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GRECIA, ISLANDA E LETTONIA POTREBBERO GUIDARE LA RIVOLTA CONTRO UE E FMI

DI ELLEN BROWN
huffingtonpost.com

Il crollo finanziario totale, un tempo problema solamente dei paesi in via di sviluppo, è giunto ora in Europa. Il Fondo Monetario Internazionale sta imponendo le proprie “misure di austerità” al cerchio più esterno dell’Unione Europea, con Grecia, Islanda e Lettonia come i paesi più colpiti. Ma questi non sono i normali mendicanti del terzo mondo. Storicamente, i vichinghi islandesi respinsero in numerose occasioni gli invasori britannici, le tribù lettoni allontanarono persino i vichinghi e i greci conquistarono l’intero impero persiano. Se c’è qualcuno che può opporsi al FMI, sicuramente sono questi valorosi guerrieri europei.

Decine di paesi sono risultati inadempienti sul proprio debito negli ultimi decenni, e il caso più recente è stato Dubai che ha dichiarato una moratoria sui debiti il 26 novembre 2009. Se l’ex ricchissimo emirato arabo può risultare inadempiente, possono esserlo anche i paesi disperati. E se l’alternativa è quella di distruggere l’economia locale, è difficile sostenere che non dovrebbero farlo.Questo è particolarmente vero quando i creditori sono in buona parte responsabili dei problemi del debitore, e ci sono buone ragioni per sostenere che i debiti non devono essere ripagati. I problemi in Grecia ebbero origine quando furono mantenuti bassi i tassi di interesse, inadeguati per la Grecia, per salvare la Germania da un tracollo economico. Mentre ad Islanda e Lettonia è stata accollata la responsabilità delle obbligazioni private verso cui loro non erano parti in causa.

L’UE che non funziona: quando una moneta comune non ha successo

La Grecia potrebbe essere il primo paese del cerchio più esterno dell’UE a ribellarsi. Secondo Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph di domenica: “La Grecia è diventata il primo paese delle sofferenti zone periferiche dell’unione monetaria europea a sfidare Bruxelles e rifiutare la cura medievale da sanguisughe di una deflazione dei salari”. Il Primo ministro George Papandreu ha detto venerdì:

“I lavoratori stipendiati non pagheranno per questa situazione: non procederemo al congelamento o al taglio dei salari. Non siamo saliti al potere per distruggere lo stato sociale”.

Rileva Evans-Pritchard:

“Papandreu ha dei buoni motivi per lanciare il guanto di sfida ai piedi dell’Europa. Alla Grecia è stato detto di adottare un pacchetto di austerità in stile FMI, senza applicare la svalutazione così importante per i piani del FMI. La ricetta è disastrosa ed è chiaramente controproducente.”

La moneta non può essere svalutata perché si tratta dello stesso euro utilizzato da tutti. Ciò significa che mentre la possibilità del paese di ripagare il debito viene compromessa dalle misure di austerità, non vi è modo di diminuire il costo del debito. Evans-Pritchard conclude:

La verità è che pochi in Eurolandia sono disposti a mettere in dubbio il fatto che l’Unione Monetaria sia intrinsecamente inadeguata – per la Grecia, per la Germania, per chiunque.

Ed è la ragione per la quale l’Islanda, che non fa ancora parte dell’UE, potrebbe rivedere la propria posizione. All’Islanda viene richiesta l’appartenza all’unione per sottoscrivere un accordo nel quale verrebbero risarciti i depositanti olandesi e britannici che hanno perso i loro soldi nel crollo di IceSave, una divisione off-shore della più importante banca privata islandese. Eva Joly, un magistrato franco-norvegese assunta per indagare sul crollo bancario islandese, lo definisce un ricatto e avverte che cedere alle richieste dell’UE prosciugherebbe l’Islanda delle sue risorse e della sua popolazione, che sarebbe costretta ad emigrare per trovare lavoro.

La Lettonia è un membro dell’UE e si crede che adotterà l’euro, ma non ha ancora raggiunto questa fase. Nel frattempo, l’UE e il FMI hanno detto al governo di prendere a prestito valuta straniera per stabilizzare il tasso di cambio della valuta locale, allo scopo di aiutare i mutuatari a pagare i mutui contratti in valuta straniera dalle banche straniere. Come condizione ai finanziamenti del FMI, vengono richiesti anche i soliti tagli governativi. Nils Muiznieks, responsabile dell’Istituto di ricerche politiche e sociali avanzate di Riga, in Lettonia, si è lamentato:

Il resto del mondo sta perfezionando dei pacchetti di incentivi che vanno dall’uno al dieci per cento del PIL ma, nello stesso momento, alla Lettonia è stato chiesto di apportare dei forti tagli alla spesa – per un totale di circa il 38 per cento quest’anno nel settore pubblico – e di aumentare le tasse per coprire i deficit di bilancio.

In novembre il governo lettone ha adottato il bilancio più pesante degli ultimi anni, con tagli di quasi l’11%. Il governo ha già aumentato le tasse, ridotto la spesa pubblica e gli stipendi governativi e chiuso decine di scuole e ospedali. Come risultato, la banca nazionale prevede per quest’anno una diminuzione dell’economia del 17,5%, proprio quando c’è bisogno di un’economia produttiva per rimettersi in piedi. In Islanda l’economia si è contratta del 7,2% nel corso del terzo trimestre, il calo più forte mai registrato prima.

Come negli altri paesi stretti dai lacci neo-liberisti sulla produttività, l’occupazione e la produzione industriale sono state danneggiate, mettendo in ginocchio le economie.

Una considerazione cinica è che questo sia stato fatto di proposito. Invece di aiutare le nazioni post-sovietiche a sviluppare economie autosufficienti, scrive Marshall Auerback, “l’Occidente le ha viste come delle ostriche economiche da frantumare riempiendole di debiti allo scopo di ricavarne interessi e guadagni in conto capitale, lasciandole poi solo delle conchiglie vuote”.
Ma la gente non si sta sottomettendo in silenzio. La scorsa settimana in Lettonia, mentre il Parlamento discuteva che cosa fare del debito nazionale, migliaia di studenti e insegnanti hanno riempito le strate protestando contro la chiusura di centinaia di scuole e la riduzione fino al 60% degli stipendi dei docenti. I dimostranti portavano striscioni con scritto “Hanno venduto l’anima al diavolo” e “Siamo contro la povertà”. Al parlamento islandese, secondo le ultime notizie la discussione su IceSave è andata avanti per 140 ore, un nuovo primato, e una parte sempre più in crescita della popolazione si oppone al finanziamento di un debito che credono che il governo non debba restituire.

Il 3 dicembre in un articolo sul Daily Mail intitolato “Quello che l’Islanda può insegnare ai Tory”, Mary Ellen Synon scrive che da quando l’economia islandese è crollata lo scorso anno, “i costruttori dell’impero di Bruxelles erano sicuri che i terrorizzati islandesi ormai sull’orlo della bancarotta fossero finalmente pronti per scambiare la propria indipendenza con la ‘stabilità’ dell’adesione all’UE”. Ma il mese scorso, un sondaggio ha mostrato che il 54 per cento degli islandesi si oppone all’adesione, con solamente il 29 di cittadini favorevoli. Synon scrive:

Lo scorso anno gli islandesi potrebbero essersi spaventati a morte ma stanno ora uscendo dalle rovine del loro benessere e hanno deciso che la cosa più preziosa rimasta è la loro indipendenza. Non sono disposti a metterla in vendita, nemmeno per l’eventualità di un salvataggio da parte della Banca Centrale Europea.

Islanda, Lettonia e Grecia sono tutte in grado di mettere alla prova il bluff del FMI e dell’UE. In un articolo del primo ottobre intitolato “Lettonia – la pazzia continua”, Marshall Auerback sosteneva che il problema del debito lettone potrebbe essere risolto nell’arco di un fine settimana, con una serie di misure che comprendono (1) non rispondere al telefono quando i creditori stranieri chiamano il governo; (2) dichiarare insolventi le banche, convertendo il loro debito estero in capitale, e farle riaprire con un’assicurazione totale sui depositi garantiti in valuta locale; e (3) offrire “un lavoro con un salario minimo in valuta locale comprensivo di assistenza sanitaria a chiunque sia disposto a lavorare come fu fatto in Argentina dopo che il regime di Kirchner rifiutò il pacchetto tossico di restituzione del debito del FMI”.

Evans-Pritchard ha suggerito un rimedio analogo per la Grecia la quale, dice, potrebbe liberarsi dal suo cappio mortale seguendo l’esempio dell’Argentina. Potrebbe “reintrodurre la propria valuta, svalutarla, approvare una legge che trasformi il debito interno in euro in valuta locale, e ‘ristrutturare’ i contratti con l’estero”.

La strada meno battuta: dire di no al FMI

Opporsi al FMI non è una strada molto praticata ma l’Argentina ha tracciato il cammino. Di fronte alle tremende previsioni secondo cui l’economia crollerebbe senza crediti con l’estero, nel 2001 sfidò i propri creditori e si staccò semplicemente dai propri debiti. Nell’autunno del 2004, tre anni dopo un’inadempienza record su un debito di oltre 100 miliardi di dollari, il paese era sulla strada della ripresa e aveva raggiunto questo risultato senza aiuti dall’estero. L’economia era aumentata dell’8 per cento per due anni consecutivi. Le esportazioni erano cresciute, la moneta era rimasta stabile, gli investitori ritornavano e la disoccupazione era diminuita. “Si tratta di un importante evento storico, che mette alla prova 25 anni di politiche sbagliate”, diceva l’economista Mark Weisbrot in un’intervista del 2004 riportata dal New York Times. “Mentre altri paesi stanno zoppicando, l’Argentina sta avendo una crescita molto forte senza alcun segno di insostenibilità, ed è stato fatto senza alcuna concessione per ottenere afflussi di denaro straniero.”

Weisbrot è condirettore di un centro studi con sede a Washington chiamato “Centro per la ricerca economica e politica”, che nell’ottobre 2009 ha presentato uno studio su 41 paesi debitori del FMI. Lo studio ha scoperto che le politiche di austerità imposte dal FMI, tra cui i tagli alle spese e la rigida politica monetaria, avevano maggiori probabilità di fare più male che bene a quelle economie.

Questa è stata anche la conclusione di uno studio pubblicato nel febbraio scorso da Yonca Özdemir dell’Università Tecnica del Medioriente di Ankara, mettendo a confronto gli aiuti del FMI in Argentina e in Turchia. Entrambi i mercati emergenti hanno affrontato delle gravi crisi economiche nel 2001, ma se l’Argentina si è ribellata al FMI, la Turchia ha seguito ogni volta i suoi consigli. Il risultato è stato che l’Argentina si è ripresa mentre la Turchia si trova ancora in una crisi finanziaria. L’Argentina ha scelto di dirigere le proprie risorse verso l’interno, sviluppando la propria economia nazionale.

Per trovare i soldi per questo sviluppo, l’Argentina non ha avuto bisogno di investitori stranieri. Ha emesso il proprio denaro e credito attraverso la propria banca centrale. In precedenza, quando la valuta nazionale è crollata completamente nel 1995 e di nuovo dopo il 2000, i governi locali argentini avevano emesso obbligazioni locali che venivano negoziate come valuta. Le province pagavano i propri dipendenti con ricevute cartacee chiamate “Obbligazioni cancella-debito” che erano espresse in unità valutarie equivalenti al peso argentino. Le obbligazioni cancellavano il debito delle province verso i loro dipendenti e potevano essere spese nella comunità. Le province in realtà avevano “monetizzato” i loro debiti, trasformando le loro obbligazioni in valuta a corso legale.

L’emissione e il prestito della valuta sono diritti sovrani del governo, e sono diritti che i piccoli paesi europei perdono quando aderiscono all’UE. L’Argentina è un paese grande che ha maggiori risorse rispetto ad Islanda, Lettonia o Grecia, ma ora le nuove tecnologie disponibili potrebbero addirittura rendere autosufficienti i piccoli paesi. Vedi l’articolo di David Blume “Alcohol can be a gas”.

Ellen Brown
Fonte: www.huffingtonpost.com
Link: http://www.huffingtonpost.com/ellen-brown/eu-imf-revolt-greece-icel_b_389409.html
18.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • myone

    Togliersi creando una autosufficenza solo per il fatto di rendere meno vincolante una globale interpretazione del mondo di pensare e di fare,
    lascerebbe senza gambe il tutto. Il fatto e’ che si fanno sempre i conti con le regole che si pensano siano le regole che altrimenti lasciando non potrai sopravvivere, e che tradotto e’ , rimanere in un sistema che ti da’ anche il superfluo, mentre il superfluo te lo potresti creare te cambiando il prodotto della tua vita e del tuo sistema.
    E’ come il natale. Se non comperi il regalo o il panettone, non fai natale e non ci sei, mentre, durante tutto il tempo dell’ anno, di soldi ne butti, di regali non en fai, sopratutto utili, e di schifezze ne mangi uguale a iosa, e quando mangi bene e mangi sano, non sai che e’ natale pure allora, ma forse quando lo fai, lo fai con la bocca piena di bestemmie, perche’ tutto non va’ e nulla ti sazia.

  • TizianoS

    Sul problema dei debiti monetari vi è anche un aspetto teologico/legislativo poco conosciuto e poco approfondito, che consiste nel fatto che per cristiani ed ebrei esiste la legge detta dell’anno sabbatico (alla fine di ogni sette anni) per la remissione dei debiti.

    A tale proposito la legge mosaica è chiara (Deuteronomio – Cap.15): Alla fine di ogni sette anni celebrerete l`anno di remissione. Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che abbia diritto a una prestazione personale in pegno per un prestito fatto al suo prossimo, lascierà cadere il suo diritto: non lo esigerà dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l`anno di remissione per il Signore….

    Ma a cosa servono la teologia, le leggi sul giubileo, i passi biblici dell’Antico Testamento che possono avere relazione con la celebrazione giubilare, se la legislazione sul giubileo non è stata mai attuata da nessun governo civile ?

    E’ vero che il capitolo del Deuteronomio sopra citato contiene anche la norma che il debito si può “esigerlo dallo straniero”, ma il principio universale dovrebbe in ogni caso essere tale per cui ogni creditore dopo sette anni deve lasciar cadere il suo diritto.

    Credo comunque che il mondo sia arrivato ad un tale caos finanziario per cui, comandamenti biblici o no, leggi civili o no, la strada del ripudio dei debiti prenderà sempre più strada. Ma qui sorgono i dubbi: solo i debiti delle banche, come si è fatto finora ? O quelli dello Stato ? O quelli dei privati ?

    Per chiarire ogni dubbio e mostrare la strada da seguire sarà probabilmente il caso Argentina a fare da guida, come del resto dimostra egregiamente l’articolo.

  • nautilus55

    Pur comprendendo la logica del commento, vorrei ricordare che nel Pentateuco ci sono una serie di norme che regolano la schiavitù e la lapidazione. Come dici giustamente, meglio guardare all’oggi, all’analisi che possiamo compiere “qui ed ora” piuttosto che a testi che regolavano civiltà agro-pastorali.

  • ipsilon

    Non mi sembra chiaro il punto

    “(2) dichiarare insolventi le banche, convertendo il loro debito estero in capitale, e farle riaprire con un’assicurazione totale sui depositi garantiti in valuta locale”.

    – Cosa significa? Che si fanno fallire le banche e da dopo in poi si garantiranno i nuovi depositi futuri che eventualmente si costituiranno (distruggendo così i risparmi di una vita di poveri cristi), o si fanno fallire le banche ma si garantiscono i depositi in essere ora esistenti?

    Mi sembra fondamentale un chiarimento. Saluti da Ipsilon

  • glomer

    …ed intanto in Italia facciamo una fine peggiore degli stati un-iti…

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/assalto-alle-caserme/2117172

    ci stiamo svendendo anche le mutande….che schifo!!!

  • backtime

    io direi che l’articolo voglia dirci, per chi vuole ed è interessato ad intendere, che nessuno compresi i banchieri, sono possessori di questo mondo, tanto meno dei suoi abitanti.

    La moneta per come è oggi concepita è una farsa e non può essere adoperata che per giocare al monopoli, non certo per sottomettere Nazioni che valgono certamente più della moneta, specie se questa debbono ottenerla come “debito” e non non per quello che è stata creata “lo scambio” la visione della moneta come guadagno è un prerogativa dei banchieri occidentali, neanche di tutti i banchieri e questo già dovrebbe bastare per associare la farsa alla sua estenzione più grande, ovvero “la truffa” sostenuta da chi di suo non ha niente e vorrebbe divenire proprietario di tutto senza dare nulla in cambio, ovviamente questo in questi ultimi anni è stato agevolato da politici, che innegabilmente hanno tentato di vendere le Nazioni che sono stati chiamati a condurre, creandosi “loro” il debito con i banchieri, certi di farli poi pagare all’elettorato, ma l’elettorato non è poi così stupido esendo composto anche da persone che hanno studiato ed occupano posti di rilievo, non tutti ingrassano con le Banche essendoci chi ne ricava il solo stipendio sindacale. Allora cominci a dire ed a far scoprire le pecche e colpevole quanto un banchiere infame ed affamante, nessuna madre ha mai e poi mai partorito.

  • lucamartinelli

    è vero. la leggina del fascista La Russa è passata nella legge finanziaria. evviva. è nata “DIFESA SERVIZI spa”. faranno man bassa di tutto il patrimonio militare che appartiene ai cittadini, ma questa banda di criminali massoni fa finta di niente. d’altra parte sanno che gli italioti sono impegnati a guardare il grande fratello. Hanno impiegato 25 anii di TV commerciale, ma ci sono riusciti a ricoglionirci.

  • lucamartinelli

    sara’ bene che i nostri governanti comincino a studiare un piano per salvare il salvabile quando tra pochi mesi tocchera’ a noi. comunque veramente l’Argentina ha indicato il percorso: denuncia e ripudio del debito, uscita dall’euro, nuova moneta locale SOVRANA. il resto verra’ da se’. in realta’ il problema, a parte i disordini sociali per i quali hanno cominciato a mettere i soldati per strada, lo scontro è iniziato da anni. Tremonti ha addirittura cercato, nel silenzio generale, di riportare bankitalia sotto il controllo dello stato.(governo Berlusconi 2001-2006) fu defenestrato in poche ore, ricordate? i massoni sono stati piu’ forti. poi il nostro adorato presidente della Repubblica, anche lui in odore di massoneria, ha dato il colpo di grazia alle speranze tremontiane e dei cittadini, firmando, anche qui nel silenzio generale, il 16 dicembre 2006 il decreto presidenziale che riconosce a bankitalia il suo carattere privato. quindi la strada è preclusa. si potra’ ripercorrere, anche perche’ è l’unica, solo a furor di popolo. dovremo scendere in piazza…..chissa’ se accetteremo di rinunciare al grande fratello e cose simili…..saluti a tutti. P.S. ci sono al mondo paesi che hanno la banca centrale di stato e la moneta sovrana: campano anche loro, a volte meglio di noi. quindi non sta scritto da nessuna parte che si debba per sempre sottostare la truffa della moneta a debito. altri paesi invece come la Svizzera hanno la banca centrale privata: ma lo stato è il socio maggioritario e quindi se la passano bene.

  • Biribissi

    Nessuno sottolinea che ora dall’UE c’è bisogno di ribellarsi.ahi ahi..

  • oldhunter

    Anche se la mia opinione vale nulla, è esattamente quello che penso anch’io! Un saluto a Luca e a tutti.

  • TizianoS

    Più che sui vari riferimenti all’anno sabbatico fatti nella Bibbia, mi preme sottolineare come l’anno sabbatico, ancorché vergognosamente rinnegato dalla Chiesa cristiana, costituisca il fondamento della preghiera insegnata da Gesù Cristo stesso nel Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

    Varrebbe la pena di approfondire quanto scrisse in merito il Prof. Giacinto Auriti: “Poiché con la remissione si estingue il debito, ma non l’oggetto del debito, il debitore viene trasformato da debitore in proprietario della moneta creata contestualmente a debito con la sua accettazione. Ecco perché, essendo la remissione monetaria attuata con prestiti reciproci, la remissione dei debiti non causa l’impoverimento, ma l’arricchimento della collettività”.