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GRECIA, STIPENDI E PENSIONI IN PASTO ALLE BANCHE

DI ARGIRIS PANAGOPOULOS
ilmanifesto.it


Fino a notte fonda la riunione tra i partiti che sostengono il governo tecnico di Papademos. Tagli selvaggi agli stipendi minimi (-22%). La crisi non risparmia nessuno, solo le banche non si toccano

La Ue, il Fondo monetario internazionale e la Bce trasformano la Grecia nella più grande Chinatown dell’Europa per quando riguarda i bassi stipendi, l’abolizione della contrattazione collettiva del lavoro e le garanzie di protezione dei lavoratori. I greci saranno chiamati a pagare una nuova montagna di soldi per il salvataggio delle banche, però la «troika» vuole tenere le loro mani lontane. Per tre anni i governi greci non potranno esercitare il diritto di voto per le azioni delle banche in loro possesso, lasciando per l’ennesima volta mano libera agli stessi banchieri che hanno rovinato il paese. Il contrario di quel che è successo negli Stati Uniti e in Inghilterra.La crisi non risparmia nessuno. Il Sacro Consiglio Permanente della chiesa ortodossa greca non ha aspettato il taglio del costo del lavoro e ha annunciato la chiusura della sua radio, mentre la sua frequenza si dice sia stata assicurata a un armatore.

Papadimos ha chiamato ieri sera i tre leader che appoggiano il suo governo tecnico per rispondere con un «prendere o lasciare» sul mini Memorandum che dovrà accettare il paese per garantire il nuovo maxi prestito e il taglio del debito nelle mani dei privati. Papandreou, Samaras e Karatsaferis hanno di fatto detto sì da giorni ai diktat della «troika», mentre all’interno dei due grandi partiti Pasok e Nuova Democrazia si alzano con più insistenza voci contrarie.

Il governo di «Papadimios», «Papa-boia», come è stato ribattezzato dall’opinione pubblica, sembra abbia accettato un forte taglio del 22% per lo stipendio minimo, che sarà esteso ai lavoratori del settore privato. Così un lavoratore nuovo avrà un stipendio mensile di 586,10 euro, invece dei 751,40 euro che aveva precedentemente, perdendo di fatto tre delle dodici mensilità dell’anno, mentre il sussidio di disoccupazione si riduce a 360 euro al mese. La «troika» ha poi un debole per i giovani. Così chi è sotto i 25 anni dovrà sopportare un altro taglio del 10% del suo stipendio minimo e accontentarsi di 528,49 euro al mese. E non basta. perché resta aperta la possibilità di un nuovo taglio del salario minimo e degli stipendi nel settore privato nei prossimi mesi e anni. Da parte sua il governo greco festeggia perché ha salvato la 13esima e la 14esima.

Il salario giornaliero per un lavoratore non sposato e senza esperienza si riduce ai 26,18 euro, dai 33,57 euro, e per uno sposato ai 28,80 dai 36,92 euro. Lo stipendio per un lavoratore con tre figli e nove anni di lavoro si abbasserà agli 808,96 dai 1.037,13 euro.

Per quando riguarda le pensioni lo scenario più probabile prevede l’immediato taglio del 15%-20% delle pensioni e del 15% per quelle integrative. La «troika» vuole una forte diminuzione dei contributi assicurativi, ma il governo greco sostiene che nel peggiore dei casi non deve superare il 10%. Gli stipendi e i contributi più bassi non si accompagneranno solo a pensioni più basse ma anche al bisogno di una riforma assicurativa e all’aumento della età pensionabile. L’abolizione del posto fisso nelle aziende a partecipazione statale e nelle banche si accompagnerà alla diminuzione dei loro stipendi e pensioni. Se non bastasse tutto questo, la «troika» imporrà fino alla fine del luglio «l’allineamento con i paesi concorrenti» della convenzione collettiva del lavoro.
Intanto il segretario generale dell’unica centrale sindacale del settore privato Gsee, Giannis Panagopoulos, ha fatto una visita lampo alla sede dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo) a Ginevra per prendere iniziative anche legali contro la violazione dei diritti internazionali del lavoro da parte della «troika», mentre oggi Gsee deciderà il piano dei nuovi scioperi e manifestazioni. Panagopoulos è stato martedì a Berlino dove ha informato dettagliatamente i sindacati e i parlamentari tedeschi sulle misure della «troika» contro i lavoratori greci. La distruzione della società greca è stata ammessa indirettamente dall’istituto di Bruxelles Eurostat, che ha notificato come già alla fine del 2010 il 27,70% della popolazione in Grecia o 3,03 milioni di persone vivevano ai limiti della soglia di povertà.

Gli ordini dei medici, avvocati e ingegneri hanno fatto ieri fronte comune per difendere la democrazia, lo stato sociale e di diritto. «Non si mettono sotto dura prova le nostre resistenze economiche, ma specialmente i limiti della nostra resistenza come liberi cittadini in una società democraticamente strutturata», dicono nel loro comunicato comune. Nel frattempo un altro senza tetto è morto di freddo fuori dell’ospedale di Patrasso.

Argiris Panagoupolos
Fonte: www.ilmanifesto.it
Link: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6444/
9.02.2012

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Pubblicato da Davide

  • cavalea

    Dopo l’ennesimo salasso al popolo greco, mi chiedo se i soloni che lo hanno imposto, avranno anche assicurato che l’economia e i redditi partiranno a razzo? Questi sono indecenti e criminali.

  • mystes

    Il prossimo passo sarà lo scioglimento del governo (a che serve infatti un governo che non governa, ma che deve solo ubbidire agli ordini?) e il commissariamento della Grecia che avrà ad Atene un gauleiter europeo.
    Sembra uno scherzo del destino, quel che non fu possibile ad Hitler e Mussolini si sta rivelando uno scherzo per la Merkel.

  • ericvonmaan

    Tra poco cominceranno i morti

  • maristaurru

    I tecno burocrati li ridurranno come altri popoli, alla fame, schiavi moderni. Gli hanno sottratto ogni potere politico, niente trattative o compromessi, lo fanno consapevolmente di impoverirli, sanno che una economia strozzata non si riprende, schiavizzati come hanno fatto con i popoli dell’Africa e non solo, si imadroniranno di tutto , compresi i beni del sottosuolo ( anche uranio oltre che gas )Sono dei delinquenti , eletti da nessuno e con un potere enorme

  • dana74

    @mystes ma davvero? Ed io pensavo che fosse la finanza apolide a condurre le danze pensa che scema…c’era il nazismo e non essendo stato sconfitto a dovere guardacaso è rinato sottomentite spoglie, infiltratosi nella finanza americana ora compie la sua missione di dominio globale?!? Beh allora la liberazione?
    Hanno “deviato” i liberatori quindi?
    Ma l’Europa che trova le fondamenta nella bontà assoluta, nella solidarietà, nella collaborazione e rispetto tra popoli, i cui capitani di questo progetto sono stati elementi di sinistra ben legati alla finanza? Anche loro deviati e cooptati dai nazisti della Goldman Sachs/Rockefeller/Rotshild?

  • Miky

    Dove siamo finiti?Un Europa con infinite parrocchie che crollerà.Io non posso e non voglio pensare che il popolo greco affamato non riesca a soverchiare la gogna.Atene è il laboratorio di una polveriera dove prossimamente non si salverà nessuno.

  • supervice

    La Grecia come l’Argentina: il default sovrano è una buona soluzione?

    http://www.forexinfo.it

    L’indice dei prezzi al consumo potrebbe portare a conclusioni poco chiare sulla crescita del PIL. Alla luce degli ultimi avvenimenti in Grecia e la possibilità di un default sovrano, è bene guardare ai default verificatisi in precedenza: l’Argentina. Vediamo come la svalutazione monetaria e il default sovrano in Argentina hanno dato una visone distorta sull’economia del paese.

    Molti indicano l’Argentina come esempio positivo di default sovrano; la tabella mostra come la crescita del PIL è al 110% dopo la crisi terminata alla fine del 2001. La nostra Macro Strategist Mads Koefoed ritiene di fondamentale importanza il fatto che dopo la svalutazione monetaria argentina, l’indice dei prezzi al consumo fosse probabilmente alterato per essere stato in grado di rilevare che i beni importati non facessero parte di un normale paniere economico a causa di una impennata dei prezzi sui beni importati come automobili, computers, etc…Trasformando il paniere dell’indice dei prezzi al consumo dopo un default sovrano, il PIL reale di una nazione ha più possibilità di essere enfatizzato.

    I profitti del settore privato sono meno soggetti alle alterazioni dell’indice dei prezzi al consumo. Il settore privato dell’Argentina non si è ancora del tutto ripreso dopo la crisi del 2001 in termini di profitti reali, infatti i profitti aggregati si trovano ancora al di sotto del 50%.

    I dati economici ufficiali mostrano come l’Argentina sia uscita dalla crisi raggiungendo una piena crescita economica. Tuttavia, queste conclusioni potrebbero basarsi sui dati distorti dell’indice dei prezzi al consumo in quanto le realtà economiche di compagnie private mostrano le difficoltà in cui ancora si trova il settore privato.

    Complessivamente, facendo riferimento ai dati economici dell’Argentina, ci si chiede in che misura questo miglioramento sia dovuto a prezzi più alti dei beni piuttosto che ai cambiamenti apportati alla politica interna.

    Perchè un default sovrano non può rappresentare una soluzione a lungo termine per l’economia?

    Facciamo un passo indietro andando ad analizzare i lati positivi di un default sovrano.

    Per quanto riguarda l’Argentina, essa non ha ancora accesso ai mercati di credito stranieri, l’inflazione è aumentata in maniera smisurata e molti economisti sono convinti che i dati attuali sull’inflazione non riflettano i dati reali. Il tasso di disoccupazione è ancora elevato e il settore privato, come già accennato, non si è del tutto ripreso.

    Concludendo, il default sovrano non “obbliga” una nazione a cambiare la propria struttura economica; più che altro rappresenta un ostacolo per i creditori. Il vero problema risiede nel fatto che i creditori non possono assumere il controllo sovrano come normalmente accadrebbe in un ambiente privato, e di conseguenza non è possibile avviare cambi strutturali a cui la popolazione normalmente si opporebbe, come del resto sta accadendo in Grecia.

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    Fonte: La Grecia come l’Argentina: il default sovrano è una buona soluzione? [www.forexinfo.it]

    10.02.2012