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GRECIA, RITORNO AL PASSATO

DI MARGHERITA DEAN
peacereporter.net

L’esperimento Grecia sta funzionando: scomparsa dello Stato, deregolamentazione del mercato e del lavoro, privatizzazione dell’economia nel suo insieme, erosione della democrazia, abbrutimento della società, ottenuti in appena otto mesi di realizzazione della politica di austerità più dura che il Paese abbia mai conosciuto.

L’esperimento è quello ideato dai creditori europei del Paese, dal Fondo Monetario Internazionale e dai centri internazionali di speculazione finanziaria, un esperimento teso a testare la resistenza della società alla realizzazione del capitalismo più genuino, ovvero quello più feroce, perché meno legato agli ‘intralci’ posti dallo stato sociale. Non solo, la democrazia stessa e i diritti che essa garantisce stanno diventando un ostacolo da spostare sempre più verso il margine, creando una sorta di capitalismo autoritario dal vago odor d’Asia.

La prima cosa su cui interrogarsi è se davvero fosse necessario colpire stipendi e pensioni, come governo e mezzi d’informazione mainstream hanno sostenuto (ai limiti della vera e propria propaganda), il ricorso al meccanismo di salvataggio (della Bce, del Fmi e dell’Ue) e all’asfissia economica, politica e sociale che da esso deriva.
Nel 1936, la Grecia rifiutò (pur riconoscendo l’esistenza dell’obbligazione) il pagamento del debito contratto con la banca belga Société Générale de Belgique. Il governo belga, allora, intentò causa innanzi alla Corte Internazionale della Società delle Nazioni contro la Grecia, accusando quest’ultima del mancato rispetto di un patto internazionale. Il Paese ellenico rispose che l’insolvenza era giustificata dal pericolo che il pagamento avrebbe significato per il popolo e lo Stato. Nel promemoria, il Governo greco scrisse: ”Il governo di Grecia, preoccupato circa gli interessi vitali del popolo ellenico, dell’amministrazione, dell’economia, delle salute pubblica e della sicurezza interna ed esterna del paese, non aveva altra scelta” che quella della ristrutturazione del debito contratto con la banca belga (Yearbook of the International Law Commission, 1980, v.II., parte I, p.25-26). Nel 1938, il Tribunale riconobbe le ragioni della Grecia, creando un precedente giuridico su cui, tra l’altro, si basò il governo argentino nel 2003.

Successe nel 1936; è inquietante che il governo greco del 2010, invece, dimentico della propria storia giuridica, sia riuscito a convincere la maggioranza dell’elettorato, circa l’ineluttabilità del ricorso al meccanismo di salvataggio.
Si facciano semplici calcoli: alla fine del 2009, il denaro che serviva alla Grecia per pagare gli interessi debitori rappresentava il settanta per cento del Pil nazionale, mentre al funzionamento dello Stato era necessario il quarantacinque percento del Pil. Una somma che dà come risultato l’ammontare del debito greco del 2009, ovvero il 115 per cento del Pil. La sottrazione, a sua volta, riconoscerebbe al Paese un surplus del cinquantacinque percento del Pil. Tuttavia si sa, la sottrazione, ovvero la ristrutturazione del debito nazionale, non è mai stata un’opzione per questo governo che, invece, si accontenta della promessa europea relativa al prolungamento dei tempi di pagamento del debito di 110 miliardi contratto l’aprile scorso.

Quando, agli inizi di maggio, la Grecia si gettò nelle mani della triarchia creditizia del meccanismo di salvataggio (Bce, Fmi e Ue), fu firmato il Memorandum dell’accordo, o meglio, del contratto di prestito. Oltre agli impegni che tale Memorandum impone alla Grecia, due aspetti assumono un valore particolare, creando condizioni di eccezionalità che mal si adeguano al corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

La prima questione si individua nelle garanzie del prestito previste: ipoteche sui beni immobili dello Stato greco.
La seconda questione sorge dalla clausola che permette al ministro delle Finanze di firmare, in perfetta solitudine istituzionale, ogni successiva revisione del Memorandum stesso e fin’ora ce ne sono state due, che hanno ulteriormente aggravato la pressione fiscale, i tagli alla salute e all’istruzione, nonché alle pensioni e agli stipendi.
Dal 1974, anno di instaurazione della Democrazia in Grecia, il Parlamento ha introdotto diciotto leggi attraverso l’iter d’urgenza, mentre in appena un anno di governo, il Pasok ha fatto passare, con lo stesso iter, ben sette disegni legislativi. In questo quadro di costituzionalità spinta ai limiti, si pone anche l’approvazione, di martedì 14 dicembre, della maxi-legge su lavoro e imprese pubbliche. Il relativo disegno di legge è stato presentato dal Governo la sera di giovedì 9 dicembre, imponendo alla Camera l’iter di urgenza che, dopo una discussione durata poche ore, è stato approvato dalla maggioranza parlamentare del partito al governo (Pasok) e getterà nel caos della non esistenza il diritto del lavoro degli ultimi tre decenni.

La nuova maxi-legge prevede che i contratti di categoria si debbano applicare anche ai lavoratori in imprese che non hanno preso parte ai negoziati con i sindacati. Gli stipendi e i posti di lavoro in una società in crisi, però, potranno essere ridotti attraverso un ‘‘contratto collettivo speciale d’impresa”, mentre non sono previste le percentuali di riduzione degli stipendi, istituendo solo la soglia di € 740 posta dal contratto collettivo nazionale. D’altra parte, vanno sottolineati il prolungamento dei tempi di assunzione di lavoratori ‘in affitto’, dai diciotto ai trentasei mesi, e la riduzione delle indennità in caso di licenziamento. Quanto alle imprese pubbliche, sono previste riduzioni orizzontali degli stipendi che non potranno superare i 48mila € annui per tutti i lavoratori, con l’eccezione di presidenti, consiglieri d’amministrazione e direttori, e riduzione del personale, attraverso trasferimenti.
Risanare e riformare, per il Governo greco, significa solo tagliare, mentre il ministro delle Finanze, Ghiorgos Papakonstantinou, giustifica la fretta legislativa con la cinica ammissione che altrimenti ”avremmo venti giorni di proteste”.

Margherita Dean
Fonte: www.peacereporter.net
Link: http://it.peacereporter.net/articolo/25831/Grecia,+ritorno+al+passato
16.12.2010

Pubblicato da Davide

  • kenoby

    … si inizia con la produzione in serie. Ci attendono tempi cupi.

  • hobie

    Peacereporter e’ un sito encomiabile per la trattazione di certi argomenti (Afghanistan e Iraq, per es), però poi, in modo molto obliquo e surrettizio, infanga e disinforma su realtà antiglobaliste come Cuba o il Venezuela bolivariano.
    La mail (che conserviamo) di un nostro collaboratore, che domandava il perche’ di tutto cio’, a certo Alessandro Grandi, l’autore della disinformazione in questione, e’ stata “portata dai carabinieri” (nelle parole dello stesso Grandi), perche’ considerata “diffamatoria” (gli si domandava perche’ “sputava” su Cuba).
    Cio’ con evidente scopo intimidatorio e di censura del pensiero critico.
    Abbiamo chiesto spiegazioni a Peacereporter sul perche’ di un comportamento così scandaloso, ma senza ottenere risposta.
    Invitiamo quindi i gestori di questo sito, sempre interessante e argomentato, a verificare bene le fonti e i contributi.
    Peacereporter, a parole, critica il neoliberismo, ma nei fatti ( e negli scritti dei suoi Grandi) critica ancora più pesantemente gli esperimenti di socialismo del XXI secolo sudamericani. E segnala ai carabinieri chi fa domande.

  • guido

    Erano altri tempi, oggi ai governanti manca la dignità.

    Allora in Italia c’era LUI e l’unica cosa giusta che ha tentato di fare è stato l’opporsi alla “congiura pluto-giudaico-massonica” (pluto non è un nome proprio di un cane ma quello di una brutta razza di cani).

    L’attuale oposizione al governo è una accozzaglia di servi della triade sopracitata ma anche il nostro ducetto in sedicesimo non scherza: vuole fare il plutocrate in proprio, se occorre dà una leccata ai sionisti ed è un tesserato della P2.

    Riguardo il nostro futuro resta un dubbio: è meglio venire rosolati a fuoco lento per sentire meno dolore oppure finire di colpo nella brace con la speranza che questo provochi un risveglio?
    Saluti.

  • marco76

    Barnard è da parecchio che prevedeva questi scenari o sbaglio?
    I nostri pifferai continuano invece con un silenzio imbarazzante….

  • gabro

    …questo è il Nuovo Ordine Mondiale…

  • AlbertoConti

    Gli islandesi si sono opposti alla logica della truffa monetario-finanziaria, mandando affanculo il “debito pubblicizzato” (che esiste in misura direttamente proporzionale ai beni pubblici privatizzati). Il fatto che avessero una moneta propria è un dettaglio tecnico trascurabile di fronte alla gravità del sopruso sociale. I greci si ribellano, assai duramente, ma non basta visto anche il clima di corruzione nel quale si dibattono da troppo tempo, come noi italiani. Però perlomeno dimostrano di aver capito qualcosa della meccanica monetaria scelta dalla truffa stegocratica, o incominciano a farlo. Noi no. Tolleriamo ancora che in TV si descriva la realtà virtuale del truffone come fosse la realtà vera, rappresentata da destra a sinistra, e i fatti recenti di Roma sono ancora un segnale troppo timido di una reazione obbligata dall’arroganza di questo potere truffaldino e criminale. Non occorre giustificare la violenza di fronte ad un insulto tanto pesante all’intelligenza ed alla dignità umana, occorre piuttosto un duro lavoro di analisi e chiarificazione assoluta della truffa, dell’inganno nel quale siamo scivolati come tanti pinocchi nel paese dei balocchi, quando ormai i balocchi sono tutti e soli nelle mani degli aguzzini. Occorre capire, non odiare, non distruggere cecamente le ombre del male, che finiscono poi per essere solo altre vittime di un male oscuro più grande. Solo la luce dell’intelletto, semplice e sincera, potrà portarci fuori dal guado mortale.

  • nikos

    [è inquietante che il governo greco del 2010, invece, dimentico della propria storia giuridica, sia riuscito a convincere la maggioranza dell’elettorato, circa l’ineluttabilità del ricorso al meccanismo di salvataggio. ]

    Ma quale maggioranza dell’elettorato!!

    L’accordo e’ stato approvato dalla maggioranza parlamentare di Pasok (socialisti, Papandreou) e del partito della estrema destra di LAOS,che e’ ben diverso.
    Non con elezioni