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GLI STATI UNITI E LA RIVOLTA EGIZIANA

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com

Hosni Mubarak è un signore di 82 anni.

Le manifestazioni di questi giorni hanno dimostrato, poi, quanto il popolo egiziano lo ama.

Facendo queste due semplici considerazioni, ieri sera il presidente degli Stati Uniti ha fatto un discorso in cui ingiunge, con fare piuttosto autoritario, a Hosni Mubarak a fare delle “riforme” e a “dialogare” con il popolo.

Questo non vuol dire, mandare via Hosni Mubarak dopo 30 anni di fedele servizio; ma è una bella bacchettata a un impiegato che non ha saputo fare il suo mestiere.

Così, quando Hosni Mubarak se ne andrà, o in Arabia Saudita o direttamente in Paradiso, la colpa non sarà data agli Stati Uniti. Anche se il tono arrogante con cui il presidente di un paese che si trova a migliaia di chilometri di distanza dice a un altro come si deve comportare, non è detto che sortisca un buon effetto sugli egiziani.

Comunque il discorso verrà sfruttato, certamente, per dire, “vedete, gli Stati Uniti vogliono la democrazia”.

Tutto sta a capirsi, cosa voglia dire “democrazia”.

Nel Monologo Occidentale  per “democrazia” si intende, almeno due partiti politici concorrenti e il diritto di fare passeggiate con cartelli in mano senza venire arrestati. Il tutto nel rigoroso rispetto delle Dure Leggi del Mercato e degli Impegni Internazionali – cioè senza toccare né l’economia, né il rapporto di subordinazione internazionale.

Costanzo Preve, invece, proponeva una definizione di democrazia più fedele al significato originale della parola: il potere del popolo come contrappeso al potere economico che possiedono le oligarchie.

Le due definizioni, come potete vedere, sono antitetiche.

Ora, è chiaro che si domina meglio, quando c’è il consenso dei dominati.

La situazione ideale, per l’Impero, è quella italiana.

In Italia, la gente può marciare in assoluta libertà a Vicenza, anno dopo anno, contro la base militare.

Tanto gli uomini politici di qualunque parte, eletti in elezioni tecnicamente ineccepibili, correranno a firmare qualunque cosa sia necessaria per fare la base.

Molto meglio di un dittatore instabile e antipatico; che poi, se cade, magari la base la si chiude davvero.

Il problema si pone nei paesi che sono pesantemente subordinati, come l’Egitto.

Idealmente, gli Stati Uniti vorrebbero un sistema di potere in grado di garantire due cose: l’obbedienza ai dettami del Fondo Monetario Internazionale e l’alleanza con Israele; nonché un aiuto militare e dei servizi segreti nel reprimere le forme di resistenza che nascono in tutto il Medio Oriente.

Non c’è alcun motivo per cui un tale sistema debba chiamarsi “Mubarak”. Può essere benissimo garantito anche da vari partiti che si alternino al potere, ad esempio. Magari anche dal Partito Antimubarakista. La gratitudine, in politica come in affari, è un valore perdente.

Ma non si può transigere sul punto fondamentale.

Questo lo ha espresso ieri molto bene il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden:

“Joe Biden ha difeso il regime di Mubarak in Egitto, descrivendo il Presidente Hosni Mubarak come un alleato degli Stati Uniti che ha aiutato a normalizzare le relazioni con Israele e che è stato una forza nei negoziati di pace mediorientali”.

Dove per “negoziati di pace” si intende la partecipazione diretta dell’Egitto all’embargo contro Gaza e la svendita dei palestinesi da parte dell’ANP: i documenti che sono usciti in questo periodo dimostrano concretamente ciò che già sapevamo.

Comunque, per Joe Biden, 80 milioni di egiziani, con i loro problemi, sono solo un dettaglio tra i problemi d’Israele.

Ora, il governo egiziano – attuale o nuovo – può fare tutte le “riforme” e le “elezioni” che vorrà, purché non in contrasto con le Dure Leggi del Mercato, ovviamente.

Ma, come spiega il tremendo Elliott Abrams, che coprì i massacri dei militari in El Salvador e gestì il famoso Iran-Contra Affair per finanziare il terrorismo in Nicaragua:

“Per l’Egitto, c’è una sola preoccupazione: la salute del signor Mubarak.” E poi aggiunge: “in ballo nella crisi di successione non c’è semplicemente chi governerà il paese, ma se un nuovo presidente manterrà la pace fredda ma affidabile con Israele. Anche qui ci sono dei nemici condivisi, in questo caso Hamas e gli altri gruppi palestinesi radicali e terroristici; Israele ed Egitto hanno mantenuto insieme (anche se la colpa è ricaduta pe il 99% su Israele) un embargo su Gaza a partire dal colpo di stato di Hamas nel 2007. Il regime egiziano non prova alcun amore per gli israeliani, ma c’è una significativa collaborazione in termini di sicurezza tra i due paesi; i governanti dell’Egitto vedono  negli sciiti dell’Iran, non nello Stato ebraico, la minaccia più pericolosa per il potere arabo nella regione. Le decisioni prese a fine luglio dall’Egitto di impedire a una nave della Mezzaluna Rossa iraniana che portava aiuti a Gaza di entrare nel canale di Suez, e di impedire a quattro parlamentari iraniani di attraversare la frontiera per Gaza, sono la prova più recente di questo atteggiamento egiziano.”

Il problema in realtà non è la pace militare tra Israele ed Egitto, che nessuno da parte egiziana mette in discussione. E’ proprio questa alleanza concreta. Ora, il popolo egiziano non voterà mai per un partito che dichiari di voler mantenere l’embargo su Gaza.

Insomma, come gridavano ieri i manifestanti egiziani, Mubarak è morto, Mubarak è morto e al-’Adli (il ministro degli interni) è un agente del Mossad:

حسني مبارك, مات مات. والعدلي عميل الموساد

Ma è un fatto che Hamas, per quanti difetti possa avere, governa in maniera infinitamente più corretta e vicina agli interessi reali della gente della banda di briganti e truffatori che oggi costituisce l’ANP.  Non è però facile governare con successo un carcere, come è Gaza oggi; mentre i contribuenti europei continuano a finanziare Ramallah.

Se si toglie l’embargo, e si permette alla gente di Gaza di vivere normalmente, l’ANP sarà quindi definitivamente screditata, e cadrà come è caduto il governo di Ben Ali in Tunisia.

E non ci saranno più palestinesi obbedienti.

Quindi, visto che Mubarak tra poco non ci sarà più, evidentemente stanno preparando la successione: si parla del Capo di Stato Maggiore dell’esercito.

Oppure, gli Stati Uniti potrebbero occuparsi direttamente dell’embargo a Gaza. Forse (forse) è questo il senso della notizia che riportavamo ieri:

“Il distaccamento 2 della Guardia Nazionale del Connecticut National Guard, Compagnia I, 185esimo Reggimento Aereo di Groton è stato mobilitato e inviato nella penisola del Sinai, in Egitto, per sostenere la Forza Multinazionale e gli Osservatori. L’unità ha lasciato il Connecticut il 15 gennaio per Fort Benning, nella Georgia [USA] per ottenere ulteriore addestramento. L’unità adopera aerei C-23C Sherpa ed è stata usata tre volte negli ultimi sette anni a sostegno di conflitti in Iraq e Afghanistan.  L’unità fornirà assistenza aerea a richiesta al comandante della Forza Multinazionale e degli Osservatori nella loro missione di supervisionare le clausole di sicurezza del trattato di pace tra Egitto e Israele”.

Il problema fondamentale è che l’Egitto ha molti abitanti e poche risorse, nonché un’economia strutturata in gran parte verso il mercato internazionale. Almeno all’interno dell’attuale sistema economico, non può quindi cavarsela da solo; e perciò è sempre ricattabile. E ogni governo, alla fine, sarà costretto ad applicare i ricatti, e quindi a essere impopolare.

Eppure il Medio Oriente, considerato nel complesso, ha tante risorse – umane, agricole e petrolifere. Solo che nessun paese, da solo, le ha tutte.

E’ lecito sognare che dalle rivolte arabe di questi giorni, possa nascere un’alleanza tra paesi che mettano insieme le proprie forze, analoga a quella che Hugo Chavez ha tessuto in America Latina?

P.S. Alle 12.30 ora egiziana, riferiscono di 20 morti ad Alessandria e 13 ai giardini Maadi al Cairo. Può darsi, quindi, che gli Stati Uniti abbiano autorizzato la piena repressione in privato, pur salvando la propria immagine in pubblico. E’ ovviamente solo un’ipotesi.

P.S. Interessante deformazione delle notizie. Un documento di Wikileaks di oltre due anni fa rivela che gli Stati Uniti hanno trafficato con un giovane dissidente egiziano, evidentemente in modo da scommettere su due cavalli; e quel dissidente avrebbe raccontato all’ambasciatrice che c’era un piano per rovesciare Hosni Mubarak. Né l’ambasciatrice né tantomeno il governo USA approvano, ma tanto basta perché Repubblica titoli, Wikileaks: “Rivolta pianificata con gli USA”.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com/
Link: http://kelebeklerblog.com/2011/01/29/gli-stati-uniti-e-la-rivolta-egiziana/
29.01.2011

Pubblicato da Davide

  • Blackrose4400

    Non so se fidarmi di wikileaks, comunque l’articolo su repubblica l’ho letto pure io. Il discorso è che a mio giudizio in questo focolaio nel mediterraneo(Egitto, Tunisia, Algeria, Albania, e chi più ne ha più ne metta) Israele centra tantissimo. Su una banconota israeliana pare che sia disegnato lo stato d’Israele che va dalla Turchia all’ Egitto. Insomma lo so che probabilmente sto fantasticando, ma con la crisi economica, e tutti i problemi che l’occidente sta affrontando, e sapere che gli Stati Uniti sono in mano a Israele, che non si stia preparando un invasione in Egitto? almeno la penisola del Sinai se la prendono, così tengono sotto controllo direttamente il canale di Suez. E’ un ipotesi. Ma sicuramente s’è dell’altro sotto, perché dovete ammettere che è piuttosto strano che di colpo il mediterraneo va in fiamme. Anche la Grecia bisogna considerare.

  • Rossa_primavera

    Insomma qualunque cosa succeda nel mondo arabo cosi’ variegato,
    sfaccettato e complesso,e’ sempre colpa degli Stati Uniti e dei perfidi
    sionisti:Saddam invade il Kuwait dopo una decennale guerra con l’Iran,
    colpa degli americani che gli hanno fornito le armi,in Iran ci sono disordini contro il governo,colpa della cia che ha orchestrato il tutto
    con la ciliegina sulla torta della presunta farsa di Neda,guerra civile in
    Algeria e in Egitto,colpa degli americani e del Mossad ovviamente.
    La possibilita’ insomma che il mondo arabo possa produrre governi e
    personaggi di stampo dittatoriale,reazionario e antidemocratico non e’
    nemmeno presa in considerazione.Gli Arabi e i musulmani in genere
    sono sempre tutti buoni,tranne ovviamente quando insorgono contro
    i serbi o i russi e non si fanno sterminare da loro,allora diventano
    improvvisamente biricchini e cattivi.

  • Longoni

    Un po fuori tema… e lo sai.

  • Rossa_primavera

    Non mi sembra proprio,soprattutto leggendo l’articolo di repubblica
    suggerito dallo stesso autore del pezzo.

  • illupodeicieli

    Sbaglio o non ho sentito parlare della situazione di nostri connazionali in Egitto? Nè mi pare di Sharm mentre alcuni siti archeologici hanno detto sono off limits. Ciò che mi sorprende non sia stato ripreso dai media (ma posso essere io cieco e sordo) è ciò che ha detto la Clinton, ovvero che è necessario ascoltare le proteste e le esigenze del popolo: in sintesi il concetto era questo. Ma mi chiedo come mai , ne parla pure l’autore dell’articolo, ai nostri viene permesso di manifestare (pastori sardi a parte fermati a Civitavecchia e divieti di manifestazioni vari fatti applicari dai sindaci ,come a Enna due o tre estati fa) ma nessuno poi ascolta o fa niente, come mai nessuno tra i parlamentari italiani e non quando ci sono state e ci sono e ci saranno manifestazioni di protesta negli Usa o in Cina, prende i microfoni o organizza una conferenza stampa dove dice “Obama deve ascoltare il popolo e fare riforme”? Come mai vale sempre e solo a senso unico e,come ricordano in tanti, quando conviene, quando il dittatore o il governo in carica non sono più utili? Le risposte in parte sono contenute nelle domande, tranne la possibile presa di posizione che inviti chi non ha problemi economici (come persona) e governa uno stato a rispettare gli impegni presi nelle varie campagne elettorali.

  • idea3online

    Nel mondo altri attori internazionali iniziano a voler scrivere la storia, e se la storia ha iniziato a prendere una direzione a doppio senso di circolazione?

  • Longoni

    L’articolo chiacchera sulla Repubblica oltre ad un aiutino per incontrarsi a dei presunti dissidenti egiziani, contiene solo la domanda scettica dell’ambasciatrice americana sul presunto piano rivoluzionario. Un po poco per poter dimostrare il coinvolgimento del governo USA. L’articolo in inglese di Abrams invece chiarisce meglio il pensiero dell’autore del post, che trascende la vicenda egiziana. E nello stesso post inoltre, non esiste nessuna presa di posizione pro-araba o sulla presunta bontà o meno degli arabi. Gli Stati Uniti vanno avanti con la loro politica di sempre non per cattiveria o altre ragioni ideologiche, ma semplicemente continuando l’amorale business di sempre. Il quale per reggersi ha bisogno di gentaglia venduta come la maggioranza dei dirigenti arabi che conosciamo. La posizione dell’autore è chiarissima su questo.

  • nettuno

    Peccato che non ci sia Niccolo Macchiavelli, perché gli avrei chiesto la sua opinione. Per certo Israele con il succube governo Americano cerca di portare la transizione dell’Egitto a proprio favore. Sono al vaglio tutte le opzioni possibili, e se ci sono altre forze straniere occultate tra i movimenti, non è facile fare previsioni a breve.

  • Blackrose4400

    Per Primula. Guarda che i cattivoni americani come li chiami tu, sono peggio. Sono come delle cavallette, vagano da un territorio ad un altro, sfruttando le risorse e inimicando i popoli e le varie etnie. è l’era dell’imperialismo, un evoluzione del colonialismo. Prima si prendeva possesso di un territorio, ora invece si agisce più subdolamente e i modi sono svariati. La storia ne è piena di esempi. Te ne faccio alcuni: Una volta Panama e la Colombia erano uniti. I francesi ottennero il permesso dal governo colombiano per fare il futuro canale di Panama, ma fallirono. Allora l’allora presidente roosvelt, non quello del new deal, chiese il permesso ai colombiani, che non accettarono perké volevano provarci loro. Gli stati uniti a quel punto fecero scoppiare una rivolta fra panamensi e colombiani, aiutando i panamensi ad ottenere una impensato stato loro, in cambio naturalmente vollero la concessione per il canale, che è sotto il loro controllo tutt’ora. PinoChe in cile era un agente della cia, come noriega in panama. Ora ti potrei fare migliaia di esempi. Enrico Mattei, presidente dell’Eni e Agip fino al ’62 fu ucciso dai masiosi in favore di stranieri perche aveva un pensiero, costruire una oleodotto dalla tunisia alla sicilia, boicottando le sette sorelle, perché era dell’idea che un paese produttore di qualunque risorsa, in questo caso si trattava di petrolio, doveva ricevere almeno il 75% dei profitti. Ascolta ero un pro america fino a tredici anni, ora a 24 ne ho sentite così tante che sono sicuro senza ancora sapere il movente che in egitto riscuoteranno un interesse per questi disordini. Sono loro e israele a comandare. Per adesso.

  • Rossa_primavera

    Guarda che non ho affatto detto che gli americani siano brave persone
    o un grande popolo:ho solo scritto che mi appare pretestuoso attribuire
    loro ogni colpa di cio’ che succede nel variegato mondo islamico che
    ha anch’esso i suoi scheletri nell’armadio.Quanto ai fatti che tu citi dopo
    come certezze ti faccio presente che su Mattei la magistratura italiana,che io rispetto molto,ha concluso dopo indagini e accertamenti
    durati anni che non si tratto’ di omicidio ma di incidente.Dunque la
    certezza che sia stato ucciso dalla mafia per conto delle sette sorelle
    e’ un tua,legittima,opinione non suffragata per ora da riscontri oggettivi.

  • Rossa_primavera

    Il post in se’ e la tesi che traspare in sottofondo non sono molto lusinghiere nei confronti degli States allora mi sono chiesta,semplicemente,se si possa dare sempre e comunque la colpa
    di tutto cio’ che accade di male nel mondo e nel mondo arabo in particolare agli Stati Uniti e al mossad,tutto qui.Mi sembra che sulla
    questione mediorentiale su questo sito ci siano articoli piuttosto monocordi nella loro unilateralita’.Mi sembra una specie di Annozero
    con una tesi precostituita e gli ospiti schierati tutti da una parte,senza
    contraddittorio.Ma trattasi di opinione personale intendiamoci.

  • alvise

    Io mi sono chiesto, quante persone nei paesi in subbuglio, capiscono, o sanno veramente, che il grosso problema deriva dalle connivenze servili-politiche del loro paese, con gli USA?A noi pare tutto semplice e chiaro perchè possiamo attingere a tutte le informazioni che vogliamo, e questo ci rende forti, derivante dal conoscere, ma voi credete veramente che nel mondo arabo, tutte le popolazioni siano così informate da dove derivano i loro problemi?Io dico di no, e ne sono sicuro.Infatti fino a quando non saranno coscienti di questo, avranno sempre un Mubarak (ma non lo sanno).

  • alvise

    A proposito, questa bacchettata di Obama, rispecchia esattamente quanto ho detto nella discussione “IL RISVEGLIO GLOBALE TEMUTO DA BRZEZINSKI E’ ARRIVATO ? “, cioè dare un contentino al popolo.

  • nomorelie

    io invece penso e sono sicuro che è esattamente il contrairo.
    considera che hanno alle spalle una intensa storia di colonizzazione e sfruttamento da parte dell’occidente. sono perfettamente consci della loro non sovranità.
    essendo stato in tunisia per lavoro giusto nel 2003 dopo l’invasione dell’iraq devo dire di esserci caduto io dal pero ascoltando giovani e anziani ragionare sulle ingerenze americane in ogni dove.
    stessa situazione ascoltando pastori afghani intervistati dalle tv arabe (in inglese) che puoi trovare tramite satellite.
    noi sappiamo molto perchè forse ne leggiamo molto.
    loro ne sanno molto perchè soprattutto ne hanno viste di cotte e di crude ormai da centinaia di anni.