimendo» soltanto il processo di creazione del valore capitalista reale, senza poterlo sostituire. Il ricorso diretto all’emissione di banconote sarebbe la maggiore bolla finanziaria di tutte, e potrebbe finire solo nella completa svalorizzazione del denaro e di tutti i crediti, titoli, etc (iperinflazione, bancarotta statale, riforma monetaria).

    Bene,detto questo,ma solo per curiositá,mi puoi spiegare che cacchio di aspirazione sarebbe quella del “policentrismo”?ma vogliamo ritornare alla vigilia della prima guerra mondiale?Oltre che auspicabile(ed e´tutto dire) lo credete davvero possibile?

    Questo e´tutto,adesso spero di essermi chiarito.Ciao

  • ottavino

    Cavolo, che risposta lunga e dettagliata! Complimenti GianLuca.
    Io alla domanda:”Cosa deve succedere per convincervi che in Iran siamo di fronte ad una e vera dittatura fondamentalista, che reprime i più elementari diritti umani? Rispondimi sinceramente ti prego.”, avrei risposto: però gli danno i diritti divini!
    Questo sistema (il nostro) è sottile, molto sottile.
    Siamo solo delle casse di risonanza dei media se scimmiottiamo il loro linguaggio, la loro logica……

  • ottavino

    Quando arriva sui media la notizia “in iran c’è violenza”, semplicemente uno si agita. Di solito la notizia contiene anche il giudizio (violenza=male) e tende a provocarti un’emozione negativa. Ma oltre all’emozione bisogna anche riflettere.
    Nessuno vorrebbe violenza ma non sarà certo il nostro sdegno che può fare la differenza.
    Anzi, in quel momento ce l’hai nel culo perchè tu diventi nient’altro che un pappagallo, una delle tante casse di risonanza dei media. Tu devi trovare un linguaggio che non è il “loro”linguaggio. Capisci? Quindi NON possiamo usare il tema dei diritti e della non violenza come metro di giudizio. Dobbiamo trovare un’altra strada.
    Sono i media il nemico, non la violenza!

  • lucamartinelli

    si, in effetti ora il tuo pensiero è piu’ chiaro. ed è anche molto lucida l’analisi che fai nella parentesi che hai aperto. il fatto alternativo proposto da molti economisti, tra i quali Giacinto Auriti nel suo testo(reperibile sul web) “il paese dell’utopia” parte da presupposti totalmente diversi da quelli del capitalismo e della gestione monetaria come noi la conosciamo. ecco perche ‘a volte è cosi’ difficile intendersi. solo un esempio: l’emissione di titoli di stato nel nostro sistema serve solo a garantire la banca centrale privata che il debito sara’ pagato. in effetti i Bot sono titoli di “sconto”. non servono a recuperare danaro, anche se è quello che ci fanno credere. interessante al proposito la lettura di un testo molto tecnico di A. Miclavez e M. Dalla Luna “Euroschiavi”. è leggendo questo libro che ho imparato come funziona realmente il nostro sistema monetario. quello che dici è sacrosanto, quando ti chiedi come fa uno stato in crisi a recuperare denaro. se la moneta anziche’ essere “a debito” fosse a “credito” o perlomeno “neutra” i problemi sarebbero diversi. comunque grazie per la chiacchierata. è stato un piacere.

  • Rossa_primavera

    Gentile Gianluca,ti e’ mai venuto il dubbio che,se tu definisci indottrinata una persona che la pensa diveramente da te,altrettanto possa fare lui’?Se poi definisci la massa ignorante,non pensi al fatto che anche tu fai parte di questa massa,di questa pletora?Cosa ti rende un cittadino eletto(nel senso ovviamente ebraico del termine ) dalla visione lungimirante e infallibile?Non puo’ essere che sia tu a sbagliare?