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GRAZIE IRLANDA-DALLA PERIFERIA CELTICA DELL’EUROPA L’ESTREMO VETO ALLA DITTATURA

FONTE: LA VELINA AZZURRA (BLOG)

L’unico popolo che si è opposto per secoli con le armi alla prepotenza inglese; l’unico che negli Usa ha saputo seriamente contrastare il dominio coloniale dell’oligarchia Wasp; ed ora l’unico che, ribellandosi al trattato-truffa di Lisbona, ha saputo vincere la stanchezza di un continente votato alla sconfitta e all’avvento integrale della dittatura anglo-bancaria. Da togliersi il cappello, signori, da abbassare le insegne e i gagliardetti, come si diceva una volta. Questi irlandesi pazzi e ubriaconi, questi selvaggi attaccabrighe e bombaroli dell’indomabile periferia del continente hanno riaperto i giochi concedendoci una residua possibilità di lotta e un’ipotesi di futuro alternativo. Dio li benedica.

C’eravamo infatti già arresi alla schiacciante superiorità del nemico. In quel magico 2005 l’orgoglioso, splendido rifiuto popolare di francesi e olandesi al Trattato costituzionale europeo aveva aperto una fase di ripensamento, uno scenario di revisione realistica sulla natura del cosiddetto processo d’integrazione europea. Quel tentativo finale di sottrarre agli Stati continentali, dopo la leva monetaria, anche gli ultimi significativi poteri per affidarli all’evanescente cupola burocratica di Bruxelles era stato bocciato e doveva essere seppellito. Per un momento l’abbiamo sperato. Ma non conoscevamo ancora l’inesauribile capacità di sopraffazione degli euro-burattinai e degli euro-fantocci. Il cosiddetto Trattato di Lisbona, poi sfacciatamente riproposto ai popoli europei, non è altro che la stessa bozza costituzionale riscritta e riciclata. Un imbroglio indegno, perpetrato sempre con lo stesso obiettivo: distruggere gli Stati europei e assemblarli in un’amorfa entità sovra nazionale senza storia e senza identità.

Questa volta i succubi capi dei governi, a cominciare dagli “americani” camuffati Sarkozy e Angela Merkel, erano stati mobilitati a procurarsi una sbrigativa ratifica nei vari Parlamenti, evitando i rischi di nuovi referendum popolari. Elementare: poiché i popoli non intendono rinunciare ai loro valori nazionali bisogna assolutamente evitare che votino. Proprio come nelle vere democrazie! Pensate: 18 Paesi europei tra cui l’Italia sono finora entrati nell’Euro rinunciando alla propria moneta per semplice decisione dei governi e senza neppure un referendum consultivo interno e nemmeno un vero confronto parlamentare. Battere moneta è il primo attributo di uno Stato sovrano mentre gli italiani un giorno lessero sui giornali che il loro governo vi aveva rinunciato decidendo esso nel nome di presunti superiori ideali e interessi europei.

Con il trattato di Lisbona si voleva fare cosa analoga. Su 27 Paesi dell’Unione 18 Parlamenti lo hanno ratificato di corsa. In Italia la Lega Nord aveva chiesto un referendum, sebbene con voce debole e pronta alla rinuncia. La storia sembrava quindi chiusa. Ma l’Irlanda ha voluto esercitare il suo diritto al referendum, ed ecco il risultato. Leggetevi la stampa nazionale ed internazionale di oggi e ridete davanti ai fantocci costernati e sconvolti, incapaci di ammettere che il grande progetto è davvero fallito; intenzionati ad andare avanti nonostante tutto e concentrati nella ricerca di una nuova frode. La regola dice che in caso di rifiuto di uno degli Stati membri il nuovo trattato decade. Ma il coro già lamenta quanto sia ingiusto che uno solo dei partecipanti possa condizionare la volontà degli altri. E invita a proseguire nelle ratifiche parlamentari. Vedrete, ci proveranno ancora.

La Velina Azzurra

Fonte: http://velina-azzurra.blogspot.com/
14.06.08

VEDI ANCHE: QUEL GIORNO IN CUI L’IRLANDA CI SALVO’

IL TRATTATO EUROPEO DI LISBONA E LA FINE DEGLI STATI-NAZIONE EUROPEI

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Sarà un caso ma nell’unico Paese in cui i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi riguardo al Trattato di Lisbona, hanno prevalso i NO, sancendo di fatto una sonora bocciatura per l’Europa dei banchieri e dei burocrati che per la seconda volta, come accaduto nel 2005 dopo il voto negativo di francesi ed olandesi riguardo alla Costituzione, si trova costretta a tornare sui suoi passi, mancando l’unanimità necessaria per approvare il documento.

    Gli esiti del referendum in Irlanda, che dimostrano in maniera inequivocabile quale abisso siderale separi ormai l’Europa dei popoli dall’Europa in doppiopetto seduta sugli scranni di Bruxelles, preoccupano profondamente larga parte della classe politica che tentava con l’inganno di calare sulla testa dei cittadini un trattato assai discutibile e dai molti punti oscuri. Una preoccupazione così evidente da indurre molti personaggi ad esternazioni assai poco ponderate, come nel caso del Presidente Giorgio Napolitano che contrariato per il nuovo stop è arrivato ad affermare”È l’ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi – nonostante impegni solennemente sottoscritti – minaccia di bloccarli”, dimostrando in modo inequivocabile quanto spirito democratico alligni nell’anima del nostro Presidente che già in passato si era distinto per avere dichiarato che “la piazza non è il sale della democrazia”.

    A preoccupare invece fortemente chiunque abbia a cuore i valori della democrazia è la mistificazione messa in atto dai grandi gruppi di potere economico e politico, volta a far si che tutti gli altri 26 Paesi europei, fra i quali l’Italia, a differenza dell’Irlanda, avessero approvato o fossero sul punto di approvare il trattato di Lisbona senza prima avere avviato alcuna consultazione dei propri cittadini, nell’evidente intento di evitare ogni ostacolo che potesse mettere a repentaglio l’incedere del loro progetto. Un progetto volto ad incrementare la competizione e la precarietà a detrimento dei diritti sociali, ispirato al liberismo più sfrenato e finalizzato a costruire un’Europa sempre più lontana dai suoi cittadini e sempre più vicina agli interessi delle corporation e dell’alleato americano che detta le regole e pretende rinnovato impegno in campo militare.

    Difficile immaginare che la cocente sconfitta determinata dai risultati del referendum irlandese possa indurre l’oligarchia che governa l’Europa a desistere dall’applicazione di un modello funzionale ai suoi interessi, poiché tale modello sarà riproposto ed imposto comunque con ogni mezzo. Il voto dell’Irlanda resta però di estrema importanza perché rimarca l’esistenza di un’Europa dei popoli che ha ben altri programmi, con la quale banchieri, politicanti e faccendieri saranno comunque prima o poi costretti a confrontarsi.

    Marco Cedolin
    Fonte: http://marcocedolin.blogspot.com
    Link: http://marcocedolin.blogspot.com/2008/06/ce-chi-dice-no.html
    14.06.08

  • Tao

    Leggo sull’ANSA la trafila di dichiarazioni negative dei politici italiani di destra e “sinistra” alla vittoria del NO al referendum irlandese per la ratifica del Trattato di Lisbona e mi rendo conto di che specie di catechismo totalitario è diventato il progetto europeista, identificato tout-court con la edificazione di un sistema istituzionale che non è emanazione in alcun modo della sovranità popolare (che mantiene un minimo di controllo solo sulle questioni sempre più marginali lasciate ai parlamenti nazionali) e con un’infrastruttura economica a misura degli interessi dell’alta finanza e che è stata storicamente lo strumento privilegiato di attuazione di politiche neoliberiste all’insegna del cosiddetto vincolo estero (“ce lo chiede l’Europa, dunque basta discussioni”).

    In tre casi su quattro (Irlanda, Francia e Olanda, e con l’eccezione della Spagna) ogni volta che i cittadini sono stati direttamente investiti della possibilità di decidere su una fase di progresso di questo modello comunitario la risposta è stata negativa. Avvertito il significato di questo fatto, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano proclama che chi frena il processo di integrazione dovrà essere “lasciato fuori”, aprendo il nuovo orientamento contro quei paesi che ancora una volta oseranno interpellare i propri cittadini su che tipo di Europa vogliono. Il parco buoi dei cittadini deve essere tagliato fuori dalle cose importanti, altrimenti dove si va a finire?

    Saluto con soddisfazione e riconoscenza il verdetto irlandese. Il modello di una democrazia per finta recitata nei parlamenti nazionali e di una dittatura di fatto, tecnocratica e neoliberista, che opera in totale mancanza di trasparenza non è la stessa cosa dell’unione dei popoli europei.

    Gianluca Bifolchi
    Fonte: http://achtungbanditen.splinder.com
    Link: http://achtungbanditen.splinder.com/post/17468560/No+dell%27Irlanda+al+trattato+di

    14.06.08

  • illupodeicieli

    Il fatto è che a noi italiani non hanno chiesto di scegliere nè adesso, per il trattato di Lisbona, nè in precedenza per Maastricht: per tante decisioni, come Iraq o Balcani, i cittadini vengono messi in secondo o ultimo piano per importanza, e sentiamo il presidente della repubblica o della camera fare affermazioni in nome e per conto dei cittadini. Da osservare,oltre al fatto che nessuno di questi due cittadini ricopre la carica per elezione diretta, che anche i vari partiti o movimenti politici presenti adesso o nel 87 (anno del trattato di Maastricht s.e.) in parlamento, a memoria mia abbiano effettuato delle riunioni o indetto delle votazioni all’interno del proprio elettorato per sapere se ,appunto, i propri iscritti e votanti fossero d’accordo o meno a siglare quegli accordi. Quindi a che titolo,anche oggi, parlano e impegnano il proprio paese?E ,anche se sono noioso, lo ripeto: esiste un modo per uscire da tutto questo casino? Se dopo Silvio come si spera ci saranno elezioni libere, si potrà votare qualcuno che si impegna come prima cosa a liberarci da certi cappi che ci avvolgono il collo?

  • edo

    Leggo con preoccupazione i commenti odierni nei confronti del popolo Irlandese che ha “osato” votare contro il trattato in oggetto (che è poi il secondo nome della costituzione europea contro cui votarono anche i popoli di Francia e Belgio).
    Trovo che sia estremamente preoccupante che noi cittadini italiani, su questo trattato, non abbiamo ricevuto nessuna informazione ma solo la propaganda di chi afferma che questa sia l’unica strada verso la “vera integrazione europea”.
    Eppure il trattato di Lisbona reintroduce la pena di morte e può essere modificato solo con decisione unanime di tutti gli stati.
    Difficile cogliere il senso d’integrazione europea nel momento in cui il trattato di Lisbona lascia all’inghilterra il diritto di battere la sua moneta sterlina (pur mantenendo i benefici che derivano dal diritto di possesso di una quota rilevantissima della BCE), è utile ricordare che questo trattato toglie ogni sovranità ai parlamenti nazionali e che tutto il potere sarà quindi gestito da una ristretta èlite, giacchè il parlamento europeo continuerebbe ad avere il suo solo scopo consultivo.
    Personalmente credo di dovere un “grazie” all’irlanda che ha saputo rammentare che le decisioni sul popolo devono essere prese dal popolo stesso. Non riesco ad esprimere alcun ringraziamento invece, nei confronti di un giornalismo e di una stampa che su una questione tanto importante ha messo in atto e continua a tenere un sistematico e imbarazzante atteggiamento omertoso che con il tanto sbandierato concetto di democrazia ha ben poco da spartire.

  • Truman

    L’incidente irlandese fa distinguere delle votazioni vere da una recita.
    In Italia ormai da parecchio tempo quando si vota non si decide niente e quando c’è da decidere qualcosa non si vota.

    Anche di questo dobbiamo ringraziare gli irlandesi: di averci fatto capire un po’ meglio il significato del voto.

  • fiorello71

    Grazie Irlanda , a quando il prossimo attacco alla liberta’ dei popoli europei?
    Anno gia un nome per il prossimo trattato ? (Maastricht,Lisbona e ………!!)

  • Tao

    DI MAURIZIO BLONDET
    Effedieffe

    Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.

    «Una volta di più la valorosa Irlanda ha dimostrato che quando i popoli si esprimono direttamente, difendono i loro interessi nazionali. Che tutti i nazionalisti d’Europa trovino in questo risultato il coraggio e la determinazione di combattere gli eurocrati brussellesi e i gestori del nuovo ordine mondiale, nemici dichiarati delle nazioni e dei popoli d’Europa! Nazionalisti di tutti i Paesi, uniamoci! Il trattato costituzionale è ormai caduco e la malefatta di Sarkozy, di far rivotare al congresso francese un testo identico a quello rigettato dal popolo francese, è cancellata».

    Quest’ultima frase è purtroppo lontana dalla realtà. Il governo francese e quello tedesco, Sarko & Merkel, avevano già deciso di pubblicare una dichiarazione congiunta sulla necessità di arrivare al completamento del processo di ratifica, «qualunque cosa accada», nei Paesi che non l’hanno ancora fatto. Tanto per capire le posizioni.

    Mentre le destre nazional-popolari (non dotate di kippà) esultano, Libération, il giornale della sinistra al caviale (posseduto dai Rotschild) vomita rabbia e disprezzo contro l’Irlanda (1).

    L’editoriale dice: «Quando è entrata nella comunità il primo gennaio 1973, l’Irlanda era povera e infelice. Il suo livello di vita tra i più miserabili del mondo occidentale, la sua società fra le più primitive. Una Chiesa cattolica uscita appena dalla Controriforma le imponeva una frusta feroce in tema di costumi». Oggi il Paese «è coperto di case nuove», ed è «passato da James Joyce al SUV 4 per 4» (sai che miglioramento).

    Eppure, «si arroga senza esitare un dirittto e quasi un dovere d’ingratitudine». Il democratico autore schizza fiele contro «il meccanismo infernale dei referendum, queste macchine per far dire no alle domande che non sono poste», trionfo «della democrazia d’opinione con i suoi demagoghi, i suoi populisti e i suoi mitomani».

    L’Irlanda, coi suoi 4 milioni di abitanti, sta esercitando un «dispotismo», dice l’autore. Ha osato disobbedire «al 90% dei suoi sindacalisti, dei suoi intellettuali, dei suoi imprenditori (sic) e dei media (sic) che hanno spinto per il Sì».

    Appunto, questa è la libertà: non cantare nel coro. E infine, Libé propone di sospendere «l’appartenenza» del Paese alle «istituzioni europee fino a che decida di riunirsi alla maggioranza che desidera avanzare». Insomma sanzioni ed espulsione di chi vota liberamente. E poi ci si meraviglia che la sinistra perda voti.

    L’autore di questa bava d’odio è Alain Duhamel, giornalista della «sinistra» ammanicatissima (suo fratello è il direttore generale di France Télévision), insomma la Casta che poppa dal denaro pubblico.

    Un altro esponente di questa sinistra, il ben noto Bernard Kouchner, aveva premuto sugli irlandesi con una dichiarazione anche più sprezzante: «Sarebbe molto, molto imbarazzante per l’onestà intellettuale che non si potesse contare sugli irlandesi, che – loro – hanno molto contato sul denaro dell’Europa». Insomma, vi abbiamo pagato.

    L’effetto è stato controproducente: i militanti per il No hanno diffuso miriardi di copie coi volantini sulla «french gaffe». Enda Kenny, segretaria del partito Fine Gael e pur militante per il Sì, ha ribattuto a Kouchner: «Gli elettori irlandesi sono capaci di fare le loro scelte da soli».

    Ma la sinistra al caviale non può fare a meno di mostrare tutta la sua altezzosità verso il popolo, ed esibire la sua aria di superiorità intellettuale. Mentre in realtà obbedisce agli ordini che vengono dal Bilderberg, dove il possibile no irlandese al Trattato di Lisbona è stato oggetto di preoccupate conversazioni a porte chiuse. In ogni caso, i poteri forti hanno ordinato ai loro maggiordomi «politici» di andare avanti che le «ratifiche» fasulle, fatte da parlamenti subalterni e non da referendum.

    L’eurocrazia è «autistica», ha detto persino il ministro francese degli Esteri, Fillon. Non vuole prendere atto che, nonostante menzogne e pressioni e minacce, non riesce a «vendere» la UE così com’è ai suoi cittadini. La sordità e cecità degli eurocrati e dei loro padroni transnazionali è però, in qualche modo, necessitata: oggi su Bruxelles pende la madre di tutte le crisi politiche, per non parlare del governo irlandese, che ha parteggiato con tutti i mezzi più discutibili per il sì.

    L’Europa senza democrazia è marchiata dalla illegittimità. Non prenderne atto, è l’unica difesa.

    In Francia appaiono manifesti non del tutto pubblicitari. Lo slogan dice: «Lovely day for a Guinness». E’ un bel giorno per brindare con la più célebre birra irlandese.

    Maurizio Blondet
    Fonte: http://www.effedieffe.com
    Link: http://www.effedieffe.com/content/view/3562/165/
    13.06.08

    1) Alain Duhamel, «Le despotism irlandais», Libération, 12 giugno 2008.

  • maristaurru

    Ci riproveranno: il partito degli Affari, della Finanza tracotante fatta sulla pelle dei sudditi è “trasversale”, e se noi non saremo addormentati, non ci arrenderemo a fare le vittime sacrificali di si e no duecento potenti e del loro codazzo, ma faremmo un “trasversale gruppone d’urto , o abbiamo bisogno davvero del solito “capetto” urlante nelle piazze? La rete se volessimo, sarebbe nostra, non serve neanche Beppe Grillo o chi per lui, saremmo uniti dalla consapevolezza di dover pensare a non fare rubare il futuro ai nostri figli; ma so già che nessuno risponderà…. bee, beee

  • Grandekhan

    Quattro anni fa sono stato per quindici a giorno Dublino. Voglio segnalare che già allora, quando noi di Ue non sapevamo nulla, era possibile vedere per le sue strade attivisti che distribuivano volantini contro il progetto comunitario di una politica estera comune, cosa che non ho mai visto in Italia. Insomma, è un rifiuto che viene da lontano, non è arrivato per caso come vogliono farci credere.

  • Grossi

    L’Europa è una grande unione economica, e tale deve restare, ci sono troppi parassiti fra di noi, ed ora pure i burocrati europei con idee vicine al fascismo nazismo di un tempo travestito da una specie di ideologia di sinistra travestita.

    Le sinistre europee gridano e gridano, ma se possono fare leggi al limite della demenza si impegnano allo spasimo attraverso l’Europa a fare del loro peggio, quest’Europa ci fa abbastanza schifo.

    Grazie Irlanda grazie ancora.

  • Tao

    Ma sì, brindiamo pure. Leviamo in alto le nostre pinte di Guinness e facciamo cin cin alla salute dei cittadini irlandesi, che ci hanno regalato qualche attimo di respiro. Ma rendiamoci conto che il progetto degli autocrati di Bruxelles – quello di un orwelliano governo centrale europeo che cancelli per sempre ogni sovranità nazionale – non è certo defunto, ma solo temporaneamente rallentato.

    Fra tutte le dichiarazioni imbecilli sul risultato del referendum irlandese, spicca come sempre quella di Giorgio Napolitano, secondo la quale sarebbe ingiusto che all’1% degli europei sia concesso il diritto di decidere per tutti. Napolitano dimentica di dire che quell’1% è l’unica fetta di cittadini d’Europa a cui sia stato permesso di esprimere un parere sull’immondo Trattato di Lisbona. Con l’eccezione dell’Irlanda, il restante 99% dei cittadini d’Europa ha dovuto ingoiare il trattato a scatola chiusa, volente o nolente, senza potersi esprimere in merito. Se – come sarebbe giusto e opportuno, trattandosi di una decisione che pregiudica il nostro futuro – referendum come quello irlandese si fossero tenuti in tutti i paesi membri, i NO sarebbero stati una valanga di proporzioni continentali. Napolitano ha aggiunto che chi si oppone a una decisione presa da tutti i paesi europei (voleva dire: dagli equivalenti di Napolitano, presenti purtroppo in quasi tutti i paesi europei) dovrebbe star fuori dall’UE. Forse la vecchiaia gli ha danneggiato l’udito: è esattamente questo che gli irlandesi hanno chiesto col loro referendum.

    Ogni volta che gli europei sono stati chiamati alle urne per decidere sull’unificazione economica e politica del continente, i risultati sono stati fallimentari per gli imperatori di Bruxelles. I cittadini di Francia e Olanda, con i referendum del 2005, avevano affossato la cosiddetta “Costituzione Europea” (in realtà un fogliaccio che con linguaggio magniloquente pretendeva di trasformare in Costituzione tutti i precedenti trattati, rafforzandoli e conferendo alle direttive la natura di “leggi”). Gli eurocrati non si fermarono di fronte a questa bocciatura: riproposero tale e quale il testo respinto da francesi e olandesi cambiandogli il nome in “Trattato di Lisbona”. Questa volta si evitò di pubblicizzare troppo l’accordo, memori dell’esperienza precedente. La maggior parte degli abitanti d’Europa, a tutt’oggi, non è al corrente neppure della sua esistenza, ancor meno dei suoi contenuti. La ratifica fu data dai governi dei paesi membri, senza che i cittadini venissero interpellati né informati. I referendum, si sa, sono uno strumento utile solo quando c’è da pronunciarsi sull’orario di apertura dei negozi. Ma quando è in ballo un trattato che assoggetterebbe tutti i paesi d’Europa alle scelte compiute da Cipro o dalla Bulgaria, meglio evitare di coinvolgere il popolo. Soprattutto se queste scelte riguardano materie fondamentali come quelle sul sistema giudiziario, sull’istruzione, sulle alleanze internazionali. Il risultato potrebbe non essere quello sperato da Barroso.

    Quest’ultimo, incassata l’ennesima mazzata irlandese (la prima era stata quella del Trattato di Nizza, altro attentato alla sovranità nazionale sventato nel 2001 dai cittadini d’Irlanda, che San Patrizio li benedica), si è democraticamente affrettato a dichiarare che degli irlandesi non gliene frega nulla e che il processo delle ratifiche proseguirà senza interruzioni. Gli hanno fatto eco buona parte degli yes-men europei, il che ci dà un’idea di quale sarebbe l’autonomia dei governi nazionali se il progetto di Barroso e dei suoi burattinai dovesse diventare realtà. Il Parlamento Europeo ha votato contro una mozione che chiedeva il rispetto per i risultati del referendum irlandese. Gordon Brown ha telefonato a Sarkozy dicendo che la Gran Bretagna ratificherà comunque il Trattato. Perfino Peter Sutherland, irlandese ed ex commissario europeo, ha detto “non posso credere che non si riuscirà a trovare un sistema per procedere lo stesso”. Non è dunque escluso che l’UE decida di applicare comunque il Trattato di Lisbona, riservandosi di definire in seguito i rapporti con i paesi che lo hanno respinto (tra questi potrebbe esserci anche la Repubblica Ceca, il cui presidente, Vaclav Klaus, sta meditando di indire un referendum sull’argomento).

    Comunque vadano le cose, la marcia degli eurocrati verso il superstato sarà tutt’altro che trionfale. L’UE è un progetto creato a tavolino, artificiale e privo di anima, avversato dalla stragrande maggioranza degli abitanti del continente e ideato al solo scopo di rispondere agli interessi di dominio globale di pochi potenti, corrispondenti pressappoco al gruppetto di criminali riunitosi a Chantilly (Virginia) qualche giorno fa. Le difficoltà nel tenere in piedi un progetto così estraneo alla storia e alla cultura dell’Europa sono evidenti già oggi. La Grecia, al summit Nato dello scorso aprile, ha bloccato l’ingresso nell’UE della Macedonia, adducendo le solite perplessità di denominazione; la Germania teme l’ingresso di Georgia e Ucraina e le tiene sotto stretto controllo; la Polonia, paese di tradizione cattolica in un’Unione fondata su basi laiche, potrebbe avere qualcosa da obiettare su molte direttive europee, per esempio quelle sulla pianificazione familiare. La stessa Irlanda, anch’essa cattolica, ha visto trionfare i NO sotto il timore di un’estensione forzata a tutti i paesi membri delle leggi che consentono l’aborto; timore non necessariamente irragionevole e comunque indice dell’abuso che si compie pretendendo di unire sotto un’unica normativa centrale paesi di cultura e tradizione così diversa.

    E’ a queste schermaglie che il Trattato di Lisbona intendeva porre fine, limitando drasticamente il potere delle entità nazionali di bloccare le politiche centrali. Ma questo è proprio ciò che agli irlandesi non è piaciuto; e che non piacerebbe a nessun popolo europeo, se solo avesse la possibilità di esserne informato e di esprimere pareri su questioni diverse dalle nomination del Grande Fratello (il reality televisivo, non Barroso). Se il progetto centralista dovesse mai diventare realtà, esso sarebbe causa di tensioni fortissime all’interno delle singole (ex) entità nazionali, costrette a digerire direttive centrali dannose, ostili e distruttive delle diverse identità culturali. Gli interventi “pacificatori” delle forze di polizia centrali diventerebbero a quel punto sempre più frequenti. Gli irlandesi, essendo meno capitalisticamente evoluti, e dunque più intelligenti della media del gregge europeo, non ci sono cascati e hanno momentaneamente sabotato questo tritacarne legislativo.

    A guidare il sabotaggio c’era il glorioso Sinn Fein, unico tra i partiti irlandesi a schierarsi contro il Trattato, unito al gruppo Libertas, guidato dal miliardario Declan Ganley. Questi due soggetti hanno ottenuto un risultato strepitoso, dimostrando che gli eurocrati di Bruxelles, mai eletti da nessuno, non sono invincibili e che con un po’ di determinazione e di organizzazione è possibile mettere i bastoni tra le ruote al loro progetto di dominio sul continente. La campagna per il NO ha conquistato adepti a destra e a sinistra, prendendo le difese dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità fiscale, schierandosi contro le privatizzazioni e contro l’aborto. I sostenitori del SI’ hanno invece puntato tutto su una campagna terroristica, minacciando l’aggravarsi della crisi economica del paese e agitando lo spettro di una esclusione dell’Irlanda dai gloriosi destini europei. Alla fine è stata proprio la parte di popolazione più disagiata sul piano economico che ha voltato le spalle a questi mercanti di paura.

    Scrive Harry Browne su Counterpunch: “Il problema del Trattato è che era fin troppo facile per gli elettori collegare gli attuali problemi economici dell’Irlanda con il suo ruolo in Europa. Con la crescita della disoccupazione, si fa più viva l’attenzione verso tutti gli immigrati dell’est europeo che vengono a lavorare qui; mentre i prezzi delle case colano a picco, il presidente della Banca Centrale Europea annuncia un innalzamento dei tassi d’interesse; mentre gli allevatori sono preoccupati per il proprio futuro, la UE si accorda con il WTO per consentire l’ingresso di maggiori quantità di carni sudamericane nei mercati europei; i pescatori, disperati per la crescita dei prezzi del combustibile, organizzano il blocco dei porti principali e allo stesso tempo inveiscono contro le quote imposte dalla UE, che li costringono a gettare via tonnellate e tonnellate di pescato”.

    Il NO al Trattato – che avrebbe annullato l’influenza dell’Irlanda in Europa, aperto la porta a politiche fiscali imposte dall’esterno e posto le leggi dell’UE al di sopra di quelle irlandesi – è stato un disastro per il neoeletto primo ministro Brian Cowen, che aveva sostenuto la campagna per il SI’ con tutte le proprie forze. Ma il 53,4% dei suoi concittadini ha dimostrato ora di non gradire la sua linea politica. Dopo il referendum, Declan Ganley ha dichiarato, con giusta soddisfazione: “Non si doveva dare per scontata la volontà del popolo irlandese. Nella loro enorme saggezza, gli irlandesi hanno preso il trattato, hanno guardato i suoi articoli e a quanto sembra hanno inviato all’elite di Bruxelles, mai eletta da nessuno, lo stesso messaggio dei nostri colleghi europei di Francia e Olanda”. Ha aggiunto: “Per amor di verità, bisogna dire che Mr. Cowen e i sostenitori del SI’ hanno fatto tutto ciò che potevano – incluso il ricorso ad alcuni colpi bassi – per ottenere i risultati voluti da Bruxelles, quindi nessuno potrà rimproverarli per questo. Ma ora Mr. Cowen ha il dovere di tornare a Bruxelles per chiedere che venga stipulato un accordo migliore”.

    Ganley si illude. Il Trattato di Lisbona passerà così come è stato studiato dai burocrati europei o non passerà affatto. Una versione “edulcorata”, che preveda maggiore autonomia e maggiori garanzie per i singoli paesi dell’Unione, non è prevista nel progetto accentratore degli eurosauri. Non c’è il tempo, né la voglia, né la forza di riscrivere un nuovo trattato partendo da zero. Per fortuna, Ganley e tutti coloro che si sono battuti per il NO non sono soli in Europa. L’insofferenza verso la prepotenza dittatoriale di Barroso, dei suoi predecessori ed eredi nella Commissione e dei loro manovratori inizia a diffondersi a macchia d’olio in molti governi europei. Non c’è solo la nostra Lega di governo ad esprimere soddisfazione per il risultato del referendum irlandese. Perfino nell’allineatissima Francia sarkoziana, il primo ministro francese Francois Fillon, aveva dichiarato, prima del voto in Irlanda: “Se gli irlandesi decideranno di respingere il Trattato di Lisbona, naturalmente non ci sarà nessun Trattato di Lisbona”. La rabbia verso gli schiavisti eurocratici inizia a diffondersi in ogni angolo del continente e il risultato del referendum irlandese potrebbe amplificarla. Il tempo dirà se il coraggio dell’isola verde ci ha salvato da un futuro di subordinazione eurocentrica o ci ha solo regalato un attimo di tregua nella marcia dolorosa verso il nuovo ordine mondiale.

    Gianluca Freda
    Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
    14.06.08

  • WONGA

    Grandi irlandesi,per dirla con un francesismo:ci avete salvato il culo.
    Almeno per adesso.