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La Redazione

 

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GLI IMPEDIMENTI ALLA NATURALE EMPATIA FRA GLI ESSERI UMANI

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A cura di Davide
Il 22 Maggio 2008
75 Views

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DI ANTONELLA RANDAZZO

In Italia, specie negli ultimi decenni, è stata attivata una fortissima campagna mediatica finalizzata ad inasprire i pregiudizi contro gli immigrati, specie se rumeni, albanesi, slavi o musulmani.
Gli immigrati appaiono nelle cronache come gli autori di tutti o quasi tutti i crimini che avvengono in Italia. Non appare la vera realtà, ossia che soltanto una minima parte di crimini è commessa da immigrati (oltre il 90% di stupri e omicidi è commesso da italiani).

E’ un evidente segno di razzismo il riempire i giornali o i telegiornali di notizie di reati commessi da immigrati, e tralasciare fenomeni gravissimi, come quello che vede la morte di almeno 200 donne all’anno per mano dei propri compagni o mariti italiani. La gente comune, leggendo tante notizie di omicidi o stupri commessi da immigrati inizia ad alimentare la paura, l’ostilità o la diffidenza verso gli stranieri poveri. La tendenza delle nostre autorità a potenziare l’atteggiamento volto a criminalizzare gli stranieri, non è sfuggita ad alcuni ministri del governo spagnolo. Celestino Corbacho, ministro spagnolo del lavoro e dell’immigrazione, ha osservato: (le politiche del governo italiano) “pongono l’accento più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno, e intendono criminalizzare il diverso (agli immigrati viene mostrata un’unica strada) Quella di tornare nel loro paese”.(1)

L’obiettivo del sistema di potere attuale è quello di metterci gli uni contro gli altri e di accrescere la paura dell’altro, facendoci credere che la natura umana è sostanzialmente malvagia. Per convincerci della presunta malvagità umana gli stegocrati (2) hanno addirittura promosso la teoria darwiniana, che mostra gli esseri umani, al pari delle bestie, in continua lotta per prevalere.
Esistono anche diversi metodi utilizzati per intralciare la naturale empatia fra gli esseri umani. Ad esempio, un gruppo umano ( o più gruppi) viene segnalato come “criminale” attraverso una serie di notizie di reati commessi da soggetti appartenenti a quel gruppo. L’intera categoria (rumeni, musulmani, Rom, ecc.) viene indicata come “nemica” degli italiani, facendo credere che i problemi e la rabbia che i cittadini provano sono dovuti allo stato d’insicurezza creato da queste persone. Un’altra tecnica per eliminare l’empatia è quella di etichettare o inserire le persone all’interno di stereotipi, che le renderanno disprezzabili o da rigettare. Ad esempio, il meridionale diventerà pigro, indolente e parassita, il musulmano diventerà terrorista fanatico, l’ebreo avido e brutto, il nero debole e puzzolente, ecc. In questo modo viene impedito che si percepiscano gli esseri umani sostanzialmente simili fra loro, anche se possono esserci differenze culturali o sociali. Tali differenze vengono talvolta esasperate dai media, per creare separazioni e diffidenza. Le similitudini, invece, vengono offuscate perché potrebbero incentivare la solidarietà e l’empatia, che oggi appaiono un pericolo alla sopravvivenza del sistema. In realtà siamo molto più simili di ciò che appare, come osserva lo studioso Cavalli-Sforza:

“Siamo pochissimi diversi. Abituati a notare le differenze tra pelle bianca e nera o tra le varie strutture facciali siamo portati a credere che debbano esistere grandi differenze fra europei, africani, asiatici e così via. La realtà è che i geni responsabili di queste differenze visibili sono quelli cambiati in risposta al clima. Tutti coloro che oggi vivono ai tropici o nell’artico devono – nel corso dell’evoluzione – essersi adattati alle condizioni locali; non è tollerabile troppa variazione individuale per caratteri che controllano la nostra capacità di sopravvivere nell’ambiente in cui abitiamo. Dobbiamo anche tenere a mente un’altra necessità: i geni che rispondono al clima influenzano caratteri esterni del corpo, perché l’adattamento al clima richiede soprattutto modifiche della superficie del corpo (che è la nostra interfaccia con il mondo esterno). Appunto perché esterne, queste differenze razziali catturano in modo prepotente il nostro occhio, e automaticamente pensiamo che differenze della stessa entità esistano anche per tutto il resto della costituzione genetica. Ma questo non è vero: siamo poco diversi per il resto della nostra costituzione genetica.”(3)

Il darwinismo ha posto l’uomo all’interno della realtà animale, senza considerarne le peculiarità. In realtà l’uomo ha molto di più rispetto agli altri animali: può scegliere. Egli non è né buono né cattivo, ma diventa migliore o peggiore sulla base dalle scelte che fa. Può comprendere l’importanza della vita sociale costruttiva e scegliere la tolleranza o altri comportamenti prosociali, oppure può scegliere l’interesse egoistico e cedere alla corruzione morale o alla discriminazione dei suoi simili.
I mass media si curano di documentare i casi in cui le persone si sono comportate in modo disumano, ad esempio non soccorrendo una vittima di un incidente stradale o non aiutando una donna molestata o violentata. Ma, se certo non è possibile negare la presenza di impulsi distruttivi e malvagi nell’uomo, è anche possibile provare che gli umani posseggono anche aspetti nobili o eccelsi, e che tutto dipende dalle scelte di ogni individuo. Esistono infiniti casi in cui le persone si sono comportate in modo moralmente ineccepibile o con pieni slanci altruistici. Ad esempio, esistono molti giovani e meno giovani che si dedicano al volontariato, rinunciando ai divertimenti per soccorrere o aiutare i più deboli. Attraverso le numerose associazioni di volontariato presenti nel nostro paese, molte persone svolgono anche attività molto impegnative, come assistere gli anziani, aiutare i disabili, ecc. Questi casi, che sono di gran lunga assai più numerosi rispetto agli omicidi o agli stupri, raramente sono documentati nei programmi mediatici, che puntano a suscitare sfiducia nella natura umana e diffidenza nel “diverso”. Il “diverso” è sempre il povero (immigrato, Rom, ecc.). Creare una guerra fra poveri significa fare in modo che le vittime si scontrino fra di loro e dunque non dirigano la loro azione contro chi ha creato i problemi economici o lavorativi.
Sin dai tempi antichi il potere dominante ha affinato tecniche per mettere i gruppi sociali gli uni contro gli altri, sapendo che altrimenti, se tutti i popoli fossero stati in armonia fra di loro, inevitabilmente avrebbero avuto la forza e la chiarezza necessarie per porsi contro di esso. Quando le società affinano una certa sensibilità morale si accorgono delle tecniche di controllo del gruppo di potere, e dunque per questo oggi esistono tanti metodi per impedirlo. I mass media, così come i vari intellettuali di regime, propugnano un modo preciso di intendere l’uomo e la società, facendo credere che i pericoli provengano esclusivamente dagli immigrati, dai nomadi o da coloro che contestano il sistema. Ma si dà il caso che gli orrori più terribili, le guerre, i genocidi e le torture sono praticati sistematicamente proprio da chi non viene visto così pericoloso come in effetti è.

C’è un altro motivo che spinge le nostre autorità a seminare panico e divisioni: l’esigenza di giustificare un altissimo livello di controllo di tutta la popolazione. Infatti, dopo l’ondata di criminalizzazione degli immigrati rumeni, il Consiglio dei Ministri approvò un pacchetto di cinque disegni di legge, per attuare un rigido controllo attraverso la creazione di una banca dati biometrica a livello europeo, e per scatenare una strategia “terroristica” legata alla percezione sociale della criminalità. Con queste leggi le autorità possono anche creare una banca nazionale del Dna, (come imporrebbe il Trattato di Prüm, a cui hanno aderito anche il Belgio, la Germania, la Francia, la Spagna, l’Austria, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, che sostiene il principio del controllo con la scusa del “terrorismo”). Si tratta di calpestare i diritti civili degli individui, creando un “grande fratello” globale che non serve, come ci viene detto, alla “sicurezza”, ma a restringere la libertà e a negare il diritto alla riservatezza. Se le nostre autorità fossero davvero interessate alla nostra “sicurezza” impiegherebbero più personale e più risorse per vigilare sullo spaccio di droga, sulle reti di prostituzione o sulla corruzione e la mafia, che invece proliferano nel nostro paese, godendo di connivenze e appoggi proprio da parte di chi propaganda di essere preoccupato per la “sicurezza”. Le nostre autorità non vogliono affatto recare alcun disturbo ai mafiosi e ai veri criminali, avendo l’intento di mostrare come criminali i poveri diavoli che, o sono rei di essere poveri, o di essere fuggiti da terribili dittature, oppure sono piccolissimi pesci di una catena criminale internazionale, che vede al vertice le autorità anglo-americane. Come molti sanno, queste ultime si ergono a difesa del sistema creato dal gruppo stegocratico, fondato sulle guerre, sulla mafia e sul controllo criminale dei popoli.
Indicare come unico pericolo la microcriminalità o le pratiche disperate di accattonaggio o di sopravvivenza (es: lavavetri) significa stornare l’attenzione dai veri criminali, ovvero da coloro che creano miseria e dunque favoriscono anche la microcriminalità. Peraltro, i disegni di legge del nostro governo mirano ad esasperare il malessere sociale, punendo i reati dovuti al degrado, ma senza far emergere le cause di tale degrado, e dunque senza affrontare le radici della situazione creata dalle strategie attuate negli ultimi decenni dagli stegocrati, che hanno devastato l’economia di interi paesi del Terzo Mondo, e hanno prodotto anche nel nostro paese un progressivo impoverimento e una grave situazione di insicurezza economica. Dunque, anziché avere l’intento di affrontare i veri problemi, le nostre autorità puniscono i più deboli, e creano allarme sociale, curandosi di far apparire alcuni come pericolosi, in modo tale che i cittadini italiani siano indotti ad attribuire le responsabilità dell’insicurezza sociale ed economica soltanto alle persone indicate dai media. Si scatenerà in tal modo una spirale distruttiva di panico e diffidenza, che favorirà l’emarginazione di alcuni, con il conseguente aumento della microcriminalità. L’obiettivo dei nostri governanti, com’è evidente, è quello di creare le premesse per uno Stato che “protegge” (anche se solo nella propaganda), che soppianterà lo Stato di diritto. Questo significa che i cittadini saranno indotti sempre più ad accettare strategie repressive, e l’uso delle forze dell’ordine, anche quando l’origine dei problemi è economica, oppure relativa al dissenso. In altre parole, sarà giustificata la criminalizzazione dei poveri, del dissenso e la restrizione delle libertà democratiche. E’ una tendenza comune ormai in molti paesi, basti pensare che la Svizzera, nel marzo scorso, ha reso legale l’uso dei laser che emettono scariche elettriche, da utilizzare contro gli immigrati da espellere.(4) Senza la propaganda di forte criminalizzazione degli immigrati un intervento militaristico di questo genere apparirebbe degno del peggiore nazista.

L’impoverimento progressivo e l’insicurezza lavorativa, causati da leggi inique, dalla svendita dei beni statali e dal potere concesso ai grandi gruppi bancari ed economici, hanno reso la società italiana assai più fragile e vulnerabile emotivamente. I giovani disoccupati o precari sono attanagliati dalla bassa autostima, che può favorire il ricorso a palliativi come la droga, oppure un esasperato protagonismo, che li induce ad identificarsi con un personaggio carismatico o a proiettare il valore della propria identità nella tifoseria calcistica. I giovani più vulnerabili o privi del supporto equilibrante della famiglia, possono cedere al fanatismo calcistico, o aderire a gruppi violenti, oppure cedere al razzismo più viscerale, trovando in alcune persone (immigrati, Rom, gay, disabili, ecc.) un capro espiatorio per sfogare la rabbia e per dimenticare il senso di fallimento e il fatto di non avere un’identità e un’adeguata valorizzazione di sé, necessaria all’equilibrio. La giusta autostima potrebbe derivare da una società che desse la possibilità di autorealizzazione sociale, lavorativa o creativa, ma la realtà attuale agisce in senso contrario, condizionando le emozioni in modo negativo, relegandole ai livelli meno evoluti, e negando il valore di cui l’individuo ha bisogno.

Si potrebbe creare una società più solidale e più orientata verso il bene sociale se, anziché parlare soltanto di serial killer e di criminali stranieri, si parlasse anche dei vantaggi che l’intera società potrebbe avere qualora si coltivasse la capacità di mettere in pratica i valori umani. La nocività del sistema può essere vista anche nella tendenza innescata dai media a far prevalere l’egoismo, la distruttività e la paura dei propri simili. L’educazione alla tolleranza e alla solidarietà dovrebbe soppiantare l’attuale allarme mediatico verso il prossimo, e, oggi più che mai è necessaria una pedagogia umanistica anziché consumistica e materialistica.
Limitare il proprio egoismo o capire l’importanza della solidarietà significa costruire una società migliore, più forte verso il potere del gruppo dominante.

Talvolta le radici cristiane della nostra cultura vengono strumentalizzate come un segno di superiorità, ma private dei veri contenuti che esse dovrebbero avere. Infatti, tutti sanno che l’essenza del cristianesimo risiede proprio nel messaggio di fratellanza di tutti gli esseri umani, al di là del colore della pelle o delle credenze religiose o ideologiche. Sono stati proprio personaggi importanti nell’ambito del cristianesimo a consolidare il senso di tolleranza e di amore universale che il cristiano deve avere, senza il quale non può certo dirsi tale. Ad esempio, Guglielmo d’Ockham (1280-1349) all’inizio del XIV secolo consolidò l’idea che l’essenza della vita sociale cristiana fossero la tolleranza e la solidarietà. Egli scrisse: “Non è impossibile che Dio ordini che colui il quale vive secondo i dettami della retta ragione e non crede nulla che non gli sia dimostrato dalla ragione naturale, sia degno della vita eterna. In tal caso può anche salvarsi chi nella vita non ebbe altra guida che la retta ragione”. (5)
Con queste parole dimostrò di essere convinto che coloro che assumevano un punto di vista diverso dal suo non erano da considerare meno di lui. Questa è la base della tolleranza.
Oggi, che non siamo nel Medioevo, molte persone si comportano in modo ben diverso, ritenendo di essere superiori a chi è povero, immigrato o di altra religione. Chi è ateo ritiene di essere superiore al credente, considerato come “credulone”, oppure chi ha fede giudica chi non ce l’ha, vedendolo come inferiore a lui o meno evoluto spiritualmente.
Molti hanno l’impulso a prodigarsi per convincere gli altri delle proprie opinioni, credendo, non si sa in virtù di cosa, che il proprio pensiero sia più vero o più importante di quello altrui.
L’atteggiamento di superiorità dimostra una scarsa qualità morale, poiché il rispetto per gli altri, siano essi d’accordo con noi o professino altre religioni o idee, è il fulcro del progresso civile dei popoli.

Il sistema attuale rende gli individui “massa” e dunque sottrae valore alla personalità umana, producendo il bisogno dell’ego di emergere sugli altri per avere la certezza di esistere. Ma si può esistere soltanto come individui consapevoli di se stessi, del proprio ego e delle distorsioni negative a cui si è soggetti. Conoscere e comprendere se stessi è la base per amarsi, e dunque anche per poter rispettare e amare gli altri.
Il cristianesimo ci insegna a diventare migliori, e non possiamo diventarlo senza i nostri simili. Per la prima volta nella Storia, i valori cristiani sostennero che tutti gli esseri umani avevano un grande valore, che risiede nella loro essenza semidivina, che li rende tutti importanti all’interno della società. Riconoscere a tutti gli esseri umani un eguale valore, siano essi donne o uomini, poveri o ricchi, neri o bianchi, significa poter realizzare la democrazia, ovvero un sistema basato sull’eguaglianza. Al contrario, discriminare in ordine al livello economico, alla religione o al colore della pelle significa credere in un ordine basato sulla diseguaglianza, in cui alcuni verranno costretti a vivere in miseria o a delinquere, mentre altri si impossesseranno di gran parte della ricchezza e godranno di privilegi sociali, politici ed economici.

I valori cristiani insegnano che si cresce amando gli altri, accettandoli anche quando ciò non è facile, e comprendendo che non siamo isole ma parte di un tutto. Un tutto che comprende ogni essere umano, come un grande sistema che comprende tanti sottosistemi. Come le gocce dell’oceano sono essenziali a determinare l’oceano così tutti noi siamo importanti come parte del tutto. Nessuno di noi è il centro dell’universo, ma ognuno è una parte importante di esso. Ciò che proviamo, amore, rancore, tolleranza o intolleranza, è importante nel determinare quale rapporto umano sarà creato: se quello basato sulla superiorità dell’ego oppure su una ben maggiore consapevolezza di noi stessi e di come il sistema punta a metterci gli uni contro gli altri per meglio dominarci. Il progresso e la felicità sono il destino dell’uomo, ma tale destino non potrà attuarsi se cediamo alle pressioni che ci fanno vedere il prossimo come pericolo, come nemico o come ostacolo ai nostri interessi. Cedere alle pressioni distruttive del sistema significa sprofondare nelle sofferenze esistenziali, che ci fanno provare un senso di vuoto, oppure ci inducono a sentire un falso senso di potere, destinato a crollare sotto i colpi delle sofferenze che la sottomissione produce.
Ci può essere felicità soltanto attraverso la libertà dall’attuale sistema, con tutto ciò che ne deriverà: rispetto per se stessi e i propri simili, e profonda conoscenza dei meccanismi di asservimento propugnati dal gruppo stegocratico. Al di là di questo c’è un mondo di guerre, distruzione e sofferenza, che conviene soltanto a chi ci domina. I valori di tolleranza, solidarietà e amore non sono soltanto cristiani, ma dell’intera realtà umana. Non è l’odio la nostra essenza, ma l’amore, che è un’energia universale che presiede ad ogni progresso e felicità. Chi cerca di sostenere il contrario lo fa per becera convenienza o per cecità morale.

Antonella Randazzo
Fonte: http://antonellarandazzo.blogspot.com
Link: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/05/gli-impedimenti-alla-naturale-empatia.html
21.05.08

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NOTE

1) “Dnews”, 19 maggio 2008.
2) A questo proposito si legga http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/03/lipotesi-stegocratica-parte-prima-.html
3) Cavalli-Sforza Luca e Francesco, “Chi siamo, la storia della diversità umana”, Mondadori, Milano 1995, p. 185.
4) http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=49186
5) Cit. Abbagnano Nicola, “Storia della filosofia”, vol. I, Utet, Torino, 1963, p. 640.

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