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GLI “ERRORI” DELLA BCE: INCOMPETENZA O CONFLITTO DI INTERESSI ?

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Le manovre di “risanamento” sia nazionali (USA, Italia, Grecia, etc.) che sovranazionali (BCE, UE) non hanno più effetto: le borse mondiali continuano a crollare, l’economia reale non riprende o recede, rinforzando le tendenze alle vendite di azioni e obbligazioni, quindi ulteriormente spingendo le borse al ribasso, i rendimenti e i cds al rialzo, e i flussi di denaro verso impieghi improduttivi e difensivi. E siccome i mercati finanziari, quando ribassano a lungo e molto, distruggono risparmi, fiducia, investimento, capitalizzazioni aziendali, etc., la spirale si autoalimenta deprimendo l’economia reale.

A seguito “Cosa Accadrà All’Italia, All’euro e alle Banche” (Ambrose Evans-Pritchard, http://blogs.telegraph.co.uk);La pesante manovra risanatoria di Tremonti è stata bruciata in pochi giorni dall’aumento dei tassi pagati dal btp (oggi 6,25%). La manovra BCE-UE per salvare la Grecia e l’Euro è stata bocciata dai mercati. Il 3 Agosto, ore 15, il governatore della BCE, Trichet, ha fatto intendere che la BCE avrebbe comperato btp italiani, e ha assicurato che il giorno stesso si sarebbe visto qualche miglioramento.
Questo annuncio ha suscitato aspettative positive, lo spread sul Bund si è ridotto di 20 punti base, poi, quando si è visto che la BCE non comperava titoli di stato italiani, ma solo irlandesi e portoghesi, si è di nuovo impennato. E’ insipienza, quella dimostrata da Trichet, o c’è qualcos’altro?

L’EFSF, il c.d. Fondo Salvastati, dovrebbe ricevere 2.000 miliardi finanziare il buy-back dei propri titoli e per comperare titoli pubblici dei PIIGS a condizioni più onerose di quelle di mercato – e ciò farà guadagnare la finanza speculatrice e salverà il sedere delle banche soprattutto tedesche e francesi esposte verso la Grecia e altri sovrani debitori. Ciò porterà a grossi vantaggi per i banchieri a spese dei contribuenti dell’Eurozona. Il che pone un problema di cui nessuno osa ancora parlare: quello del conflitto di interesse tra cittadini dell’Eurozona e direttori e azionisti della BCE.

Infatti la BCE è posseduta per quote dalle banche centrali dei paesi dell’Euro e di tre monarchie coloniali (Regno Unito, Svezia e Danimarca), e queste banche centrali sono a loro volta possedute per quote, o comunque controllate, da banchieri e finanziari privati, i quali sono/nominano il direttorio della BCE, e dall’altro sono beneficiari degli “errori” e dell’”insipienza” della BCE. Se guardiamo alla storia monetaria europea, anche prima dell’Euro, questo sospetto si rafforza molto. L’esperienza dello SME, ossia di un sistema di parità stabili (entro bande di oscillazione) poi saltato nel 1992, osservata retroattivamente, ha dell’incredibile, ed è insieme illuminante per l’odierna agonia dell’Euro.

Lo SME sembra proprio un errore intenzionale. E’ nozione economica basilare, oltre ad essere intuitivo, il fatto che paesi con forti differenziali di inflazione (rectius, svalutazione monetaria), non possono, non riescono, a mantenere una parità stabile tra le rispettive valute. Così, nel 1992, quando il differenziale di inflazione tra Italia e paesi forti-virtuosi ebbe raggiunto circa il 30%, la parità fissa, lo SME, saltò e la Lira si svalutò del 30%. Ma in tutta questa vicenda, e soprattutto nel gran finale, i grandi operatori finanziari specularono sugli sforzi (sulle spese di denaro pubblico) del governo italiano per sostenere la propria moneta contro le forze riequilibrative del mercato, che tendevano a svalutarla. L’operazione SME fruttò quindi enormi profitti a chi approfittava di questo sforzo, di questa continua spesa del governo italiano; ma anche alla Germania, perché questo sforzo, in termini di tasse e di tassi alti, minò l’industria italiana avviandola a perdere quote di mercato in favore di quella tedesca.

E allora è legittimo chiedere: lo SME, o l’entrata dell’Italia nello SME, fu un errore, un errore marchiano, ma pur sempre un errore, oppure fu una politica di banchieri finalizzata a creare una situazione di squilibrio su cui avrebbero speculato realizzando enormi profitti, come di fatto avvenne? La risposta viene dai fatti: nelle ultime due settimane prima del crollo, l’Italia bruciò, per differire il crollo stesso, oramai certo e inevitabile, 70.000 miliardi di Lire per comperare propri titoli e pagandoli in valuta pregiata al tasso SME, ossia al 30% in più del prezzo di mercato. Quei 70.000 miliardi furono dunque il profitto della speculazione finanziaria preordinata, o frutto accidentale di un errore economico?

L’Euro è come lo SME, ossia è un insieme di cambi fissi tra le monete partecipanti, ognuna delle quali poggia sui suoi bonds nazionali, i quali pagano ciascuno un proprio tasso di interesse, che è tanto più elevato quanto più i mercati finanziari stimano che sia elevato il rischio che il paese emittente non sarà in grado di pagarli. Dato che, come era notorio, i vari paesi interessati avevano, tra loro, diversissimi livelli di indebitamento, di produttività e di vitalità economica, si sapeva a priori che una moneta unica – rectius, una parità fissa tra le loro monete – alla lunga sarebbe divenuta insostenibile, e che intanto avrebbe generato tensioni richiedenti/giustificanti spese compensative di denaro pubblico, di cui sarebbe stato possibile approfittare.

La realtà, insomma, è che l’Euro (col suo collegato di BCE e Maastricht), così come lo SME, è nato non per unificare l’Europa, ma per creare squilibri e tensioni su cui si poteva guadagnare spremendo soldi dai contribuenti. Tutti i governi e i capi di stato, tutti i parlamenti, sono stati complici, più o meno consapevoli. L’Euro non ha nemmeno stabilizzato i prezzi, che in Italia si sono impennati proprio per effetto di esso, e che ora nell’Eurozona salgono tendenzialmente del 2% annuo. In compenso ha comportato, per molti, recessione e maggiore indebitamento, e una situazione generale pressoché ingovernabile.

Infatti, come si sapeva sin dall’inizio, l’UE e la BCE sono costrette, per proteggere le esposizioni del sistema bancario verso i paesi euro deboli, a interventi di sostegno contro le tendenze di mercato, a spese dei contribuenti europei, sulle quali, di nuovo, la finanza può realizzare forti guadagni speculativi, mentre i paesi deboli, come l’Italia, sono costretti a fare politiche di crescente tassazione, (s)vendita di beni pubblici e tagli (anche) alla spesa produttiva (investimenti, ricerca, istruzione) per cercare di contenere la crescita dei tassi che devono pagare sul loro debito pubblico. Però queste manovre, se anche sono efficaci nell’immediato, riducono il pil (che è misurato sulla spesa), riducono la liquidità quindi la solvibilità, deprimono l’economia, minano lo sviluppo, quindi già a medio termine sono controproducenti. Per giunta, scontentando l’elettorato, diminuiscono la stabilità politica, quindi alzano il rischio-paese e il rendimento dei debito pubblico. In effetti, questo è tanto chiaro, che tali manovra non sortiscono più effetti.

Sembra o si fa sembrare che sia tutta colpa dei politici, delle istituzioni politiche: Obama e i Conservatori negli USA, Zapatero in Spagna, Berlusconi in Italia, Papandreou in Grecia… Fed e BCE appaiono impotenti… le loro ricette non producono più benefici…Euro e Dollaro agonizzano… le borse sprofondano, l’economia e i redditi arretrano, mentre i rendimenti dei debito pubblico salgono… Noi sappiamo che nessuna istituzione politica, nemmeno le banche centrali, hanno a disposizione gli strumenti idonei a trattare sui meccanismi causativi sottostanti alla crisi – non hanno nemmeno la facoltà di nominarli. Continuano a descrivere il problema solo in termini di risparmi e risanamenti. Ma il risanamento è impossibile entro un sistema basato sulla fiat currency creata a debito, priva di copertura ma trattata, anche contabilmente, come merce, perché essa matematicamente e inevitabilmente produce un processo di indebitamento crescente in modo esponenziale, che, quando si impenna, causa i disinvestimenti e la recessione in cui ora si dibatte il mondo. E nessun governo ha il potere di sostituire quella fiat currency a debito con una moneta diversa.

La conclusione, cui è diretta questa lunga emergenza, è educare le nazioni a sperare in altre istituzioni, tecniche, centrali, autocratiche. Allorché la recessione avrà sensibilmente abbassato il tenore di vita del primo mondo, e i fallimenti della politica nel gestire l’emergenza avranno prodotto sfiducia e delegittimazione verso le istituzioni politiche, e l’allarme per il possibile crollo del Dollaro e dell’Euro avrà raggiunto il parossismo, e le prospettive saranno abbastanza terrorizzanti, allora i popoli saranno pronti per accettare un nuovo assetto – probabilmente una banca mondiale spa con un nuovo sistema monetario e fiscale, un vero e proprio nuovo ordine mondiale, con un governo centrale, il cui avvento potrebbe essere sostenuto con massicce campagne militari di “pace”probabilmente in Libia, Siria, Afghanistan. Campagne di cui già si parla in ambienti militari e che dovrebbero iniziare entro il prossimo Ottobre. Un sistema monetario globale potrebbe consentire l’estensione all’intero mondo delle manovre speculative e dei profiteering ora in atto nella sola Eurozona.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link http://marcodellaluna.info/sito/?p=585
5.08.2011

Pubblicato da Davide

  • Tao

    La crisi del debito si sta muovendo alla velocità della luce e dobbiamo ora vedere se la BCE è davvero disposta a sedersi e lasciare collassare l’intero edificio. I “Bundesbanchieri” sono davvero così testardi che preferiscono far cadere il sistema finanziario europeo, affondare l’economia mondiale e causare una profonda depressione globale piuttosto che entrare nel mercato obbligazionario in una scala sufficiente da sostenere Italia e Spagna? Le probabilità sono ora 50 e 50.

    I sostenitori della linea dura sono persone serie ideologicamente e alcuni nelle alte sfere della politica tedesca (anche se ovviamente non il debole ministro delle finanze Schauble o il cancelliere malconcio Markel), sospettano che potrebbe essere meglio forzare un immediato scioglimento della UE

    Oggi in Belgio il governatore della Banca centrale Coene ha lasciato intendere che la BCE si trattiene da fare acquisti di obbligazioni spagnole ed italiane per forzare Italia e Spagna a far passare (avete indovinato) misure di sacrifici e tagli più duri, che distruggeranno però la crescita. Questo è un gioco pericoloso, questi deflazionisti stile anni ’30 sono una minaccia per la società.

    In poche parole, a meno che la BCE sia pronta a intervenire – realmente, con decine di miliardi di euro per comprare BTP, non pisciare nel vento come ieri – fino al momento in cui il Fondo di Stabilizzazione Europeo (ESFS) sia ratificato da tutti i parlamenti e sia pronto a prendere in mano il testimone (ad esempio in novembre), a meno che lo stesso EFSF sia quadruplicato in dimensioni e gli sia dato un mandato di 2.000 miliardi €….il gioco è f-i-n-i-t-o.

    Se le autorità UE si rifiutano di fare questo, è meglio per tutti che venga riconosciuto immediatamente l’esito obbligato finale e che vengano stipulati accordi per l’ordinata disgregazione dell’Unione monetaria … non l’anno prossimo, o il mese prossimo, ma la prossima settimana.

    Ci sono due scelte fondamentali:

    1) una crisi che si allarga a spirale nel Sud-Europa portando all’espulsione di una serie di paesi dall’euro e dalla UE e provocando un collasso catastrofico finanziario simile al 1931. Come il capo economista di Citigroup William Buiter mi ha detto ieri, il problema non è quanto a lungo l’Italia e la Spagna possano come paesi sovrani superare la tempesta nei mercati obbligazionari. Ci sarà una crisi del settore bancario e assicurativo di Spagna, Portogallo, Grecia ed Italia molto prima del default dei titoli di stato, semplicemente perché il calo dei prezzi delle obbligazioni sul mercato secondario sta causando una carneficina nei bilanci bancari (oltre ad altri meccanismi di trasmissione).

    2) la Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Danimarca si ritirano immediatamente dalla UE. Questo permette al Sud Europa, alla Francia e al Belgio di godere di una necessaria svalutazione per ristabilire la competitività senza passare attraverso una deflazione disastrosa da debito. I loro contratti e bonds in essere sarebbero in questa ipotesi rimasti in euro, che però si svaluta del -40% e quindi non avrebbero bisogno di default.

    Controlli sui capitali temporanei e qualche forma di repressione finanziaria sarebbero ovviamente necessari per alcune settimane. Il blocco tedesco dovrebbe tenersi pronto però a ricapitalizzare il suo sistema bancario con 100 miliardi di € per compensare l’effetto shock delle perdite sul cambio improvvise sul debito dei paesi “Club Med”.

    Ciò richiederebbe la leadership francese che prende l’iniziativa, effettuata con velocità napoleonica e determinazione. Questo, concettualmente, potrebbe rivelarsi il fattore risoluti che fermerebbe la spirale verso il collasso finanziario globale.

    I mercati vedrebbero molto rapidamente che i maggiori ostacoli alla ripresa economica sono stato rimossi. Potremmo gioire e tirare il fiato di nuovo. I mercati azionari avrebbero una grande ondata di rialzo a Milano, Madrid e Parigi, come è avvenuto a Londra e Milano, dopo la crisi valutaria del 1992.

    Sì, lo so, l’UE non è il “serpente monetario del 1992”, bla, bla, la “santità del Progetto dell’Unione Europea, bla, bla, bla… Ma quanto diverso è davvero?

    Accadrà questo? Non si vedono per ora molti segni che qualcuno stia pensando in questo senso. (Gli uomini della Bundesbank sembrano pensare ad espellere solo Grecia e Portogallo, ecc, che non è affatto sufficiente)

    Versione originale:

    Ambrose Evans-Pritchard
    Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk
    Link: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100011278/please-europe-either-put-up-or-break-up/
    6.08.2011

    Versione italiana:

    Fonte: http://www.cobraf.com
    Link: http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3011&reply_id=307490

    5.08.2011

  • AlbaKan
    • Le Banche centrali sono istituzioni private che fanno il loro interesse, cioè quello dei banchieri, sono loro che definiscono il valore del denaro e quindi anche l’impatto sul livello di crescita e di occupazione (o disoccupazione?). 
    • Le Banche Centrali, compresa la BCE, dovrebbero perdere la loro autonomia, che è stata così dannosa per l’economia!
    •  
    • Secondo Vicenç Navarro (in L’ECCESSIVA INDIPENDENZA DELLE BANCHE CENTRALI, INCLUSA LA BCE [www.vocidallastrada.com] ): 
    • E’ importante informare l’opinione pubblica del fatto che gli interessi dei banchieri, non sono gli stessi interessi della popolazione. 
    • E un esempio di ciò è la decisione della Banca Centrale Europea di alzare i tassi di interesse bancari dall’1% all’1,25%, un rialzo significativo che influenzerà negativamente la crescita economica e la produzione di posti di lavoro in tutti i paesi dell’UE e, soprattutto, nei paesi periferici dell’eurozona, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia, i cui tassi di crescita sono molto bassi e addirittura negativi nel ​​caso di Grecia e Portogallo. 
    • Perché la Banca Centrale Europea alza i tassi d’interesse ora?  
    • In teoria, la BCE lo fa per controllare l’inflazione, la cui media nell’UE è del 2,5%, mentre dovrebbe essere del 2%. La BCE vuole abbassare la crescita economica, perché si presuppone che, contro ogni evidenza, questa crescita è responsabile dell’aumento dell’inflazione che è ora in cima agli obiettivi desiderati. Ma guardando i dati, vediamo che la causa di questa inflazione nella media UE non ha niente a che fare (ripeto, nulla a che fare) con la crescita economica. 
    • Perché allora la BCE in siste nell’aumentare i tassi di interesse? Oggi c’è un attacco orchestrato dal capitale finanziario e dai suoi alleati, il mondo delle grandi imprese, contro la classe operaia dei paesi della UE-15. Il suo obiettivo è quello di ridurre i salari e ridurre lo stato sociale. E ci stanno riuscendo con l’aiuto dei mezzi di comunicazione di maggior diffusione che promuovono il loro punto di vista.  
    • Il modo per abbassare i salari è aumentando la disoccupazione che indebolisce notevolmente la classe operaia. E l’obiettivo di frenare la crescita economica è questo: mantenere un alto tasso di disoccupazione. Un testo della relazione annuale della BCE indica esplicitamente che uno dei suoi obiettivi è proprio questo. 
    • Tale relazione (n. 243, pag. 3-5, 2010) mostra che “La ripresa economica passa per un aumento della competitività che richiede un abbassamento dei salari e della protezione sociale“.
  • amensa

    vedi, marco, se tu vuoi sostenere che erano sicuri ch ei politici non avrebbero cambiato registro, anzi, trovandosi una moneta forte, avrebbero rinunciato a risanare e si sarebbero dati alla bella vita, allora tutto il tuo ragionamento tiene.

    se invece, avessero colto l’occasione di un inspperato vantaggio di credibilità per avviare un risanamento serio delle finanze, il piano da te esposto sarebbe miseramente fallito.

    ora bisogna soo mettersi d’accordo sulle reponsabilità:

    chi crede che si viva in un paese democreatico, dove il potere è effettivamente
    del popolo, allora l’errore l’ha commesso il popolo non imponendo ai propri governanti un’opera di risanamento quando questa aveva qualche chances di riuscire.

    se invece , come penso io, non siamo in un paese realmente democratico, ma solo apparentemente, formalmente, democratico, dove le decisioni vengono prese in luoghi e da persone ben distanti dal popolo, allora il popolo è doppiamente colpevole, per essersi fatto ingannare (credendo alle favole) ed aver ignorato tutti i segnali che arrivavano ed aver preferito godersi le briciole che gli venivano ammnsite.

    quando si capirà che la ricchezza reale è solo e soltanto quella che si crea, quando si smetterà di credere ai pifferai magici che illudono che si possa creare ricchezza solo stampando denaro, quando si capirà che lo stato, come qualsiasi altro ente economico deve fare conti in pareggio se vuole sopravvivere, ma in ATTIVO se vuole effettivamente arricchirsi, allora si potrà davvero smettere diarricchire solo gli usurai che tendono a schiavizzare popolazioni intere.

    e di qui, non c’è santo che tenga, le belle favole porteranno sempre e solo all’inferno.

  • amensa

    vedi Evans, tutto quanto dici sarebbe corretto se, e ripeto SE, l’obiettivo fosse davvero quello di stabilizzare la situazione.

    ma in tutto questo tuo ragionamento hai lasciato fuori un player importante, ovvero gli USA, le sue banche e i CDS.
    rivedi il quadro, considerando che i default li pagherebbero in primis, AIG, Goldman-JPMorgan, BofA.
    il quadro cambia e non poco.

  • AlbertoConti

    “fiat currency creata a debito” Questo è il nocciolo della questione, volutamente irrisolto dal 1971 in poi, passando inesorabilmente per la “deregulation” esplosiva dello schema di Ponzi sulla moneta, con gli esiti incontrovertibili in cronaca: sperequazione dei redditi, concentrazione parassitaria delle ricchezze accumulate, malinvestimenti e saccheggio irresponsabile delle risorse naturali, con guerre e inciviltà al seguito. La fiat currency creata a debito dovrebbe essere un di cui molto marginale del circolante complessivo, la cui base monetaria, ampiamente maggioritaria, dovrebbe essere fiat currency creata dallo Stato Sovrano e responsabile della propria economia e dei rapporti con l’estero. In altre parole federalismo vero, con gli onori e gli oneri nella giusta misura e nel posto giusto. Se no resta solo la III guerra mondiale, una macelleria da cui, questa volta, non potrà rinascere un bel nulla.

  • AlbertoConti

    “educare le nazioni a sperare in altre istituzioni, tecniche, centrali, autocratiche” Questa è la “vision” di un accozzaglia di stati fascisti e bellicosi (soprattutto in termini commerciali). La stessa cosa in regime autenticamente democratico è tutt’altra cosa, naturale ed auspicabile. Ovviamente la qualità della torta dipende dagli ingredienti. La “democrazia” fin qui esportata dai più prepotenti non è un buon viatico, ma forse il crollo sistemico potrà influire positivamente sulla qualità dell’utopia democratica stessa.

  • AlbertoConti

    Concordo in toto. E non se ne esce se non ribaltando il paradigma monetario vigente. All’interno di esso, cioè oggi, la “politica” monetaria della BCE, della FED, della BOJ, della Cina stessa, è perfettamente coerente. Coerente nel portare alla catastofe del loro stesso sistema dollaro-centrico.

  • amensa

    caro Alberto, per poter continuare il dialogo, e non farlo tra sordi, servirebbe una precisa risposta da parte tua alla domanda che ti ho posto nel post di IDA MAGLI.
    ti saluto. andrea

  • AlbaKan

    …già…e la “catastrofe” non è casuale, come il frutto di incompetenza, ma invece qualcosa che è stato studiato a tavolino, da anni e da “esperti del settore” che sapevano molto bene cosa stavano facendo, cosa volevano ottenere e come ottenerlo! 😉

  • nuovorinascimento

    Albakan, grazie per il tuo intervento…..ho davanti il PDF della relazioone BCE ma non trovo l’affermqazione relativa alla ripresa economica…mi sapresti dare delucidazioni migliori?

  • elio_c

    > E’ nozione economica basilare, oltre ad essere intuitivo, il fatto che paesi con forti differenziali di inflazione (rectius, svalutazione monetaria), non possono, non riescono, a mantenere una parità stabile tra le rispettive valute.
    ===

    L’inflazione, questa “tassa invisibile”, costituisce certamente un “anabolizzante” essenziale per gli apparati statali ed i loro beneficiari – naturalmente ai danni della restante popolazione.

    Ora l’euro sembra aver rimosso tale anabolizzante dalle mani dei politici, che devono ora, per estrarre le loro libbre aggiuntive di carne, incidere senza anestesia nelle carni delle popolazioni. L’euro si configura infatti come una sorta di “gold standard”, riprogettato dai banchieri in modo da poter moderare la (in teoria) “eccessiva” rigidità del meccanismo ideale attraverso leve complesse, volutamente rese incomprensibili ai più.

    Difficile dire se una tale impostazione tecnocratica – di certo non gratuita – sia fondamentalmente malvagia (ovvero espressione diretta di poteri oscuri ed ignobili) oppure relativamente illuminata (ovviamente in un’ottica di realpolitik dove la sotterranea competizione geopolitica non permette l’accesso di idealisti pasticcioni ed illusi alle leve di comando).

    Di sicuro sento molta ipocrisia in certe lezioni anglosassoni di “corretta” economia politica. Ma se l’euro è stato davvero accuratamente progettato per sopravvivere all’inevitabile morte per abuso imperialistico del dollaro, allora assecondare i comprensibili sforzi angloamericani per sfruttarne il vantaggio fino all’ultimo secondo serebbe assai miope.

    In tal caso infatti, bisognerebbe sforzarsi di rimanere dentro l’Euro, facendo pulizia in casa propria, eliminando sperperi e corruzioni, a cominciare naturalmente dalla cima: dai politici, dai grandi patrimoni male guadagnati, dai grandi parassiti..

    Oh,intendiamoci: sarebbe bello se avesse ragione Barnard, o Ellen Brown e gli altri “greenbackers” e signoraggisti vari. Vorrebbe dire che una soluzione è lì a portata di mano. Talmente bello che sarebbe proprio il caso di provarci in prima istanza: banche come quelle del Nord Dakota, stampa diretta da parte del Tesoro eccetera.

    Se poi questo non producesse altro che iperinflazione.. ritornare mestamente all’oro, che diventerebbe il simbolo dell’impossibilità di fidarsi delle collettività umane.

    Proprio perché l’esito a medio termine di un simile esperimento sarebbe tutt’altro che scontato, propenderei per un’introduzione graduale (correlata ad un’azione di acculturamento di massa) all’interno della legalità democratica, piuttosto che provare ad imporlo per via rivoluzionaria.

  • elio_c

    Non capisco perché ha perso tutti gli “a capo”. Mi scuso per la scarsa leggibilità.

  • AlbertoConti

    Ci ho provato (vedi commenti all’art. di Ida Magli). Se però mi fai una domanda esplicita anche per me è più facile rispondere in modo possibilmente chiaro.
    Ciao

  • ericvonmaan

    Quando è il banchiere a tenere in scacco il re, allora siamo messi male. Un re che comanda sbatte in galera il banchiere truffatore o addirittura gli taglia la testa, e lo sotituisce con un altro che faccia il suo interesse.
    Il re siamo noi, ovviamente. Il concetto è semplice. Tutto il resto è CONFUSIONE, e la confusione fa il gioco del banchiere figlio di puttana.

  • AlbaKan
    • Ciao…non so se sei lo stesso che mi aveva chiesto la stessa cosa anche nel blog, comunque non saprei con esattezza…
    • Credo che dovrebbe essere questo, ma a pag.3-5 c’è ancora l’indice.
    • Non ho trovato altro, ma non oso leggermi queste 306 pagine!
    • ;(
    • http://www.ecb.int/pub/pdf/annrep/ar2010it.pdf [www.ecb.int]
  • AlbaKan
    • A proposito di “Banche Centrali”, e incompetenza (…anche se ho già detto che non è incompetenza, ma delinquenza!)…la cara Alina, amica di vecchia data (anche di questo sito-forum), mi ha segnalato una cosa:
    • Drunken Ben Bernanke Tells Everyone At Neighborhood Bar How Screwed U.S. Economy Really Is [leconomistamascherato.blogspot.com]
    • Non so quanto possa essere vero….ma “sembra” che:
    • “Tra una bottiglia e l’altra il “Ben” dice che siamo “Ben” oltre la mancanza di crescita economica e di lavoro.
      Completamente fradicio di birra, dice di essere sprecato….. perchè il suo lavoro non serve a niente….. porello………
      Inoltre fa una stima sulla disoccupazione degli Stati Uniti : ” se siamo fortunati è in realtà intorno al 16 %”

  • oldhunter

    Sono assolutamente d’accordo anch’io con Alba. D’altronde sarebbe da sciocchi supporre, come molti fanno, che siamo governati da una manica di imbecilli o di sprovveduti. Senza voler fare del facile complottismo, possiamo essere certi che quanto sta accadendo è stato accuratamente studiato, voluto, preparato da lungo tempo. Ma il punto che dovrebbe interessare tutti noi – anche al fine di poter effettuare una contromossa efficace – è capire il PERCHE’, quale sia il fine vero dietro alla meta prossima del condurci alla rovina che, è ovvio, rappresenta solo una passaggio, un momento del piano. Ebbene, una risposta corretta mi sembra essere solo quella offerta da Marco Della Luna “…(quando) l’allarme per il possibile crollo del Dollaro e dell’Euro avrà raggiunto il parossismo, e le prospettive saranno abbastanza terrorizzanti, allora i popoli saranno pronti per accettare un nuovo assetto – probabilmente una banca mondiale spa con un nuovo sistema monetario e fiscale, un vero e proprio nuovo ordine mondiale, con un governo centrale, il cui avvento potrebbe essere sostenuto con massicce campagne militari di “pace”…”. E chi saranno i nuovi signori del mondo neofeudale che si profila all’orizzonte dopo la tragedia generale con inevitabili risvolti malthusiani?

  • amensa

    ti riporto qui, quanto ho già postato sul 3d della magli.

    scusa Alberto, ma mi fermo alle prime due righe, perchè è lì che nasce il nostro disaccordo.

    se domani ci si accordasse per usare SOLO denaro elettronico, cosa possibilissima dati i mezzi che ci sono, non cambierebbe assolutamente nulla, e sai perchè ?

    ora ti spiego cosa accadrebbe nel momento in cui le banconote diventassero COMPLETAMENTE superflue, anzi, andassero “fuori corso” diciamo in 3 mesi.

    ogni persona, fisica o giuridica, andrebbe in banca a depositare le banconote che ha in portafoglio accreditando cifra corrispondente, sul proprio conto.

    la banca andrebbe presso la banca centrale e porterebbe le banconote, e la banca centrale defalcherebbe lo stesso importo sul conto che la banca ha presso la banca centrale.

    la banca centrale manderebbe le banconote al macero.

    e questo sai perchè ?

    perchè il “denaro” che la banca centrale ha IMPRESTATO alla banca commerciale è essenzialmente virtuale, e solo una sua piccola parte è stata usata dalla banca commerciale per “comprare” banconote presso la banca centrale, e per poterle poi usare per i prelievi della sua clientela.

    ma anche quando il denaro era prevalentemente cartaceo, il meccanismo era lo stesso, per cui, l’abolizione della “carta” non cambierebbe di una virgola il funzionamento della moneta.