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GRECIA: UN CASO ESEMPLARE DI DEBITO ILLEGITTIMO

(E INTANTO LA RIBELLIONE CONTINUA)

DI ERIC TOUISSANT
mondialisation.ca

Riassunto : Il debito pubblico greco è divenuto di prima attualità nel momento in cui i dirigenti di questo paese hanno accettato la cura d’austerità chiesta dal FMI e dall’Unione Europea. Ciò ha provocato delle notevoli lotte sociali per tutto l’anno 2010. Ma da dove proviene questo debito greco? Per quanto riguarda il debito a carico del settore privato, l’aumento è recente: un primo forte incremento seguì all’ingresso della Grecia nella zona euro, nel 2001, una seconda esplosione del debito si produsse a partire dal 2007, quando l’aiuto finanziario concesso alle banche dalla Riserva Federale degli Stati Uniti, dai governi europei e dalla Banca centrale europea (BCI) venne parzialmente riciclato dai banchieri verso la Grecia ed altri paesi come la Spagna e il Portogallo. Sul fronte dell’indebitamento pubblico, la crescita è più vecchia. Dopo il debito ereditato dalla dittatura dei colonnelli, il ricorso al prestito è servito, a partire dagli anni 90, a colmare il buco creato nelle finanze pubbliche dalla riduzione delle imposte sulle società e sugli imponibili elevati.D’altra parte, dopo decenni, i numerosi prestiti hanno permesso di finanziare l’acquisto di materiale militare, principalmente dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Non bisogna inoltre dimenticare l’indebitamento astronomico contratto dalle autorità per l’organizzazione dei Giochi Olimpici del 2004. Il meccanismo dell’indebitamento pubblico è stato oliato dalle tangenti delle grandi compagnie multinazionali al fine di ottenere dei contratti: Siemens è un esempio emblematico.

Ecco perché la legittimità e la legalità dei debiti devono essere sottoposte ad un esame rigoroso, improntata al lavoro compiuto dalla commissione di revisione integrale dei debiti pubblici in Ecuador nel 2007-2008. I debiti che saranno classificati come illegittimi, odiosi o illegali dovranno essere dichiarati nulli, la Grecia potrà così rifiutarsi di rimborsarli, oltretutto regolando i conti in tribunale con coloro che li hanno contratti. Dei segni incoraggianti provenienti dalla Grecia indicano che la messa in questione del debito è divenuta un tema centrale e che la richiesta di creare una commissione di revisione si sta sviluppando in maniera interessante.

Alcuni elementi evidenti di illegittimità del debito pubblico

Prima di tutto c’è il debito contratto dalla dittatura dei colonnelli, che è quadruplicato fra il 1967 ed il 1974. È evidente che esso rientri nella categoria dei debiti odiosi. [1].
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Proseguendo, si trova lo scandalo dei Giochi Olimpici del 2004. Secondo Dave Zirin, quando il governo annunciò fieramente nel 1997 ai cittadini che la Grecia avrebbe avuto l’onore di ospitare sette anni più tardi i Giochi Olimpici, le autorità di Atene ed il Comitato Olimpico Internazionale previdero una spesa di 1,3 miliardi di dollari. Qualche anno dopo, il costo si era quadruplicato, salendo fino a 5,3 milioni di dollari. Appena dopo i Giochi, il costo ufficiale aveva raggiunto i 14,2 miliardi di dollari [2]. Oggi, secondo diverse fonti, il costo avrebbe superato i 20 miliardi di dollari..
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Numerosi contratti stipulati fra le autorità greche e grandi imprese private straniere fanno scandalo dopo diversi anni in Grecia. Questi contratti hanno implicato un aumento del debito. Citiamo alcuni esempi che hanno fatto molto scalpore nella cronaca greca: diversi contratti sono stati stipulati con la multinazionale tedesca Siemens, accusata – sia dalla giustizia tedesca che da quella greca – di aver versato commissioni ed altre tangenti al personale politico, militare ed amministrativo greci per un totale vicino al miliardo di euro. Il principale dirigente dell’azienda Siemens-HellasV [3], che ha ammesso di aver “finanziato” i due grandi partiti greci, è fuggito nel 2010 in Germania e la giustizia tedesca ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dalla Grecia. Questi scandali comprendono la vendita, da parte di Siemens e dei suoi soci internazionali, del sistema antimissile Patriot (1999, 10 milioni di euro in tangenti), la digitalizzazione dei centri telefonici della OTE – l’ente greco per le telecomunicazioni (tangenti per 100 milioni di euro), il sistema di sicurezza “C41”, acquistato in occasione dei Giochi Olimpici del 2004, sistema che non ha mai funzionato, la vendita di materiali alle ferrovie greche (SEK), del sistema di telecomunicazioni Hermes all’esercito greco, di apparecchiature costosissime agli ospedali greci..
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Lo scandalo dei sottomarini tedeschi (prodotti da HDW, che è stata assorbita da Thyssen) per un valore complessivo di 5 miliardi di euro, sottomarini che presentavano fin dall’inizio il difetto di inclinarsi pesantemente… a sinistra (!) e di essere dotati di un equipaggiamento elettronico mal funzionante. Un’inchiesta giudiziaria sulle eventuali responsabilità (corruzione) degli ex-ministri della difesa è ancora in corso..
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Di fatto è normale presumere che i debiti contratti per stipulare questi contratti sono inficiati da illegittimità, ovvero da illegalità. Essi dovrebbero essere annullati.

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Oltre ai casi appena citati, è necessario capire l’evoluzione recente del debito greco. .
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La spirale dell’indebitamento nel corso dell’ultimo decennio.

Il debito del settore privato si è ampiamente sviluppato durante gli anni 2000. Le famiglie, per le quali le banche e tutto il settore commerciale privato (grande distribuzione, automobili, costruzioni…) proponevano delle condizioni particolarmente allettanti, ed hanno fatto ricorso all’indebitamento massiccio, proprio come le imprese non finanziarie e le banche, che potevano prendere a prestito a basso costo (tasso d’interesse basso ed inflazione più forte che nei paesi più industrializzati dell’Unione Europea, come Germania, Francia, Benelux, Gran Bretagna). Questo indebitamento privato è stato il motore dell’economia greca. Le banche greche (alle quali bisogna aggiungere le filiali greche delle banche estere), grazie ad un euro forte, potevano estendere le loro attività internazionali e finanziare quelle nazionali ad un costo minimo. Esse potevano contrarre prestiti a ruota libera. Il grafico sottostante mostra come l’adesione della Grecia alla zona euro nel 2001 abbia potenziato le entrate dei capitali finanziari che corrispondono a dei prestiti o a degli investimenti “di portafoglio” (Non-IDE nello schema, ovvero entrate che non corrispondono a degli investimenti di lunga durata), mentre l’investimento di lunga durata (IDE – Investimento Diretto all’Estero) è rimasto stagnante.

Fonte : FMI [4]

Con le enormi liquidità messe a loro disposizione dalle banche centrali nel 2007-2009, le banche dell’Europa occidentale (soprattutto quelle tedesche e francesi, ma anche quelle belghe, olandesi, britanniche, lussemburghesi, irlandesi…) hanno concesso prestiti massicci alla Grecia (al settore privato ed alle autorità). Si deve inoltre considerare che l’adesione della Grecia all’euro è stata supportata dalla fiducia dei banchieri dell’Europa dell’Ovest, che pensavano che i grandi paesi europei li avrebbero sostenuti in caso di problemi. Questi non si sono preoccupati quindi della capacità della Grecia di rimborsare i capitali prestati a medio termine. I banchieri pensavano di potersi assumere dei rischi particolarmente elevati in Grecia. La storia ha dato loro ragione, almeno fino ad oggi, la Commissione europea e in particolare i governi francese e tedesco hanno garantito un sostegno incondizionato ai banchieri privati dell’Europa occidentale. Per questo, le autorità europee hanno messo le finanze pubbliche in condizioni pietose.

Il grafico sottostante mostra come le banche dei paesi dell’Europa occidentale abbiano aumentato i loro prestiti alla Grecia una prima volta fra dicembre 2005 e marzo 2007 (durante questo periodo, il volume dei prestiti è aumentato del 50%, passando da appena 80 miliardi a 120 miliardi di dollari). Quando la crisi dei subprimes esplose negli Stati Uniti, i prestiti sono stati di nuovo fortemente aumentati (+33%) fra giugno 2007 e l’estate del 2008 (passando da 120 a 160 miliardi di dollari); successivamente si sono mantenuti ad un livello molto elevato (120 miliardi di dollari). Questo significa che le banche dell’Europa occidentale hanno utilizzato il denaro prestato loro dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve, per aumentare i propri prestiti a paesi come la Grecia [5]. In tali paesi, essendo i tassi più elevati, esse hanno potuto fare dei lauti profitti. Le banche private hanno dunque una responsabilità pesantissima nell’eccessivo indebitamento della Grecia.

Evoluzione dell’impegno delle banche dell’Europa occidentale nei confronti della Grecia (in miliardi di dollari)

Fonte : BRI – BIS consolidates statistics, ultimate risk basis [6]

Come mostra l’aerogramma qui sotto, una maggioranza schiacciante dei debiti greci è detenuta da banche europee, a cominciare da quelle francesi, tedesche, italiane, belghe, olandesi, lussemburghesi e britanniche.

Detentori stranieri (quasi esclusivamente banche estere e altre società finanziarie) di titoli del debito greco (fine 2008) [7]

I cittadini greci hanno tutto il diritto di pretendere che l’ammontare del debito sia ridotto radicalmente. Ciò comporterebbe che i banchieri cancellassero dei crediti dai loro libri contabili.

L’odioso comportamento della Commissione europea

Prima dello scoppio della crisi, la lobby militar-industriale appoggiata dai governi francese e tedesco e dalla Commissione europea è riuscita a far sì che il budget per la difesa fosse appena intaccato, grazie al fatto che il governo del PASOK, contemporaneamente, riusciva a tagliare sulle spese sociali (si veda il quadro sulle misure di austerità). Eppure, all’inizio del 2010, in piena crisi greca, Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro della Turchia, che ha relazioni tese con il vicino greco, si è presentato ad Atene per proporre una riduzione del 20% del budget militare dei due paesi. Il governo greco non ha afferrato la mano tesa ad aiutarlo. È stato messo sotto pressione dalle autorità francesi e tedesche, che volevano continuare a garantire la propria esportazione di armi. In proporzione, la Grecia spende in armamenti molto più di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea. Le spese militari della Grecia rappresentano il 4% del PIL, contro il 2,4% della Francia, il 2,7% della Gran Bretagna, il 2,0% del Portogallo, l’1,4% della Germania, l’1,3% della Spagna, l’1,1 del Belgio [8]. Nel 2010, la Grecia ha acquistato dalla Francia sei fregate da guerra (2,5 miliardi di euro) e alcuni elicotteri da combattimento (400 milioni di euro). Dalla Germania ha comprato 6 sottomarini per 5 miliardi di euro. La Grecia è stata uno dei cinque principali importatori di armi in Europa, fra il 2005 ed il 2009. L’acquisto di aerei da guerra rappresenta per questo paese il 38% del volume delle sue importazioni, in particolare l’acquisto di 26 F-16 (USA) e di 25 Mirage 2000 (Francia), quest’ultimo contratto basato su una cifra di 1,6 miliardi di euro. La lista degli equipaggiamenti francesi venduti alla Grecia non si ferma qui: si possono contare anche dei veicoli blindati (70 VBL), degli elicotteri NH90, dei missili MICA, Exocet, Scalp e dei droni Sperwer. Tramite questi acquisti la Grecia è divenuta di fatto il terzo cliente dell’industria militare francese nel decennio appena trascorso [9].

A partire dal 2010, i tassi d’interesse sempre più elevati, pretesi dai banchieri e da altre figure dei mercati finanziari, con l’appoggio della Commissione Europea e del FMI, hanno provocato il classico “effetto valanga”: il debito greco segue una curva speculativa, visto che le autorità prendono del capitale a prestito per rimborsare degli interessi (ed una minima parte del capitale preso precedentemente a prestito).

I prestiti accordati a partire dal 2010 alla Grecia da parte degli altri membri dell’Unione europea e del FMI non vanno assolutamente incontro agli interessi della popolazione ellenica; al contrario, visto che i piani di austerità attuati rappresentano un attacco molteplice ai diritti sociali della popolazione. A questo proposito [10], dovrebbe essere applicato il concetto di “debito illegittimo”, il cui rimborso dovrebbe essere contestato.

Attacchi ai diritti sociali ed altre misure neoliberiste in Grecia a partire dal 2010.

Riduzioni dei salari pubblici dal 20 al 30%. Riduzione della paga oraria, che potrebbe raggiungere il 20%, tredicesima e quattordicesima sostituite da un unico versamento, il cui importo varia a seconda della funzione. Stipendi congelati per i prossimi 3 anni. 4 pensionati su 5 nel pubblico impiego non saranno rimpiazzati. Riduzione complessiva dei salari nel settore privato fino al 25%.

I sussidi di disoccupazione sono stati ridotti, un sistema di aiuto ai poveri, istituito nel 2009, è stato sospeso. Drastica riduzione dei sussidi per famiglie numerose.

Piani per abolire i contratti collettivi e sostituirli con contratti individualizzati. La pratica degli apprendistati lunghissimi, non pagati, oppure poco retribuiti, ha assunto un carattere di legge. Il settore pubblico è ormai autorizzato a ricorrere ai contratti interinali.

L’impiego

Colpi drastici sono stati assestati alle sovvenzioni per i comuni e le circoscrizioni; ciò comporta dei licenziamenti di massa dei lavoratori comunali. Licenziamento di 10.000 lavoratori del settore pubblico con contratto a termine. Chiusura degli enti pubblici deficitari.

Tasse

Aumento delle imposte dirette (IVA aumentata dal 19 al 23% ed introduzione di tasse speciali sui combustibili, gli alcolici ed i tabacchi). Aumento dall’11 al 13% dell’IVA sui prodotti primari (ovvero i beni di consumazione quotidiana, l’elettricità, l’acqua, etc.). Aumento dell’aliquota sugli strati medi. In compenso, riduzione delle imposte sulle società.

Privatizzazioni

Intenzione di privatizzare i porti, gli aeroporti, le ferrovie, la distribuzione dell’acqua e dell’elettricità, il settore finanziario ed i terreni demaniali.

Sistema pensionistico

Le pensioni devono essere ridotte, poi congelate. L’età di pensionamento è aumentata, il numero di annualità per ottenere la pensione massima sarà portata da 27 a 40 anni nel 2005, l’importo di questa calcolato sulla media dello stipendio negli anni lavorativi, non più sull’ultimo stipendio. Bisogna aggiungere l’abolizione della tredicesima e della quattordicesima per i pensionati provenienti dal settore privato. Imposizione di un fondo per le spese, consacrato ai pensionati, che non deve superare il 2,5% del PIL.

Tariffe dei trasporti pubblici

Aumento del 30% su tutti i biglietti del trasporto pubblico.

La necessità di una revisione del debito guadagna terreno

Nel dicembre 2010, la deputata indipendente Sophia Sakorafa ha presentato un intervento al parlamento greco, proponendo l’istituzione di una commissione parlamentare di revisione sul debito pubblico [11]. Sophia Sakorafa, che fino a qualche mese fa faceva parte del partito governativo PASOK (Partito Socialista), ha comunque votato contro la finanziaria 2011 [12], proprio a causa del peso ad essa apportato dal rimborso del debito. Nel giustificare la sua posizione coraggiosa, Sophia si è riferita in larga misura alla commissione d’inchiesta promossa dall’Ecuador nel 2007-2008, che ha ottenuto una riduzione significativa del debito di quel paese. Ha proposto che la Grecia segua l’esempio ecuadoriano ed ha affermato che c’è un’alternativa alla sottomissione ai creditori, siano essi il FMI o i banchieri. Nella sua argomentazione ha posto l’accento sul “debito odioso”, che non deve essere rimborsato. Questa presa di posizione ha ottenuto una vasta eco sulla stampa. Sempre al parlamento greco, il leader di Synaspismos (uno dei partiti della sinistra radicale), Alexis Tsipras, ha ugualmente richiesto la costituzione di una commissione di revisione, “perché si venga a sapere qual è la parte odiosa, illegittima ed illegale del debito”. L’opinione pubblica in Grecia si sta sensibilizzando, i media ne sono consapevoli.

Il 5 dicembre 2010, un importante quotidiano greco pubblica un editoriale dell’economista Costas Lapavitsas, intitolato: “Una commissione internazionale di revisione del debito greco: una questione imperativa”. Nella conclusione, l’autore dichiara: “La commissione internazionale di revisione avrà un campo d’azione privilegiato nel nostro paese. Basti pensare ai contratti di debito siglati con la mediazione di Goldman Sachs, o destinati a finanziare l’acquisto di armi per constatare la necessità di una commissione indipendente. Se questi debiti si rivelano odiosi o illegali, allora saranno da dichiarare nulli ed il nostro paese potrà rifiutarsi di rimborsarli, regolando i conti in tribunale con coloro che li hanno contratti.” Delle organizzazioni sindacali, diversi partiti politici e numerosi intellettuali sostengono questa posizione, perché pensano che si tratti di uno strumento per trovare una soluzione al debito in termini di annullamento ed in termini di penalizzazione delle imprese e delle persone che si sono rese responsabili di questo indebitamento illegittimo. È inoltre da notare che un comitato greco contro il debito è nato nel 2010 [13]. Tutti questi elementi sono promettenti. Il 2011 potrebbe quindi rappresentare l’inizio di una svolta apprezzabile per quanto concerne la capacità della sinistra di offrire prospettive per resistere ai diktat dei creditori.

Eric Toussaint
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=22843
18.01.,2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIEL ABRUZZESE

Note

[1] Secondo Alexander Sack, teorico della dottrina del debito odioso “Se un potere dispotico contrae un debito non secondo i bisogni e gli interessi dello Stato, ma per fortificare il proprio regime dispotico, per reprimere la popolazione che lo combatte, questo debito è odioso per la popolazione dell’intero Stato (…) Questo debito non è un obbligo per la nazione: è un debito di regime, un debito personale del potere che lo ha contratto; di conseguenza, esso si annulla insieme alla caduta del potere” (Sack, 1927). Per una presentazione sintetica, si veda Hugo Ruiz Diaz, “ La dette odieuse ou la nullité de la dette”, contributo al secondo seminario sul diritto internazionale e sul debito organizzato dal CADTM ad Amsterdam nel dicembre 2002, http://www.cadtm.org/La-dette-odieu…. Si veda anche http://www.cadtm.org/Dette-illegiti… e http://www.cadtm.org/La-position-du… .

[2] Dave Zirin, “The Great Olympics Scam, Cities Should Just Say No”, www.counterpunch.org/zirin07… : “Per coloro che sono di memoria breve, basta guardare ai Giochi Olimpici del 2004 ad Atene, che hanno devastato l’economia greca. Nel 1997, quando Atene “vinse” i Giochi, le autorità cittadine ed il Comitato Olimpico Internazionale stimarono un costo di 1,3 bilioni di dollari. Quando il piano dettagliato fu redatto, il prezzo schizzò a 5,3 bilioni. Una volta finiti i Giochi, la Grecia aveva speso qualcosa come 14,2 bilioni di dollari, spingendo il deficit nazionale a livelli record.”

[3] Si veda il riassunto dettagliato dello scandalo Siemes-Hellas su http://www.scribd.com/doc/14433472/… . I reati imputati a Siemens dalla giustizia tedesca erano talmente evidenti che, per evitare una condanna in debita forma, l’azienda accettò di versare alle autorità tedesche una multa di 201 milioni di Euro nell’ottobre 2007. Lo scandalo ha talmente offuscato l’immagine di Siemens che, per cercare una soluzione, il portale internet della multinazionale annuncia ora, in un punto ben visibile, di aver creato un fondo di 100 miliardi di euro contro la corruzione. Si veda: http://www.siemens.com/sustainabili…

[4] Schema ripreso da C. Lapavitsas, A. Kaltenbrunner, G. Lambrinidis, D. Lindo, J. Meadway, J. Michell, J.P. Painceira, E. Pires, J. Powell, A. Stenfors, N. Teles : « The eurozone between austerity ans default », September 2010.
http://www.researchonmoneyandfinanc…. Si veda anche il riassunto in francese (redatto da Stéphanie Jacquemont del CADTM) di questo studio : http://www.cadtm.org/Resume-de-The-…

[5] Lo stesso fenomeno si è verificato contemporaneamente nei confronti del Portogallo e dei paesi dell’Europa centrale e dell’Est.

[6] Schema ripreso da C. Lapavitsas, op. cit.

[7] I principali detentori (ovvero le banche dei paesi menzionati) dei titoli di debito greci sono, secondo questo aerogramma: Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Regno Unito; gli altri detentori sono raggruppati sotto la categoria “resto del mondo”. Questo aerogramma è ripreso da C. Lapavitsas, op. cit., p.11. Secondo la BRI, nel dicembre 2009, le banche francesi detenevano un totale di 31 miliardi di dollari del debito greco, le banche tedesche ne detenevano 23 miliardi.

[8] Dati 2008. Fra i paesi membri della NATO, solo gli Stati Uniti spendono proporzionalmente più della Grecia: 4,7% del PIL.

[9] Una parte dei dati citati proviene da François Chesnais, « Répudiation des dettes publiques européennes ! » in Revue Contretemps n°7, 2010, che si basa su Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), www.sipri.org/yearbook

[10] Si può aggiungere almeno un argomento per dichiarare illegittimo o nullo questo nuovo debito. Ovvero: perché un contratto fra due parti sia valido, secondo la Common Law, bisogna che ogni parte abbia esercitato una volontà autonoma, ovvero che ogni parte sia stata in situazione di poter dire no o di rifiutare determinate clausole del contratto che andavano contro i suoi interessi. Quando i mercati finanziari hanno cominciato a ricattare la Grecia, nel marzo-aprile 2010, ed in seguito la Commissione europea ed il FMI si sono coalizzati per imporre alla Grecia condizioni draconiane (misure di austerità durissime, che costituiscono una violazione dei diritti economici e sociali), si può credere che la Grecia non fosse veramente in grado di esercitare una volontà autonoma e di rifiutare.

[11] Si veda : http://tvxs.gr/node/73861/450287

[12] http://www.hri.org/news/greek/eraen…

[13] Si veda suo sito http://www.contra-xreos.gr/. Questo comitato ha aderito alla federazione mondiale del CADTM nel dicembre 2010.

Pubblicato da Davide

  • EmmeDiErre

    Articolo che mescola dati reali e imprecisioni, come spesso capita agli articoli a tema. Bisognerebbe rispondere punto per punto, mi limiterò a qualche osservazione.

    In primo luogo, il debito pubblico greco ha cominciato a lievitare negli anni Ottanta durante i governi socialisti di Andreas Papandreu, il quale se ne serviva per finanziare il suo sistema di potere, basato soprattutto sul controllo dei sindacati. Negli anni Novanta fu tenuto sotto un discreto controllo, per poi riesplodere nel periodo 2004-2009 grazie ai tentativi maldestri del governo “conservatore” di Karamanlìs. Bisogna sapere che in Grecia, per una serie di ragioni storiche e sociali, negli ultimi 30 anni i governi di “destra” hanno spesso adottato politiche “di sinistra”.

    In secondo luogo, i costi delle Olimpiadi sono soggetti a molte considerazioni. Alcuni per esempio ci mettono anche i fondi per strade, autostrade, metropolitane e ferrovie, che però sono infrastrutture utili, non di facciata, che si sarebbero costruite comunque. Anche gli impianti sportivi sono stati cofinanziati dall’Unione Europea tramite i fondi strutturali. Detto questo, non auguro a nessuna città di organizzare queste inutili feste dette Olimpiadi.

    In terzo luogo, nel settore pubblico era già consuetudine da almeno quindici anni, in Grecia, fare ricorso a interinali. Da notare che in Grecia non è stato licenziato alcun impiegato pubblico. I “licenziamenti” sono in realtà dei “non rinnovi dei contratti interinali” – in lingua greca si usa sempre il termine “licenziamento” (apòlysis), che poi viene tradotto nelle varie lingue, ma va da sé che un non rinnovo non equivale a un licenziamento.

    In quarto luogo il debito privato, nonostante la crescita dell’ultimo decennio, in Grecia è molto basso, così come quello delle aziende. La mentalità greca, sotto questo aspetto, è molto conservatrice: così, per accrescere il proprio tenore di vita, i greci (a differenza degli irlandesi) hanno preferito far indebitare lo Stato anziché indebitarsi loro.

    In quinto luogo, è vero che un barlume di discussione sulla legittimità del debito si sta sviluppando in Grecia, sennonché i promotori sono considerati piuttosto inaffidabili dall’opinione pubblica: Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale, ha soltanto poco più del 4 per cento dei suffragi ed è a capo di una coalizione divisa e litigiosa, che nel dicembre del 2008 (episodi legati all’assassinio del giovane Grigoròpulos) ha assunto posizioni duramente punite, alle urne, dall’elettorato.

    In sesto luogo, il debito pubblico greco è stato generato soprattutto dall’intreccio tra governi deboli e timorosi del “costo politico”, che per conservare il proprio potere e peso elettorale se ne servivano per finanziare gli impiegati pubblici, i sindacati, vari enti parastatali, a scapito del settore privato, che in Grecia è molto attivo (come dimostra lo spettacolare aumento delle esportazioni nel 2010, in piena recessione). I nuovi ceti produttivi, i giovani delle città, gli esponenti dei “nuovi lavori”, di sindacati, partiti e governi populisti non vogliono neanche sentir parlare, e considerano le riforme una necessità per uscire dalla crisi, che non è stata prodotta necessariamente dalla “plutocrazia”, ma da una gestione dissennata e soprattutto ingiusta, che suddivideva i cittadini in “individui di serie A” (coloro che potevano ricattare i governi mediante la forza dei sindacati) e “figli di un dio minore” (lavoratori del settore privato, piccoli imprenditori, giovani professionisti, creativi, artisti). Questi ultimi considerano il risanamento una necessità e accettano di buon grado (almeno per adesso) il piano di austerità del governo.

    Infine, i partiti della sinistra non riescono a intercettare il malcontento: alle ultime elezioni amministrative (novembre 2010) l’astensione ha toccato il livello record del 55 per cento: a dimostrare che i cittadini non si fidano di nessun partito e che ai loro occhi tutti, più o meno, sono responsabili del disastro economico, sia governi sia opposizione di sinistra.

  • bysantium

    Non ho le conoscenze per esprimere giudizi di merito circa il suo intervento ma, dando per scontato che i suoi rilievi siano corretti, mi pare che possa ben attagliarsi anche alla situazione italiana

  • geopardy

    Se alle banche e alle agenzie di rating che hanno sperperato soldi di tutti i piccoli, medi risparmiatori e quelli di enti pubblici vari, mettendo il mondo in braghe di tela, truffando tutti senza ritegno, invece di pretendere da esse il dovuto o almeno una parte di esso, le se premia con migliaia e migliaia di miliardi di dollari ed euro, che vanno nelle stesse tasche di chi ha generato la crisi, soldi che andranno ripescati in maniera drammatica, invece, dalle tasche della sempre più povera gente, non vedo perchè i popoli dovrebbero pagare pesantemente per gli “errori” dei propri governanti conniventi (sempre quella parte della società che era tacitamente complice delle banche su mensionate generanti la terribile crisi).

    Questo meccanismo è di una tale iniquità, come non si è mai visto nella storia nota dell’umanità

    Chissà perchè, dopo l’avvento della reganomics (l’ultraliberismo attuale) popoli e stati sono sempre più sommersi di debiti?

    Perchè ogni qual volta che il FMI ti dice di seguire i dettami della reganomics per risollevare l’economia, lo stato di lì a poco sprofonda letteralmente verso il fallimento e deve svendere tutto ai soliti ignoti sempre più noti?

    Il debito pubblico fatto dai governi, non era solo una regalia per fare clientelismo (anche questo, naturalmente), ma è stato ed è un modo per alimentare l’espansione della società consumistica ,ormai, credo, questo dovrebbe essere chiaro a tutti.

    Senza espansione del credito, che con i meccanismi bancari vigenti si trasforma in puro debito, questo tipo di globalizzazione sarebbe impossibile.

    Credo che ci sia un’immoralità di fondo che è abominevole in tutto questo sistema.

    Ciao

    Geo

  • bysantium

    Non ho le conoscenze per esprimere giudizi di merito circa il suo intervento ma, dando per scontato che i suoi rilievi siano corretti, mi pare che possa ben attagliarsi anche alla situazione italiana