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GLI USA, LO SPETTRO DEL DEFAULT, GLI ZOMBIES ED IL THRILLER

DI PIETRO CAMBI
crisis.blogosfere.it

Lo so, lo so. L’avrò scritto venti volte che, mentre ci trastulliamo con un .5 % in più o meno di deficit (che pure vuol dire lacrime e sangue per essenziali servizi, indispensabili presidi e storiche fondazioni, non essendo vero che tutto quel che DOVRA’ essere tagliato sia superfluo e/o inutile) mentre ci trastulliamo con queste cose, passando poi all’ultimo grido di tinture canine o al calamaro gigante spiaggiato in Sicilia, ci sono argomenti di un certo qual interesse su cui discutere.

Vediamo di fare un piccolo riassunto:

L’economia mondiale è finita.

L’economia USA sta risorgendo dalle sue ceneri non come una fenice ma come uno Zombi.

Il thriller chiamato La Grande Crisi è solo alla fine del primo tempo.

L’avrò scritto ma FORSE, nel momento in cui continuano a dirci che tutto sta andando sempre meglio, pare opportuno ricordarlo. Benchè si possano scrivere decine di post, interi libri, oceani di inchiostro, multiversi di byte, alla fine le cose stanno cosi:

Gli USA sono diretti verso il default. Nel processo si trascineranno dietro il sistema finanziario mondiale.

Esagerazioni?

Solo per coloro i quali ritengono che l’espressione “a lungo termine” vada intesa per qualunque periodo superiore ad un anno.

Non sarò un pochino esagerato?

Beh, sinceramente, non credo.

Se gli USA vanno in default, credo ne converrete, si può ritenere che l’economia mondiale o per meglio dire la parte monetaria e finanziaria della stessa, sia finita, a meno di una lucida pianificazione del doloroso passaggio.

Beh, questo, il default prossimo venturo degli USA, scusate la semplicità/rozzezza, lo ritengo un fatto certo.

Il deficit americano viaggia infatti ad un ritmo MEDIO superiore al 10% del PIL già da tre anni.

Il debito pubblico americano cresce del 20% all’anno, DA BEN 5 ANNI.

Dall’Aprile 2005 ad oggi, infatti è raddoppiato.

Entro l’anno, o al massimo entro i primi mesi del 2011, stando così le cose, il debito pubblico americano, che ha da poco superato i 13 k-miliardi, sfonderà i 14 trilioni di dollari ( 14.000 miliardi di dollari), una cifra circa pari al 100% del PIL.

Entro il 2011 ci avrà raggiunto, intorno al 120%, ed entro il 2015 avrà raggiunto il Giappone.

Non vi basta? allora guardiamo il combinato disposto degli interessi federali, statali, delle varie istituzioni E di quelli privati ( mutui, prestiti, etc). Sono quasi 2000 miliardi di dollari. Ovvero il 14% del Prodotto interno lordo. Un valore enorme. In pratica il debito complessivo pubblico e privato è già oltre il 340% del PIL.

E questo, badate bene, solo perchè la FED sta nuovamente regalando denaro alle banche (ad un tasso se ben ricordo, intorno allo 0.5% all’anno) e quindi tiene artificialmente bassissimi gli interessi sui debiti privati. Al primo stormir di foglie andrà MOLTO peggio.

Se volete farvi venire le vertigini Ecco un link che dà il quadro generale delle principali economie.

Il punto è, ancora una volta, che questo trend è IMPOSSIBILE DA FRENARE, figuriamoci invertire, per il banal motivo che non è nemmeno lontanamente concepibile, nei prossimi anni, una crescita a due cifre dell’economia USA, crescita che del resto permetterebbe a stento di mantenere il livello di indebitamento/deficit, comunque elevatissimo, anche tenendo conto che quello del settore privato è ancora peggio di quello pubblico e quindi gli utili da tassare/tosare per raddrizzare il budget federale sono e saranno ben poca cosa.

Ma vi è di peggio. Negli USA, ve lo ricorderete, la previdenza è quasi interamente privata ( Obama ha cominciato ad invertire la rotta, per garantire un minimo di assistenza anche ai meno abbienti ma la cosa, purtroppo pesa ancora di più sulle casse dello stato). Anche questa previdenza presenta costi in aumento verticale e va a drenare risorse che quindi non possono essere utilizzate per ripianare i conti dello stato.

Insomma: gli USA, non solo come Stato ma come nazione (noi tutti, in ultima analisi) hanno fatto una enorme scommessa, pagabile in un remoto futuro, su una crescita sufficiente a pagare la scommessa fatta. E l’hanno persa.

Purtroppo il remoto futuro è arrivato e, avendo perso la scommessa, non vi sono i soldi per pagarla. Il denaro virtuale, necessario ad onorare le poste, tale resta e resterà.

Questo sono, quindi, i cosidetti debiti sovrani: delle scommesse perse.

Finchè si trattava di un piccolo paese, come la Grecia, si è trovato il sistema ( o la quadra, come si usa dire in questi giorni) trasferendo la scommessa su spalle più solide.

Ma in questo caso spalle più solide non ve ne sono ed anzi, già ora, la scommessa continua ad essere onorata, in piccole tranches e con crescente difficoltà, da chi ha appena cominciato a giocare. I paesi emergenti, naturalmente, la Cina, l’India, la Corea…

Alla fin fine, se ci pensate è un immane schema Ponzi, su scala planetaria.

In questo schema, come del resto nei suoi esempi più classici, oltre un certo livello NESSUNO va a vedere davvero cosa c’e’ dietro le carte e i numeri, perchè farlo vorrebbe dire contabilizzare perdite enormi, portare al fallimento il proprio istituto e fo***re per benino la propria luminosa carriera da top manager.

Purtuttavia, prima o poi, qualche cosa nel complesso meccanismo cede e i sistemi di sicurezza non riescono a frenare la reazione a catena. BUM.

Quando?

Come?

Beh, presto, anche solo per la cruda potenza dei numeri.

Gli allarmi stanno già suonando, peraltro, in un forzoso disinteresse quasi totale.

Alla fine, quindi, il pianetino in arrivo nel 2012 (forse prima) non sarà qualcosa di palpabile, di reale, ma, come in fondo è giusto, in questo multiverso virtuale, un pianetino virtuale che craterizzerà gli altrettanto immaginari sistemi cartacei e risparmi mondiali.

Distrutta cosi la credibilità delle banche centrali, i risparmi e probabilmente le monete, resterà da trovare, a polverone depositato, un bene posto a garanzia delle nuove monete che risorgeranno, inesorabilmente, dopo il patacrac.

Continuo a pensare che vi siano due alternative possibili: una moneta universale basata su una qualche unità di misura di energia (il kWh potrebbe andare bene) o una moneta il cui valore sarà garantito da beni fisici: immobili, terreni, infrastrutture o intellettuali: brevetti, ad esempio. Come ben sanno i vecchi lettori ho una vecchia fissa in merito ed è l’esempio dato dalle monete coloniali pre unioniste.

Dopo tanti sconquassi è altamente probabile che, per un bel pezzo nessuno vorrà sentire parlare di monete e valute virtuali. Il denaro verrà messo in circolo da coloro che lo chiederanno DIRETTAMENTE in prestito alle banche centrali, mettendo a garanzia beni reali. Del resto il sistema bancario, premessa necessario per la creazione di quelle economie cartacee, avrà virtualmente cessato di esistere.

Certo: vi sarà una stretta creditizia ENORME rispetto alla situazione attuale.

E’ una logica conseguenza della fine dell’illusione della crescita infinita.

In un mondo dove più che la crescita sarà l’evoluzione a dominare, questo non dovrebbe costituire un problema, anzi.

Credo che i nostri figli e/o nipoti non riusciranno mai a comprendere come potessimo credere che il gioco sarebbe continuato sine die e come non ci si sia accorti in tempo del disastro in arrivo. Eppure, la Storia insegna che tutto ha una semplice, sempiterna, disarmante spiegazione che consiste nella sostanziale incapacità reale di scontare correttamente gli effetti a lungo termine.

Il punto di vista unanime e prevalente, quando qualcuno prova a farlo, è stato ben espresso da una memorabile frase, ovviamente di Keynes: nel lungo termine saremo tutti morti“.

Il che è verissimo, ovviamente.

Si potrebbe, magari, discutere sul come arrivare a quel pochissimo atteso traguardo.

Ecco che, di nuovo, Keynes ci suggerisce come:

  • The day is not far off when the economic problem will take the back seat where it belongs, and the arena of the heart and the head will be occupied or reoccupied, by our real problems — the problems of life and of human relations, of creation and behaviour and religion. (First Annual Report of the Arts Council (1945-1946))

Non è lontano il giorno in cui il problema economico prenderà il posto che gli compete, ovvero il sedile posteriore e l’arena del cuore e la testa saranno occupate o ri-occupate dai nostri reali problemi, i problemi della vita e delle relazioni umane, della creazione e del comportamento e della religione….

Ecco.

Pietro Cambi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it/
Link: http://crisis.blogosfere.it/2010/06/gli-usa-lo-spettro-del-defaul-gli-zombies-ed-il-thriller.html
25.06.2010

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Alla fin fine, se ci pensate è un immane schema Ponti, su scala planetaria.

    Er….magari schema Ponzi? Ponzi è quello delle truffe, mentre Ponti è quello dell’aceto.

    Su Keynes come soluzione ai nostri problemi voglio solo ricordare che rimane sempre un economista. In particolare anche per lui gli investimenti a lungo termine non vanno oltre all’anno. Una società invece “cresce e si sviluppa” (virgolette d’obbligo, per me lo sviluppo ha ben altro significato rispetto a quello comunemente accettato di matrice economica) se si intende lungo termine il quinquennio, se non il decennio.
    “Il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine saremo tutti morti”
    John Maynard Keynes

    Ecco: noi saremo morti ma le generazioni successive no. Qui si può capire pienamente cosa Keynes in particolare e la finanza in generale intenda con “lungo termine”. Non che mi siano particolarmente simpatici, ma a qualsiasi economista preferisco di gran lunga i capitani d’industria, che almeno sanno valutare il significato di “investimenti a lungo termine” in maniera più adeguata.
    Il problema è che adesso l’industria è saldamente in mano alla finanza, che
    “l’arricchimento mediante speculazione ha preso il posto
    dell’arricchimento produttivo. L’investimento produttivo per bene che
    vada rende il 10-15 % l’anno, un investimento finanziario se le va
    male la porta al lastrico ma se le va bene le permette di triplicare
    il suo patrimonio e noi purtroppo adesso viviamo in un epoca in cui
    non prevale
    il produttore ma prevale lo speculatore e il consumatore.
    E nessuno dei due ha bisogno di scienza.
    Non c’è nessuna industria che fa della programmazione di lungo
    periodo, tutti partono dall’idea di Keynes che sei mesi è un lungo
    periodo e quindi nelle grandi Corporation gli amministratori delegati
    vengono licenziati se entro 6 mesi non raggiungono gli obiettivi
    previsti. Anche il Venture Capital non è disposto ad aspettare anni.
    Lui ti dice: io ti presto il denaro, tu entro sei mesi mi fai
    guadagnare il 25 % E quale ricerca scientifica ti può garantire un
    risultato così entro 6 mesi? Ci vogliono ben più di 6 mesi!
    Questa è la ragione per cui nell’economia ultra liberale di oggi è
    difficile che ci sia vera innovazione.”
    Chi parla qui è il prof. Preparata mentre spiega i motivi della mancata applicazione della Fusione Fredda su scala industriale.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=1672

    Casomai aveste bisogno di esempi ricordatevi Marchionne, Termini Imerese, la Polonia e la recente acquisizione della Zastava in Serbia. Non si parla di vera innovazione (stiamo pur sempre usando motori pressochè identici a quelli di fine ‘800) ma di delocalizzazione che, guarda caso, è una necessità finanziaria che impoverisce uno Stato per “arricchirne” un’altro (in realtà toglie lavoro alla classe operaia della nazione che ha una consolidata storia sindacale che impedisce di fatto l’allargamento della forbice sociale per darlo alla classe operaia di quella nazione che accetta lo schiavismo industriale/finanziario).
    Da Ford a Marchionne: sembrano siano passati millenni, invece si è solo inserita la finanza. Sì, quella dei vari Keynes.

  • brunotto588

    … cinghiali laureati in matematica pura.

  • Ricky

    Un articolo superficiale ed allarmista che non tiene conto di un semplice fatto:
    finché il dollaro rimmarrá la moneta di scambio mondiale gli USA potranno scaricare il loro debito sul mondo intero e non andranno MAI in default.
    Manterranno questa situazione con le buone (vedi attuale attacco finanziario all’euro, che giá si proponeva come alternativa) e con le cattive (guerre militari e commerciali) fino a che i paesi ora chiamati con l’acronimo BRIC non avranno raggiunto una “massa critica” tale da far cadere USA e dollaro dal suo piedistallo.
    Tutto questo avverrá di certo, ma comunque non prima di dieci o venti anni, perché la Storia ha i suoi tempi.
    Cari amici di CDC, continuo a vedere uno scadimento della qualitá degli articoli pubblicati dall’estero. Non é necessario pubblicare qualcosa ogni giorno, preferisco il silenzio al qualunquismo e alla superficialitá.

  • Truman

    De te fabula narratur.

  • Truman

    Corretto il refuso Ponzi / Ponti sia qui che nell’originale di Pietro Cambi.

  • duca

    Bisogna anche dire che Keynes era piuttosto sarcastico quando faceva questo tipo di commenti. Purtroppo i monetaristi non hanno un briciolo di senso dell’umorismo…
    Se oggi Keynes fosse vivo li prenderebbe a calci in culo, si farebbe dare per ogni calcio un dollaro da seppellire nelle famose buche che voleva far scavare per poi riempirle fino a togliere dal mercato l’eccesso di liquidità…
    Qui ci si dimentica che 1) Keynes e tutti gli altri sono solo economisti e che, come diceva giustamente lui e viene ripreso da Cambi, il posto che spetta all’economia e sul sedile posteriore e 2) Keynes ha teorizzato con dovizia di particolari, per rimanere nel campo economico e sul sedile posteriore, quali fossero i limiti dell’espansione della spesa in deficit, quali dovessero essere i suoi indirizzi ed obiettivi. Keynes non avrebbe certo pompato soldi pubblici in tasca ai banchieri per permettere loro di continuare indisturbati a giocare al casinò in borsa! I soldi, ammesso che si riconosca la necessità di una politica espansiva, dovevano arrivare nelle tasche delle fasce sociali con alta propensione al consumo, per questo diceva di pagare gente per fare buche nelle strade e altra gente per richiuderle (e per favore non facciamo i monetaristi e cogliamo l’iperbole).
    Detto questo non penso che Keynes avesse la verità rivealta in tasca, ma molti suoi detrattori dovrebbero leggerselo un po’ meglio altrimenti ci ritroviamo all’assurdo di leggere commenti assolutamente ingenerosi su di lui dove per confutare Keynes si sostengono tesi assolutamente compatibili con il pensiero keynesiano e magari si fa pure qualche inconsapevole citazione.

  • vic

    Che soddisfazione vedere che qualcuno si ricorda di Giuliano Preparata.

    Ci vorrebbe forse un film stile “A beautiful mind” per rendergli giustizia.
    Tornatore, che ne dici?
    La sua e’ la storia, nel piccolo mondo della fisica teorica, dei giochetti politici, delle scuole di pensiero che ammazzano altre scuole di pensiero non con la forza delle idee ma con la massa di dollari e di connections di tipo dogmatico.

    La mente italica non e’ seconda a nessuno, Preparata sta li’ a dimostrarlo. Non e’ il solo, c’e’ qualche “giovane” che si fa onore, all’estero, va da se’. Pero’ non dimentichiamelo mai: oggi il 90% degli scienziati ed ingegneri sono in Asia.

    Finiti i tempi dei grandi cervelli matematici di Goettingen (Germania, Europa).
    Gli USA in proporzione producono pochissimi veri cervelli loro. Li comprano, finche’ possono comprarli. Poi torneranno a ragionare col Winchester. Abitudine che non hanno mai veramente abbandonato.
    A propostio ci sono un mucchio di scienziati morti in modo molto strano. No niente Winchester. Nemmeno Mannlicher-Carcano.

    Chi volesse andare alle fonti cui si abbevero’ Preparata, si legga Julian Schwinger.
    Se invece fa il cronista, faccia una capatina a Milano per intervistare l’anziano prof. Del Giudice, che lo conobbe da vicino come pochi. magari gli scappa di parlare su come funzionano veramente le munizioni all’uranio impoverito. Ok, la smetto, sono argomenti che non interessano ai giornalisti.

    Peccato Giuliano che c’hai lasciati, sarebbe stato interessante sentire la tua opinione sull’effetto Searl. Hai lasciato un enorme vuoto.

    Gia’ il vuoto, che poi vuoto non lo e’ mai.
    Se il tuo collega Higgs l’ha imbroccata, dovremmo assuefarci all’idea che l’etere esiste.

    Oh, qui si parla di banchieri.
    Siccome sono un estimatore dei cervelli del 1800, guarda un po’ chi ho scovato. Rannicchiato nel suo angoletto. L’unico banchiere (un banchiere socialista, anzi sansimonista), che ha contribuito alla conoscenza.
    Olindo, precisamnete Olinde Rodrigues si chiama costui.
    C’ha lasciato in eredita’ il modo piu’ semplice per fare i calcoli nella realta’ virtuale ma anche in quella vera, nello spazio insomma. Niente piu’ seni e coseni, solo numeri,. possibilmente ma non necessariamente interi. Numeri ben strani che non commutano fra loro. Cosi’ funziona il mondo. Non commuta, c’est la nature des choses.
    Preparata lo sapeva bene: anche l’intimo dell’intimo della natura, gli elusivi quark hanno proprieta’ del genere.

    Il vero spin doctor, cioe’ Wolfgang Pauli, di fatto venne preceduto di un secolo. L’Olindo aveva trovato il modo di rappresentare e calcolare le rotazioni, lo spin, insomma. Frego’ sul tempo perfino il grande Hamilton, che i quaternioni li ritrovo’ di soprassalto, passeggiando lungo il fiume con la moglie, solo mezzo secolo dopo. E’ il piu’ noto caso di murales scientifico: scolpi’ di propria mano l’illuminante intuizione sul muro di un ponte.

    Ops, m’ha preso la mano l’entusiasmo per Preparata e tutti quelli come lui.
    Entusiasmo vuoto?
    Pace, viva il vuoto allora.

  • Tonguessy

    Giusto per capirci: è vero o no che l’investimento a “lungo termine” di Keynes arriva al semestre?
    Per il resto del commento posso anche essere d’accordo, tanto è vero che ho fatto il confronto Ford-Marchionne. Quest’ultimo rappresenta l’imprenditore sottoposto alle regole dell’era finanziaria, era che all’epoca di Ford (e Keynes, of course) ancora on esisteva: era l’epoca industriale, allora.

  • Tonguessy

    Niente piu’ seni….solo numeri
    Un mondo senza tette ma con tante cifre? Hmm…

  • AlbertoConti

    ……………………. coloro che lo chiederanno DIRETTAMENTE in prestito alle banche centrali, mettendo a garanzia beni reali ……………………….

    Questo è il ragionamento chiave, che può diventare ragionamento “chiavica”, come nell’articolo, oppure spunto per capire il nocciolo della questione monetaria. Posto che ci sono indubbi vantaggi nell’unicità di una moneta (locale, nazionale, per macroregioni, mondiale), occorre un ente unico (centrale) che la emetta. Dal momento che la storia decreta valore nullo a tale ente (dove sono, e da dove provengono, e quanti realmente sono stati i capitali fondativi della BCE di soli 10 anni fa?), il semplice fatto di conferirgli beni equivalenti alla moneta emessa significa capitalizzarlo di pari importo (circolante complessivo) a “GRATIS, ET AMORE DEI” (leggi per grazia ricevuta da quel coglione di Pippo, quello che qualunque casa accada lui non lo sa – chi non si sente Pippo scagli la prima pietra). E’ ovvio che così non va, si regalano su un piatto d’argento le chiavi della stanza dei bottoni ai ladri! Altrettanto ovvia l’alternativa: la garanzia del valore della moneta è nell’utente della stessa, nelle sue capacità economiche reali, o anche prevedibili con ragionevole certezza (prestito d’onore, nulla a che vedere con la formula assistenziale di recente memoria). Per i più rozzi il PIL, piuttosto che niente va bene anche questa schifezza di concetto misurabile. L’altra faccia della moneta è l’attribuzione di tale valore, e anche qui va da se che il soggetto privato è sicuramente quello da scartare a priori, e affanculo chiunque sostenga il contrario, soprattutto se banchiere.

  • AlbertoConti

    Art. 1: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ….. integrazione: e sulla propria moneta sovrana che ne rispecchia il valore.

  • stendec555

    10, 20 anni…esatto.

  • sentinella

    gli zombi siamo noi che non abbiamo capito che le cose che contano sono in fondo solo quelle veramente importanti: avere un tetto sopra la testa, la salute per lavorare e la solidarietà di una comunità umana che trova le risorse per aiutare i deboli. Tutto questo sembra crollare sotto i colpi di cosa??? Di una crisi di carta.. ovvero sia di carta moneta. E’ veramente assurdo che stiamo qui a fasciarci la testa per i debiti degli stati e per i debiti delle banche. Non ci sono i soldi dicono loro ma per cosa??? Forse che non abbiamo più dei contadini e dei trattori per coltivare la terra e quindi per sfamarci o degli artigiani che sanno fabbricare oggetti che ci aiutino a migliorare la nostra vita??? Non mi sembra proprio. Non ci sono più i soldi per le pensioni?? Ma forse che le pensioni non le pagano quelli che stanno lavorando per un patto di solidarietà intergenerazionale che è stato stabilito per mutuo consenso all’interno di una società organizzata??
    E allora diamine smascheriamo le loro menzogne, vogliono i nostri soldi sempre più soldi per gettarli in una macchina infernale che non funziona più: è un malato terminale, un accanimento terapeutico.
    Voltiamo pagina, basta parlare di borse, prodotti finanziari, investimenti, gestione del risparmio. Investiamo le nostre energie nelle vere cose che contano.

  • stendec555

    è cosi’…un giorno o l’altro questo delirio finirà…è dunque opportuno trovare alternative ad uno stile di vita legato a meccanismi che stanno fallendo. le tempistiche non sono chiare, ma prima ci si muove meglio è, invece chi credere a chi parla di crisi cicliche, l’economia che sale e scende e via dicendo…siamo tutti vittima del lavaggio del cervello della crescita infinita che ha riguardato generazioni e generazioni. ormai il paradosso di dover tener noi in piedi l’economia (invece di avere l’economia al nostro servizio) consumando sempre di più si sta esaurendo, almeno in italia. il lavoro è quello che è e i soldi sono pochi…bisogna tornare a ragionare come i nostri nonni, forse in italia la cosa è possibile…qui in america tutto continua quasi come nulla fosse avvenuto e credo che fino al baratro, forse tra 10-20 anni, continuerà a essere così…senza dimenticare che al mondo esistono più di 2 miliardi di persone (cina, india etc..) che alla crescita e a un miglioramento della propria situazione economica, anche loro martellati da certi messaggi, ci continuano a credere, eccome…forse addirittura in seguito alle forti tensioni interne legate all’ipersfruttamento dei lavoratori, alla devastazione del paesaggio e al crollo degli antichi riferimenti culturali la cina potrebbe esplodere per malcontento sociale prima che la crisi americana realmente avvenga…

  • maumau1

    boh sarà superificiale ma due numeri li ha messi insieme..
    nessuna nazione per quanto spalmi i debiti in tutto il globo può reggere un +20% di debito all’anno.. sono passati in 5anni dal 20% al 100%
    e visto che di guerre s ene fanno sempre di più la perdita aumenterà ancora..
    rischiano solo cosi’ diarrivare al 200% in poco tempo,senza contare il debito privato..è vero che cmq possono continuare ad imporre il dollaro con le armi
    e chi prova a cambiare moneta di riserva rischia o una speculazione sullo stato(se è troppo grosso per bombardarlo) o appunto un bombardamento come l’Iraq o minacce come la Siria etc..
    ma fino a quando?
    Già con l’Iran si devono accordare e quindi spartire il bottino con Cina e Russia ammesso che questi non preferiscano invece che non venga attaccato,vedremo.

    Non lo so se fosse come dite voi buona parte degli stati USA non sarebbero falliti..milioni di licenziamenti non ci sarebbero stati,la california ottava economia al mondo ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici..
    se potessero spalmare i debiti cosi’ facilmente non li avrebbero licenziati…

    a me pare più realisticamente che non possono più spalmare come prima..
    fino ad adesso l’hanno fatto..

    inoltre mi pare che tutta questa pressione sull’economia sia proprio una stretta per farla fallire ed acquisire tutto a due soldi,inoltre se Cina India ed altri paesi emergenti iniziano ad avere un livello di vita paragonabile al nostro,l’inquinamento distruggerebbe in breve il pianeta e le risorse teminerebbero in breve..quindi questo non va sottovalutato..
    a me pare che ci sia una chiara volontà dietro a questa stretta creditizia ..
    di ridurre la sopravvivenza..

    quindi 10-20anni?
    magari..a me pare che saranno molto meno..proprio perchè c’è l’intenzione che siano meno!

    ciao

  • amaryllide

    e secondo te dire che gli USA scaricheranno il loro debito sul resto del mondo non è anche più allarmista che dire che gli USA presto falliranno? Nel secondo caso, falliscono solo gli uSA, nel primo il mondo intero, perchè non è mai esistito nella storia un imprenditore che fa impresa ESCLUSIVAMENTE per dare a qualcun altro tutti i guadagni, perchè è questo che di fatto avviene col travaso all’estero del debito yankee. Alla lunga TUTTI gli imprenditori del mondo piuttosto che farsi un mazzo così ogni giorno per mandare soldi negli USA, chiuderanno le proprie imprese e quindi gli USA saranno costretti a occupare militarmente il mondo intero e costruire migliaia di lager in cui gli abitanti di tutto il mondo saranno costretti a lavorare per mantenere gli yankee.

  • Jack-Ben

    a me pare che purtroppo hai ragione… si parte allacciatevi le cintureeeeee