GRECIA – IL LETTO DI PROCUSTE


C’è un’alternativa alla cura da cavallo: la nazionalizzazione del default

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

Diceva Noam Chomsky che ove un albero cadesse nella foresta ma non venisse ripreso dalle TV, è come se non fosse caduto. Ha dell’incredibile l’eccesso di zelo delle televisioni italiane (quelle che davvero plasmano il senso comune) verso Berlusconi e la sua direttiva dell’ottimismo coatto. Esse stanno operando una vera e propria censura sugli sviluppi della situazione in Grecia. Questo paese è sull’orlo di un collasso che rischia di scatenare un effetto domino su tutta Eurolandia e di trascinare nel vortice l’Italia anzitutto. Per di più la Grecia è attraversata dal più potente movimento di scioperi degli ultimi decenni. Meglio non parlarne affatto, non solo per non spaventare chi c’ha i quattrini e rischia di perdere tutto, ma per evitare che quelli che già ora non hanno più quasi niente si mettano in testa la strana idea di seguire l’esempio dei loro omologhi greci. Vedremo se questa congiura del silenzio reggerà alla prova del fuoco di domani, 24 febbraio, quando il paese sarà completamente paralizzato da quello che sarà senz’altro il più potente sciopero generale dalla caduta dei Colonnelli.

A seguito: “Il rischio del dominio della Grecia all’Italia” (Paolo Manasse, lavoce.info/); “Grecia: crisi del debito o crisi dell’euro ?” (Nicolas Benies, gauche-unitaire.fr);

Un complotto ai danni della Grecia?

Che negli ultimi anni la grande speculazione finanziaria abbia messo sotto attacco la Grecia e speculato vendendo e ricomprando i suoi titoli di stato, non pare ci sia alcun dubbio. Per smascherare “il complotto” ne stanno addirittura occupando i servizi segreti greci, spagnoli e anche francesi.

Scopriranno l’acqua calda, quello che anche un broker-mezza-tacca sa bene. Sul banco degli imputati anzitutto quattro fondi d’investimento: tre americani e un inglese (Moore Capital, Fidelity International, Paulson & Co e Brevan Howard (il maggior gestore di hedge funds d’Europa). Un primo report degli 007 greci afferma: «I quattro fondi hanno assunto posizioni corte sul debito greco vendendo massicciamente e quotidianamente i nostri bond a dicembre per poi ricomprarli una volta scese le quotazioni. Approfittando del clima sfavorevole all’economia del nostro paese e di rapporti che mettevano in dubbio la capacità di Atene di far fronte ai suoi debiti, questi fondi hanno incassato elevati utili.» (Dal quotidiano greco To Vima del 19 febbraio).
Anche il ministro dell’economia francese, Christine Lagarde conferma: “Ci sono difficoltà nella zona euro perché la Grecia è sott’attacco” (Le Monde del 20 febbraio).
Anche barbe finte spagnole, il CNI (che avrebbe addirittura costituito un dipartimento ad hoc), sta indagando sulla “cospiracion”. Si cerca di capire chi si sia arricchito quando le voci della insolvenza spagnola hanno fatto schizzare i prezzi dei Cds dagli 83 dollari del primo dicembre ai 166 dollari attuali. (El Pais del 20 febbraio). Non è escluso che a speculare sul rischio di default della Spagna essi peschino, non solo i soliti vampiri anglosassoni, ma pure qualche porcellino iberico. Gli affari, si sa, sono affari.
La Bibbia del capitalismo transnazionale, il Wall Street Journal ha risposto per le rime a queste notizie di indagine: “Parlare di una cospirazione… spaventa gli investitori più di qualsiasi editoriale critico”.
Da parte nostra non possiamo che aggiungere una banalità: che il capitalismo si fonda sulla caccia al massimo profitto, e che per ottenere il massimo bottino non si fa scrupoli di sorta. Si può ben affondare un paese se questo fa fare quattrini, tanti, maledetti e subito. La deregulation dei mercati finanziari (globalizzazione) avviata con gli anni ‘80-’90, ha trasformato la vecchia caccia al massimo profitto in un vero e proprio aggiotaggio, in un risico criminale legalizzato, ove ai grandi possessori di denaro è stato consentito di agire come una vera e propria delinquenza organizzata.

Chi possiede il debito pubblico greco ?

Avevamo già segnalato, ma vale la pena tornarci su, che sono due gli indici che la grande finanza considera come primi comandamenti per giudicare lo stato di salute delle casse e delle sorti di un paese: lo Spread e i Cds. Il differenziale (Spread) tra i titoli di Stato greci e quelli tedeschi (Bund) è diventato enorme. É passato dal 5% di fine novembre al 6,5% di questi giorni. Mentre i Credit default swap quinquennali, (le assicurazioni sui titoli di stato che coprono il rischio di insolvenza), sono praticamente raddoppiati in tutti i paesi. I Cds sul rischio di default della Grecia sono praticamente i più alti dell’Occidente (3,7% sull’ammontare del debito detenuto dall’investitore contro, ad esempio, lo 0,5% della Germania).

Questi due indici sono in verità alias o “indici ombra”, agganciati, almeno in teoria, ai loro fondamentali: il rapporto deficit-Pil (la differenza calcolata nell’arco di un anno d’esercizio tra i costi della amministrazione statale e le entrate derivanti dalle imposte dirette e indirette versate da imprese e singoli cittadini), e l’ammontare del debito pubblico —ancora una volta rispetto al Pil— che si dimostra così il bronzeo paradigma del turbo-capitalismo. Diciamo in teoria poiché l’alta finanza c’ha figli e figliastri e non considera tutti allo stesso modo. Il Regno Unito (che ha un rapporto deficit-Pil pari quasi a quello greco) e il Giappone (che ha il debito pubblico di gran lunga più alto del mondo) non sono messi sul banco degli accusati e non sono fatto oggetto di attacchi speculativi devastanti. Sospettiamo che la vera ragione non attenga solo ai “fondamentali” della macchina produttiva (che il Regno Unito infatti non possiede), quanto piuttosto al fatto che questi due paesi sono veri-stati-nazione, forti di una loro sovranità politica e monetaria e dunque in grado di proteggere le loro economie.

Tornando alla Grecia. Com’è noto, questo paese ha il debito più alto d’Europa (124,9% sul Pil) nonché il rapporto deficit -Pil più alto (12,7%). Di qui l’allarme sul rischio di default della Grecia.
Preoccupati sono anzitutto i creditori della Grecia, ovvero coloro che possiedono i suoi titoli di Stato. Se infatti questo paese dichiarasse l’insolvenza o annullasse il debito, non sarebbero i cittadini greci a lasciarci le penne, ma i creditori stranieri. Un dato è eclatante: il debito pubblico greco è per il 73% in mano a creditori stranieri.
E vediamoli dunque chi sono questi creditori. Anzitutto francesi e tedeschi, soprattutto fondi pensione. Ecco spiegato l’arcano per cui Parigi e Berlino sono in prima fila nel fare pressioni sulla Bce e su Papandreu. «Nello scenario peggiore possono scegliere se far cadere la Grecia (e quindi condannare a pagare il debito i loro concittadini nati subito dopo la seconda guerra, oppure salvarla, trasferendo i costi del salvataggio sulle loro generazioni future.» (La Stampa del 21 febbraio).

E’ evidente che Francia e Germania vogliono evitare come la peste sia la prima che la seconda strada. Preferiscono la terza: che i greci si tirino fuori dagli impicci da soli, che il governo applichi la cura da cavallo e reprima con fermezza la eventuale rivolta popolare. Ma c’è un rischio nel caso il governo Papandreu cada e le masse popolari abbiano la meglio: l’effetto domino, non solo sugli altri PIGS, ma sulle grandi banche e fondi d’investimento francesi e tedeschi e a catena su tutta Eurolandia. Così in questi giorni, si fa un gran parlare di un piano da 25 miliardi di Euro per soccorrere la Grecia. E’ un fatto che un piano simile violerebbe i trattati europei e richiede che la Bce chiuda, non un occhio soltanto, ma entrambi. Staremo a vedere. Va da sé che l’eventuale piano da 25 miliardi sarebbe condizionato, appunto, all’inasprimento delle misure draconiane già adottate da Atene, ovvero a sacrifici inauditi per il popolo greco

Un’altra via d’uscita: la nazionalizzazione del default

Se un’azienda debitrice fallisce ci rimette quella creditrice che ha prestato denaro, fatta salva la facoltà di quest’ultima di fare rivalsa pignorando i suoi beni. Ma come fare rivalsa contro uno stato nazionale sovrano?
Fare rivalsa sulla Grecia, ormai espropriata in larga parte della sua sovranità nazionale, politica e monetaria, sarebbe in effetti un gioco da ragazzi.
Ma che accadrebbe se la Grecia decidesse d’un botto d’uscire dall’Euro e dall’Unione? Se decidesse unilateralmente di nazionalizzare e pilotare il default, ripristinando la sua moneta e svalutandola decisamente? O addirittura annullando il debito? Accadrebbe che i creditori sarebbero gabbati, che l’economia greca, pur restando nel quadro del capitalismo, riprenderebbe a camminare e ad esportare, attirerebbe non solo una gran massa di turisti, probabilmente anche di investimenti stranieri a causa del vantaggio rappresentato dal differenziale di cambio e dai bassi costi di produzione. Accadrebbe, questo è quel che più conta per milioni di greci, che eviterebbero la cura da cavallo.

Alternativa che non sta né in cielo né in terra? Via d’uscita giacobina? Sentiamo cosa dice Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 18 febbraio:
«Se l’economia non riprende, per stabilizzare il debito serve una correzione dei conti pubblici enorme: circa 14 punti di Pil, al di là di ciò che qualunque governo possa fare. Se invece la Grecia crescesse al 3% l’aggiustamento necessario sarebbe severo, ma non impossibile: circa 6 punti. Ma come fa la Grecia a ricominciare a crescere? Un modo c’è: uscire dall’Euro, svalutare del 50% e diventare il luogo più a buon mercato in cui andare in vacanza nel mediterraneo. Certo, la svalutazione raddoppierebbe il debito, che è tutto in Euro, ma sarebbe giocoforza non ripagarlo. E’ ciò che ha fatto l’Argentina, con risultati non disprezzabili».

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/02/una-proposta-provocatoria.html#more
23.02.2010

10 Commenti
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Tao
Tao
23 Febbraio 2010 7:40

IL RISCHIO DEL DOMINIO DELLA GRECIA ALL’ITALIA DI PAOLO MANASSE lavoce.info/ E’ fondato il timore che il caso Grecia contagi anche gli altri paesi europei ad alto debito e bassa competitività? Oggi i mercati attribuiscono ai Gipsi diversi valori e diversi profili temporali di rischio d’insolvenza. In Grecia e Portogallo i rischi appaiono concentrati nel breve termine, in Italia e Spagna nel medio periodo. Forse perché considerano questi ultimi due paesi nella “seconda linea” d’attacco. E allora, nell’interesse nazionale, il nostro governo dovrebbe muoversi immediatamente in Europa per scongiurare un esito catastrofico della crisi greca.   Se il “caso Grecia” contagiasse gli altri paesi europei ad alto debito (pubblico ed estero) e bassa competitività, i Gipsi (oltre alla Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia), verrebbe messa in discussione la stabilità dell’euro e la coesione dell’Eurozona. È fondato questo timore? Ci sarà un effetto domino, come nella crisi europea del 1992, ma questa volta con una fuga dal debito, anziché dalle monete, dei paesi “deboli”? Oppure, in mancanza di dolorose riforme, i Gipsi andranno incontro a una lenta agonia di cambio fisso e manovre restrittive? Quale sarà, dopo la Grecia, il prossimo bersaglio? (1) LO SCENARIO CATASTROFICO Una crisi di roll-over, e… Leggi tutto »

backtime
backtime
23 Febbraio 2010 8:58

Non credo che sia tanto la Grecia ad andare male, ma semplicemente l’impostazione dell’Europa che non va. Quest’Europa nasce dalla cospirazione dei suoi politici passati e presenti, che nulla hanno a che fare col futuro. Prendiamo ad l’esempio Italiano di Ciampi e Prodi, politici di un passato che non ha piedi nel presente, hanno legiferato senza essere in alcun modo responsabili di eventuali squilibri che si sono oggi presentati, quando invece appare ovvio, che per gestire un presente, questi avrebbero a loro volta esserci nel presente, visto che sono loro ad averlo voluto questo presente. Se vogliamo conoscere a fondo cosa è fondamentalmente l’Unione Europea così per come è stata concepita, la prima cosa che si riscontra fin da subito, non è certo l’aggromerarsi dei popoli, ma vedere come questi siano spolpati da un manipolo di soggetti che nulla hanno a che fare con l’Europa, tantomeno con le Nazioni che la compongono, come soggetti esterni non hanno nazionalità, la banca è la loro casa, il cavò la loro nazione e la truffa la loro morale. Cosa centri tutto questo con l’europa delle genti, i politici hanno l’obbligo come rappresentanti di dovercelo esprimere, me ne fotto di un D’Amato e di… Leggi tutto »

osva
osva
23 Febbraio 2010 10:53

@ backtime

Bello, bellissimo. Condivido. Mentre leggevo mi venivano i brividi, mi si accapponava la pelle e l’incazzatura aumentava! Naturalmente nei TG in prima serata nessuno parlerà di questo. Bisognerà informare gli italiani sugli sviluppi del grande fratello, non c’è tempo per le stupidate!! E poi ci sono le elezioni. Peccato che nessuno spiegherà agli italiani che la costituzione non c’è più, sbriciolata da Trattato di Lisbona. A che ci serviranno i sindaci e i presidenti di province e regioni?

kenzo60
kenzo60
23 Febbraio 2010 11:26

Molto interessante…

Vorrei ricordare inoltre che circa il 75% del debito greco è in mani straniere, mentre è l’inverso per l’italia…

Tao
Tao
23 Febbraio 2010 13:49

GRECIA: CRISI DEL DEBITO O CRISI DELL’EURO ? DI NICOLAS BENIES gauche-unitaire.fr La crisi finanziaria ritorna con maggiore forza e si tradurrà in una crisi economica più profonda di quella del 2009. Si combina con una crisi profonda della costruzione europea che ha dimostrato….la sua inesistenza. La Tribune di venerdì 12 febbraio riassume bene la situazione: “Europa vacilla”. L’appoggio alla Grecia, prima vittima dei mercati finanziari, è stato soltanto- hanno senso dell’humor- “politico”. Totalmente insufficiente per dare un segnale positivo della fine della speculazione. La calma è durata poco. Attualmente si concentra sui titoli emessi dagli Stati, titoli di prestito, per finanziare il suo deficit e le misure di sostegno (1). Al momento sono i PIIGS- Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna- quelli che vengono esaminati dai mercati finanziari. Bisogna dire che la maggior parte di questi paesi- cominciando dalla Grecia, sono ancora in piena recessione.  Questo paese è anche “punito” per aver “barato” con le sue statistiche nascondendo l’ammontare reale- termine totalmente inadeguato, dato che le contabilità nazionali non possono essere altro che un risultato approssimativo per mancanza di conoscenza dei libri contabili- del suo deficit. Il nuovo governo di centro sinistra di Papandreou ha deciso, allo stesso modo… Leggi tutto »

amensa
amensa
23 Febbraio 2010 14:23

“E’ ciò che ha fatto l’Argentina, con risultati non disprezzabili».” forse sei male informato, ma la “presidenta” non se la stamica vedendo troppo bene !
tanto ch epensa di nazionalizzarre parte dei fondi pensione e altre amenità simili.
un default è pensabile solo a condizione di diventare autarchici per almeno 5 anni… diversamente qualsiasi merce che uscisse dalla grecia potrebbe essere requsita.
anche la grecia mi risulta dipendere dal petrolio, e, anche se fermasse tutte le auto, avrebbe problemi a produrre corrente elettrica.
no, secondo me la soluzione non è il default, ma ad esempio l’introduzione di una tassa sui capitali.
liquidi o immobiliari (che sono più facili da accertare) fortemente progressiva, lasciando una piccola fascia esente.
certo ch enessuno si osa a proporre una cosa simile perchè potrebbe contagiare, e risvegliare in molti altri dei pigs la voglia di far pagare finalmete a coloro che hanno approfittato per tanti anni di una finanza allegra fondata sui debiti.
provate a chiedervi perchè nessuno la propone !

amensa
amensa
23 Febbraio 2010 14:30

comunque tutta questa agitazione , soprattutto da parte delle autorità europee, è fuori luogo (e tempo).
la dimensione della grecia nell’ambito europeo vale 2,5% pertanto, come goldman sacs è riuscita a nascondere parte dei debiti, figuriamoci se una banca europea non riuscirebbe a far passare sotto banco un finanziamento alla grecia! ridicolo.
domandiamoci invece delperchè tutto questo fumo proprio quando G.B. e USA cominciano ad avere seri problemi nel piazzare I LORO titoli del loro DEBITO.

astabada
astabada
24 Febbraio 2010 5:34

Che la Grecia dipenda totalmente dalle importazioni per il petrolio e’ un fatto risaputo [petrolio.blogosfere.it], ma bisogna anche considerare altri beni, in primis quelli alimentari (tra i quali va annoverato – ebbene si – il gas, provate a immaginare perche’).

Il governo greco non e’ in una posizione tale da prendere alcun provvedimento inviso ai propri governanti, semmai sono i governati che la prenderanno in quel posto.

Se applicassero tasse sui patrimoni, cio’ allontanerebbe i capitali dal paese: niente capitali, niente cassa; niente cassa, niente ciccia (proprio perche’ viene importata). Gli unici paesi che si possono permettere di prendere decisioni sono quelli che hanno abbastanza risorse da poter diventare autosufficienti (Russia), risorse cosi’ preziose che il mercato globale non possa fare a meno di acquistarle (Venezuela, Iran) oppure paesi con abbastanza potere da fare la voce grossa (USA e Cina)

Qualunque cosa i Greci facciano finira’ in lacrime e sangue, non e’ un esito difficile da prevedere…

Cheers,
astabada

airperri
airperri
24 Febbraio 2010 7:20

Risposta perfetta.
Non una parola fuoriposto e piu’ del necessario.
Che darei per mandare affanculo questa europa fatta di banchieri, massoni e speculatori.
Anni fa chiedevo ai miei amici ‘Ma a fine giornata a me che ne viene della moneta unica e delle frontiere aperte, visto che all’estero ci vado una volta l’anno e pure fuori dall’europa, e di cambiare i soldi non ne faccio un dramma?’
Domande da contadino probabilmente, ma all’atto pratico, a me burino medioevale, a fine giornata, quanno me siedo pe magna’, che ce faccio con l’Europa Unita e l’euro??

Truman
Staff CDC
24 Febbraio 2010 12:14

La proposta di Pasquinelli mi lascia qualche dubbio. Egli dice
“Ma che accadrebbe se la Grecia decidesse d’un botto d’uscire dall’Euro e dall’Unione? Se decidesse unilateralmente di nazionalizzare e pilotare il default, ripristinando la sua moneta e svalutandola decisamente?
[…]
Un modo c’è: uscire dall’Euro, svalutare del 50% e diventare il luogo più a buon mercato in cui andare in vacanza nel mediterraneo. Certo, la svalutazione raddoppierebbe il debito, che è tutto in Euro, ma sarebbe giocoforza non ripagarlo.

Mi resta il dubbio che non sia necessario uscire del tutto dall’euro. La Grecia potrebbe introdurre un sistema a doppia valuta: l’euro per il debito pubblico ed i pagamenti internazionali, una nuova dracma, con cambio fluttuante rispetto all’euro, per uso interno. Non mi sembra che in questo modo raddoppierebbe il debito pubblico, mentre la svalutazione di fatto rimetterebbe in moto l’economia greca.
Chiaramente una mossa analoga vale per l’Italia nel caso la crisi (o meglio, la manovra speculativa) si estendesse all’Italia. Sarebbe comunque la morte dell’euro per come è concepito oggi.