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GLI SHIITI CONQUISTANO LA MAGGIORANZA ASSOLUTA

Nelle elezioni irachene chi vince è l’Iran

DI JUAN COLE

Il notiziario della televisione satellitare Lebanes Broadcasting Co. ha riportato che, dopo l’adempimento delle procedure richieste dalla legge elettorale, la United Iraqi Alliance (UIA), composta da partiti religiosi Shiiti, ha conquistato 141 seggi, e cioè la maggioranza assoluta della nuova assemblea uscita dalle elezioni del 30 gennaio. Abdul Aziz al-Hakim, capo lista, ha espresso il proprio compiacimento per il risultato della propria coalizione. Per formare un governo, con il compito di nominare il presidente e due vice presidenti, più il primo ministro, c’è bisogno di 2/3 dei voti, quindi la UIA avrà bisogno di uno o più alleati. Però già da adesso può deliberare da sola su procedure e legislazione.

Robin Wright del Washington Post, fa presente che la vittoria elettorale del Consiglio Supremo della rivoluzione islamica in Irak e del partito Dawa, tutti e due vicini a Teheran, non rappresentano certo quello che il segretario alla Difesa Rumsfeld e i neo-conservatori volevano ottenere con la loro avventura in Irak. La UIA è guidata da Abdul Aziz al-Hakim, un religioso shiita che ha vissuto esule per oltre vent’anni in Iran. Gli alleati più probabili della UIA sono i curdi, guidati da Jalal Talabani, anche lui molto vicino a Teheran. Così si possono prevedere relazioni molto amichevoli fra Baghdad e Teheran.E’anche probabile che il nuovo governo Shiita di Baghdad non mancherà di appoggiare gli Shiiti del Libano, compresi gli Hezbollah.

Uno degli obiettivi dei neo-con era quello di instaurare in Irak un governo filo-israeliano. Ma durante le preghiere del venerdì e durante i raduni del Consiglio Supremo delle Rivoluzione islamica si sono sentiti slogan come “A morte Israele.”

Secondo Stanley Reed di Business Week , un governo dominato dalla UIA spingerà senz’altro per l’adozione della legge islamica, anche se non verso un governo teocratico. Un’altra questione aperta è se la concezione economica del partito DAWA, esemplificato nel libro ‘La nostra economia’ di Muhammad Bakir al-Sadr (d.1980), si sostituirà ai sogni americani di laissez faire. Da notare che quasi tutti i movimenti islamici hanno cercato di ottenere la legge islamica, ma non un governo teocratico. Così è avvenuto in Sudan, e così sembra andare con lo United Action Council nella provincia di Nord Ovest del Pakistan. Questa sembra anche la direzione che prenderà l’Irak.

Le voci di persone come il senatore Frisk secondo il quale con l’impossibilità di ottenere il 51% dei voti l’UIA (il partito dei religiosi) sarà costretto a un compromesso con Iyad Allawi erano prive di fondamento già da domenica scorsa, e oggi si dimostrano del tutto false.

Alla fine l’UIA ha ottenuto il 51% dei seggi, anche grazie al metodo di conteggio usato, il quale somma le percentuali dei partiti che non sono riusciti a superare la soglia a quelle dei partiti che ci sono riusciti, in una specie di secondo calcolo. In secondo luogo l’UIA può benissimo ottenere l’appoggio di altri piccoli partiti Shiiti che hanno corso separatamente ma che condividono gli stessi obiettivi (in genere più teocratici dell’UIA), arrivando così anche al 52/53%.

Allawi ormai è irrilevante, perché appare sempre più probabile che l’UIA si allei con il partito dei Curdi, che può aggiungere alla coalizione un altro 24% (ora, anche più). Non c’è più bisogno di ingraziarsi Allawi per stare con i Curdi, basta ingraziarsi direttamente i Curdi.

Così Allawi è fuori gioco, almeno se il gioco si chiama libero gioco parlamentare. Qualora i Curdi fossero intrattabili, l’UIA potrebbe arrivare al 66% con Allawi e qualche partito minore, come il Comunista. Però è improbabile che siano disposti a cedere la carica di Primo Ministro.

Non ho dimestichezza con il sistema elettorale utilizzato in Irak, così alcuni lettori mi sono stati di aiuto inviandomi informazioni che metto a vostra disposizione. Secondo le UN ?? il sistema funziona così:

Quanti voti sono necessari per avere un seggio?

Il numero di voti necessari (la soglia naturale) per un seggio dipende dal numero dei votanti. Una stima massima di 14.270.000 votanti comporta una soglia iniziale di 51.891 voti per seggio; 10 milioni di voti comporterebbero una soglia di 36.363 voti, e 5 milioni di voti 18.3181.
La formula utilizzata (formula Hare) continua con i resti più grandi. Ciò significa che i seggi successivi vengono assegnati con un punteggio inferiore alle liste che hanno superato la soglia naturale.

Per approfondire l’argomento Dan Keshet consiglia i seguenti siti:

Hare_quota

Largest_remainder_method

Nel primo turno ci risulta che la soglia è stata di 33.000 voti.
Andrei Arato mi scrive: sec 3 art 6 della legge elettorale stabilisce la soglia naturale per ottenere i seggi come il totale dei voti diviso per 275. Ciò significa che non solo i partiti minori perdono i loro voti, ma che anche i resti dei partiti più grandi vengono fatti confluire in un bacino comune che poi viene ridistribuito secondo le percentuali originali. Veramente ciò non lo si trova nella legge originale, ma probabilmente si troverà in qualche regolamento successivo.”

Juan Cole
Fonte:http://www.juancole.com/2005/02/shiites-take-absolute-majority-in.html

Traduzione per Comedonchisciotte.net a cura di Vichi

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Pubblicato da Davide