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GLI ORFANI DI MOQTADA

Di PAOLA PISI
Uruknet

Moqtada al-Sadr. Per cinque lunghi anni è stato l’idolo della sinistra (moderata ed estrema) e della stampa liberal di ogni paese dell’Occidente. Per cinque lunghi anni lo hanno amato, coccolato, vezzeggiato. Cinque lunghi anni in cui, sotto lo sguardo benevolo e spesso con l’aiuto degli occupanti USA e GB, i suoi squadroni della morte hanno torturato e massacrato sunniti, laici, baathisti, sciiti non proni alle direttive di Teheran, donne senza velo (o con velo troppo leggero), rifugiati palestinesi (perché protetti da Saddam), rom (perché danzavano e perché anche loro stavano simpatici a Saddam), gay, venditori di alcool, barbieri e naturalmente chiunque fosse sospettato di avere anche un lontano cugino simpatizzante per la resistenza irachena – oltre a qualche altra categoria che sul momento mi sfugge. Ho letto centinaia di testimonianze di profughi iracheni: la stragrande maggioranza spiegava di aver dovuto lasciare il paese per un preciso motivo: “Mahdi army”. Ognuno aveva avuto un parente seviziato e ucciso.

Nella foto: Moqtada al-Sadr durante un incontro con Ahmed Chalabi

Gli iracheni chiamano gli assassini del Mahdi army i “drillers”, i trapanatori: queste foto e il video mostrano il perché.

Preciso: i disgraziati catturati dai miliziani sadristi vengono trapanati da vivi, prima di essere finiti.

E più gli assassini del Mahdi trapanavano, massacravano, torturavano,
sgozzavano, più le
sinistre applaudivano liete e ammirate, fino a spellarsi le mani. Per anni
l'”antiamericano” Moqtada ha avuto cinque ministeri nel governo
fantoccio Maliki: precisamente i
peggiori. In particolare, il ministero della sanità: i sunniti non potevano
entrare negli ospedali, perché vi venivano uccisi. E i parenti non potevano
neppure andare a riprendersi all’obitorio le salme dei loro cari, perché
anche le camere mortuarie erano presidiate dai “combattenti per la libertà”
del Mahdi army, che facevano fuori pure figli, genitori e fratelli delle loro
vittime. E le sinistre giù ad applaudire sempre più forte. La sua
impresa più celebre è stata quando Moqtada ha impiccato con le sue lerce mani
il legittimo presidente iracheno Saddam Hussein: in quell’occasione i
raffinati intellettuali della sinistra e i siti alternativi ci hanno
spiegato che Saddam era un fantoccio degli USA e Sadr il massimo oppositore
dell’occupazione. Non fa una grinza: gli americani hanno consegnato il proprio servo
ai propri nemici perché lo torturassero, lo linciassero e ne scempiassero
il cadavere. Non so neanche come faccio a non arrivarci da sola, a
certe ovvie conclusioni, e devo sempre aspettare che mi illuminino questi
stimati pensatori progressisti.

Moqtada: “l’uomo più potente dell’Iraq”. Quante volte ho letto
questa definizione? Migliaia e migliaia. Lo dicevano tutti, in occidente: la
sinistra e i media alternativi in ginocchio davanti alla gloria del proprio sanguinario
beniamino, la stampa ufficiale per giustificare l’assoluta acquiescenza (in
realtà collaborazione) degli USA davanti ai massacri di cui non poteva non
filtrare qualche notizia anche nei media occidentali, nonostante i tentativi di
silenziarli. Nel suo sadico “esercito” c’erano almeno
60.000 uomini, ci veniva raccontato: i più audaci arrivavano a una stima di 100.000 e oltre. Tutto
l’Iraq era con lui, l’unico vero grande leader nazionalista. Si, vabbè,
“Moqtada il nazionalista” in Iraq non ci mette piede da ben più
di un anno e mezzo, e vive a Qom, in Iran, presso la casa madre e ormai
avrà pure dimenticato quel poco di arabo che sapeva: ma questo è un
particolare insignificante, ci assicuravano. Qualsiasi cosa facesse, Moqtada
vinceva e aumentava la sua già immensa popolarità: ormai l’Iraq era suo, fra
poco avrebbe conquistato l’intero globo e da lì a qualche anno la galassia.

Poi ha ordinato il cessate il fuoco alle sue bande
criminali. Perché l’ha fatto? Principalmente perché ormai il sud
dell’Iraq e Baghdad erano stati ripuliti etnicamente, e non c’era più nessuno
da ammazzare. Invece, ci hanno detto che era un’altra manovra vincente,
per apprestarsi a mietere il risultato politico finale della sua grandiosa
azione. Ci hanno anche propinato la bizzarra teoria che l'”antiamericano”
al Sadr aveva decretato una “tregua” con gli USA: no signori, dopo
l’estate 2004 e prima della primavera di quest’anno il Mahdi army non ha
MAI combattuto contro gli USA, tranne qualche insignificante e occasionale
scaramuccia locale, causata dall’incontrollabilità di alcuni miliziani. Il
Mahdi army ha combattuto sempre e soltanto contro iracheni innocenti, uomini,
donne, bambini e neonati. E contro la resistenza irachena. Le
milizie settarie sciite (in particolare Mahdi army e Badr Brigades) sono
state il massimo strumento dell’occupazione per eliminare la base popolare della
resistenza, che infatti ha sempre dichiarato che Sadr era uno dei suoi
peggiori nemici. Gli illustrissimi intellettuali progressisti e gli esponenti
dei movimenti
anti-guerra (chissà perchè, ogni volta che leggo “antiwar movement” non riesco a
trattenermi dallo sghignazzare) invece ci hanno detto che gli squadroni della
morte sadristi erano “la resistenza”, mentre la resistenza vera
erano “terroristi”.

Dunque, c’era la “tregua” e “l’uomo più potente
dell’Iraq
” si apprestava a prendere la guida del paese. In ogni caso, ad un
suo cenno, il Madhi army avrebbe potuto cacciare gli invasori, in mezzo a
milioni di iracheni inneggianti a Moqtada l’eroe. Era invincibile. Poi, è
accaduto qualcosa di non previsto: Maliki e gli USA, dopo che le squadracce
assassine di Sadr avevano finito il loro sporchissimo compito, hanno
deciso di liberarsene. E così questa primavera è scattato l’ordine di disarmo
delle milizie sadriste da parte di Maliki e l’attacco dell’esercito
fantoccio contro il Mahdi army a Bassora. “MOQTADA
VINCE!!!!!!!!!!!!!!
” hanno scritto quasi tutti i media. Sai che novità:
Moqtada vince sempre, no? Se qualcuno osava dire che la vittoria non sembrava
così radiosa, veniva insultato e sbeffeggiato. Poi, i sadristi a Bassora hanno
di fatto deposto le armi in pochi giorni, anche per ordine di Teheran. Un’altra
vittoria di Moqtada, sia ben chiaro: erano stati il governo iracheno e gli USA a
cedere, ci è stato spiegato. Sarà, ma dopo una settimana l’esercito fantoccio
iracheno è entrato in gran parata nei bastioni sadristi di Bassora, e
dalla seconda metà di aprile il Mahdi army a Bassora è praticamente
scomparso. E gli abitanti hanno ripreso a respirare un po’. Fra l’altro per
una del tutto casuale coincidenza la scomparsa delle milizie sadriste ha
coinciso con la fine dei massacri delle donne di Bassora, accusate di
abbigliamento immorale (ad esempio gli usciva un capello dal velo) e altre
consimili nefandezze, massacro di cui gli abitanti del luogo avevano per
imperscrutabili motivi sempre accusato gli innocenti uomini di Moqtada.

Subito dopo la “vittoria” di Bassora, c’è stato l’attacco USA alla
centrale del Mahdi army, Sadr city. La battaglia è durata alcuni giorni e poi
le milizie di Moqtada si sono prontamente arrese, mostrando di saper
davvero combattere meglio contro iracheni indifesi che contro gli occupanti.
Sono seguiti numerosi arresti di esponenti sadristi, anche di spicco: da parte del movimento di Moqtada non vi è stata alcuna
capacità di reazione, tranne continue lamentele e piagnucolii. Infine, il 20 di agosto al-Sadr ha ordinato
il disarmo totale dei suoi delinquenti, dicendo che da quel momento gli squadroni
della morte dovevano trasformarsi in “associazione culturale”: come no, ci devono
proprio essere portati. La resa assoluta, e senza condizioni. Però, per tentare
maldestramente di salvare la sua brutta faccia, al-Sadr aveva aggiunto che
“presto” sarebbe stata annunciata la formazione di un nucleo speciale
armato del Mahdi army “per resistere contro gli occupanti”. Bene, i
giornalisti e gli intellettuali progressisti hanno semplicemente ribaltato la
dichiarazione di resa di al-Sadr e hanno titolato: “Moqtada annuncia la
formazione di un corpo speciale
!” Naturalmente l’annuncio della formazione
del “nucleo” combattente, che doveva arrivare “presto”, non c’è
mai stata, ed era solo una miserabile foglia di fico per tentare di mascherare
la capitolazione, come appariva ovvio dal primo momento a chiunque abbia letto
il testo originale dell’annuncio e non le stupidaggini scritte dai media liberal
e alternativi. L'”invincibile armata” sadrista aveva alzato
bandiera bianca in qualche mese, e provocato, nella epica battaglia, forse 20
morti USA, a voler essere di manica larghissima.

E così, quella grottesca quinta colonna dell’imperialismo mascherata da
opposizione progressista che per cinque anni l’aveva adorato, si è ritrovata orfana
del proprio eroe. Moqtada era scomparso, e certo nessuno in Iraq sembrava
rimpiangerlo. A Bassora per la prima volta perfino il fantoccio Maliki ha purtroppo goduto di
una certa popolarità, perché aveva liberato la città dai trapanatori
del
Mahdi army: anche se era stato proprio
Maliki a permettere ai sadristi di ripulire etnicamente Bassora, gli abitanti del luogo
l’hanno ugualmente plaudito perché il terrore era finito e potevano tornare a vivere. I sadristi hanno
pure annunciato
che non si sarebbero presentati alle elezioni (per forza, senza il Mahdi army a
presidiare i seggi, sai i voti che prendevano: un recente sondaggio

accredita Sadr di un superbo 4% scarso di consensi), anche se qualche anima bella
continua a scrivere sui media alternativi che sicuramente Sadr vincerà le
prossima tornata elettorale amministrativa: come sappiamo, Moqtada vince sempre,
lui mica ha bisogno di presentarsi per vincere. Per un po’, il
battaglione occidentale dei giornalisti sadristi – Patrick Cockburn in testa –
ha aspettato trepidante qualche mossa, naturalmente vincente, da parte
dell’amato Moqtada. Niente, quello se ne stava a Qom, Iran, a
“studiare”, e in Iraq tutti parevano averlo dimenticato. Tranne le
sue vittime, naturalmente. Ogni tanto i deputati di Moqtada leggevano
qualche velina iraniana contro il SOFA (il cosiddetto “Patto sulla
Sicurezza” USA-Iraq) e qualche centinaio di sadristi protestava
contro l’accordo dopo la preghiera del venerdì. E questo era tutto: una
tragedia.

Ma poi c’è stato il grande evento che ha risvegliato tutti i gli orfani di
Moqtada. La manifestazione del 18 ottobre a Baghdad. Una riscossa generale:
sembrava di essere tornati ai vecchi tempi. Cos’era successo? Come è
noto, l’Iran ordina quotidianamente ai suoi fantocci che governano l’Iraq di non
firmare il SOFA, perché “viola la sovranità irachena
(testuale). E’ chiaro che mai e poi mai i mullah iraniani potrebbero accettare
un accordo bilaterale USA-Iraq, proprio perché sarebbe appunto bilaterale, ed
escluderebbe dal tavolo negoziale l’Iran, che invece considera l’Iraq come una
propria colonia: se gli americani vogliono trattative sull’Iraq, le devono
condurre direttamente con il governo di Teheran, e devono accordarsi con gli
ayatollah persiani per la spartizione del bottino mesopotamico. E così Maliki
si barcamena, tentando di tacitare tutti i suoi padroni, sia quelli di
Washington che quelli di Teheran, rinviando la firma all’infinito e sperando che
l’attesissima presidenza Obama alla fine gli levi le castagne dal fuoco
arrivando a una qualche intesa diretta con l’Iran. Ma in Persia pare
che non si fidino ciecamente di lui, e pensano bene di mettere in atto tutta una
serie di pressioni ulteriori. Così l’Iran ha sfoderato i suoi uomini
migliori, Ahmed Chalabi, che tuona senza interruzione da Teheran contro gli
USA, e, appunto Moqtada al-Sadr, che ha bandito la grandiosa manifestazione
nazionale contro il SOFA. Come è andata? Mica tanto bene, così a occhio:
le stime variavano da qualche migliaio a un massimo di 50.000. Un flop
colossale, visto che un tempo la macchina organizzativa sadrista era in grado di
portare in piazza centinaia di migliaia di uomini senza grossi problemi, e visto
che i giornalisti occidentali per anni avevano dato una stima di almeno 60.000
uomini per il solo Mahdi army, più svariati milioni di seguaci di Sadr. Fosse
stata anche vera la cifra massima di 50.000 partecipanti alla marcia di protesta, si sarebbe pur sempre
trattato di un numero ridicolo, a Sadr city e con gente venuta da tutte le
città dell’Iraq: era chiaro che gli abitanti di Sadr city, visto che ora
non rischiano più di finire trivellati dal trapano se non accorrono agli ordini
di Moqtada, se ne erano rimasti a casa.

Ma ovviamente questo non ha scoraggiato i sadristi d’occidente, accorsi in
massa a celebrare il ritorno sulle scene dell’amato Moqtada (ritorno virtuale,
sia ben chiaro: Sadr in carne ed ossa è rimasto rintanato a Qom, Iran, presso i
suoi padroni). E così abbiamo letto centinaia di articoli dai titoli e
contenuti vagamente surreali: “gigantesca manifestazione di
50.000 persone
“, “gli iracheni manifestano contro il
SOFA
” e così via. Ma questo era solo l’inizio, e si trattava dei più
corretti. Alcuni si sono spinti ben oltre. Uno per tutti: John
Catalinotto, su Workers World, scriveva:
Il 18 ottobre, a Baghdad,
CENTINAIA DI MIGLIAIA di iracheni hanno partecipato a una manifestazione
di protesta contro il ‘patto di sicurezza’ firmato dal capo dell’esecutivo Jalal
Talabani [….]. Il movimento sciita guidato da Moqtada al-Sadr
aveva convocato la manifestazione di protesta, a cui si sono uniti musulmani
sunniti provenienti da Fallujah e gran parte della comunità cristiana, ha
riferito la Reuters da Baghdad
“. Lasciamo pur perdere i dettagli (il
SOFA non mai è stato firmato e comunque non spetterebbe al

“presidente” iracheno Talabani firmarlo, bensì al vero capo
dell’esecutivo, Maliki), e arriviamo al sodo: la Reuters ha riferito
davvero quanto gli attribuisce Catalinotto? Manco per sogno, naturalmente. La Reuters
ha scritto
che al raduno di Baghdad hanno partecipato “migliaia
di seguaci di al-Sadr
“. E del resto basta guardare le foto e i numerosi
video, comprese quelle della Reuters: c’erano più bandiere, tutte uguali e
tutte belle stirate, che persone, e nella manifestazione c’erano molti spazi
vuoti. Le “centinaia di migliaia”, i sunniti da Falluajah, i
cristiani sono tutti parto della fantasia di Catalinotto, che ha così
trasformato una mal riuscita adunata di partito in una massiccia adesione di
tutto il popolo iracheno all’appello di Moqtada. Ah, Catalinotto! Mi ricordo che
nei giorni immediatemente successivi all’attentato al mausoleo di Samarra del febbraio 2006, dopo che
in 3 giorni gli squadroni della morte del Mahdi army avevano seviziato e massacrato 3000 persone nella sola
Baghdad (cifra ufficiale e prudentissima), dato al fuoco decine e forse
centinaia di moschee sunnite trascinando nelle strade i cadaveri degli imam e
dando così inizio alla grande opera di pulizia etnica, con gli occupanti
USA che stavano a guardare lieti, Catalinotto mi ha fatto pervenire per
interposta persona del Brussells Tribunal un peana a Moqtada al Sadr. Ho
risposto con un dossier lunghissimo sui crimini sadristi (articoli, blog,
fotografie, video girati con i telefoni portatili, dichiarazioni di varie
associazioni, etc.). La replica di Catalinotto: Moqtada piace a tale Jabbar
al-Kubaysi, dell’Alleanza Patriottica Irachena. E lui di tale Jabbar al-Kubaysi
si fida, ohibò. Punto e fine della risposta.

Ma questo era ancora niente: poi è arrivato Raed Jarrar, una delle
tante vergogne dell’Iraq. Raed Jarrar ha lasciato la patria dopo la guerra,
vive negli USA, coccolato da donne in rosa e dal resto della oscena
sinistra soft americana, si oppone all’occupazione dell’Iraq e intanto ha
chiesto la cittadinanza degli occupanti del suo paese e – quando non ci
ammannisce per la miliardesima volta la storia del martirio subìto quando
l’hanno fermato all’areoporto JFK con una T-shirt con una scritta in arabo
e gli hanno fatto cambiare maglietta -, scrive solo propaganda sadrista.
Dopo la parata del 18 Raed Jarrar è
stato intervistato per Democracy Now!
insieme all’altro
menestrello di Moqtada, Patrick Cockburn. L’intervistatrice, Amy Goodman,
per quanto entusiasta per la manifestazione sadrista, ha dato una stima un
po’ gonfiata ma realistica: “alcune decine di migliaia di persone“. E
Jarrar, masticando amaro, non ha obiettato. Ma poi si è scatenato sul suo blog,
dove ha urlato: “Un’altra
dimostrazione di UN MILIONE di iracheni!!
” Anzi, precisa
nell’articoletto, “più di un milione“. E c’erano tutti: arabi
e curdi e “altri”, islamici e cristiani e

“altri”, sunniti e sciiti e “altri”: Arabs and
Kurds and others, Muslims and Christians and others, Sunnis and Shiites and
others
“, tutti belli in fila agli ordini di Sadr (mi
piacerebbe giusto sapere chi sono gli “altri”? pellerossa? scintoisti?
). Ora è vero che la stragrande maggioranza degli iracheni si oppone al
SOFA, ma di curdi, sunniti e cristiani verosimilmente il 18 a sfilare a Baghdad
non ce n’era neanche uno. A parte che i cristiani avevano altri e più urgenti
problemi cui pensare – visto che giusto in quei giorni
venivano uccisi e costretti alla fuga a Mosul dalla pulizia etnica ad opera dei
peshmerga curdi -, mai, assolutamente mai e per nessun motivo al
mondo i sunniti sfuggiti alla mattanza sadrista sfilerebbero con il
Mahdi army, dietro una bella foto di Moqtada, con la bandiera iraniana in una
mano e il trapano elettrico in quell’altra. La variegata composizione della
parata sadrista Jarrar se l’è semplicemente inventata, esattamente come aveva
fatto Catalinotto, che però in un attimo di distrazione si era dimenticato i
curdi. E perché proprio un milione e non due o tre, già che c’era? Perché quando hanno
bandito la manifestazione i dirigenti sadristi, come tutte le altre volte,

hanno fatto un appello per una manifestazione di un milione di persone.
Ovviamente, dopo nessuno si è sognato di dare una stima simile, tranne
il sito di propaganda iraniana Press TV
, che assai stancamente e non nel
titolo ha fatto scivolare in una riga il milioncino. Per il resto, come ho
detto, anche i siti arabi e iracheni hanno fornito, senza alcuna enfasi, cifre
variabili fra “qualche migliaio” e appunto i 50.000 della
filo-iraniana al-Jazeera. E così Jarrar, in crisi di fantasia,
si è ispirato alle stime preventive sadriste (dopo, neanche i seguaci di
Moqtada hanno avuto il coraggio di dire che avevano portato in piazza un milione
di persone), e così si è inventato, oltre a tutto il resto, il
milione di manifestanti, concludendo che è “ una vergogna”

che i media occidentali (e anche quelli iracheni, aggiungo io) non
abbiano dato il risalto dovuto all’adunata oceanica e multietnica.

Alla vergogna hanno rimediato prontamente i media alternativi. Il blog
di Jarrar non lo legge nessuno, ma il post sulla marcia da un milione di persone
era dappertutto, assolutamente dappertutto. E così ai lettori dei siti
progressisti e alternativi è stato venduto che mezza Baghdad (evidentemente
quella sopravvissuta ai trapanatori: l’altra mezza è sottoterra o in
esilio) ha sfilato agli ordini di Moqtada, tutti uniti dietro un vessillo
sadrista, magari con un bel trapano dipinto sopra come emblema araldico. Il
tripudio delle sinistre schiere dei sadristi d’occidente è però durato
poco: le notizie si possono inventare a profusione ma alla fine un minimo
bisogna pure tenere conto dei fatti, e dopo la modesta parata di partito di
fatti non ne sono seguiti altri.

E così gli intellettuali progressisti si sono trovati di nuovo nella
desolazione. Ma mai disperare, compagni. Se permettete, vi do io un umile
consiglio. Se proprio Moqtada non torna, vi posso segnalare un nuovo eroe,
quasi meglio del precedente.

Oltre e più di Moqtada, adesso infatti

Teheran sta sponsorizzando un altro dei suoi pezzi forti, il doppio agente Iran-CIA
– più Iran che CIA, come oramai si è chiarito – Ahmed Chalabi, il faccendiere
e bancarottiere ex-pupillo di Bush, Cheney e dei neocon , che con le sue
menzogne ha più di ogni altro promosso la guerra contro l’Iraq. Ora Chalabi è
diventato un fiero oppositore degli USA, passa più tempo a Teheran che in
Iraq e ogni giorno i siti di propaganda del regime persiano sono
pieni delle sue dichiarazioni e “rivelazioni”, questa volta contro gli
USA. Ascoltatemi, davvero: tutti gli orfani di Moqtada possano trovare in
Chalabi un egregio padre putativo, assolutamente adatto alla
bisogna. Amico, alleato e complice di Sadr, delinquente conclamato, da sempre alle
direttive di Teheran, artefice su ordine iraniano delle menzogne sulle
armi di distruzione di massa di Saddam e ora anche orgogliosamente contrario a ogni
accordo con gli USA. Meglio di così…

Parlo sul serio. Quando, lo scorso 24 settembre, il movimento
anti-war americano si è recato a omaggiare Ahamdinejad, il presidente
iraniano ha dichiarato alla sinistra folla plaudente che scatenando la criminale
guerra di aggressione contro l’Iraq “per
una volta i leaders statunitensi erano stati in grado di prendere
una decisione giusta
“, anche se poi hanno mancato nel non
consegnare integralmente all’Iran la Mesopotamia ripulita da
baahisti, sunniti, laici e nazionalisti. Il movimento anti-war (ANTI-WAR!)

ascoltava in ginocchio, estasiato e festante. La più commossa di tutti
dicono fosse Sarah Flounders, sodale di Catalinotto, e braccio destro di Ramsey Clark,
il cosiddetto avvocato di Saddam Hussein, che mentre il cadavere scempiato
del suo cliente era ancora caldo già
aveva riempito il suo sito di proclami osannanti i boia del Mahdi army che
l’avevano appena linciato
.

I tempi sembrano davvero maturi perché Chalabi
diventi la nuova icona dei movimenti anti-guerra. Sarebbe assolutamente
perfetto: esattamente quello che questa sinistra si merita.

Paola Pisi
Fonte: www.uruknet.info
Link: http://www.uruknet.info/?p=s8705&hd=&size=1&l=i
11.11.08

Pubblicato da Davide

  • Fabriizio

    cara Paola Pisi

    mi sei sempre stata antipatica.
    Perchè ti trovo accidiosa.
    E con una prosa ridondante.
    Pero’ devo chiederti scusa, perchè avevi e hai ASSOLUTAMENTE ragione. Moqtada era ed è il braccio iraniano della tenaglia Molotov/Ribbentrop, pardon, del patto Bush/Ahmadinejad di spartizione dell’Iraq.
    E io, stronzo, a pensare che fosse un sincero nazionalista.
    Le cose mi si sono chiarite solo da poco. E solo da poco ho capito fino in fondo il ruolo iraniano nel genocidio iracheno. Chiedo scusa per avrti giudicato male.
    Massimo

  • NerOscuro

    Cara Paola, ti ringrazio per questo articolo: è riuscito a spiegare molto bene alcuni fatti contraddittori che con le precedenti letture mi erano venuti in mente. Purtroppo a quel tempo ho esercitato una sorta di resistenza mentale ad accettare che anche l’informazione alternativa potesse essere a sua volta guidata. Starò più attento.

  • Mattanza

    L´articolo e´interessante,chi stava al tanto frequentando siti come Uruknet gia era a conoscenza di questi fatti in generale,pero mi sembra esagerato e fuori dalla realta´dire che TUTTA la sinistra moderata e non stava dalla parte di Moqtada-al-Sadr…ma chi?Quando?
    Per essere convincenti mancano links alle supposte leccate di culo della sinistra al Moqtada…se uno vuole far valere le sue ragioni esagerare le notizie non e´produttivo.
    Per esempio dichiarare:”Chalabi,artefice su ordine iraniano delle menzogne sulle armi di distruzione di massa di Saddam….”
    Ok,possibilissimo,ma senza links che un poco documentino la cosa e la rendano piu plausibile sembra una sparata cosi´….
    E sottolineare in negretto la frase di Ahmadinejad:””per una volta i leaders statunitensi erano stati in grado di prendere una decisione giusta”, frase riportata da The Nation….suppostamente proferita in quel di New York…quando dice che bisogna far sparire Israele molti si afrettarono a dire che fu manipolata la traduzione dal Farsi,ora dico,¿The Nation e´cosi attendibile come fonte delle parole del presidente dell´Iran?¿Non appare nel sito del presidente Ahmadinejad la traduzione del discorso di NY?Sarebbe piu attendibile di quella del The Nation….non voglio apparire fan dell´Íran o di che ne so io…a me fanno schifo tutti questi assatanati,pero volevo dire che scrivere le propie ragioni con veemenza e toni forti apparendo credibili e´possibile ma e´fondamentale curare molto la parte delle note o dei links se no tutto suono tipo fantapolitica.

  • radisol

    Giusta l’analisi su Moqtada, uomo di Teheran ed in quanto tale oggettivamente alleato degli Usa nella gestione dell’Iraq occupato, che Usa ed Iran, al di là delle continue scaramucce verbali siano spudoratamente alleati in Iraq è un dato oggettivo ed incontrovertibile.

    Del resto, se non sbaglio, Moqtada esprime anche un paio di ministri nel governo filo-occupazione.

    Quello che non risulta, invece, è questo grande amore della sinistra per Moqtada, quella è quasi completamente una pura invenzione.

    Ci fu certo chi, facendosi ingannare dalle cronache interessate dei media favorevoli all’occupazione, ritenne ad un certo punto che Moqtada potesse rappresentare l’idea di una “resistenza di massa” agli Usa rispetto auna ipotesi tutta “terrorista” rappresentata dai vari gruppi sunniti.

    Ma è appunto “roba di pochissimi” ed è storia che risale al 2003, massimo 2004, quando gli equilibri tra Usa ed Iran non erano ancora chiari ed effettivamente vi furono combattimenti tra Moqtada e le truppe occupanti, in verità più inglesi ed anche italiane ( un morto italiano è stato attribuito alle brigate di Moqtada a Bassora) che non con gli americani.

    Ma è veramente robetta, vecchia, e di poco conto … per cui la polemica mi sembra completamente strumentale.

  • Mattanza

    Scusa amico,chiedi scusa a Paola perche ti stava antipatica e ti sembra acida?
    e perche?Se una scrive cose giuste (secondo il tuo giudizio)che centra se ti sta antipatico?Ne disminuisce il valore?Mah…a me pure sta antipatica per come scrive,e non mi sembra di giudicare male nessuno per questo….E vorrei sapere,secondo te,un sincero nazionalista e´una persona che porta principi positivi?Tu consideri il nazionalismo qualcosa di positivo?

  • paolapisi

    @ Massimo e NerOscuro:
    ciao e grazie

    @radisol.
    L’amore della sinistra per Moqtada è pura invenzione? Il legame della sinistra e dei movimenti antiwar con i trapanatori sadristi è stato assolutamente strutturale per tutti questi anni. Gli esempi sono infiniti. Il maggior movimento anti-war europeo, Stop the war Coalition, ha regolarmente portato alle sue manifestazione i portavoce ufficiali di Sadr, in qualità di – testuale – “rappresentanti della resistenza”. I movimenti antiwar USA – tutti, soft e cosiddetti “estremisti” – hanno sempre sostenuto Sadr, al punto che, come ho citato nell’articolo, IAC, il gruppo di Ramsey Clark, perfino in occasione del linciaggio di Saddam Hussein, di cui Clark era un cosiddetto difensore (pensa cosa devono essere stati gli accusatori!), ha pubblicato solo articoli pieni di falsità in difesa di Sadr e dei suoi delinquenti che l’avevano appena assassinato, ne avevano scempiato il cadavere e ci avevano ballato intorno come scimmie (detto senza offesa per i primati non umani). All’epoca ho scritto ripetutamente alla grande attivista della sinistra USA Sara Flouders, braccio destro di Clark e icona dei movimenti anti-war, senza ovviamente ottenere uno straccio di risposta. La lettera la puoi leggere in inglese nel link che ho messo nell’articolo, ma ora posto la traduzione:

    Cara Signora Flounders,

    Ho appena letto il suo articolo “Bush prepara una escalation della guerra in Iraq”. http://www.workers.org/2007/world/iraq-0111/

    Vi si legge:

    “E’ anche sospetto che un “video ufficioso” che e’ stato reso pubblico mostra sospetti membri del Mahdi Army dileggiare Saddam Hussein. All’assassinio di Hussein ha fatto seguito notizie che gli USA hanno incrementato attacchi e arresti di membri del Mahdi Army guidati da Moqtada al-Sadr. Anche questa offensiva e’ parte di un disperato tentativo di ulteriormente dividere il paese e sbarazzarsi di ogni via di negoziazione o ritiro per le forze USA.

    Secondo le fonti che monitorano i siti internet della resistenza irachena, ci sono messaggi che avvertono i combattenti della resistenza che gli occupanti USA stanno cercando di provocare scontri tra la resistenza e il Mahdi Army. Questi messaggi avvertono i guerriglieri della resistenza che il principale bersaglio sono le forze di occupazione USA e dove possibile di convincere le milizie del Mahdi Army di unirsi alla resistenza contro gli USA”.

    Anche noi monitoriamo costantemente i siti della resistenza irachena e abbiamo sempre e solo trovato messaggi che accusano Mr. Moqtada al-Sadr e le sue bande genocide per aver assassinato il presidente iracheno in un sordido linciaggio settario e per aver commesso omicidi di massa contro iracheni. Forse monitoriamo siti della resistenza differenti.

    Questa e’ infatti la prima volta che vedo un articolo dove si condanna un assassinio e si lodano gli assassini. Inoltre, per quanto ne so, il Mahdi army combatte contro la resistenza nazionale irachena.

    Potrebbe essere cosí gentile da dirmi quali sono questi siti della resistenza che difendono al-sadr, cosí che anche io posso monitorarli?

    Grazie.

    Paola Pisi
    Editor, http://www.uruknet.info

    I miei problemi con il Brusslells Tribunal, di cui ho sciaguratamente fatto parte per anni, sono iniziati proprio sulla questione Sadr, che questi signori difendevano professionalmente mentre ripuliva etnicamente l’Iraq. Dopo che ne siamo usciti Gabriele Zamparini ed io siamo stati accusati dal Brussells Tribunal di essere servi degli occupanti perché avevamo osato scrivere che Khamis Al-Obeidi, avvocato di Saddam Hussein, era stato torturato e ucciso dal Mahdi army
    Qui puoi leggere quest’altra miserabile storia:
    http://www.uruknet.de/?s1=1&p=s6068&s2=06

    Dopo, i sadristi hanno perfino postato un video-trofeo per celebrare l’assassinio di Al-Obeidi.

    I signori progressisti, per celebrare Sadr, hanno superato ogni limite. Pepe Escobar è arrivato a difendere uno dei peggiori mostri dell’Iraq, il sadrista Abu Deera, uno che si vantava – VANTAVA – di rapire i sunniti e poi lasciarli morire di fame. Abbiamo visto casi, fra la sinistra liberal e soft, di gente che nepure negava che i sadristi avessero ripulito etnicamente Baghdad, ma diceva che in fondo avevano fatto proprio bene. Uno per tutti, la star “liberal” Nir Rosen: http://www.alternet.org/waroniraq/87788/?page=1 E potrei andare avanti all’infinito: faccio prima a dire chi non ha mai difeso i sadristi, fra i giornalisti “alternativi” che si sono occupati dell’Iraq: Chris Floyd e Mike Whitney. E, in Italia, Fulvio Grimaldi. E fra i gruppi l’unico a denuciare i crimini sadristi è stato lo spagnolo CEOSI.

    Ma dato che credo che ormai sia venuto il momento di vuotare il sacco fino al fondo, e il fondo è veramente lurido, non solo i progressisti, ma perfino gli esponenti del gruppo che si autodefinisce “baath party”, sono stati attenti, per leccare meglio il culo dei loro amici occidentali (Brussles Tribunal, Workers World, perfino il Campo antiimperialista italiano etc.) a non accusare troppo il Mahdi army e soprattutto a non accusarlo del linciaggio di Saddam Hussein, visto da tutto il mondo ma evidentemente non dai “baathisti”. Subito dopo l’assassinio di Saddam, il portavoce ufficioso del Baath party, l’ex ambasciatore Salah al-Mukthar, mi ha chiesto di pubblicare un onirico comunicato dei suoi compari del BT. Sotto puoi leggere la traduzione della mia risposta. Credi che abbia replicato qualcosa? Naturalmente no, ma se non altro ha smesso di scrivermi, ed è già un risultato apprezzabile:

    Caro Ambasciatore Al-Mukhtar,

    La ringrazio della sua e-mail ma le devo ricordare:

    1) L’anno scorso Jeff Archer ed io ci siamo dimessi dal BRussells Tribunal (BT) perche’ il BT non ha protestato contro le condizioni del “processo” contro il presidente Saddam Hussein dicendo che sarebbe stato “divisivo”. Il sig. Adriaensens ha anche aggiunto: “E’ per queste ragioni – la principale essendo il rispetto della sovranita’ irachena – che il BT declina di montare una campagna internazionale su questo argomento. Noi pensiamo che distrarrebbe dalla questione prncipale, che e’ la illegale e brutale occupazione e gli effetti dei piani dell’imperialismo Americano per l’Irak e il medioriente.”

    2) La scorsa estate il BT ha diffamato il nostro sito internet e ci ha accusato “di fare quello che vuole l’occupazione” perche’ abbiamo osato denunciare i crimini di al-Sadr e le sue bande genocide. http://www.uruknet.de/?p=s6068 Ora il Mahdi Army ha assassinato il presidente iracheno in un sordido linciaggio settario.

    3) Dopo un breve periodo di parziale riconciliazione, due mesi fa abbiamo troncato le relazioni con il BT perche’ hanno continuato a difendere le Badr brigades e il Mahdi army che ora hanno linciato il presidente iracheno.

    4) Tre ore prima del linciaggio settario del presidente iracheno il BT ha prodotto un documento che chiedeva la sospensione della sentenza di morte. Eccezionalmmente lo abbiamo pubblicato sul nostro sito perche’ Mr. Ian Douglas me lo ha chiesto dicendo che il BT non poteva pubblicarlo sul loro sito. Io l’ho pubblicato ma ho risposto al signor Douglas che forse era un pochino troppo tardi e che quell documento era inutile e serviva solo come pubblicita’ per il BT.

    5) Anche questo documento del BT che Ella mi manda non nomina mai Moqtada al-Sadr. Il documento recita: “Non e’ stata la morte di Saddam Hussein che Nouri Al-Maliki ha firmato pubblicamente ma la propria caduta politica e morale insieme a quella delle milizie e bande che guida.” No caro ambasciatore, il documento avrebbe docuto dire “insieme a quella delle milizie e bande che Moqtada al-Sadr guida”. Perche’ il BT neppure nomina Moqtada al-Sadr e il Mahdi army?

    6) I gruppi e i siti di sinistra che sono legati al BT stanno ancora difendendo Moqtada al-Sadr. Per es. http://www.workers.org/2007/world/iraq-0111/ Io gli ho scritto ma loro naturalmente non hanno risposto e prossimamente denuncero’ questa vergogna.

    7) Piu’ di un anno fa io l’ho avvertita su Jabbar al-Kubaissy. Durante il suo tour europeo Mr. Kubayssi continuamente ha cantato le lodi di Moqtada al-Sadr e del mahdi army che ora hanno assassinato il presidente Saddam Hussein in un sordido linciaggio settario. Per es. http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4178&Itemid=55
    http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4323&Itemid=55

    A quell tempo Moqtada la-Sadr e le sue bande genocide avevano gia’ compiuto stragi di migliaia di innocenti iracheni e chiesto molte volte l’assassinio del presidente iracheno senza processo. Il povero “Muqtada ha le mani legate” ha detto Kubaissi; ora le mani di Motqada sono sciolte e questo e’ il risultato. Dia un’occhiata alle foto per favore: http://farm1.static.flickr.com/165/347106096_ab7a9d2a79.jpg

    Ora Jabbar al-Kubayssi e’ stato nominato “portavoce ufficiale” per l’Islamic National Patrotic Front (IPA e Baath): http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4915&Itemid=68

    Cosi’, il “portavoce ufficiale” del Baath e IPA e’ (o e’ stato fino a qualche mese fa’) un sostenitore dell’assassinio del presidente iracheno. E’ impossibile immaginare una vergogna maggiore.

    8) Il campo anti-imperialista (simbioticamente legato a Kubaysi e IPA) e Workers world lodano Moqtada al-Sadr anche in un documento che condanna l’assassinio del presidente iracheno: http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4953&Itemid=55 :

    “Il Pentagono, che in fatti e’ contro ogni iracheno che combatte per la propria sovranita’, ha anche lanciato una offensiva contro la base sciita del Mahdi Army. La banda di Bush si sta muovendo rapidamente per trovare un modo per spedire piu’ truppe in Irak che quelle disponibili negli US Army e Marine Corps, National Guard e Reserves.”

    Queste sono le ragioni principali perche’ non pubblichero’ mai documenti e articoli del BT, del campo anti-imperialista, di Workers World o delL’Islamic National Patrotic Front, il cui portavoce e’ Kubayssi, che sostiene (o sosteneva fino a qualche tempo fa) Moqtada al-Sadr, l’assassino di Saddam Hussein, Presidente della Repubblica dell’Iraq.

    I miei migliori saluti,

    Paola Pisi

    Qui puoi leggere tutti i comunicati Baath: http://www.al-moharer.net/qiwa_shabiya/baath_statements-e.htm

    Hanno accusato dell’assassinio di Saddam Hussein tutto il mondo, tranne il Mahdi army, ovviamente per non urtare i delicati sentimenti della sinistra e dei movimenti anti-war dell’Occidente, da cui Dio solo sa che cosa si aspettino e che cosa diavolo sperino. Io ho scritto fuori dai denti e paro paro ai signori vicini al Baath party quello che pensavo di loro, dei loro siti (dove sono comparsi spesso pomp…, scusa, elogi, ad al-Sadr) e ho anche detto chiaramente che avrei ripreso non dico a considerarli seriamente, ma a disistimarli un po’ di meno, se avesso trovato la forza di scrivere quello che tutto il mondo ha scritto e visto: “Il Mahdi army ha linciato Saddam Hussein”. Ovviamente non è mai successo.
    Massimo ha ragione quando dice che sono un po’ accidiosa quando parlo dell’Iraq (come persona, lo assicuro, non lo sono per nulla), ma credo di avere qualche buon motivo per esserlo.

    @mattanza: per i link sui legami Iran-Chalabi, ti do questo: http://www.google.com/ poi digiti queste parole “iran” “chalabi”.
    Il discorso di Ahmadinejad è stato tradotto numerose volte e tutte nella stessa maniera, senza ovviamente alcuna smentita. E ovviamente c’era una traduzione simultanea, immagino, se non come facevano a comunicare? Non aggiungo links, perchè tanto sarebbero inutili, visto che ovviamente conterrebbero tutti traduzioni del verbo di Ahmadinejad a tuo parere erronee. E soprattutto perchè quanto volevo mettere in evidenza non era che l’Iran abbia approvato e sostenuto la guerra USa contro l’Iraq (su quello non ci piove, l’Iran l’avrà detto un milione di volte), ma che gli allegri clowns dei movimenti anti-war non abbiano fatto una piega quando Ahmadinejad l’ha detto. E abbiano continuato, proni e felici, ad applaudirlo. E i signori dei movimenti anti-war, che non parlano ancora farsi (almeno non tutti), hanno sentito esattamente la traduzione riportata da the Nation.

  • reza

    Gentile Sig.ra Pisi,

    Ci risiamo, lei ha un odio particolare verso l’Iran e cerca da sempre di smiuire;

    1- il ruolo pesante degli occupanti americani e quindi, le loro mire di far diventare l’Iraq un specie di afghanistan 2 (stato senza un vero governo centrale che giustifica in parte l’occupazione stessa degli americani e la sua continuazione) )come la base delle violenze in Iraq.

    2- il ruolo dell’Alqaeda che prima dell’invasione degli americani non era presente in Iraq , ma che stranamente dopo l’invasione è arrivao con tanta facilità via Giordania e via Kuwait, mentre gli americani accusavano l’Iran e la siria di rilasciar loro il passaggio!

    Mi domando dove vuole arrivare ?
    Perché cerca di togliere le vere responsabilità che sono degli americani e dell’Alqaeda !?!
    Perché dà ingiustamente le colpe all’Iran ?

    Esiste un rapporto causale tra la diffusione degli episodi di violenza in Iraq e il numero di soldati americani sul campo, ma i tre fattori che sono stati molto più determinanti rispetto all’incremento delle truppe, non sono stati spiegati come si devee e non è una coincidenza che tali fattori stiano emergendo come elementi essenziali – se e quando l’Iraq verrà lasciato a dover contare soltanto sulle proprie forze, con il rischio di piombare in una vera e propria guerra civile.

    Primo fattore: i Consigli del ‘Risveglio’ (‘Sahwa’), a cui i responsabili americani (che amano dare un nuovo nome ad individui ed eventi di paesi stranieri per adeguarsi al sistema di marketing che vige in casa propria) spesso si riferiscono utilizzando la denominazione di ‘Figli dell’Iraq’.

    Si tratta di milizie arabo-sunnite composte innanzitutto da giovani che non amano l’America, ma che sono anche giunti a biasimare fortemente al-Qaeda ed altri gruppi ribelli, per il loro uso di metodi brutali contro i civili. Molti dei miliziani sono essi stessi ex-ribelli, e tra essi figurano molti degli uomini di cui ci si era sbarazzati nel 2003, quando L. Paul Bremer III, il governatore americano a Baghdad, sciolse l’esercito iracheno. Invece di mantenere un’istituzione che procurava uno stipendio e un inquadramento a decine di migliaia di uomini tramite l’addestramento militare, e invece di utilizzarli per contribuire al controllo dell’insurrezione che allora cominciava a prendere piede, Bremer li offrì come reclute – amareggiati, impauriti e senza lavoro – al nemico più determinato dell’America.

    Attualmente coloro che hanno aderito ai Consigli del Risveglio hanno cambiato posizione, ma questo non significa che stiano dalla parte dell’America. Al contrario, sanno che gli americani stanno cercando una via d’uscita dall’Iraq, e così vanno alla ricerca di quello che ritengono essere l’interesse dei propri clan, dei propri gruppi tribali e confessionali – come è necessario che facciano all’interno del distorto modello confessionale di tipo ‘libanese’ creato sotto gli auspici degli Stati Uniti. Uno dei pochi aspetti positivi dell’eredità di Saddam Hussein era, quantomeno, l’illusione di uno stato iracheno laico e unificato. Invece di alimentare con fatti concreti questa convinzione fittizia, gli americani sono rimasti oziosi mentre essa veniva rimpiazzata da un sistema che inevitabilmente avrebbe generato cattiva volontà e sospetto all’interno delle diverse regioni, dei gruppi etnici e delle comunità religiose.

    Dunque, ciò che il tipico esempio di miliziano affiliato ai Consigli ‘Sahwa’ sapeva già prima di arruolarsi era che, mentre Al-Qaeda e altri gruppi della rivolta erano più interessati a combattere gli Stati Uniti che a difendere l’Iraq, lui e i suoi fratelli sunniti rischiavano di essere esclusi dalla composita miscela del potere emersa dopo l’occupazione. Un blocco sciita controllava già il consiglio dei ministri, così come il nuovo esercito iracheno e altri elementi delle forze di sicurezza (che comprendono sia la polizia che l’apparato principale dell’intelligence). Un altro blocco comandava la più importante milizia del paese, l’esercito del Mahdi. Anche i curdi stavano acquistando nel frattempo ogni genere di vantaggio: un incremento dell’autonomia di fatto che risale al periodo immediatamente successivo alla guerra contro il Kuwait del 1990-91, la promozione della loro milizia (i Peshmerga) ad esercito a tutti gli effetti tranne che nel nome, e la possibilità di disporre del veto presidenziale sulle più importanti decisioni politiche (l’attuale presidente dell’Iraq è Jalal Talabani, uno dei due principali leader curdi insieme a Massoud Barzani (N.d.T.)

    Molti sunniti, dunque, avevano ottime ragioni per desiderare un mezzo per garantire la propria emancipazione e/o protezione – ma anche per tenere gli americani (ma non le loro armi e i loro soldi) a distanza di sicurezza. Perciò la comparsa dei Consigli del Risveglio ha determinato l’allontanamento di decine di migliaia di uomini dalle file di quanti erano impegnati negli attacchi quotidiani contro le forze irachene e le truppe straniere guidate dagli USA.

    Secondo fattore: l’esercito del Mahdi guidato da Muqtada al-Sadr ha dichiarato una tregua nell’agosto del 2007 e l’ha ampiamente rispettata – sebbene l’esercito iracheno abbia ripetutamente cercato il confronto, forse perché pesantemente influenzato (alcuni dicono infiltrato) da una milizia sciita rivale che ha molti più legami con l’Iran di quanti ne abbia lo stesso Muqtada al-Sadr: l’Organizzazione ‘Badr’. I combattenti dell’esercito del Mahdi sono stati una componente chiave nei sanguinosi scontri a sfondo confessionale che hanno fatto seguito all’attentato alla Moschea di al-Askari, a Samarra. Essi hanno scatenato esattamente ciò coloro che avevano pianificato l’attacco alla moschea di Samarra volevano provocare, ma il grado in cui ci sono riusciti deve essere stato una brutta sorpresa per molti.

    La prima comparsa dell’esercito del Mahdi sul teatro di battaglia rappresentato dalle aree urbane dell’Iraq sopraggiunse dopo che l’insurrezione guidata dai sunniti aveva cominciato a causare gravi perdite e sofferenze (specialmente nei quartieri sciiti di Baghdad ed in altre città), e prima che fossero istituite le forze di sicurezza del nuovo governo. I combattenti di questa milizia si erano organizzati in modo quasi spontaneo per garantire la protezione alle loro comunità di appartenenza, e quando l’esercito americano cercò di salvaguardare le proprie prerogative di comando usando la mano pesante nei confronti del loro gruppo, gli avventati comandanti di questa milizia decisero di mantenere le proprie posizioni. Il massacro di miliziani di Moqtada Sadr scarsamente addestrati che ne seguì aveva lasciato l’impressione che l’esercito del Mahdi non sarebbe stato un elemento da tenere in molta considerazione. Al momento dell’attentato a Samarra, tuttavia, il gruppo era cresciuto – raggiungendo approssimativamente i 50.000 uomini – ed aveva radicalmente perfezionato il proprio addestramento. Il risultato fu una serie di offensive, molte delle quali tradottesi in una sanguinosa caccia all’uomo nei confronti dei sunniti. Tutto ciò ha reso l’esercito del Mahdi la più potente organizzazione armata indigena nel paese; solo il supporto americano ha conferito alle forze di sicurezza governative un’autorità maggiore.

    Di conseguenza, quando la tregua è stata dichiarata nell’agosto del 2007, un altro protagonista del conflitto iracheno ha lasciato il campo, riducendo ulteriormente il livello della violenza – e questo quasi esattamente nello stesso momento in cui le truppe americane incrementavano il loro numero, raggiungendo i livelli previsti dal cosiddetto ‘surge’ approvato a Washington.

    Terzo fattore: all’incirca nello stesso periodo, le conseguenze degli scontri confessionali avevano rimosso uno degli elementi che avevano reso tali scontri così feroci, vale a dire la vicinanza fisica di quartieri – e gruppi familiari – sunniti e sciiti. Tra i 5 e i 7 milioni di iracheni sono stati cacciati dalle loro case a partire dal 2003. Poco meno di 2 milioni hanno lasciato il paese del tutto, anche se la maggior parte di queste persone rimangono in aree relativamente vicine, soprattutto in Siria e Giordania. Il resto è composto da sfollati rimasti all’interno del paese, che hanno abbandonato le aree miste, in cerca della maggiore sicurezza che le aree più omogenee da un punto di vista confessionale sembrano assicurare. Questi spostamenti di massa implicano che attualmente vi siano meno iracheni che condividono lo stesso spazio con altri iracheni che intendono ucciderli.

    Queste sono buone notizie a breve termine, ma non rappresentano una soluzione a lungo termine alle divisioni interne del paese: la separazione prodotta dalla pulizia etnica difficilmente può essere una buona ricetta per la stabilità nazionale, specialmente se la tregua offre a tutte le parti coinvolte un’opportunità per rifornire i propri arsenali, mentre non accenna a diminuire la persistente discordia politica tra i partiti che le rappresentano.

    Tutti questi motivi sembrano essere sfuggiti alla campagna presidenziale americana, e la scarsità di discussioni intelligenti non è semplicemente una perdita per coloro che si lasciano entusiasmare dai dibattiti accademici in merito a chi ha avuto ragione in passato: è anche un’opportunità mancata per prevenire ulteriori avversità in futuro, poiché nessuno di questi fattori concomitanti costituisce un dato permanente di per sé, ed un rovesciamento di uno di essi potrebbe determinare allo stesso modo un’alterazione degli altri, scatenando una nuova guerra – forse persino più letale.

  • radisol

    Io, come mi sembrava facesse anche Paola Pisi, mi riferivo alla sinistra antagonista italiana, dove mi sembra che nessuno si sia mai innamorato di Moqtada, ricordo tra l’altro che “Il Manifesto” in più di un articolo ne sputtanò, in tempi non sospetti, ruolo ed ambiguità di fondo.

    Non mi riferivo certo a qualche “radical” americano o inglese ……

    E quindi la polemica, non l’analisi su Moqtada che invece condivido, continua a sembrarmi strumentale.

    Anzi, anche dalle risposte, sembrerebbe proprio che per la Pisi la polemica con una non meglio specificata “sinistra” sia più importante dell’analisi e della denuncia delle atrocità del cosiddetto esercito del Madi ….

  • paolapisi

    Boh, a me pareva chiaro da tutto l’articolo che parlavo della sedicente sinistra, dei siti alternativi e dei movimenti anti-war internazionali, in particolare USA e GB (e cioè quelli che hanno un peso reale), non di quelli italiani, tanto più che mi pare che la sinistra italiana mostri da anni un disinteresse quasi totale verso l’Iraq e dunque anche verso al-Sadr. Comunque, ho dato un’occhiata adesso ai blog italiani per vedere se dicevano qualcosa su al-Sadr, e come prevedevo non c’era quasi niente di “sinistra” su Sadr. In più di un anno e mezzo (più indietro google blog non va) ho trovato solo queste perle:
    :

    Partito Comunista dei lavoratori:
    http://pclolbia.blogspot.com/2008/04/onore-allinsurrezione-del-proletariato.html
    La “carica dei cavalieri” ha perso lo slancio di fronte alla risposta insurrezionale del proletariato sadrista, estesasi ad altri centri del sud, a Najaf e all’immenso quartiere proletario di Baghdad, Sadr City. L’esercito del Madhi dall’insurrezione dell’agosto del 2004 a Najaf ha dato prova di aver saldi radici fra la classe operaia e il proletariato iracheno e di avere sperimentate capacità militari nelle battaglie di strada.

    Campo antimperisalista: http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5604&Itemid=68
    Come antimperialisti noi siamo dalla parte di Moqtada e del Mahdi malgrado tutto. Non dimentichiamo le nefandezze compiute da alcuni pezzi del Mahdi contro la popolazione sunnita. Col pretesto di rispondere al terrorismo «qaedista» le milizie che fanno capo a Moqtada hanno spesso compiuto atti gravissimi di ritorsione ed hanno promosso una politica di espulsione dei sunniti da varie zone miste di Baghdad come di altre importanti città. Difficile dimenticare la guerra sporca tra il febbraio 2006 (dopo il tremendo attentato antishiita a Sammarra) e la primavera del 2007. Quella fase tragica sembra essersi chiusa (per fortuna). Se ne è aperta un’altra: nella quale il movimento di Moqtada potrebbe diventare in Iraq ciò che Hezbollah è stato ed è per il Libano. Le informazioni ch giungono oggi (4 aprile) da Bassora, Karbala, Sadr City, Hilla ecc., sono che i guerriglieri del Mahdi non solo stano resistendo, essi hanno strappato ai loro nemici il controllo di zone e intere città, e questo malgrado l’aviazione americana sia intervenuta pesantemente. Cresce dunque il consenso popolare alla Resistenza di Moqtda, soprattutto dei settori più poveri delle città e dei villaggi. Solidarietà ai guerriglieri è giunta pure dalla popolazione sunnita. A Fallujia, ad esempio, i cittadini hanno donato il loro sangue per inviarlo a Bassora (????????????)

    Falce e martello: http://www.marxismo.net/content/view/2211/152/
    Scaricare Maliki significa sfoltire la lista dei referenti politici della Casa Bianca in Iraq, in particolare abbandonando ogni ambiguità nei confronti del cosiddetto “radicalismo sciita” di Moqtada Al-Sadr. Ma, come dice correttamente Francis Fukuyama (ideologo, un tempo ultra-ottimista, del capitalismo), “dichiarare guerra ad Al-Sadr significa dichiarare guerra alla maggior parte della popolazione irachena”.

    Mirumir: http://mirumir.blogspot.com/2007/01/baghdad-brucia.html

    Il capo sciita che con maggior veemenza si è opposto a questa legge e all’occupazione statunitense è stato Muqtada Al-Sadr. La stampa ha ritratto frequentemente Sadr come filo-iraniano, e niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo SCIRI ha chiesto molto aggressivamente di dividere l’Iraq in una federazione di stati estrememente decentrati e di trasformare il sud-est dell’Iraq in un avamposto iraniano. Sadr ha richiesto l’unificazione irachena, lasciando la porta aperta ai sunniti per un’alleanza anti-occupazione, ha denunciato la legge sugli idrocarburi e ha modellato la sua direzione politica e militare su quella di Hezbollah.
    E qui arriviamo al nocciolo della questione dell’incremento delle truppe, e del perché probabilmente segnerà la morte politica di Nouri Al-Maliki. Lo scopo principale del ‘Surge’ è minare il potere di Muqtada Al-Sadr”.

    Autprol.org
    http://www.autprol.org/public/news/news000160909022007.htm
    Il governo Bush ha detto chiaramente che agirà con spietata decisione contro il movimento politico dell’alta personalità clericale Muktada al Sadr per distruggere la sua milizia – chiamata Grande Mahdi (????) – allo scopo di cementare il predominio Usa.
    Il governo Bush e l’esercito Usa accusano la milizia Mahdi di essere la principale responsabile, di parte sciita, della violenza motivata confessionalmente, che infuria fra gli estremisti sunniti e sciiti. La maggiore preoccupazione di Washington ad ogni modo è che il movimento di al Sadr, la maggiore frazione nel parlamento di Baghdad, guadagni sostegno fra le masse in quanto rifiuta un dominio neocoloniale Usa di lunga durata sull’Irak. Certamente questo movimento non ha più fatto appello alla resistenza armata contro l’occupazione americana dal 2004, periodo in cui avvennero due grosse insurrezioni (sciite).
    Sadr chiede espressamente un calendario per il ritiro delle truppe Usa, rifiuta ogni apertura dell’industria petrolifera alle imprese estere e esige misure per migliorare le tremende condizioni di vita della popolazione irachena. In caso di elezioni oggi, nei territori sciiti i sadristi conquisterebbero senz’altro un significativo aumento.

    E questo è tutto. Poco, ma significativo: se si può giudicare da questo, tutto il mondo è paese.

    Hai ragione quando dici che la denucia della vergognosa connivenza di una sedicente sinistra (assai specificata, in realtà: ho fatto nomi e cognomi) con i crimini sadristi e con i mandanti iraniani degli stessi era lo scopo del pezzo in questione. Perché tale connovenza dimostra non solo che i vertici dei movimenti anti-war USA e GB sono ben oliati ma che la loro base ha perso la testa e anche ogni coordinata politica. Altrimenti sarebbe impossibile confondere un sadico genocida estremista religioso con Che Guevara e credere che la teocrazia iraniana, uno dei regimi più reazionari e autoritari del mondo, sia un bastione del progresso e della libertà.

  • reza

    Ci risiamo ancora!!!

    Senta Pisi!
    Lei per analizzare la situazione irachena , se vuole dimostrare la sua professionalità con la dovuta imparzialità, non può fare a meno di prendere in considerazione alcuni punti importantissimi tra cui:
    1-Tutto quello che è stato degli sciiti durante gli anni di ditattura baasista di saddam

    2-Tutto ciò che hanno subito gli sciiti dopo l’attacco e l’invasione dell’occidente che è arrivato coi pacchi regalo pieno di democrazia ma che ci sta dalla fine della I° guerra mondiale.

    3- le atrocità di Alqaeda e i wahabiti che arrivavano dalla Giordania e dal kuwait, armati con armi made in Israele e con le tasche piene di dollari americani; petrodollari per esattezza, contro gli sciiti cioé, contro la maggioranza della popolazione irachena.

    4- Unicità del mondo islamico sciità, comunque, dovunque e in qualsiasi momento, pur essendo l’Islam sciità, nel suo interno e per la pluralità(Ijma)su cui fonda la sua essenza, IL LIBERALISMO DELL’ISLAM.

    Gli sciiti, onde capirci per una buona volta, sono in guerra da 14 secoli contro l’Islam abusivo ovvero: contro chi ha ucciso Imam Ali (il successro del Profeta e il primo imam degli sciiti, nonché il quarto califfo per i suniiti)
    Secondo gli sciiti, i wahabiti sono alleati coi yaziditi cioé, proprio con quelli che ucciserò Ali e poi tutti gli altri Imam sino all’ undecesimo.
    Il dodicesimo Imam è sfuggito al massacro per volontà di Dio ed è vivo tra di noi, aiuta i credenti rimanendo invisibile a tutti, anche ai stessi credenti, ed un giorno apparirà(con le spalle al lato destro della santa casa di Mecca), dopo che apparirù Gesù Cristo per far l’annuncio della sua parusia.

    Spero di non avere lasciato vuoti, ma chi intende parlare di un fenomeno, deve conoscerlo, e se vuole parlarné professsionalmente, non deve lasciare vuoti nelle proprie analisi.

    Cordialmente

  • radisol

    Ho qualche difficoltà a considerare “di sinistra” il Campo Antimperialista, infarcito com’è di ex neofascisti e neonazisti aggregati in nome di un genericissimo ed impolitico “antiamericanismo”, generico ed impolitico e quindi aperto a qualsiasi infiltrazione destrorsa, cosa che peraltro, in forma diversa, mi sembra caratterizzare anche il sito su cui stiamo scrivendo.

    Le altre realtà citate o sono , come il Pcl di Ferrando, gruppettini politicisti che contano in realtà quanto il due di briscola o si tratta di siti internet di presunta controinformazione gestiti spesso, al di là dei nomi altisonanti, da un’ unica – e spesso mitomane – persona.

    Decisamente molto poco, come anche la Sig.ra Pisi sembrerebbe ammettere, per allargare anche alla sinistra antagonista italiana i presunti “innamoramenti” per Moqtada Al Sadr.

    Vero che in generale la sinistra italiana tutta, antagonista e non, si occupa troppo poco di Iraq, ma questo è decisamente tutto un altro discorso ….

  • paolapisi

    Sì, certo, è esattamente quello che ho detto: la sinistra italiana non si occupa di Iraq e quindi neppure di Sadr. Poi ho controllato, per essere sicura, e infatti è uscito pochissimo, e di ambienti minori.

    Per quanto riguarda il campo-antimperialista, sono d’accordo al 100% con quanto dici, e lo sottoscrivo firmando con il sangue. Ma fosse solo il campo antiimperialista: oramai, informazione e idee di destra estrema sono penetrate in moltissimi settori dell’informazione alternativa, all’estero e anche in italia, avendo proprio come collante un generico anti-americanismo (non anti-imperialismo), e l’anti-ebraismo (non anti-sionismo: in moti casi proprio anti-ebraismo). Ma guarda che io questo l’ho detto e scritto numerose volte, e sono stata accusata di non essere “democratica” perché non apprezzavo a dovere certi figuri della destra più estrema, da tenersi invece in altissima considerazione perché dicevano che l’11 settembre l’aveva fatto il Mossad con 6 (o 5 non ricordo) “ebrei danzanti”, davano la colpa di tutto, compresi i terremoti, all'”ebraismo internazionale” ed erano sdraiati come zerbini ai piedi di Ahmadinejad: e tutto questo sarebbe intelligente e alternativo.

    E non è mica un fenomeno solo italiano: James Petras – dicesi Petras, non Leonardo Mazzei – sta osannando da anni il Pentagono, Brzezinski e Kissinger perchè, a suo dire, ci difenderebbero tutti dalla lobby ebraica che vorrebbe bombardare i mullah iraniani. L’ossessione della “lobby” è stato un’altro dei fattori che hanno contribuito alla liason intellettuale destra-sinistra. Io non contesto le tesi di John Mearsheimer e Stephen Walt, la lobby isreaeliana esiste davvero, ma il loro libro è stato letto come se fosse “i protocolli dei savi anziani di sion”, e pian piano l’imperialismo americano è scomparso come categoria di analisi per lasciare il posto alla lobby, come unico problema. E chiunque si opponesse, in maniera vera o presunta, alla lobby andava bene,Brzezinski compreso, trascurando il piccolo dettaglio che anche Hitler non andava pazzo per gli ebrei, e neanche per gli USA, ma non per questo è un personaggio da rivalutare (anche se temo che fra un po’ arriveremo anche a questo). E trascurando anche che lobby o non lobby, strutturalmente è Israele a essere uno strumento dell’imperialismo USA e non il contrario.

    Comunque devo essermi spiegata malissimo: io ce l’avevo con la sinistra (soprattutto USA e GB) non perché è “di sinistra”, ma perché ha smesso di esserlo, da diverso tempo, ed è diventata una quinta colonna dell’imperialismo. E la venerazione per Moqtada al-Sadr e per l’oscurantista teocrazia iraniana ne è un non trascurabile sintomo. Ovviamente ce ne sono tanti altri: io ho letto negli scritti di persone che pur stimo e di provata militanza marxista frasi del tipo: “in questo momento ogni comunista deve schierarsi con Di Pietro!”. Compagni, ci siamo bevuti il cervello?

  • reza

    Nell’aprile 2006, Sadr ha risposto per iscritto ad alcune domande che Newsweek li ha posto:

    Sig. Sadr, lei ora è una potente forza politica e militare in Iraq, la sua lealtà avrà un impatto a livello locale e a livello internazionale, vuole dire la sua sulla situazione ?
    Mi auguro che quanto diciamo ora possa aiutare a portare l’ Iraq alla sicurezza. Al tempo stesso io sto tendendo una mano ai partiti politici per collaborare a pacificare l’ Iraq, ad allontanare l’ ombra degli eserciti delle tenebre, che è all’ origine di tutti i nostri problemi . Prego Allah affinché allontani questi problemi e chi li provoca».

    Secondo lei che cosa è cambiato nella scena politica irachena, tanto da farle assumere un ruolo di primo piano insieme a tutti i suoi seguaci?
    «Ci sono state tre fasi distinte durnate questi anni: la fase della resistenza pacifica con discorsi e dimostrazioni; la fase della resistenza militare, che è stata rappresentata da due sollevazioni organizzate da me in tutto l’ Iraq; e infine la fase della resistenza politica che abbiamo perseguito raggiungendo determinate cariche politiche ed esigendo una tabella di marcia che fissi una scadenza sicura per il ritiro delle truppe americane».
    Si dice che lei avesse preso qualche contatto con personaggi della resistenza sunnita. Ha ancora questo tipo di rapporti dopo l’ ondata di attentati, primo tra tutti quello contro il tempio di Askariya a Samarra?
    «Non esistono una resistenza sunnita e una resistenza sciita. Esiste soltanto la resistenza islamica irachena. Tuttavia tramite Newsweek vorrei rivolgermi ai sunniti per dire loro alcune cose. Primo, devono definire la loro posizione in rapporto agli attentati contro i civili. Dopo l’ attentato di Samara i sunniti non hanno chiarito qual è la loro posizione. Secondo, devono chiarire la loro posizione nei confronti dei Takfiris (termine con il quale si indicano i seguaci dell’ ideologia estremista spostata da Abu Mussab al-Zarqawi, ndr), e terzo devono chiarire la loro posizione nei confronti della Shia. Siamo musulmani sì o no? Non ci accontenteremo se cercheranno di eludere qualche risposta. Quarto, devono esigere l’ esecuzione di Saddam Hussein e quinto dovrebbero chiarire cosa ne pensano delle famiglie che aspirano a tornare laddove sono state scacciate dalle violenze tra le opposte fazioni religiose».
    Lei ha accusato in parte anche l’ America dell’ attentato contro la moschea di Samarra. Può spiegarci perché?
    «In Iraq siamo in presenza di una sovranità incompiuta, il che significa che a prendere decisioni è l’ occupante. Ogni attentato è responsabilità loro. L’ ambasciatore statunitense e il segretario alla Difesa Rumsfeld hanno innescato la crisi tra opposte fazioni religiose che dilaga oggi in Iraq».

    Sono in molti ad affermare che responsabile di molti attentati delle ultime settimane è l’ Esercito del Mahdi. Altri invece dicono che esso si limita a difendere i quartieri che il governo non può difendere. Lei che cosa ne pensa?

    «Sono ancora favorevole all’ indipendenza del mio Paese e alla partenza dell’ occupante. Vogliamo costruire il nostro Paese con le nostre stesse mani. Io pretendo una data per il ritiro. Anche se si dovesse trattare di una data molto lontana, questo non significa che non si possa fissare una scadenza. Ho raccolto le firme di oltre due milioni di persone che vogliono che le truppe americane se ne vadano. Ho raccolto anche quelle di oltre 130 membri dell’ Assemblea Nazionale che si sono espressi in questo stesso senso».


    «Sì, è loro proibito entrare ed è proibito a tutti avere a che fare con loro. Chi lo facesse disobbedirebbe ad Allah e io non vorrei avere nulla a che fare con lui».

    (copyright Newsweek – Traduzione di Anna Bissanti) – SCOTT JOHNSON

    Signora Pisi, lei deve davvero smettere di giocare ad “analista di politica internazionale” sulle disgrazie degli altri. L’Iraq è stato ataccato e per quanto lei cerchi di negare e di celare la verità, la responsabilità delle violenze in Iraq cade sulle spalle del’occidente e del’ONU che dopo l’attacco ha ufficilizzato questo vile atto di guerra in cui, ogni giorno, decine di iracheni perdono la loro vita.
    E’ inutile che cerchi di rovesciare la realtà con i suoi lunghi articoli piene di bugie e fatte solo per disinformare.
    Gli iracheni muoiono perché il loro paese è deventato campo di battaglia degli salafidi e dei sionisti, gli sciiti(tutti) sono solo la vittima di questa situazione e lei intende solo scambiare il ruolo dei carnefici con le vittime.
    Quelli che sono la causa delle violenze in Iraq ; gli americani, i sionisti e i wahabiti, si trovano da ieri a Washington e si sono riuniti sotto lo slogan “dialogo tra le religioni” mentre nessuno di loro ha benché minimo rispetto per qualsiasi religione; Re Saudita Abdulla e israeliano Pers sono i veri assassini della gente innocente in Iraq, mentre Moqtada Sadr è un iracheno che difende la sua gente, gli sciiti, cercando anche di riunire il suo paese

    Ma lei non si vergogna neanche un’pò ?

  • reza

    Nell’aprile 2006, Sadr ha risposto per iscritto ad alcune domande che Newsweek li ha posto:

    Sig. Sadr, lei ora è una potente forza politica e militare in Iraq, la sua lealtà avrà un impatto a livello locale e a livello internazionale, vuole dire la sua sulla situazione ?
    Mi auguro che quanto diciamo ora possa aiutare a portare l’ Iraq alla sicurezza. Al tempo stesso io sto tendendo una mano ai partiti politici per collaborare a pacificare l’ Iraq, ad allontanare l’ ombra degli eserciti delle tenebre, che è all’ origine di tutti i nostri problemi . Prego Allah affinché allontani questi problemi e chi li provoca».

    Secondo lei che cosa è cambiato nella scena politica irachena, tanto da farle assumere un ruolo di primo piano insieme a tutti i suoi seguaci?
    «Ci sono state tre fasi distinte durnate questi anni: la fase della resistenza pacifica con discorsi e dimostrazioni; la fase della resistenza militare, che è stata rappresentata da due sollevazioni organizzate da me in tutto l’ Iraq; e infine la fase della resistenza politica che abbiamo perseguito raggiungendo determinate cariche politiche ed esigendo una tabella di marcia che fissi una scadenza sicura per il ritiro delle truppe americane».
    Si dice che lei avesse preso qualche contatto con personaggi della resistenza sunnita. Ha ancora questo tipo di rapporti dopo l’ ondata di attentati, primo tra tutti quello contro il tempio di Askariya a Samarra?
    «Non esistono una resistenza sunnita e una resistenza sciita. Esiste soltanto la resistenza islamica irachena. Tuttavia tramite Newsweek vorrei rivolgermi ai sunniti per dire loro alcune cose. Primo, devono definire la loro posizione in rapporto agli attentati contro i civili. Dopo l’ attentato di Samara i sunniti non hanno chiarito qual è la loro posizione. Secondo, devono chiarire la loro posizione nei confronti dei Takfiris (termine con il quale si indicano i seguaci dell’ ideologia estremista spostata da Abu Mussab al-Zarqawi, ndr), e terzo devono chiarire la loro posizione nei confronti della Shia. Siamo musulmani sì o no? Non ci accontenteremo se cercheranno di eludere qualche risposta. Quarto, devono esigere l’ esecuzione di Saddam Hussein e quinto dovrebbero chiarire cosa ne pensano delle famiglie che aspirano a tornare laddove sono state scacciate dalle violenze tra le opposte fazioni religiose».
    Lei ha accusato in parte anche l’ America dell’ attentato contro la moschea di Samarra. Può spiegarci perché?
    «In Iraq siamo in presenza di una sovranità incompiuta, il che significa che a prendere decisioni è l’ occupante. Ogni attentato è responsabilità loro. L’ ambasciatore statunitense e il segretario alla Difesa Rumsfeld hanno innescato la crisi tra opposte fazioni religiose che dilaga oggi in Iraq».

    Sono in molti ad affermare che responsabile di molti attentati delle ultime settimane è l’ Esercito del Mahdi. Altri invece dicono che esso si limita a difendere i quartieri che il governo non può difendere. Lei che cosa ne pensa?

    «Sono ancora favorevole all’ indipendenza del mio Paese e alla partenza dell’ occupante. Vogliamo costruire il nostro Paese con le nostre stesse mani. Io pretendo una data per il ritiro. Anche se si dovesse trattare di una data molto lontana, questo non significa che non si possa fissare una scadenza. Ho raccolto le firme di oltre due milioni di persone che vogliono che le truppe americane se ne vadano. Ho raccolto anche quelle di oltre 130 membri dell’ Assemblea Nazionale che si sono espressi in questo stesso senso».


    «Sì, è loro proibito entrare ed è proibito a tutti avere a che fare con loro. Chi lo facesse disobbedirebbe ad Allah e io non vorrei avere nulla a che fare con lui».

    (copyright Newsweek – Traduzione di Anna Bissanti) – SCOTT JOHNSON

    Signora Pisi, lei deve davvero smettere di giocare ad “analista di politica internazionale” sulle disgrazie degli altri. L’Iraq è stato ataccato e per quanto lei cerchi di negare e di celare la verità, la responsabilità delle violenze in Iraq cade sulle spalle del’occidente e del’ONU che dopo l’attacco ha ufficilizzato questo vile atto di guerra in cui, ogni giorno, decine di iracheni perdono la loro vita.
    E’ inutile che cerchi di rovesciare la realtà con i suoi lunghi articoli piene di bugie e fatte solo per disinformare.
    Gli iracheni muoiono perché il loro paese è deventato campo di battaglia degli salafidi e dei sionisti, gli sciiti(tutti) sono solo la vittima di questa situazione e lei intende solo scambiare il ruolo dei carnefici con le vittime.
    Quelli che sono la causa delle violenze in Iraq ; gli americani, i sionisti e i wahabiti, si trovano da ieri a Washington e si sono riuniti sotto lo slogan “dialogo tra le religioni” mentre nessuno di loro ha benché minimo rispetto per qualsiasi religione; Re Saudita Abdulla e israeliano Pers sono i veri assassini della gente innocente in Iraq, mentre Moqtada Sadr è un iracheno che difende la sua gente, gli sciiti, cercando anche di riunire il suo paese

    Ma lei non si vergogna neanche un’pò ?

  • albertgast

    Questo articolo mi sa troppo di “operazione alla Giampaolo Pansa”, e cioè enfatizzare al massimo una “cosa minore”, per non parlare della “cosa maggiore”, dove la minore è una fazione in lotta e la maggiore è la guerra tout-court.
    Così come Pansa scrive da anni sui due pur terribili anni di guerra civile in Italia, dimenticando totalmente i venti anni altrettanto terribili precedenti (ma lui ci guadagna niente male, però), qui si salta a piè pari tutto il contorno per parlare solo del particolare. Francamente che ci sia qualcuno, anche fra gli occidentali, che esalta Al Sadr non solo non mi meraviglia, ma non vedo come possa avere una qualsivoglia influenza sull’andamento della guerra (l’ammirazione per Al Sadr intendo). Nella storia vediamo gente anche peggiore ammirata nei secoli. Credo che da quelle parti la situazione sia molto più complicata di quello che noi occidentali possiamo immaginare, standocene qui a digitare su una tastiera. E’ vero che ormai si parla poco dell’Iraq. Sarà che ormai qui in occidente ci stiamo abituando a tutto, anche alle cose più turpi. Non si dovrebbe dimenticare, invece, chi quella guerra l’ha voluta, chi l’ha combattuta e ancora la combatte, le ragioni (vere) per cui è stata fatta, i metodi e le armi adottate per farla….e così via. Ci vorrebbero giornalisti…anzi Signori Giornalisti. Ma sono diventati rari, mi sa, quasi in via di estinzione, come i panda.
    Non capisco l’utilità di questi “voli fantasiosi” su le “destre” e le “sinistre” nel mondo, ben sapendo che basta cambiare paese ANCHE nella stessa Europa, per vederne cambiare il significato. Quanto mi piacerebbe di più leggere notizie più veritiere di quello che è successo e ancora succede in quel povero paese martoriato e quale sarà il suo futuro. E intanto, anche oggi, alle ore 11,42 una bomba a Baghdad ha fatto un morto e 6 feriti…..

  • chisciotte

    gent.signora paola pisi ho letto fra i commenti le risposte a radisol mi scusi ma un lettore che si firma REZA ha mandato ben 2documenti cui lei non fa mai riferimento nè risponde..non capisco il perchè..certo aiuterebbe vedere cosa ne esce dal confronto..credo sarebbe piu edificante per tutti i lettori visto che l’argomento è parecchio complicato..ignorarli vorrebbe dire togliere credibilità al suo articolo..non crede??..ringrazio.